
“Sempre più poveri, sempre più a lungo”: i dati del Report 2026 sulla povertà della Caritas
Pressenza - Wednesday, June 17, 2026La povertà va assumendo sempre più i contorni di una “strutturale normalità”, radicandosi e diventando una condizione stabile nella vita di molte famiglie. Lo sottolinea il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana, che offre una lettura e un approfondimento sulle fragilità che attraversano il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori, In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale. Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. Le traiettorie di vita sono spesso attraversate da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali. In questa prospettiva, la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà. Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%). Sono le famiglie con figli il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori. Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.
E sono sempre di più le persone di nazionalità straniera a rivolgersi ai servizi della Caritas: delle oltre 282mila persone accompagnate nel corso dell’anno, il 56,7% risulta di nazionalità straniera, il 41,6% di cittadinanza italiana; a loro si aggiunge poi, come di consueto, una piccola percentuale di persone apolidi o con doppia cittadinanza. “La distribuzione territoriale delle presenze, si legge nel Rapporto, conferma differenze ormai strutturali tra Nord e Sud del Paese, coerenti con i dati Istat sulla popolazione residente. Nelle regioni settentrionali l’incidenza di cittadini stranieri resta più elevata, mentre di contro nel Mezzogiorno la componente italiana risulta quella preponderante (62% nel Sud e 65,4% nelle Isole). Rispetto al passato, tuttavia, proprio in queste aree si registra una crescita significativa della componente straniera: in particolare tra il 2024 e il 2025 sale dal 34,7% al 37% nel Sud e dal 27,7% al 33,5% nelle Isole”. La componente più numerosa è quella africana (47,1%), seguita da quella europea (23,8%), asiatica (14,7%) e americana (14,3%). Rispetto all’anno precedente si registra una crescita significativa dell’incidenza asiatica, che tra il 2024 e il 2025 ha superato, seppur di poco, quella americana. Le prime dieci nazionalità di provenienza degli assistiti sono: Marocco, Perù, Romania, Nigeria, Ucraina, Tunisia, Albania, Senegal, Pakistan ed Egitto. Il quadro risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2024 ed è nel complesso coerente con la composizione della popolazione straniera residente in Italia: sei di questi Paesi figurano infatti anche tra le principali collettività straniere presenti sul territorio nazionale.
Il Rapporto pone l’accento sul tema della dinamica salariale, che negli ultimi decenni ha rappresentato uno degli elementi di maggiore debolezza del mercato del lavoro italiano. “Secondo i dati OCSE, sottolinea la Caritas, tra il 1991 e il 2023 l’Italia è l’unico tra i principali Paesi europei a registrare una riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni (-3,4%), a fronte di una crescita media del 25% nei Paesi OCSE. Anche nel periodo più recente, segnato dalla forte ripresa dell’inflazione, le retribuzioni reali hanno subito una contrazione dell’8%, mentre in Francia, Germania e Spagna il potere d’acquisto è rimasto sostanzialmente stabile o ha registrato lievi incrementi. Il ritardo nei rinnovi contrattuali, la copertura solo parziale dell’inflazione e alcuni elementi del sistema fiscale e contrattuale hanno contribuito a limitare la capacità di recupero delle retribuzioni. Queste dinamiche aiutano a comprendere perché l’occupazione non rappresenti più automaticamente una protezione dal rischio di povertà. La crescita del lavoro povero costituisce infatti una delle trasformazioni più rilevanti degli ultimi anni: bassi salari, precarietà contrattuale, part-time involontario e discontinuità occupazionale rendono sempre più frequenti situazioni in cui il reddito percepito risulta insufficiente a garantire condizioni di vita adeguate”.
Qui il Rapporto 2026 “La Povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas”: https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2026/06/CI_Report_2026_completo_15Giugno2026.pdf.