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Porto di Ravenna e traffico di armi: i ravennati hanno il diritto di sapere
Porto di Ravenna e traffico di armi, Staloni (AVS): «Se il nostro porto ha rilevanza militare, i ravennati hanno il diritto di sapere. Il Governo faccia chiarezza» Le notizie emerse a seguito dell’udienza davanti al Consiglio di Stato sul diritto di accesso ai dati relativi al transito di armamenti dal porto di Ravenna aprono una questione che non può essere considerata soltanto giudiziaria. Secondo quanto riferito dall’avvocato Andrea Maestri al termine dell’udienza, nel sostenere le ragioni dell’Agenzia delle Dogane l’Avvocatura dello Stato avrebbe fatto riferimento a una situazione di guerra mondiale «ibrida e a pezzi», della quale l’Italia sarebbe ormai parte, e alla conseguente rilevanza militare assunta dal porto di Ravenna. Se queste sono le argomentazioni utilizzate dallo Stato davanti alla giustizia amministrativa, riteniamo necessario che il Governo chiarisca pubblicamente quale sia oggi il ruolo attribuito al porto di Ravenna e agli altri porti italiani nella strategia militare e di difesa nazionale. Non possiamo accettare un paradosso: da una parte si attribuisce al nostro porto una rilevanza tale da invocare esigenze di sicurezza nazionale per limitare l’accesso alle informazioni; dall’altra si pretende che la comunità ravennate non possa conoscere neppure, in forma aggregata, la consistenza dei materiali di armamento che attraversano il proprio territorio. Il TAR dell’Emilia-Romagna aveva già affermato che il dato quantitativo non può essere sottratto all’accesso civico sulla base di motivazioni generiche. L’Agenzia delle Dogane ha impugnato quella decisione davanti al Consiglio di Stato, che non si è pronunciato sulla sospensiva e ha fissato a inizio ottobre la discussione nel merito. Voglio esprimere la mia vicinanza e il mio ringraziamento all’avvocato Andrea Maestri e alla giornalista Linda Maggiori per il lavoro che stanno portando avanti da tempo su questa vicenda. La loro iniziativa ha permesso di portare davanti alla giustizia amministrativa una questione che riguarda non soltanto il diritto di accesso agli atti, ma il diritto della nostra comunità a conoscere ciò che avviene in un’infrastruttura fondamentale come il porto di Ravenna. Difendere la trasparenza non significa mettere in discussione la sicurezza nazionale: significa evitare che il richiamo alla sicurezza diventi uno strumento per sottrarre completamente queste attività al controllo democratico. Come Consiglio comunale di Ravenna ci eravamo già posti il problema. Nel settembre 2025 abbiamo portato in Consiglio comunale la questione del transito di materiali bellici attraverso il porto di Ravenna, chiedendo che il nostro scalo non diventasse luogo di passaggio di armamenti destinati ai conflitti e richiamando i principi della legge 185/1990. Quanto sta emergendo oggi rende quella battaglia politica ancora più attuale. Ravenna è uno dei principali porti commerciali italiani, fondamentale per l’economia della città e del Paese. Proprio per questo non può esistere una zona grigia nella quale traffici di natura militare vengano sottratti a qualsiasi forma di controllo democratico. C’è poi una questione che riguarda direttamente la nostra città: la richiesta avanzata al Comune di Ravenna e alla Regione Emilia-Romagna di intervenire ad adiuvandum nel giudizio davanti al Consiglio di Stato a sostegno del diritto all’accesso alle informazioni. Il sindaco Alessandro Barattoni ha incontrato i promotori e si è riservato di dare una risposta pubblica. Ritengo che questa possibilità debba essere valutata con grande attenzione dall’Amministrazione comunale, anche alla luce di quanto emerso nell’udienza. La sicurezza nazionale è una cosa seria. Proprio per questo non può diventare una formula attraverso la quale sottrarre completamente al controllo democratico ciò che avviene nelle nostre infrastrutture. Ravenna deve rimanere un grande porto commerciale, logistico e industriale, motore di sviluppo e occupazione. Non vogliamo che diventi, senza alcun confronto con la città, uno snodo militare di cui ai cittadini sia persino impedito conoscere la dimensione. Per questo, oltre a chiedere chiarezza al Governo, ritengo doveroso riconoscere ancora una volta il valore del lavoro svolto da Linda Maggiori e Andrea Maestri, che hanno insistito affinché su questi traffici non calasse il silenzio. Nicola Staloni Capogruppo Alleanza Verdi Sinistra Consiglio comunale di Ravenna Redazione Romagna
September 1, 2026
Pressenza
La trasparenza non basta
di Federico Giusti Cosa si cela dietro all’avvento dell’economia di guerra e alla militarizzazione del corpo sociale Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che ai cittadini venga …
Notizie allarmanti dall’Avvocatura Generale dello Stato: l’Italia è coinvolta nella guerra mondiale
Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scritto nella memoria a difesa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla giornalista Linda Maggiori la possibilità di accedere agli atti e ai documenti relativi alle attività nel porto di Ravenna. L’obiettivo di Linda Maggiori era quello di far venire alla luce i traffici di armi che da tempo avvengono nel porto e mettere in evidenza le violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il commercio di armi con Paesi coinvolti in teatri di guerra o riconosciuti colpevoli di lesioni dei diritti umani. Per l’Avvocatura Generale dello Stato, “la propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna”, che in realtà è un porto civile e commerciale e nessuno aveva affermato, fino ad adesso, che fosse strategico per gli interessi nazionali del nostro Paese. Il dato allarmante di questo pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato è che i traffici dei nostri porti civili rappresenterebbero informazioni riservate che non possono essere rese pubbliche senza nuocere agli interessi della nostra sicurezza. Di fatto, in questo modo, non sarebbe possibile esercitare un controllo effettivo sulla reale applicazione della legge 185 e nessuno potrebbe mettere in discussione il commercio con Paesi belligeranti o, ancora peggio, colpevoli di genocidio. In questo modo si vorrebbe impedire di fare luce su quanto sta avvenendo in porti, aeroporti e stazioni del nostro Paese, che sempre più vedono aumentare il traffico e lo spostamento di armamenti, in un clima di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni di guerra. Ora, candidamente, anche l’Avvocatura dello Stato, dichiara che siamo in guerra e giustifica la mancanza di trasparenza con esigenze di sicurezza nazionale, perché saremmo coinvolti in una guerra mondiale già in atto. Un secchio d’acqua gelida sulla faccia di chi fa ancora finta di non capire.   Unione Sindacale di Base
August 28, 2026
Pressenza
RECA aderisce alla manifestazione del 27 agosto a Ravenna
Giovedì 27 agosto a Roma il Consiglio di Stato sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di accesso ai dati sul transito di armi dal porto di Ravenna. Contemporaneamente nella città romagnola * il Coordinamento No armi dal porto di Ravenna, * la rete Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (BDS) di Ravenna * il collettivo Basta complicità organizzano un presidio, a cui aderisce e partecipa la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia Romagna, che comunica: > NELLA TRASPARENZA E NEL CONTROLLO DEMOCRATICO LA VIA PER LA PACE > > La battaglia per conoscere i dati sul transito di armi dal porto di Ravenna, > intrapresa nei mesi scorsi dai movimenti di solidarietà con la Palestina, in > questi giorni vivrà una nuova e importante tappa. > > Davanti al Consiglio di Stato la giornalista Linda Maggiori, storica > collaboratrice della RECA e dei movimenti ambientali e pacifisti – alla quale, > ovviamente, vanno il nostro sostegno e solidarietà – sarà rappresentata > dall’avvocato ravennate Andrea Maestri, che da sempre si batte contro ogni > forma di razzismo, in favore delle persone migranti e in solidarietà con il > popolo palestinese. > > La vicenda giudiziaria nasce dalla richiesta, presentata da Linda, di poter > conoscere i dati relativi al passaggio di armi dal porto. Infatti, senza > alcuna motivazione plausibile, dopo aver perduto davanti al Tar, l’Agenzia > delle Dogane di Ravenna ha presentato appello al Consiglio di Stato contro > l’accesso agli atti. Una posizione che stride con quella assunta, per esempio, > dall’Agenzia delle Dogane di Livorno, che avrebbero invece accolto la > richiesta di accesso agli atti, fornendo i dati sul passaggio di armi e le > indicazioni sulle destinazioni. > > Non sappiamo se sia lecito “pensare male”, ma non vorremmo che il porto di > Ravenna, con questa ostinazione nel celare i dati, avesse da nascondere > qualcosa di particolare. I promotori della manifestazione si chiedono: “Forse > perché la destinazione principale delle navi cargo che partono da Ravenna è > Israele?”. Una specifica richiesta viene fatta al Sindaco di Ravenna, quella > di essere presente, di confrontarsi e ricevere una delegazione. > > Nel settembre 2025 Barattoni aveva garantito che dal porto non sarebbero più > passate armi; ma, come ha riportato la rivista Altreconomia il 12 agosto 2026, > pare che da Ravenna siano passate anche quest’anno numerose spedizioni di > materiale non identificato, individuate da BDS e Giovani Palestinesi, dirette > agli stabilimenti di Elbit Systems in Israele. > > Delle due l’una: o il Sindaco non ha strumenti per informarsi su che cosa > succede realmente al porto, e questo sarebbe già abbastanza grave, oppure ha > informazioni che non vuole dare alla cittadinanza e ciò – ad avviso nostro e > delle associazioni promotrici del presidio – sarebbe anche più grave. > > Peraltro, a Ravenna, nei mesi scorsi, era già stata inoltrata al Sindaco una > petizione popolare proprio per chiedere meccanismi di trasparenza e di > coinvolgimento democratico sugli stessi temi, nonché l’impegno a prendere > posizioni chiare di contrasto al commercio di armi verso Israele. > > Sul fatto che il Consiglio di Stato riconosca il diritto dell’opinione > pubblica alla trasparenza le tre realtà promotrici si dimostrano abbastanza > ottimiste. > > Nel loro documento si legge che “È diritto dei cittadini sapere quante armi > passano dal porto non solo per motivi di sicurezza di cittadini e lavoratori > ma anche per garantire il massimo rispetto della Legge 185/1990 e dell’Arms > Trade Treaty (ATT)”, che vietano di armare governi responsabili di crimini di > guerra e contro l’umanità e in ogni caso di sospendere i commerci di armi con > i paesi attori di conflitti in atto, oltre che chiedere  sui traffici di armi > la massima chiarezza. > > Naturalmente non si possono non citare anche le risoluzioni delle Nazioni > Unite sui crimini commessi da Israele, in particolare la risoluzione 55/28 del > 5 aprile 2024 che invita gli Stati a cessare vendita, trasferimento e > diversione di armi, munizioni e altro equipaggiamento militare a Israele. La > stessa risoluzione chiede anche di astenersi dall’esportazione di beni e > tecnologie di sorveglianza, armi non letali e beni cosiddetti dual use, quando > vi siano ragionevoli motivi per sospettare che possano essere utilizzati per > violare i diritti umani. > > Anche la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna dovrebbero essere al > fianco di chi esprime tali istanze, sia nella società sia davanti al Consiglio > di Stato, e sostenere il diritto dei cittadini ad avere accesso alle > informazioni. > > La Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna sottolinea come tutti > i conflitti in atto, la produzione e il traffico di armi, la lotta fra le > diverse potenze per il dominio sulle fonti energetiche fossili, siano fra le > cause principali della catastrofe ecologica che il mondo sta vivendo, e quindi > la fuoriuscita dal sistema estrattivo e l’impegno per un modello energetico e > ambientale diverso, basato sulle fonti rinnovabili, sulla produzione dal > basso, sulla revisione dei consumi e sul rispristino degli equilibri naturali, > non possa che essere tutt’uno con l’impegno per la pace e la cooperazione fra > i popoli. > > Pertanto invita cittadini e cittadine ad essere presenti al presidio fissato > per giovedì 27 agosto a Ravenna in piazza del Popolo alle 10, > contemporaneamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato a Roma. Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna   Redazione Romagna
August 25, 2026
Pressenza
Voi la chiamate bagarre, noi la chiamiamo rabbia di classe
Quella che voi chiamate bagarre è la rabbia di chi rifiuta la guerra. Noi la chiamiamo rabbia di classe. E ce la rivendichiamo tutta. Quanto accaduto martedi in Consiglio comunale, durante la discussione per l’avvio dei lavori della Commissione dedicata all’Osservatorio permanente sui traffici di armi nel porto di Genova, […] L'articolo Voi la chiamate bagarre, noi la chiamiamo rabbia di classe su Contropiano.
July 17, 2026
Contropiano
Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis
Recentemente Silvia Salis ha festeggiato con una conferenza stampa trionfale un anno di mandato come Sindaca di Genova. È una occasione per poter trarre, anche da parte nostra, un bilancio del suo operato. Ovviamente il nostro compito sarà quello di indagare oltre le apparenze. Fin dall’inizio, infatti, la Sindaca ha […] L'articolo Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
Sì a un osservatorio per la trasparenza, senza eludere le domande di cittadinanza e lavoratori
Con il proprio comunicato divulgato il 12 giugno scorso, The Weapon Watch, l’osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei che ha sede nella città, si è espresso in merito alle “parole pronunciate dal vicesindaco Alessandro Terrile alla conferenza stampa dell’11 giugno, che ha annunciato l’istituzione di un osservatorio sui traffici di armi nel porto di Genova“. Dichiarando di “felicitarsi che sia stato finalmente compiuto un primo passo verso una maggiore trasparenza”, The Weapon Watch precisa: “Questa iniziativa meritoria della giunta guidata dalla sindaca Silvia Salis ha avuto una lunga gestazione. È stata inizialmente sollecitata da una mozione presentata in Consiglio comunale (prima firma Francesca Ghio, co-firmata dagli altri capigruppo di maggioranza) il 26 ottobre 2025, a cui da parte degli stessi firmatari ha fatto seguito il 6 febbraio 2026 il deposito di una proposta di deliberazione riguardante, come cita il titolo che riproduciamo integralmente, l’ISTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO CONSILIARE PERMANENTE PER LA TRASPARENZA, LA SOSTENIBILITÀ ETICA E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI DEL PORTO DI GENOVA. APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO E CONFERIMENTO DEL MANDATO PROGETTUALE GENOVA PORTO DI PACE. A questo punto dell’iter crediamo che manchi la delibera finale fissata per il prossimo 30 giugno“. “Quello qualificante sarà, però, il passo successivo – rileva The Weapon Watch – Ovvero come si metteranno in pratica gli strumenti per garantire la trasparenza intorno alle merci che passano in porto, e di come se ne darà informazione tempestiva ai cittadini e ai lavoratori genovesi, per soddisfare la loro domanda di non rendersi complici con traffici che, sebbene già vietati da leggi e trattati, continuano ad alimentare conflitti armati sempre più violenti e sanguinosi. Sottolineiamo che il diritto di obiezione che sta alla base della domanda di trasparenza riflette la coscienza della città che ha voluto la nuova amministrazione. Senza dati trasparenti e veritieri non è possibile alimentare alcun dibattito pubblico reale, partecipato e capace di incidere”. “Al momento ci sembra che l’iniziativa del Consiglio comunale genovese sia tanto benemerita quanto insufficiente – dichiara The Weapon Watch – Ed è insufficiente perché non raccoglie l’esigenza dei lavoratori del porto di NON lavorare per alimentare le guerre, di non essere complici del sangue versato dalle popolazioni civili che delle guerre sono le vittime maggiori. È assai probabile che se armi e munizioni destinate ai paesi in guerra venissero escluse dal porto di Genova, il movimento portuale complessivo non ne risentirebbe: è questa possibilità che deve essere esplorata, attraverso la pubblicità dei dati di traffico, di quantità e tipologia di merci, di origine e destinazione. “Ricordiamo che the Weapon Watch ha avanzato una proposta di osservatorio indipendente sin dallo scorso settembre – conclude il gruppo genovese – Che al proposito il 19 ottobre ha rivolto un appello ai sindaci delle città portuali e che il 4 dicembre 2025 nella Sala Grande del Circolo CAP ha presentato pubblicamente il proprio Progetto di osservatorio sui traffici di armamenti nel porto di Genova. Redazione Genova
June 17, 2026
Pressenza
Piombino hub nazionale del traffico di armi?
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE PUBBLICHE IMMAGINARE UN ALTRO SVILUPPO PER I NOSTRI PORTI CONVEGNO GIOVEDÌ 14 MAGGIO DALLE 16:00 ALLE 19:00 CENTRO GIOVANI DI PIOMBINO L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblica il comunicato di USB Piombino e Livorno che, in collaborazione con il gruppo Donne in nero di Piombino, ha organizzato un convegno sul traffico di armi nel porto di Piombino. Interverranno: Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni. La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flottille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
May 8, 2026
Pressenza
Piombino hub nazionale del traffico di armi?
La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flotille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. USB Piombino e Livorno ———— PIOMBINO HUB NAZIONALE DEL TRAFFICO DI ARMI? Contro la militarizzazione delle infrastrutture pubbliche immaginare un altro sviluppo per i nostri porti. Convegno giovedì 14 maggio al Centro Giovani di Piombino dalle 16 alle 19 con interventi di -Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) -Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) -Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) -Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni Evento promosso da USB Piombino e Livorno in collaborazione con il gruppo delle Donne in nero di Piombino   Unione Sindacale di Base
May 6, 2026
Pressenza