Donne anziane: né vittime né eroine, ma persone autorevoli
Si è svolta il 10 luglio, nei locali della Camera del lavoro Cgil di Palermo, la
presentazione del libro Vecchie e Bastonate, pubblicato da Futura Editrice. Un
libro dal titolo disturbante, scritto da Patrizia Fistesmaire, psicologa presso
un consultorio di Lucca, ed Eleonora Pinzuti, ricercatrice e formatrice Aif.
Le due autrici hanno usato, volutamente, questo titolo per dare l’immediata
percezione della problematica affrontata, cioè la narrazione culturale, sociale
e politica dell’età matura delle donne in una fase della vita che viene
associata, spesso, alla perdita di valore, all’invisibilità e alla esclusione.
L’uso provocatorio del termine “vecchie”, restituisce, infatti, l’immagine
della svalutazione che molte donne subiscono una volta superata la soglia
simbolica della menopausa, quando il loro corpo invecchia e si allontana dai
modelli estetici dominanti, in una società come la nostra,
capitalista-patriarcale, che continua a misurare il valore delle donne sulla
base dell’avvenenza fisica o della loro funzione riproduttiva e/o produttiva.
Diversamente da quanto accade, invece agli uomini, ai quali l’invecchiamento
conferisce, spesso, autorevolezza, esperienza e prestigio.
Il libro denuncia questa diseguaglianza ed invita a ripensare il significato
dell’invecchiamento femminile, riconoscendo alle donne valore, dignità e piena
cittadinanza, in ogni fase della loro vita.
Anche il termine ”bastonate” viene usato in senso metaforico per evocare le
molteplici forme di discriminazione che colpiscono le donne anziane, tra cui le
violenze fisiche e sessuali, un fenomeno di cui si parla poco e del quale è
difficile reperire dati .
Infatti, le donne anziane, che subiscono violenza sessuale, difficilmente ne
parlano, per vergogna e per paura di non essere credute. A pesare è uno
stereotipo ancora diffuso, cioè l’idea che lo stupro riguardi esclusivamente
donne giovani ed attraenti. Queste aggressioni, pur essendo numericamente
inferiori rispetto ad altre fasce di età, smentiscono questa convinzione e
confermano, invece, che lo stupro è dettato dalla volontà di esercitare potere e
controllo sulle donne.
Da dire, inoltre, che spesso questo tipo di violenza si consuma all’interno
delle mura domestiche o ad opera di chi si dovrebbe prendere cura della donna
anziana: un familiare, un partner o un caregiver.
Questa condizione rende ancora più difficile denunciare gli abusi perché la
vittima si trova spesso in una situazione di dipendenza economica, affettiva o
assistenziale proprio nei confronti di chi esercita violenza.
Le autrici pongono l’accento, inoltre, sulle caratteristiche delle
discriminazioni che colpiscono le donne anziane, frutto dell’intreccio tra
discriminazione di genere ed ageismo.
Le due forme non agiscono separatamente, ma si rafforzano a vicenda dando
origine ad una condizione di svantaggio specifica, condizione che merita
attenzione sociale, culturale e politica, tramite l’utilizzo del paradigma della
intersezionalità e della complessità.
Questa prospettiva sposta il discorso dall’idea della fragilità delle donne
anziane a quella dei meccanismi sociali che producono invisibilità e
disuguaglianza.
Come ribaltiamo questa narrazione che vede nelle donne anziane, soggetti
fragili, irrilevanti socialmente, bisognosi di cure e di assistenza ?
La domanda che il libro ci invita a fare non è come proteggere le donne anziane,
ma, piuttosto come riconoscere la loro autorevolezza ed il loro ruolo sociale.
E’ un cambio di prospettiva che propone, attraverso percorsi di decostruzione
degli stereotipi e dei pregiudizi, una visione alternativa dell’età matura delle
donne: non più una fase di marginalità ma una stagione della vita in cui
esercitare libertà, autodeterminazione e potenzialità.
La sfida non è sostituire l’immagine della donna anziana fragile con quella
della donna anziana eroica.
La sfida è riconoscerla come una persona pienamente titolare di diritti,
desideri, capacità e potere di scelta.
Solo così la vecchiaia femminile smette di essere raccontata come una stagione
di perdita e diventa una stagione di cittadinanza.
Redazione Palermo