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La trasparenza non basta
di Federico Giusti Cosa si cela dietro all’avvento dell’economia di guerra e alla militarizzazione del corpo sociale Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che ai cittadini venga …
Notizie allarmanti dall’Avvocatura Generale dello Stato: l’Italia è coinvolta nella guerra mondiale
Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scritto nella memoria a difesa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla giornalista Linda Maggiori la possibilità di accedere agli atti e ai documenti relativi alle attività nel porto di Ravenna. L’obiettivo di Linda Maggiori era quello di far venire alla luce i traffici di armi che da tempo avvengono nel porto e mettere in evidenza le violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il commercio di armi con Paesi coinvolti in teatri di guerra o riconosciuti colpevoli di lesioni dei diritti umani. Per l’Avvocatura Generale dello Stato, “la propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna”, che in realtà è un porto civile e commerciale e nessuno aveva affermato, fino ad adesso, che fosse strategico per gli interessi nazionali del nostro Paese. Il dato allarmante di questo pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato è che i traffici dei nostri porti civili rappresenterebbero informazioni riservate che non possono essere rese pubbliche senza nuocere agli interessi della nostra sicurezza. Di fatto, in questo modo, non sarebbe possibile esercitare un controllo effettivo sulla reale applicazione della legge 185 e nessuno potrebbe mettere in discussione il commercio con Paesi belligeranti o, ancora peggio, colpevoli di genocidio. In questo modo si vorrebbe impedire di fare luce su quanto sta avvenendo in porti, aeroporti e stazioni del nostro Paese, che sempre più vedono aumentare il traffico e lo spostamento di armamenti, in un clima di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni di guerra. Ora, candidamente, anche l’Avvocatura dello Stato, dichiara che siamo in guerra e giustifica la mancanza di trasparenza con esigenze di sicurezza nazionale, perché saremmo coinvolti in una guerra mondiale già in atto. Un secchio d’acqua gelida sulla faccia di chi fa ancora finta di non capire.   Unione Sindacale di Base
August 28, 2026
Pressenza
RECA aderisce alla manifestazione del 27 agosto a Ravenna
Giovedì 27 agosto a Roma il Consiglio di Stato sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di accesso ai dati sul transito di armi dal porto di Ravenna. Contemporaneamente nella città romagnola * il Coordinamento No armi dal porto di Ravenna, * la rete Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (BDS) di Ravenna * il collettivo Basta complicità organizzano un presidio, a cui aderisce e partecipa la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia Romagna, che comunica: > NELLA TRASPARENZA E NEL CONTROLLO DEMOCRATICO LA VIA PER LA PACE > > La battaglia per conoscere i dati sul transito di armi dal porto di Ravenna, > intrapresa nei mesi scorsi dai movimenti di solidarietà con la Palestina, in > questi giorni vivrà una nuova e importante tappa. > > Davanti al Consiglio di Stato la giornalista Linda Maggiori, storica > collaboratrice della RECA e dei movimenti ambientali e pacifisti – alla quale, > ovviamente, vanno il nostro sostegno e solidarietà – sarà rappresentata > dall’avvocato ravennate Andrea Maestri, che da sempre si batte contro ogni > forma di razzismo, in favore delle persone migranti e in solidarietà con il > popolo palestinese. > > La vicenda giudiziaria nasce dalla richiesta, presentata da Linda, di poter > conoscere i dati relativi al passaggio di armi dal porto. Infatti, senza > alcuna motivazione plausibile, dopo aver perduto davanti al Tar, l’Agenzia > delle Dogane di Ravenna ha presentato appello al Consiglio di Stato contro > l’accesso agli atti. Una posizione che stride con quella assunta, per esempio, > dall’Agenzia delle Dogane di Livorno, che avrebbero invece accolto la > richiesta di accesso agli atti, fornendo i dati sul passaggio di armi e le > indicazioni sulle destinazioni. > > Non sappiamo se sia lecito “pensare male”, ma non vorremmo che il porto di > Ravenna, con questa ostinazione nel celare i dati, avesse da nascondere > qualcosa di particolare. I promotori della manifestazione si chiedono: “Forse > perché la destinazione principale delle navi cargo che partono da Ravenna è > Israele?”. Una specifica richiesta viene fatta al Sindaco di Ravenna, quella > di essere presente, di confrontarsi e ricevere una delegazione. > > Nel settembre 2025 Barattoni aveva garantito che dal porto non sarebbero più > passate armi; ma, come ha riportato la rivista Altreconomia il 12 agosto 2026, > pare che da Ravenna siano passate anche quest’anno numerose spedizioni di > materiale non identificato, individuate da BDS e Giovani Palestinesi, dirette > agli stabilimenti di Elbit Systems in Israele. > > Delle due l’una: o il Sindaco non ha strumenti per informarsi su che cosa > succede realmente al porto, e questo sarebbe già abbastanza grave, oppure ha > informazioni che non vuole dare alla cittadinanza e ciò – ad avviso nostro e > delle associazioni promotrici del presidio – sarebbe anche più grave. > > Peraltro, a Ravenna, nei mesi scorsi, era già stata inoltrata al Sindaco una > petizione popolare proprio per chiedere meccanismi di trasparenza e di > coinvolgimento democratico sugli stessi temi, nonché l’impegno a prendere > posizioni chiare di contrasto al commercio di armi verso Israele. > > Sul fatto che il Consiglio di Stato riconosca il diritto dell’opinione > pubblica alla trasparenza le tre realtà promotrici si dimostrano abbastanza > ottimiste. > > Nel loro documento si legge che “È diritto dei cittadini sapere quante armi > passano dal porto non solo per motivi di sicurezza di cittadini e lavoratori > ma anche per garantire il massimo rispetto della Legge 185/1990 e dell’Arms > Trade Treaty (ATT)”, che vietano di armare governi responsabili di crimini di > guerra e contro l’umanità e in ogni caso di sospendere i commerci di armi con > i paesi attori di conflitti in atto, oltre che chiedere  sui traffici di armi > la massima chiarezza. > > Naturalmente non si possono non citare anche le risoluzioni delle Nazioni > Unite sui crimini commessi da Israele, in particolare la risoluzione 55/28 del > 5 aprile 2024 che invita gli Stati a cessare vendita, trasferimento e > diversione di armi, munizioni e altro equipaggiamento militare a Israele. La > stessa risoluzione chiede anche di astenersi dall’esportazione di beni e > tecnologie di sorveglianza, armi non letali e beni cosiddetti dual use, quando > vi siano ragionevoli motivi per sospettare che possano essere utilizzati per > violare i diritti umani. > > Anche la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna dovrebbero essere al > fianco di chi esprime tali istanze, sia nella società sia davanti al Consiglio > di Stato, e sostenere il diritto dei cittadini ad avere accesso alle > informazioni. > > La Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna sottolinea come tutti > i conflitti in atto, la produzione e il traffico di armi, la lotta fra le > diverse potenze per il dominio sulle fonti energetiche fossili, siano fra le > cause principali della catastrofe ecologica che il mondo sta vivendo, e quindi > la fuoriuscita dal sistema estrattivo e l’impegno per un modello energetico e > ambientale diverso, basato sulle fonti rinnovabili, sulla produzione dal > basso, sulla revisione dei consumi e sul rispristino degli equilibri naturali, > non possa che essere tutt’uno con l’impegno per la pace e la cooperazione fra > i popoli. > > Pertanto invita cittadini e cittadine ad essere presenti al presidio fissato > per giovedì 27 agosto a Ravenna in piazza del Popolo alle 10, > contemporaneamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato a Roma. Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna   Redazione Romagna
August 25, 2026
Pressenza
Solidarietà a Linda Maggiori
Rete #NOBAVAGLIO esprime pieno sostegno alla giornalista Linda Maggiori, che il prossimo 27 agosto a Roma sosterrà nell’udienza davanti il Consiglio di Stato il diritto di poter accedere alle informazioni sui traffici d’armi dal porto di Ravenna. Diritto che invece le è stato negato dall’Agenzia delle Dogane. Rete #NOBAVAGLIO auspica che l’esito sia in linea con la sentenza già espressa dal Tar di Bologna in suo favore, che, come conferma il suo avvocato Andrea Maestri, “ha sancito il diritto di conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto”. La battaglia di Linda Maggiori ci riguarda tutte e tutti: come giornaliste e giornalisti, come attiviste e attivisti e come cittadine e cittadini che hanno il diritto ad essere informati, almeno per due ragioni fondamentali: La prima: perché il traffico d’armi va ad alimentare un’economia di guerra che, dall’industria alla cultura, sta trasformando l’intera struttura della nostra società, crea solo morte e distruzione e impoverisce ecosistemi e territori, mettendone a rischio la sicurezza, come dimostra l’esplosione avvenuta in questi giorni nella fabbrica d’armi KNDS di Colleferro, in provincia di Roma. La seconda: perché la raccolta di notizie potrebbe implicare, come in questo, anche la verifica di eventuali violazioni della legge dello Stato 185/1990, che vieta di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, come ad esempio Israele, che tuttora sta perpetrando impunemente il genocidio del popolo palestinese, così come denunciato dall’Onu. RETE #NOBAVAGLIO Liberi di essere informati LiberiTuttX Ovviamente Linda Maggiori riceva anche la solidarietà della redazione di Pressenza di cui è da tempo una delle autrici. Rete #NOBAVAGLIO
August 19, 2026
Pressenza
RAVENNA: LE DOGANE NEGANO I DATI SUL TRAFFICO D’ARMI AL PORTO E SI APPELLANO AL CONSIGLIO DI STATO
I parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ed Marco Croatti annunciano “un’interrogazione urgente. Chiediamo conto al governo della scelta inaccettabile dell’Agenzia delle Dogane di impugnare la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che aveva riconosciuto alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri l’accesso ai dati sui materiali d’armamento transitati da Ravenna e destinati a Israele. Nell’atto di appello l’Avvocatura dello Stato si spinge a definire la pubblicazione una minaccia alla sicurezza nazionale, arrivando a delegittimare l’inchiesta giornalistica con argomenti offensivi. Il Governo non può apporre il segreto sui traffici d’armi e calpestare il diritto dei cittadini a essere informati”, dicono Ascari e Croatti. Giovedì mattina, ore 11.30, presidio davanti alle Dogane con il Coordinamento popolare contro le armi nel porto di Ravenna. Linda Maggiori, giornalista freelance e del Coordinamento ravennate Ascolta o scarica  COMUNICATO Ravenna Porto d’Armi.Le Dogane continuano a negare i dati e si appellano al Consiglio di Stato Dopo la sentenza del Tar Emilia-Romagna (1 luglio 2026) che obbliga l’ufficio delle Dogane a rendere noti i dati sui traffici di armi dal porto di Ravenna, queste si sono rifiutate, e hanno fatto appello al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva dell’efficacia del provvedimento. La pervicacia delle Dogane nel negare i dati, se non fosse chiaro a tutti, dimostra che dal porto di Ravenna continuano a passare armi verso Israele e alleati. “Il dato quantitativo in merito al materiale bellico o ai componenti di armamenti partiti dal Porto di Ravenna nel 2025 è un dato importante, se non altro in quanto consente di comprendere quale sia la eventuale rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione. (…) L’esecuzione della sentenza è idonea a compromettere in modo definitivo ed irreparabile la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, nonché le relazioni internazionali dello Stato” spiega l’avvocatura dello Stato nell’appello. Insomma sembra che il porto di Ravenna da commerciale sia diventato un porto militare con segreti inconfessabili. E lo sarà sempre di più con la corsa al riarmo dell’ Europa e della Nato. Non a caso l’ambasciatore statunitense ha fatto una lunga e approfondita visita alla città, in compagnia del sindaco, appena una settimana fa, lodando l’incrollabile alleanza. Tra rigassificatore e armi, Ravenna è uno snodo cruciale per l’imperialismo. A breve, sarà una tappa del corridoio Imec, altro corridoio commerciale (e militare) che collega Europa, Israele, e India, fortemente voluto dagli Usa. Nell’appello al Consiglio di Stato, le Dogane fanno anche un duro e insensato attacco al giornalismo indipendente. Riferendosi alla giornalista Linda Maggiori, le Dogane sottolineano che “le reiterate richieste lungi dall’essere dirette a promuovere la partecipazione dei cittadini sembrano, di contro, volte unicamente al procacciamento, nell’esclusivo interesse della giornalista, di notizie che possano avere un forte impatto mediatico”. E infine: “gli interessi pubblici sottesi alla vicenda prevalgono sicuramente sugli interessi privati della odierna appellata che agisce non “de damno vitando”, ma “de lucro captando”. In parole povere, secondo le Dogane e l’avvocatura dello Stato l’interesse pubblico coincide con il facilitare e proteggere il traffico di armi, mentre gettare luce su questi traffici con articoli di stampa è un lucroso interesse privato da limitare. “Una posizione molto pesante che offende la professione del giornalismo, che non solo si occupa di fatti di interesse pubblico (come appunto il traffico di armi da porti civili) ma è esso stesso un servizio pubblico. Le Dogane hanno diritto a difendersi, se è questo ciò che vogliono, ma non hanno diritto a offendere, delegittimare, e squalificare i giornalisti che fanno il loro lavoro rispettando la legge e il codice deontologico dell’ordine: qui non si parla di gossip privati, ma di armi dirette a massacrare civili innocenti” commenta Linda Maggiori. “Abbiamo chiesto anche i dati del 2026, se non sono passate armi, perché non rendere noti i dati? Per quanto riguarda il lucro, poi, è quasi comico oltre che offensivo. Qui si parla di giornalisti precari, attivisti e avvocati pro bono. Pensiamo piuttosto a chi lucra sulla vendita delle armi”. Come Coordinamento contro le Armi crediamo che questa accusa non offenda solo il lavoro della giornalista, ma anche le centinaia di persone che a Ravenna hanno manifestato e le decine di migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione alla Regione per chiedere lo stop alle armi ad Israele dal porto di Ravenna e l’istituzione di un Osservatorio per la trasparenza sul traffico di armi in generale. Secondo l’avvocato Andrea Maestri “tecnicamente l’appello non ha fondamento perché postula l’esenzione totale di un ente, le Dogane, dall’accesso generalizzato, per coprire segreto d’ufficio, interessi militari, relazioni internazionali, sicurezza nazionale. Confidiamo che, applicando la normativa vigente, il Consiglio di Stato non possa che confermare la sentenza di primo grado. Il Tar di Bologna ha già operato un bilanciamento tra dovere di trasparenza e interessi pubblici in potenziale conflitto con esso. Affermare che nessuna informazione, nemmeno quantitativa, su export e transiti di armi, può essere data sarebbe davvero troppo. Mi pare che vogliano dirci che col nostro ricorso e con la vittoria di primo grado abbiamo toccato i fili dell’alta tensione. Ma il diritto è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia e della trasparenza, in un ambito in cui i cittadini hanno diritto di sapere se il nostro Paese ha continuato a fornire o a far transitare armi verso Israele, rendendosi complice del crimine dei crimini internazionali, il genocidio, oggetto di indagine da parte della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale. Senza trasparenza, con un potere blindato e inaccessibile l’opinione pubblica viene privata del diritto all’informazione, presupposto per l’esercizio concreto ed effettivo del diritto di partecipazione democratica” conclude l’avvocato. Come Coordinamento contro le armi nel porto di Ravenna faremo un presidio di protesta, sotto le Dogane, giovedì 30 luglio ore 11.30, via Darsena San Vitale n.48. Per dire che l’interesse pubblico non coincide con l’interesse del governo a mantenere legami militari con lo stato di Israele e i suoi alleati, che l’interesse pubblico è trasparenza e non complicità con i crimini di guerra. Che il giornalismo libero non è da limitare né da intimidire, che il porto di Ravenna non deve essere porto d’armi nè base militare, dove a lucrare sono i mercanti di armi, protetti dalla opacità. Chiediamo infine al sindaco Barattoni di fare lui stesso accesso agli atti alle Dogane, come primo cittadino. Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna
July 28, 2026
Radio Onda d`Urto
RECA e AMAS: solidarietà con i giornalisti
“Sconcerto e preoccupazione per la discriminazione e la limitazione alla libertà di stampa” è espresso da Rete per l’Emergenza Climatica e Ambientale e Assemblea Movimenti Ambientalisti e Sociali. RECA e AMAS dell’Emilia Romagna riferiscono che: > Nel pomeriggio di venerdì 12 giugno alla sede di Confindustria di Reggio > Emilia si svolgeva una conferenza dal titolo Aeronautica, Difesa, > Aerospace. Sul palco, insieme ai vertici industriali come Curti, c’era un > dirigente dell’industria nazionale di armi, Leonardo SPA. > > I giornalisti Linda Maggiori (Indipendente e Altreconomia), Flavio Novara > (Askanews) e Cosimo Pederzoli (Left) regolarmente accreditati e iscritti al > convegno, una volta entrati, sono stati allontanati dalla sala. > > Anche altre persone, come Marco Cosentina, professore di storia e filosofia e > attivista pacifista, non sono stati ammessi a partecipare. > > Il tutto mentre si stava svolgendo un presidio dei movimenti pacifisti di > contrasto ai contenuti del convegno stesso. > > La motivazione? Non erano associati a Confindustria e non erano stati > invitati. > > È stato loro negato anche di intervistare i relatori. > > Vengono invece fatti entrare giornalisti di altre testate, appositamente > invitati da Confindustria. > > Questa situazione è doppiamente preoccupante. Non solo perché sempre più > aziende in Emilia-Romagna stanno intraprendendo un percorso di conversione > bellica anziché ecologica ma anche perché il giornalismo, che dovrebbe > raccontare questo pericoloso riarmo, è sempre meno libero. > > Viene impedito ai giornalisti di testate scomode di lavorare, accedere a > convegni, intervistare i relatori. “Esprimiamo quindi solidarietà ai giornalisti coinvolti, che hanno giustamente presentato un esposto all’Ordine dei Giornalisti – dichiarano RECA ER ed AMAS ER – Esprimiamo la nostra netta contrarietà al riarmo in corso”. Redazione Romagna
June 23, 2026
Pressenza
Bologna, 13-14 giugno: «Carovana Diritti e Rovesci»
di Manuela Foschi Gran finale per la Carovana sui temi ambientali e sociali Diritti e Rovesci di Reca Er e Amaser, la Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna e l’Assemblea dei Movimenti ambientalisti e sociali dell’Emilia Romagna composta da oltre 90 realtà ambientaliste. Partita da Piacenza l’11 aprile, è passata per tutti i capoluoghi e altre città emiliano romagnole sollevando temi ambientali e sociali per i quali
Palestina sul tetto del mondo
Articoli di Alessandra Filippi, Michele Giorgio, Marwa Rommaneh, Maurizio Perriello, Alessandro Lamberti, Gian Luca Gasca, Mario Sommella, Linda Maggiori, Chiara Cruciati ed altro. Con video e audio. SOMMARIO DI QUESTO DOSSUIER 1 – aggiornamenti da Anbamed; 2 – Alessandra Filippi sulla occupazione progressiva di Gaza; 2 – Michele Giorgio sui dati personali dei palestinesi; 3 – Marwa Rommaneh sulla scomparsa
Ferrara, 6 giugno: la «Carovana» si prepara al…
… al gran finale del 13 e 14 giugno a Bologna. di Manuela Foschi E’ in dirittura di arrivo la Carovana sui temi ambientali e sociali Diritti e Rovesci di Reca – Er e Amaser, la Rete Emergenza Climatica e Ambientale – Emilia Romagna e l’Assemblea dei Movimenti ambientalisti e sociali dell’Emilia Romagna composta da oltre 90 realtà ambientaliste. Partita da Piacenza l’11 aprile, è