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Rivoluzione e fenomeni psicosociali: una riflessione dal tavolo di lavoro del Forum Umanista Internazionale
La riflessione sulla rivoluzione e sui fenomeni psicosociali parte da una constatazione fondamentale: i cambiamenti sociali e culturali si stanno verificando a una velocità senza precedenti, rendendo persino difficile comprenderli. Non si tratta più solo di processi politici tradizionali o di trasformazioni guidate da strutture partitiche o sindacali, ma di movimenti più diffusi, emotivi ed esistenziali. In diversi paesi compaiono segnali di malessere, stanchezza e ricerca di senso che si esprimono in modi molto diversi: il voto “antisistema”, le proteste spontanee, le nuove forme di organizzazione giovanile o persino certi fenomeni collettivi che tentano di spiegare esperienze straordinarie. Tutto ciò rivela una sensibilità sociale in transizione, in cui le persone percepiscono che le forme tradizionali di vita, di rappresentanza e di convivenza non sono più sufficienti a rispondere alle esigenze attuali. In diverse parti del mondo si possono osservare i primi segnali di questo processo. In Bolivia, la rivolta popolare contro problemi quotidiani come la benzina adulterata ha dimostrato come una situazione concreta possa innescare rapidamente una reazione collettiva in grado di destabilizzare il potere. Nelle Filippine, i giovani della Generazione Z esprimono il proprio dissenso nei confronti delle strutture tradizionali e cercano nuove forme di partecipazione. Negli Stati Uniti, le proteste contro la guerra o contro le politiche migratorie indicano che anche società abituate alla stabilità iniziano a mostrare crepe interne e il bisogno di cambiamento. In Argentina, nel frattempo, molte persone vivono una rivoluzione più interna e soggettiva: mettono in discussione le forme tradizionali di fare politica, diffidano delle istituzioni religiose o partitiche e iniziano a chiedersi come costruire un altro modo di vivere più umano e coerente. Allo stesso tempo, emergono risposte concrete e collettive che potrebbero prefigurare nuove forme di organizzazione sociale. Spazi educativi alternativi, comunità lontane dai grandi centri urbani, gruppi di medicina alternativa, teatro-forum, cinema-forum e reti di scambio di conoscenze tra generazioni testimoniano i tentativi di ricostruire legami umani più diretti e solidali. Forse uno dei fenomeni psicosociali più importanti di quest’epoca è proprio il passaggio dall’individualismo e dalla frammentazione verso nuove ricerche di comunità, senso e protagonismo personale. La rivoluzione, in questo contesto, non sembra nascere solo dal classico confronto politico, ma anche da profondi cambiamenti nella sensibilità, nelle relazioni umane e nel modo in cui le persone immaginano il futuro e desiderano vivere. Nelsy Lizarazo
May 29, 2026
Pressenza
Cappellani militari alla parata? Ma anche no!
Mosaico di pace L’opinione di Tonio Dell’Olio Cappellani militari alla parata? Ma anche no! Nel Mosaico dei giorni del 22 maggio scorso avevamo riproposto – come facciamo ormai ogni anno – l’idea che la “parata” del 2 giugno venisse smilitarizzata. La Festa della Repubblica, infatti, celebra una Costituzione fondata sul lavoro, non sulle armi. Ma quest’anno quella richiesta aveva un motivo ulteriore e più urgente: l’appello lanciato dalle pagine di Avvenire da un gruppo di amici provenienti da culture ed esperienze diverse, uniti dall’idea che la pace non possa essere evocata mentre si esibiscono strumenti di guerra. Avevamo anche suggerito che ad aprire simbolicamente una parata civile fossero gli italiani della Global Sumud Flotilla: uomini e donne che rappresentano oggi una delle esperienze più avanzate di presenza nonviolenta nei conflitti, nel Mediterraneo e accanto ai popoli feriti dalla guerra. Per tutta risposta apprendiamo oggi, da un articolo di Luca Kocci sul Manifesto, che per la prima volta alla parata militare sfilerà anche un drappello di cappellani militari. Una scelta improvvida e profondamente antievangelica. Non solo perché contraddice il richiamo di Papa Leone XIV a una pace “disarmata e disarmante”, ma anche perché ignora il percorso avviato dalla Chiesa italiana per ripensare radicalmente il ruolo dell’assistenza spirituale nelle Forze armate. È scritto nero su bianco nel Documento di sintesi del Sinodo delle Chiese italiane (24, c) e nella Nota pastorale firmata dai vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante” (3, e). La partecipazione dei cappellani alla parata segna, invece, un’integrazione ancora più marcata dei preti dentro l’apparato militare, nella sua logica e nella sua mentalità. E tutto questo con ingenti risorse pubbliche. È un segnale preoccupante, che occorre invertire con urgenza se vogliamo restare credibili nell’annuncio evangelico della pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27). Mosaico di pace
May 29, 2026
Pressenza
Inaugurato il primo Scaffale dei libri della nonviolenza a Guidonia-Montecelio
A Guidonia,  mercoledì  27 maggio, è arrivato il primo scaffale dei libri della nonviolenza. Nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo  Giovanni XXIII di Villanova di Guidonia, Il dirigente scolastico Professor Umberto Montemagno da il benvenuto ai partecipanti all’inaugurazione ricordando la volontà di tutta la scuola ad accogliere il progetto. Interviene poi la Professoressa Giovanna Fratini che ha accolto il progetto  e con dedizione è riuscita a portarlo nella propria scuola per dare un valore aggiuntivo all’educazione di tutti gli alunni e  fornire tanti input di formazione anche per i docenti. “Con lo scaffale dei libri della nonviolenza, in un mondo caratterizzato da numerose guerre e violenze di ogni tipo abbiamo deciso di creare un presidio culturale permanente nel nostro Istituto, al fine di promuovere la conoscenza della teoria della nonviolenza, che è cosa ben diversa e piuttosto distante, da un generico pacifismo. Essa è innanzitutto uno stile di vita, ma anche un efficace strumento di lotta sociale e politica, volto a migliorare la società modificando i rapporti di potere.”   Era presente all’incontro anche la vicepreside  professoressa Alessandra Bousquet insieme a molti insegnanti. C’era anche una folta rappresentanza degli alunni che hanno ascoltato con molto interesse e coinvolgimento. A rappresentanza del sindaco sono intervenuti il dirigente alla Pubblica Istruzione e Cultura Dott. Aldo Cerroni e l’Assessora alle Politiche Sociali e Sport  Dott.essa Cristina Rossi che nel suo intervento ha ribadito la funzionalità educativa della nonviolenza in ogni ambito da quello scolastico a quello sportivo. E’ poi intervenuto Claudio Roncella, ideatore del progetto “Lo Scaffale dei libri della nonviolenza” e coordinatore romano dell’organismo internazionale La Comunità per lo Sviluppo Umano promotrice dell’iniziativa.  Claudio ha  raccontato come gli è nata l’idea dello scaffale: “Sentendo forte in me stesso la necessità di fermare il più possibile le ingiustizie provocate dalla violenza ho scelto la cultura della nonviolenza come metodologia di intervento e mentre in una biblioteca cercavo un libro di Ghandi non sapevo in quale voce di classificazione fosse, per me doveva stare nello scaffale dei libri della nonviolenza, non essendoci mi sono detto – ora lo faccio io – ed eccoci qua! Ora in Italia ci sono più di trentacinque scaffali con il loro profondo messaggio di testimonianza quotidiana che nella storia e nella vita di tutti i giorni sono molto più presenti i momenti di nonviolenza, basta iniziare a riconoscerli!” Ha illustrato anche il significato del simbolo della nonviolenza che si basa soprattutto su principi di coerenza interna ed esterna e che non c’è benessere se non per tutti. Ha ricordato che il 2 ottobre è la giornata mondiale della nonviolenza. Poi ha calamitato gli studenti insieme agli insegnanti, facendo il gioco “Dell’armonia”, battendo a ritmo le mani si poteva sentire di come è bello stare insieme in armonia. Con allegria tutti si sono trasferiti nella biblioteca dove si è inaugurato lo scaffale con  il classico taglio del nastro . Alcuni studenti hanno letto i loro pensieri sulla vita dei personaggi della nonviolenza come Malala, Martin Luther King e Nelson Mandela. Anche in questa scuola con l’inaugurazione si è creato veramente un momento di inizio per una educazione alla nonviolenza. Foto dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII Redazione Roma
May 29, 2026
Pressenza
Marina Balbo a Napoli presenta “La cura dei ricordi”: l’EMDR tra trauma, memoria e cura psicologica
La libreria IoCiSto di Napoli ha ospitato la presentazione del libro La cura dei ricordi. Voltare pagina con il metodo EMDR (Mondadori) della psicoterapeuta Marina Balbo, in un incontro con la partecipazione della dottoressa Sonia Collaro. L’appuntamento ha inaugurato una rassegna promossa dall’associazione e centro clinico “Una Base Sicura”, impegnata nella divulgazione dell’approccio EMDR, metodologia terapeutica riconosciuta a livello internazionale per il trattamento dei traumi e utilizzata anche negli interventi psicologici in situazioni di emergenza, catastrofi e guerra. Nel corso dell’incontro, Sonia Collaro ha spiegato come il lavoro dell’associazione sia orientato non solo alla pratica clinica, ma anche alla diffusione di una cultura psicologica accessibile al pubblico: «Ci piace poter condividere non solo tra noi esperti, ma anche con i non esperti, che cos’è l’EMDR, su che cosa funziona e come funziona.» Collaro, referente EMDR per l’emergenza in Campania, ha ricordato inoltre il lavoro volontario svolto dagli psicoterapeuti specializzati nelle situazioni critiche e traumatiche, attraverso interventi gratuiti coordinati dalla società scientifica EMDR Italia. Nel presentare Marina Balbo, Collaro ha sottolineato il suo ruolo tra i soci fondatori dell’Associazione EMDR Italia nel 1999, insieme a Isabel Fernandez e ad altri professionisti che hanno introdotto questo approccio terapeutico nel nostro Paese. Psicoterapeuta di orientamento cognitivista e sociale, didatta e autrice di numerosi testi, Marina Balbo si è occupata a lungo di disturbi del comportamento alimentare, tema affrontato anche nei suoi precedenti libri. Di seguito l’intervista a Marina Balbo. INTERVISTA A MARINA BALBO Com’è nata l’idea di scrivere questo libro? Visto che parliamo di ricordi, vorrei partire proprio dal primo ricordo legato alla nascita del volume: il momento in cui le è venuta l’ispirazione, oppure un aneddoto che accompagna l’origine del libro. Il termine “ricordi” è molto legato alla psicoterapia EMDR, di cui poi vi parlerò. Fondamentalmente, però, l’idea del libro nasce dal desiderio di fare cultura psicologica. Fare cultura psicologica significa aiutare le persone a comprendere che, molte volte, quando non riescono a stare bene, quando vivono disturbi d’ansia o problematiche legate alla quotidianità, possono sviluppare delle patologie: ansia, attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare o altre condizioni di questo tipo. Cultura psicologica vuol dire anche sapere che si può chiedere aiuto. Vuol dire conoscere che la sofferenza che proviamo nel presente può avere radici molto lontane, collegate ai ricordi della nostra esperienza, magari infantile, oppure a esperienze traumatiche. Per esperienze traumatiche possiamo intendere incidenti, lutti, condizioni in cui la persona è stata esposta a situazioni molto tristi o molto gravi. Ma possono essere anche esperienze legate alla genitorialità vissuta quando si era bambini. Le esperienze dell’infanzia, infatti, e i ricordi collegati a quelle esperienze, spesso ritornano sotto forma di disturbi ogni volta che qualcosa li richiama. I cosiddetti trigger. Bravissima, i famosi trigger. Questo è molto importante, anche perché le persone spesso pensano — e qui è proprio la scienza che parla — che i brutti ricordi passino semplicemente aspettando, cioè che basti il tempo e che il tempo cancelli tutto. Ebbene, la scienza ci dice che il tempo non serve a nulla. Anzi, il tempo può peggiorare la situazione, perché nella nostra memoria, quando abbiamo vissuto esperienze critiche, non esistono meccanismi che cancellano o fanno dimenticare davvero. Il ricordo si mantiene e, ancora peggio, si mantiene anche il vissuto collegato a quel ricordo. Quello che si può fare con la psicoterapia non è cancellare il ricordo, perché non è possibile cancellare un ricordo, ma trasformare il vissuto collegato a quel ricordo. Non sarà più, per esempio, un vissuto da bambino, ma un vissuto da adulto, che può guardare quell’esperienza con occhi diversi e cambiare la qualità della propria vita. C’è un ricordo che le è stato raccontato in terapia e che l’ha particolarmente colpita? Quasi tutti i pazienti mi raccontano ricordi, e quasi tutti sono ricordi particolarmente critici. Nel libro ci sono cinque storie in cui parlo proprio di questi ricordi. Sicuramente quelli che colpiscono di più sono i ricordi collegati alle storie infantili: adulti che, quando erano bambini, sono stati trattati male, non sono stati ascoltati. Ecco, mi sembra sempre molto significativo quando l’adulto parla e, in realtà, è ancora il bambino a parlare. Perché effettivamente di questo si tratta: la parte bambina è ancora lì, quando il ricordo non è stato elaborato. A questo proposito, si dice spesso che alcune reazioni emotive molto intense, come la rabbia, possano essere legate a esperienze precedenti non elaborate. È come se una situazione del presente riattivasse una sensazione antica, già vissuta nell’infanzia. Esattamente. Quella rabbia è collegata all’ingiustizia, alla condizione vissuta quando si era bambini, ed è ancora lì. Rimane come congelata, non solo nella memoria, ma anche nel corpo. Qui parliamo di tutte quelle condizioni in cui il corpo ci dà dei segnali. Anche i dolori cronici, per esempio, spesso dipendono da esperienze non elaborate. Durante la scrittura del libro ha scoperto qualcosa di nuovo su di sé, come persona o come professionista? Sicuramente ho scoperto il piacere di poter raccontare quello che più di trent’anni di psicoterapia mi hanno lasciato. Ho avuto il piacere di scriverlo e di pensare che altre persone potessero avere un’opportunità in più per stare meglio. Vorrei chiudere con la sua specializzazione nell’EMDR: quando ne è venuta a conoscenza e quando ha deciso di approfondire questa metodologia? Ne sono venuta a conoscenza nel 1999, quando l’attuale presidente dell’Associazione EMDR Italia, Isabel Fernandez, mi chiamò per fare il corso. Io accettai volentieri e con curiosità, anche perché avevo già letto il libro su questo metodo di Francine Shapiro. Frequentai il primo corso e fui una delle prime venti terapeute formate in Italia. Da allora non ho più smesso di utilizzare questo metodo, perché effettivamente ha dei risultati importanti. E non lo dico solo io: sono risultati che ormai il mondo scientifico pubblica in continuazione su riviste internazionali molto prestigiose. La rassegna proseguirà con nuovi appuntamenti dedicati al dialogo tra psicoterapia, cultura e divulgazione. Redazione Napoli
May 28, 2026
Pressenza
Obiezione totale e collettiva
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Se la guerra viene normalizzata e perfino i luoghi del sapere trasformati per accogliere le forza armate allora la protesta contro il ritorno della leva militare nei paesi europei, a cominciare dall’Italia, può diventare un fiume di obiezione non solo individuale – in un paese dove gli obiettori di coscienza al servizio militare dagli Settanta al 2000 sono stati quasi un milione – ma collettivo, totale e profondamente politico. Lo sostiene l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che ha promosso in questi giorni un “Manifesto di resistenza” costruito intorno a cinque punti. Nel Manifesto, tra l’altro, si legge: “Invitiamo a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, incluso il ritorno della leva obbligatoria in qualsiasi forma (mini-leve, giornate sulle forze armate, questionari, visite mediche, settimane di esercitazioni, servizio civile finalizzato allo sforzo bellico etc.) e diciamo no alla schedatura di massa dei ragazzi e delle ragazze…”. Manifesto di resistenzaDownload -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PASQUALE PUGLIESE: > Il nostro rifiuto della chiamata alle armi -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Obiezione totale e collettiva proviene da Comune-info.
May 28, 2026
Comune-info
Ciao, Elena
Elena Camino ci ha lasciati ieri, dopo una malattia che, nella sua grande riservatezza, non aveva comunicato che a pochi amici. La notizia è stata perciò una tristissima sorpresa per molti. Anche perché lei è stata presente e attiva fino all’ultimo. Solo poco tempo fa, il 22 aprile era ancora intervenuta ad Ivrea a un incontro su “Pianeta, ambiente e pace. Uno sguardo femminile”, un titolo che sintetizza i temi del suo costante impegno per una nonviolenza estesa a tutti gli esseri e alla Terra come sistema vivente che ci accoglie e ci sostiene. Ci mancheranno la sua presenza e la sua amicizia,  ci mancheranno i suoi articoli e i suoi contributi culturali, i suoi stimoli e il suo lavoro costante verso tutti noi, soci e socie, collaboratori e collaboratrici del Centro. Sappiamo, però, che Elena continua ad essere con noi, nella compresenza, insieme a Nanni e a tutti gli altri amici e soci che in questi anni ci hanno lasciati. La saluteremo ancora,  con affetto e riconoscenza,  domani, alle 15,30 al cimitero monumentale e la ricorderemo in un appuntamento a lei dedicato nei prossimi mesi. Potrebbe essere in occasione della presentazione dell’antologia degli scritti di Nanni, per la quale lei aveva scritto una commovente post-fazione, che è anche un po’ il suo ultimo saluto a tutti noi. Il Centro Studi Sereno Regis   Centro Sereno Regis
May 28, 2026
Pressenza
80 anni di Repubblica, da oggi al 2 giugno le iniziative per disarmo e nonviolenza
Da Verona a Firenze, da Roma a Monte Sole: la società civile per un’Italia che ripudia la guerra celebra gli 80 anni della Repubblica e rilancia la campagna “Un’altra difesa è possibile” Di fronte alla corsa al riarmo che sta travolgendo l’Europa, la società civile italiana alza la voce e si mobilita. Lo fa rivendicando i capisaldi della Costituzione e ricordando che la sicurezza non si misura in miliardi di spesa militare, che la dignità dei popoli non si difende con le bombe, che la pace non è assenza di guerra, ma costruzione quotidiana di giustizia e diritti. Lo fa ricordando che fin dall’inizio chi ha fondato la Repubblica italiana ha scelto di ripudiare la guerra, e che quella scelta vale ancora oggi. Una grande mobilitazione, in risposta all’appello lanciato da Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci per celebrare gli 80 anni della Repubblica con iniziative civili, pacifiste e nonviolente: in tutta Italia si sono moltiplicate fiaccolate, biciclettate, convegni e presidi. Un calendario fitto, che parte stasera da Verona e culmina il 2 giugno in più città italiane. Obiettivo comune: restituire alla Festa della Repubblica il suo autentico carattere costituzionale, quello di una Repubblica che ripudia la guerra, sottraendola alle parate militari e al clima di riarmo che domina il dibattito pubblico europeo. Il nostro appello ha mosso l’Italia, perché la risposta è stata straordinaria: decine di realtà (associazioni, reti locali, comunità ecclesiali, sindacati, scuole) hanno aderito e organizzato proprie iniziative, animate da un filo conduttore: l’articolo 11 della Costituzione non è retorica, è un impegno concreto che oggi, di fronte alla corsa al riarmo europeo, va rivendicato con forza. Il calendario da stasera al 2 giugno Giovedì 28 maggio – VERONA · Fiaccolata «Chiamata alla Pace» – ore 20.30 Fiaccolata interreligiosa ed ecumenica dal Municipio al Duomo, promossa da Chiesa di Verona, Comune, Scuola di Pace e Nonviolenza e Comitato veronese per le iniziative di pace. Apertura con il sindaco Damiano Tommasi, conclusione con il vescovo Domenico Pompili. Una chiamata collettiva per chiedere l’istituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/chiamata-alla-pace-per-ripudiare-la-guerra/ Venerdì 29 maggio – VITERBO · Convegno «La nostra Repubblica della Pace» – ore 17.00 Convegno promosso dal Tavolo della Pace di Viterbo con interventi su geopolitica, economia e valori costituzionali. Previsto collegamento dalla Siria con volontarie di Operazione Colomba – Corpo nonviolento della Comunità Papa Giovanni XXIII. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace/ Venerdì 29 maggio – LA SPEZIA · Convegno ecumenico «Eirene» – ore 17.45 Il gruppo interconfessionale «Eirene, Cristiani per la Pace» presenta la Nota Pastorale CEI «Educare a una pace disarmata e disarmante» e il cammino ecumenico delle Chiese italiane per la nonviolenza. In diretta YouTube. Promosso da ACLI, Azione Cattolica, Chiese evangeliche battista e metodista, Movimento dei Focolari e altri. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/per-una-pace-disarmata-e-disarmante-il-cammino-ecumenico-per-la-pace-e-la-nonviolenza/  Sabato 30 maggio – ROMA · Biciclettata costituzionale – ore 9.00 Partenza da Piazza Vittorio Emanuele verso Porta San Paolo, simbolo della Resistenza. In bicicletta come le staffette partigiane con Ascanio Celestini, Giuseppe Cederna, la staffetta partigiana Luciana Romoli, i dirigenti di ANPI e CGIL. Tappe davanti a scuole, ospedali e luoghi di lavoro per ricordare i fondamenti della Costituzione e raccogliere firme per la proposta di legge «Un’altra difesa è possibile». → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace-del-lavoro-dei-diritti-dellambiente/ Sabato 30 maggio – ROMA (Spin Time) · Conferenza stampa Mondiario 2026/2027 – ore 11.00 La Fondazione Nigrizia e il presidente ANPI Gianfranco Pagliarulo presentano il Mondiario scolastico sugli 80 anni della Repubblica. Alle ore 15.00 i bambini del doposcuola danno vita a una nuova Assemblea Costituente. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/conferenza-stampa-lancio-mondiario-2026-2027/ Lunedì 1° giugno – VICENZA (in streaming) · «Un’altra difesa è possibile» – ore 20.30 Il «Primo lunedì del mese» – anno XXIX – dedica la puntata all’istituzione di un nuovo modello di difesa civile, con Laura Milani (CNESC – Comunità Papa Giovanni XXIII) e Salvatore Marra (CGIL Nazionale – Confederazione Europea dei Sindacati). → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/unaltra-difesa-e-possibile-al-primo-lunedi-del-mese/ Il 2 giugno la Repubblica della Pace si mobilita nelle comunità 2 giugno – FANO (PU) · «FestAltra» al Parco Urbano Polverari – ore 10.00–19.00 La Rete Pace e Disarmo di Fano e Pesaro propone una giornata alternativa alla parata militare: biciclettata, passeggiata naturalistica, spazi per bambini, letture, giochi e pesca a favore di Emergency. Dibattito sul futuro del parco urbano con amministratori e società civile. Una festa che denuncia la «complicità tra guerra, potere e profitto» e valorizza dialogo e cura. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/festaltra/ 2 giugno – FIRENZE · Pax Christi: «Festa delle Forze Disarmate» – ore 10.30 Testimonianza pubblica davanti alla Caserma «Predieri», dove sarà ubicato il futuro Comando NATO per il Centro-Sud. Credenti e non credenti insieme, con canti, riflessioni e preghiere, per esprimere contrarietà alla guerra e praticare concretamente la nonviolenza. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/festa-della-repubblica-delle-forze-disarmate/ 2 giugno – MONTE SOLE (BO) · Al Poggiolo, tra memoria e nonviolenza – ore 14.30 Scuola di Pace di Monte Sole e Poggiolo Rifugio Re_esistente promuovono un dialogo su «La difesa civile, non armata e nonviolenta prepara la pace» con Pasquale Pugliese (Movimento Nonviolento) ed Elena Moncelli (Scuola di Pace). Coro «AcCanto al Sasso» con repertorio di canti di resistenza. Raccolta firme per «Un’altra difesa è possibile» durante tutta la giornata. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/il-plebiscito-popolare-che-ha-instaurato-la-repubblica/ 2 giugno – FAENZA (RA) · «One Day, in Africa» – ore 16.30 Piazza della Libertà. Festa multietnica con colori, sapori e suoni di diverse tradizioni del mondo, trasformata anche in momento per celebrare la Festa della Repubblica che ripudia la guerra. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/one-day-in-africa/ 2 giugno – BIELLA · «Cara Costituzione ti voglio bene» – ore 18.00 Mai come Ora 2026 promuove una lettura pubblica della Costituzione italiana in tutti i quartieri della città, davanti ai monumenti ai caduti per la libertà. Un gesto civile semplice e potente: riscoprire insieme le parole dei Padri e delle Madri Costituenti – pace, diritti, inclusione, lavoro, ambiente – e ricordarsi cittadine e cittadini. L’iniziativa aderisce all’appello di Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! e si svolge contemporaneamente in nove luoghi del Biellese: dai Portici del Municipio in centro a piazze e lapidi dei quartieri Chiavazza, Riva, San Paolo, Piazzo, Valle Oropa, Vernato Thes, Oremo Barazzetto Vandorno, Pavignano Vaglio Colma e Villaggio Lamarmora. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/cara-costituzione-ti-voglio-bene/ 2 giugno – REGGIO EMILIA · «In cammino per la Difesa civile» – ore 18.00 Ritrovo al Giardino dei Giusti per «La Festa della Repubblica che ripudia la guerra. In cammino per la Difesa civile non armata e nonviolenta»: incontro e riflessione in un luogo simbolico. Oltre il 2 giugno: si continua a camminare Domenica 7 giugno – PADOVA · «Cammino per una Repubblica di Pace» – ore 18.00 Piazza Castello, con arrivo al Municipio. Un corteo promosso da un’ampia coalizione di realtà padovane – ACLI, ANPI, ARCI, CGIL, CISL, UIL, Emergency, Libera, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Beati i Costruttori di Pace, Azione Cattolica, AGESCI e molti altri – per ribadire che la strada per la pace va percorsa «con caparbietà, con ostinazione, con i nostri corpi». In caso di pioggia l’evento è annullato. → Informazioni e dettagli: https://retepacedisarmo.org/evento/cammino-per-una-repubblica-di-pace/ Il cuore della proposta collettiva: la Campagna «Un’altra difesa è possibile» Tutte queste iniziative condividono un obiettivo concreto: rilanciare la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile, Non Armata e Nonviolenta. In un momento in cui i governi europei gareggiano nell’aumentare i bilanci militari (con la spesa globale che nel 2025 ha toccato il record storico di 2.887 miliardi di dollari) la proposta pone una domanda necessaria: esistono strumenti alternativi e nonviolenti per garantire sicurezza e risolvere i conflitti? La risposta delle nostre reti è sì, e vogliamo dunque creare quelle “istituzioni di Pace” che possano concretizzare questo percorso alternativo alla guerra e alla distruzione Invitiamo tutte le organizzazioni aderenti, i cittadini e le cittadine a farsi promotori della raccolta firme nelle proprie reti e comunità. Tutte le informazioni su www.difesacivilenonviolenta.org! Rete Italiana Pace e Disarmo
May 28, 2026
Pressenza
Inaugurazione di due Scaffali dei libri della nonviolenza nell’Istituto comprensivo di via Fabiola a Roma
Nella mattina di lunedì 25 maggio 2026 si sono inaugurati ben due scaffali dei libri della nonviolenza, uno nel plesso G. Franceschi, l’altro nel plesso G. Oberdan dell’Istituto Comprensivo di Via Fabiola a Roma. Sono intervenute la dirigente scolastica professoressa Fanny Greco, la dott.ssa Carla Consuelo Fermariello, presidente della Commissione Scuola del Comune di Roma, la dottoressa Maria Stella Squillace, Assessora Politiche Educative e Scolastiche Municipio XII di Roma, Claudio Roncella, ideatore del progetto insieme a Federica Fratini, che ha presentato il suo libro “Impariamo la nonviolenza” e coordinatori romani dell’organismo internazionale “La comunità per lo sviluppo umano”, promotrice di iniziative per la nonviolenza. E’ intervenuto anche Francesco Pilo della compagnia teatrale “Il Cantastorie”, che ci ha emozionato con lo storytelling sulla vita di Nelson Mandela. Nel plesso di G. Franceschi dà i saluti di benvenuto la dirigente, ricordando che da sempre la sua scuola è stata promotrice di attività per la nonviolenza; quella dello scaffale le è piaciuta tantissimo. E’ la docente Marinella Mariotti, referente scolastico per il bullismo e il cyberbullismo dell’istituto, che ha scelto e accolto con entusiasmo il progetto dello Scaffale dei libri della nonviolenza, ricevuto dalle comunicazioni che l’Assessorato alla Scuola, formazione e lavoro di Roma capitale, in collaborazione con La Comunità per lo sviluppo umano, ha inviato a tutti i dirigenti scolastici di Roma. Questa scelta della docente è stato un ottimo risultato delle sinergie nate dal lavoro di relazioni costruttive tra le istituzioni, in questo caso l’Assessorato alla scuola, e il volontariato, con l’associazione La comunità per lo sviluppo umano. Negli ultimi mesi, l’insegnante Marinella Mariotti insieme ad altre docenti ha condotto i propri studenti della primaria verso un percorso di conoscenza e di educazione alla nonviolenza confluito nell’inaugurazione dello scaffale. “L’evento di oggi” dice Marinella  “non è un momento di arrivo, ma di partenza per conoscere quotidianamente le tematiche della nonviolenza. E’ anche un’eredità che gli alunni di questo anno scolastico lasciano ai nuovi che arriveranno.” Carla Fermariello ricorda la collaborazione tra Roma Capitale e La comunità per lo sviluppo umano, avviata da più di quattro anni, che ha portato a tanti momenti di riflessione sulla nonviolenza, come a diffondere l’idea dello scaffale, della panchina del dialogo e anche a festeggiare il 2 ottobre, Giornata Mondiale della Nonviolenza, in tutte le scuole. Come l’anno scorso, anche per il prossimo 2 ottobre si sta organizzando nella piazza del Campidoglio il simbolo umano della nonviolenza con tutti gli studenti che vi confluiranno; quest’anno sarà anche in occasione della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Federica Fratini vivacizza l’evento facendo domande sul significato della parola nonviolenza ai circa settanta alunni presenti, i quali rispondono preparatissimi soffermandosi sull’importanza del dialogo “sostituendo parole ostili con parole con stile”. I bambini , tutti con il simbolo della nonviolenza disegnato sulle guance, poi leggono i loro pensieri che emozione dopo emozione testimoniano l’eccellente lavoro svolto dalle insegnanti e il bisogno di nonviolenza che lo scaffale gli garantisce. Federica conclude presentando il suo libro “Impariamo la nonviolenza” e spiegando il significato del simbolo della nonviolenza. “Lo scaffale vuole essere uno strumento di conoscenza, sensibilizzazione e consapevolezza della nonviolenza attiva” spiega Claudio Roncella, ideatore del progetto.“Nasce proprio per essere una presenza quotidiana, per ricordare che la nonviolenza esiste, è cultura, è bellezza, è crescita sia personale che sociale.” I messaggi dei bambini saranno raccolti e resi disponibili sul sito www.scuoleinmarcia.it Maria Stella Squillace aggiunge la disponibilità del Municipio XII allo sviluppo delle future attività sulla nonviolenza. L’incontro si conclude con l’emozionante storytelling su Nelson Mandela letto e interpretato da Francesco Pilo. La seconda inaugurazione è al plesso G. Oberdan, dove attendevano altri bambini con una collanina fatto con un filo di lana che teneva un cartoncino su cui era disegnato il simbolo della nonviolenza. L’insegnate Daniela Napolitano, promotrice dello scaffale in questo plesso, racconta che durante l’anno scolastico hanno affrontato il tema della nonviolenza facendo conoscere i personaggi storici che nella vita hanno risolto problematiche con metodi nonviolenti come Gandhi, Mandela ed altri. Ha esortato gli studenti più grandi ad assumere un atteggiamento nonviolento perché la nonviolenza si insegna coerentemente diventando noi stessi un esempio per i più piccoli. Anche lei ribadisce che l’inaugurazione dello scaffale con i suoi libri è un momento di partenza. Claudio Roncella fa alcuni esempi di comportamenti nonviolenti come quello di darsi tutti insieme delle regole e rispettarle, invitando i bambini a dire quali sono per loro le regole da tenere in classe; la più enunciata è stata quella di “ascoltare”. Anche qui Roncella  spiega il significato dello scaffale come presenza quotidiana tra gli studenti per ricordare che la nonviolenza esiste. Spiega che tra i libri donati ci sono alcuni anche con dei giochi; la notizia è stata accolta con grida entusiaste dei bambini. La storia dello scaffale dei libri della nonviolenza è nata tre anni fa in una scuola dell’estrema periferia romana, l’I.C. Villaggio Prenestino: portare un qualcosa di così importante ed apprezzato dalla periferia fino a Monteverde, quasi al centro di Roma, assume un valore e soprattutto un sapore di quando senti che veramente le cose possono cambiare. Redazione Roma
May 27, 2026
Pressenza
Senegal: il mandato del popolo è incompatibile con le ricette del FMI e della Banca mondiale
Il 22 maggio 2026 il presidente Bassirou Diomaye Faye ha posto fine a una sorta di coabitazione piuttosto inedita, poiché si verificava per la prima volta in Senegal. In sostanza, i senegalesi avevano portato al potere la coppia «Diomaye-Sonko». Ci sembra quindi opportuno porci delle semplici domande: La vittoria di questa coppia è compatibile con il mantenimento di una costituzione (un presidenzialismo forte), ispirata in gran parte a quella della V Repubblica attualmente in vigore in Francia? Questo tipo di gestione politica verticale è in crisi in tutto il mondo e provoca alla popolazione molti danni interni ed esterni. È opportuno costruire sulle macerie del vecchio sistema sconfitto il 24 marzo 2024 un altro modello di organizzazione politico-istituzionale molto più conforme alle necessità del popolo, che ha portato al potere una coppia e non un singolo individuo, come vorrebbe una costituzione «bonapartista», ovvero un presidente forte con poteri da semidio? Rispondere a questa duplice domanda significa andare a identificare più a fondo le radici della problematica sollevata. Questa rottura è il culmine di due anni di tensioni crescenti, che hanno messo in luce due visioni politiche antagoniste: quella del presidente, considerata più conciliante, e quella di Ousmane Sonko, orientata maggiormente verso una rottura radicale. Tuttavia, ci si interroga sul fattore scatenante immediato: le dichiarazioni del primo ministro davanti ai deputati poche ore prima della sua destituzione hanno costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso? In quell’occasione Sonko ha dichiarato che «il presidente ha sbagliato», alludendo al modo di gestire i fondi politici, una sorta di casse nere per le quali una certa opacità è da sempre la regola. È stato questo a far precipitare lo scontro tra i due? Prima di essere destituito, Ousmane Sonko si è espresso davanti ai deputati. «Il presidente ha sbagliato», prima di aggiungere «Spero che rinsavisca», ponendo un ultimatum al proprio capo per l’adozione di un testo di riforma. Questo aspetto, a nostro avviso, è certamente interessante dal punto di vista della cronologia dei fatti, ma riteniamo che l’essenziale sia altrove. È risaputo che il sistema, tramite la Banca Mondiale e il FMI, aveva sospeso ogni erogazione e stava esercitando pressioni per una ristrutturazione del debito che avrebbe comportato l’attuazione di un programma di austerità, una cura da cavallo che solo i sinistri «esperti» del FMI e della Banca Mondiale conoscono. Sonko rifiutava tutto questo. Una raccomandazione del FMI che propone le dimissioni di Sonko come condizione preliminare per qualsiasi ripresa dei rapporti con il Senegal rappresenta per noi il punto di partenza di ogni analisi seria che tenga conto delle legittime aspirazioni del popolo senegalese. Il programma di PASTEF, sulla base del quale la squadra Diomaye-Sonko ha ottenuto il mandato popolare, è incompatibile con le ricette di finanziatori come l’FMI e la Banca Mondiale. Ciò costituisce la base politica della rottura tra i due leader. Aggiungiamo che un ego smisurato potrebbe essere stato un elemento acceleratore della rottura del duo al vertice dello Stato. Una rottura ovviamente aiutata anche dalle manovre di settori dello «Stato profondo» sotto varie forme, ovvero tutti i sostenitori del sistema clientelare scosso nell’elezione rivoluzionaria del marzo 2024; le forze conservatrici legate al vecchio sistema corrotto che hanno contribuito alla spogliazione del popolo e alla sua precarietà. La sequenza politica che si apre è senza precedenti: Sonko e il suo partito, maggioritari all’Assemblea nazionale, si ritrovano all’opposizione di fronte al presidente che hanno portato al potere. In ogni caso, i cittadini nella loro diversità, che nel marzo 2024 si sono mobilitati per smantellare un sistema neocoloniale, rimangono la forza motrice imprescindibile e determinante in questo momento politico. Da loro dipende se si approfondirà o meno il percorso politico-sociale avviato in occasione delle elezioni presidenziali del 2024. Restiamo attenti a questa maggioranza del popolo perché è lei, nella sua calda moltitudine, nella sua gioiosa e creativa diversità, che potrà scrivere le future pagine e sequenze in un percorso pieno di senso e invochiamo con tutte le nostre forze che sia posto sotto il sigillo della non violenza. «Quel senso tante volte perduto e tante volte ritrovato» che apre a un futuro radioso, riallacciandosi così agli antenati che, in diverse forme, hanno lasciato questo paese, l’Africa, il mondo un po’ migliori. L’entrata in scena dei giovani e delle donne, del popolo, avverrà sicuramente. Quando? In quali forme? Con quali modalità? Speriamo che la violenza sia assente da questo inevitabile faccia a faccia. Per noi stessi, per l’Africa e per tutte le persone di buona volontà. N'diaga Diallo
May 27, 2026
Pressenza
All’ombra del sicomoro. “La voce di Gaza” di Paola Caridi
È una luminosa giornata di maggio quando, percorrendo i viali alberati dell’Orto Botanico di Palermo, rigogliosi di piante esotiche e tropicali, con Paola Caridi giungiamo all’ombra del sicomoro, l’unico custodito nell’Orto, nonché il più grande e longevo tra i rarissimi esemplari presenti in Italia.  L’occasione è data dalla presentazione, in prima assoluta, del suo ultimo libro “La Voce di Gaza” edito da Feltrinelli. Paola Caridi ha scelto proprio Palermo, perché è qui, all’ombra di questo albero, dalle antichissime origini e dal grande valore simbolico, che può iniziare il racconto.  È il sicomoro, infatti, il protagonista e narratore della storia: l’unico superstite tra i mille alberi che un tempo, maestosi, verdeggiavano a Gaza e nella Palestina antica, costeggiando la strada di Rafah verso l’Egitto. Ora, dall’altura di Tell Ali al-Muntar, non contempla che macerie e palazzi sventrati, mentre le sue radici si tendono e si ritraggono convulsamente al vibrare della terra, scossa dalle esplosioni che saturano l’aria di odore acre di morte e di spari.  È lontano il tempo in cui il profumo del mare gli giungeva fin sulla collina e il vento trasportava alle sue fronde le fragranze di spezie, di essenze pregiate e di frutti. Perché una volta Gaza non era sigillata da muri invalicabili e il suo mare non era un “mare chiuso”, ma il suo “respiro”: da lì arrivavano popoli da terre lontane, e lì giungevano mercanti e carovane cariche di merci verso l’Occidente. Perché Gaza era porto, era centro di commerci, crocevia di popoli e di civiltà, via dell’Incenso, scrigno di reminiscenze bibliche. Ricca e rigogliosa, centro di cultura, sede di una Scuola Teologica che richiamava studenti da tutto l’impero bizantino, Gaza era come Atene. È le nostre origini. Attraverso una storia di ben 5000 anni segnata da incursioni e guerre feroci, ma anche da incontri, ingegno, arte e cultura, si giunge al tempo presente, funestato da un’occupazione lunga decenni e imprigionato nella morsa di un genocidio ancora drammaticamente in corso. Come raccontare, dunque, un genocidio ai ragazzi? Perché questo libro è pensato per loro ma, come spesso accade alla buona letteratura per ragazzi, parla molto anche agli adulti. Come raccontare, dunque, l’orrore che sta cancellando un intero territorio e il suo popolo? E come strappare all’oblio la ricchezza di una storia millenaria? Con quali parole? Da quale prospettiva? Paola Caridi sceglie quella di un “non umano”: il sicomoro dell’altura di Tell Ali al-Muntar che, antico e silenzioso testimone, narra di una storia millenaria al piccola Ilyas, “il ragazzino dai capelli color della pece”. Rimasto solo nella sua fuga dal Nord di Gaza, dove imperversano i bombardamenti, egli giunge nel quartiere di Zeytun e, dalla casa dell’uomo che lo accoglie, scorge il sicomoro. Lo elegge a suo rifugio: e lì, all’ombra del grande albero, schiena appoggiata al suo maestoso tronco, se ne sta, si accovaccia pensoso, piange, si assopisce in un sonno colmo di sogni, che sanno di nostalgia, di dolci ricordi e di incubi.  È anche così che si racconta un genocidio: attraverso le storie dei singoli uomini, delle donne e dei bambini, perché la Storia, quella con la S maiuscola, quella decisa dai potenti, sovrasta ogni essere vivente della terra, si incunea nella sua esistenza, ne determina i percorsi mentre rimodella i paesaggi e la natura, che ora asseconda, ora sconvolge con la violenza del suo imperio. E il sicomoro ha sentito tanta Storia scuotere il terreno sotto le sue radici, sovrastare le sue fronde, impregnare l’aria di profumi o di terrore; ne ha ascoltato le vibrazioni attraverso le voci di chi, nel tempo della sua lunghissima vita, si è fermato all’ombra delle sue fronde, è salito sui suoi tronchi, ha parlato, ha gridato, ha bisbigliato, ha raccontato. Perché “è sotto il sicomoro che si raccontano le storie”. Tutta la scrittura è un vibrare dei sensi, veritieri trasmettitori dei sentimenti più nascosti, di emozioni e di quel non detto che abita il corpo e l’anima. Perché non tutto può essere veramente spiegato a parole: non certo il non-senso della devastazione, non il dolore di un popolo, né, tanto meno, lo sconcerto muto e profondo di un bambino. Le parole possono solo evocare, e per approssimazione, “dire” ciò che il corpo sente. Il sicomoro lo sa, lui che con i suoi “sensori” avverte ogni minima vibrazione dell’aria e del terreno. Vede il ragazzino salire su per la collina, lo accoglie alla sua ombra, lo sostiene col suo maestoso tronco; la sua corteccia ne “sente” i palpiti e il respiro, percepisce le vibrazioni del suo minuto corpo, il singhiozzare o il silente fluire del suo pianto; i suoi sensori “vedono” quei neri capelli sprofondare tra le esili braccia che avvolgono il corpo accovacciato, come a rintanarsi nel punto più intimo e profondo del sé, là dove un magma di sensazioni gli affollano l’animo e la mente, non ancora pronte per essere dette. Perché è il non detto che dice tutto, e perché non tutto può essere detto.  Allora è il sicomoro a dire: dalle vibrazioni del corpo immagina i pensieri che affollano la mente del ragazzino, ne legge la storia. Ilyas è lì, ai suoi piedi, accolto dall’abbraccio discreto e avvolgente di questa antica e maestosa creatura della natura e che per lui si fa fratello, amico, padre e madre. È qui che egli può finalmente “sentirsi”: ascoltare il dolore sordo del vuoto, la nostalgia dell’abbraccio materno, lo struggimento della perdita. Allora il suo corpo sussulta e il sicomoro ne percepisce le vibrazioni, ma non può far altro che far stormire le sue fronde per accarezzarlo con una foglia che librandosi nell’aria, dolcemente si poggia infine sul suo braccio.  Ilyas andrà via per percorrere la sua di storia mentre, tutto intorno, la Storia continua la sua folle corsa.    In questo racconto, che procede per immagini sensoriali, passato e presente si sfiorano, si inseguono fino a sovrapporsi senza tregua. Struggimento e smarrimento avvolgono questi fotogrammi del tempo in cui il ricordo della bellezza dei luoghi si intreccia con il senso dell’attuale devastazione.  Ed è in questo ondeggiare – come le fronde del grande albero –  tra memoria e presente, che la storia di Ilyas ci mette innanzi l’attuale e  crudele realtà di una giovanissima esistenza costretta a confrontarsi con la violenza cieca della Storia, che tenta di cancellare la memoria di un passato glorioso e l’identità stessa di un popolo. Ma: “le storie non scompaiono sotto le macerie: restano nelle radici, nelle parole e negli occhi di chi le ascolta. Finché qualcuno continuerà a raccontarle, e finché un bambino riuscirà a mettersi in salvo, Gaza non sarà mai cancellata per davvero”.  Perché raccontare è resistere. Raccontare è esistere. Redazione Palermo
May 26, 2026
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