
Ernesto Llaitul e il Caso Lautaro: “Come movimento mapuche, resistiamo per continuare ad esistere”
Comitato Carlos Fonseca - Monday, June 15, 2026Il prigioniero politico Ernesto Llaitul è il portavoce dell’organizzazione rivoluzionaria Coordinamento Arauco Malleco, CAM.
“Come popolo, nel nostro sviluppo, nella nostra lotta per sopravvivere, ci troviamo di fronte a fenomeni come l’estrattivismo che si scontrano direttamente con noi. Le imprese idroelettriche, forestali, l’attività mineraria delle ‘terre rare’, sono gli interessi e i capitali che ci portano via il nostro territorio. E noi ci solleviamo contro queste industrie che si contrappongono alla nostra cosmovisione e spiritualità. Queste contraddizioni non conciliabili ci hanno portato fino all’attuale situazione”.
Ernesto Llaitul è werken (portavoce) del Coordinamento Arauco Malleco, CAM, e portavoce dei 5 giovani comuneri mapuche imputati nel cosiddetto Caso Lautaro, che ha iniziato la sua prima udienza lo scorso 11 maggio, dopo quasi 4 anni di prigione preventiva degli accusati nel carcere di Temuco. Tra gli accusati si trova Pelentaro Llaitul Pezoa, figlio del dirigente storico del CAM, Héctor Llaitul, insieme a Luis Menares Chañilao, Jorge Caniupil Coña e Juan Mardones Sáez, tutti militanti della resistenza originaria, e Luis Fuenzalida Eneros.
Gli avvocati che fanno parte della difesa di ciascuno dei processati dalla Procura, hanno spiegato che i persecutori mancano di prove e di concrete certezze sulla partecipazione dei loro protetti ai fatti che hanno dato inizio all’azione legale, avvenuti nell’anno 2022 nel fondo San Luis, nella comunità di Lautaro, Regione de La Araucanía. Risulta, pertanto, un fatto ancor più grossolano e incomprensibile che il Pubblico Ministero stia chiedendo tra i 59 e i 71 anni di carcere per ciascuno dei ragazzi.
“Questo processo, si tratta di una persecuzione politica”, afferma Ernesto Llaitul perché “fa parte di una logica di stato verso certi settori del movimento mapuche. Noi non neghiamo che siamo militanti di un’organizzazione. Di fatto, questa stessa militanza ci converte in perseguitati politici dello Stato del Cile”.
– E come avviene l’assedio politico alla resistenza mapuche?
“Attraverso la creazione di una Procura di alta complessità, di forze operative dei carabinieri e della PDI, della presenza dell’esercito, di stati d’emergenza, di leggi repressive. E non dimentichiamo che questa politica è un’eredità dell’amministrazione Boric. Di più, fu durante il suo governo che la Procura, in questa causa, chiese per mio fratello Pelentaro una condanna di 100 anni”.
– Si suppone che esista una legalità che dovrebbe limitare l’arbitrio del Pubblico Ministero…
“Ma lo stato alcune volte la osserva e altre volte no, dipende dalla sue convenienze. In questo caso, la Procura dice che ‘non c’è una persecuzione contro il movimento mapuche’, e che un giorno qualsiasi i carabinieri ricevettero una presunta chiamata di una persona, che denunciava i fatti nella zona rurale della comunità di Lautaro, e in quel medesimo istante è cominciata la persecuzione in un’area ben precisa delle comunità, con la figura del ‘delitto in flagranza’ (ossia, giusto quando un delitto sta venendo commesso). Secondo le forze di polizia e militari, fino a quel momento non conoscevano Luis Menares né Pelentaro Llaitul”.
– E dove sono arrestati Luis Menares e Pelentaro?
“A circa 50 chilometri dal luogo dei fatti, presumibilmente per la presenza di uno dei camioncini che sarebbe stato sottratto dal luogo. Nonostante ciò, noi abbiamo segnalato che c’è una persecuzione contro i detenuti, precedente a quanto avvenuto quel giorno”.
– Come?
“Le polizie già sanno chi sono i nostri peñi (fratelli). Sanno dei processi di recupero territoriale a cui partecipano. Sono arrestati proprio all’interno di una comunità in un processo di recupero. Neppure nelle vicinanze del luogo dove successero i fatti che gli vengono imputati. Quando sono arrestati Luis Menares (che è stato in prigione con mio padre, nel confuso caso del procuratore Mario Elgueta) e Pelentaro Llaitul, per la polizia il caso era chiuso e fu fermata l’indagine. Gli altri peñi furono arrestati alcune ore dopo.
La forza militare e giudiziaria dello stato non cercò nessun’altra teoria sul caso, nessun’altra linea d’indagine né per incriminare né per scagionare. Gli bastarono quelle detenzioni per cominciare il processo”.
– Molti analisti affermano che da alcune decine di anni il popolo mapuche sta subendo una sorte di ‘II Pacificazione de La Araucanía’ (tentativo di genocidio indigeno a scopo colonialista da parte dello stato cileno durante la seconda parte del XIX secolo)…
“Attualmente, si può vedere questa continuità coloniale contro il movimento mapuche nelle leggi anti-appropriazioni indebite, del grilletto facile, quella antiterrorismo, di intelligence, ecc.).
– Quale è il carattere della lotta mapuche?
“Prima di tutto, è di resistenza per continuare ad esistere come popolo nazione mapuche. Certamente, noi abbiamo un progetto autonomista e di recupero territoriale allo scopo di autogovernarci, di vivere secondo la nostra storia e filosofia. Noi fummo un popolo sovrano, che possiede una sua propria lingua, cultura e filosofia. Ma dobbiamo continuare a lottare contro un sistema che cerca solo di assoggettarci”.
– La resistenza mapuche è anche precedente all’invasione europea…
“Oggi resistiamo allo Stato del Cile; molto prima agli spagnoli e precedentemente agli inca, tutte resistenze opposte al dominio su altri popoli. Come mapuche, siamo una composizione originale che storicamente ha teso stringere legami politici e territoriali tra pewuenche, lavkenche, huilliche, tewuelche, ciascuno dei quali in uguaglianza e rispetto. E quando appaiono gli spagnoli, li abbiamo chiamati winka o nuovi inca. Il nuovo invasore, in definitiva.
Oggi vediamo il mondo, e ci incontriamo con le lotte per la libertà dei popoli della Palestina, del Sahara Occidentale, del Libano e di tanti altri”.
– Siamo tutti umanità e allo stesso tempo diversità. Nonostante ciò, le idee dominanti nella società non comprendono perché voi non vi uniate al cosiddetto “progresso”, e rischiate le vostre proprie vite cercando di riprodurre formazioni storiche comunitarie e pratiche che non corrispondono alle relazioni sociali moderne.
“Dietro queste visioni, noi vediamo il negazionismo occidentale. L’incapacità di comprendere che esistono altri popoli e altre culture, e non solo una. Non vogliamo essere assimilati al capitalismo. Abbiamo altri modi di organizzarci, diversi dal regime del lucro. Osserviamo che il capitale sta portando il mondo su un precipizio senza ritorno a causa della crisi climatica, della liquidazione della natura, delle soggettività individualiste, egoiste e inumane che produce”.
– Voi lottate per preservare l’umanità. Le forme di vita del movimento mapuche funzionano come una specie di freno delle forze distruttive del modo di produzione basato sullo sfruttamento delle persone e il saccheggio della natura e che sono alla ricerca del profitto privato? Voi siete un’alternativa, un processo controcorrente alla presente autodistruzione capitalista?
“Come popolo, nel nostro sviluppo, nella nostra lotta per sopravvivere, ci troviamo di fronte a fenomeni come l’estrattivismo che si scontrano direttamente con noi. Le imprese idroelettriche, forestali, l’attività mineraria delle ‘terre rare’, sono gli interessi e i capitali che ci portano via il nostro territorio. E noi ci solleviamo contro queste industrie che si contrappongono alla nostra cosmovisione e spiritualità. Queste contraddizioni non conciliabili ci hanno portato fino all’attuale situazione”.
02/06/2026
La Haine
Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: Andrés Figueroa Cornejo, “Ernesto Llaitul y Caso Lautaro: Como movimiento mapuche, resistimos para seguir existiendo”, pubblicato il 02-06-2026 in La Haine, su [https://www.lahaine.org/mm_ss_mundo.php/ernesto-llaitul-y-caso-lautaro-como-movimiento] ultimo accesso 15-06-2026.