Ludmilla Iapira: “Oggi in Italia con il mio stipendio vivo dignitosamente. In Moldavia non ci riuscirei”
Ludmilla mi aspetta sulla porta di casa con il bicchiere di kwass già in mano –
sa che lo adoro e che mi ricorda uno dei romanzi russi che porto nel cuore,
“Oblomov” di Ivan Gončarov. Oggi mi racconterà del suo piccolo Paese, la
Moldavia. Molti di noi, me inclusa, solo da qualche anno si sono accorti che le
tante persone, tra cui moltissime donne, che silenziosamente e con grande
discrezione sono entrate nelle nostre vite portano con sé una storia e una
cultura propria. Liquidarle come immigrate da “staterelli” della vecchia
U.R.S.S. è superficiale e un po’ arrogante. Dunque, vista l’ignoranza che
aleggia su queste Repubbliche faccio un cappello con qualche dato geografico e
storico.
La Moldavia si estende per un territorio di 33.846kmq, nel quale vivono circa
tre milioni e mezzo di persone, 105 abitanti per kmq. In sostanza è poco più
grande della Lombardia (23.863,65 kmq con i suoi dieci milioni di abitanti–
422,33 ab per kmq) ma decisamente meno popolosa. Fu a lungo un principato
dell’Impero Ottomano che godeva di ampia libertà, ma dopo la prima guerra
mondiale passò sotto il dominio del Regno di Romania fino al 1940, quando parte
del suo territorio originale divenne una Repubblica aderente alla Federazione
Sovietica – l’altra metà rimane entro i confini rumeni e ucraini. La sua
tradizione agricola è tuttora il motore portante del Paese. La UE ha accettato
la sua candidatura di prossimo membro della Comunità; il suo ingresso è previsto
per il 2030.
Siamo coetanee, ma siamo cresciute in un mondo che era diviso in due e a parte
la propaganda di entrambe le parti, sapevamo poco gli uni degli altri. Come si
viveva nella vecchia Repubblica Moldava aderente all’U.R.S.S.?
Sono cresciuta in campagna – i miei genitori lavoravano la terra – in un
ambiente sereno in cui non ci mancava nulla. Mio padre soffriva di un problema
cardiaco e pertanto riceveva una pensione con la quale praticamente viveva
l’intera famiglia, quattro figli e i due genitori. Mia mamma era contadina nel
settore del tabacco e ciò che lei guadagnava sceglievamo di accumularlo su un
libretto di risparmio; sarebbe servito per emergenze, matrimoni, ecc. come
facevano tutte le famiglie.
Foto di Alina Iapira
Come funzionava l’economia a quei tempi? Che cosa ti ha portata in Italia?
Esistevano strutture simili alle vostre aziende agricole. Erano suddivise per
ramo, per esempio potevi lavorare per quello della frutta, della verdura, del
tabacco, dei cereali ecc. Lì convergeva la materia prima e ogni mese il
lavoratore veniva retribuito di un tot stabilito con cui si viveva
dignitosamente. Non c’era concorrenza tra le aziende perché il prezzo dei
prodotti era stabilito dall’alto. Ma il momento più bello, quello che ogni
moldavo attendeva come la “Grande Festa”, era la fine dell’anno: ogni gruppo
divideva le rimanenze dell’annata fra tutti i lavoratori. Tutto il nostro mondo
crollò, quasi all’improvviso, poco dopo la perestrojka e fu il caos. Ricordo mia
madre piangere quando capì che la svalutazione aveva ridotto in fumo il suo
lavoro di anni. Si continuò a lavorare, ma invece di pagarci in denaro ci davano
prodotti o pseudo-buoni. Poi divisero la terra, ma lo fecero considerando gli
anni che si erano prestati di lavoro, quindi a noi giovani non spettò nulla. Nel
frattempo mi ero sposata ed erano arrivate le mie gioie, Alina e Andrey; i miei
genitori si facevano in quattro per aiutarci, ma alla fine ho dovuto emigrare
per dar da mangiare e assicurare un futuro ai miei figli.
Recentemente ho letto un articolo uscito sul Fatto Quotidiano secondo cui il
governo moldavo era caduto a causa della corruzione vicina ai suoi vertici. I
moldavi si aspettavano tanta corruzione? Come stanno reagendo?
Innanzitutto ti correggo: il governo di Maia Sandu, pur investito dallo
scandalo, non è caduto. La corruzione nel nostro Paese ha preso piede da tanto
tempo, ma prima la cosa era meno sfacciata e quelli di prima, i filo-russi,
rubavano, ma davano qualcosa anche al popolo. Non fraintendermi, non li sto
giustificando, ma capisco che se sei povero, come ormai sono diventati i miei
compatrioti, anche una briciola fa la differenza. Per esempio prendi il
peggiore, Vladimir Plahoniuc, che con Ilan Shor fu complice nel “furto del
secolo”: quando fu arrestato ammise il crimine commesso e a sua discolpa fece
notare le opere che aveva realizzato. L’attuale governo invece, oltre a essere
molto opaco e sempre più dittatoriale, chiude infrastrutture pubbliche, spinge
alla privatizzazione e, dulcis in fundo, strizza l’occhio a Bucarest; non gli
dispiacerebbe annettere la Moldavia alla Romania. Per questo a volte ho paura
che il mio piccolo Paese vogliano farlo sparire.
Come si vive in Moldavia oggi?
Con grande fatica e se va avanti così la gente inizierà davvero a morire di
fame. Ti do due dati che puoi comparare con i prezzi italiani. Uno stipendio
medio-alto è di 10.000-12.000 Leu moldavi, mentre il minimo è di 6.000-7.000Leu.
20 Leu corrispondono a 1 Euro. Dunque uno stipendio medio in Euro sarebbe
500-600 Euro, il minimo 300 Euro; un insegnante ricade nella categoria medio, un
addetto alle pulizie nella minima. Ma quali sono i prezzi sul mercato? Una
famiglia tipica deve spendere almeno 50 Euro a settimana solo per mangiare; il
gas costa 26 Leu a metrocubo, cioè 1,30 Euro, la benzina 29 Leu a litro cioè
1,45 Euro, e poi c’è il mercato immobiliare impazzito. L’affitto di un
monolocale a Chișinău, la capitale, va da 250 Euro in su e il valore degli
immobili si è raddoppiato in soli quattro anni, dunque lo stesso monolocale che
nel 2022 costava 22.000 Euro oggi lo compri a 44.000 Euro. Chi se lo può
permettere?
Ci sono proteste contro il caro-vita?
Certo, ma pochi scendono in piazza, perché chi lo ha fatto è stato picchiato
dalla polizia, arrestato e criminalizzato dai media. Non è facile opporsi a
questo governo.
Come vedono i moldavi la guerra tra Russia e Ucraina appena al di là del
confine? Se ne sente la presenza?
All’inizio sì. Persino dalla capitale si sentivano deflagrazioni, ma oggi non
più. Credo che chi vive in Moldavia debba fronteggiare ogni giorno tanta
insicurezza economica che la guerra passa in secondo piano. Tuttavia c’è di che
preoccuparsi. Non so che cosa progetta il governo, ma una nuova legge entrata in
vigore lo scorso gennaio non mi piace per nulla: hanno deciso che ogni uomo fino
ai quarantacinque anni non può lasciare il Paese per essere disponibile alla
chiamata alle armi. Tempo fa una mia connazionale che vive a Bologna fece un
appello sui social perché il figlio era stato bloccato all’aeroporto di
Chișinău. Spero sia riuscita a riportarlo a casa.
Anni fa ti vidi tornare felice dalla Moldavia; mi raccontasti che gioia era
stato abbracciare i tuoi cari, mangiare il cibo della tua terra e che riannusare
i suoi profumi ti aveva ricaricata di energia. Come ti senti oggi?
Tempo fa sognavo di tornare nella mia prima patria per trascorrere la vecchiaia
tra la mia gente, ma ho cambiato idea. É paradossale, ma oggi in Italia con il
mio stipendio vivo dignitosamente, mentre in Moldavia non ci riuscirei. I due
Paesi mi sono cari nello stesso modo e vorrei il meglio per entrambi. Purtroppo
credo che in Moldavia, finché non ci sarà un cambio di politica che metta al
centro le persone e non gli interessi esteri, per i miei connazionali sarà
molto dura e quando penso a loro mi si stringe il cuore.
Nota:
Vladimir Plahoniuc è un politico moldavo e Ilan Shor un banchiere di origine
israeliana. Il primo è stato condannato a diciannove anni di carcere; fuggì ma
fu arrestato in Grecia ed estradato; il secondo, condannato a quindici anni, si
rifugiò prima in Israele e poi in Russia ed è tuttora libero.
Sul “furto del secolo”, la colossale frode bancaria del 2014:
https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_della_frode_bancaria_in_Moldavia
Marina Serina