
Egadi Pride 2026
Pressenza - Monday, July 13, 2026Per raccontare l’Egadi Pride del 2026, “Corpi unici, una galassia di immaginari”, bisogna cominciare dalla fine, quando l’intervento del presidente del Palermo Pride, Mirko Pace, si è fatto invito alla mobilitazione contro il governo nazionale e le amministrazioni locali non solo attraverso il voto ma puntando alla scelta di farsi rappresentanza nei luoghi del potere prima che, ancora vincitori, i fascisti al governo “vengano a prenderci a casa”.
Festa ed esercizio di libertà per la galassia colorata qui intervenuta, il Pride delle Egadi rivendica il diritto di tutti e tutte alla lotta e alla gioia nei colori delle bandiere e dei make up e in tutti i corpi che qui si fanno politica viva, come sempre dovrebbe essere partendo dalla strada, anche per cacciare i fascisti con i quali non si ha nulla da condividere e ai quali nulla si chiede.
Del resto lo aveva già detto in apertura l’assessora alla cultura delle Egadi, Dafne Borgia: i corpi sono il primo luogo dove il potere esercita la sua oppressione. Singoli corpi e corpo di un intero popolo, come quello palestinese, uniti nella stessa lotta. Per questo i ragazzi che hanno dimenticato a casa la bandiera palestinese ne dipingono un paio su cartoni di fortuna. E così per ogni guerra, negazione dei diritti umani, voluta dal capitale la cui cultura, riflessa nelle istituzioni, produce cittadinanze differenziate. Così per il Mediterraneo trasformato in un confine armato dove il diritto al movimento si trasforma in un privilegio.
A chi chiede che bisogno ci sia ancora di Pride, bollandolo come inutile carnevalata e invitando ad avere una vita normale, rispondono i corpi che attraversano le piazze e le stradine di Favignana in un assolato, e fortunatamente ventilato, pomeriggio di luglio. E, incalza Josephine, donna trans, nella sua nuvola di tulle, voi vedete e giudicate il mio corpo, io voglio che vediate la mia anima. Questo è un Pride piccolino, aveva detto Anna Patti, infaticabile organizzatrice, e ci consente di guardarci negli occhi.
Se tra le domande normali che Josephine rivolge al popolo in cerchio – Qual è il tuo colore preferito? E il tuo cibo? Che musica ascolti? – dobbiamo rispondere anche a quelle che normali non sono, o non dovrebbero essere, – Ti hanno mai bullizzato? Stuprato? – vuol dire che di Pride c’è bisogno più che mai.
L’anima è nei corpi, gioia in movimento, galassia di stelle con la loro irripetibile unicità che hanno scelto di brillare di luce propria, eppure corpo unico nelle rivendicazioni che tutti e tutte includono perché non ci sono diritti per nessuno finché quei diritti non sono condivisi: quelli conquistati da pochi sono a beneficio di tutti, tutte, tuttu. Memoria e lotta dunque per liberare il corpo dalla necessità di essere conforme, come viene insegnato dalla cultura dominante che per questo ha così paura, negandola, dell’educazione all’affettività.
Ce lo ripete la rappresentante del Disability Pride, con la sua decisa intenzione di sfuggire alla rappresentazione di vittima o di eroe che la cultura dominante vorrebbe imporre ai corpi non conformi, negando loro il diritto al piacere e alla libera fruizione degli spazi. Denuncia la mancanza di turismo accessibile proprio qui, dove il Pride sembra essere di casa. Anche Enrica, presidente di Arcigay di Trapani, rivendica il diritto al piacere di tutti i corpi mentre in estate si assiste ad un cortocircuito quando le spiagge diventano tribunali della carne con gli sguardi che si fanno radiografie delle esistenze.
Tra le voci dei cori che intonano canzoni e quelle che parlano ai microfoni si leva altissima quella silenziosa dei corpi che danzano, ad opera del gruppo Decoro urbano, metafora e rappresentazione nel movimento collettivo e in quello individuale di come sia possibile essere corpi unici nella libera espressione della propria esistenza e unico corpo nella resistenza ad ogni oppressione.