Porto di Ravenna e traffico di armi: i ravennati hanno il diritto di sapere

Pressenza - Tuesday, September 1, 2026

Porto di Ravenna e traffico di armi, Staloni (AVS): «Se il nostro porto ha rilevanza militare, i ravennati hanno il diritto di sapere. Il Governo faccia chiarezza»
Le notizie emerse a seguito dell’udienza davanti al Consiglio di Stato sul diritto di accesso ai dati relativi al transito di armamenti dal porto di Ravenna aprono una questione che non può essere considerata soltanto giudiziaria.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Andrea Maestri al termine dell’udienza, nel sostenere le ragioni dell’Agenzia delle Dogane l’Avvocatura dello Stato avrebbe fatto riferimento a una situazione di guerra mondiale «ibrida e a pezzi», della quale l’Italia sarebbe ormai parte, e alla conseguente rilevanza militare assunta dal porto di Ravenna.
Se queste sono le argomentazioni utilizzate dallo Stato davanti alla giustizia amministrativa, riteniamo necessario che il Governo chiarisca pubblicamente quale sia oggi il ruolo attribuito al porto di Ravenna e agli altri porti italiani nella strategia militare e di difesa nazionale.
Non possiamo accettare un paradosso: da una parte si attribuisce al nostro porto una rilevanza tale da invocare esigenze di sicurezza nazionale per limitare l’accesso alle informazioni; dall’altra si pretende che la comunità ravennate non possa conoscere neppure, in forma aggregata, la consistenza dei materiali di armamento che attraversano il proprio territorio.
Il TAR dell’Emilia-Romagna aveva già affermato che il dato quantitativo non può essere sottratto all’accesso civico sulla base di motivazioni generiche. L’Agenzia delle Dogane ha impugnato quella decisione davanti al Consiglio di Stato, che non si è pronunciato sulla sospensiva e ha fissato a inizio ottobre la discussione nel merito.
Voglio esprimere la mia vicinanza e il mio ringraziamento all’avvocato Andrea Maestri e alla giornalista Linda Maggiori per il lavoro che stanno portando avanti da tempo su questa vicenda. La loro iniziativa ha permesso di portare davanti alla giustizia amministrativa una questione che riguarda non soltanto il diritto di accesso agli atti, ma il diritto della nostra comunità a conoscere ciò che avviene in un’infrastruttura fondamentale come il porto di Ravenna.
Difendere la trasparenza non significa mettere in discussione la sicurezza nazionale: significa evitare che il richiamo alla sicurezza diventi uno strumento per sottrarre completamente queste attività al controllo democratico.
Come Consiglio comunale di Ravenna ci eravamo già posti il problema. Nel settembre 2025 abbiamo portato in Consiglio comunale la questione del transito di materiali bellici attraverso il porto di Ravenna, chiedendo che il nostro scalo non diventasse luogo di passaggio di armamenti destinati ai conflitti e richiamando i principi della legge 185/1990.
Quanto sta emergendo oggi rende quella battaglia politica ancora più attuale.
Ravenna è uno dei principali porti commerciali italiani, fondamentale per l’economia della città e del Paese. Proprio per questo non può esistere una zona grigia nella quale traffici di natura militare vengano sottratti a qualsiasi forma di controllo democratico.
C’è poi una questione che riguarda direttamente la nostra città: la richiesta avanzata al Comune di Ravenna e alla Regione Emilia-Romagna di intervenire ad adiuvandum nel giudizio davanti al Consiglio di Stato a sostegno del diritto all’accesso alle informazioni. Il sindaco Alessandro Barattoni ha incontrato i promotori e si è riservato di dare una risposta pubblica.
Ritengo che questa possibilità debba essere valutata con grande attenzione dall’Amministrazione comunale, anche alla luce di quanto emerso nell’udienza.
La sicurezza nazionale è una cosa seria. Proprio per questo non può diventare una formula attraverso la quale sottrarre completamente al controllo democratico ciò che avviene nelle nostre infrastrutture.
Ravenna deve rimanere un grande porto commerciale, logistico e industriale, motore di sviluppo e occupazione. Non vogliamo che diventi, senza alcun confronto con la città, uno snodo militare di cui ai cittadini sia persino impedito conoscere la dimensione.
Per questo, oltre a chiedere chiarezza al Governo, ritengo doveroso riconoscere ancora una volta il valore del lavoro svolto da Linda Maggiori e Andrea Maestri, che hanno insistito affinché su questi traffici non calasse il silenzio.

Nicola Staloni
Capogruppo Alleanza Verdi Sinistra
Consiglio comunale di Ravenna

Redazione Romagna