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Germania. La paura di perdere le elezioni scatena l’escalation contro la Russia
E’ visibile lontano da un chilometro che l’escalation scatenata dal cancelliere tedesco Merz sia funzionale anche alle elezioni che tra quattro giorni si terranno proprio in Sassonia. La “crisi dei droni” all’aeroporto di Lipsia, capitale del Land della Germania orientale in cui si vota domenica, è venuta crescendo di giorno […] L'articolo Germania. La paura di perdere le elezioni scatena l’escalation contro la Russia su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Il rinoceronte nella stanza
-------------------------------------------------------------------------------- Dalla pag. Instagram itamargov -------------------------------------------------------------------------------- Il 29 agosto ricorre il quarantaseiesimo anniversario della morte di Franco Basaglia. Per ricordarlo, viene in mente un animale: un grande cavallo azzurro. Si chiamava Marco Cavallo e nacque nel 1973 dentro l’ospedale psichiatrico di San Giovanni, a Trieste, dall’incontro tra gli internati, gli operatori e gli artisti che lavoravano con loro. Era fatto di cartapesta, alto quasi quattro metri. Il 25 febbraio di quell’anno varcò i cancelli del manicomio e uscì per le strade della città. Non era soltanto una scultura: era il tentativo di portare fuori ciò che per decenni era stato tenuto nascosto, le persone che l’istituzione aveva separato dal mondo, le loro storie, i loro desideri, la loro voce. Marco Cavallo diventò così il simbolo visibile di una rivoluzione culturale che avrebbe portato alla chiusura dei manicomi. A più di cinquant’anni di distanza, un altro animale enorme sta attraversando una regione europea. Questa volta è un rinoceronte bianco, alto dieci metri e lungo sedici. In questi giorni gira per la Sassonia, fermandosi nelle piazze, davanti ai musei e ai teatri. Si chiama The Rhinoceros in the Room — Il rinoceronte nella stanza. L’espressione inglese “the elephant in the room” indica qualcosa di ingombrante, evidente, impossibile da ignorare, di cui però tutti fingono di non parlare. L’artista Itamar Gov ha sostituito l’elefante con un rinoceronte, richiamando direttamente Eugène Ionesco e il suo dramma del 1959, in cui gli abitanti di una tranquilla cittadina cominciano, uno dopo l’altro, a trasformarsi in rinoceronti. All’inizio sembra un fatto assurdo, poi accade di nuovo, poi sempre più spesso, finché ciò che sembrava inconcepibile diventa la norma e la maggioranza si ritrova trasformata. Il vero problema non è soltanto la comparsa del rinoceronte: è la nostra capacità di abituarci alla sua presenza. Ed è per questo che oggi quel gigantesco corpo bianco attraversa la regione. Non è solo un’opera d’arte: è il punto focale di una mobilitazione. Alla vigilia degli appuntamenti elettorali, con l’avanzata di Alternative für Deutschland, la posta in gioco non riguarda più soltanto le provocazioni o i toni della propaganda, ma un programma politico con proposte precise: ridimensionare il peso della memoria sui crimini nazisti nei programmi scolastici per dare spazio a una narrazione identitaria; tagliare i fondi alle istituzioni culturali che non si allineano; mettere in discussione il Bauhaus e l’inclusione scolastica dei bambini con bisogni particolari; fermare le iniziative antirazziste e prevedere classi separate per i figli dei richiedenti asilo. Molte di queste misure toccano ambiti in cui i Länder hanno piena competenza decisionale. Per questo la risposta è arrivata prima. Da Magdeburgo è nata una rete a cui hanno aderito più di cento realtà: musei, teatri, centri culturali, artisti, comunità religiose e persino la radio-televisione pubblica. La campagna “La cultura è diversità e patria”, promossa tra gli altri dal Kunstmuseum di Magdeburgo, non è una semplice reazione di parte, ma la rivendicazione della cultura come spazio di pluralità e di libertà. Perché quando la politica stabilisce quali storie meritano di essere raccontate, quali idee possono entrare nelle scuole e chi fa parte della comunità, la cultura smette di essere un settore per diventare una questione democratica centrale. Come ha sintetizzato Sabine Schramm, direttrice del Teatro delle marionette di Magdeburgo: «Fermarlo prima che inizi». Prima. È questa la parola decisiva. Aspettare che una deriva autoritaria mostri i suoi effetti compiuti significa spesso accorgersene quando gli spazi di agibilità e di dissenso si sono già azzerati. Perfino la Mitteldeutscher Rundfunk, la TV pubblica regionale, ha scelto un segnale insolito, interrompendo la programmazione con una scritta sui monitor: «Non vedete più nulla? Presto potrebbe succedere». È un monito inquietante che parla del rischio di oscuramento delle voci libere, ma anche di una cecità più profonda: la possibilità di smettere di vedere. Le trasformazioni più pericolose avvengono per gradi. Cominciano dalle parole, da ciò che viene ridefinito “buon senso”, dalla distinzione tra un “noi” e un “loro”, fino ad arrivare all’assuefazione. Ci si può indignare davanti all’orrore improvviso; è molto più difficile cogliere il momento esatto in cui ci si sta abituando all’inaccettabile. Forse è questo che il rinoceronte bianco ci chiede: guardare quello che sta accadendo mentre sta accadendo. Non aspettare che diventi storia o che qualcuno chieda come sia stato possibile. Guardare adesso, leggere i programmi, difendere i luoghi in cui una società può ancora discutere e ricordare, senza confondere la vigilanza con la paura. Vigilare non significa vedere nemici ovunque; significa non smettere di guardare. In questo 29 agosto, ci piace far camminare insieme questi due animali simbolici. Marco Cavallo e il rinoceronte. Il primo è uscito da un luogo recondito per riportare nella città chi era stato escluso. Il secondo attraversa la città per mostrare ciò che rischia di entrarvi. Uno porta fuori gli invisibili; l’altro rende visibile il pericolo. Sono immagini opposte ma complementari, che ci ricordano la stessa verità: la facoltà di guardare è una responsabilità democratica. Quel rinoceronte è ancora lì, enorme e bianco. È il momento di riscoprire una parola antica e necessaria: vigilanza. Non quando il rinoceronte sarà già dentro la stanza. Adesso. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il rinoceronte nella stanza proviene da Comune-info.
August 29, 2026
Comune-info
Israele espelle funzionari olandesi, minaccia i britannici ma loda Italia e Germania
Italia e Germania continuano a essere i “migliori complici di Israele in Europa”. La conferma viene dal fatto che Israele sta valutando la possibilità di espellere anche i funzionari britannici e potenzialmente di altri paesi europei dal Centro di coordinamento a guida statunitense per la Striscia di Gaza postbellica, come […] L'articolo Israele espelle funzionari olandesi, minaccia i britannici ma loda Italia e Germania su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano
Riarmo tedesco: fra il passato della Rdt e l’integrazione europea
Comprendere l’attualità e lo sviluppo della Germania di oggi, che si accinge in fretta e furia a voler essere l’esercito più potente d’Europa, significa fare i conti con una storia complessa. Ciò che infatti occorre ricordare è che gli ultimi anni del Novecento videro lo sviluppo concreto di un’integrazione europea, all’interno della quale la Germania tentò di avere, ed ebbe un ruolo da protagonista, provenendo però da decenni di sostanziale disunione politica e territoriale. Appare centrale infatti la questione secondo la quale ad essere uno dei traini di un processo di integrazione europea, sia politico che economico, vi fu un paese che fino al 9 novembre del 1989 fu sostanzialmente diviso, e spartito fra le due superpotenze negli anni della Guerra Fredda. Seguendo tale ragionamento risulta impensabile, per comprendere l’attualità tedesca, lasciare sotto il tappeto la storia di quella Germania che per decenni fu dalla parte est del muro. La storia della Rdt, non appartiene al tempo delle favole, ma bensì ad una realtà storica non così distante dal nostro tempo del presente: la Sed, il socialismo reale, lo stato-partito sono ancora oggi ricordo vivo in numerosi tedeschi. Nel nuovo scenario geopolitico globale ed europeo la Germania si avvia verso un cospicuo riarmo, e per una corretta analisi della natura militarista tedesca non possiamo non indagare nel passato della Rdt, che condivideva buona parte del suo territorio con la vecchia Prussia, che Honoré Gabriel Riqueti, conte di Mirabeau, definì non “un État qui possède une armée, c’est une armée qui possède un État”. La militarizzazione della società tedesca della Rdt era infatti evidente sotto vari e numerosi aspetti, con la diffusione di una propaganda volta a giustificare alcune decisioni della Sozialistiche Einheitspartei Deutschlands (SED) in politica interna ed estera. La narrazione maggiormente diffusa era quella che vedeva l’occidente capitalistico come un aggressore, che aveva dimostrato di non essere in grado di rispettare gli accordi presi a Potsdam, portando le zone della Germania occidentale occupate sotto un’unica amministrazione, fondando nel 1949 la Repubblica Federale di Germania. La pace raggiunta dopo la seconda guerra mondiale era vista dalla SED fortemente in pericolo ed andava dunque difesa con le armi. La prospettiva disegnata era quella della necessità di combattere una guerra giusta, quella contro il capitalismo che minacciava la pace, alla quale bisognava prepararsi. All’interno della società tedesca della Rdt non c’era dunque spazio per i “pacifisti”, i quali, opponendosi a qualsiasi tipo di guerra, si rivelavano nemici del socialismo e oppositori di un progresso politico e sociale. Se la guerra doveva essere combattuta, andava dunque preparata. La lungimirante strategia della Sed non fu però quella di preparare solo un solido apparato tecnologico militare, ma anche di creare una società compatta e militarizzata, in grado di essere mobilitata interamente nel breve periodo. A tale scopo si giunse ad una fusione pressoché totale fra organizzazioni civili e militari, attraverso un processo che vedeva la militarizzazione passare per tutte le organizzazioni civli, a partire dal sistema educativo della Rdt. In questo processo di militarizzazione che vedeva lo stato e l’esercito di fatto uniti sotto lo stretto controllo della Sed, non stupisce che non fossero ammessi gli obiettori di coscienza e che l’unica alternativa fornita dallo stato, a chi per motivi religiosi o di coscienza si rifiutava di servire nelle fila dell’esercito, fosse la Baueinheiten, ovvero le unità edili, che erano soldati a tutti gli effetti, che si occupavano però della costruzione di infrastrutture militari. Il processo di militarizzazione della società tedesco-orientale non passava però solo dal sevizio militare, ma iniziava ben prima attraverso il sistema educativo, partendo dalla scuola materna, con l’utilizzo dei “giocattoli patriottici” (ossia armi giocattolo), fino all’università, tramite corsi di difesa civile. Non solo l’istruzione era ingabbiata da questo processo di militarizzazione, ma anche il lavoro, che era organizzato sul modello militare e dove i dirigenti erano di norma ufficiali della riserva. Ciò che occorre tenere a mente dopo questa disamina è la necessità di condurre un’analisi di quello che fu il processo di unificazione tedesca, non solo sotto un punto di vista economico, monetario e politico, ma anche da un punto di vista culturale e sociale. L’unificazione delle due Germanie ha dovuto tener conto di tutto ciò, ovvero della necessità di inglobare all’interno del mondo liberale-occidentale una società di chiaro stampo militarista e nazionalista, che in salsa socialista ripropose il valore delle cosiddette “preußische Tugent” , ossia le virtù prussiane. Sul finire degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta questo quadro va inserito all’interno dell’avvio di un più ampio processo di integrazione europea, che doveva fare i conti con la storia di un paese privo di una tradizione democratica, che nei fatti aveva visto una totale soluzione di continuità dal nazismo al comunismo reale. La mancata elaborazione di questo processo storico promosse inevitabilmente i suoi riflessi sulla realtà di oggi. Allo stesso modo non possiamo ignorare le lampanti difficoltà che la Germania occidentale trovò nel rapportarsi con la ritrovata sua controparte orientale dopo la caduta del muro. A fare le spese delle difficoltà legate alla riunificazione delle due Germanie, nel contesto di un neoliberismo sempre più dilagante ed incontrollato, fu sicuramente la sua parte est, che non solo fu chiamata a sperimentare uno stile di vita completamente nuovo e si trovò profondamente impoverita, ma si sentì anche abbandonata da uno stato che invece fino a quel momento non aveva fatto altro che occuparsi, nel bene e nel male, di ogni singolo aspetto dei suoi cittadini. Secondo molti storici ed osservatori, più che un’unificazione, quella guidata dal cancelliere Kohl fu una sorta di colonizzazione economica, che invece di eliminare le differenze fra due volti dello stesso paese non fece altro che aumentarli. Da anni infatti ci si chiede perché i numeri di partiti nazionalisti ed estremisti come AFD continuino a salire nelle regioni della ex Germania dell’Est, a questa domanda non possiamo nascondere il passato di una società tedesco-orientale che aveva fondato il suo stile di vita su un patriottismo militare, ma che si ritrovò però abbandonata ed impoverita dai ritrovati fratelli occidentali. Nel nuovo scenario globale in cui Berlino ha annunciato di voler in breve tempo diventare, o meglio tornare ad essere, l’esercito più preparato del vecchio continente, con un’imponente aumento della spesa militare e la reintroduzione di una leva volontaria, che se non dovesse bastare a raggiungere gli obiettivi preposti, potrebbe diventare obbligatoria, ed in cui partiti come l’Afd rischiano di salire sempre di più nei sondaggi elettorali, comprendere la tradizione militarista tedesca, che ha trovato nel secondo dopo guerra grande forza nelle strutture della Rdt e la difficile riunificazione fra le due Germanie, può risultare essenziale per costruire delle solide chiavi di lettura di un divenire non solo tedesco ma europeo. L’Europa della pace e del sua futura integrazione è nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale, da una Germania sconfitta, ma non umiliata, che vide il suo esercito smantellato e la sua industria militare riconvertita nella grande locomotiva economica dell’automotive tedesca. A distanza di ottanta anni il processo pare essere l’inverso. In un’Europa che dovrebbe essere maestra di pace, la dirigenza dell’UE non può chiudere i libri di storia, ignorare lo spettro del militarismo prussiano, i calcinacci di due guerre mondiali volute dalla Germania, e quella mentalità bellica che permeava l’area tedesca-orientale fino a meno di quaranta anni fa. Un tuffo nel secolo breve è sempre possibile. Bibliografia di riferimento F. Conti, Repubblica democratica tedesca. Dissenso e opposizione negli anni Ottanta, Periferie editore, 2001, Cosenza. R. Grimm, The rise of the German Eurosceptic party Alternative für Deutschland, between ordoliberal critique and popular anxiety, International Political Science Review, Vol. 36, No. 3, June 2015. T. Klikauer, German Neo-Nazis and New Party, Jewish Political Studies Review, Vol. 30, No. 1\2, 2019. M. Sabrow, Memorie della Germania est, Contemporanea, Vol. 12, No. 2, aprile 2009. G. D’Ottavio, La Repubblica federale tedesca e l’integrazione europea: le conseguenze della caduta del Muro di Berlino sul processo di riunificazione europea, Ventunesimo Secolo, Vol. 3, No. 6, Ottobre 2004. Redazione Italia
August 24, 2026
Pressenza
Fosche nubi sul narco-clown di Kiev
C’è un momento, nella carriera di ogni uomo considerato indispensabile, in cui qualcuno smette di domandarsi come salvarlo e comincia discretamente a chiedersi chi verrà dopo. Per Volodymyr Zelensky quel momento potrebbe essere arrivato. Sulla Berliner Zeitung, infatti, è comparso un commento firmato da Nicolas Butylin dal titolo inequivocabile: «Il […] L'articolo Fosche nubi sul narco-clown di Kiev su Contropiano.
August 24, 2026
Contropiano
No all’estradizione di Gino! Free all antifas!
Mercoledì 19 la Corte d’appello di Parigi si è pronunciata a favore dell’estradizione in Germania entro 10 giorni di Gino, compagno antifascista inquisito dall’Ungheria in merito ai fatti del Giorno dell’onore, il raduno internazionale che ogni anno richiama nella capitale ungherese neonazistx provenienti da diversi paesi europei. Gino, dopo un primo arresto in Finlandia, era stato fermato Parigi per via del mandato d’arresto europeo spiccato dall’Ungheria di Orbàn, e aveva trascorso quattro mesi nel carcere di Fresnes. In Francia la sua condizione, grazie alla mobilitazione dellx antifascistx e dei comitati, ha sollevato un dibattito pubblico, e molte le persone, gruppi, collettivi che hanno manifestato contrarietà alla sua estradizione in Ungheria, dove rischia fino a 24 anni di carcere. Successivamente, la Corte d’appello di Parigi aveva respinto la richiesta di estradizione avanzata da Budapest per il rischio di trattamenti inumani o degradanti, per le condizioni della detenzione e per la mancanza di garanzie relative all’indipendenza e all’imparzialità della giustizia ungherese Appena diciannove giorni dopo quella decisione, a Gino è stato notificato un nuovo mandato d’arresto europeo, per gli stessi fatti. A cambiare era il paese richiedente: non più l’Ungheria di Viktor Orbán, ma la Germania. A questo punto, la Corte francese, chissà tra quali pressioni, ha ribaltato la sua precedente decisione e ha accettato la richiesta della repubblica tedesca, nonostante non ci siano garanzie che, una volta estradato in Germania, Gino non venga successivamente estradato in Ungheria, come è successo con Maja, attualmente sottoposta a condizioni detentive degradanti e sottoposta quotidianamente alla violenza delle guardie. Ascolta il racconto e le riflessioni di Gino dopo la decisione della Corte d’appello francese di accettare la sua estradizione: Il ricorso in Cassazione della difesa sospende l’estradizione: è il momento di moltiplicare la solidarietà. Gino non deve essere estradato, è più che mai necessario mobilitarsi e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile (comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, presidi davanti alle ambasciate francesi e tedesche, cortei) per evitare a Gino un’imminente estradizione. Il 5 settembre 2026, alle ore 11:00 nell’ambito di Renoize – Festival Antifa al LOA Acrobax, ci sarà l’assemblea nazionale FREE ALL ANTIFAS – ITALY: resistere ai fascismi, organizzare la solidarietà, costruire nuovi immaginari. Per adesioni e info su logistica ecc scrivi alla mail: freeallantifasitaly@inventati.org o alla pagina IG: https://www.instagram.com/freeallantifasitaly, e continua ad aggiornarti su https://freeallantifas.noblogs.org/
August 23, 2026
Radio Blackout - Info
No all’estradizione di Gino! Free all antifas!
Mercoledì 19 la Corte d’appello di Parigi si è pronunciata a favore dell’estradizione in Germania entro 10 giorni di Gino, compagno antifascista inquisito dall’Ungheria in merito ai fatti del Giorno dell’onore, il raduno internazionale che ogni anno richiama nella capitale ungherese neonazistx provenienti da diversi paesi europei. Gino, dopo un primo arresto in Finlandia, era stato fermato Parigi per via del mandato d’arresto europeo spiccato dall’Ungheria di Orbàn, e aveva trascorso quattro mesi nel carcere di Fresnes. In Francia la sua condizione, grazie alla mobilitazione dellx antifascistx e dei comitati, ha sollevato un dibattito pubblico, e molte le persone, gruppi, collettivi che hanno manifestato contrarietà alla sua estradizione in Ungheria, dove rischia fino a 24 anni di carcere. Successivamente, la Corte d’appello di Parigi aveva respinto la richiesta di estradizione avanzata da Budapest per il rischio di trattamenti inumani o degradanti, per le condizioni della detenzione e per la mancanza di garanzie relative all’indipendenza e all’imparzialità della giustizia ungherese Appena diciannove giorni dopo quella decisione, a Gino è stato notificato un nuovo mandato d’arresto europeo, per gli stessi fatti. A cambiare era il paese richiedente: non più l’Ungheria di Viktor Orbán, ma la Germania. A questo punto, la Corte francese, chissà tra quali pressioni, ha ribaltato la sua precedente decisione e ha accettato la richiesta della repubblica tedesca, nonostante non ci siano garanzie che, una volta estradato in Germania, Gino non venga successivamente estradato in Ungheria, come è successo con Maja, attualmente sottoposta a condizioni detentive degradanti e sottoposta quotidianamente alla violenza delle guardie. Ascolta il racconto e le riflessioni di Gino dopo la decisione della Corte d’appello francese di accettare la sua estradizione: Il ricorso in Cassazione della difesa sospende l’estradizione: è il momento di moltiplicare la solidarietà. Gino non deve essere estradato, è più che mai necessario mobilitarsi e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile (comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, presidi davanti alle ambasciate francesi e tedesche, cortei) per evitare a Gino un’imminente estradizione. Il 5 settembre 2026, alle ore 11:00 nell’ambito di Renoize – Festival Antifa al LOA Acrobax, ci sarà l’assemblea nazionale FREE ALL ANTIFAS – ITALY: resistere ai fascismi, organizzare la solidarietà, costruire nuovi immaginari. Per adesioni e info su logistica ecc scrivi alla mail: freeallantifasitaly@inventati.org o alla pagina IG: https://www.instagram.com/freeallantifasitaly, e continua ad aggiornarti su https://freeallantifas.noblogs.org/
August 23, 2026
Radio Blackout
La Germania destina 700 miliardi alle spese militari e 40 milioni al Programma alimentare mondiale!
> Milioni di persone in tutto il mondo sono afflitte dalla guerra e dalla fame, > mentre il governo federale tedesco prevede tagli drastici ai fondi destinati > agli aiuti. Ciò avrà delle conseguenze. In un periodo segnato da gravi > catastrofi umanitarie, il governo federale tedesco pianifica massicci tagli ai > finanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo e all’assistenza > umanitaria. A prova della necessità di potenziare e aumentare i finanziamenti > destinati ai soccorsi ci sono le immagini provenienti da Gaza, dal Congo > orientale, dall’Etiopia o dal Sudan. Solo in Sudan, le Nazioni Unite stimano > oltre 12 milioni di profughi e decine di migliaia di morti. Quasi un bambino > su due con meno di cinque anni è denutrito. Il contributo tedesco al Programma alimentare mondiale nel 2023 ammontava ancora a 78 milioni di euro, per scendere nel 2025 a 50 milioni e attestarsi a 40 milioni di euro nel bilancio statale dell 2026. 1 Allo stesso tempo, la voce di spesa per la difesa dovrebbe arrivare al 5% del PIL entro il 2035, circa 225 miliardi di euro. Tra l’altro è previsto l’acquisto di oltre 1.000 carri armati Leopard, per un prezzo di circa 25-30 milioni di euro l’uno. Ne deriva che i fondi stanziati dal governo federale per il Programma alimentare mondiale equivalgono al valore di poco meno di due carri armati Leopard. IL GOVERNO FEDERALE STA PERCORRENDO UNA STRADA DECISAMENTE SBAGLIATA! Il 18 marzo 2025 il Bundestag (la camera del parlamento tedesco con potere legislativo n.d.t) uscente ha approvato, con due terzi della maggioranza, l’abolizione del freno all’indebitamento. 513 deputati contro 207 hanno votato a favore di un allentamento del freno al debito previsto dalla Costituzione. È stato deciso un notevole aumento delle spese per la difesa e la creazione di un fondo speciale di 100 miliardi di euro, destinato tra l’altro a interventi infrastrutturali. Grazie alla decisione del marzo 2025, in futuro sarà facile per il Bundestag aggirare il freno alla spesa pubblica con una delibera a maggioranza, ad esempio per ulteriori investimenti militari. In altre parole, in Germania non esiste più alcun tetto di spesa per i programmi di riarmo. La decisione è stata presa in fretta e furia al Bundestag senza la necessaria discussione pubblica a livello nazionale. Il cancelliere Friedrich Merz vuole che la Germania abbia l’esercito convenzionale più forte d’Europa. Mentre si arriva a tanto, il governo federale sostiene l’obiettivo di riarmo pari al 5% del prodotto interno lordo stabilito dalla NATO e la Germania si colloca attualmente al quarto posto nel mondo per risorse destinate agli armamenti. 2 LA GERMANIA IN ASSETTO DA GUERRA Al ritorno dal vertice NATO di Ankara (il 7 e 8 luglio 2026 n.d.T.), il Cancelliere tedesco ha inoltre comunicato di aver concordato con Donald Trump che la Germania acquisterà dagli Stati Uniti missili da crociera Tomahawk americani da stazionare sul suo territorio. «In questo modo colmiamo un’importante lacuna strategica nella nostra difesa», ha spiegato Merz nella sua dichiarazione di governo. I missili da crociera possono trasportare testate del peso di 450 chilogrammi e colpire obiettivi altamente fortificati come sistemi di difesa aerea, centri di comando e basi aeree militari. Volando a un’altitudine inferiore ai 200 metri, non si lasciano individuare facilmente dai radar nemici e sarebbero in grado raggiungere in pochi minuti obiettivi in Russia, distruggendo missili nucleari russi così come altre infrastrutture nucleari.3 Il progetto di riarmo è stato concordato senza aver fatto alla Russia alcuna offerta di negoziato – come invece era avvenuto con la “doppia decisione” della NATO sotto Helmut Schmidt. E oltre tutto, anche questa misura di riarmo – proprio come lo schieramento dei missili statunitensi, ormai fallito, previsto per la fine del 2026 – è stata attuata in Germania senza un dibattito pubblico. Il Paese deve diventare pronto per la guerra, entrare nell’ottica della guerra. La società deve prepararsi, in tutti gli ambiti della vita, a una possibile guerra di difesa. Questo vale, tra l’altro, per la sanità, l’economia e l’industria, nonché per i settori della comunicazione e della logistica. Sono in programma ampi interventi edilizi per la realizzazione di bunker e il potenziamento delle linee ferroviarie e dei ponti. La difesa aerea militare dovrà essere rafforzata per garantire la protezione della società civile e delle importanti reti di approvvigionamento energetico e idrico. Le ragioni di tutto ciò sono da trovarsi nell’aggressione russa in Ucraina e nel pericolo che la Russia possa attaccare uno Stato della NATO nel prossimo futuro. Ma quest’ultimo è improbabile, se si pensa che dopo oltre quattro anni la Russia non è ancora riuscita ad occupare l’Ucraina. Un attacco ad uno Stato membro della NATO farebbe scattare il patto di alleanza e la Russia si troverebbe ad affrontare una netta superiorità militare. Anche rispetto alla sola componente europea della NATO – cioè senza gli Stati Uniti – la Russia sarebbe nettamente inferiore in termini di armi convenzionali e numero di truppe. 4 IL RISCHIO DI UNA GUERRA NUCLEARE È ALTO In tutto il mondo ci sono oltre 12.000 testate nucleari. Anziché venire smantellati, gli arsenali continuano ad essere modernizzati. Gli esperti avvertono: il rischio di una guerra nucleare non è mai stato così alto. L’Istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) documenta nel suo rapporto del 2026 che le potenze nucleari – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele – stanno modernizzando i propri arsenali. Delle testate, attualmente oltre 9.000 sono operative. Di queste, ben 2.100 sono mantenute in stato di allerta. «I pericoli legati alle armi nucleari stanno aumentando a causa dei progressi nella tecnologia bellica, del crollo del controllo degli armamenti nucleari e dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche, oltre ad una serie di altri fattori. Allo stesso tempo gli eventi mondiali – non da ultimo lo scoppio del conflitto tra India e Pakistan, entrambi dotati di armi nucleari – mettono in discussione la logica della deterrenza nucleare», ha affermato Karim Haggag, direttore del SIPRI. 5 La strategia della deterrenza nucleare è instabile sia dal punto di vista politico che tecnico. Essa comporta continui aumenti degli armamenti per poterne mantenere l’efficacia e la credibilità. Le conseguenze di questa strategia sono vulnerabilità alle crisi, conflitto e spreco di risorse. La deterrenza nucleare presuppone che una controparte sia disposta a utilizzare armi nucleari e ad uccidere milioni di persone innocenti. L’uso di armi nucleari è un crimine di guerra. Viola il diritto internazionale umanitario. L’impegno per il controllo degli armamenti e il disarmo sarebbe più urgente che mai. Allo scopo si dovrebbero utilizzare tutti i canali possibili di dialogo a livello diplomatico così come tra i comandi militari di gestione delle emergenze, al fine di aprire una porta ai negoziati. Se si guarda all’attuale situazione mondiale di crisi sembrerebbe una cosa difficile, ma non è impossibile. Le offerte di dialogo dovrebbero mirare ad ottenere una riduzione del rischio attraverso l’abbassamento del livello massimo di allerta. IL TRATTATO SULLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI: UN PRIMO PASSO VERSO UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI? Il Trattato è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Ad oggi, è stato firmato da 100 Stati in tutto il mondo. Esso vieta a tutti gli Stati firmatari di sviluppare, produrre, stoccare e testare armi nucleari. È vietata anche la diffusione della tecnologia nucleare (per scopi bellici n.d.t.). Nei prossimi anni, il trattato di proibizione acquisirà sempre più importanza e spingerà altri Stati in tutto il mondo a firmarlo. Neanche l’influenza delle potenze nucleari riuscirà a fermare un tale sviluppo. Anzi, crescerà la pressione su questi Stati affinché finalmente si facciano onere degli impegni assunti nel Trattato di non proliferazione nucleare. Il pericolo, che alla fine degli anni Ottanta era stato scongiurato con un insieme di fortuna e determinazione, oggi si ripresenta. Chi lo terrà a bada questa volta? CONCLUSIONI Da questa analisi complessiva emergono le seguenti misure, che potrebbero contribuire alla distensione e alla prevenzione della guerra: * firmare e ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari; * porre fine alla partecipazione nucleare della Germania e avviare il ritiro delle armi nucleari statunitensi da Büchel; * proporre alla Russia negoziati su un ritiro reciproco dei sistemi d’arma nucleari, in particolare da Kaliningrad; * limitare in modo permanente la spesa per la difesa a un massimo del 2 % del prodotto interno lordo; * impegnarsi nella NATO a favore di una rinuncia reciproca al ricorrere per primi all’uso delle armi nucleari. Inoltre, il governo tedesco dovrebbe rispettare senza riserve gli impegni derivanti dal Trattato «Due più Quattro» (del 1990, in cui la Germania ribadiva la sua rinuncia alla fabbricazione, alla detenzione e ai controlli sulle armi nucleari, biologiche e chimiche  n.d.T.) e dal Trattato di non proliferazione nucleare e rifiutare categoricamente qualsiasi forma di armamento nucleare tedesco. La politica di pace richiede diplomazia, prevenzione delle crisi, controllo degli armamenti e disarmo, al posto di continue nuove escalation militari. -------------------------------------------------------------------------------- Sull’autore: Rolf Bader, laureato in Scienze dell’educazione, ex ufficiale della Bundeswehr, ricercatore e membro del consiglio direttivo dell’ex Istituto di Psicologia e Ricerca sulla Pace e.V. (IPF) di Monaco di Baviera, membro della Sezione tedesca dell’IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War n.d.T.). -------------------------------------------------------------------------------- Fonti: 1. www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-1127150 2. www.deutschlandfunk.de/wieder-rekord-beiweltweiten-ruestungsausgaben-deutschland-auf-platz-100.html 3. https://zeitpunkt.ch/sich-mit-aller-kraft-fuer-den-frieden-einsetzen-das-friedensgebot-des-deutschen-grundgesetzes/ 4. www.youtube.com/watch/v=WtxXT4_jXYk 5. SIPRI Report 2026 on Nuclear Weapons https://www.sipri.org/media/press-release/2026/increasing-focus-nuclear-weapons-amid-heightened-escalation-risks-new-sipri-yearbook-out-now TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE Pressenza Berlin
August 21, 2026
Pressenza