Riarmo tedesco: fra il passato della Rdt e l’integrazione europea
Comprendere l’attualità e lo sviluppo della Germania di oggi, che si accinge in
fretta e furia a voler essere l’esercito più potente d’Europa, significa fare i
conti con una storia complessa.
Ciò che infatti occorre ricordare è che gli ultimi anni del Novecento videro lo
sviluppo concreto di un’integrazione europea, all’interno della quale la
Germania tentò di avere, ed ebbe un ruolo da protagonista, provenendo però da
decenni di sostanziale disunione politica e territoriale.
Appare centrale infatti la questione secondo la quale ad essere uno dei traini
di un processo di integrazione europea, sia politico che economico, vi fu un
paese che fino al 9 novembre del 1989 fu sostanzialmente diviso, e spartito fra
le due superpotenze negli anni della Guerra Fredda.
Seguendo tale ragionamento risulta impensabile, per comprendere l’attualità
tedesca, lasciare sotto il tappeto la storia di quella Germania che per decenni
fu dalla parte est del muro.
La storia della Rdt, non appartiene al tempo delle favole, ma bensì ad una
realtà storica non così distante dal nostro tempo del presente: la Sed, il
socialismo reale, lo stato-partito sono ancora oggi ricordo vivo in numerosi
tedeschi.
Nel nuovo scenario geopolitico globale ed europeo la Germania si avvia verso un
cospicuo riarmo, e per una corretta analisi della natura militarista tedesca non
possiamo non indagare nel passato della Rdt, che condivideva buona parte del suo
territorio con la vecchia Prussia, che Honoré Gabriel Riqueti, conte di
Mirabeau, definì non “un État qui possède une armée, c’est une armée qui possède
un État”.
La militarizzazione della società tedesca della Rdt era infatti evidente sotto
vari e numerosi aspetti, con la diffusione di una propaganda volta a
giustificare alcune decisioni della Sozialistiche Einheitspartei Deutschlands
(SED) in politica interna ed estera.
La narrazione maggiormente diffusa era quella che vedeva l’occidente
capitalistico come un aggressore, che aveva dimostrato di non essere in grado di
rispettare gli accordi presi a Potsdam, portando le zone della Germania
occidentale occupate sotto un’unica amministrazione, fondando nel 1949 la
Repubblica Federale di Germania.
La pace raggiunta dopo la seconda guerra mondiale era vista dalla SED fortemente
in pericolo ed andava dunque difesa con le armi. La prospettiva disegnata era
quella della necessità di combattere una guerra giusta, quella contro il
capitalismo che minacciava la pace, alla quale bisognava prepararsi.
All’interno della società tedesca della Rdt non c’era dunque spazio per i
“pacifisti”, i quali, opponendosi a qualsiasi tipo di guerra, si rivelavano
nemici del socialismo e oppositori di un progresso politico e sociale.
Se la guerra doveva essere combattuta, andava dunque preparata. La lungimirante
strategia della Sed non fu però quella di preparare solo un solido apparato
tecnologico militare, ma anche di creare una società compatta e militarizzata,
in grado di essere mobilitata interamente nel breve periodo.
A tale scopo si giunse ad una fusione pressoché totale fra organizzazioni civili
e militari, attraverso un processo che vedeva la militarizzazione passare per
tutte le organizzazioni civli, a partire dal sistema educativo della Rdt.
In questo processo di militarizzazione che vedeva lo stato e l’esercito di fatto
uniti sotto lo stretto controllo della Sed, non stupisce che non fossero ammessi
gli obiettori di coscienza e che l’unica alternativa fornita dallo stato, a chi
per motivi religiosi o di coscienza si rifiutava di servire nelle fila
dell’esercito, fosse la Baueinheiten, ovvero le unità edili, che erano soldati a
tutti gli effetti, che si occupavano però della costruzione di infrastrutture
militari.
Il processo di militarizzazione della società tedesco-orientale non passava però
solo dal sevizio militare, ma iniziava ben prima attraverso il sistema
educativo, partendo dalla scuola materna, con l’utilizzo dei “giocattoli
patriottici” (ossia armi giocattolo), fino all’università, tramite corsi di
difesa civile.
Non solo l’istruzione era ingabbiata da questo processo di militarizzazione, ma
anche il lavoro, che era organizzato sul modello militare e dove i dirigenti
erano di norma ufficiali della riserva.
Ciò che occorre tenere a mente dopo questa disamina è la necessità di condurre
un’analisi di quello che fu il processo di unificazione tedesca, non solo sotto
un punto di vista economico, monetario e politico, ma anche da un punto di vista
culturale e sociale. L’unificazione delle due Germanie ha dovuto tener conto di
tutto ciò, ovvero della necessità di inglobare all’interno del mondo
liberale-occidentale una società di chiaro stampo militarista e nazionalista,
che in salsa socialista ripropose il valore delle cosiddette “preußische Tugent”
, ossia le virtù prussiane.
Sul finire degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta questo quadro va inserito
all’interno dell’avvio di un più ampio processo di integrazione europea, che
doveva fare i conti con la storia di un paese privo di una tradizione
democratica, che nei fatti aveva visto una totale soluzione di continuità dal
nazismo al comunismo reale.
La mancata elaborazione di questo processo storico promosse inevitabilmente i
suoi riflessi sulla realtà di oggi. Allo stesso modo non possiamo ignorare le
lampanti difficoltà che la Germania occidentale trovò nel rapportarsi con la
ritrovata sua controparte orientale dopo la caduta del muro. A fare le spese
delle difficoltà legate alla riunificazione delle due Germanie, nel contesto di
un neoliberismo sempre più dilagante ed incontrollato, fu sicuramente la sua
parte est, che non solo fu chiamata a sperimentare uno stile di vita
completamente nuovo e si trovò profondamente impoverita, ma si sentì anche
abbandonata da uno stato che invece fino a quel momento non aveva fatto altro
che occuparsi, nel bene e nel male, di ogni singolo aspetto dei suoi cittadini.
Secondo molti storici ed osservatori, più che un’unificazione, quella guidata
dal cancelliere Kohl fu una sorta di colonizzazione economica, che invece di
eliminare le differenze fra due volti dello stesso paese non fece altro che
aumentarli.
Da anni infatti ci si chiede perché i numeri di partiti nazionalisti ed
estremisti come AFD continuino a salire nelle regioni della ex Germania
dell’Est, a questa domanda non possiamo nascondere il passato di una società
tedesco-orientale che aveva fondato il suo stile di vita su un patriottismo
militare, ma che si ritrovò però abbandonata ed impoverita dai ritrovati
fratelli occidentali.
Nel nuovo scenario globale in cui Berlino ha annunciato di voler in breve tempo
diventare, o meglio tornare ad essere, l’esercito più preparato del vecchio
continente, con un’imponente aumento della spesa militare e la reintroduzione di
una leva volontaria, che se non dovesse bastare a raggiungere gli obiettivi
preposti, potrebbe diventare obbligatoria, ed in cui partiti come l’Afd
rischiano di salire sempre di più nei sondaggi elettorali, comprendere la
tradizione militarista tedesca, che ha trovato nel secondo dopo guerra grande
forza nelle strutture della Rdt e la difficile riunificazione fra le due
Germanie, può risultare essenziale per costruire delle solide chiavi di lettura
di un divenire non solo tedesco ma europeo.
L’Europa della pace e del sua futura integrazione è nata dalle ceneri della
seconda guerra mondiale, da una Germania sconfitta, ma non umiliata, che vide il
suo esercito smantellato e la sua industria militare riconvertita nella grande
locomotiva economica dell’automotive tedesca. A distanza di ottanta anni il
processo pare essere l’inverso.
In un’Europa che dovrebbe essere maestra di pace, la dirigenza dell’UE non può
chiudere i libri di storia, ignorare lo spettro del militarismo prussiano, i
calcinacci di due guerre mondiali volute dalla Germania, e quella mentalità
bellica che permeava l’area tedesca-orientale fino a meno di quaranta anni fa.
Un tuffo nel secolo breve è sempre possibile.
Bibliografia di riferimento
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Ottanta, Periferie editore, 2001, Cosenza.
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G. D’Ottavio, La Repubblica federale tedesca e l’integrazione europea: le
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Redazione Italia