Caso Almasri, la Consulta assolve la politica

Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, July 29, 2026

Mentre a L’Aja si apre il primo storico processo sui crimini contro l’umanità nel sistema detentivo libico, a Roma la Corte costituzionale, con la sentenza n. 143/2026 del 23 luglio 2026, dichiara illegittima la legge di attuazione dello Statuto della CPI. Per Baobab Experience, che aveva portato il caso davanti alla Consulta insieme a Lam Magok, la decisione salva la faccia all’esecutivo e cancella ogni responsabilità politica per la scarcerazione di Almasri.

Da una parte la Corte penale internazionale avanza verso la verità. Il 16 luglio ha confermato tutti e diciassette i capi d’imputazione a carico di Khaled Mohamed Ali El Hishri, rinviandolo a giudizio: è il primo processo che scaturisce dall’indagine sulla Libia da quando, nel 2011, la situazione è stata deferita alla Corte. Una svolta storica per i sopravvissuti alle torture nel carcere di Mitiga – detenuti libici e non, tra cui persone migranti e rifugiate – e un passo verso giustizia, verità e riparazione, che dovrebbe aprire la strada a un’assunzione di responsabilità più ampia.

Dall’altra parte, sette giorni dopo, la Corte costituzionale italiana si muove sullo stesso terreno – la cooperazione dell’Italia con la CPI – e, secondo Baobab Experience, fa l’esatto contrario: «Chiude la porta alla verità (..). Un torturatore e criminale internazionale è stato liberato, ma politicamente nessuno è responsabile». È in questa frattura tra la giustizia mancata e le colpe che svaniscono che l’associazione legge la sentenza n. 143/2026, depositata il 23 luglio, sul caso di Osama Almasri: il generale libico arrestato in Italia il 19 gennaio 2025 su mandato d’arresto della CPI per crimini di guerra e contro l’umanità, scarcerato due giorni dopo e riportato in Libia con un volo di Stato.

Chiamata a pronunciarsi sulle questioni di legittimità sollevate dalla Corte d’appello di Roma, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 4 della legge 20 dicembre 2012, n. 237, quella che disciplina i rapporti tra Italia e CPI. Il meccanismo attuale – ha rilevato la Corte – attribuiva al Ministro della giustizia un ruolo privo di ogni parametro idoneo a delimitarne l’esercizio anche sul piano temporale, lasciando che una richiesta di cooperazione della CPI potesse restare sospesa senza risposta. D’ora in avanti il Guardasigilli dovrà trasmettere immediatamente gli atti al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, salvo motivare senza ritardo un eventuale diniego.

Un’assoluzione mascherata da condanna

Sulla carta, la decisione sembra addossare al Ministro Nordio la responsabilità della scarcerazione. Nella sostanza, denuncia Baobab Experience, lo assolve: «Se la legge era scritta male, se conteneva delle lacune, allora Nordio è perdonato: la responsabilità si sposta dalla scelta politica al difetto tecnico della norma. Le nuove regole valgono solo da qui in avanti – nessuna scusa sarà più accettata in futuro – ma per ciò che è già accaduto il conto non viene presentato a nessuno».

Per l’associazione si tratta di una mossa che sa di pura “ragion di Stato”, un vero e proprio regalo costituzionale al Governo Meloni. Nei prossimi mesi l’Italia dovrà rispondere davanti alle Nazioni Unite della violazione dello Statuto della CPI proprio per aver liberato Almasri: ora l’esecutivo ha la giustificazione di cui aveva bisogno per salvare la faccia davanti alla comunità internazionale.

«Bastava un’interpretazione costituzionalmente orientata»

La verità prospettata alla Corte costituzionale da Baobab Experience insieme a Lam Magok è però un’altra. Come spiegano gli avvocati Antonello Ciervo e Francesco Romeo, «anche nell’apparente silenzio della legge italiana, era sufficiente applicare le norme dello Statuto della Corte Penale Internazionale attraverso un’interpretazione costituzionalmente orientata». Le norme dello Statuto prevedono infatti che gli atti possano arrivare alla Corte non solo per il tramite del Ministro, ma anche attraverso Interpol e polizia. Ed è proprio per questa via che gli atti erano pervenuti alla Corte d’appello di Roma in tempo utile per la decisione sulla consegna del criminale libico.

«L’articolo 3 della legge 237/2012 – proseguono i legali – rinvia, per quanto non previsto nel testo legislativo, alle norme del codice di procedura penale, tra cui l’art. 716 c.p.p., che permette l’arresto d’urgenza da parte della polizia giudiziaria e consente alla Corte d’appello di decidere in via d’urgenza sulla convalida dell’arresto e solo dopo di informare il Ministro della Giustizia».

«Del resto – concludono – ritenere che l’autorità giudiziaria possa attivarsi solo dopo un input ministeriale, ignorando un mandato d’arresto già emesso dalla CPI e trasmesso tramite Interpol, cancella il principio di leale collaborazione tra l’Italia e le Corti internazionali, riducendo la nostra adesione alla CPI a una mera scatola vuota».

Al di là dei tecnicismi, per l’associazione conclusione è politica. Se la legge è incostituzionale, Nordio non ha commesso reati – a differenza di quanto ritenuto dal Tribunale dei Ministri – e il governo italiano eviterà le sanzioni ONU.

Baobab Experience annuncia che non intende fermarsi. Insieme a Lam Magok porteranno avanti la battaglia in sede civile, con una richiesta di condanna contro il Governo italiano per aver liberato Almasri e per aver negato alle vittime il diritto di avere giustizia.