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Festa solidale alla Casa delle Donne di Viareggio
Ieri 28 maggio l’annuale festa del tesseramento della Casa ha brillato come una perla nell’incipiente estate, un fiore dai molti petali colorati e profumati. Nel fresco giardino della Casa all’interno della pineta tutto era allestito con cura e grazia, tante donne ma anche uomini sensibili e consapevoli perché l’umanità cammina insieme e i valori portati avanti dalle donne sono un dono per tutti. Primo petalo, la sapiente introduzione della Presidente Ersilia Raffaelli che sempre sottolinea il parallelo tra violenza patriarcale e bellica. Interviene poi un medico del MeVV, medici volontari della Versilia, presenza preziosa per gli emarginati soprattutto in campo dentistico. È quindi la volta di Martina Luisi, PCRF Italia, diramazione dell’omonima palestinese, la principale ONG umanitaria in Palestina per le cure mediche, essenzialmente pediatriche, che in questi anni ha dovuto molto occuparsi degli aiuti alimentari divenuti la priorità quotidiana. Altra caratteristica è che PCRF non ha propri presidi sanitari come MSF e Emergency, ma lavora negli ospedali pubblici palestinesi, e non è iscritta nei registri israeliani: è a tutti gli effetti  solo palestinese. Martina ha parlato anche dell’inserimento delle famiglie palestinesi qui in seguito a ricoveri dei loro bambini. Il padre, prof. Luisi, noto cardiochirurgo pediatrico in pensione e presidente PCRF Italia, ha fatto un’interessante considerazione, sulla quale non siamo abituati a riflettere: sia che tu faccia o non faccia, ne persegue un danno, finché Israele è lì. Perché i beni e servizi portati in Palestina vengono fagocitati da Israele. Ciò non significa non fare, ovviamente, ma essere consapevoli del meccanismo. Si presentano ora I petali più belli, le due famiglie palestinesi che hanno cucinato la nostra cena, con vivaci frugoletti che corrono ovunque e una deliziosa preadolescente dall’incredibile voce, soprano in erba. Facciamo la fila per ricevere il piatto con cibo buonissimo, cuscus con verdure, riso speziato con mandorle tostate e tzatziki profumato alla menta, poi un morbidissimo dolce. Infine un intrattenimento inatteso e sorprendente, undici giovani donne che nel 2013 hanno costituito a Carrara il coro femminile “Le Malerbe”, nome che evoca le erbe selvatiche e resistenti che crescono in un territorio devastato dalle cave di marmo, in memoria delle donne in rivolta di piazza delle Erbe nel 1944. Loro repertorio canti popolari, di lavoro e politici di varie tradizioni, e collage fra gli stessi, in più lingue, compreso farsi e arabo. Coro a cappella a più voci, mimando anche effetti strumentali. Ci spelliamo le mani dagli applausi e dopo “Il disertore ” cantato in francese e italiano terminiamo insieme a gran voce con “Sebben che siamo donne”, rivisto in “Ebbene siamo donne”. Loro rifiutano compensi, tutto in solidarietà,  per il PCRF e le famiglie palestinesi. Davvero una grande giornata. Redazione Toscana
May 29, 2026
Pressenza
L’edizione 2026 di “S’Atobiu”, il festival della piccola editoria indipendente, continua a Tertenia (Ogliastra) dal 29 al 30 maggio
L’edizione 2026 di S’Atobiu, “l’incontro” in lingua sarda, continua a Tertenia (OG – Ogliastra) dal 29 al 30 maggio. Pubblichiamo il comunicato diramato dall’ASCE – Sardegna. S’ATOBIU – il festival della piccola editoria indipendente, nasce nel novembre del 2022 dall’esigenza di costruire uno spazio di confronto e di riflessione su temi che spesso vengono lasciati al margine dalla grande informazione mainstream. Dal 2024 il festival si sviluppa tra Selargius e Tertenia. Il tema de S’ATOBIU 2026 è TERRA E MEMORIA DELLA TERRA. In questa quinta edizione, venerdì 29 e sabato 30 maggio a Tertenia, un’attenzione particolare verrà dedicata alla storia passata e presente del nostro territorio (locale e isolano) e ai diversi saperi e linguaggi che la abitano: dalla ricerca documentaristica al muralismo come mezzo di riflessione collettiva; dalla panificazione alla poesia come pratiche di condivisione; dalla contemplazione all’osservazione del paesaggio della nostra terra che cambia: dal punto di vista botanico, sulle piante aliene, e dal punto di vista naturalistico-sociale-culturale, con uno sguardo particolare alla situazione energetica attuale. Per ognuno dei temi citati è previsto un intervento mirato a cura dei nostri ospiti. Anche quest’anno siamo felici e orgogliose di annunciare che ad aprire il Festival S’Atobiu saranno le bambine e i bambini delle classi quarte e quinte della Scuola Primaria di Tertenia — insieme alle loro insegnanti presenteranno l’esposizione da loro curata, dedicata a racconti, tradizioni e toponomastica del nostro paese. L’esposizione sarà visitabile per tutta la durata del festival. A seguire: Fabrizio Caterini con il suo libro “Colpi di scure e sensi di colpa” edito da Carlo Delfino Editore, sulla storia del disboscamento in Sardegna dalle origini ad oggi; Silvana Mulas con “Oltre il fiume” edito da Catartica Edizioni, per una riflessione sulla condizione sociale e politica dei paesi storici di Osini e Gairo. L’ETS  Urban Center e l’artista Teresa Podda per un momento di condivisione dei loro percorsi artistici e un racconto sul muralismo come strumento di riflessione collettiva. A chiudere la giornata di Venerdì lo spettacolo di Sergio Garau, poeta e performer, che da oltre vent’anni porta in scena una poesia che diverte, provoca e sorprende. La giornata di Sabato 30 si aprirà con due laboratori dedicati a bambine e bambini da 0 a 100 anni, dove la poesia è la protagonista principale: la poesia de “Su Pani Pintau”, a cui ci introdurrà Rosalba e l’associazione Sa Pintadora aps; e la poesia non-violenta di Carlo Bellisai, che presenterà in forma di laboratorio il suo libro “Naturalandia”. Dopo il pranzo sociale un momento di divulgazione dedicato alle piante aliene presenti nel nostro territorio, curato dalla Professoressa Lina Podda del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari. In chiusura la proiezione del documentario “Quo Vadis, Sardinna?” con la presenza del regista Antoni Conzu, del Comitato Sarcidano Difesa Territoriale e del Coordinamento Gallura per un momento di confronto diretto sull’attuale situazione relativa alla speculazione energetica in Sardegna. Saremo felici di avervi con noi durante i pranzi e le cene sociali, a offerta libera e consapevole. Faremo tutto ciò, e altro ancora, in sintonia con quella che ormai possiamo definire “la nostra tradizione”. Il festival è organizzato da ASCE (Associazione Contro l’Emarginazione) insieme al Movimento della Decrescita Felice di Cagliari – Quartu Sant’Elena, al Mercato Contadino, alla Comunità il Pane e le Rose e alla Biblioteca Padre Cannas di Tertenia, con la speciale e immancabile presenza del mercato artigianale. Redazione Sardigna
May 25, 2026
Pressenza
Donne e Nonviolenza: a Roma un World Café per pensare e costruire la pace
Alla Biblioteca della Nonviolenza di Energia per i Diritti Umani APS, una serata partecipata ha intrecciato pratiche di solidarietà femminile e femminista, disobbedienza civile ed educazione nonviolenta per la costruzione della pace. Venerdì 22 maggio, presso la Biblioteca della Nonviolenza di Energia per i Diritti Umani APS, in via dei Latini 12-14 a Roma, si è svolto il World Café “Donne e Nonviolenza – Costruttrici di pace”, un incontro dedicato al ruolo delle donne nella trasformazione nonviolenta della società. Non una conferenza frontale, ma uno spazio di dialogo accogliente, orizzontale e partecipativo, in cui le persone presenti hanno condiviso esperienze, domande e riflessioni, dando vita a un laboratorio collettivo di pensiero sulla costruzione della pace. Il tema scelto è stato attraversato in tre dimensioni, dal macro al micro, in tre tavoli tematici: il contributo delle donne nei processi di mediazione dei conflitti armati, le pratiche di disobbedienza civile e di educazione nonviolenta, le reti di solidarietà, autoaiuto e cura nei territori. Tre tavoli, tre porte aperte su una stessa domanda di fondo: quali ostacoli impediscono ancora oggi la piena partecipazione delle donne alla vita sociale, culturale, economica e politica? L’incontro è stato arricchito dalla presenza di donne provenienti da realtà diverse: rappresentanti di “Women in International Security for Italy” (WIIS Italy), “GenderAct” e “Casa Internazionale delle Donne”, attiviste iraniane del movimento “Donna, Vita, Libertà” e responsabili del progetto di Terza Missione dell’Università Sapienza “Cara amica ti scrivo” (CATS). Le volontarie di Energia per i Diritti Umani, insieme ad alcune delle ospiti coinvolte, hanno facilitato il dialogo nei tavoli portando esperienze, sguardi e sensibilità differenti. Ne è nato uno spazio intenso e partecipato, attraversato da parole chiave come pace positiva, potere, diritti, visibilità, partecipazione, cura, rete e futuro: per le donne e per l’intera comunità umana. La serata è stata anche l’occasione per presentare in anteprima una sezione della mostra “Passi nonviolenti nel mondo”, dedicata a figure significative della nonviolenza degli ultimi cento anni, realizzata insieme al World Café grazie al cofinanziamento dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese. Attraverso otto pannelli, il pubblico ha incontrato storie di donne che hanno scelto la nonviolenza come pratica di resistenza, responsabilità e trasformazione sociale, in un dialogo ideale con i temi emersi nei tavoli.” TAVOLO 1: Donne nella mediazione dei conflitti armati Nel primo tavolo si è riflettuto sul ruolo delle donne nella prevenzione, mediazione e trasformazione dei conflitti armati. È emersa una contraddizione ancora bruciante: le donne sono spesso tra le prime vittime della guerra e della violenza strutturale, ma restano frequentemente escluse dai luoghi ufficiali in cui si decide la pace. Da qui il richiamo alla Risoluzione ONU 1325 del 2000, “Donne, Pace e Sicurezza”, nata proprio per affermare la necessità della presenza femminile nei processi di pace. Ma la discussione è andata oltre il tema dell’accesso. Non basta “essere incluse” in uno spazio di potere, è stato sottolineato. Occorre poterlo abitare realmente, trasformarlo, agirlo con consapevolezza. Il passaggio dall’inclusione alla partecipazione attiva è apparso come uno dei nodi centrali della serata. Perché ogni persona ha potere, ma può scegliere se riprodurre modelli dominanti o aprire strade nuove. TAVOLO 2: Donne, disobbedienza civile e educazione nonviolenta Il secondo tavolo ha portato al centro la forza trasformativa delle donne nella disobbedienza civile e nell’educazione nonviolenta. Qui le donne sono state riconosciute non solo come protagoniste di lotte sociali, ma come creatrici di linguaggi, pratiche e relazioni capaci di modificare in profondità i modelli culturali discriminatori. Educare alla nonviolenza significa educare alla libertà, alla reciprocità, alla responsabilità. Significa creare le condizioni affinché ogni essere umano possa esprimere pienamente la propria soggettività nella comunità. TAVOLO 3: Reti di donne, pratiche di solidarietà e autoaiuto Per il terzo tavolo, l’unione fa la forza quando le donne creano reti per sostenersi, affrontare difficoltà comuni e generare cambiamento sociale. Gruppi di mutuo sostegno, cooperative, reti territoriali e pratiche di cura condivisa dimostrano che è possibile costruire un’organizzazione sociale fondata sulla solidarietà, sulla corresponsabilità e sulla partecipazione dal basso. Sono realtà capaci di non lasciare nessuna persona sola, che rovesciano la logica dell’isolamento che attraversa la società individualista di oggi. È il senso profondo dell’Ubuntu: “io sono perché noi siamo”. Interscambio conclusivo Durante l’incontro è riaffiorato un richiamo forte alle esperienze collettive del femminismo degli anni Settanta, non come nostalgia del passato, ma come memoria viva di spazi in cui il disagio individuale diventava parola comune, consapevolezza e possibilità di cambiamento. In una società veloce, tecnologica e spesso frammentata, quel bisogno di fermarsi, ascoltarsi e pensare insieme è apparso ancora attualissimo. “Se non abbiamo spazi per pensare il futuro, il futuro non si crea”: questa frase ha restituito il senso profondo dell’incontro. Il World Café ha offerto proprio questo: un luogo in cui riconoscersi, condividere domande scomode e immaginare nuove pratiche di partecipazione. Dal confronto è emersa una questione centrale: se in molti paesi occidentali i diritti sembrano ormai acquisiti, quali forme assume oggi il disagio delle donne? Le risposte hanno riportato alla superficie nodi tutt’altro che risolti: violenze fisiche e sessuali, invisibilità, solitudine, esclusione dai processi decisionali, difficoltà nel conciliare cura e partecipazione pubblica, ma anche forme più sottili di svalutazione ancora radicate nella cultura, nel linguaggio e nelle relazioni quotidiane. “Mancanza di visibilità significa mancanza di potere”, è stato detto da una partecipante, aprendo riflessione più ampia sul rapporto tra donne, potere e pace. La pace, allora, è apparsa non come un tema separato, ma come il punto di convergenza di molte lotte: diritti, lavoro, ambiente, educazione, cura, giustizia sociale. Perché nella vita tutto è collegato, anche se la politica continua spesso a dividere per settori. Costruire pace positiva significa trasformare le relazioni, redistribuire parola e riconoscimento, superare discriminazioni ed esclusioni, pari dignità e opportunità di ogni essere umano. E non c’è pace senza giustizia. Il World Café si è chiuso con il desiderio di raccogliere i contenuti emersi in una traccia da cui ripartire in occasione del Festival della Nonviolenza, in programma i prossimi 2 e 3 ottobre all’interno degli eventi romani per la 4° Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. In particolare, il confronto proseguirà sabato 3 ottobre, dalle 10:00 alle 12:00, nel panel “Donne e Nonviolenza – Costruttrici di pace” (https://www.festivalnonviolenza.it/). Da via dei Latini è emersa l’immagine di una pace costruita nei legami, nelle reti e nelle parole scambiate senza gerarchie: una pace non solo per le donne ma per l’intera comunità umana. In questo cammino verso la Nazione Umana Universale, la nonviolenza si conferma pratica quotidiana, scelta politica e orizzonte di trasformazione. A conclusione della serata, sono uscita con la luce negli occhi, un’immensa gratitudine nel cuore e nuova energia da portare nel mondo. Mi sono sentita capita, accompagnata e riconosciuta, parte attiva del cambiamento. Una maglia di una rete di rivoluzionarie e rivoluzionari nonviolente. Francesca De Vito
May 24, 2026
Pressenza
Le donne sono già nel futuro. É il lavoro che deve ancora cambiare
  L’Italia si confronta oggi con una contraddizione profonda e strutturale che ne blocca la crescita: mentre le donne rappresentano una componente fondamentale del sistema economico e sociale, il loro contributo resta in larga parte invisibile, sottoutilizzato e non pienamente riconosciuto. Il IV Rapporto Italia Generativa affronta questa tensione con uno sguardo sistemico, mostrando come il ritardo italiano non sia il risultato di un singolo fattore, ma l’esito di nodi culturali, organizzativi e istituzionali che si alimentano reciprocamente, contribuendo a frenare e sottoutilizzare le capacità di persone, imprese e territori e più ampiamente lo sviluppo del Paese. Il titolo del nuovo Rapporto – La “colonna invisibile” – richiama questa ambivalenza non più accettabile: le donne sostengono il Paese attraverso il lavoro e la cura, ma non ne abitano ancora pienamente i luoghi a causa di profondi disequilibri in termini di riconoscimento, valorizzazione, equità, potere, opportunità. Rendere visibile questa colonna e liberare il prezioso potenziale delle donne è oggi una priorità per l’intero Paese. Non solo per giustizia, ma per garantire un futuro migliore e durevole all’Italia. Dal Rapporto emerge come le donne italiane raggiungano livelli di istruzione superiori agli uomini, un vantaggio che non si traduce però in pari opportunità nel lavoro. L’ingresso nel mercato occupazionale rappresenta un primo collo di bottiglia, dove il divario si apre e tende ad ampliarsi nel tempo. Il risultato è uno spreco di capitale umano che penalizza l’intero sistema-paese. “Il nostro Paese, si legge nel Rapporto, si trova in una terra di mezzo: permane il gap e le istituzioni organizzative non hanno trasformato abbastanza i propri processi interni per sostenere la nuova leadership femminile. Un’immagine che potrebbe ben rappresentare questa situazione è quella di un ponte incompleto: da un lato, la crescente qualificazione delle donne e delle loro ambizioni e aspettative professionali e familiari; dall’altro, un’organizzazione del lavoro rimasta ancorata al paradigma novecentesco, troppo rigida, strutturata, controllante, avida di tempo e dedizione. Molto è cambiato dalle generazioni precedenti, ma i divari persistenti costituiscono ancora oggi ostacoli decisivi che possono perfino favorire l’autosabotaggio della propria condizione da parte delle donne”. E’ il tema della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi della famiglia ad emergere come uno dei nodi più critici e strutturali, configurandosi non solo come una questione organizzativa, ma come una vera e propria tensione esistenziale in cui convivono più piani di discorso: quello personale, di lavoratrice, con la fatica di conciliare carriera e famiglia; quello imprenditoriale, nel caso di fondatrice o manager, che si trova a gestire altre donne lavoratrici; quello sociale e culturale, di donna che osserva lucidamente una stagione in cui convivono vecchio e nuovo, aspirazioni personali e responsabilità collettive, nel passaggio tra un “non più” e un “non ancora”. Il punto è inevitabilmente complesso e contraddittorio, dovendo conciliare obiettivi e piani eterogenei e perfino antagonisti. La conciliazione tra lavoro e famiglia richiede continui e defatiganti equilibrismi: una combinazione complessa di risorse economiche (per l’acquisto di servizi di cura), reti familiari (in primis, il supporto dei nonni, quando vicini e disponibili), capacità organizzative e, non da ultimo, una forte resilienza individuale. In assenza di un sistema di welfare adeguato e di un allineamento ai tempi sociali (scuola, servizi, lavoro), molte donne si trovano di fronte a scelte difficili, fino alla rinuncia parziale o totale al lavoro, o, alla maternità. Il carico materiale si intreccia, inoltre, con una dimensione simbolica altrettanto rilevante: il senso di colpa, la percezione di non “esserci abbastanza”, che accompagna spesso le traiettorie femminili anche nei casi di successo professionale. “Il ‘tiro alla fune’, si sottolinea nel Rapporto, tra famiglia e lavoro si rivela estenuante soprattutto per le donne, poiché ancora oggi in Italia il sistema della cura famigliare è considerato di loro responsabilità”. Nel rapporto si parla di “lavoro avido”, di un modello organizzativo che premia la disponibilità totale, la continuità della presenza e l’intensità dell’impegno nel tempo, che richiedono un investimento di tempo e di energia superiore alla media. Quanto al welfare, dal Rapporto emerge con chiarezza una percezione diffusa di inadeguatezza e di frammentazione dell’offerta. “Le politiche pubbliche appaiono spesso episodiche, non strutturali, incapaci di incidere in modo duraturo sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne. Non mancano critiche esplicite all’approccio fondato su bonus e misure una tantum, percepiti come interventi più simbolici che trasformativi, in quanto si rivelano incapaci di incidere sulla risoluzione di nodi profondi come la maternità, la conciliazione dei tempi, i bisogni di cura, educazione e assistenza. In questo senso, il welfare italiano viene descritto come diseguale nei territori, discontinuo nel tempo, iniquo negli accessi, e soprattutto non configurato come una vera infrastruttura economica a sostegno della generatività sociale ed economica”. Nella prima sezione del Rapporto, in 8 capitoli (dalla formazione alla qualità dell’occupazione, dalla natalità alla conciliazione, dalla salute alla violenza di genere), si affrontano gli svantaggi delle donne attraverso 150 indicatori, si confronta la situazione del nostro Paese con l’Europa e si verificano le differenze territoriali. Nella seconda parte del Rapporto a parlare sono direttamente le donne. Qui per approfondire: https://www.italiagenerativa.it/.     Giovanni Caprio
May 24, 2026
Pressenza
“ZenZero, artigiane a km. 0”
IL 28 MAGGIO L’EVENTO FINALE DEL PROGETTO DI FORMAZIONE ARTIGIANALE E IMPRENDITORIA FEMMINILE ALLO ZEN DI PALERMO Mercoledì 28 maggio, a partire dalle ore 17:30 presso il Laboratorio Zen Insieme di Palermo (via Fausto Coppi angolo via Primo Carnera), si terrà l’evento finale di “ZenZero – Artigiane a Km.0”, il progetto dedicato alla formazione artigianale e all’empowerment femminile nel quartiere San Filippo Neri (ZEN). L’iniziativa nasce come prosecuzione e potenziamento delle precedenti esperienze realizzate negli anni passati nel quartiere, con l’obiettivo di consolidare percorsi di professionalizzazione femminile attraverso laboratori creativi, artigianali e sostenibili. Il progetto ha coinvolto donne dello Spazio Mamme, programma del Laboratorio Zen Insieme in collaborazione con Save the Children Italia, in un percorso di formazione teorico-pratico dedicato alla sartoria, alla stampa artigianale su tessuto, alle tinture naturali e alla progettazione di prodotti artigianali a Km. 0. L’evento sarà un’occasione per condividere con la città il lavoro svolto durante i mesi di laboratorio e per valorizzare competenze, relazioni e pratiche di economia locale nate all’interno del percorso. Nel corso della serata verrà inoltre presentato “ZenZèro – Artigiane di quartiere”, un percorso di avvio d’impresa a cura di Send ETS con la collaborazione di Southside, nato all’interno del progetto “RUIS – Cittadinanza e città”, promosso dal Comune di Palermo insieme a Laboratorio Zen Insieme ETS, Handala APS, Fondazione L’Albero della Vita ETS, Associazione Lisca Bianca, Lievito Onlus, Orto Capovolto scs, Send ETS e Redivivi APS. Attraverso questo percorso, un gruppo di donne utenti dello Spazio Mamme ha avuto l’opportunità di trasformare la propria esperienza artigianale in una concreta esperienza imprenditoriale. Durante l’evento sarà presentata anche la nuova piattaforma e-commerce realizzata con Southside: uno strumento che consentirà alle neo-artigiane di promuovere e vendere le proprie creazioni, valorizzando una produzione fondata sulla sostenibilità, sulla collaborazione e sul fare comunità. PROGRAMMA 17:30 * Accoglienza, saluti e apertura evento 18:00 * Introduzione allo Spazio Mamme e al progetto a cura di In Medias Res e Laboratorio Zen Insieme + proiezione del video promo * Presentazione dell’associazione “ZenZèro, Artigiane di quartiere” e lancio del nuovo sito di e-commerce realizzato con Southside 19:00 * Aperitivo * Esposizione dei prodotti artigianali realizzati dalle mamme e mostra fotografica   Il progetto è realizzato da In Medias Res in collaborazione con Laboratorio Zen Insieme, Rizma Project e Junkle, grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese.   Contatti Alessandra Notarbartolo – Laboratorio Zen Insieme anotarbartolo8@gmail.com Daniele Saguto – In Medias Res daniele.saguto@gmail.com ufficistampa.eu Per informazioni: info@ufficistampa.eu Redazione Palermo
May 23, 2026
Pressenza
Al fianco dei nostri figli nel percorso a ostacoli della transizione di genere
“La transizione di genere è sempre un percorso a ostacoli, ma tutti possiamo contribuire a renderlo meno doloroso: dalla famiglia alle istituzioni. E invece oggi questo governo manifesta l’intenzione di mettersi ulteriormente di traverso”. A parlare è Giulia (nome di fantasia), madre di un ragazzo di 17 anni (che chiameremo Massimo): non si è sentita di partecipare alla mostra “Ritratto di famiglie” realizzata da Agedo Milano, l’associazione di cui anche lei fa parte, ma ci tiene a portare la sua testimonianza. Ci racconti di suo figlio, che sta compiendo la transizione dal genere femminile a quello maschile. È nato con identità femminile. Fin da quando era piccolo, voleva i capelli corti e indossava sempre pantaloni, detestava il rosa e prediligeva giochi e sport “maschili”. Manifestava disagio quando stava in gruppi femminili, ma non era pienamente accettato neppure in quelli maschili. Questo ha comportato un crescente isolamento. Pensa sia stato oggetto di bullismo? Non credo, se non vogliamo considerare l’esclusione una forma di bullismo. O almeno non ce ne ha mai parlato. Di sicuro aveva difficoltà a fare amicizia, si sentiva sempre fuori luogo. Voi genitori vi siete resi conto di questo suo disagio? Sì e no. Diciamo che non abbiamo saputo interpretare correttamente certi segnali e di questo mi sento responsabile. La situazione è andata via via peggiorando nella preadolescenza. Abbiamo provato a mandarlo da una psicoterapeuta, ma non si è rivelata la persona giusta. In occasione di un paio di vacanze di gruppo con coetanei per motivi di studio o sportivi mio figlio ha però probabilmente maturato una maggiore consapevolezza. Quando aveva 13 anni, ha iniziato a buttare lì frasi tipo: ‘Penso che potrei innamorarmi di una ragazza, ma anche di un ragazzo o di una persona trans”, e io invece di cogliere il messaggio gli rispondevo: ‘L’importante è che sia una brava persona’. Poi ha chiesto a me e a suo padre di uscire una sera a cena solo noi tre, senza il fratello più piccolo. Abbiamo provato a organizzare, ma non era il luogo adatto ed è passato del tempo. E poi cosa è successo? Un sabato mattina non trovavo Massimo in casa, lo chiamavo e non rispondeva. Stavo mettendo le scarpe per uscire a cercarlo quando il mio figlio minore è venuto a dirmi che era chiuso in bagno e piangeva. L’abbiamo trovato seduto in terra in preda a una crisi di panico: singhiozzava talmente forte da non riuscire a parlare e quasi a respirare, non voleva essere toccato. Eravamo tutti sconvolti e spaventati, incapaci di aiutarlo. Siamo rimasti a lungo seduti per terra accanto a lui nel bagno. Poi finalmente ho capito: gli ho toccato una spalla e gli ho mormorato: ‘Tu vuoi dirci chi sei’. Un’ora dopo abbiamo letto la sua lettera, in cui ci confessava tutta la sua frustrazione e sofferenza. Scriveva di disforia, quando guardava nello specchio un corpo in cui non si riconosceva. E di euforia, quando qualcuno per strada si rivolgeva a lui al maschile pensando fosse un ragazzo. Come si è sentita? Soprattutto colpevole per non aver saputo cogliere i messaggi che mio figlio continuava a mandarci. Ho capito di aver bisogno di sostegno e mi sono rivolta ad Agedo. Con il suo aiuto Massimo ha iniziato un percorso di psicoterapia mirata con una professionista esperta su identità e affermazione di genere. Nel frattempo abbiamo aperto la strada per parlarne con la famiglia allargata e con gli amici. Come hanno reagito? I familiari bene: tutti hanno espresso solidarietà e l’augurio di serenità e benessere. Tra gli amici abbiamo avuto qualche sorpresa sia in positivo che in negativo. Con alcuni abbiamo interrotto i rapporti: un atteggiamento giudicante o poco comprensivo non è compatibile con l’amicizia. Anche nella scuola superiore alla fine del primo anno Massimo ha fatto il suo ‘coming out’ con i compagni e i professori, che hanno accettato di usare il suo nome maschile d’elezione. Purtroppo non ha potuto avere accesso alla “carriera alias”[1] (secondo la dirigente non era ‘necessaria’), e questo ha comportato il fatto che ogni supplente facesse per esempio l’appello con il vecchio nome. Anche quando è passato dal biennio al triennio i docenti non sono stati informati e questo ha comportato situazioni difficili”. È in discussione in Parlamento una legge restrittiva sulla transizione di genere. Il Ddl 2575 (Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere) è attualmente in esame alla Camera. Il testo stabilisce regole più rigide e stringenti per la prescrizione dei farmaci e ormoni che sospendono la pubertà nei minori, sollevando diverse critiche da parte delle società scientifiche. Per noi non cambia molto, dato che tra sei mesi Massimo compirà 18 anni, ma per tanti altri ragazzi e ragazze è un’ulteriore fonte di sofferenza: veder emergere caratteristiche sempre più evidenti in un corpo che già non riconosci come tuo è un dolore grande. E tutto questo solo a causa di pregiudizi ideologici di persone che non hanno mai davvero parlato con una persona transgender né hanno approfondito l’argomento. Una vera ingiustizia”. Anche nelle scuole il tema ‘gender’ è bandito. Proprio così. Anche i dirigenti e i docenti più illuminati temono di incorrere nelle ire del ministero, schierato con le posizioni reazionarie del movimento Pro vita. Questo non fa che aumentare la confusione nei bambini e ragazzi che si interrogano sulla propria identità sessuale e di genere. Si sentono ancora più ‘sbagliati’ e persino colpevoli, imprigionati in un corpo che sentono estraneo. Per fortuna oggi ci sono personaggi pubblici transgender che non hanno paura di mostrarsi: artisti, musicisti, sportivi, anche politici. Speriamo che quella legge oscurantista non passi e che la società civile apra gli occhi su persone che hanno diritto al rispetto e al riconoscimento. Proprio per questo sono importanti eventi come la mostra Ritratto di famiglie, che diventerà itinerante. Consiglio a tutti di non perdersela. [1] La carriera alias è un profilo amministrativo, temporaneo e confidenziale che consente alle persone transgender di utilizzare un nome di elezione (e il pronome corrispondente) diverso da quello anagrafico all’interno di un’istituzione — come università, scuole o luoghi di lavoro — senza attendere l’iter di rettifica legale. Il suo scopo principale è tutelare la privacy, prevenire il disagio psicologico e garantire il diritto allo studio e al lavoro in un ambiente inclusivo.   Claudia Cangemi
May 21, 2026
Pressenza
A Roma la XXI edizione di Immaginaria – International Film Festival of Lesbians & Other Rebellious Women
Si è tenuta al Cinema Nuovo Sacher di Roma la XXI edizione di Immaginaria – International Film Festival of Lesbians & Other Rebellious Women, appuntamento di riferimento per il cinema indipendente delle donne con la direzione artistica di Elena Rossi. Tre giorni di proiezioni, incontri e dialoghi con registe e attrici per dare spazio a narrazioni ancora marginalizzate nei circuiti mainstream e riflettere sul ruolo del cinema indipendente contemporaneo. Alla presenza di Nanni Moretti, sono stati anche consegnati i premi votati dal numeroso pubblico che ha riempito la sala del Nuovo Sacher nei tre giorni di visioni, incontri e resistenza. Il festival ha presentato opere provenienti da tutto il mondo, che affrontano temi quali la maternità e l’omogenitorialità, l’identità e la scoperta di sé, la rappresentazione e la visibilità, il corpo e la sessualità, l’età e l’invecchiamento, la discriminazione, le barriere istituzionali e gli spazi comunitari di resistenza. Nella sezione Documentari il Premio del Pubblico è andato allo statunitense A Culinary Uprising: The Story of Bloodroot, ritirato dalla regista Annie Laurie Medonis che ha presentato il film a Immaginaria in anteprima italiana, alla presenza della produttrice associata Julie Zimmermann e dell’assistente di produzione Victoria Torres Bolaños. Il film preserva la memoria del “Bloodroot” di Bridgeport, Connecticut: ristorante vegano, libreria e spazio di resistenza femminista e lesbica, rimasto aperto per quasi cinquant’anni e chiuso dopo la scomparsa di una delle sue fondatrici, Selma Miriam. Nella sezione Lungometraggi vince il Premio del Pubblico il francese Des preuves d’amour, opera prima diretta da Alice Douard e già presentata al Festival di Cannes 2025 e ai Rendez-Vous di Roma 2026, con due interpreti d’eccezione, Ella Rumpf e Monia Chokri. Céline e Nadia sono una coppia di donne in attesa della loro prima figlia, ma per Céline, madre non biologica, il riconoscimento legale è una battaglia contro pressioni sociali e ambiguità giuridiche. Nella sezione Cortometraggi, vince il Premio del Pubblico il canadese A’ mort le bikini! diretto da Justine Gauthier, la storia di Lili, dieci anni, che nuota in piscina senza il pezzo di sopra del costume. La sua protesta mette in discussione le norme di genere imposte ai corpi infantili. Questa edizione di Immaginaria, dedicata a Edda Billi (1933–2026), figura storica del movimento femminista e lesbico italiano recentemente scomparsa, ha avuto come testimonial Federica Rosellini, regista, drammaturga, performer e musicista elettronica, tra le voci più originali e visionarie del teatro italiano contemporaneo. Il festival è stato inaugurato dalla proiezione-evento di When Night is Falling (1995), capolavoro della regista canadese Patricia Rozema, presentato per la prima volta in Italia nella versione recentemente restaurata in 4K. Immaginaria ha anche dedicato uno spazio speciale al cortometraggio italiano, con una selezione di opere e il panel di discussione dal titolo Senza chiedere il permesso: i female gazes nel cortometraggio italiano contemporaneo. Il claim della XXI edizione, The Power of Love, ha attraversato l’intera programmazione come un filo conduttore: una visione dell’amore tra donne come forza rivoluzionaria e atto politico radicale. Immaginaria 2026 vede l’uscita dalla direzione di Cristina Zanetti, fondatrice insieme a Marina Genovese del pionieristico Festival nato a Bologna negli anni Novanta. Introdotta dalla collega Elena Rossi, che la descrive come “una creativa a 360 gradi”, la direttrice uscente assicura la continuità della sua presenza nel direttivo dell’Associazione Culturale Visibilia APS (l’organo su cui si fonda il Festival) e annuncia l’intenzione di dedicarsi a un progetto parallelo: la realizzazione di un documentario sulla stessa Immaginaria per far conoscere a livello internazionale la splendida avventura nata dal basso, iscrivendola così nel grande flusso delle storie r-esistenti impegnate a cambiare il mondo. Patrocini: UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali; Università degli Studi della Tuscia – GEP (Gender Equality Plan); Centro Sperimentale di Cinematografia – CSC; Accademia di Cinema e Televisione Griffith – Roma Partner: MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Queer Culture – Milano; LGBT+ History Month Italia 2026; Women in Film, Television & Media Italia – Roma Per maggiori informazioni: www.immaginariaff.it www.youtube.com/channel/UCJ-rgasj7C9LGoQ0r3bs1AA www.facebook.com/ImmaginariaByVisibilia/ www.instagram.com/immaginaria_film_festival/   Redazione Italia
May 14, 2026
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Le madri della Repubblica
Il 21 e 22 giugno alle ore 19.00 a Roma, presso L’ANMIG – Auditorium della Casa Madre – a Piazza Adriana 3, verrà presentato “Le Madri della Repubblica – voci, canti, storie”, un progetto corale ideato e progettato dall’Associazione teatrale “Controchiave” e dal coro “Inni e canti di Lotta Giovanna Marini” diretto da Sandra Alos Cotronei. Lo spettacolo è promosso dall’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG) in collaborazione con L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC), è parte integrante del progetto “Vie Maestre” e primo passo verso l’intitolazione di una strada alle 21 Madri anche nella città di Roma come in tanti altri luoghi del Paese. Lo spettacolo, sugella un evento importante anzi più di uno: l’ottantesimo anniversario del Referendum che ha dato vita alla Repubblica e la conseguente nascita della Costituzione. Lo spettacolo vuole raccontare e allo stesso tempo rendere omaggio alle 21 Madri Costituenti che hanno contribuito con il loro pensiero, la loro azione ed il loro impegno politico alla scrittura di uno dei documenti giuridici più avanzati al mondo. Le 21 Madri attraverso questa “Perform-azione” ci parleranno di loro, della loro storia, dei loro legami con il mondo femminile delle associazioni e di come sono arrivate a prendere parola in quella grande sala. Il coro “Inni e Canti di Lotta Giovanna Marini” che nel corso della sua storia ha portato in lungo ed in largo nel nostro Paese i canti della resistenza e della lotta che tanti lavoratori e lavoratrici hanno cantato per resistere alle ingiustizie, tornerà sul palco ancora una volta a dare voce a questi canti. Questi ultimi, nello svolgersi delle vicende storiche, sono stati utilissimi per dare forza alle classi più fragili per combattere contro chi costruiva il proprio potere economico e politico attraverso lo sfruttamento di braccianti, contadini ed operai. Ma le classi operaie e contadine hanno saputo alzarsi e combattere anche grazie a questi canti, che con i loro testi battaglieri ed irriverenti, hanno contribuito ad alimentare le lotte per la libertà e l’uguaglianza. L’associazione “Controchiave” risponderà alle voci del Coro con un discorso che ci svelerà le identità di queste 21 donne e ci aiuterà a comprendere il ruolo fondamentale che queste hanno avuto nel redigere il documento. Le voci dei e delle performer punteranno soprattutto l’accento nelle sfumature di un linguaggio che sostanziava i discorsi di tutte le Madri Costituenti e che metteva a fuoco i temi del lavoro, della famiglia, dell’aborto, del divorzio e della parità di diritti tra uomo e donna. I canti, le biografie e le vicende storiche si rispecchieranno negli occhi dei volti delle 21 Madri della nostra Repubblica nell’istallazione curata da Maria Chiara Calvani con le allieve dei corsi di disegno. > “Insieme alle allieve abbiamo fatto riemergere le loro espressioni da foto > ingiallite e sbiadite, espressioni attente e vigili che non perdevano > l’occasione per portare nell’aula dell’Assemblea Costituente la voce di una > moltitudine di donne e madri, in un tempo storico devastato dalla guerra ed in > un’Italia immersa mani e piedi nella miseria e nella sofferenza”. Lo spettacolo parla a tutti noi ed alla realtà sociale e politica che stiamo vivendo e stiamo agendo ogni giorno e ci tiene legati con un filo alla nostra storia perché possiamo ancora ritrovare quella coscienza e vederla come una risorsa per combattere nel presente. Maria Chiara Calvani Redazione Italia
May 11, 2026
Pressenza
La scelta coraggiosa di essere genitori, nonostante tutto
Le famiglie unipersonali sono la più diffusa tipologia familiare: erano il 21,1% del totale delle famiglie nel 1994, sono il 36,2% nel 2024. Le coppie con figli erano il 47,9% e sono scese al 29,2%, mentre le monogenitoriali erano l’8,1% e oggi sono il 10,9%. Stabili le coppie senza figli passate dal 19,7% del totale al 20,2%. Le nascite sono calate del 32,4% e slitta l’età media delle madri alla nascita del primo figlio passata da 27,7 anni nel 1994 a 31,9 anni nel 2024. In calo il numero di matrimoni (- 40,6%) e in aumento i figli nati fuori dal matrimonio che, sul totale dei nati, sono il 43,2% nel 2024, contro il 7,8% del 1994. È quanto emerge dal Rapporto del CENSIS “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”. Il 70,4% dei genitori dichiara che diventa genitore per costruire una famiglia, il 37,3% per amore; il 33,3% dei padri ne evidenzia la funzione di completamento della coppia, mentre il 40% delle madri sente la nascita dei figli come uno straordinario atto d’amore. Tra i motivi, invece, che incentivano a non ampliare la famiglia il 27,4% dichiara di non avere più le forze psicologiche per occuparsi di nuovi figli, il 22,8% di avere ormai raggiunto un equilibrio familiare e di non volerlo compromettere, e il 12,7% pensa che il mondo sta diventando troppo ostile e non è il momento di fare figli. Pensando al futuro dei propri figli, il 67,3% dei genitori si dichiara ottimista, esprimendo fiducia, speranza e serenità. Solo il 16,7% è pessimista, segnato da preoccupazione e timore, mentre il 7,1% è fatalista e percepisce il futuro dei figli come incerto e confuso. Le preoccupazioni dei genitori sono soprattutto economiche. Il 79,2% degli intervistati pensa che oggi essere genitore sia più difficile rispetto al passato, e solo il 17% non è d’accordo. Le motivazioni che rendono ragione delle difficoltà del loro ruolo sono per il 35,7% dei genitori gli elevati costi economici necessari alla crescita di un figlio (a pensarla così erano il 22,5% nel 2002); per il 18,9% le eccessive richieste dei figli, non sempre esaudibili (erano il 30,2% nel 2002); per il 18,4% i troppi impegni lavorativi che lasciano poco tempo da dedicare ai figli (erano il 20,3% nel 2002). Il lavoro resta ostacolo, soprattutto per le madri: se per il 73,4% degli intervistati il lavoro rappresenta un ostacolo per essere un buon genitore, il 31,1% pensa lo sia più per la madre e il 6,7% per il padre. Il tasso di occupazione, con e senza figli, varia per genere: è pari al 68,5% per le donne senza figli e al 61,5% per quelle con figli; al 78,4% per gli uomini senza figli e sale al 91,7% per quelli con figli. Riflettendo su cosa avrebbe potuto facilitare il compito di genitore, il 77,1% delle madri avrebbe voluto più risorse economiche, l’83,8% dei padri più tempo. Il 60% degli intervistati dichiara di essere un genitore non invadente, discreto e l’83,9% dei genitori cerca di responsabilizzare i figli il più possibile. Il 46,4% dei genitori autorizza l’uso dello smartphone entro il decimo anno di età del figlio, il 68,4% entro l’undicesimo e il 90,4% entro i 12 anni. Sul fronte social, il 46,9% dei genitori permette ai figli con al massimo 15 anni di utilizzare i social, il 53,1% no. Anche se il 69,1% conta sul senso di responsabilità dei figli per la buona gestione dei social, il 55,1% ha attivato il parental control per poterli monitorare e, per sentirsi più sicuri, il 43% geolocalizza i device dei figli per sapere sempre dove si trovano. “Chi oggi ha scelto di essere genitore, se legge nel Rapporto, sembra agire sotto la spinta di uno slancio vitale profondo, una sorta di energia psichica incontenibile che finisce per prevalere su ogni razionale valutazione dei costi e dei benefici, in particolare sugli effetti nefasti della proliferazione di difficoltà del nostro mondo. La verità elementare è che, laddove tutto quel che accade nel mondo indurrebbe a dare ragione a coloro che, in numero sempre maggiore, scelgono di non diventare genitori, chi ha scelto di avere figli lo ha fatto extrarazionalmente, per una scelta d’amore e di condivisione. Le vite dei figli nascendo capovolgono lo sguardo dei genitori sul mondo e, insieme alle non poche difficoltà, portano una straordinaria e unica iniezione di positività, che pervade di sé anche lo sguardo dei genitori verso il futuro. Ecco il valore soggettivo della scelta di avere figli che massificandosi può irradiarsi sulla società con effetti molto positivi sul vivere collettivo”. A conclusione della Settimana Europea della Salute Mentale (4-8 maggio), l’UNICEF Italia ha pubblicato i risultati di un nuovo sondaggio realizzato da Youtrend, secondo il quale essere genitori è stato più difficile del previsto per il 72% delle donne e per il 56% degli uomini. La solitudine genitoriale è più comune tra le donne. In relazione alla conciliazione fra lavoro e la cura del figlio/a: oltre il 74% delle donne afferma che è abbastanza o molto difficile, rispetto al 64% degli uomini. Per stare meglio i genitori chiedono: congedi parentali più lunghi o meglio retribuiti (27% per le donne, 28% per gli uomini), maggiore flessibilità lavorativa – smart working, orari ridotti – (22% per le donne e 23% per gli uomini); più servizi per la prima infanzia accessibili e gratuiti – asili nido, consultori – (il 19% per le donne, 28% per gli uomini); cambiamento culturale con maggiore uguaglianza nei ruoli di coppia (12% per le donne, 7% per gli uomini); supporto psicologico gratuito per i neogenitori (il 9% per le donne, 6% per gli uomini). Qui il Rapporto Censis: https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/05/ESSERE-GENITORI-OGGI-RAPPORTO-FINALE-7MAGGIO-2026.pdf. Qui l’indagine Unicef: https://www.datocms-assets.com/30196/1778074047-eppur-siam-soli-solitudine-genitoriale-unicef-youtrend.pdf.     Giovanni Caprio
May 10, 2026
Pressenza
Women for Progress 2026: in Salento le giovani donne che cambiano il mondo
L’edizione 2026 propone un programma di dieci giorni dedicato alla crescita personale, agli incontri istituzionali e alla scoperta del Salento. Durante la finale, in diretta mondiale, sarà presentato il progetto della vincitrice 2025, la brasiliana Khrystma Siberth, che garantisce acqua potabile a 400 famiglie amazzoniche.  Dal 29 maggio al 7 giugno 2026 il Salento accoglierà giovani donne provenienti da ogni continente per l’undicesima edizione di Women for Progress Donne a sostegno del mondo, l’evento internazionale organizzato a Santa Maria di Leuca dall’associazione culturale In Progress di Taranto, nato per promuovere uguaglianza di genere, inclusione sociale e sostenibilità in coerenza con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Tra le protagoniste più attese figura la brasiliana Khrystma Siberth, vincitrice dell’edizione 2025 grazie al progetto Aguaí, che ha introdotto un sistema di filtrazione sostenibile basato sulla trasformazione dei semi di açaí in carbone attivo. Dal 26 aprile, grazie a questa tecnologia, circa 400 famiglie della comunità rurale di Vila Princesa, situata a nord di Manaus nel bacino del Rio delle Amazzoni, dispongono finalmente di acqua potabile. L’impatto concreto di questa iniziativa, che rappresenta un modello replicabile per molte altre comunità vulnerabili, incarna in modo esemplare la missione dell’evento a favore della salute e dell’ambiente, motivo per cui la manifestazione ha ricevuto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo ed il patrocinio morale del Ministero del Turismo. Il Messapia Hotel & Resort, che fungerà da quartier generale, ospiterà per dieci giorni le Ambasciatrici del Progresso, impegnate in incontri con istituzioni e comunità locali e nella scoperta delle bellezze del territorio. L’apertura ufficiale è prevista per venerdì 29 maggio con l’arrivo delle delegazioni straniere. Il giorno successivo si terranno il briefing di orientamento e la crociera tra Ionio e Adriatico, mentre domenica 31 maggio sarà dedicata alla valutazione dei nuovi progetti e, in serata, al seminario sulla prevenzione dei tumori femminili tenuto dalla dottoressa Tatiana Bisanti. Lunedì 1 giugno, a Nardò, si svolgeranno la conferenza stampa, la visita della città e l’incontro con le scolaresche. Martedì 2 giugno sarà invece la giornata della finale di Chef for Progress, curata da Mirco Vigna e dal World Team Cuochi Italia, seguita dal Premio Eleganza. Venerdì 5 giugno si terrà la finale di Miss Progress International, trasmessa in diretta streaming dalle 21.00. Accanto ai momenti ufficiali e ai preparativi delle serate di gala, le delegazioni avranno l’opportunità di conoscere le tradizioni gastronomiche locali e di esplorare spiagge e borghi storici del territorio. Women for Progress, che annovera tra i partner anche l’Università degli Studi di Bari, si conferma un laboratorio formativo per le nuove generazioni. Il programma dettagliato e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale www.womenforprogress.it. Redazione Italia
May 9, 2026
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