#Rogliano (#Cosenza), sabato 25 luglio ore 19 - Contro #Guerra, #Riarmo e
#Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! - Ne discutono;
Franco Adamo e Alessia Marasco (Sezione ANPI Savuto Cosentino); Antonio Mazzeo
(Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università);
Francesco Piobbichi (Disegnatore sociale); Francesco De Simone (A.M.R.
Controvento); Mimma Sprizzi, Chiara Ortano (Le Figlie di Ipazia)
Tag - riarmo
2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: assemblea No Kings a Palazzo Ducale
Compilo queste brevi note mentre al Palazzo Ducale di Genova si è appena
conclusa la “restituzione”, dai vari focus tematici pomeridiani e dopo la
partecipatissima Assemblea No Kings che si è svolta in mattinata.
Ho scritto Palazzo Ducale e intendo dire proprio: dentro. Dentro quella stessa
magnifica sala che 25 anni fa accolse gli 8 Grandi del Pianeta – mentre oltre le
alte transenne che delimitavano la Zona Rossa, andava in scena una “violazione
dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente”,
come la definì Amnesty International.
Ben 45 gli interventi che si sono succeduti nella sessione di stamattina che è
stata inaugurata dal saluto di Elena Giuliani e che è sforata ben oltre le
previste due ore: ci sarà parecchio su cui lavorare nelle prossime settimane, in
vista della prossima assemblea che dovrebbe succedere non oltre la prima
settimana di ottobre e soprattutto in vista di un importante appuntamento entro
la fine dell’anno su scala europea.
E naturalmente c’erano tutti coloro che contribuirono a organizzare quei
memorabili giorni di Genova venticinque anni fa. Raffaella Bolini e Walter Massa
(ARCI), Marco Bersani (Attac), Alfio Nicotra (Rete Italiana Pace e Disarmo),
Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista), e tanti altri. Particolarmente
applaudito l’intervento di Vittorio Agnoletto che del Genova Social Forum fu
portavoce: “Sebbene possiate considerarci anziani, noi di sogni ne abbiamo
ancora tanti…”.
Da remoto sono intervenuti anche tre giovani donne iraniane, un certo Cam
Kennedy da Minneapolis, una giovane attivista dall’Albania e persino Omar
Barghouti, figlio di Marwan, detenuto da anni nelle carcere israeliane e per la
liberazione del quale si stanno mobilitando in tanti anche in Italia.
Hanno preso il microfono anche parecchi giovani, esponenti di varie
organizzazioni studentesche, comitati territoriali, movimenti per la casa, in
difesa dell’ambiente, contro il riarmo, i decreti sicurezza, la precarizzazione
sul fronte del lavoro.
Ci è sembrato particolarmente significativo l’intervento di Carlo Mezzalama di
Fridays For Future Torino, che vi proponiamo qui di seguito. Lui che nel 2001
non era ancora nato e adesso che ha solo vent’anni ci dice:
Prepariamoci insieme a cambiare tutto.
Oggi siamo qua come Fridays For Future, come movimento che nasce spontaneamente
nel 2018 da migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze che hanno visto davanti ai
loro occhi un tradimento storico, generazionale, un furto del nostro futuro.
In milioni abbiamo manifestato in tutto il mondo contro le politiche fossili di
governi e multinazionali e con il tempo abbiamo imparato che non si può
affrontare la crisi climatica senza guardare in faccia la crisi sociale che ci
attanaglia, la corsa alle armi, l’estrattivismo, la battaglia per liberare i
popoli dalle eredità del colonialismo e dalle sue nuove forme.
È stato proprio per via di questa nuova consapevolezza, per via delle nostre
rivendicazioni sempre più radicali che col tempo anche chi inizialmente ci
applaudiva e ci stringeva la mano ci ha voltato le spalle. Hanno capito che quel
movimento di giovani non sarebbe rimasto in superficie, ma si sarebbe addentrato
nelle radici del problema.
Oggi hanno paura, ancora più di prima e la risposta si è fatta ancora più
violenta, un decreto sicurezza alla volta. Negli ultimi due anni le compagnie
fossili hanno ricominciato ad annunciare nuovi piani di estrazione di petrolio e
gas, eliminando ogni riferimento a sostenibilità e decarbonizzazione.
Siamo diventati ecoterroristi, ecovandali. Il governo Meloni si è premurato di
fare delle leggi ad hoc per fermare le nuove forme di protesta che stavano
nascendo.
Ma gli ultimi 4 anni sono anche stati quelli in cui in Europa abbiamo perso 200
mila persone a causa delle ondate di calore. Sono numeri comparabili con gli
effetti della pandemia da Coronavirus in Italia. Ogni anno che passa l’aria si
fa più irrespirabile, i fiumi più vuoti, gli incendi e le tempeste più violente.
La crisi climatica ci sta ammazzando, è già arrivata e loro lo sanno: ora ci
dicono che dobbiamo abituarci.
Ci stanno togliendo tutto, mentre annunciano di voler reintrodurre la leva,
mentre parlano di fermo preventivo per i minorenni, ci tolgono anche la
possibilità di immaginare una vita dignitosa per noi e per chi verrà dopo.
Questo non ci ferma, significa che continueremo a riempire le piazze delle
nostre città, come un fiume in piena. Non abbiamo scelta, continueremo a lottare
e guardiamo a questo autunno come a un momento che può essere davvero di svolta
per tutti e tutte noi.
Noi siamo in ascolto, pronti a sostenere il percorso che è nato da questa
grandissima aggregazione di persone, organizzazioni e idee che è culminata nella
piazza del 28 marzo. Non possiamo immaginare che la banda di criminali corrotti
che governa il nostro Paese resti nei gangli del potere per altri 5 anni.
La svolta sarà possibile solo se faremo rete, se resteremo uniti camminando
negli stessi cortei. Per questo ringraziamo chi ha portato in questa sala tutte
queste persone.
Prepariamoci insieme a cambiare tutto.
Daniela Bezzi
Il riarmo europeo procede a velocità record
Gli stati europei si stanno armando a velocità record. E’ questo la conclusione
è cui è giunta una nuova indagine dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA) e
resa pubblica dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Secondo quanto
riferito dal rapporto dell’EDA, nel 2025 sono stati spesi 1000 euro per ogni
cittadino […]
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Il campo del “ma anche”
Giuseppe Provenzano, fedelissimo di Elly Schlein e responsabile della politica
estera del PD, ha dovuto riaffermare sul Corriere della Sera la posizione del
suo partito su riarmo e guerra. Dopo il bombardamento mediatico contro Conte,
che aveva osato affermare che la minaccia russa è una invenzione del partito
delle armi […]
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L’agenda atlantica si può strappare
Per un’istituzione che pochi anni fa Trump considerava «obsolescente» e Macron
reputava affetta da «morte cerebrale», la Nato sta dando prova di inattesa
resilienza. Ad Ankara i membri dell’alleanza atlantica hanno tutti ribadito
l’obiettivo cruciale: la cosiddetta spesa per la difesa deve salire al 5
percento del Pil entro il […]
L'articolo L’agenda atlantica si può strappare su Contropiano.
Meno lavatrici e più carri armati a prezzi d’inflazione
Il “fascino” del riarmo I padroni del mondo stanno modellando i mercati a loro
immagine e somiglianza. E attraverso questa operazione, è ovvio, trasformano
anche profondamente le società umane che alimentano il business planetario. La
decisa “sterzata” delle democrazie industriali occidentali, negli ultimi 10
anni, è stata quella di riscoprire […]
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Contropiano.
Nato, Stop Rearm Europe – Italia: “Sempre più armi, sempre più guerra”
“Trump e la Nato ad Ankara corrono verso un folle riarmo e verso la guerra
totale. La UE obbedisce e ci mette del suo. Solo Sanchez resiste e viene
minacciato. In una riunione che sembrava un raduno di stampo medievale, con
l’imperatore, i vassalli e i ciambellani, si decide di fare sempre più armi,
naturalmente al posto del welfare e di correre sempre più veloci verso il
baratro”. Così in un post su Fb la campagna Stop Rearm Europe – Italia, nata
oltre un anno fa contro il Piano di riarmo europeo e l’economia di guerra e che
riunisce ad oggi oltre 500 realtà sociali e politiche.
“Chi si oppone, come Sanchez, viene minacciato senza ritegno. Si va a grandi
falcate verso il 5% del PIL, oltre il già assurdo piano ReArm Europe, con
acquisto diretto o indiretto dagli USA che dominano su armi, tecnologia e
energia. Tra chi obbedisce covano silenzi e bugie. Parlare di difesa europea,
con questa Nato, con la Turchia, con obiettivi incostituzionali su guerra e
riarmo è un affronto. Magari l’Italia pensa di far crescere ancora le proprie di
vendite di armi. Peccato che i dati OCSE dicono che vendere armi non serve ai
salari che restano i peggiori in Europa, al livello del 1990 e perdono lo 0,9
quest’anno. Ma i dominanti si tengono insieme. Contro i dominati. La guerra e le
armi sono tornati affar loro, non dei popoli e della democrazia. In tanti ad
Ankara hanno manifestato e sono stati repressi. A loro va la nostra solidarietà.
Sabato prossimo, 18 luglio, saremo a Genova, per i 25 anni dal G8, per dire con
forza ancora una volta no al riarmo, no alla guerra, No Kings”, conclude il
comunicato di Stop Rearm Europe – Italia.
STOP ReArm Europe
Rheinmetall. Ritratto di un angelo sterminatore nel cuore dell’Europa
L’ambizione tedesca si afferma chiaramente: “rendere la Bundeswehr l’esercito
più potente d’Europa” (Olaf Scholz) e questo, “a qualunque costo” (Friedrich
Merz). “Riarmare l’Europa” significa anzitutto “Riarmare la Germania”. Un
elemento chiave e motore di questo riarmo è l’azienda Rheinmetall, nata sotto il
Secondo Reich (Impero), fiorente sotto il Terzo e […]
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su Contropiano.
SI CHIUDE IL VERTICE NATO IN TURCHIA: ARMI, ARMI E ANCORA ARMI. L’ITALIA CONFERMA LA SPESA BELLICA DEL 5% DEL PIL
Ad Ankara, Turchia, si è concluso il Vertice Nato. Nelle stesse ore in cui Trump
ordinava i nuovi bombardamenti sull’Iran, il segretario dell’Alleanza Atlantica
Rutte annuiva pedissequamente a ogni mossa statunitense, che ha parlato di
“risposta necessaria” all’Iran. Trump intanto ha confermato stizzito di voler
mantenere gli Usa nella Nato, in occasione dell’incontro a porte chiuse dei
leader.
Dalla dichiarazione finale del vertice si legge che la Russia “rappresenta una
minaccia a lungo termine per la Nato”; che l’Ucraina “contribuisce alla
sicurezza transatlantica e gli alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno
a Kiev”. Tutto questo si traduce in decine e decine di miliardi di euro in armi
promesse dai vari Stati, compresa la licenza statunitense a produrre Patriot per
l’Ucraina, durante il vertice dell’Alleanza Atlantica, in occasione del quale il
sultano Erdogan prova a rimuovere le sanzioni imposte alla Turchia dalla prima
amministrazione Trump, consentendo la vendita di componenti di F-35 ad Ankara.
Un terremoto diplomatico e militare che scuote Israele. Qui il segretario alla
Difesa Usa Pete Hegseth ha cancellato una visita in programma per oggi.
All’inizio di questa settimana, il genocida Netanyahu aveva avvertito che
fornire l’aereo stealth avanzato ad Ankara avrebbe “distrutto gli equilibri di
potere in Medio Oriente” erodendo il vantaggio militare di Israele. Un vantaggio
militare che è quello dell’occupazione illegale, che ha impedito al nuovo
segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, di incontrare oggi a Ramallah
il presidente palestinese Abu Mazen. Qui le autorità occupanti israeliane gli
hanno negato l’autorizzazione.
Nel frattempo nella capitale turca, per il terzo giorno consecutivo, migliaia in
piazza contro il vertice Nato. Corteo anche a Istanbul, organizzato dai
principali partiti di opposizione al sultano Erdogan. I partecipanti hanno
contestato le politiche dell’Alleanza, il ruolo della Turchia in perpetua crisi
economica, e la presenza statunitense.
E poi c’è l’Italia. In questo calderone di affari bellici sulla pelle di milioni
di persone, Meloni conferma l’obiettivo del 5% del pil dedicato al riarmo
sigliato anche da Roma nel precedente summit Nato all’Aia, così come l’adesione
al programma europeo Safe. L’obiettivo di far salire le spese militari al 5%
entro il 2035 costerebbe all’Italia 500 miliardi di euro, denuncia oggi
pomeriggio l’Osservatorio Milex. Intanto sono 19 i miliardi annunciati da
Crosetto nella prossima manovra, da investire – ancora una volta – in armi.
Soldi che vengono prelevati dallo stato sociale, defraudato da anni di politiche
di privatizzazione e tagli, come conferma oggi il nuovo rapporto Ocse per i
salari europei: i redditi reali italiani sono tra i peggiori dei 27 paesi
dell’Ue, ancora sotto di oltre 6 punti percentuale rispetto al 2021, mentre la
media dei Paesi Ocse è tornata sopra quei livelli. La stessa Organizzazione di
studi economici prevede poi un’ulteriore contrazione entro fine anno, -1%, a
fronte di un’inflazione al 3%, a un tasso d’occupazione del 9% sotto la media
Ocse, in particolare per le difficoltà a trovare un lavoro degno e pagato di
giovani e donne.
Il commento, su Radio Onda d’Urto, di Fulvio Scaglione, giornalista e direttore
di InsideOver. Ascolta o scarica.
Esercitazioni militari con droni e sottomarini in Salento
Antonio Mazzeo racconta di un'enorme operazione di esercitazioni militare della
Nato che interessa il Salento e il mar Adriatico di cui ha parlato anche in un
articolo su Pagine Esteri.
Nell'audio viene anche approfondito come la militarizzazione sia portata avanti
sempre più attraverso e per gli interessi dei grandi produttori di armi così
come dimostra il vertice NATO di Ankara che sembra una grande fiera.