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Ancora un record per l’azzardo
L’affare dell’azzardo nel nostro Paese sembra non avere limiti di crescita: nel primo trimestre del 2026 la raccolta ha raggiunto i 45 miliardi e 440 milioni, con un incremento di più del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando aveva già toccato un record con 38 miliardi e 755 milioni. Stiamo parlando di una cifra incredibile certificata dal Bollettino statistico trimestrale dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che lascia supporre che alla fine di quest’anno si infrangerà un altro record e la raccolta dello scorso anno di 165 miliardi e 345 milioni, stante la crescita del primo trimestre, potrebbe essere polverizzata e arrivare a sfiorare i 200 miliardi. E’ soprattutto l’azzardo online a crescere, arrivando a 23 miliardi e 172 milioni (nel 2025 si era fermato a 20 miliardi e 253 milioni). Anche slot machine e videolottery aumentano, passando da 5 miliardi e 291 milioni a 7 miliardi e 870 milioni. Per lo Stato, invece, più o meno sempre gli stessi introiti: 2 miliardi e 682 euro a fronte dei 2 miliardi e 483 milioni dello scorso anno. Le perdite per i “giocatori”, invece, crescono, arrivando a 5 miliardi e 713 milioni, rispetto ai 4 miliardi e 484 milioni del primo trimestre dello scorso anno. Sulla base dei dati dello scorso anno, tra le Regioni in cui si gioca di più, troviamo il Lazio che si posiziona al terzo posto assoluto con 17 miliardi e 449 milioni di euro, preceduto solo da Lombardia (26 miliardi) e Campania (21 miliardi e 562 milioni). E all’interno del contesto regionale, il territorio di Roma e provincia si conferma tristemente in testa alla classifica delle aree metropolitane italiane per volume complessivo di gioco, staccando nettamente Napoli (11,4 miliardi) e Milano (9,4 miliardi). Nella provincia capitolina, come ha sottolineato la Caritas,  la raccolta è arrivata a 12 miliardi e 858 milioni di euro con una crescita di oltre mezzo miliardo rispetto ai 12 miliardi e 356 milioni del 2024. Una cifra spaventosa che equivale a più di 3.000 euro spesi pro capite, calcolando nel totale anche i bambini e i neonati. Nella sola Roma Capitale, sono stati giocati 8 miliardi e 527 milioni: al primo posto si piazzano i cosiddetti giochi di abilità o skill games (4 miliardi); seguono le scommesse sportive (1,2 miliardi), le Videolottery (887 milioni), i “Gratta&vinci” (704 milioni) e le slot machine Awp (501 milioni). La Caritas ha aperto da marzo scorso presso il centro d’ascolto diocesano, in via di Porta San Lorenzo 7, nei pressi della Stazione Termini, uno sportello per giocatori d’azzardo e familiari. In appena quattro mesi sono state ascoltate una trentina di persone e una decina hanno accettato di iniziare un percorso. Più uomini, solo due donne, soprattutto dai 50 anni in su, pochi i giovani. A operare all’interno del centro di ascolto diocesano attualmente sono quattro persone: uno psicologo coordinatore del servizio, un assistente sociale, un educatore e un altro psicologo. Ma non si occupano solo di azzardo: sono infatti aperti all’ascolto dei senza dimora e delle persone che chiedono l’accesso alle mense e all’accoglienza. Lo sportello per l’azzardo dopo i primi colloqui indirizza ai Serd (i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del Sistema Sanitario Nazionale) o ai servizi privati convenzionati, come varie associazioni che svolgono questo tipo di attività. Finora la maggior parte delle persone sono state accompagnate e orientate ai Serd. Successivamente si prende un appuntamento con un avvocato del servizio legale gratuito della Caritas, che incontra il giocatore patologico, insieme a un operatore sociale, per approfondire tutti gli aspetti amministrativi, economici e legali prodotti dalla dipendenza da azzardo. Successivamente, se la situazione è particolarmente grave, insieme all’avvocato si propone alla persona di iniziare un percorso di amministrazione di sostegno. La Fondazione antiusura Salus populi romani è parte integrante del progetto. Alla persona viene detto che nel momento in cui accetta di fare tutto questo percorso si può anche sottoporre la sua situazione alla Fondazione per un percorso di sdebitamento, di ristrutturazione del debito e di gestione di tutta la parte economica. “L’azzardo, denuncia Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma, è l’esaltazione ipocrita del potere del denaro e della sorte che sfrutta un’intelligenza davvero diabolica per apparire un gioco. A questo si aggiungono il letargo e la miopia della politica e delle istituzioni pubbliche; ridotta se non complice è l’attenzione dei media, a causa dell’ingente investimento pubblicitario che produce l’industria dell’azzardo. Nonostante l’enorme somma di denaro sottratta all’economia reale, la disgregazione sociale e la disperazione che c’è dietro di essa, con tantissimi giovani, anziani e famiglie travolti dai debiti causati dal “gioco” che producono distruzione di patrimoni e a volte di vite, tutti continuano come se niente fosse. Nonostante esistano divieti a qualsiasi forma di pubblicità, il mondo dello sport, in modo particolare i club di calcio della Serie A e i grandi colossi del betting mantengono intatti i propri legami economici attraverso la strategia dell’infotainment. Di fronte a un forte dibattito politico volto ad ammorbidire o abolire tali restrizioni, la Conferenza Episcopale Italiana, insieme a Caritas e alla Consulta nazionale antiusura, è intervenuta per chiedere, al contrario, un’applicazione rigida e l’inasprimento dei divieti”. Qui il Bollettino Statistico del primo trimestre 2026 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: https://www.adm.gov.it/portale/documents/20182/261920304/Bollettino_Statistico_I_Trim_2026.pdf/1683299d-fdc1-500c-8adc-5d5454b74a7d?t=1784559872291 Giovanni Caprio
July 27, 2026
Pressenza
RAPPORTO CARITAS: SEMPRE PIÙ POVERI IN ITALIA, +48% IN DIECI ANNI. NETTO AUMENTO AL NORD, IN PARTICOLARE LE FAMIGLIE CON MINORI
È una fotografia drammatica quella che emerge dall’indagine sulla povertà realizzata dalla Caritas: nell’Italia del 2025 esplode la povertà strutturale. Il disagio economico nel nostro Paese ha smesso di essere un fenomeno passeggero o emergenziale per trasformarsi in una vera e propria crisi di lungo periodo. Nel corso del 2025, la rete allestita da Caritas ha supportato ben 282.539 persone, un dato che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari. Si tratta del valore più elevato mai registrato, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Dall’ultimo decennio (2015-2025) c’è un balzo complessivo del 48% degli assistiti. La crescita viene trainata soprattutto dal Nord Italia, che ha fatto registrare un’impennata record del 61,8% . I più colpiti sono famiglie con minori, anziani, persone sole. Le famiglie con minori rappresentano il 52% del totale degli assistiti (circa 147mila nuclei). Gli over 65 costituiscono oggi il 15,4% degli assistiti; dieci anni fa erano la metà (7,7%). Poi le persone sole: quasi un assistito su tre vive in solitudine. Uno dei dati più drammatici e significativi del report riguarda la figura del lavoratore povero: il 24% di coloro che si rivolgono alla Caritas dichiara di avere un’occupazione. In dieci anni, l’incidenza dei lavoratori che chiedono aiuto è quasi raddoppiata, passando dal 13,3% del 2015 al 24% attuale. La casa è diventata un fattore di vulnerabilità primaria. Il 34,9% degli assistiti colpito da disagio abitativo, in crescita rispetto al 33% del 2024. Il Rapporto si sofferma poi su ciò che viene definito “la multidimensionalità del bisogno”. La povertà economica (che interessa il 78,1% degli utenti) si trascina dietro una serie di fragilità concatenate: il 55,6% delle persone supportate soffre di almeno due ambiti di bisogno, come casa e salute, mentre il 30,6% ne cumula tre o più. Federica Di Lauso, sociologa, e curatrice del rapporto della Caritas. Ascolta o scarica
June 19, 2026
Radio Onda d`Urto
“Sempre più poveri, sempre più a lungo”: i dati del Report 2026 sulla povertà della Caritas
La povertà va assumendo sempre più i contorni di una “strutturale normalità”, radicandosi e diventando una condizione stabile nella vita di molte famiglie. Lo sottolinea il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana, che offre una lettura e un approfondimento sulle fragilità che attraversano il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori, In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale. Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. Le traiettorie di vita sono spesso attraversate da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali. In questa prospettiva, la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà. Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%). Sono le famiglie con figli il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori. Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.  E sono sempre di più le persone di nazionalità straniera a rivolgersi ai servizi della Caritas: delle oltre 282mila persone accompagnate nel corso dell’anno, il 56,7% risulta di nazionalità straniera, il 41,6% di cittadinanza italiana; a loro si aggiunge poi, come di consueto, una piccola percentuale di persone apolidi o con doppia cittadinanza. “La distribuzione territoriale delle presenze, si legge nel Rapporto,  conferma differenze ormai strutturali tra Nord e Sud del Paese, coerenti con i dati Istat sulla popolazione residente. Nelle regioni settentrionali l’incidenza di cittadini stranieri resta più elevata, mentre di contro nel Mezzogiorno la componente italiana risulta quella preponderante (62% nel Sud e 65,4% nelle Isole). Rispetto al passato, tuttavia, proprio in queste aree si registra una crescita significativa della componente straniera: in particolare tra il 2024 e il 2025 sale dal 34,7% al 37% nel Sud e dal 27,7% al 33,5% nelle Isole”. La componente più numerosa è quella africana (47,1%), seguita da quella europea (23,8%), asiatica (14,7%) e americana (14,3%). Rispetto all’anno precedente si registra una crescita significativa dell’incidenza asiatica, che tra il 2024 e il 2025 ha superato, seppur di poco, quella americana. Le prime dieci nazionalità di provenienza degli assistiti sono: Marocco, Perù, Romania, Nigeria, Ucraina, Tunisia, Albania, Senegal, Pakistan ed Egitto. Il quadro risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2024 ed è nel complesso coerente con la composizione della popolazione straniera residente in Italia: sei di questi Paesi figurano infatti anche tra le principali collettività straniere presenti sul territorio nazionale. Il Rapporto pone l’accento sul tema della dinamica salariale, che negli ultimi decenni ha rappresentato uno degli elementi di maggiore debolezza del mercato del lavoro italiano. “Secondo i dati OCSE, sottolinea la Caritas, tra il 1991 e il 2023 l’Italia è l’unico tra i principali Paesi europei a registrare una riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni (-3,4%), a fronte di una crescita media del 25% nei Paesi OCSE. Anche nel periodo più recente, segnato dalla forte ripresa dell’inflazione, le retribuzioni reali hanno subito una contrazione dell’8%, mentre in Francia, Germania e Spagna il potere d’acquisto è rimasto sostanzialmente stabile o ha registrato lievi incrementi. Il ritardo nei rinnovi contrattuali, la copertura solo parziale dell’inflazione e alcuni elementi del sistema fiscale e contrattuale hanno contribuito a limitare la capacità di recupero delle retribuzioni. Queste dinamiche aiutano a comprendere perché l’occupazione non rappresenti più automaticamente una protezione dal rischio di povertà. La crescita del lavoro povero costituisce infatti una delle trasformazioni più rilevanti degli ultimi anni: bassi salari, precarietà contrattuale, part-time involontario e discontinuità occupazionale rendono sempre più frequenti situazioni in cui il reddito percepito risulta insufficiente a garantire condizioni di vita adeguate”. Qui il Rapporto 2026 “La Povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas”: https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2026/06/CI_Report_2026_completo_15Giugno2026.pdf.    Giovanni Caprio
June 17, 2026
Pressenza
La gabbia della povertà stringe anche chi ha un lavoro
I dati sulla povertà raccolti sul campo sono più precisi, e drammatici, di quelli ufficiali. Sulla povertà in Italia il Rapporto della Caritas diffuso ieri disegna meglio di ogni statistica l’allargamento del perimetro di chi è precipitato nella povertà, anche avendo un lavoro. Nel 2025 i centri di ascolto della […] L'articolo La gabbia della povertà stringe anche chi ha un lavoro su Contropiano.
June 17, 2026
Contropiano
KlimatFest 2026: a Vimodrone, dal 5 al 7 giugno
Tre giorni di incontri, dibattiti, attività culturali, laboratori, biodiversità, giustizia climatica e partecipazione territoriale, quest’anno focalizzati sul tema: “Il nostro Futuro è nella Salute della Natura”. Alla settima edizione della rassegna organizzata per iniziativa della Consulta delle Associazioni del Parco Nord in collaborazione con l’Ente Parco Nord Milano, luogo simbolo del recupero del territorio urbano e della salvaguardia dell’ambiente e promossa da numerosi partner, sarà presente anche HubZine Italia, la piattaforma  di condivisione della conoscenza che promuove confronto e dialogo civile, democratico, partecipativo e intergenerazionale nata nel 2013 dall’idea di un “utopista concreto” e implementata negli anni da nuove forze e idee rigeneratrici, il cui obiettivo è di creare uno spazio aperto a tutti per dare una nuova consapevolezza e nuovi punti di vista sul mondo. PROGRAMMA Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
Roma, 30 maggio: «migrazioni, diritti, lavoro per …
… per una società equa e inclusiva». Convegno promosso da Conadimi. Tappa a Roma del percorso verso gli «Stati Generali della Migrazione»: il 30 maggio nella Sala del Carroccio in Campidoglio un confronto nazionale su migrazioni, diritti e lavoro promosso dal Consiglio Nazionale delle Diaspore e Migrazioni CONADIMI, con il patrocinio di Roma Capitale e la media partnership dell’agenzia DIRE.
Passato, presente e futuro nella prospettiva della nonviolenza
Sabato 9 maggio a Fontaneto d’Agogna sul tema “Una scelta per la pace. L’obiezione di coscienza ieri, oggi, domani”  interverranno alcuni esponenti di rilievo nel ‘mondo’ del pacifismo e della nonviolenza: Ermete Ferraro, Pasquale Pugliese, Laila Simoncelli, Matteo Zappa, Norberto Julini, Zaira Zafarana e Massimo Diana in presenza e in videocollegamento Olga Karach e Yona Roseman. Il convegno aperto al pubblico è organizzato da gruppo MIR di Borgomanero, Associazione per la Pace di Novara, Laboratorio per la Pace di Galliate e Associazione Pace e Convivenza di Sesto Calende, che con questa loro iniziativa si rivolgono in particolare ai giovani e ai loro educatori. Nel contesto di una situazione internazionale degenerata a causa delle guerre in Europa e Medio Oriente e della conseguente corsa al riarmo da parte delle istituzioni europee che sta concretizzando il progetto di un ripristino della leva militare, l’iniziativa nasce con l’intento di porre al centro del dibattito una visione di società in cui si possa esercitare un’altra difesa, quella nonviolenta, e in cui la pace concretamente si possa costruire con le istituzioni nazionali e locali. E un modo di costruire la pace è quello di esercitare un fondamentale diritto umano: quello all’obiezione di coscienza alla guerra e, in particolare, al servizio militare. In Italia la sospensione della leva ha in un certo qual modo “congelato” l’obiezione di coscienza, ma il disegno di legge per il ritorno di un servizio militare obbligatorio rende più che mai urgenti azioni concrete, quali un’obiezione di coscienza preventiva, per esercitare questo diritto. «La guerra è di fatto decisa da pochi potenti ricchi maturi e al sicuro, ma viene agita in prima linea dalle giovani generazioni – precisa Laura Bergomi dell’Associazione per la Pace e Convivenza di Sesto Calende – Per rompere il silenzio pubblico sui temi del diritto all’obiezione di coscienza e della nonviolenza, invitiamo quindi a partecipare al convegno del 9/5/26 a Fontaneto d’Agogna sia i/le giovani, in nome del loro diritto al futuro, sia tutte le persone che vivono e operano con le giovani generazioni, nelle istituzioni scolastiche e sociali e nelle relazioni quotidiane». Per le/gli insegnanti infatti sarà possibile avere un attestato di partecipazione al convegno. «Pensiamo che l’obiezione di coscienza alla guerra ed al servizio militare non sia soltanto il valore di una scelta individuale, ma che rappresenti una proposta alla collettività per orientare le istituzioni ad una strategia di difesa non armata – evidenzia Elena Zanolli dell’Associazione per la Pace di Novara – Orientamento che va verso una logica che, scardinando la cultura delle armi e delle soluzioni armate ai conflitti, favorisca la convivenza tra stati a favore dello sviluppo sociale della società». «L’obiezione di coscienza non deve essere vista come un atto di vigliaccheria o di negligenza nei confronti del nostro Paese, ma è il rifiuto di ottemperare a un dovere imposto se gli effetti che ne derivino sono contrari alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose – mette in luce Antonio Pomella del Laboratorio per la Pace di Galliate – La convinzione che solo operando il bene si crea il bene, ci spinge a trovare nuove forme di convivenza e di “lotta” per i diritti di tutti gli esseri umani, che vada oltre la logica della violenza». «L’obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto umano – pone in rilievo Antonietta Lavista del gruppo MIR di Borgomanero – Il convegno nasce da questa consapevolezza e si propone di portare al centro il dibattito questo tema, ancora marginale nel nostro Paese, focalizzando l’attenzione sulle principali iniziative che la società civile sta mettendo in campo per creare veri e propri spazi istituzionali, affinché la pace non sia solo uno slogan da utilizzare sulle bandiere e nelle manifestazioni, bensì una condizione concreta a cui tendere e da costruire». Il presidente del MIR Italia, Ermete Ferraro, farà un intervento dal titolo “Dall’obiezione di coscienza alla coscienza dell’obiezione”. Pasquale Pugliese del coordinamento nazionale Movimento Nonviolento parlerà del tema “Se vuoi la pace prepara la pace: un’altra difesa è possibile”. Responsabile del servizio Diritti umani e giustizia della Comunità Papa Giovanni XXIII e coordinatrice nazionale della campagna Ministero della Pace, una scelta di governo, Laila Simoncelli svilupperà il tema “Ministero della Pace: resistenza collettiva della coscienza e governance nonviolenta”. Assessore alla pace del Comune di Arluno (Milano) e referente del Coordinamento Pace in Comune, Matteo Zappa condividerà la propria esperienza in materia di “Istituzioni di pace. Comuni insieme per una cittadinanza consapevole”. Norberto Julini di Pax Christi Italia illustrerà la “Nota pastorale ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’: le obiezioni di coscienza”. Esperta advocacy Onu e responsabile Relazioni internazionali MIR Italia, Zaira Zafarana, parlerà di “Obiezione di coscienza al servizio militare in contesti di guerra” e introdurrà le testimonianze in videocollegamento di Olga Karach, difensora dei diritti umani bielorussa e presidente di Our House, e di Yona Roseman, obiettrice di Mesarvot, rete di giovani obiettori israeliani, e in presenza di Massimo Diana, obiettore di coscienza alla Caritas Diocesana di Novara e analista biografico, che parlerà di “Khudai Khidmatgar, esercito Pasthtun nonviolento”. Le due sessioni, mattutina e pomeridiana, sono moderate rispettivamente da Lorenzo Rotella, giornalista de La Stampa e presidente del Comitato Bene Comune Abbiategrasso, e Laila Simoncelli. Il convegno si tiene nella sala polivalente Grazia Deledda di Fontaneto d’Agogna, che si trova a cinque minuti dall’uscita di Borgomanero dell’autostrada A26 e raggiungibile in treno fino alle stazioni di Novara o Borgomanero e da Novara e Borgomanero con i messi dell’autolinea SAF. I lavori inizieranno alle 9:30 e si concluderanno alle 16:30, con un’iterruzione dalle 12:30 alle 14. Chi lo desidera, su prenotazione potrà pranzare in un ristorante convenzionato, distante cinque minuti a piedi dalla sede degli incontri. Per la partecipazione è obbligatoria l’iscrizione, in cui va indicata l’eventuale prenotazione per il pranzo, effettuabile compilando l’apposito modulo online – https://forms.gle/ppmH9YbEhyy4HXGS9 – oppure rivolgendosi ai recapiti e-mail borgomanero@miritalia.org e telefono o WhatsApp 349-6387859 . Informazioni sono divulgate sulla pagina Facebook MIR Borgomanero. MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
April 29, 2026
Pressenza
La condizione delle persone anziane nell’area metropolitana fiorentina
Le pensionate e i pensionati dell’area metropolitana fiorentina vivono una condizione di fragilità sempre più estesa. È quanto emerge dal rapporto “Vivere al minimo”, promosso da SPI Cgil Firenze, Cgil Firenze, Caritas Firenze e VoisLab, basato su 445 interviste agli utenti dei servizi Spi-Caritas realizzate tra aprile e giugno 2025. I dati fotografano una situazione preoccupante: il 68,3% degli anziani vive in condizioni di deprivazione materiale e sociale, mentre il 48,5% è in grave deprivazione. Solo poco più di 3 su 10 si collocano sopra una soglia minima di benessere. Sul piano dei redditi, emerge una forte insufficienza delle pensioni: tra gli anziani più fragili, oltre il 76% di chi vive solo percepisce meno di 800 euro al mese, ben al di sotto delle soglie necessarie per una vita dignitosa. Le disuguaglianze di genere sono marcate: fino all’86,4% delle donne risulta sotto la soglia di povertà. La difficoltà economica si riflette nella quotidianità: oltre il 72% degli anziani non riesce a risparmiare, mentre una parte è costretta a spendere più del proprio reddito. Inoltre, più di un quarto (27%) rinuncia alle cure sanitarie per costi, tempi di attesa o difficoltà organizzative. Critica anche la dimensione abitativa: se il 55,3% vive in una casa di proprietà, quasi 1 anziano su 4 è in affitto e una quota significativa fatica a sostenere spese e utenze. Tra i più vulnerabili, oltre il 50% considera l’affitto un peso insostenibile. A tutto questo si aggiunge la fragilità delle reti sociali: tra le persone più in difficoltà, oltre il 50% non può contare su un aiuto familiare o amicale, con effetti diretti su isolamento e qualità della vita. Il quadro che emerge è quello di una vulnerabilità strutturale, che riguarda reddito, casa, salute e relazioni. Lo studio pone l’accento sulla fragilità del sistema di welfare e individua quattro criticità strutturali. La prima riguarda l’adeguatezza dei trattamenti previdenziali e para-previdenziali rispetto ai panieri di spesa effettivi delle aree metropolitane. L’indagine evidenzia una porzione ampia di pensioni al di sotto delle soglie Istat di povertà assoluta, con incidenze particolarmente elevate tra le donne e tra chi vive solo; la forbice fra reddito disponibile e soglia di sussistenza, per i single over65 nell’area metropolitana toscana, supera spesso i cento euro mensili e, in molti casi, è ben più ampia. Tale scostamento non è assorbito da meccanismi di integrazione sufficientemente stabili e universalistici, con il risultato che gli shock di spesa (affitti, utenze, cure) si trasformano in morosità e rinunce. La seconda criticità riguarda la limitata capacità di risparmio e la conseguente esposizione a indebitamento o consumo di patrimonio. Più di sette anziani su dieci non riescono ad accantonare nulla; fra gli utenti dei servizi Caritas la quota sale ulteriormente e non è raro che si spenda più del reddito mensile, intaccando risparmi o ricorrendo a prestiti. Una terza criticità concerne l’abitazione e la quarta fragilità riguarda, infine, le reti sociali.  Per SPI Cgil, Caritas e VoisLab è necessario un cambio di passo nelle politiche pubbliche, con interventi integrati su pensioni, welfare territoriale, abitare e servizi di prossimità. “La condizione delle persone anziane, hanno sottolineato  Mario Batistini, segretario generale dello Spi Cgil di Firenze e Giancarla Casini  della Cgil di Firenze, deve essere considerata una questione strutturale di giustizia sociale e non un ambito residuale delle politiche pubbliche. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, ciò che conta non è solo vivere più a lungo, ma le condizioni in cui si invecchia: reddito, lavoro, salute, casa, servizi e relazioni sociali determinano la qualità della vita nella terza età. Inoltre, la condizione delle persone anziane è strettamente legata a quella delle generazioni più giovani: precarietà del lavoro e indebolimento dei diritti oggi rischiano di tradursi in maggiore vulnerabilità domani. Dalla ricerca emerge anche il valore di un metodo basato sulla collaborazione tra sindacato, terzo settore e ricerca, capace di trasformare l’ascolto quotidiano dei bisogni in conoscenza utile a orientare le politiche pubbliche. Serve un cambio di approccio: mettere al centro la dignità nella vecchiaia significa investire sulla coesione sociale e sul futuro della comunità”.  E Marzio Mori, direttore della Caritas di Firenze, ha aggiunto: “I risultati della ricerca mostrano come, per molte persone anziane, la vecchiaia sia diventata una stagione di restrizione: si rinuncia all’essenziale, si misura ogni spesa, si evita di chiedere aiuto fino all’ultimo. Spesso si soffre in silenzio. La povertà, quando riguarda gli anziani, è quasi sempre una povertà nascosta, accompagnata da vergogna, pudore, timore di ‘pesare sugli altri’. L’esperienza realizzata a Firenze dimostra che è possibile costruire alleanze autentiche, produrre conoscenza rigorosa, dare voce a chi spesso non ne ha. Dimostra anche che si può scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Prendersi cura delle persone anziane non e solo una buona politica. E un atto di giustizia. E un gesto di umanità. E’ una responsabilità verso il futuro”. Qui lo studio: https://cgilfirenze.it/wp-content/uploads/2026/04/INTERNO-2-BOZZA.pdf.  Giovanni Caprio
April 22, 2026
Pressenza
Avanzi di Castelletti
Una città “virtuosa” Il Comune di Brescia chiude il 2025 con conti in ordine e un avanzo di oltre 110 milioni di euro. La narrazione è quella della solidità, della prudenza, della buona amministrazione. Ma la questione vera resta un’altra: a chi serve questa virtù? Il segreto dei conti: A2A […] L'articolo Avanzi di Castelletti su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Nel gelo della povertà assoluta
Tossicodipendenti, stranieri, minori, precari sottopagati, divorziati o separati costituiscono la massa critica dei poveri assoluti e senza fissa dimora a Brescia. Non sono solo abitanti nati in città, ma arrivano anche dalla provincia e perfino da altri centri importanti della Lombardia e del Veneto. E sono aumentati negli ultimi anni. […] L'articolo Nel gelo della povertà assoluta su Contropiano.
January 17, 2026
Contropiano