Digiuno per Gaza: i praticanti di oggi e i motivi della scelta del Collettivo di Vicenza

Pressenza - Tuesday, August 25, 2026

Un anno, tre mesi e 10 giorni fa, il 15 maggio 2025, giorno dell’anniversario della Nakba, Anbamed lanciava l’iniziativa del digiuno di 24 ore a staffetta al quale hanno partecipato migliaia di persone da ogni parte d’Italia, dall’Europa e dai paesi arabi.

Il Centro Studi Sereno Regis di Torino ha aderito organizzando presidi in piazza davanti alla sede del Comune e le comunità palestinesi di Padova e Parma hanno organizzando presidi permanenti di tre giorni nel centro delle loro città.

Il Movimento europeo per la nonviolenza (Mean) ha organizzato il digiuno di mille amministratori locali, sindaci, assessori e consiglieri comunali, provinciali e regionali, con l’adesione della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti.

Ogni giorno scopriamo che ci sono altre iniziative sparse per l’Italia di digiuno a staffetta per Gaza. Ciò che arriva in redazione è una minima parte del fiume in piena della solidarietà che si mette in cammino sulla strada della nonviolenza, per tentare di svegliare le coscienze di governanti sordi, ciechi e complici.

Recentemente anche la nascita di un gruppo social su FB: “Le notizie dalla Striscia di Gaza sono sempre più terribili, è urgente e necessario esprimere il nostro dissenso come esseri umani e come professionisti della sanità contro il genocidio palestinese in corso a Gaza. Per esprimere tutto il nostro dissenso organizziamo un digiuno a staffetta e testimoniamo il nostro gesto sui social con #DigiunoGaza e in presenza davanti alle strutture sanitarie dove lavoriamo. È un’azione personale, non svolta in orario di lavoro. Non ostacola il passaggio degli utenti. È un gesto di testimonianza civile e umana. Unisciti a noi! Il silenzio è complicità. Per info: https://www.digiunogaza.it“.

Alle persone che praticano il digiuno individualmente si sono aggregati alcuni gruppi che facevano già il digiuno per la pace, come il gruppo di Venezia dal marzo 2024, e poi altri da Torino, Vicenza, Palermo, Roma, Saronno,… e oggi si aggiunge il Collettivo di Vicenza, che spiega i motivi della scelta:

Sono ormai da due anni che si sta perpetrando il massacro della popolazione palestinese di Gaza.

Intendiamo sottolineare che le ingiustizie che subisce questo popolo vengono da tempi molto più lontani, ma sotto ai nostri occhi sta avvenendo l’accelerazione di un vecchio disegno sadico: l’allontanamento dei palestinesi dalla loro terra.

La spaventosa crudeltà scientifica con cui viene perpetrato questo crimine trova precedenti solo nei periodi più bui della storia recente che vengono ricordati col giorno della memoria del 27 gennaio, memoria che a quanto pare riguarda esclusivamente gli appartenenti ad una sola etnia, ad un solo credo religioso, dimenticando che di giorni della memoria ne dovremo dedicare a molti popoli aborigeni tra cui il popolo palestinese la cui Nakba (o esodo) sottolinea il loro diritto al ritorno.

La Nakba segnò e segna tutt’ora quel tempo infausto di allora e di oggi in cui gli abitanti originari della Palestina furono e sono obbligati militarmente a lasciare le proprie case chiudendo dietro di sé la porta d’ingresso come se fosse la fine eppure, nonostante l’orrore e la solitudine in cui versò e versa questo popolo, ogni famiglia ha portato e porta con sé una chiave … quella chiave simbolo di speranza, quella chiave che tornerà ad aprire la porta di casa un giorno, speriamo vicino.

Un popolo intorno al quale è stato costruito un muro lungo quasi 1000 km ed alto mediamente 5 metri.

Un popolo a cui e stata rubata la moneta di scambio, sostituita con il denaro dell’occupante.

Un popolo che non ha il diritto ad un passaporto.

Un popolo a cui si tenta di distruggere il retaggio culturale.

Un popolo che trascorre il viaggio casa-scuola o casa-lavoro tra controlli ai check points.

Un popolo la cui squadra di ciclismo venne gambizzata pur di non farla uscire oltre confine.

Un popolo a cui si tagliano gli ulivi, a cui si rubano gli aranceti, a cui viene tolta l’acqua potabile e sostituita con le tubature delle fogne.

Un popolo i cui bambini vengono arrestati mentre vanno a scuola e poi di loro non si saprà più nulla.

Un popolo che, nonostante il mio ed il tuo silenzio, continua a stare in piedi Sumud e pur di piegare questo popolo alle volontà altrui, negli ultimi mesi anche la fame viene usata come arma di guerra e per colpire soprattutto le fasce più deboli della popolazione, si bloccano gli aiuti, si spara contro gli affamati che lottano per pochi pugni di farina, si forniscono alimenti deperiti o tossici come la farina piena di oppiacei.

Come Cittadini ed essere umani ci sentiamo pesantemente coinvolti.

Potremo girarci dall’altra parte …. ma non è con l’indifferenza che possiamo sostenere una popolazione che sta morendo di fame.

Per manifestare il nostro dissenso nei confronti di chi ha deciso di alimentare questa guerra con il rifornimento di armi, di chi ha scelto volutamente di negare la verità, noi digiuniamo.

Come Cittadini ed esseri umani abbiamo dunque deciso di condividere anche se solo simbolicamente un momento di privazione ed invitiamo, tutti coloro che vivono questo profondo dolore di unirsi a noi nella staffetta del digiuno per Gaza.

É solo un piccolissimo atto, ripetiamo simbolico, uno dei tantissimi atti di solidarietà che milioni di persone in tutto il mondo praticano, stanche di vedere equilibrismi infami quando non sono barbari giochi di potere.

La nostra forza può contribuire a cambiare queste logiche crudeli.

Per una Palestina libera, digiuno per Gaza.

Collettivo Digiuno per Gaza, Vicenza

 

ANBAMED