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ciao Marcello compagno gentile e leggero
Ieri 17 luglio 2026, il compagno Marcello Cappuccini ci ha lasciati. A suo modo, leggero e gentile come lo è stato in vita, e per come e quanto ci ha dato la sua generosa amicizia,convivialita' partecipazione. Non sara' per niente facile elaborare il suo lutto, per come ci ha abituati nella quotidianita' a sentirci per scambiarci le primizie sui nostri accadimenti, sugli iniviti a parzo o cena, anche per gli appuntamenti politici.Cercheremo di mantenere viva questa circolazione di  sentimenti e di affetti, sara' il modo migliore di tenerlo tra noi. Un vissuto comune, una montagna di ricordi ci lega, di sfotto' e ironie di cui era maestro; ci ha insegnato a non piangersi addosso nei momenti difficili, piuttosto ad impegnarci in azioni fraterne,umili e solidali : difficile non volergli bene, come dimostrano oltremodo le molteplici,solide relazioni  contratte in tutta Italia. Avevamo sperato in un tempo piu' dilatato per coltivare con lui altri periodi di comunanza semplice e virtuosa,  ma la vecchiaia tiranna e colma di insidie ti ha strappato a noi,addolorati e arrabbiati. Con il cuore gonfio e gli occhi lucidi, Addio Marcello " il vecchio",tra i nostri " indimenticabili"  Ai tuoi e anche nostri figlioli Monia e Daniele, ai tuoi nipoti, a tua sorella e parenti , la piu' affettuosa vicinanza e il nostro sentito cordoglio. ci sarà un saluto a casa - via alberico gentili 12 - alle 10,30 (la strada è piccola e chiusa, organizzarsi per il parcheggio).  le compagne e i compagni romani di Marcello
July 19, 2026
Radio Onda Rossa
Le nuove indicazioni del ministero sulla filosofia sono un campo di battaglia
La pubblicazione da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito delle nuove Indicazioni Nazionali per l’insegnamento della filosofia rappresenta una vicenda esemplare rispetto alla direzione che sta prendendo la Scuola pubblica italiana. Sul tema sono state prodotte diverse iniziative di contrasto: dalla raccolta firme dei professori, alla tavola rotonda online […] L'articolo Le nuove indicazioni del ministero sulla filosofia sono un campo di battaglia su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
Il caso del Villaggio delle rose: appello per un progetto di abitare comunitario
Effimera condivide e sottoscrive l'appello contro lo sgombero del Villaggio delle Rose, realtà urbana presente da oltre 25 anni nel contesto metropolitano milanese. Mercoledì 1° luglio si terranno una serie di iniziative in sostegno. Siete tutte e tutti invitati/e in Via Chiesa Rossa 351, a Milano, a partire dalle ore 18.00.   *****   [...]
June 29, 2026
Effimera
Autonomia differenziata e controllo del territorio #autonomia #militarizzazione Quella che viene chiamata regionalizzazione, come se fosse un intervento neutrale di attenzione al territorio e non una trasformazione legislativa che riguarda più ambiti di forte impatto politico e sociale, può diventare terreno di coltura anche per la capillarizzazione del controllo sicuritario e della diffusione della presenza militare. https://comune-info.net/autonomia-differenziata-e-controllo-del-territorio/?fbclid=IwY2xjawSt7exleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBhTmpTTkxnZmtlc2dSWW5Tc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHhJhJ4Ohto1v6xq2hgBzmfRQqC_hLg3xHVdcMX2nrpER6KJlPvXe73bU8sRl_aem__OJ2VgSfCPgUjO75RzFaNQ
June 28, 2026
Antonio Mazzeo
Difendersi dalla strategia imperiale
DA UNA DECINA DI ANNI SIAMO ENTRATI IN UN MONDO MULTIPOLARE CON STATI UNITI, CINA E RUSSIA CONFIGURATI COME GRANDI POTENZE. QUESTO COMPORTA NUMEROSI CAMBIAMENTI DI CUI I MOVIMENTI DEVONO PRENDERE CONSAPEVOLEZZA E CHE, SECONDO RAÚL ZIBECHI, SPIEGANO L’ASCESA OVUNQUE DELLE DESTRE – L’ULTIMO CASO IN AMERICA LATINA È QUELLO DEL COLOMBIANO DE LA ESPRIELLA -, DAL MOMENTO CHE RIGUARDANO LA MILITARIZZAZIONE, IL PATRIARCATO, IL NEOCOLONIALISMO. MA SOPRATTUTTO IL FATTO CHE GLI STATI NAZIONALI SONO STATI PROTETTI PER SERVIRE IL CAPITALE. IN QUESTO CONTESTO OSCURO CI SONO DIVERSE SCELTE CHE COMUNITÀ E MOVIMENTI STANNO ATTUANDO DA PRENDERE COME ESEMPIO, SCELTE LONTANE DALLA STRATEGIA DEL PRIMA PRENDERE IL POTERE E POI CAMBIARE IL MONDO A proposito di costruzione di autonomia in basso, difesa del territorio, ricomposizione delle relazioni sociali: dal 24 al 26 luglio torna il Festival Alta Felicità in Val Susa. Foto di Luca Perino: i volontari e le volontarie del festival (luglio 2019) -------------------------------------------------------------------------------- John Mearsheimer è considerato il più importante analista geopolitico in questi tempi di caos e collasso sistemico, e offre analisi tanto chiare e semplici quanto profonde. Vale la pena ascoltarlo. In una recente intervista, sostiene che dal 2017 siamo entrati in un mondo multipolare con Stati Uniti, Cina e Russia configurati come grandi potenze (Infobae, 9 maggio 2026). Questa transizione dall’unipolarismo al multipolarismo ha profonde conseguenze per lo scenario globale e apre un periodo di grande instabilità, sebbene lui non lo definisca in questi termini. Come latinoamericani, siamo interessati alla sua prospettiva sul ruolo del nostro continente nella strategia di Washington. “L’America Latina è l’area più importante del mondo dal punto di vista strategico per gli Stati Uniti”, dice Mearsheimer. «Il punto chiave è che gli Stati Uniti sono una potenza egemone nell’emisfero occidentale. Sono, di gran lunga, lo stato più potente dell’emisfero: dominano militarmente ed economicamente tutti i paesi dell’America Latina. Pertanto, non subiscono minacce alla sicurezza da parte dei loro vicini latinoamericani e godono di una notevole sicurezza all’interno dell’emisfero occidentale. Questo permette loro di concentrarsi sull’Asia orientale, sull’Europa e sul Golfo Persico», conclude. Gli Stati Uniti possono tollerare che la Cina intrattenga stretti legami economici con l’America Latina, ma non possono accettare relazioni militari, poiché ciò minerebbe la Dottrina Monroe. Dal Sud, la brasiliana Carolina Silva Pedroso, esperta di relazioni Usa-America Latina, sostiene che, secondo la Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata nel 2025, “l’America Latina assume una posizione prioritaria nella politica statunitense, sostituendo il Medio Oriente come regione di interesse centrale” (IHU, 23 giugno 2026, enfasi aggiunta). Sebbene Nicholas Spykman avesse già formulato queste idee nei primi decenni del secolo scorso, è necessario riconsiderare questi punti: il continente latinoamericano è vitale per gli Stati Uniti al fine di mantenere una posizione dominante nel sistema internazionale. Inoltre, va aggiunto, ciò è particolarmente vero ora che la potenza egemonica è in declino e a tratti vicina al collasso come nazione. Sulla base di queste analisi, ritengo necessario e urgente comprendere come questa realtà influenzi e influenzerà i movimenti popolari e i popoli in movimento nella nostra regione. Non si tratta di una semplice ripetizione della lunga storia del “giardino sul retro”, ma di cambiamenti strategici che dobbiamo prendere in considerazione. Il primo punto è la militarizzazione permanente e profonda del continente. Ciò che un tempo era temporaneo e circostanziale è ora diventato strutturale. La militarizzazione di ogni aspetto della vita, dalle relazioni sociali alla natura, è destinata a rimanere; è il nucleo dell’economia e la chiave di volta dell’accumulazione di capitale. Nessuno dovrebbe credere che si tratti di una deviazione dalla norma (come lo erano i colpi di stato), bensì della norma stessa per un periodo impossibile da determinare, ma che non sarà breve. Pertanto, dobbiamo riflettere su come resistere a questa nuova realtà. Il secondo punto è che la militarizzazione non dipende da chi governa, proprio perché è una questione strutturale del capitalismo contemporaneo. In questo senso, non esistono confini geografici o politici. Osserviamo i governi progressisti e vedremo che hanno compiuto passi sostanziali verso la militarizzazione in ogni singolo paese. Il terzo punto è che anche il patriarcato e il colonialismo sono funzionali alla logica militarista, il che li rende molto più pericolosi. Da qui la brutale espansione dei femminicidi, con i loro metodi tremendamente predatori che distruggono la vita e il corpo delle donne e delle persone di colore. In quarto luogo, il militarismo si manifesta in molti modi diversi: dalla criminalità organizzata ai programmi sociali, inclusa la “cultura” che emana dai media e le modalità con cui vengono praticati gli sport commercializzati. In questo scenario, non sorprende che figure come Keiko Fujimori, Bukele e ora De la Espriella, accomunate dal disprezzo per la vita e da alleanze con la criminalità organizzata e i gruppi paramilitari, siano arrivate al potere. Sono proprio queste le persone di cui il capitalismo ha bisogno in questo momento. È urgente cambiare strategia, soprattutto ora che gli stati nazionali sono stati protetti per servire il capitale e lo stato sociale è stato smantellato. La strategia in due fasi, che Wallerstein denunciò come un errore della vecchia sinistra – prima prendere il potere e poi cambiare il mondo -, non ha mai funzionato, ma ora presenta una pericolosa distorsione perché intrappola il popolo. Le nuove strategie sono quelle che alcune comunità e movimenti stanno attuando da trent’anni: difesa del territorio, autogoverno e autodifesa, in altre parole, costruzione dell’autonomia. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada (dove è apparso con il titolo L’America Latina nella strategia imperiale) -------------------------------------------------------------------------------- L’adesione di Raúl Zibechi alla campagna Un tetto Comune: Non esiste un nuovo mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da coloro che sognano ma al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il legame con la natura che ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di dare vita al nuovo. Un nuovo mondo che deve essere diverso da quello che conosciamo, costruito con altri materiali. Il più importante di questi, quello che deve plasmare il nuovo mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono in basso. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Difendersi dalla strategia imperiale proviene da Comune-info.
June 27, 2026
Comune-info
Ernesto Llaitul e il Caso Lautaro: “Come movimento mapuche, resistiamo per continuare ad esistere”
Andrés Figueroa Cornejo Il prigioniero politico Ernesto Llaitul è il portavoce dell’organizzazione rivoluzionaria Coordinamento Arauco Malleco, CAM. “Come popolo, nel nostro sviluppo, nella nostra lotta per sopravvivere, ci troviamo di fronte a fenomeni come l’estrattivismo che si scontrano direttamente con noi. Le imprese idroelettriche, forestali, l’attività mineraria delle ‘terre rare’, sono gli interessi e i […]
Guerra, sapere e soggettività: la scuola tecnica nella fase aperta da Gaza
di ROBERTA POMPILI. La riforma degli istituti tecnici introdotta dal DM 29/2026 non rappresenta un semplice riordino dell’offerta formativa. Interviene sul rapporto tra sapere e produzione, ridefinendo le condizioni in cui il sapere viene organizzato, distribuito e messo al lavoro. Riduzione del tempo scuola, rafforzamento delle discipline di indirizzo, ampliamento della flessibilità: questi elementi non agiscono su un segmento limitato del sistema educativo. Incidono su un nodo più profondo, in una fase in cui il lavoro cognitivo e la cooperazione sociale costituiscono il cuore della valorizzazione. Il curricolo non è più soltanto dispositivo di trasmissione. Diventa spazio di organizzazione della cooperazione cognitiva e, insieme, di governo delle soggettività. Curricolo e mutazione delle discipline La riduzione del monte ore e l’introduzione di ampi margini di flessibilità producono un curricolo instabile, continuamente modulabile. La flessibilità non amplia semplicemente l’autonomia: governa il curricolo attraverso la gestione della variabilità. In questo senso, la flessibilità rappresenta una forma contemporanea di comando. La trasformazione delle discipline è il punto decisivo. Esse non scompaiono, ma vengono ridefinite: aggregate in ambiti, rese modulari, subordinate a obiettivi trasversali. Perdono il proprio statuto epistemologico e vengono integrate in un sistema orientato alla produzione di competenze. Ciò che viene meno non è soltanto un’organizzazione del sapere, ma una sua funzione: la disciplina come spazio di temporalità lunga, di costruzione critica, di resistenza all’immediatezza dell’utilità. Il passaggio è leggibile nella traiettoria indicata da Gilles Deleuze: dalle forme disciplinari chiuse a dispositivi di controllo fondati sulla modulazione continua. Il sapere non è più organizzato per coerenza interna, ma per utilizzabilità. La competenza diventa principio regolatore: spendibilità, trasferibilità, adattabilità continua. Questo processo investe anche il lavoro docente, producendo instabilità, frammentazione e una progressiva perdita di controllo sul processo formativo. Capitalismo cognitivo e cattura del sapere Nel capitalismo contemporaneo, il sapere è forza produttiva immediata. Le analisi di Antonio Negri sul general intellect mostrano come linguaggio, cooperazione e capacità cognitive diffuse costituiscano il terreno centrale della produzione di valore. La crisi della forma disciplinare è un effetto strutturale di questa trasformazione. Il sapere eccede i suoi contenitori tradizionali, si produce in forme diffuse, reticolari. Il nodo non è la crisi della disciplina, ma la sua direzione. Nel capitalismo cognitivo, la cooperazione sociale non si emancipa automaticamente. Il general intellect non è lasciato libero, ma viene catturato. La cattura del general intellect non inaugura un processo inedito, ma radicalizza una logica già inscritta nella storia del capitalismo: l’estrazione e la gerarchizzazione dei saperi. In questo senso, il capitalismo cognitivo prolunga e riorganizza dispositivi di appropriazione che affondano le proprie radici anche nella storia coloniale della conoscenza. La riforma degli istituti tecnici si colloca precisamente in questo spazio. Interdisciplinarità, competenze e flessibilità non aprono uno spazio di autonomia del sapere. Costruiscono le condizioni della sua messa a valore. Il curricolo non riconosce semplicemente questa trasformazione: la governa. Il sapere viene selezionato, orientato, reso funzionale. Formazione e produzione tendono a coincidere nello stesso spazio operativo. Produzione di soggettività e indebolimento del sapere critico La scuola non trasmette soltanto conoscenze: produce soggettività. La flessibilità curricolare, l’enfasi sulle competenze e l’anticipazione del rapporto con il lavoro costruiscono soggetti capaci di muoversi in contesti instabili, ma orientati a rispondere alle esigenze del sistema produttivo. Il punto non è la scomparsa del soggetto critico, ma la trasformazione delle condizioni che lo rendono possibile. Riduzione dei tempi, subordinazione del sapere all’utilità immediata, compressione degli spazi di autonomia rendono più difficile la costruzione di forme di pensiero capaci di distanza, riflessione, critica. Parallelamente, si rafforza la produzione di soggettività funzionali: non più disciplinate dall’esterno, ma modulate dall’interno dei processi, capaci di interiorizzare adattabilità, disponibilità e precarietà. Questa trasformazione si produce, non a caso, in una fase in cui ampi movimenti giovanili hanno riportato al centro questioni come la guerra, la crisi climatica e la violenza sessista e razzista, esprimendo forme di politicizzazione che eccedono i tradizionali spazi di mediazione. In queste mobilitazioni emerge una tensione che non si limita alla difesa dell’esistente, ma investe direttamente la produzione di nuove soggettività e forme di vita. È qui che si rende visibile una linea di frattura: tra un uso istituzionale e difensivo delle categorie politiche e una loro possibile riattivazione in senso trasformativo, capace di operare sul terreno stesso della formazione sociale. La riforma della scuola si colloca dentro questa tensione, intervenendo proprio sul livello in cui tali processi si producono: quello della formazione e dell’organizzazione del sapere. In questo senso, il tentativo di riorganizzare il curricolo e orientare la produzione di competenze può essere letto anche come risposta preventiva alla possibilità che queste soggettività eccedano i dispositivi esistenti. Questa dinamica si intreccia con la riorganizzazione della riproduzione sociale. Come mostra Verónica Gago, la fase contemporanea non si limita a trasformare la produzione, ma investe direttamente le condizioni della vita, producendo una crescente gerarchizzazione e differenziazione delle forme della soggettività. In questo senso, la riforma della scuola non interviene soltanto sul sapere, ma contribuisce a stabilizzare e riprodurre tali differenze. Guerra, comando e salto di scala La riforma si colloca in una fase segnata da crisi sistemiche e dal ritorno della guerra come elemento permanente dello scenario globale. La guerra non è soltanto evento: è dispositivo che riorganizza produzione, riproduzione e governo delle popolazioni. In questo contesto, si consolidano forme di comando più dirette e meno mediate. La difficoltà a governare una realtà frammentata produce un irrigidimento autoritario e una riduzione degli spazi di mediazione. Ciò che accade in contesti come Gaza rende visibile questa dinamica. La distruzione delle infrastrutture educative — descritta anche nei termini di “scolasticidio” — mostra come gli spazi della formazione possano essere direttamente investiti dalle logiche del conflitto. In questo quadro, la distinzione tra produzione, riproduzione e conflitto tende a dissolversi. La scuola è parte di un dispositivo di organizzazione e governo del lavoro vivo. Le trasformazioni degli istituti tecnici non sono un intervento isolato. Le indicazioni della commissione Bertagna (2023) segnalano una tendenza più generale: riduzione dei tempi della formazione e integrazione crescente con il sistema produttivo. Ciò che emerge nei tecnici è un’anticipazione. La riorganizzazione investe l’intero sistema educativo. La riforma degli istituti tecnici, concludendo, non rappresenta un semplice aggiornamento del sistema educativo, ma un passaggio nella trasformazione del sapere in dispositivo, dentro una fase segnata da guerra, instabilità e riorganizzazione del comando. Il nodo non è la difesa della disciplina contro la competenza, ma il conflitto tra autonomia del sapere e sua cattura nei processi di valorizzazione. È in questo spazio che la scuola torna a essere un terreno politico centrale: non come residuo del passato, ma come luogo in cui si gioca la forma delle soggettività future. Questo testo è un ampliamento di un precedente testo pubblicato sulla rivista Micropolis L'articolo Guerra, sapere e soggettività: la scuola tecnica nella fase aperta da Gaza proviene da EuroNomade.
May 5, 2026
EuroNomade
Riflessioni a partire da “l’università critica come nemico interno” di Gennaro Avallone – di Francesco Maria Pezzulli
Il testo di Gennaro Avallone pubblicato recentemente su Effimera è importante per più motivi, mi limito con queste libere riflessioni a sottolinearne soltanto alcuni, augurandomi che la discussione possa estendersi e approfondirsi. Un motivo è quello di aver ribadito il nesso tra protagonismo studentesco (e giovanile) e movimento in solidarietà con la resistenza palestinese, [...]
April 7, 2026
Effimera
7 APRILE 1979: QUARANTASETTE ANNI FA L’ATTACCO ALL’AUTONOMIA OPERAIA
7 aprile 1979 – 7 aprile 2026: quarantasette fa, l’ondata repressiva contro l’Autonomia Operaia. Il teorema del pm Pietro Calogero della Procura della Repubblica di Padova, morto il 6 aprile 2026 alla vigilia dell’anniversario, partiva dall’assunto che l’Autonomia fosse il volto “presentabile” di una più presunta organizzazione occulta, rappresentante – addirittura – la “direzione delle direzioni” del lottarmatismo rivoluzionario, partendo – ca va sans dire – dalle Brigate Rosse. A sostegno di quest’ipotesi che già nell’immediatezza dei fatti fu giudicata surreale da chiunque avesse un minimo di conoscenza dei movimenti italiani del periodo, il magistrato padovano  nei suoi ordini di cattura accusava gli arrestati  di reati come la “formazione e partecipazione di banda armata” e “l’insurrezione armata contro i poteri dello Stato“, sostenendo che dalle pubblicazioni di Autonomia Operaia e da altri documenti, oltre che da sedicenti testimonianze, erano affiorati “sufficienti indizi di colpevolezza“. Risultato: centinaia di mandati di cattura spiccati, gogna mediatica e il collegamento, offerto in pasto all’opinione pubblica del post-affaire Moro, tra l’Autonomia Operaia (e l’ex formazione di Potere Operaio) e le esperienze delle organizzazioni combattenti. L’impianto accusatorio, che riguardava complessivamente un centinaio di persone, cadrà comunque miseramente negli anni successivi. Uno dei compagni contro cui furono spiccati i mandati di cattura, Pietro “Pedro” Greco, non vedrà però la fine del processo. Il 9 marzo 1985 fu giustiziato davanti al portone di casa, a Padova,  da Nunzio Maurizio Romano, agente del Sisde (i Servizi Segreti), Giuseppe Guidi, viceispettore della Digos, Maurizio Bensa e Mario Passanisi, agenti della Digos. I quattro diranno poi di avere “confuso” l’ombrello di Pedro per un’arma. Gli assassini di Pedro rimasero impuniti, mentre il pm Calogero, legato al Pci, proseguirà indisturbato la sua carriera giudiziaria. Di seguito, la trasmissione speciale di Radio Onda d’Urto realizzata nel 2019 a 40 anni dal 7 aprile 1979. Ascolta o scarica
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto