RAVENNA: LE DOGANE NEGANO I DATI SUL TRAFFICO D’ARMI AL PORTO E SI APPELLANO AL CONSIGLIO DI STATOI parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ed Marco Croatti
annunciano “un’interrogazione urgente. Chiediamo conto al governo della scelta
inaccettabile dell’Agenzia delle Dogane di impugnare la sentenza del Tar
dell’Emilia-Romagna che aveva riconosciuto alla giornalista Linda Maggiori e
all’avvocato Andrea Maestri l’accesso ai dati sui materiali d’armamento
transitati da Ravenna e destinati a Israele. Nell’atto di appello l’Avvocatura
dello Stato si spinge a definire la pubblicazione una minaccia alla sicurezza
nazionale, arrivando a delegittimare l’inchiesta giornalistica con argomenti
offensivi. Il Governo non può apporre il segreto sui traffici d’armi e
calpestare il diritto dei cittadini a essere informati”, dicono Ascari e
Croatti. Giovedì mattina, ore 11.30, presidio davanti alle Dogane con il
Coordinamento popolare contro le armi nel porto di Ravenna.
Linda Maggiori, giornalista freelance e del Coordinamento ravennate Ascolta o
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COMUNICATO
Ravenna Porto d’Armi.Le Dogane continuano a negare i dati e si appellano al
Consiglio di Stato
Dopo la sentenza del Tar Emilia-Romagna (1 luglio 2026) che obbliga l’ufficio
delle Dogane a rendere noti i dati sui traffici di armi dal porto di Ravenna,
queste si sono rifiutate, e hanno fatto appello al Consiglio di Stato chiedendo
la sospensiva dell’efficacia del provvedimento.
La pervicacia delle Dogane nel negare i dati, se non fosse chiaro a tutti,
dimostra che dal porto di Ravenna continuano a passare armi verso Israele e
alleati.
“Il dato quantitativo in merito al materiale bellico o ai componenti di
armamenti partiti dal Porto di Ravenna nel 2025 è un dato importante, se non
altro in quanto consente di comprendere quale sia la eventuale rilevanza
militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo
difensivo marittimo complessivo della Nazione. (…) L’esecuzione della sentenza è
idonea a compromettere in modo definitivo ed irreparabile la sicurezza
nazionale, la difesa e le questioni militari, nonché le relazioni internazionali
dello Stato” spiega l’avvocatura dello Stato nell’appello.
Insomma sembra che il porto di Ravenna da commerciale sia diventato un porto
militare con segreti inconfessabili. E lo sarà sempre di più con la corsa al
riarmo dell’ Europa e della Nato.
Non a caso l’ambasciatore statunitense ha fatto una lunga e approfondita visita
alla città, in compagnia del sindaco, appena una settimana fa, lodando
l’incrollabile alleanza. Tra rigassificatore e armi, Ravenna è uno snodo
cruciale per l’imperialismo. A breve, sarà una tappa del corridoio Imec, altro
corridoio commerciale (e militare) che collega Europa, Israele, e India,
fortemente voluto dagli Usa.
Nell’appello al Consiglio di Stato, le Dogane fanno anche un duro e insensato
attacco al giornalismo indipendente.
Riferendosi alla giornalista Linda Maggiori, le Dogane sottolineano che “le
reiterate richieste lungi dall’essere dirette a promuovere la partecipazione dei
cittadini sembrano, di contro, volte unicamente al procacciamento,
nell’esclusivo interesse della giornalista, di notizie che possano avere un
forte impatto mediatico”. E infine: “gli interessi pubblici sottesi alla vicenda
prevalgono sicuramente sugli interessi privati della odierna appellata che
agisce non “de damno vitando”, ma “de lucro captando”.
In parole povere, secondo le Dogane e l’avvocatura dello Stato l’interesse
pubblico coincide con il facilitare e proteggere il traffico di armi, mentre
gettare luce su questi traffici con articoli di stampa è un lucroso interesse
privato da limitare.
“Una posizione molto pesante che offende la professione del giornalismo, che non
solo si occupa di fatti di interesse pubblico (come appunto il traffico di armi
da porti civili) ma è esso stesso un servizio pubblico. Le Dogane hanno diritto
a difendersi, se è questo ciò che vogliono, ma non hanno diritto a offendere,
delegittimare, e squalificare i giornalisti che fanno il loro lavoro rispettando
la legge e il codice deontologico dell’ordine: qui non si parla di gossip
privati, ma di armi dirette a massacrare civili innocenti” commenta Linda
Maggiori. “Abbiamo chiesto anche i dati del 2026, se non sono passate armi,
perché non rendere noti i dati? Per quanto riguarda il lucro, poi, è quasi
comico oltre che offensivo. Qui si parla di giornalisti precari, attivisti e
avvocati pro bono. Pensiamo piuttosto a chi lucra sulla vendita delle armi”.
Come Coordinamento contro le Armi crediamo che questa accusa non offenda solo il
lavoro della giornalista, ma anche le centinaia di persone che a Ravenna hanno
manifestato e le decine di migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione
alla Regione per chiedere lo stop alle armi ad Israele dal porto di Ravenna e
l’istituzione di un Osservatorio per la trasparenza sul traffico di armi in
generale.
Secondo l’avvocato Andrea Maestri “tecnicamente l’appello non ha fondamento
perché postula l’esenzione totale di un ente, le Dogane, dall’accesso
generalizzato, per coprire segreto d’ufficio, interessi militari, relazioni
internazionali, sicurezza nazionale. Confidiamo che, applicando la normativa
vigente, il Consiglio di Stato non possa che confermare la sentenza di primo
grado. Il Tar di Bologna ha già operato un bilanciamento tra dovere di
trasparenza e interessi pubblici in potenziale conflitto con esso. Affermare che
nessuna informazione, nemmeno quantitativa, su export e transiti di armi, può
essere data sarebbe davvero troppo. Mi pare che vogliano dirci che col nostro
ricorso e con la vittoria di primo grado abbiamo toccato i fili dell’alta
tensione. Ma il diritto è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia e
della trasparenza, in un ambito in cui i cittadini hanno diritto di sapere se il
nostro Paese ha continuato a fornire o a far transitare armi verso Israele,
rendendosi complice del crimine dei crimini internazionali, il genocidio,
oggetto di indagine da parte della Corte Internazionale di Giustizia e della
Corte Penale Internazionale. Senza trasparenza, con un potere blindato e
inaccessibile l’opinione pubblica viene privata del diritto all’informazione,
presupposto per l’esercizio concreto ed effettivo del diritto di partecipazione
democratica” conclude l’avvocato.
Come Coordinamento contro le armi nel porto di Ravenna faremo un presidio di
protesta, sotto le Dogane, giovedì 30 luglio ore 11.30, via Darsena San Vitale
n.48.
Per dire che l’interesse pubblico non coincide con l’interesse del governo a
mantenere legami militari con lo stato di Israele e i suoi alleati, che
l’interesse pubblico è trasparenza e non complicità con i crimini di guerra.
Che il giornalismo libero non è da limitare né da intimidire, che il porto di
Ravenna non deve essere porto d’armi nè base militare, dove a lucrare sono i
mercanti di armi, protetti dalla opacità.
Chiediamo infine al sindaco Barattoni di fare lui stesso accesso agli atti alle
Dogane, come primo cittadino.
Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna