Tag - stranieri

Come essere liceale – di François Dubet e Marie Duru-Bellat
Nel giorno delle manifestazioni studentesche in Italia e nel prosieguo di quelle in Francia, riprendiamo un articolo di François Dubet e Marie Duru-Bellat, noti sociologi, che ripercorrono l'evoluzione del sistema scolastico francese per indagare le vere cause rimosse del disagio di questa generazione. La versione originale si trova sulla rivista AOC media - Analyse [...]
October 16, 2026
Effimera
Classi pericolose
Il DL Scuola e le mobilitazioni studentesche ci interrogano sulle contraddizioni della nostra società. Duecentonovanta. Sarebbero in totale questi – secondo le stime del Politecnico di Milano – gli alunni che andrebbero spostati di classe o di scuola per rispettare il tetto del 30% fissato dal decreto-legge 30 settembre 2026, […] L'articolo Classi pericolose su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
E con chi? Scuola, crisi e politica della separazione tra Francia e Italia – di Francesco Demitry
La scuola non è soltanto una scuola. Non perché improvvisamente diventi qualcos’altro, ma perché ci sono degli eventi che permettono di rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto dentro il funzionamento quotidiano dell’istituzione. Un’aula sovraffollata, un insegnante che manca, un edificio che non riesce più a proteggere i corpi dal caldo o dal freddo, [...]
October 3, 2026
Effimera
Lettera di una dirigente scolastica sul decreto scuola
Al Signor Presidente della Repbblca Prof. Sergio Mattarella Al Ministro dell’Istruzione e del Merito Prof. Giuseppe Valditara Sono una Dirigente Scolastica alla guida di un Istituto Comprensivo dell’hinterland milanese, una di quelle scuole complesse che il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) classifica in fascia “A”. Un istituto che conta […] L'articolo Lettera di una dirigente scolastica sul decreto scuola su Contropiano.
October 1, 2026
Contropiano
Con la sanatoria del 2020 stabilizzati oltre 130.000 persone. E lo Stato incassa ogni anno 228 milioni di €
La Sanatoria 2020 ha consentito la stabilizzazione di oltre 130.000 persone che oggi vivono e lavorano nel nostro Paese. Ci sono voluti cinque anni alle amministrazioni per concludere la procedura: al 31 dicembre 2025 il 59,75% delle oltre 220.000 istanze presentate si sono trasformate in contratti di lavoro e permessi di soggiorno, con prevalenza del lavoro domestico e assistenza con il 85,21% delle domande. Sono 140 milioni di euro le entrate dirette per lo Stato derivanti dal pagamento di oneri legati alla presentazione delle pratiche, mentre ammonta a 228 milioni di euro l’anno la stima dei contributi dovuti all’ingresso nel mondo del lavoro delle persone regolarizzate. Sono i dati rivelati dalla Campagna Ero Straniero – promossa da A Buon Diritto, ActionAid, ASGI, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Oxfam, Arci, CNCA, CILD – con il report (Ir)Regolarità. Il Report presentato ieri al Senato con il convegno “Regolarizzare fa bene”, offre proposte concrete per superare l’invisibilità, lo sfruttamento delle persone straniere e contrastare la xenofobia. Come si è affrontata finora l’irregolarità? La Campagna propone nel report un’analisi degli strumenti usati negli ultimi vent’anni per contrastare l’irregolarità alla luce dei risultati prodotti. A fine 2025, si stimano in Italia 339.000 persone straniere in condizione di soggiorno irregolare. Nello stesso anno sono stati 6.772 i rimpatri complessivi. Nel quinquennio 2020-2024 sono stati adottati 141.675 provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale e sono stati solo 13.491 i rimpatri effettivi (il 9,5% del totale dei decreti di espulsione). I dati dimostrano che i rimpatri raggiungono poche migliaia di persone l’anno con un tasso di efficacia bassissimo in termini di contrasto all’irregolarità e confermano che la strategia politica securitaria che punta su trattenimento e rimpatri per ridurre l’irregolarità non è efficace. Anzi, molte delle misure introdotte hanno generato sempre nuova irregolarità. La popolazione in condizione irregolare, infatti, è alimentata da diversi fattori quali la perdita del titolo di soggiorno, le procedure burocratiche lente o, paradossalmente, gli ingressi programmati per lavoro con il decreto flussi che non si sono trasformati in impieghi e posizioni regolari sul territorio.  L’altro strumento usato finora per intervenire sull’irregolarità e correggere periodicamente tutte le storture che il sistema ordinario non ha saputo o voluto gestire sono state le sanatorie, che ogni volta certamente sono servite a svuotare il bacino delle persone irregolari. Dal 2002 a oggi oltre un milione di persone hanno regolarizzato la loro posizione in Italia attraverso sanatorie. Si tratta, tuttavia, di un bacino destinato, subito dopo, a riempirsi nuovamente a causa di un impianto normativo rigido che non fa altro che produrre nuova irregolarità, decreto flussi incluso. I dati inediti presentati dimostrano perché la sanatoria non può rappresentare l’unica soluzione all’irregolarità. Da un lato, far emergere oltre 130.000 lavoratori e lavoratrici con tutte le tutele e i benefici che ne derivano a livello economico e sociale, è un risultato importante e dimostra quanto sia necessario per questa platea, ma anche per aziende e famiglie, offrire un’occasione per uscire dall’invisibilità. Si pensi alla mole di domande – 85% del totale – presentate per lavoro domestico e all’assistenza e cura delle persona, due dei settori cui era rivolta la regolarizzazione 2020, oltre all’agricoltura, con persone radicate nel territorio che hanno potuto contare su famiglie intenzionate a stabilizzarle. Nello stesso tempo, però, va sottolineato che delle oltre 220.000 istanze presentate, il 40% non sono andate a buon fine. Si tratta, in parte, di pratiche non concluse, archiviazioni e abbandoni della procedura, in parte di pratiche rigettate, circa 43.000, a causa di diverse ragioni, a partire dai tempi lunghissimi dell’esame delle domande, dalle prassi burocratiche complicate e dalle carenze della macchina amministrativa, impreparata ad affrontare un tale carico di lavoro. Un’attesa che in tantissimi casi si è protratta per anni e anni, colpendo sia famiglie e datori di lavoro, che avevano necessità di assumere in tempi brevi (basti pensare al settore domestico o di cura o al lavoro stagionale), sia lavoratori e lavoratrici in attesa di stabilizzarsi e uscire dalla precarietà e che ha compromesso il pieno successo della misura.  Alla luce di tali risultati, emerge l’esigenza, non più rinviabile, di superare le sanatorie e di favorire l’ingresso o il ritorno di lavoratori e lavoratrici nel mercato del lavoro regolare e garantendo la loro piena inclusione socio-lavorativa, anche alla luce del forte impatto positivo in termini economici e di sicurezza sociale che ciò comporta. Ero straniero propone, quindi, di introdurre un meccanismo di regolarizzazione su base individuale, sempre accessibile sulla base di requisiti precisi (disponibilità di un lavoro, legami familiari, radicamento nel territorio), verificabili e sottoposto a controlli. Un meccanismo capace di trasformare lavoro nero e precarietà in contratti di lavoro, dignità, tutele, contributi, inclusione sociale e stabilità nei territori. Qui il dossier “(Ir)Regolarità. Perché un nuovo paradigma è necessario”: https://erostraniero.it/wp-content/uploads/2026/09/Dossier_EroStraniero_Regolarizzazione2020_Settembre26.pdf.  Giovanni Caprio
September 23, 2026
Pressenza
La scuola italiana invasa dai saraceni
Sta creando scalpore l’annuncio riguardante gli imminenti provvedimenti “antinvasione saracena” della scuola italiana urlato da Giorgia Meloni alla festa dei giovani neofascisti. Può essere dunque utile commentare tali annunciati provvedimenti e calarne il reale significato nel contesto scolastico. Meloni annuncia un decreto volto a limitare al 30% la presenza degli […] L'articolo La scuola italiana invasa dai saraceni su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
L’estrema povertà degli stranieri
In Italia un terzo delle famiglie composte soltanto da stranieri  vive in povertà assoluta.  E avere un lavoro spesso non basta: è infatti povero anche il 29,1% delle famiglie con almeno uno straniero in cui la persona di riferimento è occupata.  Mentre in Europa si moltiplicano trasferimenti, rimpatri ed esternalizzazione delle frontiere, Alleanza contro la povertà rilancia questi numeri e questo tema, chiedendo di riportare al centro persone, diritti e inclusione. E lo fa affrontando i principali nodi che caratterizzano il dibattito attuale.  Primo, i “dublinanti”, da alcuni giorni tornati al centro delle cronache: Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi hanno annunciato o avviato infatti trasferimenti verso l’Italia, considerata responsabile dell’esame delle loro domande.  “Come questo tema si intrecci con la povertà (o almeno con la marginalità), sottolinea Alleanza contro la povertà, è evidente dai numeri: nel 2024 in Italia sono state presentate 151.120 domande d’asilo, mentre le Commissioni territoriali hanno esaminato 78.565 prime istanze. Alla fine dell’anno risultavano circa 180mila richiedenti asilo in attesa di una decisione, quindi in condizioni di grave precarietà sociale ed economica. Dietro i numeri delle domande d’asilo, dei trasferimenti e dei rimpatri ci sono persone, titolari di diritti fondamentali che le politiche pubbliche hanno il dovere di rendere concretamente esigibili. Dati nazionali sull’incidenza della povertà tra i soli richiedenti asilo non esistono. Esistono però indicatori molto chiari della loro fragilità economica. Chi è ospitato nei centri governativi o nei CAS riceve 2,50 euro al giorno per le spese personali, circa 75 euro al mese. Per chi resta fuori dall’accoglienza la legge italiana non prevede alcun contributo economico. Inoltre, dal 12 giugno 2026 il richiedente deve aspettare 90 giorni dalla formalizzazione della domanda prima di poter lavorare, contro i 60 previsti in precedenza”. La povertà è estremamente diffusa anche tra i rifugiati già riconosciuti: una categoria diversa e, almeno in teoria, più tutelata grazie allo status ottenuto. Eppure, un’indagine UNHCR stima che il 43,5% viva di questi in povertà assoluta, il 67% sotto la soglia di povertà relativa e il 26% in grave deprivazione materiale e sociale. Se la povertà è così diffusa perfino dopo il riconoscimento della protezione, tanto più deve esserlo tra chi è ancora sospeso nell’attesa, con pochi euro in tasca e un accesso limitato al lavoro e ai percorsi d’integrazione. Ma questo possiamo solo ipotizzarlo, perché dati, appunto, non ce ne sono. C’è poi, caldissimo in questa caldissima estate, il tema della remigrazione, introdotta il 17 gennaio 2026 con la raccolta delle firme per la proposta di legge popolare “Remigrazione e riconquista”. Il testo definisce la remigrazione come il ritorno “volontario e assistito” nei Paesi d’origine degli stranieri regolarmente presenti in Italia da almeno 12 mesi, dei richiedenti asilo disposti a rinunciare alla domande e dei titolari di permessi temporanei in scadenza. La platea potenzialmente interessata è quindi molto ampia: alla fine del 2024 i cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno erano oltre 3,8 milioni. Chi aderisce riceverebbe un incentivo, ma dovrebbe accettare il divieto di tornare stabilmente in Italia. La proposta prevede inoltre un Fondo per la remigrazione (1 miliardo di euro l’anno, incrementabile fino a 2 miliardi), una tassa del 3% sulle rimesse inviate all’estero, l’abolizione della programmazione annuale dei flussi di ingresso per lavoro, l’espulsione obbligatoria dello straniero regolare condannato in via definitiva per un delitto e la revoca della cittadinanza acquisita per naturalizzazione in caso di condanna per una serie molto ampia di reati. “I rischi sono evidenti, sottolinea Alleanza contro la povertà. Primo, sottrarre risorse all’integrazione aumenta povertà e marginalità. Secondo, tassare le rimesse colpisce il reddito di famiglie che spesso vivono in Paesi poveri. Terzo, incentivare la partenza dei regolari può inoltre aggravare la carenza di lavoratori: in Italia – lo ricordiamo – gli occupati stranieri sono 2 milioni e 514mila, ovvero il 10,5% del totale. Con punte del 30,9% nei servizi, del 20% in agricoltura, del 18,5% in alberghi e ristoranti e del 16,9% nell’edilizia”. C’è un intreccio evidente tra essere stranieri ed essere poveri nel nostro Paese: nel 2024 viveva in povertà assoluta il 35,2% delle famiglie composte soltanto da stranieri, contro il 6,2% delle famiglie di soli italiani, quasi sei volte tanto. Se poi si allarga l’analisi a tutte le famiglie con almeno uno straniero, l’incidenza sale al 30,4%, pari a circa 716mila famiglie. E il lavoro non basta: è povero il 29,1% delle famiglie con stranieri in cui la persona di riferimento è occupata, contro il 4,2% di quelle italiane. La ragione emerge anche dai dati del Ministero del Lavoro: la retribuzione media annua dei lavoratori non comunitari è inferiore del 30,4% rispetto a quella dell’insieme dei lavoratori. Pesano la concentrazione nelle qualifiche più basse, la discontinuità dei contratti e il minor numero di giornate retribuite. E anche l’accesso alle misure di contrasto è spesso sbarrato: per ottenere l’Assegno di inclusione un cittadino di un Paese terzo deve possedere uno specifico titolo di soggiorno e risiedere in Italia da almeno cinque anni, gli ultimi due continuativi. L’ultimo rapporto dell’Asylum Information Database (Country Report: Italy – 2024 Update), pubblicato nel luglio 2025 segnala che, nonostante l’incidenza della povertà sia quasi sei volte più alta, nel maggio 2024 soltanto il 9,5% delle famiglie beneficiarie dell’Adi era straniero. L’Alleanza contro la povertà chiede: 1. La revisione e il rafforzamento delle attuali misure di contrasto alla povertà, riducendo da cinque a due anni continuativi il requisito di residenza in Italia per accedere all’Assegno di inclusione; 2. il potenziamento dell’accoglienza diffusa nel SAI e percorsi immediati di lingua, formazione, lavoro e casa per richiedenti asilo e rifugiati; 3. il contrasto al lavoro povero, allo sfruttamento e al caporalato, con la garanzia di alloggi dignitosi (anche sulla base del recente decreto PA) e trasporti pubblici, il superamento dei ghetti, controlli, monitoraggi e piena applicazione dei contratti; 4. che le risorse pubbliche siano investite nell’inclusione, non sottratte ai servizi per finanziare l’allontanamento degli stranieri regolari; 5. che si rafforzino, con norme e risorse, il SAI, gli affidi e i tutori volontari e sia garantito, tutte le volte che è possibile e necessario, il prosieguo amministrativo fino a 21 anni. L’Alleanza contro la povertà durante questa estate ha mantenuto alta l’attenzione contro la povertà per i diritti e l’inclusione con la serie di approfondimenti “La povertà non ha ferie”. Questo è il terzo approfondimento. I primi due hanno avuto per tema gli “anziani” e la “disabilità e i caregiver”. Qui la prima puntata della serie “La povertà non ha ferie”, dedicata alle persone anziane: https://alleanzacontrolapoverta.it/news/la-poverta-non-ha-ferie-una-serie-estiva-a-puntate-per-conoscerla-meglio-primo-focus-anziani/;  Qui la seconda puntata dedicata a disabilità e caregiver: https://alleanzacontrolapoverta.it/news/estate-disabilita-e-caregiver-quasi-3-famiglie-su-10-a-rischio-poverta/.  Giovanni Caprio
September 10, 2026
Pressenza
Lo schifo dell’”Onda di Rabbia” in America Latina
Ad agosto, il miliardario di destra Abelardo de la Espriella ha assunto la presidenza della Colombia, promettendo di portare avanti un programma di estrema destra, nonostante avesse vinto con meno di un punto percentuale sul candidato di sinistra Iván Cepeda. È tipico dell’estrema destra di un tipo particolare assumere qualsiasi […] L'articolo Lo schifo dell’”Onda di Rabbia” in America Latina su Contropiano.
August 20, 2026
Contropiano
Argentina. Milei scatena la repressione, ma la legge sulla proprietà agli stranieri si è fermata
Nonostante le condizioni meteorologiche ostili e l’annuncio del giorno prima che il governo avrebbe rimosso la legge sulla “stranierizzazione della terra” dal suo progetto, una folla di manifestanti ha riempito la Plaza de los Congresos per chiarire che “la patria non è in vendita.” A quel punto il governo di […] L'articolo Argentina. Milei scatena la repressione, ma la legge sulla proprietà agli stranieri si è fermata su Contropiano.
August 8, 2026
Contropiano