Digiuno per Gaza: i praticanti di oggi e i motivi della scelta del Collettivo di Vicenza
Un anno, tre mesi e 10 giorni fa, il 15 maggio 2025, giorno dell’anniversario
della Nakba, Anbamed lanciava l’iniziativa del digiuno di 24 ore a staffetta al
quale hanno partecipato migliaia di persone da ogni parte d’Italia, dall’Europa
e dai paesi arabi.
Il Centro Studi Sereno Regis di Torino ha aderito organizzando presidi in piazza
davanti alla sede del Comune e le comunità palestinesi di Padova e Parma hanno
organizzando presidi permanenti di tre giorni nel centro delle loro città.
Il Movimento europeo per la nonviolenza (Mean) ha organizzato il digiuno di
mille amministratori locali, sindaci, assessori e consiglieri comunali,
provinciali e regionali, con l’adesione della presidente della Regione Umbria,
Stefania Proietti.
Ogni giorno scopriamo che ci sono altre iniziative sparse per l’Italia di
digiuno a staffetta per Gaza. Ciò che arriva in redazione è una minima parte del
fiume in piena della solidarietà che si mette in cammino sulla strada della
nonviolenza, per tentare di svegliare le coscienze di governanti sordi, ciechi e
complici.
Recentemente anche la nascita di un gruppo social su FB: “Le notizie dalla
Striscia di Gaza sono sempre più terribili, è urgente e necessario esprimere il
nostro dissenso come esseri umani e come professionisti della sanità contro il
genocidio palestinese in corso a Gaza. Per esprimere tutto il nostro dissenso
organizziamo un digiuno a staffetta e testimoniamo il nostro gesto sui social
con #DigiunoGaza e in presenza davanti alle strutture sanitarie dove lavoriamo.
È un’azione personale, non svolta in orario di lavoro. Non ostacola il passaggio
degli utenti. È un gesto di testimonianza civile e umana. Unisciti a noi! Il
silenzio è complicità. Per info: https://www.digiunogaza.it“.
Alle persone che praticano il digiuno individualmente si sono aggregati alcuni
gruppi che facevano già il digiuno per la pace, come il gruppo di Venezia dal
marzo 2024, e poi altri da Torino, Vicenza, Palermo, Roma, Saronno,… e oggi si
aggiunge il Collettivo di Vicenza, che spiega i motivi della scelta:
> Sono ormai da due anni che si sta perpetrando il massacro della popolazione
> palestinese di Gaza.
>
> Intendiamo sottolineare che le ingiustizie che subisce questo popolo vengono
> da tempi molto più lontani, ma sotto ai nostri occhi sta avvenendo
> l’accelerazione di un vecchio disegno sadico: l’allontanamento dei palestinesi
> dalla loro terra.
>
> La spaventosa crudeltà scientifica con cui viene perpetrato questo crimine
> trova precedenti solo nei periodi più bui della storia recente che vengono
> ricordati col giorno della memoria del 27 gennaio, memoria che a quanto pare
> riguarda esclusivamente gli appartenenti ad una sola etnia, ad un solo credo
> religioso, dimenticando che di giorni della memoria ne dovremo dedicare a
> molti popoli aborigeni tra cui il popolo palestinese la cui Nakba (o esodo)
> sottolinea il loro diritto al ritorno.
>
> La Nakba segnò e segna tutt’ora quel tempo infausto di allora e di oggi in cui
> gli abitanti originari della Palestina furono e sono obbligati militarmente a
> lasciare le proprie case chiudendo dietro di sé la porta d’ingresso come se
> fosse la fine eppure, nonostante l’orrore e la solitudine in cui versò e versa
> questo popolo, ogni famiglia ha portato e porta con sé una chiave … quella
> chiave simbolo di speranza, quella chiave che tornerà ad aprire la porta di
> casa un giorno, speriamo vicino.
>
> Un popolo intorno al quale è stato costruito un muro lungo quasi 1000 km ed
> alto mediamente 5 metri.
>
> Un popolo a cui e stata rubata la moneta di scambio, sostituita con il denaro
> dell’occupante.
>
> Un popolo che non ha il diritto ad un passaporto.
>
> Un popolo a cui si tenta di distruggere il retaggio culturale.
>
> Un popolo che trascorre il viaggio casa-scuola o casa-lavoro tra controlli ai
> check points.
>
> Un popolo la cui squadra di ciclismo venne gambizzata pur di non farla uscire
> oltre confine.
>
> Un popolo a cui si tagliano gli ulivi, a cui si rubano gli aranceti, a cui
> viene tolta l’acqua potabile e sostituita con le tubature delle fogne.
>
> Un popolo i cui bambini vengono arrestati mentre vanno a scuola e poi di loro
> non si saprà più nulla.
>
> Un popolo che, nonostante il mio ed il tuo silenzio, continua a stare in piedi
> Sumud e pur di piegare questo popolo alle volontà altrui, negli ultimi mesi
> anche la fame viene usata come arma di guerra e per colpire soprattutto le
> fasce più deboli della popolazione, si bloccano gli aiuti, si spara contro gli
> affamati che lottano per pochi pugni di farina, si forniscono alimenti
> deperiti o tossici come la farina piena di oppiacei.
>
> Come Cittadini ed essere umani ci sentiamo pesantemente coinvolti.
>
> Potremo girarci dall’altra parte …. ma non è con l’indifferenza che possiamo
> sostenere una popolazione che sta morendo di fame.
>
> Per manifestare il nostro dissenso nei confronti di chi ha deciso di
> alimentare questa guerra con il rifornimento di armi, di chi ha scelto
> volutamente di negare la verità, noi digiuniamo.
>
> Come Cittadini ed esseri umani abbiamo dunque deciso di condividere anche se
> solo simbolicamente un momento di privazione ed invitiamo, tutti coloro che
> vivono questo profondo dolore di unirsi a noi nella staffetta del digiuno per
> Gaza.
>
> É solo un piccolissimo atto, ripetiamo simbolico, uno dei tantissimi atti di
> solidarietà che milioni di persone in tutto il mondo praticano, stanche di
> vedere equilibrismi infami quando non sono barbari giochi di potere.
>
> La nostra forza può contribuire a cambiare queste logiche crudeli.
>
> Per una Palestina libera, digiuno per Gaza.
>
> Collettivo Digiuno per Gaza, Vicenza
ANBAMED