
Inceneritore Montello Spa, Comuni sconfitti al TAR. Comitato Aria Pulita: “La raccolta firme continua. Ora la risposta deve arrivare dai cittadini”
Pressenza - Monday, August 10, 2026Il Tar di Brescia ha respinto il ricorso presentato dai Comuni di Bagnatica, Brusaporto, Costa di Mezzate e Gorlago contro la Provincia di Bergamo per chiedere lo stop all’iter autorizzativo del progetto del termovalorizzatore della Montello Spa, il nuovo impianto destinato alla produzione di energia elettrica e termica, attualmente al vaglio della conferenza dei servizi, «fino al momento dell’integrale soluzione del problema delle emissioni odorigene che scaturiscono dallo stabilimento esistente».
In estrema sintesi, il ricorso al Tar presentato dai Comuni bergamaschi si fondava soprattutto su un assunto: finché non viene risolta la questione relativa agli odori prodotti dallo stabilimento esistente della Montello spa, va posticipata la procedura autorizzativa per il nuovo impianto per la produzione di energia elettrica e termica per autoconsumo.
È un punto su cui i Comuni hanno battuto più volte e non solo in sede di Conferenza dei servizi; procedimento che, prima di tale sentenza, avrebbe rischiato di proseguire trascinandosi il ricorso pendente. Anche la Provincia di Bergamo aveva respinto la richiesta di sospendere il procedimento, una decisione per i giudici «correttamente motivata».
Tra gli atti di cui i Comuni chiedevano l’annullamento non c’erano solo quelli connessi all’autorizzazione del nuovo impianto di produzione di energia, ma anche una determina della Provincia del 2025 sulla «modifica non sostanziale dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia, ndr)», quest’ultima rilasciata nel 2015 con un decreto regionale. Un provvedimento all’epoca non impugnato, a differenza della determina che introduceva la costruzione di un sistema a doppio portone davanti alle buche di scarico dei rifiuti organici e un nuovo separatore. Nel merito, i ricorrenti evidenziavano come «il riesame dell’Aia, ai fini dell’aggiornamento delle Bat, si sarebbe concluso solo parzialmente».
Evidenziando, così, una sovrapposizione tra procedimenti differenti. Oltre ad alcuni elementi, a giudizio dei ricorrenti, critici:
- limiti emissivi più alti che in passato, un periodo di osservazione dell’efficacia dell’intervento di 3 anni;
- l’aggiunta di due punti di emissione prevedendo solo un trattamento con carboni attivi.
«D’altro canto, la censura riconosce che la modifica contiene anche profili positivi», rileva la sentenza, aggiungendo che i rilievi della parte ricorrente sono «così labili tecnicamente da non consentire un adeguato approfondimento critico». Altro punto citato nella sentenza sono le osservazioni del Comune di Montello: in Conferenza dei servizi aveva sostenuto che il progetto del nuovo impianto necessitava di una variante urbanistica per cui non era stata avviata nessuna procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica). «È proprio la Conferenza nel suo svolgimento – replica il Tar – e nei suoi esiti la sede appropriata per il relativo esame e per la decisione sul punto».
Nonostante ciò, la sentenza dei giudici amministrativi del TAR di Brescia ha respinto integralmente il ricorso presentato dalle amministrazioni locali, dichiarando: «Un obiettivo politicamente comprensibile, ma giuridicamente insostenibile». Secondo il Tar, «l’autorizzazione per la nuova struttura non può essere vincolata agli interventi per ridurre le emissioni odorigene dell’attuale stabilimento perché si tratta di due impianti distinti, seppur correlati».
La presa di posizione del TAR è profondamente cacofonica dal momento che l’Unione Europea sta adottando misure che potrebbero influenzare l’uso futuro di questi impianti in quanto il Regolamento Europeo sulla Tassonomia ha escluso l’incenerimento dalle attività economiche considerate ecosostenibili, riconoscendo il danno ambientale causato dagli inceneritori[1]. Inoltre, la Legge Europea sulla Gestione dei Rifiuti, approvata in maggio 2018, stabilisce che entro il 2035 i rifiuti urbani smaltiti in discarica dovranno essere ulteriormente ridotti, per costituire al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani prodotti, stabilendo inoltre un aumento del riciclaggio fino al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035[2]: un obiettivo che va in totale controtendenza rispetto alla proposta di inaugurare un inceneritore.
L’International Society Doctors for Environment[3][4] (ISDE) da decenni ci ricorda l’ampia letteratura medico-scientifica sull’impatto degli inceneritori (qualunque sia il materiale combusto) riguardante l’insorgenza di patologie gravi – come tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie – e l’emissione di inquinanti estremamente tossici, persistenti, bioaccumulabili come il particolato – inalabile (PM10), fine (PM2.5) e ultrafine ( inferiore a 0.1 micron) – metalli pesanti, diossine[5], composti organici volatili, furani, ossidi di azoto ed ozono, per non parlare in alcuni casi della presenza di arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene, piombo, diossine, dibenzofurani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ecc. Le emissioni di particolato e gas tossici possono aggravare condizioni come asma, bronchiti e altre malattie respiratorie anche con effetti a lungo termine in quanto l’esposizione cronica a diossine e metalli pesanti è associata a problemi come tumori, danni al sistema immunitario e disturbi endocrini[6].
La cacofonia risiede anche nel fatto che, a fine febbraio 2024, ben 41 sindaci del territorio – in rappresentanza di oltre 200.000 bergamaschi (quasi il 20% della popolazione) – hanno manifestato la loro contrarietà e preoccupazione per il progetto stesso, fondandosi su ragioni sanitarie, ambientali, paesaggistiche, economiche, sociali e strategiche. Nel 2025 il numero di sindaci bergamaschi contrari è salito a 48, mentre i 38 comuni della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi hanno approvato all’unanimità la “Mozione di contrarietà all’impianto di termovalorizzatore proposto da Montello Spa”.
“La sentenza mi ha deluso, ma non mi ha sorpreso” – ha dichiarato il sindaco di Bagnatica, Roberto Scarpellini, esprimendo delusione per la decisione dei giudici, pur riconoscendo la prevedibilità dell’esito.
Il commento di Eugenio Beccalli, portavoce del Comitato Aria Pulita Tomenone, non si è fatto attendere: “A mio parere, l’esito era prevedibile. Una battaglia di questa portata non si vince soltanto nelle aule dei tribunali: si vince anche e soprattutto costruendo una grande mobilitazione popolare, capace di far sentire forte e chiara la voce dei cittadini. E la risposta è già arrivata. In queste settimane abbiamo raccolto 1.400 firme fisicamente e 1.060 online, per un totale di 2.460 sottoscrizioni. Un risultato importante, che dimostra quanto sia forte la preoccupazione e quanto sia diffusa la volontà di opporsi all’inceneritore e di chiedere una soluzione definitiva al problema dei miasmi. Le firme saranno presentate in Provincia e al Commissario prefettizio, perché questa voce non può essere ignorata. Ma non ci fermiamo qui. A ottobre scenderemo in piazza con una grande manifestazione contro l’inceneritore e contro i miasmi. Dopo il ricorso perso dai Comuni, è ancora più importante essere in tanti. La mobilitazione di massa sarà decisiva per continuare questa battaglia e per far valere le nostre ragioni. Ora tocca ai cittadini. A ottobre dobbiamo essere in tantissimi.”
[1] https://www.ecoseven.net/ambiente/europa-gli-inceneritori-nonsono-sostenibili/
[2] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_18_3846
[3] https://www.isde.padova.it/download/inceneritori/Documento_medici_isde_tossicita_inceneritore.pdf
[4] https://www.cnms.it/cercalarotta/sites/cercalarotta.it/files/documents/tema_1/gentilini.pdf
[5] Patrizia Gentilini, Rabdomiosarcoma embrionario infantile come possibile patologia “sentinella” dell’esposizione a diossine, Medico e Bambino, ottobre 2012
[6] Angela Pasinato, Effetti degli inceneritori sulla salute umana, Ambiente e Salute 2019 https://acp.it/assets/media/Quaderni-acp-2019_263-PE_as1.pdf
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