Difendersi dalla strategia imperiale
DA UNA DECINA DI ANNI SIAMO ENTRATI IN UN MONDO MULTIPOLARE CON STATI UNITI,
CINA E RUSSIA CONFIGURATI COME GRANDI POTENZE. QUESTO COMPORTA NUMEROSI
CAMBIAMENTI DI CUI I MOVIMENTI DEVONO PRENDERE CONSAPEVOLEZZA E CHE, SECONDO
RAÚL ZIBECHI, SPIEGANO L’ASCESA OVUNQUE DELLE DESTRE – L’ULTIMO CASO IN AMERICA
LATINA È QUELLO DEL COLOMBIANO DE LA ESPRIELLA -, DAL MOMENTO CHE RIGUARDANO LA
MILITARIZZAZIONE, IL PATRIARCATO, IL NEOCOLONIALISMO. MA SOPRATTUTTO IL FATTO
CHE GLI STATI NAZIONALI SONO STATI PROTETTI PER SERVIRE IL CAPITALE. IN QUESTO
CONTESTO OSCURO CI SONO DIVERSE SCELTE CHE COMUNITÀ E MOVIMENTI STANNO ATTUANDO
DA PRENDERE COME ESEMPIO, SCELTE LONTANE DALLA STRATEGIA DEL PRIMA PRENDERE IL
POTERE E POI CAMBIARE IL MONDO
A proposito di costruzione di autonomia in basso, difesa del territorio,
ricomposizione delle relazioni sociali: dal 24 al 26 luglio torna il Festival
Alta Felicità in Val Susa. Foto di Luca Perino: i volontari e le volontarie del
festival (luglio 2019)
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John Mearsheimer è considerato il più importante analista geopolitico in questi
tempi di caos e collasso sistemico, e offre analisi tanto chiare e semplici
quanto profonde. Vale la pena ascoltarlo. In una recente intervista, sostiene
che dal 2017 siamo entrati in un mondo multipolare con Stati Uniti, Cina e
Russia configurati come grandi potenze (Infobae, 9 maggio 2026). Questa
transizione dall’unipolarismo al multipolarismo ha profonde conseguenze per lo
scenario globale e apre un periodo di grande instabilità, sebbene lui non lo
definisca in questi termini. Come latinoamericani, siamo interessati alla sua
prospettiva sul ruolo del nostro continente nella strategia di Washington.
“L’America Latina è l’area più importante del mondo dal punto di vista
strategico per gli Stati Uniti”, dice Mearsheimer. «Il punto chiave è che gli
Stati Uniti sono una potenza egemone nell’emisfero occidentale. Sono, di gran
lunga, lo stato più potente dell’emisfero: dominano militarmente ed
economicamente tutti i paesi dell’America Latina. Pertanto, non subiscono
minacce alla sicurezza da parte dei loro vicini latinoamericani e godono di una
notevole sicurezza all’interno dell’emisfero occidentale. Questo permette loro
di concentrarsi sull’Asia orientale, sull’Europa e sul Golfo Persico», conclude.
Gli Stati Uniti possono tollerare che la Cina intrattenga stretti legami
economici con l’America Latina, ma non possono accettare relazioni militari,
poiché ciò minerebbe la Dottrina Monroe.
Dal Sud, la brasiliana Carolina Silva Pedroso, esperta di relazioni Usa-America
Latina, sostiene che, secondo la Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata nel
2025, “l’America Latina assume una posizione prioritaria nella politica
statunitense, sostituendo il Medio Oriente come regione di interesse centrale”
(IHU, 23 giugno 2026, enfasi aggiunta).
Sebbene Nicholas Spykman avesse già formulato queste idee nei primi decenni del
secolo scorso, è necessario riconsiderare questi punti: il continente
latinoamericano è vitale per gli Stati Uniti al fine di mantenere una posizione
dominante nel sistema internazionale. Inoltre, va aggiunto, ciò è
particolarmente vero ora che la potenza egemonica è in declino e a tratti vicina
al collasso come nazione.
Sulla base di queste analisi, ritengo necessario e urgente comprendere come
questa realtà influenzi e influenzerà i movimenti popolari e i popoli in
movimento nella nostra regione. Non si tratta di una semplice ripetizione della
lunga storia del “giardino sul retro”, ma di cambiamenti strategici che dobbiamo
prendere in considerazione.
Il primo punto è la militarizzazione permanente e profonda del continente. Ciò
che un tempo era temporaneo e circostanziale è ora diventato strutturale. La
militarizzazione di ogni aspetto della vita, dalle relazioni sociali alla
natura, è destinata a rimanere; è il nucleo dell’economia e la chiave di volta
dell’accumulazione di capitale. Nessuno dovrebbe credere che si tratti di una
deviazione dalla norma (come lo erano i colpi di stato), bensì della norma
stessa per un periodo impossibile da determinare, ma che non sarà breve.
Pertanto, dobbiamo riflettere su come resistere a questa nuova realtà.
Il secondo punto è che la militarizzazione non dipende da chi governa, proprio
perché è una questione strutturale del capitalismo contemporaneo. In questo
senso, non esistono confini geografici o politici. Osserviamo i governi
progressisti e vedremo che hanno compiuto passi sostanziali verso la
militarizzazione in ogni singolo paese.
Il terzo punto è che anche il patriarcato e il colonialismo sono funzionali alla
logica militarista, il che li rende molto più pericolosi. Da qui la brutale
espansione dei femminicidi, con i loro metodi tremendamente predatori che
distruggono la vita e il corpo delle donne e delle persone di colore.
In quarto luogo, il militarismo si manifesta in molti modi diversi: dalla
criminalità organizzata ai programmi sociali, inclusa la “cultura” che emana dai
media e le modalità con cui vengono praticati gli sport commercializzati.
In questo scenario, non sorprende che figure come Keiko Fujimori, Bukele e ora
De la Espriella, accomunate dal disprezzo per la vita e da alleanze con la
criminalità organizzata e i gruppi paramilitari, siano arrivate al potere. Sono
proprio queste le persone di cui il capitalismo ha bisogno in questo momento.
È urgente cambiare strategia, soprattutto ora che gli stati nazionali sono stati
protetti per servire il capitale e lo stato sociale è stato smantellato. La
strategia in due fasi, che Wallerstein denunciò come un errore della vecchia
sinistra – prima prendere il potere e poi cambiare il mondo -, non ha mai
funzionato, ma ora presenta una pericolosa distorsione perché intrappola il
popolo.
Le nuove strategie sono quelle che alcune comunità e movimenti stanno attuando
da trent’anni: difesa del territorio, autogoverno e autodifesa, in altre parole,
costruzione dell’autonomia.
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Pubblicato anche su La Jornada (dove è apparso con il titolo L’America Latina
nella strategia imperiale)
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L’adesione di Raúl Zibechi alla campagna Un tetto Comune:
Non esiste un nuovo mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da
coloro che sognano ma al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il
legame con la natura che ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di
dare vita al nuovo. Un nuovo mondo che deve essere diverso da quello che
conosciamo, costruito con altri materiali. Il più importante di questi, quello
che deve plasmare il nuovo mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono
in basso.
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