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Le “Donne in nero” sono donne in cammino per la Pace
Su esempio delle “Donne del sole” palestinesi e delle “Donne che osano la pace” israeliane ci ritroviamo in silenzio da oltre due anni, vestite di nero con una fascia bianca al braccio in segno di lutto, per ricordare le vittime … Leggi tutto L'articolo Le “Donne in nero” sono donne in cammino per la Pace sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato
Una prima e significativa vittoria sul traffico di armamenti nei porti italiani. Il Consiglio di Stato ha dato infatti definitivamente ragione alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri, respingendo l’appello con cui l’Agenzia delle Dogane di Ravenna aveva preteso di tenere secretati i dati sul transito delle armi nel […] L'articolo Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Smisurata preghiera della vetrina
di Mauro Armanino Da Piazza Banchi a Fabrizio De André, l’acciuga che nuota in direzione ostinata e contraria diventa immagine delle resistenze quotidiane: contro la guerra, la rassegnazione e l’anestesia …
Porto di Ravenna e traffico di armi: i ravennati hanno il diritto di sapere
Porto di Ravenna e traffico di armi, Staloni (AVS): «Se il nostro porto ha rilevanza militare, i ravennati hanno il diritto di sapere. Il Governo faccia chiarezza» Le notizie emerse a seguito dell’udienza davanti al Consiglio di Stato sul diritto di accesso ai dati relativi al transito di armamenti dal porto di Ravenna aprono una questione che non può essere considerata soltanto giudiziaria. Secondo quanto riferito dall’avvocato Andrea Maestri al termine dell’udienza, nel sostenere le ragioni dell’Agenzia delle Dogane l’Avvocatura dello Stato avrebbe fatto riferimento a una situazione di guerra mondiale «ibrida e a pezzi», della quale l’Italia sarebbe ormai parte, e alla conseguente rilevanza militare assunta dal porto di Ravenna. Se queste sono le argomentazioni utilizzate dallo Stato davanti alla giustizia amministrativa, riteniamo necessario che il Governo chiarisca pubblicamente quale sia oggi il ruolo attribuito al porto di Ravenna e agli altri porti italiani nella strategia militare e di difesa nazionale. Non possiamo accettare un paradosso: da una parte si attribuisce al nostro porto una rilevanza tale da invocare esigenze di sicurezza nazionale per limitare l’accesso alle informazioni; dall’altra si pretende che la comunità ravennate non possa conoscere neppure, in forma aggregata, la consistenza dei materiali di armamento che attraversano il proprio territorio. Il TAR dell’Emilia-Romagna aveva già affermato che il dato quantitativo non può essere sottratto all’accesso civico sulla base di motivazioni generiche. L’Agenzia delle Dogane ha impugnato quella decisione davanti al Consiglio di Stato, che non si è pronunciato sulla sospensiva e ha fissato a inizio ottobre la discussione nel merito. Voglio esprimere la mia vicinanza e il mio ringraziamento all’avvocato Andrea Maestri e alla giornalista Linda Maggiori per il lavoro che stanno portando avanti da tempo su questa vicenda. La loro iniziativa ha permesso di portare davanti alla giustizia amministrativa una questione che riguarda non soltanto il diritto di accesso agli atti, ma il diritto della nostra comunità a conoscere ciò che avviene in un’infrastruttura fondamentale come il porto di Ravenna. Difendere la trasparenza non significa mettere in discussione la sicurezza nazionale: significa evitare che il richiamo alla sicurezza diventi uno strumento per sottrarre completamente queste attività al controllo democratico. Come Consiglio comunale di Ravenna ci eravamo già posti il problema. Nel settembre 2025 abbiamo portato in Consiglio comunale la questione del transito di materiali bellici attraverso il porto di Ravenna, chiedendo che il nostro scalo non diventasse luogo di passaggio di armamenti destinati ai conflitti e richiamando i principi della legge 185/1990. Quanto sta emergendo oggi rende quella battaglia politica ancora più attuale. Ravenna è uno dei principali porti commerciali italiani, fondamentale per l’economia della città e del Paese. Proprio per questo non può esistere una zona grigia nella quale traffici di natura militare vengano sottratti a qualsiasi forma di controllo democratico. C’è poi una questione che riguarda direttamente la nostra città: la richiesta avanzata al Comune di Ravenna e alla Regione Emilia-Romagna di intervenire ad adiuvandum nel giudizio davanti al Consiglio di Stato a sostegno del diritto all’accesso alle informazioni. Il sindaco Alessandro Barattoni ha incontrato i promotori e si è riservato di dare una risposta pubblica. Ritengo che questa possibilità debba essere valutata con grande attenzione dall’Amministrazione comunale, anche alla luce di quanto emerso nell’udienza. La sicurezza nazionale è una cosa seria. Proprio per questo non può diventare una formula attraverso la quale sottrarre completamente al controllo democratico ciò che avviene nelle nostre infrastrutture. Ravenna deve rimanere un grande porto commerciale, logistico e industriale, motore di sviluppo e occupazione. Non vogliamo che diventi, senza alcun confronto con la città, uno snodo militare di cui ai cittadini sia persino impedito conoscere la dimensione. Per questo, oltre a chiedere chiarezza al Governo, ritengo doveroso riconoscere ancora una volta il valore del lavoro svolto da Linda Maggiori e Andrea Maestri, che hanno insistito affinché su questi traffici non calasse il silenzio. Nicola Staloni Capogruppo Alleanza Verdi Sinistra Consiglio comunale di Ravenna Redazione Romagna
September 1, 2026
Pressenza
La trasparenza non basta
di Federico Giusti Cosa si cela dietro all’avvento dell’economia di guerra e alla militarizzazione del corpo sociale Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che ai cittadini venga …
Notizie allarmanti dall’Avvocatura Generale dello Stato: l’Italia è coinvolta nella guerra mondiale
Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scritto nella memoria a difesa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla giornalista Linda Maggiori la possibilità di accedere agli atti e ai documenti relativi alle attività nel porto di Ravenna. L’obiettivo di Linda Maggiori era quello di far venire alla luce i traffici di armi che da tempo avvengono nel porto e mettere in evidenza le violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il commercio di armi con Paesi coinvolti in teatri di guerra o riconosciuti colpevoli di lesioni dei diritti umani. Per l’Avvocatura Generale dello Stato, “la propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna”, che in realtà è un porto civile e commerciale e nessuno aveva affermato, fino ad adesso, che fosse strategico per gli interessi nazionali del nostro Paese. Il dato allarmante di questo pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato è che i traffici dei nostri porti civili rappresenterebbero informazioni riservate che non possono essere rese pubbliche senza nuocere agli interessi della nostra sicurezza. Di fatto, in questo modo, non sarebbe possibile esercitare un controllo effettivo sulla reale applicazione della legge 185 e nessuno potrebbe mettere in discussione il commercio con Paesi belligeranti o, ancora peggio, colpevoli di genocidio. In questo modo si vorrebbe impedire di fare luce su quanto sta avvenendo in porti, aeroporti e stazioni del nostro Paese, che sempre più vedono aumentare il traffico e lo spostamento di armamenti, in un clima di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni di guerra. Ora, candidamente, anche l’Avvocatura dello Stato, dichiara che siamo in guerra e giustifica la mancanza di trasparenza con esigenze di sicurezza nazionale, perché saremmo coinvolti in una guerra mondiale già in atto. Un secchio d’acqua gelida sulla faccia di chi fa ancora finta di non capire.   Unione Sindacale di Base
August 28, 2026
Pressenza
RECA aderisce alla manifestazione del 27 agosto a Ravenna
Giovedì 27 agosto a Roma il Consiglio di Stato sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di accesso ai dati sul transito di armi dal porto di Ravenna. Contemporaneamente nella città romagnola * il Coordinamento No armi dal porto di Ravenna, * la rete Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (BDS) di Ravenna * il collettivo Basta complicità organizzano un presidio, a cui aderisce e partecipa la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia Romagna, che comunica: > NELLA TRASPARENZA E NEL CONTROLLO DEMOCRATICO LA VIA PER LA PACE > > La battaglia per conoscere i dati sul transito di armi dal porto di Ravenna, > intrapresa nei mesi scorsi dai movimenti di solidarietà con la Palestina, in > questi giorni vivrà una nuova e importante tappa. > > Davanti al Consiglio di Stato la giornalista Linda Maggiori, storica > collaboratrice della RECA e dei movimenti ambientali e pacifisti – alla quale, > ovviamente, vanno il nostro sostegno e solidarietà – sarà rappresentata > dall’avvocato ravennate Andrea Maestri, che da sempre si batte contro ogni > forma di razzismo, in favore delle persone migranti e in solidarietà con il > popolo palestinese. > > La vicenda giudiziaria nasce dalla richiesta, presentata da Linda, di poter > conoscere i dati relativi al passaggio di armi dal porto. Infatti, senza > alcuna motivazione plausibile, dopo aver perduto davanti al Tar, l’Agenzia > delle Dogane di Ravenna ha presentato appello al Consiglio di Stato contro > l’accesso agli atti. Una posizione che stride con quella assunta, per esempio, > dall’Agenzia delle Dogane di Livorno, che avrebbero invece accolto la > richiesta di accesso agli atti, fornendo i dati sul passaggio di armi e le > indicazioni sulle destinazioni. > > Non sappiamo se sia lecito “pensare male”, ma non vorremmo che il porto di > Ravenna, con questa ostinazione nel celare i dati, avesse da nascondere > qualcosa di particolare. I promotori della manifestazione si chiedono: “Forse > perché la destinazione principale delle navi cargo che partono da Ravenna è > Israele?”. Una specifica richiesta viene fatta al Sindaco di Ravenna, quella > di essere presente, di confrontarsi e ricevere una delegazione. > > Nel settembre 2025 Barattoni aveva garantito che dal porto non sarebbero più > passate armi; ma, come ha riportato la rivista Altreconomia il 12 agosto 2026, > pare che da Ravenna siano passate anche quest’anno numerose spedizioni di > materiale non identificato, individuate da BDS e Giovani Palestinesi, dirette > agli stabilimenti di Elbit Systems in Israele. > > Delle due l’una: o il Sindaco non ha strumenti per informarsi su che cosa > succede realmente al porto, e questo sarebbe già abbastanza grave, oppure ha > informazioni che non vuole dare alla cittadinanza e ciò – ad avviso nostro e > delle associazioni promotrici del presidio – sarebbe anche più grave. > > Peraltro, a Ravenna, nei mesi scorsi, era già stata inoltrata al Sindaco una > petizione popolare proprio per chiedere meccanismi di trasparenza e di > coinvolgimento democratico sugli stessi temi, nonché l’impegno a prendere > posizioni chiare di contrasto al commercio di armi verso Israele. > > Sul fatto che il Consiglio di Stato riconosca il diritto dell’opinione > pubblica alla trasparenza le tre realtà promotrici si dimostrano abbastanza > ottimiste. > > Nel loro documento si legge che “È diritto dei cittadini sapere quante armi > passano dal porto non solo per motivi di sicurezza di cittadini e lavoratori > ma anche per garantire il massimo rispetto della Legge 185/1990 e dell’Arms > Trade Treaty (ATT)”, che vietano di armare governi responsabili di crimini di > guerra e contro l’umanità e in ogni caso di sospendere i commerci di armi con > i paesi attori di conflitti in atto, oltre che chiedere  sui traffici di armi > la massima chiarezza. > > Naturalmente non si possono non citare anche le risoluzioni delle Nazioni > Unite sui crimini commessi da Israele, in particolare la risoluzione 55/28 del > 5 aprile 2024 che invita gli Stati a cessare vendita, trasferimento e > diversione di armi, munizioni e altro equipaggiamento militare a Israele. La > stessa risoluzione chiede anche di astenersi dall’esportazione di beni e > tecnologie di sorveglianza, armi non letali e beni cosiddetti dual use, quando > vi siano ragionevoli motivi per sospettare che possano essere utilizzati per > violare i diritti umani. > > Anche la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna dovrebbero essere al > fianco di chi esprime tali istanze, sia nella società sia davanti al Consiglio > di Stato, e sostenere il diritto dei cittadini ad avere accesso alle > informazioni. > > La Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna sottolinea come tutti > i conflitti in atto, la produzione e il traffico di armi, la lotta fra le > diverse potenze per il dominio sulle fonti energetiche fossili, siano fra le > cause principali della catastrofe ecologica che il mondo sta vivendo, e quindi > la fuoriuscita dal sistema estrattivo e l’impegno per un modello energetico e > ambientale diverso, basato sulle fonti rinnovabili, sulla produzione dal > basso, sulla revisione dei consumi e sul rispristino degli equilibri naturali, > non possa che essere tutt’uno con l’impegno per la pace e la cooperazione fra > i popoli. > > Pertanto invita cittadini e cittadine ad essere presenti al presidio fissato > per giovedì 27 agosto a Ravenna in piazza del Popolo alle 10, > contemporaneamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato a Roma. Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna   Redazione Romagna
August 25, 2026
Pressenza
Voi la chiamate bagarre, noi la chiamiamo rabbia di classe
Quella che voi chiamate bagarre è la rabbia di chi rifiuta la guerra. Noi la chiamiamo rabbia di classe. E ce la rivendichiamo tutta. Quanto accaduto martedi in Consiglio comunale, durante la discussione per l’avvio dei lavori della Commissione dedicata all’Osservatorio permanente sui traffici di armi nel porto di Genova, […] L'articolo Voi la chiamate bagarre, noi la chiamiamo rabbia di classe su Contropiano.
July 17, 2026
Contropiano
Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis
Recentemente Silvia Salis ha festeggiato con una conferenza stampa trionfale un anno di mandato come Sindaca di Genova. È una occasione per poter trarre, anche da parte nostra, un bilancio del suo operato. Ovviamente il nostro compito sarà quello di indagare oltre le apparenze. Fin dall’inizio, infatti, la Sindaca ha […] L'articolo Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano