
Riarmo tedesco: fra il passato della Rdt e l’integrazione europea
Pressenza - Monday, August 24, 2026Comprendere l’attualità e lo sviluppo della Germania di oggi, che si accinge in fretta e furia a voler essere l’esercito più potente d’Europa, significa fare i conti con una storia complessa.
Ciò che infatti occorre ricordare è che gli ultimi anni del Novecento videro lo sviluppo concreto di un’integrazione europea, all’interno della quale la Germania tentò di avere, ed ebbe un ruolo da protagonista, provenendo però da decenni di sostanziale disunione politica e territoriale.
Appare centrale infatti la questione secondo la quale ad essere uno dei traini di un processo di integrazione europea, sia politico che economico, vi fu un paese che fino al 9 novembre del 1989 fu sostanzialmente diviso, e spartito fra le due superpotenze negli anni della Guerra Fredda.
Seguendo tale ragionamento risulta impensabile, per comprendere l’attualità tedesca, lasciare sotto il tappeto la storia di quella Germania che per decenni fu dalla parte est del muro.
La storia della Rdt, non appartiene al tempo delle favole, ma bensì ad una realtà storica non così distante dal nostro tempo del presente: la Sed, il socialismo reale, lo stato-partito sono ancora oggi ricordo vivo in numerosi tedeschi.
Nel nuovo scenario geopolitico globale ed europeo la Germania si avvia verso un cospicuo riarmo, e per una corretta analisi della natura militarista tedesca non possiamo non indagare nel passato della Rdt, che condivideva buona parte del suo territorio con la vecchia Prussia, che Honoré Gabriel Riqueti, conte di Mirabeau, definì non “un État qui possède une armée, c’est une armée qui possède un État”.
La militarizzazione della società tedesca della Rdt era infatti evidente sotto vari e numerosi aspetti, con la diffusione di una propaganda volta a giustificare alcune decisioni della Sozialistiche Einheitspartei Deutschlands (SED) in politica interna ed estera.
La narrazione maggiormente diffusa era quella che vedeva l’occidente capitalistico come un aggressore, che aveva dimostrato di non essere in grado di rispettare gli accordi presi a Potsdam, portando le zone della Germania occidentale occupate sotto un’unica amministrazione, fondando nel 1949 la Repubblica Federale di Germania.
La pace raggiunta dopo la seconda guerra mondiale era vista dalla SED fortemente in pericolo ed andava dunque difesa con le armi. La prospettiva disegnata era quella della necessità di combattere una guerra giusta, quella contro il capitalismo che minacciava la pace, alla quale bisognava prepararsi.
All’interno della società tedesca della Rdt non c’era dunque spazio per i “pacifisti”, i quali, opponendosi a qualsiasi tipo di guerra, si rivelavano nemici del socialismo e oppositori di un progresso politico e sociale.
Se la guerra doveva essere combattuta, andava dunque preparata. La lungimirante strategia della Sed non fu però quella di preparare solo un solido apparato tecnologico militare, ma anche di creare una società compatta e militarizzata, in grado di essere mobilitata interamente nel breve periodo.
A tale scopo si giunse ad una fusione pressoché totale fra organizzazioni civili e militari, attraverso un processo che vedeva la militarizzazione passare per tutte le organizzazioni civli, a partire dal sistema educativo della Rdt.
In questo processo di militarizzazione che vedeva lo stato e l’esercito di fatto uniti sotto lo stretto controllo della Sed, non stupisce che non fossero ammessi gli obiettori di coscienza e che l’unica alternativa fornita dallo stato, a chi per motivi religiosi o di coscienza si rifiutava di servire nelle fila dell’esercito, fosse la Baueinheiten, ovvero le unità edili, che erano soldati a tutti gli effetti, che si occupavano però della costruzione di infrastrutture militari.
Il processo di militarizzazione della società tedesco-orientale non passava però solo dal sevizio militare, ma iniziava ben prima attraverso il sistema educativo, partendo dalla scuola materna, con l’utilizzo dei “giocattoli patriottici” (ossia armi giocattolo), fino all’università, tramite corsi di difesa civile.
Non solo l’istruzione era ingabbiata da questo processo di militarizzazione, ma anche il lavoro, che era organizzato sul modello militare e dove i dirigenti erano di norma ufficiali della riserva.
Ciò che occorre tenere a mente dopo questa disamina è la necessità di condurre un’analisi di quello che fu il processo di unificazione tedesca, non solo sotto un punto di vista economico, monetario e politico, ma anche da un punto di vista culturale e sociale. L’unificazione delle due Germanie ha dovuto tener conto di tutto ciò, ovvero della necessità di inglobare all’interno del mondo liberale-occidentale una società di chiaro stampo militarista e nazionalista, che in salsa socialista ripropose il valore delle cosiddette “preußische Tugent” , ossia le virtù prussiane.
Sul finire degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta questo quadro va inserito all’interno dell’avvio di un più ampio processo di integrazione europea, che doveva fare i conti con la storia di un paese privo di una tradizione democratica, che nei fatti aveva visto una totale soluzione di continuità dal nazismo al comunismo reale.
La mancata elaborazione di questo processo storico promosse inevitabilmente i suoi riflessi sulla realtà di oggi. Allo stesso modo non possiamo ignorare le lampanti difficoltà che la Germania occidentale trovò nel rapportarsi con la ritrovata sua controparte orientale dopo la caduta del muro. A fare le spese delle difficoltà legate alla riunificazione delle due Germanie, nel contesto di un neoliberismo sempre più dilagante ed incontrollato, fu sicuramente la sua parte est, che non solo fu chiamata a sperimentare uno stile di vita completamente nuovo e si trovò profondamente impoverita, ma si sentì anche abbandonata da uno stato che invece fino a quel momento non aveva fatto altro che occuparsi, nel bene e nel male, di ogni singolo aspetto dei suoi cittadini. Secondo molti storici ed osservatori, più che un’unificazione, quella guidata dal cancelliere Kohl fu una sorta di colonizzazione economica, che invece di eliminare le differenze fra due volti dello stesso paese non fece altro che aumentarli.
Da anni infatti ci si chiede perché i numeri di partiti nazionalisti ed estremisti come AFD continuino a salire nelle regioni della ex Germania dell’Est, a questa domanda non possiamo nascondere il passato di una società tedesco-orientale che aveva fondato il suo stile di vita su un patriottismo militare, ma che si ritrovò però abbandonata ed impoverita dai ritrovati fratelli occidentali.
Nel nuovo scenario globale in cui Berlino ha annunciato di voler in breve tempo diventare, o meglio tornare ad essere, l’esercito più preparato del vecchio continente, con un’imponente aumento della spesa militare e la reintroduzione di una leva volontaria, che se non dovesse bastare a raggiungere gli obiettivi preposti, potrebbe diventare obbligatoria, ed in cui partiti come l’Afd rischiano di salire sempre di più nei sondaggi elettorali, comprendere la tradizione militarista tedesca, che ha trovato nel secondo dopo guerra grande forza nelle strutture della Rdt e la difficile riunificazione fra le due Germanie, può risultare essenziale per costruire delle solide chiavi di lettura di un divenire non solo tedesco ma europeo.
L’Europa della pace e del sua futura integrazione è nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale, da una Germania sconfitta, ma non umiliata, che vide il suo esercito smantellato e la sua industria militare riconvertita nella grande locomotiva economica dell’automotive tedesca. A distanza di ottanta anni il processo pare essere l’inverso.
In un’Europa che dovrebbe essere maestra di pace, la dirigenza dell’UE non può chiudere i libri di storia, ignorare lo spettro del militarismo prussiano, i calcinacci di due guerre mondiali volute dalla Germania, e quella mentalità bellica che permeava l’area tedesca-orientale fino a meno di quaranta anni fa. Un tuffo nel secolo breve è sempre possibile.
Bibliografia di riferimento
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