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Porto di Ravenna e traffico di armi: i ravennati hanno il diritto di sapere
Porto di Ravenna e traffico di armi, Staloni (AVS): «Se il nostro porto ha rilevanza militare, i ravennati hanno il diritto di sapere. Il Governo faccia chiarezza» Le notizie emerse a seguito dell’udienza davanti al Consiglio di Stato sul diritto di accesso ai dati relativi al transito di armamenti dal porto di Ravenna aprono una questione che non può essere considerata soltanto giudiziaria. Secondo quanto riferito dall’avvocato Andrea Maestri al termine dell’udienza, nel sostenere le ragioni dell’Agenzia delle Dogane l’Avvocatura dello Stato avrebbe fatto riferimento a una situazione di guerra mondiale «ibrida e a pezzi», della quale l’Italia sarebbe ormai parte, e alla conseguente rilevanza militare assunta dal porto di Ravenna. Se queste sono le argomentazioni utilizzate dallo Stato davanti alla giustizia amministrativa, riteniamo necessario che il Governo chiarisca pubblicamente quale sia oggi il ruolo attribuito al porto di Ravenna e agli altri porti italiani nella strategia militare e di difesa nazionale. Non possiamo accettare un paradosso: da una parte si attribuisce al nostro porto una rilevanza tale da invocare esigenze di sicurezza nazionale per limitare l’accesso alle informazioni; dall’altra si pretende che la comunità ravennate non possa conoscere neppure, in forma aggregata, la consistenza dei materiali di armamento che attraversano il proprio territorio. Il TAR dell’Emilia-Romagna aveva già affermato che il dato quantitativo non può essere sottratto all’accesso civico sulla base di motivazioni generiche. L’Agenzia delle Dogane ha impugnato quella decisione davanti al Consiglio di Stato, che non si è pronunciato sulla sospensiva e ha fissato a inizio ottobre la discussione nel merito. Voglio esprimere la mia vicinanza e il mio ringraziamento all’avvocato Andrea Maestri e alla giornalista Linda Maggiori per il lavoro che stanno portando avanti da tempo su questa vicenda. La loro iniziativa ha permesso di portare davanti alla giustizia amministrativa una questione che riguarda non soltanto il diritto di accesso agli atti, ma il diritto della nostra comunità a conoscere ciò che avviene in un’infrastruttura fondamentale come il porto di Ravenna. Difendere la trasparenza non significa mettere in discussione la sicurezza nazionale: significa evitare che il richiamo alla sicurezza diventi uno strumento per sottrarre completamente queste attività al controllo democratico. Come Consiglio comunale di Ravenna ci eravamo già posti il problema. Nel settembre 2025 abbiamo portato in Consiglio comunale la questione del transito di materiali bellici attraverso il porto di Ravenna, chiedendo che il nostro scalo non diventasse luogo di passaggio di armamenti destinati ai conflitti e richiamando i principi della legge 185/1990. Quanto sta emergendo oggi rende quella battaglia politica ancora più attuale. Ravenna è uno dei principali porti commerciali italiani, fondamentale per l’economia della città e del Paese. Proprio per questo non può esistere una zona grigia nella quale traffici di natura militare vengano sottratti a qualsiasi forma di controllo democratico. C’è poi una questione che riguarda direttamente la nostra città: la richiesta avanzata al Comune di Ravenna e alla Regione Emilia-Romagna di intervenire ad adiuvandum nel giudizio davanti al Consiglio di Stato a sostegno del diritto all’accesso alle informazioni. Il sindaco Alessandro Barattoni ha incontrato i promotori e si è riservato di dare una risposta pubblica. Ritengo che questa possibilità debba essere valutata con grande attenzione dall’Amministrazione comunale, anche alla luce di quanto emerso nell’udienza. La sicurezza nazionale è una cosa seria. Proprio per questo non può diventare una formula attraverso la quale sottrarre completamente al controllo democratico ciò che avviene nelle nostre infrastrutture. Ravenna deve rimanere un grande porto commerciale, logistico e industriale, motore di sviluppo e occupazione. Non vogliamo che diventi, senza alcun confronto con la città, uno snodo militare di cui ai cittadini sia persino impedito conoscere la dimensione. Per questo, oltre a chiedere chiarezza al Governo, ritengo doveroso riconoscere ancora una volta il valore del lavoro svolto da Linda Maggiori e Andrea Maestri, che hanno insistito affinché su questi traffici non calasse il silenzio. Nicola Staloni Capogruppo Alleanza Verdi Sinistra Consiglio comunale di Ravenna Redazione Romagna
September 1, 2026
Pressenza
La trasparenza non basta
di Federico Giusti Cosa si cela dietro all’avvento dell’economia di guerra e alla militarizzazione del corpo sociale Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che ai cittadini venga …
Solidarietà a Linda Maggiori
Rete #NOBAVAGLIO esprime pieno sostegno alla giornalista Linda Maggiori, che il prossimo 27 agosto a Roma sosterrà nell’udienza davanti il Consiglio di Stato il diritto di poter accedere alle informazioni sui traffici d’armi dal porto di Ravenna. Diritto che invece le è stato negato dall’Agenzia delle Dogane. Rete #NOBAVAGLIO auspica che l’esito sia in linea con la sentenza già espressa dal Tar di Bologna in suo favore, che, come conferma il suo avvocato Andrea Maestri, “ha sancito il diritto di conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto”. La battaglia di Linda Maggiori ci riguarda tutte e tutti: come giornaliste e giornalisti, come attiviste e attivisti e come cittadine e cittadini che hanno il diritto ad essere informati, almeno per due ragioni fondamentali: La prima: perché il traffico d’armi va ad alimentare un’economia di guerra che, dall’industria alla cultura, sta trasformando l’intera struttura della nostra società, crea solo morte e distruzione e impoverisce ecosistemi e territori, mettendone a rischio la sicurezza, come dimostra l’esplosione avvenuta in questi giorni nella fabbrica d’armi KNDS di Colleferro, in provincia di Roma. La seconda: perché la raccolta di notizie potrebbe implicare, come in questo, anche la verifica di eventuali violazioni della legge dello Stato 185/1990, che vieta di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, come ad esempio Israele, che tuttora sta perpetrando impunemente il genocidio del popolo palestinese, così come denunciato dall’Onu. RETE #NOBAVAGLIO Liberi di essere informati LiberiTuttX Ovviamente Linda Maggiori riceva anche la solidarietà della redazione di Pressenza di cui è da tempo una delle autrici. Rete #NOBAVAGLIO
August 19, 2026
Pressenza
Bloccati al porto di Ravenna container con armi dirette in Israele: lo stop deciso dal sindaco
Il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni ora chiede “una azione del Governo italiano, che fa finta di non sapere che dai nostri porti continuano a transitare armi destinate ad azioni contrari alla nostra Costituzione” BOLOGNA – Bloccati a Ravenna due contanier di armi destinate ad Israele. Lo rivela il sindaco della città Alessandro Barattoni che in seguito ad una segnalazione arrivata nella serata di ieri “da alcuni lavoratori” del porto ha ottenuto, insieme a Provincia e Regione, lo stop dalla società di gestione dello scalo. Si trattava, racconta il primo cittadino, di “due container contenenti esplosivi con destinazione Israele“. Ricevuta la segnalazione “ci siamo attivati per verificare la cosa e abbiamo avuto conferma”. IL CONTAINER È STATO STOPPATO SU RICHIESTA DEL SINDACO In qualità di soci pubblici, gli enti locali hanno “evidenziato la loro contrarietà a Sapir”, la società che gestisce il porto di Ravenna, ottenendo lo stop al passaggio dei container. La società ha raccolto l’invito e espresso la propria “indisponibilità a fare entrare nei propri terminal” quei carichi, che pertanto “oggi non transiteranno dal porto di Ravenna”. Ora, è il messaggio spedito però da Barattoni nel corso di una conferenza stampa tenuta in municipio, “serve una azione del Governo italiano, che fa finta di non sapere che dai nostri porti continuano a transitare armi destinate ad azioni contrari alla nostra Costituzione”.   Agenzia DIRE
September 18, 2025
Pressenza