
A Gaza, in Cisgiordania e in Libano la guerra continua… quotidianamente
Pressenza - Tuesday, May 12, 2026Nella notte tra l’11 e il 12 maggio l’esercito israeliano ha distrutto con la dinamite diverse abitazioni, già diroccate, ad est di Gaza città. Bombardamenti all’alba di oggi su Khan Younis e Rafah. Secondo i nostri contatti a Gaza, sono stati uccisi stamattina, in due attacchi diversi, 4 civili tra i quali un bambino di 7 anni. Il rapporto del ministero della sanità informa che ieri sono stati uccisi 3 civili e feriti altri 16, secondo i dati forniti dagli ospedali.
Un giovane, Ayman Rafiq Muhammad al-Hashlamoun, di 30 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane in Cisgiordania durante un raid nel campo profughi di Qalandia, a nord di Gerusalemme occupata. Le truppe israeliane hanno fatto irruzione nell’istituto di formazione professionale di fronte al campo, lanciando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili veri. Questo ha provocato il ferimento di al-Hashlamoun alla testa. I soccorritori palestinesi non sono riusciti a raggiungerlo in tempo e il giovane è stato dichiarato morto. Inoltre la Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che nell’intervento è stata prestata assistenza a un ragazzo di 15 anni ferito da un proiettile di gomma. Poi il corpo del ragazzo ucciso è stato sequestrato dalle truppe israeliane che in seguito, durante il raid al perimetro dell’istituto, hanno sparato proiettili veri contro i giornalisti e compiuto un rastrellamento di diversi giovani all’interno del campo.
Nella serata di lunedì 11 maggio inoltre le forze di occupazione israeliane hanno iniziato la demolizione di decine di strutture industriali e commerciali nella zona di Al-Mushtal, ad Al-Eizariya, a sud-est di Gerusalemme occupata. La devastazione riguarda 50 strutture delle quali 20 sono state distrutte e le operazioni di demolizione con i bulldozer proseguono. I proprietari sono stati avvisati soltanto verbalmente. Loro hanno fatto ricorso e l’udienza è stata fissata per metà maggio, ma l’esercito ha anticipato le demolizioni, rendendo vacua la falsa procedura giudiziaria israeliana. Un vero e proprio apartheid giuridico.
L’operazione mira a usare i terreni dei palestinesi per il progetto coloniale denominato E1, un mega insediamento ebraico che cancellerà ogni collegamento diretto tra nord e sud della Cisgiordania. Distruggere l’economia palestinese per costringere la popolazione alla deportazione.
Dalla mezzanotte dell’11 maggio l’esercito di occupazione israeliano ha effettuato circa 40 raid contro villaggi nel Libano meridionale, in concomitanza con il proseguimento dei bombardamenti di artiglieria e delle operazioni di demolizione e bombardamento di abitazioni nelle città meridionali.
Il portavoce militare israeliano ha lanciato ieri minacce alla popolazione di 9 villaggi libanesi di abbandonare le case e allontanarsi di almeno un km. Un’ora dopo è stato scatenato l’inferno.
L’esercito israeliano ha preso di mira un salone per le cerimonie. Le squadre della Protezione Civile, accompagnate dall’esercito libanese, sono riuscite a recuperare i corpi dei due uccisi, Rida Ali Jaber e suo figlio Mahdi di 7 anni, caduti per il raid aereo nella città di Kfar Tibnit.
Il governo libanese ha annunciato di aver preparato un dossier sui crimini di guerra compiuti da Israele, da presentare al consiglio di sicurezza e alla corte penale internazionale.
Entro questa settimana si dovrebbe tenere l’incontro a Washington tra le due delegazioni libanese e israeliana, per il cessate il fuoco. Non è stata ancora fissata la data. Netanyahu ha già informato che le operazioni militari in Libano cesseranno soltanto dopo il disarmo di Hezbollah. Obiettivo che non è stato raggiunto dalle aggressioni israeliane in 40 anni e che Tel Aviv vuole addossare al governo libanese, per innescare una guerra civile libanese.
L’empasse israeliana riguarda anche l’alto costo che viene pagato per mantenere le proprie truppe in Libano. La resistenza libanese ha continuato a prendere di mira le truppe degli invasori, con droni e razzi di artiglieria, causando morti e feriti, che l’esercito di Tel Aviv non rende note se non dopo un certo periodo di tempo.
UNA GIORNATA ‘SPECIALE’ PER I GIORNALISTI
Ieri, 11 maggio, era il 4° anniversario dell’assassinio mirato della giornalista palestinese e cittadina statunitense Shireen Abu Aqileh da parte dell’esercito israeliano. Un assassinio impunito. L’indagine sul suo assassinio langue nei meandri della giustizia USA, sebbene le inchieste giornalistiche abbiano individuato il nome dell’esecutore dell’ordine di assassinio, un cecchino delle truppe scelte, Alon Scagio, che ha sparato con un fucile di precisione con cannocchiali dopo aver individuato la giubba della giornalista con la scritta Press e l’ha colpita al collo.
Nello stesso giorno a Bruxelles si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Shireen Abu Aqileh 2026 “Per il coraggio e l’impegno delle giornaliste” promosso dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e l’Unione Internazionale della Stampa Francofona (UPF). Il riconoscimento è stato assegnato a Zareefa Abou Qoura, una giornalista palestinese che ha ampiamente trattato l’impatto della guerra sul popolo palestinese. Ha raccontato la vita quotidiana degli abitanti di Gaza, come gli attacchi ai centri di distribuzione alimentare, e ha svolto inchieste sulle torture inflitte ai medici palestinesi nei centri di detenzione israeliani e sull’uso di cani poliziotto come armi contro i civili.
Inoltre, il più alto riconoscimento professionale internazionale per un fotoreporter, il prestigioso Premio Pulitzer per la fotografia di cronaca, è stato conferito al palestinese Saher al-Gharra, collaboratore per il New York Times [autore della fotografia in testa a questo articolo] che ha immortalato i dettagli di due anni di devastante invasione israeliana nella Striscia di Gaza trasformando la sofferenza umana in testimonianze visive che hanno scosso le coscienze del mondo.
