
RECA aderisce alla manifestazione del 27 agosto a Ravenna
Pressenza - Tuesday, August 25, 2026Giovedì 27 agosto a Roma il Consiglio di Stato sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di accesso ai dati sul transito di armi dal porto di Ravenna. Contemporaneamente nella città romagnola
- il Coordinamento No armi dal porto di Ravenna,
- la rete Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (BDS) di Ravenna
- il collettivo Basta complicità
organizzano un presidio, a cui aderisce e partecipa la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia Romagna, che comunica:
Nella trasparenza e nel controllo democratico la via per la Pace
La battaglia per conoscere i dati sul transito di armi dal porto di Ravenna, intrapresa nei mesi scorsi dai movimenti di solidarietà con la Palestina, in questi giorni vivrà una nuova e importante tappa.
Davanti al Consiglio di Stato la giornalista Linda Maggiori, storica collaboratrice della RECA e dei movimenti ambientali e pacifisti – alla quale, ovviamente, vanno il nostro sostegno e solidarietà – sarà rappresentata dall’avvocato ravennate Andrea Maestri, che da sempre si batte contro ogni forma di razzismo, in favore delle persone migranti e in solidarietà con il popolo palestinese.
La vicenda giudiziaria nasce dalla richiesta, presentata da Linda, di poter conoscere i dati relativi al passaggio di armi dal porto. Infatti, senza alcuna motivazione plausibile, dopo aver perduto davanti al Tar, l’Agenzia delle Dogane di Ravenna ha presentato appello al Consiglio di Stato contro l’accesso agli atti. Una posizione che stride con quella assunta, per esempio, dall’Agenzia delle Dogane di Livorno, che avrebbero invece accolto la richiesta di accesso agli atti, fornendo i dati sul passaggio di armi e le indicazioni sulle destinazioni.
Non sappiamo se sia lecito “pensare male”, ma non vorremmo che il porto di Ravenna, con questa ostinazione nel celare i dati, avesse da nascondere qualcosa di particolare. I promotori della manifestazione si chiedono: “Forse perché la destinazione principale delle navi cargo che partono da Ravenna è Israele?”. Una specifica richiesta viene fatta al Sindaco di Ravenna, quella di essere presente, di confrontarsi e ricevere una delegazione.
Nel settembre 2025 Barattoni aveva garantito che dal porto non sarebbero più passate armi; ma, come ha riportato la rivista Altreconomia il 12 agosto 2026, pare che da Ravenna siano passate anche quest’anno numerose spedizioni di materiale non identificato, individuate da BDS e Giovani Palestinesi, dirette agli stabilimenti di Elbit Systems in Israele.
Delle due l’una: o il Sindaco non ha strumenti per informarsi su che cosa succede realmente al porto, e questo sarebbe già abbastanza grave, oppure ha informazioni che non vuole dare alla cittadinanza e ciò – ad avviso nostro e delle associazioni promotrici del presidio – sarebbe anche più grave.
Peraltro, a Ravenna, nei mesi scorsi, era già stata inoltrata al Sindaco una petizione popolare proprio per chiedere meccanismi di trasparenza e di coinvolgimento democratico sugli stessi temi, nonché l’impegno a prendere posizioni chiare di contrasto al commercio di armi verso Israele.
Sul fatto che il Consiglio di Stato riconosca il diritto dell’opinione pubblica alla trasparenza le tre realtà promotrici si dimostrano abbastanza ottimiste.
Nel loro documento si legge che “È diritto dei cittadini sapere quante armi passano dal porto non solo per motivi di sicurezza di cittadini e lavoratori ma anche per garantire il massimo rispetto della Legge 185/1990 e dell’Arms Trade Treaty (ATT)”, che vietano di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità e in ogni caso di sospendere i commerci di armi con i paesi attori di conflitti in atto, oltre che chiedere sui traffici di armi la massima chiarezza.
Naturalmente non si possono non citare anche le risoluzioni delle Nazioni Unite sui crimini commessi da Israele, in particolare la risoluzione 55/28 del 5 aprile 2024 che invita gli Stati a cessare vendita, trasferimento e diversione di armi, munizioni e altro equipaggiamento militare a Israele. La stessa risoluzione chiede anche di astenersi dall’esportazione di beni e tecnologie di sorveglianza, armi non letali e beni cosiddetti dual use, quando vi siano ragionevoli motivi per sospettare che possano essere utilizzati per violare i diritti umani.
Anche la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna dovrebbero essere al fianco di chi esprime tali istanze, sia nella società sia davanti al Consiglio di Stato, e sostenere il diritto dei cittadini ad avere accesso alle informazioni.
La Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna sottolinea come tutti i conflitti in atto, la produzione e il traffico di armi, la lotta fra le diverse potenze per il dominio sulle fonti energetiche fossili, siano fra le cause principali della catastrofe ecologica che il mondo sta vivendo, e quindi la fuoriuscita dal sistema estrattivo e l’impegno per un modello energetico e ambientale diverso, basato sulle fonti rinnovabili, sulla produzione dal basso, sulla revisione dei consumi e sul rispristino degli equilibri naturali, non possa che essere tutt’uno con l’impegno per la pace e la cooperazione fra i popoli.
Pertanto invita cittadini e cittadine ad essere presenti al presidio fissato per giovedì 27 agosto a Ravenna in piazza del Popolo alle 10, contemporaneamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato a Roma.
Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna
