
Patrimonio culturale siciliano, un malato in corsia
Pressenza - Monday, August 31, 2026La gestione dei beni culturali in Sicilia fa acqua da tutte le parti, ma il vero problema rimane la mancanza di un indirizzo politico atto ad invertire la tendenza verso il declino che si registra ormai da diversi anni.
Il clamoroso furto al Museo di Messina ha messo in luce tutte le falle esistenti nel sistema, lungo tutta la catena di comando e gestione, a partire dai vertici istituzionali fino ad arrivare all’ultimo anello rappresentato dai custodi che, al di là delle singole responsabilità che verranno accertate dagli investigatori e dalla magistratura, non possono diventare, come categoria, il capro espiatorio utile a coprire responsabilità di ben altro livello.
L’eccezionalità di quanto accaduto, pur significativa per le modalità di svolgimento e la totale assenza di risposta del sistema di sicurezza, deve, tuttavia, fare allargare il nostro sguardo verso ciò che ogni giorno i beni culturali siciliani, insieme alla loro concreta libera fruizione da parte di tutti, subiscono in termini di assenza delle istituzioni preposte alla tutela, istituto – quest’ultimo di rilevanza costituzionale – troppo spesso negli anni dimenticato, per far posto – invece – ad una “valorizzazione” di ispirazione sempre più economicistica, anziché rivolta alla salvaguardia e alla conservazione del patrimonio culturale, data l’esiguità delle risorse destinate al comparto.
La recente notizia della chiusura pomeridiana della Biblioteca centrale della Regione Siciliana, dovuta a carenza di personale non risolvibile in tempi brevi, è un esempio di quanto poco si sia fatto in questi anni in direzione di un ampliamento degli organici più che dimezzati a causa del ventennale blocco del turn over, di una formazione professionale adeguata e settoriale del personale, di investimenti proporzionali alla vastità del patrimonio da gestire e da preservare.
Va comunque detto, in questo caso specifico, come sia stato possibile che la direzione della struttura abbia dovuto assumere la decisione di chiudere i battenti anticipatamente di quella che è una delle più importanti istituzioni culturali dell’Isola per la mancanza di sole due unità di personale, nell’attesa che vengano svolte le procedure per la loro assegnazione.
È possibile immaginare che né l’organo politico preposto né gli organi di gestione, dal Dipartimento Beni culturali alla direzione della Biblioteca, abbiano saputo fronteggiare per tempo una tale evenienza, apparentemente di semplice soluzione, recuperando le due professionalità richieste per poter consentire ai sempre più numerosi studenti e studiosi di consultare anche nel pomeriggio le preziose collezioni librarie e varie dell’Istituto?
Non sembra vero, ma è così.
Su questo si registra una levata di scudi dei sindacati che però sembra l’ennesimo tentativo di farsi sentire da chi non vuole ascoltare.
“Da anni denunciamo queste carenze di personale chiedendo la riqualificazione degli addetti in servizio e soprattutto nuove assunzioni”, ha dichiarato la Fp Cgil per bocca del suo segretario regionale Salvo Lipari; ma anche il Cobas Codir – con Michele D’Amico e Simone Romano – ha rivolto un appello alle stesse istituzioni responsabili dell’inerzia che ha determinato la chiusura della Biblioteca, affinché possano risolvere al più presto lo stato di crisi.
Ora si cerca di correre ai ripari con nuove assunzioni: l’assessorato si starebbe attrezzando per predisporre l’assunzione di 200 figure professionali, ma l’iter non è semplice e deve passare attraverso la gestione centralizzata ad opera del Dipartimento della Funzione Pubblica, giacché tutto dovrà essere compatibile con gli obiettivi del PIAO ed avere adeguata copertura finanziaria.
Ovvero, mentre il malato muore il medico continua a dissertare.
Quete condizioni di criticità sono ampiamente condivise da quasi tutti gli altri siti culturali: non solo la Biblioteca di Palermo, ma anche altre strutture soffrono la cronica carenza di personale e le conseguenti chiusure parziali o totali dei loro siti: non a caso diverse interrogazioni parlamentari descrivono lo stato di degrado ed abbandono di molti siti, con lavori di risistemazione che vanno a rilento ed impianti di videosorveglianza non adeguati a garantire l’inviolabilità delle sale espositive e delle aree archeologiche e monumentali.
Anche la gestione del personale proveniente dai vari settori in crisi e dal bacino del precariato siciliano, che già da diversi anni è a carico della società in house Servizi Ausiliari Sicilia (SAS), presenta molti aspetti discutibili, a partire dalla rigidità della convenzione stipulata dalla Regione con l’ente strumentale che non sempre consente un’adeguata utilizzazione del personale stesso, peraltro molto spesso penalizzato. Per non parlare della gestione clientelare con cui questa società, così come altre, sono state utilizzate come bacino di consenso elettorale spingendo l’ARS ad approvare una moratoria sulle assunzioni fino alla prossima scadenza elettorale regionale.
In definitiva, occorre riqualificare questo settore senza più indugiare, con assunzione di nuovo personale qualificato e con una formazione specifica che accresca le competenze degli operatori; con investimenti per adeguare le strutture e le strumentazioni ai più moderni criteri di allestimento dei siti museali; con una nuova gestione che superi i processi di esternalizzazione realizzati in questi anni che, anche se ricondotti sotto il totale controllo della Regione, determinano un aggravio dei costi ed accrescono l’appesantimento burocratico aumentando i volume dei procedimenti che invece andrebbero snelliti.
Sarebbe grave che al furto materiale delle opere perpetrato da ladri di professione debba continuare ad aggiungersi il “furto” quotidiano del nostro patrimonio culturale ai danni dei milioni di studiosi, visitatori e turisti che lo amano sicuramente più di quanto non lo amino coloro che in questi anni dovrebbero essere stati preposti alla sua tutela di questo inestimabile patrimonio comune.