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Dopo Taranto, la Valsusa: No al forno in valle!
La riapertura della fonderia AVS Beltrame ha riattivato un percorso di lotta e difesa del territorio valsusino grazie all’impegno del comitato Zero Emissioni. 
La nota acciaieria Beltrame, che era stata al centro di un dibattito sulla salute ambientale del territorio negli anni 2000, si ripresenta con la proposta di riapertura di un forno fusorio destinato al trattamento di rottami metallici e altri materiali tossici come oli e vernici. 
 Il comitato Zero Emissioni si è attivato per la tutela della propria salute e quella ambientale, organizzando eventi a scopo informativo e promuovendo una raccolta firme. Puoi aderire alla campagna recandoti direttamente in valle e contattando il comitato alla mail zeroemissioni@proton.me. 
 Per chi non avesse la possibilità di raggiungere uno dei punti, è comunque possibile sostenere la raccolta attraverso la petizione su change.org (https://www.change.org/p/dopo-taranto-la-valsusa-no-al-forno-in-valle). 
 Ascolta la diretta:
October 6, 2026
Radio Blackout - Info
Dopo Taranto, la Valsusa: No al forno in valle!
La riapertura della fonderia AVS Beltrame ha riattivato un percorso di lotta e difesa del territorio valsusino grazie all’impegno del comitato Zero Emissioni. 
La nota acciaieria Beltrame, che era stata al centro di un dibattito sulla salute ambientale del territorio negli anni 2000, si ripresenta con la proposta di riapertura di un forno fusorio destinato al trattamento di rottami metallici e altri materiali tossici come oli e vernici. 
 Il comitato Zero Emissioni si è attivato per la tutela della propria salute e quella ambientale, organizzando eventi a scopo informativo e promuovendo una raccolta firme. Puoi aderire alla campagna recandoti direttamente in valle e contattando il comitato alla mail zeroemissioni@proton.me. 
 Per chi non avesse la possibilità di raggiungere uno dei punti, è comunque possibile sostenere la raccolta attraverso la petizione su change.org (https://www.change.org/p/dopo-taranto-la-valsusa-no-al-forno-in-valle). 
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October 6, 2026
Radio Blackout
Lunedì 28 settembre in piazza in tutta Italia parte la raccolta firme per la petizione “La Conoscenza Non Marcia”
È PARTITA LA PETIZIONE “LA CONOSCENZA NON MARCIA”. Rilanciamo il post perchè da più parti ci è stata segnalata la mancanza del numero di petizione sulle locandine, oltre agli innumerevoli problemi incontrati nella firma (il sito non funziona bene: bisogna provare più di una volta) LUNEDÌ, 28 SETTEMBRE IN PIAZZA IN TUTTA ITALIA PARTE LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE POPOLARE “LA CONOSCENZA NON MARCIA” Vogliamo scuole e università fuori dal complesso militare-industriale: stop alle collaborazioni con industrie belliche, con la NATO, con Paesi che attuano genocidio e pulizia etnica. Un organo di controllo indipendente su ogni accordo tra istituzioni educative e soggetti pubblici o privati. L’obiezione di coscienza per chi rifiuta di partecipare a corsi, gite o progetti di ricerca legati alla guerra, senza conseguenze sul proprio percorso. Qui le piazze in cui si raccoglieranno le firme…in aggiornamento! FIRMA ANCHE TU E ATTIVA ANCHE NELLA TUA CITTÀ UN BANCHETTO PER LA RACCOLTA DELLE FIRME. Per firmare online, clicca sul link di seguito, accedi e cerca la petizione n.1536: https://petizionionline.camera.it/petizioni/web/home.html Di seguito pubblichiamo il materiale per i banchetti (Petizione in pdf, foglio firme, volantino a colori e B/N). PETIZIONE MODULI FIRMEDownload petizione con logoDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma. Potere al Popolo a Montecitorio contro chi vuole cancellare la democrazia
Ieri giovedì 17 settembre Potere al Popolo è stato a Montecitorio contro la legge elettorale che è appena passata al Senato in cui un emendamento antidemocratico di Fratelli d’Italia porta fino a 450mila le firme necessarie per presentarsi alle elezioni sia alla Camera che al Senato (4 volte di più […] L'articolo Roma. Potere al Popolo a Montecitorio contro chi vuole cancellare la democrazia su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
3.000 firme certificate per salvare la scogliera di Vasto
Per il Comitato per la Tutela del Territorio e le associazioni promotrici la volontà dei cittadini è chiara: no alle nuove concessioni tra il Monumento alla Bagnante e la Grotta del Saraceno. L’interesse della comunità deve prevalere su quello di pochi! È stato raggiunto un nuovo, straordinario traguardo nella mobilitazione per la tutela della scogliera di Vasto: sono 3.000 le firme certificate raccolte attraverso la petizione “Salviamo la scogliera di Vasto dalle concessioni ai privati”, promossa dal Comitato per la Tutela del Territorio insieme alle associazioni che hanno sostenuto e condiviso questa battaglia. Un risultato che va ben oltre le aspettative iniziali e che rappresenta, soprattutto, un’espressione inequivocabile della volontà di una parte ampia e trasversale della comunità vastese. Tremila cittadini hanno scelto di mettere la propria firma per chiedere che il tratto di costa compreso tra il Monumento alla Bagnante e la Grotta del Saraceno rimanga libero, naturale e pienamente fruibile da tutti e che vengano eliminate dal Piano Demaniale le previsioni delle nuove concessioni turistico-ricreative. Di fronte a questo risultato, il Comitato per la Tutela del Territorio e le associazioni promotrici ritengono che l’Amministrazione comunale debba finalmente prendere atto di una realtà che non può essere ignorata. L’Amministrazione comunale deve farsene una ragione: i cittadini si sono espressi. E lo hanno fatto non attraverso un semplice sondaggio, ma mettendoci la faccia, il nome e una firma certificata. Non si tratta più, dunque, di una posizione sostenuta da singole associazioni o da un gruppo ristretto di cittadini. 3.000 firme rappresentano un messaggio politico e civico di straordinaria rilevanza, che merita ascolto e rispetto da parte delle istituzioni. La richiesta è precisa: modificare la parte del Piano Demaniale Comunale che prevede nuove concessioni nel tratto di costa a nord del Monumento alla Bagnante, corrispondente alle concessioni individuate con i numeri dal 26 al 37, eliminando tali previsioni dal Piano. Una richiesta che, peraltro, trova oggi un importante punto di convergenza anche all’interno dello stesso percorso istituzionale del Comune. Il Tavolo per l’Ambiente, nella seduta dell’8 giugno scorso, ha infatti approvato una proposta di deliberazione con la quale si chiede alla Giunta e al Consiglio Comunale di modificare il Piano Demaniale, eliminando le nuove concessioni turistico-ricreative previste in quel tratto di costa e destinando l’area alla conservazione delle sue caratteristiche naturali e paesaggistiche, alla piena fruizione pubblica e libera e, eventualmente, alle sole attività strettamente connesse alla piccola pesca tradizionale. La proposta chiede inoltre di escludere nuove edificazioni, strutture per la balneazione, installazioni commerciali, piattaforme, chioschi e sistemi di ombreggio organizzato. Da una parte, dunque, ci sono 3.000 cittadini che chiedono di salvaguardare la scogliera. Dall’altra, c’è una proposta già approvata dal Tavolo per l’Ambiente che va nella medesima direzione. A questo punto è legittimo chiedere all’Amministrazione comunale: che cosa altro deve accadere perché questa volontà venga ascoltata? Il Comitato e le associazioni promotrici ribadiscono che non vi è alcuna contrapposizione tra tutela ambientale e sviluppo turistico. Al contrario, la conservazione della naturalità della scogliera rappresenta essa stessa una straordinaria risorsa turistica, capace di qualificare Vasto e di attrarre un turismo rispettoso del territorio. La questione, quindi, è soprattutto una: quale interesse deve prevalere? Per noi la risposta è chiara. L’interesse della comunità vastese alla conservazione di un bene naturale, paesaggistico e identitario deve necessariamente prevalere sull’interesse di pochi soggetti privati ad ottenere nuove concessioni. La scogliera non appartiene a chi oggi la amministra, né a chi domani potrebbe ottenere una concessione. La scogliera appartiene alla collettività. Ed è proprio per questo che chiediamo alla Giunta e al Consiglio Comunale di Vasto di avere il coraggio e la responsabilità di ascoltare la propria comunità, modificando il Piano Demaniale e cancellando le previsioni delle concessioni dal Monumento alla Bagnante alla Grotta del Saraceno. Abbiamo avuto contatti diretti con alcuni consiglieri comunali e con altri faremo a breve degli incontri di conoscenza, approfondimento e discussione critica. Il traguardo delle 3.000 firme non è, dunque, il punto di arrivo della mobilitazione ma il punto di partenza e rappresenta il momento in cui la voce dei cittadini deve trasformarsi in una scelta amministrativa. Il Comitato per la Tutela del Territorio e le associazioni promotrici continueranno a vigilare e a battersi affinché la scogliera di Vasto rimanga libera, naturale e pubblica, oggi e per le generazioni future. Continuate a firmare!! ..3.000 firme solo soltanto l’inizio.  Una sola richiesta: salvare la scogliera. I cittadini si sono espressi. Ora tocca all’Amministrazione ascoltare. La mobilitazione di oltre 2.000 cittadini conferma che la comunità vastese riconosce il valore di questo luogo e chiede con forza che venga tutelato integralmente. Infine, il Comitato invita chi non lo avesse ancora fatto a sottoscrivere la petizione al link: https://c.org/rjkMh9b2TP. Redazione Italia
August 24, 2026
Pressenza
Inceneritore Montello Spa, Comuni sconfitti al TAR. Comitato Aria Pulita: “La raccolta firme continua. Ora la risposta deve arrivare dai cittadini”
Il Tar di Brescia ha respinto il ricorso presentato dai Comuni di Bagnatica, Brusaporto, Costa di Mezzate e Gorlago contro la Provincia di Bergamo per chiedere lo stop all’iter autorizzativo del progetto del termovalorizzatore della Montello Spa, il nuovo impianto destinato alla produzione di energia elettrica e termica, attualmente al vaglio della conferenza dei servizi, «fino al momento dell’integrale soluzione del problema delle emissioni odorigene che scaturiscono dallo stabilimento esistente». In estrema sintesi, il ricorso al Tar presentato dai Comuni bergamaschi si fondava soprattutto su un assunto: finché non viene risolta la questione relativa agli odori prodotti dallo stabilimento esistente della Montello spa, va posticipata la procedura autorizzativa per il nuovo impianto per la produzione di energia elettrica e termica per autoconsumo. È un punto su cui i Comuni hanno battuto più volte e non solo in sede di Conferenza dei servizi; procedimento che, prima di tale sentenza, avrebbe rischiato di proseguire trascinandosi il ricorso pendente. Anche la Provincia di Bergamo aveva respinto la richiesta di sospendere il procedimento, una decisione per i giudici «correttamente motivata». Tra gli atti di cui i Comuni chiedevano l’annullamento non c’erano solo quelli connessi all’autorizzazione del nuovo impianto di produzione di energia, ma anche una determina della Provincia del 2025 sulla «modifica non sostanziale dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia, ndr)», quest’ultima rilasciata nel 2015 con un decreto regionale. Un provvedimento all’epoca non impugnato, a differenza della determina che introduceva la costruzione di un sistema a doppio portone davanti alle buche di scarico dei rifiuti organici e un nuovo separatore. Nel merito, i ricorrenti evidenziavano come «il riesame dell’Aia, ai fini dell’aggiornamento delle Bat, si sarebbe concluso solo parzialmente». Evidenziando, così, una sovrapposizione tra procedimenti differenti. Oltre ad alcuni elementi, a giudizio dei ricorrenti, critici: * limiti emissivi più alti che in passato, un periodo di osservazione dell’efficacia dell’intervento di 3 anni; * l’aggiunta di due punti di emissione prevedendo solo un trattamento con carboni attivi. «D’altro canto, la censura riconosce che la modifica contiene anche profili positivi», rileva la sentenza, aggiungendo che i rilievi della parte ricorrente sono «così labili tecnicamente da non consentire un adeguato approfondimento critico». Altro punto citato nella sentenza sono le osservazioni del Comune di Montello: in Conferenza dei servizi aveva sostenuto che il progetto del nuovo impianto necessitava di una variante urbanistica per cui non era stata avviata nessuna procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica). «È proprio la Conferenza nel suo svolgimento – replica il Tar – e nei suoi esiti la sede appropriata per il relativo esame e per la decisione sul punto». Nonostante ciò, la sentenza dei giudici amministrativi del TAR di Brescia ha respinto integralmente il ricorso presentato dalle amministrazioni locali, dichiarando: «Un obiettivo politicamente comprensibile, ma giuridicamente insostenibile». Secondo il Tar, «l’autorizzazione per la nuova struttura non può essere vincolata agli interventi per ridurre le emissioni odorigene dell’attuale stabilimento perché si tratta di due impianti distinti, seppur correlati». La presa di posizione del TAR è profondamente cacofonica dal momento che l’Unione Europea sta adottando misure che potrebbero influenzare l’uso futuro di questi impianti in quanto il Regolamento Europeo sulla Tassonomia ha escluso l’incenerimento dalle attività economiche considerate ecosostenibili, riconoscendo il danno ambientale causato dagli inceneritori[1]. Inoltre, la Legge Europea sulla Gestione dei Rifiuti, approvata in maggio 2018, stabilisce che entro il 2035 i rifiuti urbani smaltiti in discarica dovranno essere ulteriormente ridotti, per costituire al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani prodotti, stabilendo inoltre un aumento del riciclaggio fino al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035[2]: un obiettivo che va in totale controtendenza rispetto alla proposta di inaugurare un inceneritore. L’International Society Doctors for Environment[3][4] (ISDE) da decenni ci ricorda l’ampia letteratura medico-scientifica sull’impatto degli inceneritori (qualunque sia il materiale combusto) riguardante l’insorgenza di patologie gravi – come tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie – e l’emissione di inquinanti estremamente tossici, persistenti, bioaccumulabili come il particolato – inalabile (PM10), fine (PM2.5) e ultrafine ( inferiore a 0.1 micron) – metalli pesanti, diossine[5], composti organici volatili, furani, ossidi di azoto ed ozono, per non parlare in alcuni casi della presenza di arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene, piombo, diossine, dibenzofurani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ecc. Le emissioni di particolato e gas tossici possono aggravare condizioni come asma, bronchiti e altre malattie respiratorie anche con effetti a lungo termine in quanto l’esposizione cronica a diossine e metalli pesanti è associata a problemi come tumori, danni al sistema immunitario e disturbi endocrini[6]. La cacofonia risiede anche nel fatto che, a fine febbraio 2024, ben 41 sindaci del territorio – in rappresentanza di oltre 200.000 bergamaschi (quasi il 20% della popolazione) – hanno manifestato la loro contrarietà e preoccupazione per il progetto stesso, fondandosi su ragioni sanitarie, ambientali, paesaggistiche, economiche, sociali e strategiche. Nel 2025 il numero di sindaci bergamaschi contrari è salito a 48, mentre i 38 comuni della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi hanno approvato all’unanimità la “Mozione di contrarietà all’impianto di termovalorizzatore proposto da Montello Spa”.  “La sentenza mi ha deluso, ma non mi ha sorpreso” – ha dichiarato il sindaco di Bagnatica, Roberto Scarpellini, esprimendo delusione per la decisione dei giudici, pur riconoscendo la prevedibilità dell’esito. Il commento di Eugenio Beccalli, portavoce del Comitato Aria Pulita Tomenone, non si è fatto attendere: “A mio parere, l’esito era prevedibile. Una battaglia di questa portata non si vince soltanto nelle aule dei tribunali: si vince anche e soprattutto costruendo una grande mobilitazione popolare, capace di far sentire forte e chiara la voce dei cittadini. E la risposta è già arrivata. In queste settimane abbiamo raccolto 1.400 firme fisicamente e 1.060 online, per un totale di 2.460 sottoscrizioni. Un risultato importante, che dimostra quanto sia forte la preoccupazione e quanto sia diffusa la volontà di opporsi all’inceneritore e di chiedere una soluzione definitiva al problema dei miasmi. Le firme saranno presentate in Provincia e al Commissario prefettizio, perché questa voce non può essere ignorata. Ma non ci fermiamo qui. A ottobre scenderemo in piazza con una grande manifestazione contro l’inceneritore e contro i miasmi. Dopo il ricorso perso dai Comuni, è ancora più importante essere in tanti. La mobilitazione di massa sarà decisiva per continuare questa battaglia e per far valere le nostre ragioni. Ora tocca ai cittadini. A ottobre dobbiamo essere in tantissimi.”   [1] https://www.ecoseven.net/ambiente/europa-gli-inceneritori-nonsono-sostenibili/ [2] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_18_3846 [3] https://www.isde.padova.it/download/inceneritori/Documento_medici_isde_tossicita_inceneritore.pdf [4] https://www.cnms.it/cercalarotta/sites/cercalarotta.it/files/documents/tema_1/gentilini.pdf [5] Patrizia Gentilini, Rabdomiosarcoma embrionario infantile come possibile patologia “sentinella” dell’esposizione a diossine, Medico e Bambino, ottobre 2012 https://www.isde.it/wpcontent/uploads/2015/06/2012.10-Medico-e-Bambino-Rabdomiosarcoma-embrionario-infantile-come-possibile-patologia-sentinella-dellesposizione-a-diossine-Gentilini.pdf  [6] Angela Pasinato, Effetti degli inceneritori sulla salute umana, Ambiente e Salute 2019 https://acp.it/assets/media/Quaderni-acp-2019_263-PE_as1.pdf   Ulteriore informazioni: https://bergamo.corriere.it/notizie/26_agosto_08/montello-ricorso-bocciato-gli-odori-non-fermano-l-iter-del-nuovo-impianto-370f8b5c-ce8f-4163-975e-0750b604axlk.shtml Redazione Sebino Franciacorta
August 10, 2026
Pressenza
“Un’altra difesa è possibile”: accelera la raccolta verso l’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per il deposito del testo di legge
Volti noti, società civile e mondo della cultura a sostegno della proposta di legge per la difesa civile nonviolenta: ribadito oggi in Senato l’impegno di Reti e associazioni. Si è svolta oggi, lunedì 6 luglio 2026, nella Sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica a Piazza Madama, la conferenza stampa della campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC e Sbilanciamoci!, su iniziativa della Senatrice Aurora Floridia  (Verdi Alto Adige). L’iniziativa giunge in una fase di forte accelerazione della campagna: sono ormai 14.000 le firme già raccolte sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta — già oltre il 25% delle 50.000 necessarie per la presentazione in Parlamento. La proposta La legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta” prevede quattro pilastri concreti: il potenziamento del Servizio civile come istituto di difesa civile della Patria in attuazione degli articoli 11 e 52 della Costituzione; l’istituzione dei Corpi civili di pace, formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare; il rafforzamento della Protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Il tutto finanziato da un fondo pluriennale stabile e dalla possibilità per i cittadini di destinare il 6 per mille dell’IRPEF a queste attività. Le voci dalla Conferenza Stampa «La Campagna “Un’altra difesa è possibile” è il programma politico unificante delle molte associazioni nonviolente, pacifiste, culturali, per il disarmo, la solidarietà, la cooperazione. Rappresenta la continuità ideale di quel lungo cammino, iniziato da Aldo Capitini e Pietro Pinna, a sostegno dell’obiezione di coscienza come alternativa al servizio militare. Dopo oltre mezzo secolo, i tempi sono maturi affinché le istituzioni facciano propria la visione di don Lorenzo Milani: “Le uniche armi che io approvo sono nobili e incruente”. «L’obiettivo comune è la piena attuazione dell’articolo 52 della Costituzione in tema di difesa, alla luce dell’articolo 11 che ripudia la guerra: difendersi preparando la pace» evidenza Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento. «La situazione internazionale è talmente grave che servono strumenti concreti per intervenire prima che i conflitti degenerino. Più firme raccogliamo e più la nostra proposta acquisterà forza. I partiti dovranno prendere una posizione, la società civile dovrà esprimersi e gli italiani dovranno decidere se preferiscono pagare per la guerra o per la pace.» «L’introduzione della difesa civile nell’ordinamento italiano – hanno sottolineato nel corso dell’incontro Giulio Marcon di Sbilanciamoci! e Rossano Salvatore della CNESC – aprirebbe nuovi scenari nella concezione della sicurezza, rifiutando il modello basato in modo esclusivo sul possesso e sull’impiego delle armi. L’alternativa si fonda su tre direttrici:  prevenzione dei conflitti, agendo sulle cause strutturali delle tensioni;  gestione nonviolenta attraverso mediazione e diplomazia dal basso;  risoluzione e ricostruzione delle relazioni nelle comunità colpite.» Come ha ricordato Papa Leone, denunciando la crescente spesa militare globale, non si può «spacciare il riarmo per difesa della patria»: il riarmo sottrae risorse alla sanità, ai servizi sociali e pubblici, favorendo interessi di poche élite a scapito del bene comune. I volti noti che hanno già firmato Alla campagna hanno voluto esplicitamente segnalare il proprio sostegno e la propria sottoscrizione numerose personalità della cultura, dell’informazione, dell’arte e dell’impegno civile. La filosofa Donatella Di Cesare e l’attore Ascanio Celestini erano presenti oggi al Senato anche in rappresentanza delle altre personalità che hanno firmato la legge: tra i giornalisti e i comunicatori Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro, Vittoria Iacovella; tra gli intellettuali e i pensatori Carlo Rovelli; tra gli artisti, gli attori e i musicisti Alessandro Bergonzoni, Giulio Cavalli, Vinicio Capossela, Maria Pia De Vito, Franco Bassi e il vignettista Mauro Biani; tra le figure dell’impegno civile, umanitario e religioso Cecilia Strada e don Luigi Ciotti. Come firmare Le firme possono essere apposte online sulla piattaforma istituzionale del Ministero della Giustizia, con SPID o CIE, accedendo da difesacivilenonviolenta.org o direttamente da firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 Le firme devono essere raccolte entro il 15 settembre 2026. Una volta raggiunta la soglia delle 50.000 sottoscrizioni, la proposta verrà incardinata al Senato e affidata alle Commissioni Affari istituzionali e Affari esteri e Difesa, dove i promotori saranno invitati alla presentazione ad apertura della discussione.  La campagna è promossa e coordinata da: Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile – Rete Italiana Pace Disarmo – Sbilanciamoci! Rete Italiana Pace e Disarmo
July 6, 2026
Pressenza
Associazioni di Varese contro il Protocollo d’Intesa tra il comune e la Fondazione Leonardo: raccolta firme
PUBBLICHIAMO E CONDIVIDIAMO SUL SITO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ L’INIZIATIVA CHE ALCUNE ASSOCIAZIONI ANTIMILITARISTE STANNO CONDUCENDO A VARESE PER IMPEDIRE CHE VENGA PERFEZIONATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA IL COMUNE DI VARESE E LA FONDAZIONE LEONARDO PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’EX AREA AERMACCHI IN VIA SANVITO SILVESTRO IN QUELLA CITTÀ. Di seguito la lettera inviata al sindaco di Varese. All’attenzione del Sindaco e della Giunta del Comune di Varese Oggetto: Delibera comunale 23.12.2025 di approvazione del protocollo d’intesa tra Amministrazione comunale e Fondazione Leonardo per la valorizzazione dell’area ex Aermacchi di via S. Sanvito a Varese. Le Associazioni ed i gruppi pacifisti e antimilitaristi della provincia di Varese riportati in calce, riuniti nel gruppo “Tenda per la Palestina e contro le armi”, esprimono il proprio dissenso alla stipula di un protocollo d'intesa tra l’Amministrazione comunale di Varese e la Fondazione Leonardo (di seguito Fondazione). Tra gli scopi dichiarati nell’intesa, uno riguarda la valorizzazione storica della memoria tecnologica e industriale dell’ex impianto di produzione della Aermacchi di via S. Sanvito a Varese. La Fondazione (dal 2024 ETS) nasce nel 2018 come strumento culturale e di “public engagement” (coinvolgimento del pubblico) di Leonardo SpA, che la finanzia interamente con ingenti somme. Essa ha tra i propri scopi la valorizzazione del patrimonio industriale attraverso la cura di archivi storici e musei d’impresa, nonché la promozione di relazioni con il mondo dell’istruzione e della ricerca. Svolge attività di divulgazione in tema di tecnologia, IA, robotica, spazio, cybersecurity, sicurezza, tutti ambiti dual use con potenziale militare diretto. La contrarietà degli scriventi al protocollo di intesa deriva dallo stretto collegamento della Fondazione con Leonardo Spa, oggi tra i più grandi gruppi industriali di produzione bellica a livello mondiale nei settori dell’aeronautica, dell’elettronica militare, dei sistemi missilistici, dell’artiglieria e della sicurezza. Negli ultimi anni questa azienda ha enormemente incrementato la produzione militare fino a superare quella di tipo civile, ed ha aumentato di molto le commesse, gli introiti e i dividendi per gli azionisti; la previsione, a causa del riarmo mondiale ed europeo in particolare, è di una ulteriore forte espansione. Il timore delle scriventi Associazioni è che l’intesa sulla valorizzazione della ex area Aermacchi di Varese sia finalizzata alla mitizzazione del ruolo di Aermacchi nella storia dell’aeronautica militare e allo scopo di fornire una legittimazione sociale della tecnologia, indipendentemente dal suo utilizzo. Il rischio è di indurre una confusione tra divulgazione storica, scientifica e tecnica “neutrale” da una parte, con dall’altra una comunicazione strategicamente indirizzata ad una “normalizzazione culturale” del settore militare, della produzione di armi e delle guerre. La narrativa proposta è che la produzione bellica porti occupazione qualificata e sviluppo del territorio, che sia di supporto della pace (ethical washing) e alla necessità di difenderla. In realtà, come dimostrato da studi anche recenti, i vantaggi occupazionali degli investimenti in armi sono proporzionalmente molto limitati, soprattutto se paragonati ad altri ambiti (sanità, scuola, amministrazione pubblica, ecc). Le guerre attuali, oltre che colpire principalmente i civili, stanno facendo a pezzi il diritto e le istituzioni internazionali preposte ad impedire la guerra, costruite a costo del sacrificio di milioni di persone. Produrre sistemi d’arma, perseguendo il principio che “Se vuoi la pace, prepara la guerra” non serve alla difesa, ma prepara altre guerre, per le quali le armi sono premessa e strumenti indispensabili. Non possiamo accettare questo principio, poiché sappiamo dalla storia che esso porterà a disastri immani. La pace ottenuta con la guerra non è pace: è guerra. Noi sosteniamo invece il contrario, ovvero che servirebbe riconvertire al civile le nostre potenzialità produttive. Purtroppo, l’evoluzione delle guerre attuali, nonché il sistema di alleanze in cui siamo inseriti, fanno diventare obiettivi militari strategici le basi militari e le industrie belliche sui nostri territori, specie per la presenza di armi atomiche illegali, sia a terra nel nord Italia sia nei nostri mari e cieli. Non possiamo dimenticare che già la città di Varese ha pagato un alto contributo di vite umane nei bombardamenti alleati sulla fabbrica Aermacchi nel 1944. A quelle vittime andrebbe dedicata l’area ex Aermacchi, in una prospettiva storica rispettosa della verità e dei lutti della città, e preventiva di nuove e molto più grandi possibili catastrofi. In questa prospettiva riteniamo inopportuna l' esposizione come simbolo del velivolo MB-326in quest’ area, perché non richiama alla pace, ma solo alla guerra. Desta particolare preoccupazione l'intento dichiarato di coinvolgere le scuole nelle iniziative di “valorizzazione” dell’ex area Aermacchi, in cui si intravede un inaccettabile rischio di militarizzazione, che trova e troverà sempre completa opposizione da parte nostra. Il volo di per sé è qualcosa di affascinante per tutti e in particolare per i giovani; sfruttare questa naturale fascinazione per presentare solo la “bellezza” delle vittorie italiane, ed in particolare di Aermacchi, nelle competizioni sportive o nei conflitti, senza un approccio critico che mostri anche il “lato oscuro” dei prodotti militari, significherebbe collaborare ad una operazione di deterioramento dei principi etici e del comportamento delle nuove generazioni. Un esempio positivo di valorizzazione è rappresentato dal Comune di Torino che nel 1983 affidò al SERMIG (Servizio Missionario Giovani) la trasformazione dell’ex arsenale militare, antica fabbrica di armi che aveva occupato anche 5.000 operai, in un “arsenale di pace”. Su questa strada ci incoraggiano le parole di Papa Leone XIV, che, raccogliendo l’appello dei suoi predecessori “mai più la guerra”, ci ammonisce a “non chiamare difesa quello che in realtà è riarmo” e nella sua prima Enciclica Magnifica Humanitas ci chiede di contrastare il processo di normalizzazione della guerra, così come di “vigilare sullo sviluppo delle innovazioni e delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non si deresponsabilizzino le scelte umane”. Il prospettato accordo, a parere delle scriventi Associazioni, è anche in forte contraddizione con le posizioni e iniziative recentemente assunte dalla Giunta Comunale sul tema della Pace: il Consiglio comunale nel 2025 ha votato e approvato a maggioranza due mozioni, una per il riconoscimento dello Stato di Palestina ed una contro il riarmo; inoltre ha garantito ospitalità e appoggio continuativo a diverse iniziative del Terzo Settore per la Pace, compresa questa nostra “Tenda per la Palestina e contro le armi”; ha concesso il patrocinio al corteo di aprile contro l’economia di guerra e la militarizzazione; ha riconosciuto pubblicamente, a mezzo stampa, il contributo della Società civile varesina nel conseguimento di risultati su importanti questioni. Per le ragioni sopra esposte le Associazioni e gruppi sottoscriventi chiedono ufficialmente al Sindaco e alla Giunta di non dar corso alla stipula dell’intesa con la Fondazione Leonardo, prendendo invece in considerazione altre forme di valorizzazione dell’ex fabbrica Aermacchi per farne un luogo della memoria di un passato che vorremmo non si ripetesse mai più, e per la costruzione della pace. Per questo è necessario approfondire l’analisi storica ed evidenziare le conseguenze devastanti della produzione bellica, quale ad esempio l’utilizzo dei velivoli nei conflitti e i danni alla popolazione civile. Chiediamo che in quell’area un tempo dedicata a produrre armi, le associazioni che operano contro la guerra, per la smilitarizzazione, per il disarmo, la pace, la solidarietà, possano affrontare altri temi legati alla pace, quali la storia dell'obiezione di coscienza e della nascita del servizio civile come strategia di risposta non armata per la risoluzione dei conflitti. Secondo noi occorre invece che la riqualificazione orienti l’area nel senso diametralmente opposto a quello della fabbrica di armi che fu, escludendo totalmente aziende armiere dal finanziamento e dal progetto. Questo permetterebbe alla città di vivere una necessaria catarsi del suo passato negativo, aprendosi ad una visione del proprio futuro che la mantenga vicino agli oppressi e non dalla parte degli oppressori. CLICCA QUI PER FIRMARE Qui il pdf della lettera al sindaco con le associazioni firmatarie. Lettera al Sindaco e alla Giunta comunale varesinaDownload Qui il protocollo d’intesa tra il Comune di Varese e la Fondazione Leonardo. PROTOCOLLO_D_INTESA_Comune_di_Varese_e_Fondazione__260128_162707Download Qui il verbale di deliberazione della Giunta comunale di Varese. GC_2025_228-1_260128_162551Download -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma. Potere al Popolo denuncia la concessione dell’ex Sant’Ambrogio
In questi giorni il Tar del Lazio si dovrà pronunciare sulla concessione diretta e gratuita con durata di 30 anni, che Roma Capitale ha deliberato mettendo a disposizione lo spazio dell’Ex Convento Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica per la costruzione di una scuola privata paritaria, che oltre a confermare la politica […] L'articolo Roma. Potere al Popolo denuncia la concessione dell’ex Sant’Ambrogio su Contropiano.
July 1, 2026
Contropiano
“Anch’io ho firmato!” Volti noti a sostegno della difesa civile e nonviolenta
Volti noti dello spettacolo, dell’informazione e della scienza sostengono la legge di iniziativa popolare per una Difesa civile non armata e nonviolenta. Iniziata una nuova fase di rilancio della raccolta firme a sostegno della Campagna “Un’altra difesa è possibile” Volti noti dello spettacolo, dell’informazione e della scienza hanno preso posizione a sostegno della Campagna “Un’altra difesa è possibile” firmando la proposta di Legge di iniziativa popolare per istituire la Difesa civile non armata e nonviolenta e oggi rilanciano l’appello alla cittadinanza perché si raggiunga rapidamente la soglia necessaria alla presentazione in Parlamento. I giornalisti Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro, i docenti Donatella Di Cesare e Carlo Rovelli, gli attori Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini e Giulio Cavalli, il vignettista Mauro Biani hanno deciso di metterci la faccia: insieme al comitato promotore della Campagna, vogliono una difesa costituzionale che prepari la Pace e ripudi la guerra. Il progetto è serio e concreto: istituire un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta che potenzi e coordini il servizio civile, la protezione civile, i Corpi Civili di Pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. C’è bisogno di più diplomazia, cooperazione, integrazione e politica estera per la sicurezza condivisa: la difesa non può essere basata solo sulle armi e sulle alleanze militari, con il rischio altissimo di accelerare il processo di una guerra imminente. La proposta non nasce dal nulla: affonda le radici nell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa, e dà concretezza al principio secondo cui la difesa della Patria (richiamata dall’articolo 52) può essere adempiuta anche in forme civili e nonviolente. Si tratta di riconoscere, accanto alla difesa militare, un secondo pilastro fatto di prevenzione dei conflitti, mediazione, protezione delle comunità e tutela dei beni comuni in caso di calamità, crisi sociali ed emergenze ambientali. Una difesa civile strutturata significa investire nelle persone e nelle competenze: operatori di pace formati, Corpi Civili capaci di intervenire nelle aree di crisi, una ricerca pubblica indipendente sul disarmo e sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti. È un modello di sicurezza che protegge senza alimentare la corsa agli armamenti, e che restituisce centralità alla società civile, al volontariato e ai giovani come protagonisti attivi della costruzione della pace. È questa la risposta diretta del movimento pacifista all’attuale deriva militarista di chi continua ad aumentare le spese militari a scapito di quelle sociali. Mentre crescono i bilanci della difesa armata, la campagna chiede di invertire la rotta e di destinare risorse a ciò che genera sicurezza reale e duratura: welfare, istruzione, sanità, cooperazione internazionale e strumenti di pace. L’adesione di questi testimonial non è gesto superficiale, ma un segnale di responsabilità civile e pubblica. Mettere la propria faccia e la propria firma accanto a quella di migliaia di cittadini significa dare voce e visibilità a un’idea di sicurezza alternativa, contribuendo a portarla al centro del dibattito politico e culturale del Paese. Per questo ci auguriamo che molti altri volti noti del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’informazione e della scienza scelgano di associarsi a “Un’altra difesa è possibile”, sostenendo con la propria autorevolezza una lotta di civiltà che riguarda tutti. Ogni firma, ogni voce che si aggiunge, avvicina l’obiettivo e rafforza la richiesta di un’Italia che prepari la Pace anziché la guerra. Riuniti nella Campagna “Un’altra difesa è possibile” la Rete Italiana Pace e Disarmo, la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC) e Sbilanciamoci! stanno raccogliendo le 50.000 firme necessarie per portare la proposta in Parlamento. Si può firmare online, con SPID e CIE, al sito: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008     Rete Italiana Pace e Disarmo
June 18, 2026
Pressenza