
Barbara Spinelli, l’avvocato di Fakir: “Chiedetevi perché… lui ne sarebbe orgoglioso”
Pressenza - Saturday, July 25, 2026contenuti originali
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La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per ‘omicidio colposo’ e, applicando lo ‘scudo penale’ del nuovo decreto sicurezza, anziché al registro degli indagati, iscritto al modello 45-bis i due poliziotti e quattro sanitari intervenuti in soccorso di Fakir Abderrahim, i cui familiari si sono affidati a Fabio Anselmo, l’avvocato che ha assistito i parenti di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Riccardo Magherini…
Ieri, 24 luglio, è stata eseguita l’autopsia. Il principale quotidiano bolognese, Il Resto del Carlino, riferisce che “sarebbe stato trovato del sangue nei polmoni della vittima e ci sarebbero segni di schiacciamento”, evidenze che confermano quanto già emerso dalla tac pre-autopsia: “una compromissione delle vie respiratorie causata dal fatto che l’uomo sarebbe rimasto schiacciato col torace a terra per cinque minuti”.
Contestualmente, il quotidiano bolognese riporta informazioni sulle vicende accadute prima dell’omicidio: il 20 giugno scorso Fakir Abderrahim era stato ricoverato al pronto soccorso con intervento d’urgenza per “un episodio di autolesionismo”, quindi “venne fissato un appuntamento con un centro di salute mentale in provincia per una anamnesi preliminare al termine di un colloquio con uno psichiatra e, pare, anche la prescrizione di una terapia con alcuni farmaci”, un incontro a cui “Fakir si era presentato spontaneamente” e “aveva fissato un nuovo appuntamento per inizio agosto per una ulteriore visita ed effettiva presa in carico”.
La legale che lo assisteva nell’iter per la ‘stabilizzazione’ del permesso di soggiorno, Barbara Spinelli, il 20 luglio sul proprio profilo Facebook ha scritto:
ciao Fakir Abderrahim, questo non me lo dovevi proprio fare. Ora vivrò di rimorsi o di rimpianti. Ci eravamo visti in studio pochi giorni fa, eri felice che tra pochi mesi finalmente si sarebbe concluso il procedimento, avresti avuto il permesso ed avresti potuto viaggiare e cercare nuove commesse per tenere in piedi la tua azienda e far lavorare i tuoi dipendenti. Avrò il rimorso di non esserci riuscita in tempo. Avevi paura dell’entrata in vigore del nuovo Patto Europeo per l’immigrazione, mi dicevi “avvocata qui diventiamo come l’America, mandano via tutti, anche quelli come me che il paese di cui sono cittadini l’hanno visto solo qualche volta in vacanza e sono nati e cresciuti qui”. Io ci scherzavo su, ti rassicuravo che avevi il permesso del giudice per restare in Italia e il permesso provvisorio in tasca, e “qui la polizia rispetta le leggi, siamo un paese democratico, nessuno ti porta via se hai diritto a restare”. Tu non eri troppo convinto. Ora questo ricordo non mi lascia dormire. Sono rientrata dal presidio e ti sentivo lì a dirmi “hai visto avvocata?”, con la gentilezza che ti contraddistingueva. Avevi una paura ingiustificata di essere deportato dalla polizia, e invece nello loro mani ci sei morto. Mannaggia a te Fakir. Ora quali parole potranno più uscire dalla mia bocca quando qualcuno mi dirà “ho paura”? Ogni volta penserò a te prima di rispondere, non riuscirò più a rincuorare, a spiegare, dovrò ricacciare in gola “e forse hai ragione ad avere paura, non si sa mai come può andare a finire”. La tua voce mi risuona nelle orecchie, mi sento morire. Basta processare Fakir, chi era, cosa faceva. Era un lavoratore, era gentile. Era rammaricato di aver dovuto licenziare alcuni dipendenti per il calo di lavoro. Si chiede a una donna stuprata come era vestita quando è stata aggredita, o cosa ha fatto per provocare lo stupratore? NO. Non chiedetevi chi era Fakir. Chiedetevi perché è morto mentre era nelle mani di chi aveva il dovere istituzionale di tutelare la sua vita, perché era nella loro custodia. Chiedetevi se è obbligatoria la formazione per eseguire le manovre di contenzione, se oltre alla polizia anche i sanitari e parasanitari la studiano e sanno come intervenire mentre viene eseguita per verificare i segni di vitalità, chiedetevi se sia l’unico strumento possibile per contenere persone in fase in di fermo di polizia. Chiedetevi quante persone sono morte a causa di questa manovra, o della sua scorretta esecuzione, e di che colore e nazionalità erano. Chiedetevi perché ancora una volta un arabo e al Pilastro al centro del mirino. Chiedetevi se vogliamo aprire un dibattito serio sulla formazione ed identificazione dei poliziotti e lavorare per avere una polizia democratica e rispettosa dei diritti umani, per evitare nuovi Cucchi e Aldrovandi ecc. ecc. Chiedetevi se è giusto morire nelle mani dello Stato, che sia in un carcere sovraffollato, durante una manifestazione o nel corso di un fermo di polizia. Lasciate fare i processi nelle aule dei tribunali e lottate per una giustizia giusta per tutt@, dalla fase cautelare a quella esecutiva. Ci sono richieste ormai improrogabili da vedere realizzate, per le quali lottare e scioperare: la revisione delle tecniche di contenimento in uso, con esclusione di quelle che espongono al rischio di asfissia posizionale, una formazione sistematica su uso proporzionato della forza, de-escalation, primo soccorso e non discriminazione; l’istituzione di un meccanismo indipendente di indagine sulle condotte delle forze di polizia; la raccolta e pubblicazione sistematica di dati sulle morti avvenute in custodia o in occasione di operazioni di polizia. Fakir ne sarebbe orgoglioso.E, nell’intervista pubblicata su Vanity Fair con il titolo “L’avvocata che seguiva Fakir Abderrahim prima che morisse: «Era una persona gentile. La manovra di contenzione è pericolosa e va usata in casi eccezionali: la formazione è essenziale»“, rispondendo a una domanda del giornalista precisa: «Assistiamo persone estremamente diverse tra di loro, e lui era certamente una delle più gentili che abbia conosciuto nella mia attività. Spesso le persone che si rivolgono a noi sono molto insistenti, a volte arroganti, altre addirittura minacciose, lui invece nonostante l’urgenza nel voler risolvere la sua situazione, era comprensivo e gentile, un modello di comportamento ormai quasi desueto in questo genere di relazioni. È paradossale, che chi, come Fakir, ha chiuso i problemi con la giustizia 14 anni fa, che ha sempre lavorato, ha pagato le tasse, ha aperto un’attività autonoma, non abbia la possibilità di sentirsi cittadino. Ci deve far ragionare sul nostro meccanismo di accoglienza e integrazione». “