
Donne anziane: né vittime né eroine, ma persone autorevoli
Pressenza - Sunday, July 12, 2026Si è svolta il 10 luglio, nei locali della Camera del lavoro Cgil di Palermo, la presentazione del libro Vecchie e Bastonate, pubblicato da Futura Editrice. Un libro dal titolo disturbante, scritto da Patrizia Fistesmaire, psicologa presso un consultorio di Lucca, ed Eleonora Pinzuti, ricercatrice e formatrice Aif.
Le due autrici hanno usato, volutamente, questo titolo per dare l’immediata percezione della problematica affrontata, cioè la narrazione culturale, sociale e politica dell’età matura delle donne in una fase della vita che viene associata, spesso, alla perdita di valore, all’invisibilità e alla esclusione.
L’uso provocatorio del termine “vecchie”, restituisce, infatti, l’immagine della svalutazione che molte donne subiscono una volta superata la soglia simbolica della menopausa, quando il loro corpo invecchia e si allontana dai modelli estetici dominanti, in una società come la nostra, capitalista-patriarcale, che continua a misurare il valore delle donne sulla base dell’avvenenza fisica o della loro funzione riproduttiva e/o produttiva.
Diversamente da quanto accade, invece agli uomini, ai quali l’invecchiamento conferisce, spesso, autorevolezza, esperienza e prestigio.
Il libro denuncia questa diseguaglianza ed invita a ripensare il significato dell’invecchiamento femminile, riconoscendo alle donne valore, dignità e piena cittadinanza, in ogni fase della loro vita.
Anche il termine ”bastonate” viene usato in senso metaforico per evocare le molteplici forme di discriminazione che colpiscono le donne anziane, tra cui le violenze fisiche e sessuali, un fenomeno di cui si parla poco e del quale è difficile reperire dati .
Infatti, le donne anziane, che subiscono violenza sessuale, difficilmente ne parlano, per vergogna e per paura di non essere credute. A pesare è uno stereotipo ancora diffuso, cioè l’idea che lo stupro riguardi esclusivamente donne giovani ed attraenti. Queste aggressioni, pur essendo numericamente inferiori rispetto ad altre fasce di età, smentiscono questa convinzione e confermano, invece, che lo stupro è dettato dalla volontà di esercitare potere e controllo sulle donne.
Da dire, inoltre, che spesso questo tipo di violenza si consuma all’interno delle mura domestiche o ad opera di chi si dovrebbe prendere cura della donna anziana: un familiare, un partner o un caregiver.
Questa condizione rende ancora più difficile denunciare gli abusi perché la vittima si trova spesso in una situazione di dipendenza economica, affettiva o assistenziale proprio nei confronti di chi esercita violenza.
Le autrici pongono l’accento, inoltre, sulle caratteristiche delle discriminazioni che colpiscono le donne anziane, frutto dell’intreccio tra discriminazione di genere ed ageismo.
Le due forme non agiscono separatamente, ma si rafforzano a vicenda dando origine ad una condizione di svantaggio specifica, condizione che merita attenzione sociale, culturale e politica, tramite l’utilizzo del paradigma della intersezionalità e della complessità.
Questa prospettiva sposta il discorso dall’idea della fragilità delle donne anziane a quella dei meccanismi sociali che producono invisibilità e disuguaglianza.
Come ribaltiamo questa narrazione che vede nelle donne anziane, soggetti fragili, irrilevanti socialmente, bisognosi di cure e di assistenza ?
La domanda che il libro ci invita a fare non è come proteggere le donne anziane, ma, piuttosto come riconoscere la loro autorevolezza ed il loro ruolo sociale.
E’ un cambio di prospettiva che propone, attraverso percorsi di decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi, una visione alternativa dell’età matura delle donne: non più una fase di marginalità ma una stagione della vita in cui esercitare libertà, autodeterminazione e potenzialità.
La sfida non è sostituire l’immagine della donna anziana fragile con quella della donna anziana eroica.
La sfida è riconoscerla come una persona pienamente titolare di diritti, desideri, capacità e potere di scelta.
Solo così la vecchiaia femminile smette di essere raccontata come una stagione di perdita e diventa una stagione di cittadinanza.
