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Digiuno per Gaza: i praticanti di oggi e i motivi della scelta del Collettivo di Vicenza
Un anno, tre mesi e 10 giorni fa, il 15 maggio 2025, giorno dell’anniversario della Nakba, Anbamed lanciava l’iniziativa del digiuno di 24 ore a staffetta al quale hanno partecipato migliaia di persone da ogni parte d’Italia, dall’Europa e dai paesi arabi. Il Centro Studi Sereno Regis di Torino ha aderito organizzando presidi in piazza davanti alla sede del Comune e le comunità palestinesi di Padova e Parma hanno organizzando presidi permanenti di tre giorni nel centro delle loro città. Il Movimento europeo per la nonviolenza (Mean) ha organizzato il digiuno di mille amministratori locali, sindaci, assessori e consiglieri comunali, provinciali e regionali, con l’adesione della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Ogni giorno scopriamo che ci sono altre iniziative sparse per l’Italia di digiuno a staffetta per Gaza. Ciò che arriva in redazione è una minima parte del fiume in piena della solidarietà che si mette in cammino sulla strada della nonviolenza, per tentare di svegliare le coscienze di governanti sordi, ciechi e complici. Recentemente anche la nascita di un gruppo social su FB: “Le notizie dalla Striscia di Gaza sono sempre più terribili, è urgente e necessario esprimere il nostro dissenso come esseri umani e come professionisti della sanità contro il genocidio palestinese in corso a Gaza. Per esprimere tutto il nostro dissenso organizziamo un digiuno a staffetta e testimoniamo il nostro gesto sui social con #DigiunoGaza e in presenza davanti alle strutture sanitarie dove lavoriamo. È un’azione personale, non svolta in orario di lavoro. Non ostacola il passaggio degli utenti. È un gesto di testimonianza civile e umana. Unisciti a noi! Il silenzio è complicità. Per info: https://www.digiunogaza.it“. Alle persone che praticano il digiuno individualmente si sono aggregati alcuni gruppi che facevano già il digiuno per la pace, come il gruppo di Venezia dal marzo 2024, e poi altri da Torino, Vicenza, Palermo, Roma, Saronno,… e oggi si aggiunge il Collettivo di Vicenza, che spiega i motivi della scelta: > Sono ormai da due anni che si sta perpetrando il massacro della popolazione > palestinese di Gaza. > > Intendiamo sottolineare che le ingiustizie che subisce questo popolo vengono > da tempi molto più lontani, ma sotto ai nostri occhi sta avvenendo > l’accelerazione di un vecchio disegno sadico: l’allontanamento dei palestinesi > dalla loro terra. > > La spaventosa crudeltà scientifica con cui viene perpetrato questo crimine > trova precedenti solo nei periodi più bui della storia recente che vengono > ricordati col giorno della memoria del 27 gennaio, memoria che a quanto pare > riguarda esclusivamente gli appartenenti ad una sola etnia, ad un solo credo > religioso, dimenticando che di giorni della memoria ne dovremo dedicare a > molti popoli aborigeni tra cui il popolo palestinese la cui Nakba (o esodo) > sottolinea il loro diritto al ritorno. > > La Nakba segnò e segna tutt’ora quel tempo infausto di allora e di oggi in cui > gli abitanti originari della Palestina furono e sono obbligati militarmente a > lasciare le proprie case chiudendo dietro di sé la porta d’ingresso come se > fosse la fine eppure, nonostante l’orrore e la solitudine in cui versò e versa > questo popolo, ogni famiglia ha portato e porta con sé una chiave … quella > chiave simbolo di speranza, quella chiave che tornerà ad aprire la porta di > casa un giorno, speriamo vicino. > > Un popolo intorno al quale è stato costruito un muro lungo quasi 1000 km ed > alto mediamente 5 metri. > > Un popolo a cui e stata rubata la moneta di scambio, sostituita con il denaro > dell’occupante. > > Un popolo che non ha il diritto ad un passaporto. > > Un popolo a cui si tenta di distruggere il retaggio culturale. > > Un popolo che trascorre il viaggio casa-scuola o casa-lavoro tra controlli ai > check points. > > Un popolo la cui squadra di ciclismo venne gambizzata pur di non farla uscire > oltre confine. > > Un popolo a cui si tagliano gli ulivi, a cui si rubano gli aranceti, a cui > viene tolta l’acqua potabile e sostituita con le tubature delle fogne. > > Un popolo i cui bambini vengono arrestati mentre vanno a scuola e poi di loro > non si saprà più nulla. > > Un popolo che, nonostante il mio ed il tuo silenzio, continua a stare in piedi > Sumud e pur di piegare questo popolo alle volontà altrui, negli ultimi mesi > anche la fame viene usata come arma di guerra e per colpire soprattutto le > fasce più deboli della popolazione, si bloccano gli aiuti, si spara contro gli > affamati che lottano per pochi pugni di farina, si forniscono alimenti > deperiti o tossici come la farina piena di oppiacei. > > Come Cittadini ed essere umani ci sentiamo pesantemente coinvolti. > > Potremo girarci dall’altra parte …. ma non è con l’indifferenza che possiamo > sostenere una popolazione che sta morendo di fame. > > Per manifestare il nostro dissenso nei confronti di chi ha deciso di > alimentare questa guerra con il rifornimento di armi, di chi ha scelto > volutamente di negare la verità, noi digiuniamo. > > Come Cittadini ed esseri umani abbiamo dunque deciso di condividere anche se > solo simbolicamente un momento di privazione ed invitiamo, tutti coloro che > vivono questo profondo dolore di unirsi a noi nella staffetta del digiuno per > Gaza. > > É solo un piccolissimo atto, ripetiamo simbolico, uno dei tantissimi atti di > solidarietà che milioni di persone in tutto il mondo praticano, stanche di > vedere equilibrismi infami quando non sono barbari giochi di potere. > > La nostra forza può contribuire a cambiare queste logiche crudeli. > > Per una Palestina libera, digiuno per Gaza. > > Collettivo Digiuno per Gaza, Vicenza   ANBAMED
August 25, 2026
Pressenza
Sanitaricidio, genocidio, Palestina: una serata per parlarne
Mercoledì alle 20.45 nel Teatro San Carlo di Casalborgone, siamo al confine tra la provincia di Torino e quella di Asti, si è tenuto l’incontro “Sulla rotta per Gaza: dall’attivismo alle missioni umanitarie”. Occasione motrice dell’organizzazione, la liberazione di Dina Alberizia del Conviy, il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, detenuta per un mese insieme ad altri dieci attivisti in Libia, rientrata con la consapevolezza di dover parlare, far conoscere questa situazione, metterla a disposizione. L’evento è stato organizzato dalla pro loco di Casalborgone in collaborazione con l’amministrazione comunale e ha visto una bella partecipazione. Oltre Dina, che avevamo già incontrato qui, hanno partecipato Maria Elena Delia portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Irdi Memaj di Emercency rientrato un mese fa dalla Striscia, Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza e il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Ha chiuso l’evento la proiezione del documentario: GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK, l’indagine sulla distruzione sistematica del sistema sanitario della Striscia operata colpendo parimenti strutture e operatori. Sono 74 minuti che ripercorrono ciò che è avvenuto nella Striscia di gaza dal 7 ottobre 2023 fino a inizio 2025. Poco più di un’ora che sono come tanti pugni. Non è la storia di una guerra, è la storia di un genocidio pianificato anche sul lungo termine. Demolendo le strutture ospedaliere si toglie la possibilità di curare nell’immediato, uccidendo il personale sanitario si rende difficile curare per molti più anni perché non ci sarà nessuno in grado di farlo. Il sistema di aggressione usato è stato quasi sempre lo stesso: prima viene colpita la zona intorno all’ospedale, la struttura si riempie di persone, feriti e familiari, a questo punto parte l’attacco verso la struttura stessa, con l’ingresso diretto delle forze armate all’interno degli ospedali per rintracciare i tunnel sotterranei, nascondiglio di Hamas. Questo modalità ha portato a moltissimi arresti e uccisioni e la chiusura della struttura stessa tanto che prima del 7 ottobre 2023 erano presenti 36 ospedali ridotti a 9 nel pieno della cruenza aggressiva dell’Idf. In alcuni casi i medici sono stati deliberatamente presi di mira anche al di fuori della struttura sanitaria. Le persone arrestate venivano poi condotte nei centri di detenzione israeliane dove la quotidianità è violenza e sopruso abituale. Questo è quel che sta patendo il dottor Hussam Abu Safiya. Pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan è stato arrestato il 27 dicembre 2024. Anche a lui si fa riferimento nel documentario, da allora è ancora trattenuto ma le notizie sono poche e quelle poche per nulla positive. La distruzione volontaria e sistematica del sistema sanitario e dei suoi operatori è quello che Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza ci dice essere stata denominata Sanitaricidio. Com’è adesso la situazione nella Striscia? La tregua è finta ma la situazione è ancora gravissima. lo racconta Irdi Memaj il dottore del Papa Giovanni di Bergamo che ha lavorato con Emergency nella striscia ed è recentemente rientrato. A Gaza Emergency è presente dall’agosto del 2024 e gestisce la clinica di salute primaria ad al-Qarara, dove ha lavorato il dottor Irdi, e attività di supporto all’Ambulatorio di al-Mawasi Il dottor Memaj ha definito quello che si vive adesso a Gaza un “conflitto a bassa intensità”, non pace. La Striscia è un fazzoletto di terra: sono 40 km di lunghezza con una larghezza che va dai 6 ai 12 km, piccola ma densamente popolata anche dopo le migliaia di morti provocati da continui attacchi e bombardamenti. Tra l’altro la popolazione avrebbe avuto diritto al 50% del territorio ma Israele sta continuamente rosicchiando questo limite e attualmente sono al 70% di occupazione. Le case sono quasi completamente distrutte, le tende ovunque, mancano bagni ed elettricità. La vita quotidiana dei gazawi è una continua lotta, contro i bombardamenti, e una continua coda, per i beni di prima necessità. Ci si mette in fila per il cibo, per l’acqua da bere e per l’acqua con cui lavarsi. L’acqua manca la quantità disponibile pro capite è ben al di sotto la soglia minima stabilita. Nonostante questo non si riescono ad avere i pezzi di ricambio per ripristinare gli impianti di desalinizzazione, molti dei quali andati distrutti. Le attività produttive sono interrotte, il lavoro così come possiamo intenderlo noi, inesistente. Il 40% dei pazienti della clinica è sotto i 14 anni. Il 10% dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni sono malnutriti. Oltre le ferite dovute a bombe e proiettili un grosso problema è la mancata possibilità di cura di patologie che in altri luoghi sarebbero curabili. Il dottor Memaj ha voluto ricordare il caso di una giovane di 18 anni Yasmine affetta da una grave forma di polmonite. La clinica di Emergency la sera chiude. Effettuato il trasferimento in ospedale, a breve arrivò la notizia del bombardamento della struttura. Cosa è successo a Yasmine? Il dottore non lo ha raccontato. Ha raccontato però un altro frammento di quotidianità che ha vissuto a Gaza. Cosa succede prima di un bombardamento? Viene emesso un ordine di evacuazione: tra i 15 minuti e le due ore si deve abbandonare la zona interessata, dopo il bombardamento si può tornare e vedere se la propria casa è rimasta in piedi. Alcuni colleghi gazawi non vanno più via, gli ordini di evacuazione sono talmente frequenti che, esasperati, non scappano neppure più. Cosa possiamo fare, noi europei, di fronte a tutta questa violenza? Per rispondere torniamo all’inizio dell’incontro e alla testimonianza di una persona che a questa domanda una risposta l’ha data. Dina Alberizia ha partecipato alla spedizione via terra della Global Sumud Flotilla, insieme ad attivisti provenienti da otto nazioni diverse. Dovevano attraversare la Libia ma sono stati fermati. Una piccola delegazione, dieci di loro tra cui Dina Alberizia e Domenico Centrone, si era mossa per  provare a mediare un accordo con il governo locale in quanto spedizione umanitaria, in teoria difesa dal diritto internazionale. Sono invece stati arrestati e trattenuti per un mese in una struttura dei servizi segreti. I beni di prima necessità che trasportavano sono ancora fermi là, in Libia. Dina ha raccontato che sono stati trattati da “detenuti privilegiati”, non avendo subito tortura fisica. Però la spedizione umanitaria è stata bloccata, indifferenti alla protezione prevista dal diritto internazionale. Proprio questa è una delle cose più gravi che stanno avvenendo. Sta vincendo la legge del più forte, ma se, con il nostro silenzio avvalliamo questo stato di cose, perdiamo tutto il lavoro fatto dalla conclusione della seconda Guerra Mondiale. Oggi la legge del più forte sta prevaricando un’intera popolazione in Palestina, domani potrà accadere in qualunque altra parte del mondo. Per mobilitarsi non è necessario partire e viaggiare su un convoglio via mare o terra. La partecipazione in qualcunque forma è importante, anche nelle cose più piccole, tutte valgono nello stesso modo. Possiamo farlo tutti e tutte, tutto serve. Si può partire, si possono sostenere le realtà che collaborano con chi porta aiuti in queste zone, partecipando alle iniziative di proteste e soprattutto boicottando tutto ciò che con l’economia di guerra guadagna e prospera. Un esempio è il boicottaggio dei prodotti dell’azienda farmaceutica Teva, un colosso che produce farmaci generici venduti in ogni parte del mondo. Teva sostiene apertamente i militari dell’IDF, offrendo sostegno psicologico e supporto. Tra le realtà che sostengono i palestinesi e presenti alla serata, oltre a Emergency c’era anche il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Alcuni attivisti dell’associazione hanno presentato la loro mission: “diffondere la cultura e la storia palestinesi”. Per farlo sostengono la comunità di Sebastia, vicino Nablus in Cisgiordania. Ritrovano una somiglianza tra quel paese e il loro, numero di abitanti sui 3500, attività agricole, anche la presenza di una personalità religiosa, Don Bosco qui, a Sebastia fu sepolto Giovanni il Battista. Spesso organizzano momenti d’incontro tra le loro comunità, cercando di aiutarli a superare le difficoltà di un’aumentata aggressività dei coloni: hanno mandato piantine per le coltivazioni che la non riuscivano a reperire, hanno mandato kit di automedicazione e adesso stanno cercando di mandare materiali non infiammabili essendo il fuoco uno degli strumenti più utilizzati dai coloni per attaccarli. Per questo hanno sempre aperta una raccolta fondi organizzando anche momenti diretti di sensibilizzazione. * Per maggiori informazioni sulla Global Sumud Flotilla a livello globale qui: per la delegazione italiana qui: e per il gruppo piemontese: mail: globalsumudit_piemonte@proton.me * Per maggiori informazioni sul gruppo di Castelnuovo Don Bosco: Instagram: @castelnuovoperlapalestina Mail: castelnuovoperlapalestina@proton.me * Per maggiori informazioni sul BDS Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per il popolo palestinese, anche in merito all’azienda Teva Gruppi locali e associazioni aderenti a BDS Italia – tabella – BDS Italia * Per informazioni relative al gruppo Sanitari per Gaza: https://www.instagram.com/sanitari.per.gaza?igsh=dTh0ZTk4NHI0N21x * Per il dottor Hussam Abu Safiya è attiva la raccolta firme di Amnesty International. Gaza: libertà per il dottor Hussam Abu Safiya – Appelli – Amnesty International Italia Sara Panarella
July 25, 2026
Pressenza
La rete #DigiunoGaza: operatrici e operatori della sanità contro il genocidio palestinese
Siamo una rete nazionale di operatrici ed operatori della sanità che non vogliono rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese portato avanti dal governo di Israele. La nostra è una rete informale, non collegata a nessun partito né organizzazione sindacale. Manifestiamo il nostro dissenso e orrore con azioni di testimonianza personale e di protesta collettiva, concrete e visibili. Fin dalla nostra nascita nel luglio 2025 abbiamo scelto come nostra pratica principale il digiuno a staffetta, un atto di testimonianza e responsabilità che, a livello individuale e collettivo, rendiamo pubblico davanti ai nostri ospedali e sui social. Oltre alla pratica del digiuno, promuoviamo flash mob davanti agli ospedali, campagne di boicottaggio, raccolte fondi, webinar, e altre iniziative. Gli ospedali come luoghi di cura e la nostra professione come impegno etico rimangono i nostri punti cardine: come operatori ed operatrici che lavorano ogni giorno nei luoghi di cura del nostro sistema sanitario, in nome dei valori deontologici che ci accomunano e che ci impegnano a salvare vite e a difendere sempre e comunque la dignità umana, rifiutiamo di rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese, pianificato deliberatamente dal governo di Israele con la complicità dei governi occidentali. La nostra rete nasce in Toscana il 29 luglio 2025 grazie ad un gruppo di operatrici e operatori del Sistema sanitario nazionale che ha pensato di lanciare un digiuno a staffetta di solidarietà con Gaza. In pochi giorni il numero dei partecipanti si è ampliato, registrando ogni giorno e in tutta Italia centinaia di adesioni da parte del personale sanitario, al quale si sono aggiunti anche tantissimi cittadini, attivisti, amministratori locali, associazioni, rappresentanti di enti e istituzioni. Il 28 agosto 2025, insieme alla rete Sanitari per Gaza e alla campagna “No Teva” di Bds Italia, abbiamo quindi organizzato la prima Giornata nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza, a cui si sono iscritte ben 10mila persone ma stimiamo che alla Giornata di digiuno abbiano preso parte almeno 30mila persone, tra personale sanitario e comuni cittadini. La rete #DigiunoGaza nasce così, in modo assolutamente spontaneo e dal basso. Attraverso i nostri digiuni a staffetta e altre iniziative pubbliche vogliamo tenere alta l’attenzione sul genocidio in corso a Gaza, manifestare la nostra profonda solidarietà al popolo palestinese e richiamare la nostra responsabilità di operatrici e operatori sanitari nella difesa del diritto alla cura e alla vita. Lo scorso 2 ottobre abbiamo promosso un grande flash mob nazionale dal titolo “Luci sulla Palestina“, che ha visto mobilitazioni davanti a ben 250 ospedali italiani e la partecipazione di oltre 20mila persone. Mai in Italia, davanti agli ospedali, si era vista una mobilitazione così partecipata e diffusa. Sostenere i nostri colleghi palestinesi che ogni giorno devono affrontare emergenze di ogni tipo, senza mezzi, sotto attacco continuo, sottoposti ad arresti arbitrari e violenti è un altro importante obiettivo che ci siamo dati come rete. Ecco che allora il 10 dicembre abbiamo lanciato in 60 ospedali italiani la campagna “La sanità non si imprigiona” per chiedere la liberazione dei sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra i quali il pediatra Hussam Abu Safiya che oggi, dopo oltre 550 giorni di prigionia, rischia di morire in un carcere israeliano a causa delle continue torture e privazioni a cui è sottoposto. Per la liberazione di Abu Safiya abbiamo promosso campagne ad hoc e lanciato, insieme ad altre organizzazioni internazionali, una raccolta di firme. Garantire la presenza delle Ong a Gaza, le uniche che al momento possono offrire sostegno sanitario gratuito anche in aree periferiche è un altro aspetto sul quale ci siamo concentrati attraverso una grande raccolta fondi per sostenere la clinica Emergency di Al Qarara, vicino Khan Yunis, e attraverso la campagna #NoListeNoBersagli con flash mob in 62 ospedali e una petizione sottoscritta da oltre 10mila persone abbiamo chiesto il ritiro del bando israeliano contro le Ong che rifiutano di consegnare i nomi del personale palestinese. E’ sotto gli occhi del mondo che, nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco”, Israele non si ferma e il genocidio palestinese continua e dunque continua anche il nostro impegno di operatrici e operatori sanitari: continuiamo con il boicottaggio di Teva e i digiuni settimanali , con le campagne a sostegno di Abu Safiya e gli altri sanitari palestinesi prigionieri, con la proiezione negli ospedali del documentario “Gaza: Doctors Under Attack” e altro ancora. Continuiamo perché il silenzio è complicità, perché crediamo che sia anche nostra responsabilità opporci a questa barbarie e fare il possibile per mantenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza e Cisgiordania. Il genocidio palestinese non si è fermato, ha solo cambiato passo.     Redazione Italia
July 16, 2026
Pressenza
“Gaza: doctors under attack” nelle sale di ospedali e aziende sanitarie della Toscana
La rete Digiuno per Gaza informa che centinaia di operatori e dirigenti sanitari hanno partecipato, negli ospedali di tutte le città toscane, alle proiezioni del film che racconta la strage dei medici palestinesi e riferisce: > La sanità toscana ha ricordato il genocidio di Gaza. Coinvolti anche gli > Ordini professionali. > > “Grazie a tutti voi per essere rimasti qui, in silenzio, a condividere il peso > di queste immagini e per avere deciso di non voltare la testa dall’altra > parte”: è con queste parole che si apre uno dei tanti messaggi lasciati da > medici ed infermieri dopo la proiezione del pluripremiato film “Gaza: doctors > under attack”. Un film-documentario che è stato proiettato per 38 volte negli > ospedali toscani, nel giro di poche settimane, e che è stato visto da quasi > 1.000 operatori e dirigenti sanitari, in un esperimento collettivo di memoria, > di condivisione e di empatìa. > > Tutte le Direzioni delle Aziende sanitarie della Toscana hanno deciso di > accogliere nelle proprie sedi la proiezione del film, promuovendola – come ha > scritto un Direttore Generale in una email ai dipendenti – come “un’occasione > di promozione dei valori che sono alla base della professione sanitaria: il > diritto alla cura, la tutela della salute delle persone, la protezione del > personale medico e il rispetto dei principi umanitari anche nei contesti più > complessi”. Molti dirigenti apicali, Direttori di Ospedale, di Zona e di Unità > Operativa, hanno partecipato alle proiezioni e sono intervenuti nel successivo > dibattito. Significativo è stato anche il coinvolgimento dei rappresentanti > degli Ordini professionali dei Medici, degli Infermieri, dei Fisioterapisti, > delle Ostetriche e dei Tecnici sanitari di tutte le Province toscane, invitati > a presiedere alle proiezioni del film e ad inviare i propri messaggi di > solidarietà. > > Le 38 proiezioni sono state rese possibili grazie alle attiviste ed agli > attivisti di #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, che promettono di continuare il > lavoro di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione nel contesto > sanitario: “ringraziamo le Aziende sanitarie e gli Ordini professionali per > avere accolto la proposta di “parlare di Gaza” nei nostri ospedali; a Gaza > abbiamo assistito alla distruzione sistematica ed intenzionale di tutte le > componenti del sistema sanitario. Secondo i dati confermati dalle Nazioni > Unite oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, oltre 450 operatori > sanitari sono stati detenuti illegalmente in carcere e torturati, oltre il 90% > degli ospedali e degli ambulatori è stato distrutto o reso inagibile. Una > popolazione già decimata dai bombardamenti e dalla carestia è stata > volutamente privata della sua risorsa più importante, il proprio sistema > sanitario. Le Istituzioni hanno il dovere di agire per dare assistenza alla > popolazione, garantire protezione ai curanti, contrastare il genocidio che si > sta consumando in Palestina”. > > A rappresentare come i temi della protezione del personale sanitario e della > negazione del diritto alla salute siano in primo luogo temi deontologici che > chiamano in causa la natura stessa delle professioni di cura. > > I Presidenti degli Ordini hanno scritto che: “è necessario garantire il > rispetto del diritto internazionale umanitario, la protezione delle strutture > sanitarie e la sicurezza di tutti i professionisti impegnati nell’assistenza”; > “è essenziale promuovere occasioni di informazione, riflessione e confronto > che aiutino a mantenere viva la coscienza collettiva su valori che > appartengono profondamente alla nostra identità professionale e deontologica”; > “progetti di sensibilizzazione come il vostro rafforzano i valori di > solidarietà, dignità umana e difesa dei diritti di cui i professionisti > sanitari si fanno promotori, non solo nella cura ma anche nella tutela dei > soggetti più vulnerabili”. > > Gli Ordini professionali hanno ricordato il dovere di tutti i professionisti > della sanità di operare per la pace. Il report delle proiezioni, con dati di dettaglio sulle partecipazioni, immagini e feedback, è pubblicato sul sito www.digiunogaza.it e disponibile anche nel file https://www.digiunogaza.it/wp-content/uploads/2026/05/REPORT.pdf Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
“Come e perché boicottare TEVA: una guida per medici e farmacisti”, un webinar
BDS Italia, Sanitari per Gaza (SpG) e #DigiunoGaza organizzano un webinar sul boicottaggio di TEVA Farmaceutici (e sue controllate Cephalon, Dorom e Ratiopharm) rivolto a medici, farmacisti e a tutto il personale sanitario interessato, invitando alla massima partecipazione TEVA Pharmaceutical Industries Ltd è una multinazionale con sede in Israele. Opera nel settore farmaceutico dal 1901 ed è tra le venti aziende farmaceutiche più grandi al mondo (1). Presente in 57 paesi, è considerata il leader globale nella produzione e commercializzazione di farmaci equivalenti (detti anche “generici”). Per l’importo delle imposte versate, TEVA si colloca tra i maggiori finanziatori dello Stato di Israele (2). TEVA è stata condannata più volte per condotte ritenute non conformi ai principi etici, vedi lo scandalo degli oppiodi in USA nel 2022 (3) o la recente sanzione per violazione delle norme antitrust relativamente al Copaxone in EU nel 2024 (4), solo per citare i fatti più noti. TEVA aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC) (5), la più grande iniziativa strategica di sostenibilità aziendale al mondo, lanciata nel 2000 per promuovere un’economia globale rispettosa dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiente e anti-corruzione. Tuttavia, TEVA è oggetto di una petizione internazionale che ne chiede l’espulsione a causa della violazione di 5 su 10 principi fondamentali di questa iniziativa (6). È noto che TEVA gode da sempre dei vantaggi derivanti dal regime di occupazione israeliano del territorio palestinese, grazie anche al Protocollo di Parigi, parte integrante degli accordi di Oslo del 1993, che affida ad Israele il controllo delle frontiere e la gestione dei flussi di merci, determinando così la totale dipendenza dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) e della Striscia di Gaza dalle leggi doganali e dai servizi israeliani per l’import/export di merci, con effetti drammatici sull’economia palestinese, in particolare sul settore farmaceutico (7). Oltre a tutto ciò, TEVA sostiene attivamente lo sforzo bellico di Israele fornendo all’IDF risorse economiche e supporto logistico per la campagna militare a Gaza e per le operazioni militari in Cisgiordania e nelle colonie illegali, come si evince dalle numerose dichiarazioni del suo CEO e Dirigenti (8–9–10); oltre a ciò collabora con l’ente di beneficenza Pitchon-Lev, che ha avviato una campagna per la donazione di materiali ai soldati dell’esercito israeliano, istituendo punti di raccolta di materiale per l’IDF in tutte e cinque le sedi di TEVA in Israele (11) e, ancora, supporta programmi di assistenza psicologica alle vittime, esclusivamente israeliane, di traumi causati dalle guerre e fornisce assistenza ai riservisti nella fase di ritorno dal fronte(12,13) Inoltre TEVA è partner ufficiale di “Thank Israeli Soldiers” (TIS) un ente la cui mission dichiarata è quella di “accogliere, rafforzare ed educare i soldati dell’IDF, dall’inizio del servizio militare fino alla transizione alla vita civile”. Più di un milione di soldati israeliani hanno beneficiato dei suoi programmi e tra questi ci sono soldati in servizio attivo, riservisti, comandanti e familiari di militari. TIS ha inoltre fornito all’esercito, dal 7 ottobre 2023 in poi, più di 850.000 forniture “umanitarie”.(14) Per tutti questi motivi nel 2024 è partita la campagna congiunta BDS-SpG “TEVA? NO GRAZIE!”, oggi diventata campagna globale, e che a livello nazionale ha già registrato l’adesione di parecchi Comuni, a partire da Sesto Fiorentino e molti altri, oltre che di migliaia di cittadini italiani e di farmacie private (vedi sito bdsitalia.org per la lista di tutti i Comuni aderenti alla campagna). Nell’ambito di questa campagna di boicottaggio è stato pensato un webinar con lo  scopo di informare, sensibilizzare e fornire strumenti concreti ed efficaci al mondo sanitario (e non solo), per farci sentire tutti meno impotenti e con un ruolo più attivo rispetto al bloccare le complicità del genocidio in corso ed a quanto si sta consumando in Palestina, Libano ed in tutti i Paesi vittime della brutale aggressione di Israele, stato razzista e colonialista di insediamento. Il webinar si articolerà in una prima fase di “apprendimento”, coadiuvato dalla proiezione di slides, per poi concludersi con un momento interlocutorio di Q&A, guidato per tutta la durata (di un’ora circa) da un medico ed un farmacista esperti. I link Zoom per le iscrizioni alle sessioni del webinar sono disponibili di seguito: – 3 giugno ore 18.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_wj-ubshJRjuz0cu0j2cFZg – 10 giugno ore 12.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_DO0Fit6zS1ywHo8l8mXMHg – 17 giugno ore 18.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_tkzJBGX6T5mPMshQheCqZg Per approfondimenti, si consiglia di consultare il sito: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3010-webinar-teva e i riferimenti bibliografici di seguito riportati:   1. Dunleavy K. Top 20 pharma companies by 2024 revenue. 2. Teva Reaches Agreement With the Israel Tax Authority to Resolve All Pending Litigation for the Company’s Taxable Years 2008-2020. 2024. 3. Office of the New York State Attorney General. Attorney General James Secures $523 Million from Top Opioid Manufacturer Teva, Bringing Total Funds for New Yorkers to More Than $2 Billion. 2022. 4. European Commission. Commission fines Teva €462.6 million over misuse of the patent system and disparagement to delay rival multiple sclerosis medicine. 2024. 5. Teva. Teva Italia aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite. 2024. 6. Network A. Letter to UN Global Compact for removal of Teva Pharmaceuticals from list of participants. 7. Who Profits – The Israeli Occupation Industry – Teva Pharmaceutical Industries. 2012. 8. Teva Israele. Teva per Israele (tradotto dall’ebraico). 2023. 9. Wrobel S. Teva CEO says production and distribution in Israel remain largely unaffected by war. The Times of Israel. 20 febbraio 2024. 10. Levanon A. La preparazione alle emergenze è la nostra routine, siamo sempre pronti per la prossima sfida. Ynet. 25 settembre 2024. 11. Ynetnews. ynetglobal. 2023. International solidarity: World joins hands to aid Israelis post Hamas attack. 12. About Natal. Natal Israel Trauma & Resilience Center. 13. 13. 2023 Healthy future report. 14. 14. Thank Israeli Soldiers – About us.     BDSItalia
May 31, 2026
Pressenza
La voce dei medici di Gaza arriva negli Ospedali della Toscana.
22 maggio 2026 – Sono già 24 gli ospedali toscani dove è stata programmata la proiezione del documentario “Gaza: doctors under attack”. La prima proiezione è prevista per lunedì 25 maggio nella sala riunioni del SERD di Livorno, in queste ultime ora si è unita l’Azienda Ospedaliera di Careggi, si continuerà poi a tamburo battente fino al 5 luglio, tra ospedali grandi e piccoli, sedi distrettuali e case di comunità, toccando moltissime località della Toscana. L’iniziativa è promossa da #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, due reti di operatrici ed operatori della sanità che già da molti mesi si mobilitano contro il genocidio dei palestinesi. “Gaza: doctors under attack” è un documentario potente e pluripremiato che dimostra la sistruzione degliospedali di Gaza, l’uccisione, la tortura, ladetenzione illegale del personale sanitario. Tutti i fatti narrati nel film sono confermati dai report delle Nazione Unite e da organismi indipendenti. “E’ un film rigoroso e toccante, che tutto il personale sanitario deve avere la possibilità di vedere – dicono gli organizzatori – Quel che è accaduto e sta accadendo a Gaza è la negazione totale e deliberata del diritto alla cura, un diritto fondamentale che è la base della nostra etica professionale. La distruzione del sistema sanitario di Gaza è stata parte decisiva della strategia genocida. Israele ha ucciso medici, ha limitato l’accesso a cure mediche, ha ridotto o impedito l’ingresso di fornitura mediche, ha impedito la formazione di personale sanitario. Fin da ottobre 2023 molti ospedali sono stati bombardati, assediati o evacuati nel nord della Striscia. Nei primi mesi del 2024 anche gli ospedali del centro e del sud sono stati assediati; nel maggio 2025 il 90% delle strutture sanitarie era totalmente o parzialmente fuori servizio. Come operatori sanitari non possiamo accettare questo stato di cose, e dobbiamo avere il coraggio di mostrare la verità”. “Ringraziamo di cuore il titolare dei diritti in Italia, il distributore statunitense ZETEO, che ci ha concesso di proiettare gratuitamente il film “Gaza: doctors under attack” negli ospedali Toscani per un ciclo continuo di 6 settimane – riportano gli organizzatori. E ringraziamo le Direzioni delle Aziende sanitarie coinvolte e le direttrici e direttori di Ospedale e di Distretto che apriranno i loro Auditorium per la proiezione, consentendo così ai professionisti interessati di vedere insieme questo film così necessario. Un film che è anche un modo di ricordare insieme le storie di medici che non ci sono più, o che sono attualmente ancora imprigionati”. Il calendario delle proiezioni è disponibile sul sito www.digiunogaza.it ed è in continuo aggiornamento. Alle date previste probabilmente se ne aggiungeranno anche altre nei prossimi giorni. Gli attivisti di #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza saranno impegnati a portare il film attraverso tutti i luoghi del sistema sanitario toscano, per un esercizio di memoria collettiva e di riconoscimento della comunità degli operatori della sanità nell’importanza di preservare i valori della giustizia, dei diritti umani, del diritto internazionale e della pace. Alle proiezioni sono stati invitati anche i rappresentanti di tutti gli Ordini Professionali, a partire da Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri ed Ordine delle Professioni Infermieristiche. La storia della distribuzione del film è particolare. E’ stato prodotto da Basement Films per BBC, ma BBC ne ha bloccato la messa in onda per mesi, suscitando molte polemiche, per poi decidere di censurarlo per presunti e mai provati “problemi di imparzialità”. Il film è stato quindi acquisito e trasmesso dalla emittente Channel4 nel luglio 2025, e da allora ha ottenuto un successo straordinario, vincendo numerosi premi, tra i quali il British Journalism Award ed il recente e prestigioso Bafta Tv Award. (dg) Elenco degli Ospedali aderenti (al 22.5.2026) 1. SerD Livorno 25 maggio ore 14.30 Via Tiberio Scali 11 2. Ospedale di Pontedera (Pi) 28 maggio ore 14.30 Polo didattico “Donati” 3. Ospedale del Cuore di Massa 30 maggio ore 10.30 Fondazione Monasterio 4. Lucca – Cittadella della Salute Campo di Marte 3 giugno ore 16.00 Padiglione B 5. Ospedale Santa Maria alla Gruccia – Montevarchi (Ar) 8 giugno Sala Paul Harris 6. Centro Polivalente Icaro – Società della Salute Lunigiana (Ms) 9 giugno Licciana Nardi ore 15.00 7. Ospedale S. Donato di Arezzo 10 giugno ore 14.00 Auditorium 8. Ospedale di Volterra (Pi) 11 giugno ore 14.30 Aula Formazione 9. Ospedale di Cecina (Li) 12 giugno ore 14 Auditorium 10. Ospedale Versilia – Camaiore (Lu) 15 giugno ore 13.30 Auditorium 11. Ospedale Nottola – Montepulciano (SI) 16 giugno ore 14.30 Auditorium 12. Ospedale di Orbetello (Gr) 16 giugno ore 14.30 Auditorium 13. Ospedale di Castelnuovo Garfagnana (Lu) 17 giugno ore 14.30 14. Ospedale di Poggibonsi (SI) 18 giugno ore 14.30 Auditorium 15. Presidio ospedaliero di Monterosso – Carrara (Ms) 19 giugno ore 14.30 Centro Simulazione, Palazzina G 16. Ospedale di Piombino (Li) 22 giugno ore 14.00 17. Ospedale San Luca di Lucca 23 giugno ore 14.30 Aula Piera Sesti 18. Ospedale NOA di Massa 24 giugno ore 14.30 Auditorium 19. Casa di Comunità di Cascina (Pi) 25 giugno ore 14.00 20. Ospedale di Bibbiena (Ar) 26 giugno ore 14.30 21. Ospedale di Livorno 30 giugno ore 14.30 Sala Ceccarini 22. Fondazione Stella Maris – Calambrone (Pisa) 1 luglio ore 14.30 Auditorium 23. Ospedale di Portoferraio (Isola d’Elba) 3 luglio ore 14.30 24. Azienda Ospedaliera di Careggi (Firenze) – Aula Magna NIC 3 – data in corso di definizione   Redazione Toscana
May 23, 2026
Pressenza
7, 13 e 27 maggio: webinar TEVA
Organizzano BDS Italia, Sanitari per Gaza e #DigiunoGaza. BDS Italia, Sanitari per Gaza e #DigiunoGaza invitano medici, farmacisti e personale sanitario interessato a partecipare al webinar sul boicottaggio dell’azienda TEVA (e consociate), grossa multinazionale farmaceutica israeliana, specializzata nella produzione di farmaci generici. WEBINAR condotto da professionisti del settore sanitario Il webinar avrà la durata di un’ora (60 minuti) e si