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Toledo: 4ª Università estiva dell’ Umanesimo Universalista: “Rivoluzione nonviolenta, direzione umanizzante”
QUEST’ANNO, LA SUMMER UNIVERSITY OF UNIVERSALIST HUMANISM CELEBRA LA SUA QUARTA EDIZIONE CON IL MOTTO ” RIVOLUZIONE NONVIOLENTA. UNA DIREZIONE UMANIZZANTE “. Come nelle edizioni precedenti, si svolgerà nell’arco di tre giorni, dall’11 al 13 settembre , presso il Parco di Studi e Riflessione di Toledo . Perché è stato scelto questo tema generale per le attività che si svolgeranno questa volta? Indubbiamente, perché gli episodi di violenza si stanno intensificando e occorre una risposta urgente. ” Stiamo assistendo al crollo delle istituzioni e all’ascesa dell’individualismo, che porta a confusione e alla disgregazione di valori e credenze”, hanno affermato gli organizzatori . “E mentre una parte della popolazione è paralizzata, un’altra parte di noi si ribella per cambiare la situazione. Continuare con il sistema attuale non fa altro che prolungare il dolore e la sofferenza che stiamo vivendo”.  Per noi, l’unica soluzione valida è una rivoluzione nonviolenta in senso umanizzante, che rifiuti la violenza e metta il potere nelle mani del popolo. Nel corso dei tre giorni, si terranno conferenze, workshop, tavole rotonde e attività ricreative in cui i partecipanti esploreranno, si scambieranno idee e lavoreranno su diversi elementi essenziali per rendere possibile questa trasformazione. Il programma completo è consultabile qui . Parleremo di trasformazione personale e sociale, risveglio della coscienza, processi di pace, disarmo, movimenti internazionalisti o studenteschi, femminismo, riconciliazione, intelligenza artificiale e istruzione, salute, ambiente, casa, arte, spiritualità, come acquisire la fede interiore che questa rivoluzione sia possibile… e tutto questo per immaginare insieme e avvicinarci a quel futuro che stiamo già costruendo. Ovviamente, generazioni diverse si mescoleranno e il divertimento non mancherà, come in ogni edizione. La partecipazione è gratuita, ma è importante registrarsi per facilitare l’organizzazione. La sessione di apertura e la tavola rotonda saranno trasmesse in streaming online  e saranno disponibili collegamenti online per sessioni come quelle sul reddito di base e sull’assistenza sociale. Tuttavia, si incoraggia la partecipazione di persona. Per ISCRIVERSI, clicca qui: https://uvpt.org/inscripcion-2026/ “Un mondo sta crollando… Nel frattempo, noi stiamo costruendo quello che ci meritiamo: un mondo di pace e nonviolenza.”   Redacción España
September 4, 2026
Pressenza
Memory Under Siege: una call internazionale per proteggere il patrimonio culturale palestinese
Pubblichiamo l’appello, promosso da Fondazione MeNO, Sapienza, Fondazione Merz, An-Najah National University e una rete internazionale di studiosi e artisti, richiama l’attenzione sulla tutela del patrimonio culturale palestinese, tra memoria, archivi, biblioteche, siti storici e percorsi di ricostruzione_ Studiosi, artisti, architetti, istituzioni culturali ed esperti di diritti umani lanciano Memory Under Siege, una call for action internazionale per la tutela del patrimonio culturale palestinese. L’iniziativa, promossa da Sapienza Università di Roma, Fondazione MeNO, Fondazione Merz, An-Najah National University e da una rete di partner internazionali, nasce nel solco del richiamo emerso nell’ambito di UNESCO MONDIACULT 2025, la conferenza mondiale dedicata alle politiche culturali e al ruolo della cultura nelle strategie di sviluppo delle Nazioni Unite. Al centro dell’appello c’è la necessità di proteggere non solo monumenti e siti storici, ma anche archivi, biblioteche, luoghi della vita collettiva, testimonianze materiali e immateriali, pratiche artistiche e memorie condivise. Il patrimonio culturale rappresenta infatti una parte essenziale dell’identità di una comunità: custodisce la storia, consente la trasmissione dei saperi e mantiene vivo il legame tra le generazioni. Nel corso degli ultimi decenni, numerosi luoghi della cultura, edifici storici, biblioteche, archivi e testimonianze della presenza palestinese sono stati danneggiati o distrutti. Secondo l’UNESCO, al 24 marzo 2026 risultano verificati danni a 164 siti nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023, tra cui 14 siti religiosi, 128 edifici di interesse storico e artistico, 3 depositi di beni culturali mobili, 9 monumenti, 2 musei e 8 siti archeologici. A questo quadro si aggiungono le segnalazioni di organizzazioni culturali palestinesi e internazionali sui danni subiti da archivi e biblioteche pubbliche e universitarie. Memory Under Siege intende richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla salvaguardia del patrimonio culturale palestinese e costruire una rete ampia di sostegno, coinvolgendo esperti, istituzioni culturali, università, fondazioni, organismi nazionali e internazionali, artisti e operatori del settore. L’obiettivo è invitare soggetti pubblici e privati a condividere i contenuti e le finalità dell’appello, contribuendo alla protezione, alla documentazione e alla valorizzazione della memoria culturale palestinese. Il documento propone un approccio integrato che unisce lavoro sulla memoria, responsabilità giuridica e resilienza delle comunità. Tra le azioni indicate figurano la realizzazione di una mappatura digitale open source del patrimonio culturale palestinese, il sostegno ad artisti e operatori culturali, il rafforzamento dei meccanismi internazionali di protezione dei beni culturali, l’integrazione della memoria storica nei programmi educativi e l’inserimento della tutela del patrimonio tra gli elementi essenziali dei futuri percorsi di ricostruzione. La rete scientifica è guidata da Roberto Albergoni per Fondazione MeNO, Beatrice Merz per Fondazione Merz, Carlo Bianchini per Sapienza, Ali Abdelhamid per An-Najah National University e Shourideh C. Molavi, Docente senior in Disciplina di diritti umani, Institute for the Study of Human Rights and Department of Anthropology, Columbia University. I promotori invitano istituzioni pubbliche e private, esperti del settore, organizzazioni internazionali e soggetti della società civile a sostenere, finanziare e diffondere l’appello. Tra i primi firmatari figurano personalità del mondo accademico, culturale, artistico, giornalistico e istituzionale internazionale, tra cui la Presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo Nela Riehl. La partecipazione di voci provenienti da diversi Paesi testimonia la crescente attenzione internazionale verso la tutela del patrimonio culturale nei contesti di crisi e ricostruzione. Il testo della call, l’elenco dei primi firmatari e le modalità di adesione sono disponibili sul sito www.PalestinianCulture.art. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Sapienza per la cooperazione scientifica, culturale ed educativa nell’area del Mediterraneo. In questa prospettiva si colloca anche il progetto DIEM – Developing Inclusive Education in the Mediterranean, coordinato dal professor Carlo Bianchini del Dipartimento di Storia, disegno e restauro dell’architettura e che coinvolge Fondazione MeNO e partner di Spagna, Tunisia, Egitto, Giordania e Palestina. Il progetto è stato selezionato nell’ambito del Programma Interreg NEXT MED e ha ottenuto un finanziamento di circa 2,8 milioni di euro. Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
Sorpresa ! Secondo l’Avvocatura dello Stato siamo in una ‘guerra mondiale a pezzi’
Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti (The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei). L’articolo integrale è stato pubblicato sulla rivista ‘La porta di vetro’ https://www.laportadivetro.com/post/sorpresa-l-italia-%C3%A8-dentro-una-guerra-mondiale-a-pezzi-e-ibrida Se la cooptazione dell’ex-ministro di Zelensky, Mykhailo Fedorov, come consulente del Ministero della Difesa italiano per l’innovazione in campo militare, è la conferma della svolta “definitiva” del nostro paese verso l’economia di guerra e della linea di Guido Crosetto verso lo scontro con la Russia, quanto ha scritto l’Avvocatura di Stato a nome dell’Agenzia delle Dogane – affinché sia sospesa la sentenza del TAR Emilia Romagna che riconosce il diritto di accesso ai dati quantitativi sul transito di materiale d’armamento dal porto di Ravenna – si spinge oltre. Per l’organo della pubblica amministrazione dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con compiti di consulenza giuridica e di tutela e rappresentanza dello Stato nelle controversie legali, il nostro Paese sarebbe “già dentro a una guerra mondiale a pezzi e ibrida”. Ma, mentre la mossa di Guido Crosetto non è passata inosservata e tutti i media mainstream ne hanno dato notizia, l’altro fatto è rimasto finora confinato solo nelle prime pagine dei giornali romagnoli e in qualche blog, sito o comunicato dell’attivismo contro la guerra, per la difesa dei diritti o del sindacalismo di base. Un chiaro segnale di “rimozione” istituzionale e mediatico estremamente grave, su cui abbiamo il dovere di non far cadere il silenzio. Il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso dell’Agenzia delle Dogane, ha scelto – nella prima udienza del 27 agosto – di rinviare la decisione. In attesa degli sviluppi, ricostruiamo qui brevemente, la sequenza degli eventi che hanno portato nell’arco di un anno alla situazione attuale. La prima denuncia nel 2025 L’anno scorso l’azione di monitoraggio di The Weapon Watch sul transito di armi nei porti e le puntuali inchieste della rivista Altreconomia realizzate dalla giornalista investigativa Linda Maggiori, portano alla luce come il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, sia diventato un po’ alla volta uno scalo del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele. Il materiale d’armamento, caricato principalmente su navi container della compagnia di navigazione israeliana ZIM, è regolarmente diretto ai porti di Haifa e Ashdod. L’episodio che scoperchia il vaso di Pandora è il sequestro, a inizio febbraio 2025, di tredici tonnellate di pezzi forgiati prodotti da aziende italiane, destinati alla IMI Sistems, un’azienda militare israeliana di proprietà della Elbit Systems. I pezzi forgiati, spacciati per manufatti civili, in realtà sono utilizzati per la fabbricazione di cannoni da carro armato. Il sequestro non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la segnalazione coraggiosa di un lavoratore della compagnia di navigazione. Questo traffico ha lo scopo di aggirare il divieto imposto dalla legge italiana 185/90 sulle nuove autorizzazioni di armi a Israele, in vigore dal 7 ottobre 2023. Nel settembre 2025 sono bloccati due container di munizioni diretti in Israele. Il sindaco Alessandro Barattoni e le autorità locali vietano l’imbarco, esercitando i loro poteri di azionisti del terminal portuale, dopo le proteste dei portuali contro il transito di armi verso zone di guerra. I tir provenienti dalla Repubblica Ceca che trasportano il carico sono respinti all’ingresso del terminal dove li attende una nave della compagnia israeliana Zim diretta ad Haifa. L’allarme scatta alcuni giorni prima, quando i portuali segnalano l’arrivo del carico mentre i mezzi pesanti si trovano ancora al confine tra Austria e Italia. A inizio del 2026 Linda Maggiori chiede all’Agenzia delle Dogane “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre, per export e transito e, se possibile, per destinazione e provenienza”. Le Dogane oppongono il loro diniego, sottolineando che questi dati causerebbero un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” del nostro paese nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente contro-interessati” e che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico”. Il ricorso al Tar dell’Emilia Romagna e la replica dell’Agenzia delle Dogane Contro il diniego, Linda Maggiori e l’avvocato ravennate Andrea Maestri presentano un ricorso amministrativo al Tar dell’Emilia Romagna. Il primo luglio 2026 è depositata la sentenza che accoglie parzialmente il ricorso, segnando un passaggio importante nella lotta per la trasparenza che ha alimentato manifestazioni, cortei e iniziative pubbliche contro il transito di materiale bellico dallo scalo ravennate, con particolare riferimento alle forniture destinate a Israele nel contesto del genocidio a Gaza. La sentenza è importante non solo per il porto di Ravenna, ma anche sul piano nazionale, costituendo un precedente giuridico per tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Dogane e le Autorità portuali rifiutano l’accesso agli atti e alla conoscenza dei dati quantitativi dei materiali d’armamento che transitano dai diversi scali italiani. L’Agenzia delle Dogane nelle seguenti settimane reagisce presentando un appello al Consiglio di Stato, con la richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento contenuto nella sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, che obbliga le Dogane a rendere pubblici i dati quantitativi su esportazioni e transito di armamenti nell’ambito di competenza del porto di Ravenna. Il 27 agosto è fissata l’udienza a Roma. Nell’occasione il Consiglio di Stato non accoglie la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, rinviando la questione al giudizio di merito, fissato per l’8 ottobre 2026. Ma, dopo che l’udienza del 27 agosto ha reso nota la memoria difensiva depositata dall’Avvocatura dello Stato a supporto del ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane, la questione diventa molto più ampia e, per diversi aspetti, più inquietante. Nell’atto si sostiene che il porto di Ravenna è un’infrastruttura dotata di una specifica “rilevanza militare”, per cui la diffusione dei dati potrebbe incidere sulla sicurezza nazionale, sugli interessi strategici militari e sulle relazioni internazionali dell’Italia (tra cui il sostegno a Israele). Non solo. Nell’atto c’è scritto che l’Italia sarebbe già dentro una «guerra mondiale a pezzi e ibrida». Credo che queste affermazioni – l’ultima mutuata peraltro da una frase di Papa Francesco, cioè dal Capo di uno Stato straniero, il Vaticano – debbano suscitare una forte preoccupazione sia nella società civile, sia nelle istituzioni, anche perché non mi risulta che ad oggi ci sia mai stato un dibattito pubblico e democratico e, tantomeno, che lo “stato di guerra” per il nostro paese sia stato deliberato dalla Camera dei Deputati e dal Senato come prevede la nostra Costituzione. La questione non finisce qui… Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
Utopia disarmata: dal Castello di Albiano alle città, la voce di una nuova radicalità per la pace
Un gruppo di quindici partecipanti provenienti dal centro-nord Italia ha vissuto dal 26 al 30 agosto 2026 un intenso campo di formazione e lavoro organizzato dal Mir (Movimento internazionale della riconciliazione). Ospitati al Castello di Albiano d’Ivrea, in provincia di Torino — un luogo denso di memoria dove ha a lungo dimorato Monsignor Bettazzi — e accompagnati dai contributi dei ricercatori e scrittori  Valentina Pazè e Pasquale Pugliese, i partecipanti hanno affrontato senza filtri le grandi questioni del nostro tempo: la guerra, la finanza globale, le dinamiche di potere e la necessità urgente di un disarmo culturale. In un’epoca segnata da una logica binaria che cancella le sfumature e riduce il pensiero a una polarizzazione bellica, la scommessa al centro del confronto è stata quella di ripartire dai saperi fondamentali della nonviolenza. Durante le giornate di dibattito e studio si è approfondito il pensiero della complessità di Edgar Morin, evidenziando come l’incapacità di cogliere la multidimensionalità renda le persone cieche di fronte alle crisi planetarie. Si è rilanciato il pensiero critico per decostruire il mito della violenza come tratto connaturato alla natura umana, richiamando la Dichiarazione di Siviglia dell’UNESCO e la distinzione tra assertività e aggressività distruttiva. Grande attenzione è stata dedicata alla responsabilità individuale e al superamento della delega, attraverso la lezione di Don Lorenzo Milani e il concetto di “potere di tutti” elaborato da Aldo Capitini. La nonviolenza è stata così definita non come una resa o un’utopia sterile, ma come un metodo rigoroso e trasformativo, fondato sulla verità dei fatti, sull’ascolto empatico e sulla disobbedienza civile. Ripercorrendo l’esempio storico dei “cinquecento matti” che con Monsignor Bettazzi e Don Tonino Bello raggiunsero Sarajevo per un’interposizione pacifica, il gruppo ha ribadito l’importanza di opporre una radicalità nonviolenta alla logica dei conflitti armati. Tra le proposte concrete emerse vi sono il sostegno alla campagna di obiezione di coscienza, la promozione di una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di una difesa civile non armata, la nascita di corpi civili di pace e l’attivazione di percorsi di educazione alla pace nei territori. Tornando nelle proprie città, i partecipanti del campo di lavoro ospiti ad Albiano, terra di Adriano Olivetti, Bettazzi e della scrittrice-eremita Adriana Zarri, hanno promesso di portare nei loro territori  strumenti di analisi e di azione concreta per smascherare i meccanismi di deresponsabilizzazione e costruire, giorno dopo giorno, un futuro basato sulla giustizia sociale e sulla convivenza pacifica.   Redazione Italia
August 31, 2026
Pressenza
235ma Presenza Di Pace: l’Italia ripudia la guerra… o no?
235ma Presenza Di Pace per quest’ultimo sabato di agosto, il 29. Le vacanze stanno finendo, si respira già aria di ripartenza e non solo scolastica. Il richiamo proveniente dalla piazza è quello di un rinnovato attivismo a fronte di una situazione che, come viene ricordato, presenta particolari punti di tensione. A preoccupare viene citata la notizia rimbalzata più volte sui quotidiani negli ultimi giorni. Si tratta della decisione del governo che ha deciso di accedere a 9 miliardi del fondi Safe Security Action for Europe, che, come si legge su La Stampa “è il nuovo strumento finanziario varato dall’Unione europea per sostenere gli investimenti militari degli Stati membri e accelerare il percorso verso una maggiore autonomia strategica nel settore della sicurezza. Safe è il pilastro del ReArm Europe”. Questa cifra verrà utilizzata per l’acquisto di “missili, munizioni, sistemi di difesa aerea, droni e sistemi anti-drone, sicurezza cibernetica, protezione delle infrastrutture critiche e mobilità militare” sempre per il già citato articolo. Ulteriore notizia preoccupante è la decisione di Leonardo di aprire una filiale in Ucraina, la Leonardo Ukraine “dove si può provare sul campo l’effetto delle armi che vengono fornite”. Una sede dedicata in particolare ai droni e ai sistemi di guida senza pilota. A tutto ciò si aggiunge la notizia della conferma dei licenziamenti della Volkswagen. Notizia lontana da questioni belliche, così sembrerebbe se ci fermassimo qui. Peccato che si voglia riconvertire uno degli impianti del gruppo alla produzione di componenti del sistema di difesa aerea. Di fronte a questo scenario, a cui volontariamente non cerchiamo un aggettivo per definirlo a causa della mancanza di fantasia dell’autrice, è inevitabile il richiamo a mobilitarsi, non perdere occasione per manifestare e costruire la massa critica unica risposta alla situazione. Grazie ad un altro intervento è stata ricordata la morte di Ratko Mladic avvenuta il 27 agosto all’Aja. Mladic era un generale comandante capo dello Stato maggiore della Repubblica serba di Bosnia Erzegovina durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995. Per tre anni ha diretto le forze armate che hanno tenuto sotto assedio la capitale bosniaca e sempre lui è stato responsabile del massacro di Srebrenica operando con sistematica precisione lo sterminio di oltre 8 mila uomini e ragazzi bosniaci musulmani. Per questo è stato soprannominato il boia di Srebrenica. Latitante per 16 anni, è stato poi arrestato, processato e condannato infatti è morto nel carcere dell’Aja. La famiglia ha richiesto i funerali di Stato. Discutibile decisione, partiamo però dal fatto che è morto in carcere, condannato dal Tribunale dell’Aja per i suoi crimini. Altro punto assolutamente da ricordare: proprio il 29 agosto, giornata della Presenza, è la Giornata Internazionale contro i test nucleari. Le presenze Di Pace hanno sempre alla base la richiesta della ratifica del Trattato per l’eliminazione delle armi nucleari, ratifica che l’Italia non ha ancora firmato. Tanti altri i punti toccati – tra questi gli aquiloni dei bimbi palestinesi, utilizzati invece che per portar gioia per portar morte – e le riflessioni condivise, per seguire l’intero incontro è disponibile il podcast con la registrazione qui di seguito. Appuntamenti della settimana: * Domenica 6 settembre si svolgerà la Run to Gaza, con partenza alle ore 9 al Parco del Valentino. La corsa toccherà i Murazzi, corso San Maurizio e arrivo in piazza della Repubblica. Per partecipare è necessario iscriversi qui. L’iniziativa è promossa da UISP Torino, ARCI Torino, Torino per Gaza, Global Sumud Italia, Bocciofila Vanchiglietta – Rami Secchi, Freedom Flotilla Italia, Bunker e Azeytuna – L’Olivo di Torino a beneficio di Medici Senza Frontiere, EMERGENCY, con il patrocinio della Città di Torino. * Martedì 8 settembre ore 18 al Sereno Régis, si terrà l’incontro «Una nuova industria contro la guerra».   Sara Panarella
August 31, 2026
Pressenza
Nuovo numero di “Costruire la pace. Decostruire la guerra”
E’ disponibile a questo link la Rassegna stampa “Costruire la pace. Decostruire la guerra”, numero 29, luglio/agosto 2026 https://padreangelocavagna.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/08/rassegna-stampa-sito-cavagna-29-luglio-agosto-2026.pdf curata dal gruppo informale Amici di p.Angelo Cavagna per ricordarne l’incessante azione a favore della pace, della obiezione di coscienza e del servizio civile, contro ogni militarismo. Il numero di luglio/agosto è particolarmente ricco, oltre 100 notizie, anche in funzione delle molte occasioni di dibattito occorse sul binomio pace/guerra. e temi collegati, come il summit Nato di Ankara, il dibattito seguito all’editoriale di Vito Mancuso su La Stampa sulla necessità della deterrenza armata e la lettera di Mons.Ricchiuti, presidente di Pax Christi alla segretaria PD Elly Schlein. Ancora le diverse opinioni nel mondo pacifista sul DDL inerente la Difesa civile, la proposta di candidare i “Bambini di Gaza”al Nobel per la pace e il primo si alla Camera alla controversa riforma del Servizio civile. Molti gli “orrori” che segnaliamo dai reels di facebook sulla (in)cultura in cui fermentano razzismo e militarismo. Anche una sezione dedicata al rapporto tra musica e guerra e tanto altro ancora. Per riceverla gratuitamente scrivete a: 30passi@libero.it I 28 numeri arretrati li trovate qui https://padreangelocavagna.wordpress.com/rassegna-stampa/ Redazione Italia
August 30, 2026
Pressenza
Fiumicello Villa Vicentina accoglie la Peace Walk
La Peace Walk to Jerusalem — il cammino iniziato a Finisterre il 31 gennaio 2026 con arrivo previsto a Gerusalemme nel 2027 — ha fatto tappa a Fiumicello Villa Vicentina. Il ramo italiano, partito da Vicenza il 19 agosto 2026, è giunto a San Lorenzo il 28 agosto dopo un percorso via mare da Lignano toccando Grado e Aquileia, unendo camminatori di tutto il mondo contro la guerra. A San Lorenzo, l’accoglienza dei cittadini e delle numerose associazioni locali (Acli, Auser, Α.Ν.Ρ.Ι., Banda Tita Michelas, Camminata Metabolica, Circolo volontari FVV, Comitato per i gemellaggi, Gruppo animatore Unità Pastorale, Nordic Walking, Protezione Civile, Scout Agesci Fiumicello 1 e Voci di Donne) è stata particolarmente calorosa e arricchita dalla frutta fresca donata con generosità dalle aziende agricole Pascolat e Feresin. I marciatori hanno poi ripreso il cammino fino a Villa Vicentina. Al loro arrivo nell’area festeggiamenti della Pro Loco, si sono lasciati andare a un improvvisato ballo collettivo sulle note di Live is Life. È seguito il benvenuto ufficiale del sindaco Alessandro Dijust, del rettore del Collegio del Mondo Unito di Duino Marco Gemelli e del Comitato promotore della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza 2026. La serata è proseguita con la presentazione del libro, Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite in sospeso di Enzo Raffaele, arricchita da un video della protagonista, la psichiatra Enza Malatino. Il volume supera la cronaca mediatica per esplorare l’impatto umano delle migrazioni, dando voce sia a chi arriva sia a chi accoglie. L’opera nasce dall’esperienza ventennale della dottoressa Malatino, che sull’isola ha curato i traumi dei migranti con la creazione dei primi gruppi di ascolto restituendo loro dignità e identità. Il titolo denuncia come nel Mediterraneo gli esseri umani rischino di diventare semplici statistiche. Attraverso l’ascolto, il libro trasforma il dolore in connessione umana e solidarietà, mostrando come l’incontro reciproco possa ridare un volto a chi soffre e a chi aiuta. A seguire, il coro “Donna canta DONNA” dell’associazione Donna a Donna ODV di Monfalcone ha coinvolto il pubblico con l’esecuzione di brani intensi (Pane e ciliegie, Preghiera delle madri, Be my voice, Girotondo intorno al mondo, People Have the Power e il bis Cambia todo cambia). I presenti hanno accompagnato i canti con il battito delle mani e con la voce, prima di concludere la giornata con la cena offerta dalla Pro Loco. Un passaggio di testimone speciale!  Durante la sosta, il Comitato Promotore della Marcia Mondiale ha consegnato alla PeaceWalk la bandiera della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza della mia Città 2026. Questo simbolo accompagnerà i camminanti fino a Gerusalemme come un vero testimone, segno d’incoraggiamento, di condivisione degli obiettivi comuni per la Pace e la Nonviolenza e di comunione con tutte le persone del pianeta che lavorano per promuovere la Pace. .Sabato 29 agosto la marcia è ripartita dalla palestra di Villa Vicentina in direzione Aurisina. Lungo le strade cittadine sono state effettuate due soste simboliche: la prima presso il Ginkgo Biloba — nato da un seme prelevato da un albero sopravvissuto al bombardamento di Hiroshima — per appendere nastri con messaggi di pace; la seconda presso le “panchine gialle” dedicate a Giulio Regeni, per rinnovare la richiesta di verità e giustizia. Per ragioni di tempo, il percorso si è concluso in via Brancolo senza raggiungere il Parco dell’Isonzo. I camminatori sono stati salutati presso la chiesa di San Canzian d’Isonzo con l’augurio di un buon viaggio verso oriente, pronti ad affrontare le successive tappe di Monfalcone, Sistiana e Duino-Aurisina. Un sincero ringraziamento va al Comune di Fiumicello Villa Vicentina per la collaborazione, alle associazioni, ai cittadini, alla Pro Loco per il supporto logistico e la cena, e alle società Vivil e Pallavolo per la concessione della palestra.   Redazione Italia
August 30, 2026
Pressenza
In memoria di padre Javier Giraldo Moreno
La morte di Padre Javier Giraldo Moreno S.J. è un dolore immenso per tutti coloro che hanno percorso tutta la strada, o anche solo alcuni tratti, dell’esperienza della Rete Colombia Vive. La Rete si è costituita nel 2003 per iniziativa di vari Enti Locali e di numerose associazioni di volontariato italiane impegnate nel sostegno ad iniziative di resistenza civile nonviolenta alla guerra e allo sfollamento forzato originato in Colombia dalla presenza di gruppi armati legali e illegali. La nostra stessa nascita e vita è frutto delle scelte di P. Javier. Noi non saremmo esistiti senza il suo impegno e contributo, teorico e pratico, nella fondazione della Comunidad de Paz de San José de Apartadó nel 1997, gli obiettivi perseguita dalla stessa, l’esempio radicale di una testimonianza vissuta quotidianamente a rischio della propria vita, ma che da un posto sconosciuto e nascosto parlava al mondo indicando una strada che si può percorrere anche se in tutti i modi c’è chi cerca di impedire di farlo. Un gesuita che veniva da lontano, che si era già caricato attraverso responsabilità precedenti del fardello di far riconoscere i Diritti Umani anche in un paese dove la guerra, e la morte degli umili, la facevano da padrone da alcuni decenni, dove la dignità delle persone non veniva considerata, la preghiera non era sufficiente per fermare la violenza e la forza (in particolare quella dei paramilitari e militari colombiani) era pane quotidiano per difendere gli interessi economici ed il potere di pochi. Un uomo di cultura, una persona garbata e pacata, un individuo concreto nonostante la priorità della fede e degli ideali. Un uomo e un religioso raro e per questo raccoglieva tutta la nostra simpatia, tutta la nostra fiducia, il nostro apprezzamento, e anche per noi era una guida, un punto di riferimento. Molte volte, anche in Italia, ha partecipato alle nostre iniziative ed i suoi interventi sono sempre stati oltre che ricchi di informazioni e di contenuti anche illuminanti e ci disegnava il quadro della “Geografia della Speranza”. Padre Javier è stato minacciato più volte ma questo era nel conto per chi da sempre lavorava culturalmente, socialmente e politicamente per raggiungere, nella sua Colombia e nel mondo intero, almeno quel minimo di Diritti Umani che permettesse anche ai campesinos di vivere un’esistenza libera e dignitosa. Il suo insegnamento è prezioso, la sua vita una grande testimonianza. Il 23 marzo 2027 molti di noi saremo in Colombia, a San Josecito, a festeggiare il 30° anniversario della nascita della Comunidad de Paz de San José de Apartadó, ma non avremmo mai pensato alla assenza/presenza di colui il quale con la sua vita ha costruito le motivazioni della nostra partecipazione. Padre Javier, sei nei nostri cuori e nelle nostre menti, guida per il nostro futuro e la tua semina vede anche noi tra i suoi frutti. Direttivo Rete Colombia Vive 3° incontro europeo marzo 2019 Colombia san Josecito marzo 2004 Colombia San Josecito marzo 2017 Colombia visita marzo 2004 Italia Bastia Umbria 2016 UVISP 2004 Redazione Italia
August 30, 2026
Pressenza
Ventesimo anniversario della morte di Nagib Mahfuz
Venti anni fa, è morto al Cairo il grande scrittore Nagib Mahfuz. Ha lasciato un’eredità letteraria inestimabile, per la sua particolare attenzione al tessuto sociale del Cairo e dell’Egitto e per la sua riflessione sui rapporti umani. Un misto tra fratellanza sociale e sufismo, che ha respinto ogni forma di estremismo. È stato contrastato dalla Fratellanza Musulmana negli anni ’50, per il suo romanzo I ragazzi del nostro quartiere, pubblicato a puntate su Al-Ahram, ma mai uscito in volume in Egitto fino alla morte dell’autore nel 2006 (pubblicato però a Beirut e diffuso clandestinamente in Egitto). Il premio Nobel per la letteratura del 1988 lo ha innalzato all’area letteraria internazionale. In Italia, al momento dell’assegnazione del premio Nobel (1988), non era stato mai pubblicato un suo romanzo. Soltanto due racconti in antologie della letteratura araba. Ora, a 20 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 30 agosto del 2006, l’Egitto celebra lo scrittore Nagib Mahfuz, Premio Nobel per la letteratura nel 1988, uno dei massimi esponenti della narrativa araba e tra i più conosciuti in tutto il mondo. Conferenze, eventi, mostre, lo ricorderanno nel corso di un anno a partire da oggi, domenica, anniversario della sua scomparsa, su iniziativa del ministero della Cultura e delle maggiori istituzioni culturali del Paese. Presso il Museo e Centro Creativo Nagib Mahfuz, situato nella Cairo del periodo storico islamico, vicino alla moschea di Al Azhar, si terranno domenica una cerimonia e una conferenza stampa condotta dal giornalista Tarek Al Taher, direttore del Museo, durante la quale l’architetto Hamdi Al-Satohi annuncerà l’avvio dell”Anno Naguib Mahfouz’ e gli eventi previsti. Subito dopo sarà inaugurata una mostra dedicata allo scrittore, dal titolo Naguib Mahfouz.Dal tentato assassinio alla partenza. Una lettura nella stampa egiziana, curata da Al Taher. La mostra presenta estratti di giornali e riviste egiziane che hanno trattato il tentato assassinio di Naguib Mahfouz nel 1994, fino alla sua morte nel 2006. La giornata vedrà anche un incontro del ‘Club di Biografia Letteraria’, un evento mensile organizzato congiuntamente dal Museo e Centro Creativo Naguib Mahfouz e dall’iniziativa ‘Cairo Biography’, intitolato ‘Il Cairo di Naguib Mahfouz’. L’ incontro prevede una visita al museo, la proiezione del film ‘Darb Qarmiz’ e la lettura di brani tratti dal libro di Naguib Mahfouz ‘Storie dal nostro quartiere’. Il gruppo di lettura è guidato dal ricercatore Abdel-Azim Fahmy, fondatore dell’iniziativa “Cairo Biography”. L’iniziativa rientra nell’ambito dell’impegno del Settore del Fondo per lo Sviluppo Culturale per far rivivere l’eredità di figure iconiche della cultura egiziana e a offrire programmi culturali e artistici che contribuiscano a una reinterpretazione e a una maggiore comprensione della loro opera creativa. ANBAMED
August 30, 2026
Pressenza
Non dimentichiamoci di Gaza
Quanto segue è un appello a partecipare alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza” che abbiamo pensato insieme Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per l’inizio di questo anno scolastico. Invitiamo a far discutere durante il primo collegio docenti una mozione che: esprime solidarietà al popolo palestinese e condanna il genocidio e ogni forma di connivenza e collaborazione; serve a ricordare che la libertà d’insegnamento caratterizza, attraverso una norma di rango costituzionale, la scuola italiana; impegna e invita a tenere una lezione durante il primo giorno di scuola in solidarietà al popolo palestinese, a partire da attività come far volare un aquilone, leggere la poesia di Mahmoud Darwish “Pensa agli altri”, proiettare il video “Canto e canterò ancora” di Luigi Lo Cascio e Moni Ovadia o quant’altro sceglieranno insieme alunni e docenti. Attraverso questa mobilitazione pacifica ma netta, si intende rivendicare con un atto pratico il diritto d’insegnare liberamente che ci spetta per Costituzione e con cui intendiamo mantenere la nostra postura docente per questo anno che inizia. Questo perché, nonostante le numerose e infondate ispezioni dell’anno scorso non abbiano portato a nulla, il discorso ufficiale delle istituzioni scolastiche e universitarie italiane oggi continua nel suo tentativo di: collaborare con università israeliane e aziende delle armi; equiparare antisionismo e antisemitismo; militarizzare le scuole; reprimere e indurre autocensura nel corpo docente. Ci troviamo in un momento storico in cui come docenti siamo chiamate e chiamati a fare il nostro lavoro con la responsabilità e la coscienza che ci contraddistinguono. Le governances europee investono fondi pubblici nel riarmo invece che nella scuola, i ministeri della difesa studiano come reintrodurre la leva e come diffondere la cultura della difesa, i principali attori statali internazionali tornano a considerare pubblicamente l’utilizzo di armi nucleari per “risolvere i conflitti”. Le forze armate di vari paesi della NATO considerano le menti della popolazione un campo di battaglia. Ciò significa che mettono in atto operazioni militari con l’obiettivo di influenzare le opinioni pubbliche verso un’identità collettiva centrata su un’idea di Patria e di Nemico. L’obiettivo è una società militarizzata che sostenga il loro operato perfino con il voto. Questo è uno degli aspetti che denunciamo come tentativo di “israelizzare la società“. Questo significa autoritarismo e fascismo dai vertici delle istituzioni scolastiche da una parte e lezioni sul cyberbullismo tenuti nelle nostre classi non da noi ma da uomini e donne sorridenti e in divisa dall’altra. Con noi docenti accanto ad annuire e a legittimarli. Questa prima mobilitazione è per rivendicare una postura diversa, di resistenza. Per portarla nella tua scuola: manda in questi giorni una mail alla tua scuola chiedendo l’inserimento della mozione “Non dimentichiamoci di Gaza” all’odg del primo collegio docenti dell’anno; durante il primo collegio, leggi la mozione e descrivi le attività proposte. Ogni docente, in modo pienamente legittimo, sarà libero/a di sceglierne una da fare in classe il primo giorno di scuola. Se la mozione non viene approvata, coloro che sono comunque intenzionate e intenzionati a portarla avanti possono dichiarare, sempre in sede di collegio, di avvalersi quindi dell’opzione di minoranza; il primo giorno di scuola, tieni la lezione che desideri! quando torni a casa, compila il form per la raccolta delle restituzioni (Modulo restituzioni mobilitazione per Gaza primo giorno di scuola). Solo in questo modo potremo avere un’idea incontestabile della nostra forza e legittimità. È che un clima di paura e autocensura va in frantumi se rendiamo collettivo e visibile questo atto di pace, educante e politico. Infine, se scegli l’attività degli aquiloni, mi raccomando prova a farne volare almeno uno prima! Perché la bellezza delle idee si traduce spesso nella fatica di capire come caspita si scioglie un nodo mostruoso. E nella gioia di capire quando correre (accelera per farlo alzare). Insomma torniamo bambini e bambine un attimo prima di questo nuovo inizio di anno scolastico. Perché rifiutare un sistema, fare un atto d’amore e insegnare qualcosa… È solo un inizio. Buon vento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte MOZIONE-NON-DIMENTICHIAMOCI-DI-GAZA.pdf (qui le proposte di attività) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
August 30, 2026
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