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Verso la militarizzazione della ricerca in Europa | Per costruire alternative, la proposta “La Conoscenza non marcia” – di Gennaro Avallone
Il movimento per la Palestina contro la logica militare Il movimento sociale per la Palestina e contro il genocidio è riuscito tra il 2024 e il 2025 a inserire nell'agenda politica, delle mobilitazioni e del mondo della ricerca e della formazione il tema della militarizzazione del sapere. Questa novità ha prodotto anche degli esiti [...]
October 18, 2026
Effimera
Quando il Titanic affonda, compaiono i Bolsonaro
DOMENICA 4 OTTOBRE C’È IL PRIMO TURNO DELLE ELEZIONI GENERALI IN BRASILE CHE VEDONO LO SCONTRO PER LA PRESIDENZA TRA LULA E L’ESPONENTE DELL’ESTREMA DESTRA FLÁVIO BOLSONARO, FIGLIO DELL’EX PRESIDENTE JAIR BOLSONARO, ORA AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER IL TENTATIVO DI COLPO DI STATO NEL 2022. QUESTE ELEZIONI AVVENGONO MENTRE IL SISTEMA MONDIALE STA AFFONDANDO: IN MOMENTI COME QUESTI, SCRIVE RAÚL ZIBECHI, I PROFETI AUTORITARI VINCERANNO SEMPRE. “MA ATTENZIONE, C’È UN PUNTO CIECO CHE NON VOGLIAMO VEDERE: ANCHE LA NOSTRA CULTURA POLITICA STA AFFONDANDO, STA RIVELANDO I SUOI LIMITI… IL PRINCIPALE, A MIO AVVISO, È LA CIECA FIDUCIA NELLO STATO, NEI GOVERNANTI, NELLE POLITICHE DEI DIRITTI, NEL VALORE DELLE LEGGI… NEL MOMENTO DEL NAUFRAGIO, CIÒ DI CUI LE PERSONE HANNO BISOGNO SONO ANCORE DI SALVEZZA COLLETTIVE, E LE UNICHE CHE CONOSCIAMO QUANDO GLI STATI-NAZIONE AFFONDANO SI CHIAMANO AUTONOMIE…” Febbraio 2026: comunità indigene occupano la sede della multinazionale Cargill in Amazzona, costringendo Lula a revocare il decreto di privatizzazione di tre grandi fiumi. Foto Desinformemonos -------------------------------------------------------------------------------- Quando il Titanic affonda, emergono i salvatori rumorosi, che gridano che la salvezza sta nel seguirli, lanciando insulti e puntando il dito contro i presunti colpevoli, senza mai offrire argomentazioni o spiegazioni. Loro sono la soluzione, il loro intransigente e violento autoritarismo patriarcale che si limita a impartire ordini, promuovendo la salvezza individuale di pochi eletti e disprezzando chi è lento e chi semplicemente dubita. Quando il Titanic affonda, non ha senso incolpare i capitalisti che hanno costruito una nave difettosa (per quanto colpevoli possano essere), né il capitano che era distratto o ubriaco nel momento del massimo pericolo. L’analisi razionale e positivista non porta da nessuna parte perché non offre percorsi concreti per superare l’imminente morte collettiva. In momenti come questi, i profeti autoritari vinceranno sempre, anche se il loro intervento è apparentemente irrazionale e intriso di fanatismo. Il sistema mondiale sta affondando. O meglio, viene affondato dalle grandi potenze che combattono tra loro per il primato globale. Gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’Unione Europea e una piccola legione di potenze che aspirano all’egemonia regionale, come l’Iran, la Turchia, l’Arabia Saudita, l’India, il Brasile, il Sudafrica, il Pakistan, il Giappone e poche altre. Come sottolineava Fernand Braudel, quando la nave del mondo affonda, è allora che emergono i punti deboli della sua costruzione. «Il naufragio è sempre il momento più significativo; ancor più significativi delle strutture profonde della vita sono i suoi punti di rottura, il suo deterioramento improvviso e lento sotto l’effetto di pressioni contraddittorie», scriveva in Storia e scienze sociali. Ma attenzione: c’è un punto debole, un punto cieco che non vogliamo vedere: anche la nostra cultura politica sta affondando; sta rivelando i suoi limiti, i suoi «punti di rottura», per usare le parole del saggio. Il principale, a mio avviso, è la cieca fiducia nello Stato, nei governanti, nelle politiche dei diritti, nel valore delle leggi e dei discorsi. Ovvero, in tutto ciò che non farà altro che cullare le masse con delle storie. «La culla dell’uomo è cullata dalle storie. Le grida di angoscia dell’uomo sono soffocate dalle storie», scriveva León Felipe. Insomma, leggi e programmi sociali. La sinistra è maestra nell’arte di raccontare storie, nel crederci e nel convincere i propri seguaci a crederci. Nel frattempo, i Bolsonaro offrono soluzioni, indicando dove si trovano le porte, anche se conducono all’abisso. In questa costruzione di salvatori e profeti fanatici, convergono diverse correnti: dagli eredi delle dittature militari (incluse le dittature elettorali), ai criminali e ai mafiosi che possiamo riassumere come capitalisti. Perché questo è il capitalismo che esiste realmente, il capitalismo delle mafie della droga, delle armi e dei prodotti farmaceutici, a cui dobbiamo aggiungere le mafie bibliche, gli evangelici e i neopentecostali. Qui è necessario fare una pausa. Un recente articolo del quotidiano El País riassume il bolsonarismo come la somma di “panico morale, fervore evangelico e guerra culturale”. Vero, ma è necessario chiedersi perché milioni di brasiliani – o persone di qualsiasi altra nazionalità – seguano profeti fanatici; perché le donne povere delle favelas scelgano un uomo violento e maschilista che le disprezza. Il corrispondente lo spiega molto chiaramente: “Il motore del cambiamento sociale è incarnato dalla donna nera povera alla quale la comunità religiosa offre una rete di sostegno più efficace dello Stato. È quella donna brasiliana il cui marito ha smesso di abusare di lei da quando ha smesso di bere, che ha imparato a leggere con le Scritture, o che vede nelle lezioni di chitarra dei figli un’alternativa sicura alle strade dove il crimine offre soldi facili e prestigio” (El País, 27/09/2026). Queste sono le ragioni per cui seguono i fanatici. Non le opzioni ideologiche che la sinistra sta prendendo in considerazione. Nel momento del naufragio, ciò di cui le persone hanno bisogno sono ancore di salvezza collettive, e le uniche che conosciamo quando gli stati-nazione affondano si chiamano autonomie. Non ce ne sono altre. Quando San Paolo, Città del Messico, Lima e molte altre città crolleranno, quelli in cima fuggiranno in elicotteri, aerei e convogli protetti da bande armate. Quelli in basso, quelli intrappolati nella stiva del Titanic da quelli in cima perché non c’erano abbastanza scialuppe di salvataggio, saranno condannati. A meno che non inizino a costruire autonomie fin da ora, di ogni tipo. Abbiamo maestri che ci mostrano questa strada, perché la stanno già percorrendo, perché “la metateoria degli zapatisti è la nostra pratica” (Subcomandante Galeano), e questo non ha bisogno di discorsi. La sinistra non può andare oltre lo stato-Titanic per molte ragioni. Tra le altre, perché non può accompagnare i popoli della terra senza la pretesa di guidarli. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su La Jornada -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > La sfida comunitaria -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quando il Titanic affonda, compaiono i Bolsonaro proviene da Comune-info.
October 2, 2026
Comune-info
La sfida comunitaria
L’IMMAGINAZIONE DELLE SINISTRE ISTITUZIONALIZZATE, DAI PARTITI AI SINDACATI, RESTA IN GRAN PARTE DEL MONDO CONCENTRATA SULLO STATO E SULLA CONQUISTA DEL POTERE. LE AZIONI DI RESISTENZA DELLE COMUNITÀ INDIGENE, NERE E CONTADINE RIVELANO INVECE LA PRESENZA DI UN IMMAGINARIO DELL’AUTONOMIA CHE SI FA STRADA TRA L’IMMAGINARIO DEL CAPITALISMO E QUELLO DEL SOCIALISMO. «SIAMO STANCHI DI STUDIARE COME IL CAPITALISMO DOMINA E SFRUTTA. ORA LA NOSTRA PREOCCUPAZIONE È COME SARÀ LA NUOVA REALTÀ» DICONO LE COMUNITÀ ZAPATISTE CHE, INSIEME AD ALTRI PEZZI DI SOCIETÀ IN MOVIMENTO, SPERIMENTANO TANTI MODI IN CUI È GIÀ POSSIBILE RICOSTRUIRE LE SOCIETÀ DEVASTATE DAL CAPITALISMO. NELL’INTRODUZIONE DEL LIBRO DOPO LA TORMENTA. LA SFIDA COMUNITARIA (ELÈUTHERA), RAÚL ZIBECHI SCRIVE: “IN QUESTO LAVORO HO RACCOLTO ALCUNI TESTI CHE MIRANO A MOSTRARE COME TRA I MOVIMENTI E I POPOLI IN LOTTA SIANO STATE CREATE RELAZIONI E FORME DI VITA CHE APPARTENGONO AL MONDO NUOVO CHE VOGLIAMO CREARE…”. L’IMMAGINARIO CHE GUARDA ALL’AUTONOMIA RISULTA POTENTE, DIVERSO: IN ITALIA, ZIBECHI PENSA AD ESEMPIO ALLE FABBRICHE RECUPERATE DAI LAVORATORI E ALLA RESISTENZA NO TAV. “DOBBIAMO CONCEPIRE LE AUTONOMIE NON COME ISTITUZIONI, MA COME ORGANISMI VIVENTI CAPACI DI CAMBIARE…” È possibile trovare o prenotare il libro in qualsiasi libreria. A Roma si può acquistare a prezzo scontato (15 euro invece di 18) attraverso Comune, di cui Zibechi fa parte da sempre, scrivendo a info@comune-info.net La partecipatissima Sagra del Peperoncino rebelde promossa al Forte Prenestino, Roma, il 27 settembre dal Nodo solidale per sostenere differenti realtà di lotta in Messico -------------------------------------------------------------------------------- L’immaginazione è fondamentale per chi aspira a cambiare il mondo. Se non siamo capaci di immaginare un mondo nuovo, diverso, non potremo costruirlo. Non intendo dire che tutto dipende dall’immaginazione, ma quest’ultima sembra essere un prerequisito in grado di orientare le energie collettive, come ha dimostrato per decenni il movimento operaio immaginando un mondo governato non da «dèi, re o tribuni», ma dai lavoratori stessi, come propone L’Internazionale. In un recente incontro delle comunità zapatiste, dedicato a «piramidi, storia, amori e, chiaramente, disamori»1, il subcomandante Moisés ha parlato del «potere dell’immaginazione». Ha spiegato che lo zapatismo in un primo momento immagina qualcosa di concreto, poi vi riflette collettivamente e infine comincia ad abbozzare una pianificazione per renderlo realtà. «Siamo stanchi di studiare come il capitalismo domina e sfrutta; ora la nostra preoccupazione è come sarà la nuova realtà». Questo è il tema principale affrontato dallo zapatismo negli ultimi anni. Le azioni di resistenza delle comunità indigene, nere e contadine dell’America Latina rivelano la presenza di un immaginario dell’autonomia che si fa strada tra l’immaginario del capitalismo e quello del socialismo reale. Si tratta di una realtà nuova, di un qualcosa che non esisteva tre o quattro decenni or sono, quando l’autonomia era solo una riflessione teorica ancorata a esperienze passate, per lo più del secolo precedente. Purtroppo, l’immaginazione delle sinistre istituzionalizzate (dai partiti ai sindacati) rimane concentrata sullo Stato e sulla conquista del potere. Continuano a sognare immaginari «Palazzi d’inverno» o «Bastiglie» da prendere d’assalto e sperano che da lì cambieranno il mondo, contro ogni esperienza storica che dimostra il contrario. In ogni caso, centocinquanta anni dopo la Comune di Parigi e poco più di un secolo dopo la rivoluzione russa, l’immaginario statalista appare logorato; è sempre meno interessante e attraente per i giovani, per le donne che lottano e per chi aderisce alle più diverse forme di dissenso. L’immaginario che guarda all’autonomia, invece, risulta potente, diverso, attrae molte persone e soprattutto ha una grandissima vitalità. In Italia, penso alle fabbriche recuperate dai lavoratori, alla resistenza all’alta velocità in Val di Susa o alla Fattoria senza padroni di Mondeggi nei suoi primi anni, per citare alcune realtà che ho conosciuto direttamente. La cosa interessante è che si tratta di una visione strettamente legata a esperienze concrete, che hanno i loro problemi e le loro carenze2 (che cosa non li ha?), ma in cui predominano la creatività e la freschezza di un’aria nuova. Nel caso degli zapatisti, la cui esperienza permea naturalmente gran parte del mio pensiero, è importante notare che, dopo aver portato avanti per tre decenni il proprio cammino verso l’autonomia, ora stanno intensificando l’impegno ad approfondire ciò che stanno costruendo. Da qui emergono alcune proposte che mirano a eliminare o appiattire le piramidi (simbolo del dominio capitalistico e patriarcale), nonché la creazione del Común3 come orizzonte del tipo di società desiderabile. Ci stanno dicendo che l’autonomia è qualcosa di positivo e necessario, ma che non è sufficiente se manteniamo la proprietà privata e le gerarchie. D’altra parte – e credo che questo sia fondamentale – dobbiamo concepire le autonomie non come istituzioni, ma come organismi viventi capaci di cambiare, di modificare il proprio corso, il che può avvenire in un senso sempre più anticapitalistico. Non c’è nulla di prestabilito, e coloro che intraprendono questo cammino hanno bisogno di sperimentare, di percorrere la strada, e poi di vedere come proseguire. E naturalmente può anche succedere che alcune esperienze di autonomia si indeboliscano e finiscano per ricadere in pratiche stataliste. In questo lavoro ho raccolto alcuni testi che mirano a mostrare come tra i movimenti e i popoli in lotta siano state create relazioni e forme di vita che appartengono al mondo nuovo che vogliamo creare per sottrarci al collasso di civiltà ormai in corso. In generale, non configurano una società nuova o mondi completamente nuovi, ma stanno creando i fili e le trame che possono intessere l’arazzo che desideriamo e che stiamo sognando. In questo lavoro, dopo aver affrontato la crisi sistemica e il collasso in atto, mi soffermo brevemente sulla decomposizione delle nostre società e sulla mutazione degli Stati-nazione, tenuti sotto controllo dall’1 per cento che se n’è impadronito per tutelare i propri interessi. Questa deriva del capitalismo in termini di predazione spiega in gran parte la scelta di alcuni popoli per l’autonomia territoriale. Mi piace sempre sottolineare che non si è trattato di una scelta ideologica, ma piuttosto di una scelta motivata dalla pura necessità di sopravvivere in mezzo alla catastrofe che stanno vivendo. Dedico il capitolo quarto al problema della centralizzazione dei mezzi di produzione e di scambio, una proposta che il marxismo ha imposto in tutti i processi, basata sulla falsa idea che la proprietà statale sia molto diversa dalla proprietà privata. Ciò significa ignorare che la gestione della proprietà statale richiese la creazione di una fascia di amministratori e burocrati che, con il tempo, sono diventati una nuova classe dominante, oppressiva quanto la vecchia borghesia. Con mia sorpresa, molti militanti e attivisti si sono sintonizzati con la spiritualità come forza potenzialmente emancipatrice. Conoscere dall’interno alcune comunità Guaraní Mbya nel sud dello Stato di São Paulo, comprendere il ruolo che le «case di preghiera» svolgono nella coesione collettiva e nella determinazione a rimanere popoli indigeni, mi ha portato ad approfondire questo argomento. Mi è parso evidente che un rigido materialismo non è sufficiente a spiegare le scelte degli esseri umani, e in particolare a sostenere la vita collettiva. Credo che quel tipo di materialismo abbia anche contribuito alla crisi del socialismo e del pensiero critico, una crisi che viviamo, e che patiamo, da decenni. È tuttavia essenziale separare la spiritualità dalla religione. La spiritualità indigena non ha istituzioni né autorità. Le «case di preghiera» sono costruzioni semplici, fatte di fango e foglie di palma, dove tutte e tutti sono uguali, senza la minima gerarchia se non quella che nasce dai saperi e dall’età. Ci sono due idee che il marxismo e il pensiero critico hanno ereditato e portato a estremi pericolosi per la vita: la «stupidità della vita contadina» e la religione come «oppio dei popoli». Al contrario, le spiritualità popolari alimentano gli immaginari di un mondo migliore, come hanno ripetutamente dimostrato le pratiche concrete del movimento operaio. I quindici governi territoriali autonomi dell’Amazzonia peruviana, così come le decine di esperienze di autonomia nell’Amazzonia brasiliana (che non è stato possibile includere in questo volume), sono una scintilla di speranza per tutti i popoli e le classi oppresse. Sebbene queste realtà siano nate e si collochino in aree geografiche marginali, mi sono soffermato su di esse per due motivi: da un lato, ci insegnano che l’autonomia è necessaria per affrontare tanto la crisi climatica quanto l’avanzata predatoria del capitale; dall’altro, perché ben 51 popoli amazzonici peruviani hanno deciso di intraprendere questo cammino, che ciascuno realizzerà secondo i suoi tempi. Il popolo Garifuna, in Honduras, è stato per me una rivelazione, mostrandomi quanto ci sia ancora da scoprire per quelli come noi che viaggiano per incontrare comunità e gruppi di resistenza dal basso. Le comunità che risiedono sulla costa caraibica stanno creando nuove relazioni sociali e di produzione, nonostante la violenza del narcotraffico e dei grandi proprietari terrieri, e la complicità di uno Stato oligarchico e mafioso. Nei territori recuperati hanno sostituito le monocolture di palma da olio con le loro colture tradizionali, come il cocco (che non è solo un alimento, ma ha anche un ampio uso cerimoniale). Inoltre, stanno diversificando le loro colture dando una particolare attenzione ai prodotti alimentari, ovvero impiantando coltivazioni di cereali, allevamenti di pollame e fabbriche di olio di cocco. Non solo, ma presto inaugureranno la «Casa dei saperi» garifuna, una sorta di «università» di cui il popolo potrà usufruire per la propria formazione. Tutto ciò non ha fatto che rafforzare la resistenza garifuna, nonostante i crimini quasi costanti commessi dai loro oppositori. Si tratta di uno degli esempi più chiari della possibilità di costruire qualcosa di nuovo nonostante tutte le prevedibili avversità. L’ultimo capitolo è dedicato agli impatti dello zapatismo in America Latina. Si può parlare di un certo numero di impatti diretti e di alcuni impatti indiretti, difficili da tracciare perché a livello discorsivo molti non menzionano ciò a cui si ispirano per costruire la propria autonomia. Quello che è certo è che tre decenni or sono non esisteva una corrente autonomista nel nostro continente, e neppure nel mondo. Oggi possiamo affermare che negli ultimi anni questa corrente si è formata, non tanto a livello di organizzazione stabile e gerarchica ma a livello di una sensibilità che riesce a incidere su molti spazi e momenti della vita dei popoli. Non intendo dire che le diverse esperienze seguano lo zapatismo o si allineino alle sue iniziative, ma che molte traggono ispirazione dall’Ejército zapatista de liberación nacional (EZLN), mentre altre stanno convergendo in quella direzione perché hanno bisogno di preservare la vita. Infine, voglio ringraziare la casa editrice elèuthera, con cui ho pubblicato Il paradosso zapatista quasi trent’anni fa. Continuare per tutto questo tempo a pubblicare libri critici è come nuotare controcorrente, soprattutto ora che le tempeste stanno diventando sempre più frequenti e devastanti. Un ringraziamento speciale va alla traduttrice, Maria Adele Cozzi, che si è dedicata con molto impegno a un lavoro per il quale ha rifiutato qualsiasi compenso economico, con il desiderio di condividere e sostenere le scelte di quella generazione di persone impegnate che hanno dato un senso alle lotte del XX secolo, lavorando per convinzione e non per interesse. È una specie in via di estinzione che dobbiamo riconoscere, rispettare e, spero, emulare se desideriamo rimanere da questa parte delle barricate. Montevideo, gennaio 2026 -------------------------------------------------------------------------------- Note all’Introduzione 1. Semillero «De pirámides, de historia, de amores y, claro, desamores». A questi incontri, gli zapatisti danno il nome di semilleros (semenzai di idee, di riflessioni). Si veda in proposito la relazione elaborata da Ya basta Napoli e pubblicata da Comune: Cinque giorni di piramidi, storia, amore e anche disamore (consultato il 31 gennaio 2026) [N.d.T.]. 2. Si vedano per esempio le problematiche che nel 2024 hanno indotto un gruppo di persone che facevano parte della comunità di Mondeggi ad abbandonare l’esperienza, esprimendo dettagliatamente i motivi della propria scelta: Mondeggibenecomunque.noblogs.org (consultato il 2 febbraio 2026) [N.d.T.]. 3. Per quanto riguarda il Común, si veda la nota 3 del capitolo quarto [N.d.T.], dedicata al superamento dei municipi autonomi e delle giunte del buon governo e l’istituzione del Común, il livello comunitario di base di autogoverno -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La sfida comunitaria proviene da Comune-info.
October 2, 2026
Comune-info
Pusher invisibili: dipendenze, algoritmi e la disciplina per restare svegli
Premessa È noto a tutti che l’economia capitalistica ha bisogno di un consumo continuo per evitare di implodere e collassare. Più che le singole nazioni è il mercato ormai la patria comune e il consumatore-cittadino, per non venir meno al suo compito principale, deve rimanere sempre insoddisfatto. L’insoddisfazione è quindi […] L'articolo Pusher invisibili: dipendenze, algoritmi e la disciplina per restare svegli su Contropiano.
September 3, 2026
Contropiano
ciao Marcello compagno gentile e leggero
Ieri 17 luglio 2026, il compagno Marcello Cappuccini ci ha lasciati. A suo modo, leggero e gentile come lo è stato in vita, e per come e quanto ci ha dato la sua generosa amicizia,convivialita' partecipazione. Non sara' per niente facile elaborare il suo lutto, per come ci ha abituati nella quotidianita' a sentirci per scambiarci le primizie sui nostri accadimenti, sugli iniviti a parzo o cena, anche per gli appuntamenti politici.Cercheremo di mantenere viva questa circolazione di  sentimenti e di affetti, sara' il modo migliore di tenerlo tra noi. Un vissuto comune, una montagna di ricordi ci lega, di sfotto' e ironie di cui era maestro; ci ha insegnato a non piangersi addosso nei momenti difficili, piuttosto ad impegnarci in azioni fraterne,umili e solidali : difficile non volergli bene, come dimostrano oltremodo le molteplici,solide relazioni  contratte in tutta Italia. Avevamo sperato in un tempo piu' dilatato per coltivare con lui altri periodi di comunanza semplice e virtuosa,  ma la vecchiaia tiranna e colma di insidie ti ha strappato a noi,addolorati e arrabbiati. Con il cuore gonfio e gli occhi lucidi, Addio Marcello " il vecchio",tra i nostri " indimenticabili"  Ai tuoi e anche nostri figlioli Monia e Daniele, ai tuoi nipoti, a tua sorella e parenti , la piu' affettuosa vicinanza e il nostro sentito cordoglio. ci sarà un saluto a casa - via alberico gentili 12 - alle 10,30 (la strada è piccola e chiusa, organizzarsi per il parcheggio).  le compagne e i compagni romani di Marcello
July 19, 2026
Radio Onda Rossa
Le nuove indicazioni del ministero sulla filosofia sono un campo di battaglia
La pubblicazione da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito delle nuove Indicazioni Nazionali per l’insegnamento della filosofia rappresenta una vicenda esemplare rispetto alla direzione che sta prendendo la Scuola pubblica italiana. Sul tema sono state prodotte diverse iniziative di contrasto: dalla raccolta firme dei professori, alla tavola rotonda online […] L'articolo Le nuove indicazioni del ministero sulla filosofia sono un campo di battaglia su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
Il caso del Villaggio delle rose: appello per un progetto di abitare comunitario
Effimera condivide e sottoscrive l'appello contro lo sgombero del Villaggio delle Rose, realtà urbana presente da oltre 25 anni nel contesto metropolitano milanese. Mercoledì 1° luglio si terranno una serie di iniziative in sostegno. Siete tutte e tutti invitati/e in Via Chiesa Rossa 351, a Milano, a partire dalle ore 18.00.   *****   [...]
June 29, 2026
Effimera
Autonomia differenziata e controllo del territorio #autonomia #militarizzazione Quella che viene chiamata regionalizzazione, come se fosse un intervento neutrale di attenzione al territorio e non una trasformazione legislativa che riguarda più ambiti di forte impatto politico e sociale, può diventare terreno di coltura anche per la capillarizzazione del controllo sicuritario e della diffusione della presenza militare. https://comune-info.net/autonomia-differenziata-e-controllo-del-territorio/?fbclid=IwY2xjawSt7exleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBhTmpTTkxnZmtlc2dSWW5Tc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHhJhJ4Ohto1v6xq2hgBzmfRQqC_hLg3xHVdcMX2nrpER6KJlPvXe73bU8sRl_aem__OJ2VgSfCPgUjO75RzFaNQ
June 28, 2026
Antonio Mazzeo
Difendersi dalla strategia imperiale
DA UNA DECINA DI ANNI SIAMO ENTRATI IN UN MONDO MULTIPOLARE CON STATI UNITI, CINA E RUSSIA CONFIGURATI COME GRANDI POTENZE. QUESTO COMPORTA NUMEROSI CAMBIAMENTI DI CUI I MOVIMENTI DEVONO PRENDERE CONSAPEVOLEZZA E CHE, SECONDO RAÚL ZIBECHI, SPIEGANO L’ASCESA OVUNQUE DELLE DESTRE – L’ULTIMO CASO IN AMERICA LATINA È QUELLO DEL COLOMBIANO DE LA ESPRIELLA -, DAL MOMENTO CHE RIGUARDANO LA MILITARIZZAZIONE, IL PATRIARCATO, IL NEOCOLONIALISMO. MA SOPRATTUTTO IL FATTO CHE GLI STATI NAZIONALI SONO STATI PROTETTI PER SERVIRE IL CAPITALE. IN QUESTO CONTESTO OSCURO CI SONO DIVERSE SCELTE CHE COMUNITÀ E MOVIMENTI STANNO ATTUANDO DA PRENDERE COME ESEMPIO, SCELTE LONTANE DALLA STRATEGIA DEL PRIMA PRENDERE IL POTERE E POI CAMBIARE IL MONDO A proposito di costruzione di autonomia in basso, difesa del territorio, ricomposizione delle relazioni sociali: dal 24 al 26 luglio torna il Festival Alta Felicità in Val Susa. Foto di Luca Perino: i volontari e le volontarie del festival (luglio 2019) -------------------------------------------------------------------------------- John Mearsheimer è considerato il più importante analista geopolitico in questi tempi di caos e collasso sistemico, e offre analisi tanto chiare e semplici quanto profonde. Vale la pena ascoltarlo. In una recente intervista, sostiene che dal 2017 siamo entrati in un mondo multipolare con Stati Uniti, Cina e Russia configurati come grandi potenze (Infobae, 9 maggio 2026). Questa transizione dall’unipolarismo al multipolarismo ha profonde conseguenze per lo scenario globale e apre un periodo di grande instabilità, sebbene lui non lo definisca in questi termini. Come latinoamericani, siamo interessati alla sua prospettiva sul ruolo del nostro continente nella strategia di Washington. “L’America Latina è l’area più importante del mondo dal punto di vista strategico per gli Stati Uniti”, dice Mearsheimer. «Il punto chiave è che gli Stati Uniti sono una potenza egemone nell’emisfero occidentale. Sono, di gran lunga, lo stato più potente dell’emisfero: dominano militarmente ed economicamente tutti i paesi dell’America Latina. Pertanto, non subiscono minacce alla sicurezza da parte dei loro vicini latinoamericani e godono di una notevole sicurezza all’interno dell’emisfero occidentale. Questo permette loro di concentrarsi sull’Asia orientale, sull’Europa e sul Golfo Persico», conclude. Gli Stati Uniti possono tollerare che la Cina intrattenga stretti legami economici con l’America Latina, ma non possono accettare relazioni militari, poiché ciò minerebbe la Dottrina Monroe. Dal Sud, la brasiliana Carolina Silva Pedroso, esperta di relazioni Usa-America Latina, sostiene che, secondo la Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata nel 2025, “l’America Latina assume una posizione prioritaria nella politica statunitense, sostituendo il Medio Oriente come regione di interesse centrale” (IHU, 23 giugno 2026, enfasi aggiunta). Sebbene Nicholas Spykman avesse già formulato queste idee nei primi decenni del secolo scorso, è necessario riconsiderare questi punti: il continente latinoamericano è vitale per gli Stati Uniti al fine di mantenere una posizione dominante nel sistema internazionale. Inoltre, va aggiunto, ciò è particolarmente vero ora che la potenza egemonica è in declino e a tratti vicina al collasso come nazione. Sulla base di queste analisi, ritengo necessario e urgente comprendere come questa realtà influenzi e influenzerà i movimenti popolari e i popoli in movimento nella nostra regione. Non si tratta di una semplice ripetizione della lunga storia del “giardino sul retro”, ma di cambiamenti strategici che dobbiamo prendere in considerazione. Il primo punto è la militarizzazione permanente e profonda del continente. Ciò che un tempo era temporaneo e circostanziale è ora diventato strutturale. La militarizzazione di ogni aspetto della vita, dalle relazioni sociali alla natura, è destinata a rimanere; è il nucleo dell’economia e la chiave di volta dell’accumulazione di capitale. Nessuno dovrebbe credere che si tratti di una deviazione dalla norma (come lo erano i colpi di stato), bensì della norma stessa per un periodo impossibile da determinare, ma che non sarà breve. Pertanto, dobbiamo riflettere su come resistere a questa nuova realtà. Il secondo punto è che la militarizzazione non dipende da chi governa, proprio perché è una questione strutturale del capitalismo contemporaneo. In questo senso, non esistono confini geografici o politici. Osserviamo i governi progressisti e vedremo che hanno compiuto passi sostanziali verso la militarizzazione in ogni singolo paese. Il terzo punto è che anche il patriarcato e il colonialismo sono funzionali alla logica militarista, il che li rende molto più pericolosi. Da qui la brutale espansione dei femminicidi, con i loro metodi tremendamente predatori che distruggono la vita e il corpo delle donne e delle persone di colore. In quarto luogo, il militarismo si manifesta in molti modi diversi: dalla criminalità organizzata ai programmi sociali, inclusa la “cultura” che emana dai media e le modalità con cui vengono praticati gli sport commercializzati. In questo scenario, non sorprende che figure come Keiko Fujimori, Bukele e ora De la Espriella, accomunate dal disprezzo per la vita e da alleanze con la criminalità organizzata e i gruppi paramilitari, siano arrivate al potere. Sono proprio queste le persone di cui il capitalismo ha bisogno in questo momento. È urgente cambiare strategia, soprattutto ora che gli stati nazionali sono stati protetti per servire il capitale e lo stato sociale è stato smantellato. La strategia in due fasi, che Wallerstein denunciò come un errore della vecchia sinistra – prima prendere il potere e poi cambiare il mondo -, non ha mai funzionato, ma ora presenta una pericolosa distorsione perché intrappola il popolo. Le nuove strategie sono quelle che alcune comunità e movimenti stanno attuando da trent’anni: difesa del territorio, autogoverno e autodifesa, in altre parole, costruzione dell’autonomia. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada (dove è apparso con il titolo L’America Latina nella strategia imperiale) -------------------------------------------------------------------------------- L’adesione di Raúl Zibechi alla campagna Un tetto Comune: Non esiste un nuovo mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da coloro che sognano ma al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il legame con la natura che ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di dare vita al nuovo. Un nuovo mondo che deve essere diverso da quello che conosciamo, costruito con altri materiali. Il più importante di questi, quello che deve plasmare il nuovo mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono in basso. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Difendersi dalla strategia imperiale proviene da Comune-info.
June 27, 2026
Comune-info