
Difendersi dalla strategia imperiale
Comune-info - Saturday, June 27, 2026Da una decina di anni siamo entrati in un mondo multipolare con Stati Uniti, Cina e Russia configurati come grandi potenze. Questo comporta numerosi cambiamenti di cui i movimenti devono prendere consapevolezza e che, secondo Raúl Zibechi, spiegano l’ascesa ovunque delle destre – l’ultimo caso in America latina è quello del colombiano De la Espriella -, dal momento che riguardano la militarizzazione, il patriarcato, il neocolonialismo. Ma soprattutto il fatto che gli stati nazionali sono stati protetti per servire il capitale. In questo contesto oscuro ci sono diverse scelte che comunità e movimenti stanno attuando da prendere come esempio, scelte lontane dalla strategia del prima prendere il potere e poi cambiare il mondo
A proposito di costruzione di autonomia in basso, difesa del territorio, ricomposizione delle relazioni sociali: dal 24 al 26 luglio torna il Festival Alta Felicità in Val Susa. Foto di Luca Perino: i volontari e le volontarie del festival (luglio 2019)John Mearsheimer è considerato il più importante analista geopolitico in questi tempi di caos e collasso sistemico, e offre analisi tanto chiare e semplici quanto profonde. Vale la pena ascoltarlo. In una recente intervista, sostiene che dal 2017 siamo entrati in un mondo multipolare con Stati Uniti, Cina e Russia configurati come grandi potenze (Infobae, 9 maggio 2026). Questa transizione dall’unipolarismo al multipolarismo ha profonde conseguenze per lo scenario globale e apre un periodo di grande instabilità, sebbene lui non lo definisca in questi termini. Come latinoamericani, siamo interessati alla sua prospettiva sul ruolo del nostro continente nella strategia di Washington. “L’America Latina è l’area più importante del mondo dal punto di vista strategico per gli Stati Uniti”, dice Mearsheimer. «Il punto chiave è che gli Stati Uniti sono una potenza egemone nell’emisfero occidentale. Sono, di gran lunga, lo stato più potente dell’emisfero: dominano militarmente ed economicamente tutti i paesi dell’America Latina. Pertanto, non subiscono minacce alla sicurezza da parte dei loro vicini latinoamericani e godono di una notevole sicurezza all’interno dell’emisfero occidentale. Questo permette loro di concentrarsi sull’Asia orientale, sull’Europa e sul Golfo Persico», conclude.
Gli Stati Uniti possono tollerare che la Cina intrattenga stretti legami economici con l’America Latina, ma non possono accettare relazioni militari, poiché ciò minerebbe la Dottrina Monroe.
Dal Sud, la brasiliana Carolina Silva Pedroso, esperta di relazioni Usa-America Latina, sostiene che, secondo la Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata nel 2025, “l’America Latina assume una posizione prioritaria nella politica statunitense, sostituendo il Medio Oriente come regione di interesse centrale” (IHU, 23 giugno 2026, enfasi aggiunta).
Sebbene Nicholas Spykman avesse già formulato queste idee nei primi decenni del secolo scorso, è necessario riconsiderare questi punti: il continente latinoamericano è vitale per gli Stati Uniti al fine di mantenere una posizione dominante nel sistema internazionale. Inoltre, va aggiunto, ciò è particolarmente vero ora che la potenza egemonica è in declino e a tratti vicina al collasso come nazione.
Sulla base di queste analisi, ritengo necessario e urgente comprendere come questa realtà influenzi e influenzerà i movimenti popolari e i popoli in movimento nella nostra regione. Non si tratta di una semplice ripetizione della lunga storia del “giardino sul retro”, ma di cambiamenti strategici che dobbiamo prendere in considerazione.
Il primo punto è la militarizzazione permanente e profonda del continente. Ciò che un tempo era temporaneo e circostanziale è ora diventato strutturale. La militarizzazione di ogni aspetto della vita, dalle relazioni sociali alla natura, è destinata a rimanere; è il nucleo dell’economia e la chiave di volta dell’accumulazione di capitale. Nessuno dovrebbe credere che si tratti di una deviazione dalla norma (come lo erano i colpi di stato), bensì della norma stessa per un periodo impossibile da determinare, ma che non sarà breve. Pertanto, dobbiamo riflettere su come resistere a questa nuova realtà.
Il secondo punto è che la militarizzazione non dipende da chi governa, proprio perché è una questione strutturale del capitalismo contemporaneo. In questo senso, non esistono confini geografici o politici. Osserviamo i governi progressisti e vedremo che hanno compiuto passi sostanziali verso la militarizzazione in ogni singolo paese.
Il terzo punto è che anche il patriarcato e il colonialismo sono funzionali alla logica militarista, il che li rende molto più pericolosi. Da qui la brutale espansione dei femminicidi, con i loro metodi tremendamente predatori che distruggono la vita e il corpo delle donne e delle persone di colore.
In quarto luogo, il militarismo si manifesta in molti modi diversi: dalla criminalità organizzata ai programmi sociali, inclusa la “cultura” che emana dai media e le modalità con cui vengono praticati gli sport commercializzati.
In questo scenario, non sorprende che figure come Keiko Fujimori, Bukele e ora De la Espriella, accomunate dal disprezzo per la vita e da alleanze con la criminalità organizzata e i gruppi paramilitari, siano arrivate al potere. Sono proprio queste le persone di cui il capitalismo ha bisogno in questo momento.
È urgente cambiare strategia, soprattutto ora che gli stati nazionali sono stati protetti per servire il capitale e lo stato sociale è stato smantellato. La strategia in due fasi, che Wallerstein denunciò come un errore della vecchia sinistra – prima prendere il potere e poi cambiare il mondo -, non ha mai funzionato, ma ora presenta una pericolosa distorsione perché intrappola il popolo.
Le nuove strategie sono quelle che alcune comunità e movimenti stanno attuando da trent’anni: difesa del territorio, autogoverno e autodifesa, in altre parole, costruzione dell’autonomia.
Pubblicato anche su La Jornada (dove è apparso con il titolo L’America Latina nella strategia imperiale)
L’adesione di Raúl Zibechi alla campagna Un tetto Comune:
Non esiste un nuovo mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da coloro che sognano ma al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il legame con la natura che ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di dare vita al nuovo. Un nuovo mondo che deve essere diverso da quello che conosciamo, costruito con altri materiali. Il più importante di questi, quello che deve plasmare il nuovo mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono in basso.
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