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Guerra incessante a Gaza e in Cisgiordania ed escalation in Libano, Yemen e Iran
Bombardamenti, raid, attacchi con droni e sparatorie dell’IDF in numerose località nella Striscia di Gaza. Incendi devastanti appiccati in Cisgiordania dai coloni israeliani. In Libano continuano l’offensiva militare e le distruzioni dell’esercito israeliano. Nel Mar Rosso settentrionale una petroliera saudita colpita da un missile lanciato dal gruppo Houthi Ansaru Allah. Gli USA hanno annunciato di colpire l’Iran con l’operazione Economic Outcast e attacchi aerei allo Stretto di Hormuz e nelle aree confinanti. STRISCIA DI GAZA Otto palestinesi, tra cui due bambini, sono stati assassinati e altri sono rimasti feriti, ieri lunedì 24 agosto, a seguito di diversi attacchi israeliani alla luce delle continue violazioni israeliane della falsa tregua. I raid israeliani hanno distrutto la moschea di Abu Salim nella città di Deir al-Balah. Le forze di occupazione hanno lanciato bombardamenti di artiglieria vicino alle aree sotto la loro occupazione ad est del campo di Maghazi. La protezione civile ha annunciato che un bambino è stato ucciso e sua madre e sua sorella sono rimaste ferite in seguito ad un attacco aereo israeliano che ha preso di mira una casa vicina alla loro nel campo profughi di Bureij. Da parte sua, una fonte dell’ospedale Nasser ha affermato che un raid lanciato dall’occupazione israeliana a ovest della città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, ha provocato la morte di un palestinese e il ferimento di altre persone. Una fonte medica dell’ospedale Nasser ha riferito all’agenzia Anadolu che il corpo della bambina Amal Nashaat Abu Khater (10 anni) era arrivato, insieme a due feriti, a seguito degli spari israeliani che avevano preso di mira le case e le tende degli sfollati. Testimoni oculari hanno affermato che i veicoli dell’esercito israeliano hanno aperto pesantemente il fuoco verso l’area di Al-Satar Al-Gharbi nel centro della città, ferendo 3 palestinesi con ferite diverse. Nella Striscia di Gaza centrale, i fratelli palestinesi Mohammed Abdel Nasser Abu Asad (27 anni) e Ibrahim Abdel Nasser Abu Asad (24 anni) sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani contro una tenda adibita a rifugio per sfollati vicino all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah. Una fonte medica dell’ospedale Nasser di Khan Younis ha riferito che due palestinesi sono morti oggi a causa delle ferite riportate in due distinti attacchi israeliani sulla città, avvenuti domenica e mercoledì scorsi. Inoltre, il palestinese Mahmoud Hosni Abu Shar è morto per le ferite riportate in un raid aereo israeliano che ha colpito un caffè all’interno del porto di Gaza City mercoledì, uccidendo otto palestinesi e ferendone altri 14, secondo una fonte medica dell’ospedale Al-Shifa. CISGIORDANIA Le squadre della Protezione Civile palestinese e i mezzi dei vigili del fuoco hanno lavorato instancabilmente, nel villaggio di Ain Sina (vicino Ramallah), per spegnere i vasti incendi appiccati dai coloni presso la fabbrica di alluminio e nei terreni circostanti, provocando un disastro industriale e ambientale nella zona. Nostri contatti in loco hanno confermato che l’attacco ha rappresentato una pericolosa e senza precedenti escalation, con i coloni che hanno utilizzato attrezzature sofisticate per garantire la massima distruzione. Secondo testimoni oculari e il capo del consiglio del villaggio, l’incendio è iniziato con un singolo colono che si aggirava nella zona fingendo di pascolare le pecore fin dal mattino. Una volta che le fiamme hanno raggiunto le vicinanze dell’ingresso principale della fabbrica, dove sono immagazzinati materiali altamente infiammabili, circa altri 20 coloni si sono uniti a lui, scortati dai soldati. Gli aggressori hanno portato con sé delle pompe ad aria compressa, che hanno deliberatamente utilizzato per intensificare l’incendio e dirigere le fiamme verso l’impianto industriale, in un chiaro tentativo di paralizzare le restanti infrastrutture economiche della zona. Nonostante i tentativi dell’esercito di occupazione israeliano di ostacolare l’arrivo delle squadre di protezione civile palestinesi, i vigili del fuoco sono riusciti infine a domare l’incendio e a impedirgli di raggiungere il cuore del centro economico che dà lavoro più di 60 famiglie. LIBANO Le autorità libanesi hanno annunciato l’uccisione di due giovani in un raid aereo israeliano, in concomitanza con gli attacchi israeliani che hanno colpito diverse città nel Libano meridionale. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale libanese, i due giovani sono stati uccisi quando la loro motocicletta è stata colpita da un drone israeliano nella zona di Doha Kfar Rumman. L’agenzia ha anche riferito che le squadre di soccorso hanno recuperato ieri – lunedì 24 agosto – i corpi di Hussein Shukrun e Ahmed Roumani, entrambi diciassettenni, precisando che i due erano originari della città di Deir Zahrani e risultavano dispersi dall’attacco di domenica 23 agosto. Le forze di occupazione israeliane continuano le loro operazioni militari in diverse zone del Libano meridionale. I loro attacchi hanno incluso la distruzione di proprietà e infrastrutture urbane. Le forze israeliane di stanza nella città di Khiam hanno condotto estese operazioni di demolizione di case, compresa una scuola. Inoltre, hanno appiccato il fuoco a campi agricoli e proprietà, provocando la propagazione degli incendi in diverse aree della città. Dalla zona si levava del denso fumo e si sono udite diverse esplosioni. YEMEN / ARABIA SAUDITA Il gruppo Houthi Ansaru Allah ha annunciato di aver preso di mira una petroliera saudita al largo della costa di Yanbu, nel Mar Rosso settentrionale. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato che la nave “Amzan” è stata colpita da un missile balistico, indicando che l’operazione rientra nel quadro del rafforzamento del blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Da parte sua, la Saudi National Shipping Company ha dichiarato che la petroliera “Amzan” è stata coinvolta oggi in un incidente di sicurezza nel Mar Rosso, senza che si siano registrati feriti. La compagnia ha confermato di mantenere un contatto costante con la nave e di coordinarsi strettamente con le autorità competenti e le parti interessate del settore marittimo, monitorando attentamente gli sviluppi. Il porto di Yanbu è il principale porto petrolifero dell’Arabia Saudita sul Mar Rosso, dove ogni giorno vengono caricati milioni di barili, ed è diventato la principale via di esportazione del petrolio dal regno, evitando lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale l’Iran impone restrizioni di transito. IRAN / USA Il Segretario del Tesoro statunitense, Scott Bisnett, ha annunciato che Washington ha lanciato l’operazione “Economic Outcast”, mirata contro l’Iran e i suoi sostenitori. Il Segretario alla guerra statunitense, Pete Higgseth, ha affermato di non escludere nuovi attacchi aerei contro l’Iran “ovunque, sia nello Stretto di Hormuz che nelle vicinanze dell’Iran”. Media Usa hanno citato esponenti della Casa Bianca, secondo i quali le sanzioni potrebbero spianare la strada a un’azione militare contro l’Iran dopo le elezioni del Congresso, quando un ritorno alla guerra potrebbe essere possibile. Il ministro dell’Economia iraniano ha dichiarato che Teheran ha programmi per contrastare le sanzioni, sottolineando che Washington non può raggiungere i suoi obiettivi paralizzando l’economia del paese. Il presidente iraniano ha ribadito al capo dell’esercito pakistano la disponibilità di Teheran a qualsiasi cooperazione economica, politica e di sicurezza con i paesi islamici e gli stati confinanti.   ANBAMED
August 25, 2026
Pressenza
Le notizie del giorno da Iran, Yemen, Siria, Gaza e Cisgiordania: un ‘bollettino di guerra’
Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington, ma non c’è nessuna tregua, anzi… Intanto si è inasprito il conflitto armato in Yemen e Israele ha bombardato la Siria e lanciato un attacco nella zona della linea gialla a nord della Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania oggi per il decimo giorno consecutivo la città di Qusra è assediata dai coloni sionisti fiancheggiati dall’esercito di occupazione israeliano. GAZA – Dopo l’attacco compiuto dell’IDF nella serata di ieri, il Ministero della Salute palestinese ha riferito che negli ospedali della Striscia sono stati soccorsi 18 feriti e sono stati portati cinque corpi: due di palestinesi deceduti di recente e tre recuperati da sotto le macerie. L’offensiva è stata effettuata mentre l’inviato speciale della Casa Bianca, Koshner, si stava incontrando con il criminale di guerra ricercato dalla Corte penale Internazionale, Netanyahu, per discutere dell’applicazione della seconda fase dell’accordo di Sharm Sheikh, del 10 ottobre 2025, noto ipocritamente come il piano di pace di Trump. Da quella data sono stati uccisi dall’esercito israeliano di occupazione 1˙266 palestinesi e feriti altri 4˙198. Il giorno prima dell’attacco e dell’incontro con il premier israeliano, Koshner si era incontrato al Cairo con il nuovo dirigente di Hamas, Al-Hayya, che ha espresso la disponibilità del movimento palestinese a consegnare le armi, ma ha chiesto alla Casa Bianca maggiori pressioni all’alleato Israele per il ritiro delle sue truppe, come previsto dall’accordo. Netanyahu ha dichiarato che non ci sarà nessun ritiro israeliano fino al disarmo totale di Hamas. CISGIORDANIA – Oggi, martedì 18 agosto, per il decimo giorno consecutivo, i coloni ebrei israeliani hanno continuato l’assedio di diverse abitazioni nella città di Qusra, a sud di Nablus, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano, nel tentativo di impadronirsene e imporre un fatto compiuto nella zona. Nostri contatti a Qusra hanno riferito che i coloni sono dislocati in tutta la zona e si muovono liberamente, l’area è stata dichiarata ‘zona militare chiusa’ e che le forze di occupazione e alcuni coloni continuano ad assediare tre case nella zona di Ras al-Ain, impedendo alle famiglie di entrare o uscire dalle proprie abitazioni. La violenza perpetrata dai coloni ebrei nella Cisgiordania occupata è in aumento. Gli aggressori si sentono incoraggiati dalle politiche del governo del primo ministro di destra Benjamin Netanyahu, il quale ha promosso una massiccia campagna di espansione degli insediamenti nel territorio. Le Nazioni Unite, che ai sensi del diritto internazionale considerano tali insediamenti illegali, hanno riferito che i coloni hanno intrappolato circa 15 palestinesi, tra cui due bambini all’interno delle loro abitazioni a Qusra, senza acqua corrente né elettricità. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver schierato forze nella zona nel tentativo di controllare i coloni e garantire la sicurezza dei residenti. Tuttavia, a 10 giorni dall’inizio dell’assedio, i coloni sono ancora all’esterno e le famiglie hanno ancora paura di uscire di casa. L’esercito in realtà protegge i coloni e vieta l’ingresso di cibo e acqua ai palestinesi assediati e ha bloccato il tentativo del comune di Qusra di ristabilire le condotte dell’acqua e la linea elettrica, sabotate dai coloni. In un primo momento, l’esercito aveva ordinato alle famiglie palestinesi di evacuare le loro casa, ma poi, dopo la protesta dell’ambasciata USA per la presenza di cittadini con nazionalità statunitense, ha ritirato l’ordine. Il cittadino palestinese e statunitense Luay Abu Rida, che è riuscito a raggiungere la propria abitazione ieri, di ritorno dagli Stati Uniti, accompagnato da una delegazione consolare USA, ha dichiarato “I coloni non dovrebbero essere qui”, la sua casa si trova in un’area che gli accordi di Oslo israelo-palestinesi degli anni ’90 hanno posto sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. Gli abitanti della città hanno riferito che il fratello e un nipote di Abu Rida, che si trovavano nella casa per proteggerla, dopo che i coloni l’avevano assediata sono rimasti senza acqua corrente né elettricità. SIRIA – Israele torna a minacciare Siria. Un bombardamento con 4 raid aerei sull’aeroporto militare di Abou Zohour, vicino ad Idlib, nel nord del paese al confine con la Turchia. Il governo di Damasco non si pronuncia, ma i media parlano di un attacco israeliano, per ridurre le capacità dell’aeronautica siriana, soprattutto dopo l’accordo con Russia sulla gestione delle basi militari nel nord del paese. L’attacco ha colpito le piste di atterraggio e decollo, senza causare vittime. YEMEN – È una guerra per procura. Il territorio del paese martoriato è il ‘terreno di prova’ dello scontro Teheran-Riad. Lunedì 17 agosto le Forze di Resistenza Nazionale yemenite, allineate al governo, hanno annunciato che il gruppo Houthi aveva lanciato cinque missili balistici verso lo Stretto di Bab al-Mandab, nel sud-ovest del Paese. L’esercito yemenita ha inoltre segnalato il lancio di due missili balistici da parte degli Houthi, diretti verso la città di Mocha, nel sud-ovest, e verso il Mar Rosso. Il portavoce militare del gruppo Ansar Allah (Houthi), Yahya Saree, ha riferito che una nave da sbarco militare saudita e quattro imbarcazioni militari di scorta sono state colpite da diversi missili balistici nel Mar Rosso, al largo della costa di Mocha. Invece le autorità saudite non hanno ancora rilasciato alcuna conferma. IRAN – Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington. Le farneticazioni di Trump non si fermano. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’Iran è lontano dalla conclusione dell’accordo che lui ritiene necessario: lasciando intendere che il suo Paese non intende prorogare il memorandum d’intesa, ha detto che gli iraniani “non vogliono arrendersi” e, ribadendo la possibilità di “dichiarare Hormuz territorio statunitense” e definendo l’idea “ottima”, ha affermato che gli Stati Uniti stanno rafforzando il controllo sullo Stretto di Hormuz attraverso un blocco navale. Negando l’esistenza di qualsiasi negoziato con Washington, il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha definito le dichiarazioni di Trump sui “colloqui segreti con le Guardie Rivoluzionarie” come “deliri derivanti dalla debolezza e dalla sconfitta in guerra”. E il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha affermato che il suo Paese è determinato a proseguire il processo per stabilire un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz con il Sultanato dell’Oman. ANBAMED
August 18, 2026
Pressenza
Giornalisti palestinesi uccisi a Gaza e minorenni israeliani arruolati nelle milizie di coloni
“L’immagine è presente, la penna è presente, la voce è presente e i volti sono presenti, nonostante tutte le perdite, il dolore e la stanchezza”: questo il testo del cartello che ieri i giornalisti hanno esposto dove un anno fa venivano assassinati Anas Al-Sharif, corrispondente di Al-Jazeera, i reporter Mohammed Al-Khalidi e Mohammed Qariqa e i cameramen Mohammed Noufal, Ibrahim Zahere e Mo’men Aliwa. Il 10 agosto 2025 un raid aereo israeliano ha bersagliato la tenda adibita a postazione stampa di fronte all’ospedale Al-Shifa di Gaza City, colpendo l’obiettivo mentre i sei giornalisti stavano svolgendo il proprio lavoro. Filmati d’archivio mostrano che il drone israeliano ha sparato il missile pochi istanti dopo che nella tenda erano rientrati Qariqa e Zahere, che avevano appena trasmesso una diretta a cui erano presenti anche Al-Sharif, Nawfal e Aliwa. Nato nel 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Anas al-Sharif è stato una delle figure di spicco del giornalismo palestinese a Gaza. Ha trasmesso immagini di bombardamenti, sfollamenti e fame da ospedali, strade e rifugi nonostante sapesse di essere nel ‘mirino’ dell’IDF, pubblicamente minacciato da alti ufficiali israeliani. Poco prima di venire assassinato aveva scritto: “Queste minacce sono continue e persistenti, compresi i tentativi di intimidamento da parte dell’esercito di occupazione per impedirmi di trasmettere queste immagini. Ma questo è il mio dovere, e sto diffondendo le immagini con la massima professionalità e credibilità”. Con bombardamenti mirati, dall’ottobre 2023 a oggi a Gaza Israele ha ucciso 262 giornalisti, per la maggior parte palestinesi. Di altri 3 non si sa più nulla da quando sono ‘spariti’, inghiottiti nei campi di concentramento israeliano nel deserto del Negev. E oggi, all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno demolito la casa del contadino palestinese Farouq Ramadan, ucciso nel suo terreno nei pressi del villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus, dove era stato attaccato dai coloni ebrei israeliani armati e, riuscito a strappare il mitra dalle mani di uno dei suoi aggressori, aveva colpito a morte due soldati intervenuti a supporto dei coloni. Questa sparatoria, in cui sono stati uccisi anche Farouq Ramadan e suoi 3 cugini, è stata oggetto di molte polemiche e uno scandaloso servizio del giornalista RAI Giovan Battista Brunori che mostrava l’attacco terroristico palestinese definendo i coloni armati degli ‘escursionisti’. Un nostro contatto a Tell ha riferito che prima delle squadre del genio militare sono intervenute le forze israeliane supportate da decine di veicoli militari. Le truppe hanno fatto irruzione nel villaggio e costretto decine di famiglie palestinesi ad evacuare le proprie abitazioni, quindi circondato l’area intorno alla costruzione, un edificio di tre piani, che hanno minato e fatto esplodere. GAZA – Saba Naeem Abdullah al-Hashash, tredicenne, è deceduta ieri a causa delle ferite riportate in seguito ai colpi di artiglieria israeliana nella zona di al-Mawasi, a Khan Younis. Diversi civili palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di artiglieria israeliana a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Nostri contatti locali hanno riferito che l’artiglieria israeliana ha bombardato diverse aree di Khan Younis, al-Bureij e Beit Lahia. Veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco anche nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Secondo i rapporti del ministero della sanità, il numero totale di palestinesi uccisi dall’11 ottobre, data dell’accordo di Sharm Sheikh, è salito a 1.259, con 4.139 feriti e 807 corpi recuperati da sotto le macerie. EMERGENZA UMANITARIA – Il sistema di trasporto e spedizione nella Striscia di Gaza è stato completamente paralizzato dalla distruzione, da parte di Israele, delle infrastrutture stradali e di stoccaggio, dagli attacchi contro gli autisti e dal blocco dell’ingresso di pezzi di ricambio. L’Organizzazione euro-mediterranea per i Diritti Umani, che ha sede a Ginevra, ha affermato che Israele sta attuando “una politica vendicativa volta a smantellare la catena di approvvigionamento, dal momento in cui anche le poche merci e aiuti che entrano attraverso i valichi non è possibile trasferirle all’interno per essere distribuite alla popolazione”. Prima dell’invasione israeliana, nella Striscia operava una flotta di circa 1.200 camion, che coprivano i bisogni della popolazione in termini di cibo, medicine, carburante, foraggio, materiali da costruzione e altri beni di prima necessità. Solo circa 400 camion sono sopravvissuti ai bombardamenti e alla distruzione israeliani, di cui circa 100 si sono guastati a causa dell’impedimento dell’ingresso di pezzi di ricambio, pneumatici, oli e batterie, così che il numero di camion attualmente operativi è solo di circa 300, ovvero il 25% della dimensione della flotta precedente. CISGIORDANIA – Ieri, lunedì 10 agosto, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti contro 25 palestinesi, tra cui nel governatorato di El-Khalil (Hebron) un giornalista del campo di Al-Fawwar, e in concomitanza alla dichiarazione del villaggio di Al-Taybeh “zona militare chiusa” hanno effettuato raid e demolito due case. Nostri contatti locali hanno riferito che a Taybeh i coloni insediati nei terreni della comunità di Ka’abneh hanno attaccato attivisti internazionali per la solidarietà e che venerdì il villaggio è stato anche teatro di un attacco da parte dei coloni contro i suoi abitanti. I palestinesi della zona vivono in uno stato di paura e apprensione, poiché la scena di giovani coloni che assaltano i loro villaggi, supportati dall’esercito, diventa sempre più frequente. Questa operazione sistematica mira a stringere la morsa intorno a loro e a costringerli ad abbandonare le loro terre, nell’ambito di una continua espansione degli insediamenti volta a modificare la composizione demografica della Cisgiordania, con una sostituzione etnica, cacciando i nativi. Un residente, che per timore di ritorsioni ha preferito rimanere anonimo, ha espresso il timore che “l’occupazione ci ucciderà o ci costringerà a lasciare le nostre case, come ha fatto con le nostre famiglie”, una scena che riflette la realtà quotidiana di paura e oppressione vissuta dai palestinesi nella zona. Il ruolo dei coloni è combinato con le attività militari, con l’obiettivo di deportare coercitivamente la popolazione nativa. I testimoni palestinesi intervistati hanno confermato che i coloni arrivano armati e scortati dall’esercito. Un’indagine ha rivelato una rete organizzata che persegue gli obiettivi degli insediamenti nella città di Deir Jarir e nelle aree circostanti a nord-est di Ramallah. MINORENNI ARRUOLATI NELLE MILIZIE DEI COLONI – Un rinomato leader, considerato il padre spirituale del movimento dei “giovani coloni delle colline” e risiede su una collina che domina migliaia di dunam, recluta minorenni per compiere atti di intimidazione che hanno costretto gli abitanti della città di Yanoun alla deportazione forzata. Per quanto riguarda la provenienza di questi ragazzi, un’inchiesta spiega che sono adolescenti “ribelli contro le loro famiglie” o “affetti da difficoltà di apprendimento”. Il Ministero dell’Istruzione israeliano ha istituito per loro un programma chiamato Terapia nella Natura, che prevede il loro impiego sulle montagne della Cisgiordania. In seguito, il Ministero della Difesa israeliano ha adottato un altro programma chiamato Forza del Cuore, che mira a valorizzare le potenzialità di questi ragazzi e a fornire loro supporto educativo e terapeutico, arruolandoli nelle milizie che attaccano i villaggi palestinesi. L’inchiesta documenta un addestramento militare estenuante dei minorenni tra le colline e le valli della Cisgiordania, comprese esercitazioni di attacco e controllo, guidate da un ufficiale dell’esercito israeliano che pubblica video, diffusi sui suoi profili personali, in cui appare in uniforme militare e si vanta apertamente, dalla cima delle colline, di ciò che sta facendo, invitando gli altri a non “perdere l’occasione” e a partecipare a “questa missione”. Le dichiarazioni di alcuni leader dei coloni confermano che stanno lavorando per preparare una generazione che “formerà un esercito più capace di controllare il territorio ed espellere chiunque non sia uno di loro”, rivelando una strategia a lungo termine volta a consolidare il controllo dei coloni attraverso successive generazioni di minori addestrati militarmente. Gli osservatori dei diritti umani sottolineano che questi programmi offrono protezione legale ai minorenni di fronte agli organismi internazionali, poiché la loro giovane età viene sfruttata come scudo per eludere le proprie responsabilità. Nel frattempo, l’intero sistema israeliano è responsabile dell’organizzazione e della direzione di questa violenza, ponendo questi ragazzi in prima linea negli attacchi contro i nativi palestinesi. ANBAMED
August 11, 2026
Pressenza
In Libano, a Gaza e in Cisgiordania, in Iran… e in Italia, Germania, Marocco e Spagna
Oggi, 4 agosto, è l’anniversario della strage del porto di Beirut, avvenuta nel 2020. Ieri in Libano sono continuati i sorvoli di droni di spionaggio sulla capitale e gli attacchi su città e villaggi, mentre a Gaza sotto il fuoco incessante veniva conclamata la carestia e in Cisgiordania proseguivano le annessioni. Intanto sull’Iran incombe l’ultimatum di Trump e in Marocco e Spagna, e in Germania e in Italia… BEIRUT, 4 AGOSTO 2020 – L’esplosione nel porto ha ucciso più di 220 persone e ferito oltre 6˙000. Le autorità ne hanno attribuito le cause a un incendio di origine sconosciuta e allo stoccaggio non sicuro di ingenti quantità di nitrato di ammonio. In seguito dalle indagini condotte dalle autorità giudiziarie è emerso che politici e funzionari a vari livelli erano a conoscenza dei pericoli derivanti dallo stoccaggio della sostanza, ma non avevano preso alcun provvedimento. Ma nessuno di loro è stato citato in giudizio, i politici si sono rifiutati di presentarsi ai magistrati per essere interrogati e ben due giudici sono stati rimossi dagli incarichi perché avevano emesso ordini di comparizione rivolti al primo ministro di allora e ad alcuni alti responsabili della sicurezza. ITALIA / ROMA – Il negoziato tra Libano e Israele si aggira attorno ad un equivoco. L’accordo quadro in realtà non definisce nulla dei punti contesi. Il governo libanese spera in un processo di continui ritiri israeliani dalle città e villaggi occupati, ma il governo Netanyahu condiziona altri ritiri all’accertamento che l’esercito libanese abbia disamato Hezbollah. E pretende di aver un ruolo nel determinare questo giudizio. Ad ogni caso, i politici israeliani sostengono ripetutamente che non si ritireranno mai dal sud Libano e permarrà una fascia di separazione di 10 km, sotto il loro controllo. Cioè tutto il sud Libano. “Il doppio di Gaza”, si era vantato il ministro della guerra israeliano Katz. Quell’area è stata completamente rasa al suolo. GERMANIA – Antisionismo non è antisemitismo: lo certifica un’alta corte regionale tedesca. Un tribunale regionale tedesco ha assolto un’utente di una piattaforma social che aveva pubblicato contenuti che paragonavano le operazioni di genocidio israeliano nella Striscia di Gaza alle pratiche del regime nazista. L’alta corte regionale ha sottolineato nella sentenza che tali confronti rientrano nel quadro della libertà di opinione e di espressione e non sono considerati un crimine punibile dalla legge. L’alta corte regionale della città di Zweibrücken, nello stato tedesco della Renania-Palatinato, ha annullato una precedente sentenza del tribunale di primo grado di Ludwigshafen che aveva condannato l’imputata per aver utilizzato simboli di organizzazioni che violano la costituzione, e le aveva inflitto una multa pari a 2˙400 euro. Secondo il merito della sentenza, i post contestati includevano immagini e simboli nazisti, inclusa la svastica, nonché materiali che paragonavano le politiche e le operazioni militari israeliane alle pratiche della Germania nazista, accompagnati da hashtag a sostegno dei palestinesi, tra cui #FREEPALESTINE e #GAZAUNDERATTACK. La corte ha confermato che lo scopo della pubblicazione di questi simboli non era quello di promuovere o far rivivere l’ideologia nazista, ma piuttosto di utilizzarli nel contesto di un’aspra critica politica alle azioni militari genocidarie israeliane, con una chiara e franca condanna del nazismo e dei suoi crimini. MAROCCO e SPAGNA – Oggi è il giorno del confronto online tra i ministri dell’Interno dell’UE. Vedremo come Piantedosi spiegherà lo sciacallaggio del governo Meloni, che ha cancellato gli accordi di Schengen, che non c’entrano nulla con Ceuta, semplicemente non applicato già da prima. Adesso si scopre che la polizia marocchina non solo ha chiuso un occhio sull’ondata di migranti in corsa verso Ceuta e Melilla. Diversi migranti lo hanno dichiarato alla stampa di Madrid. Non solo, i servizi spagnoli hanno rivelato che tra i migranti c’erano degli agenti marocchini che guidavano e indirizzavano la sommossa, una manovra politica che ha affiancato i trafficanti di esseri umani, che il governo di Rabat accusa senza specificare che cosa ha fatto per ridurre il loro ruolo, minimizzando sui numeri dei migranti e su quello delle vittime. Diventa sempre più chiaro il ruolo della monarchia nel piano Trump-Netanyahu contro la Spagna e il suo governo socialista, che ha sostenuto la causa palestinese e introdotto leggi di sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno: propaganda politica razzista sulla pelle delle vittime. IRAN – Un’altra notte è trascorsa senza bombardamenti Usa. Trump però torna alle minacce: “entro 24 ore, se non sarà aperto Hormuz, andremo a fare quello che doveva essere fatto da tempo”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, chiarendo che il suo Paese al momento non ha intenzione di ricevere alcuna delegazione e non sarà ospite di nessuno. Inoltre ha rivelato intensi contatti diplomatici con partner regionali e internazionali, tra cui Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Oman, e che una proposta iraniano-omanita per l’apertura di una nuova rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, a tutela degli interessi e della sovranità nazionale di entrambe le parti, è giunta alle fasi finali. GAZA – Fonti mediche hanno annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza iniziata nel 2023 è salito a 73˙375 morti e 174˙220 feriti. Ieri sera, due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano a sud-ovest di Gaza City. Nostri contatti in loco hanno riferito che un drone israeliano ha lanciato un missile contro un veicolo civile sulla strada costiera nel quartiere di Sheikh Ajlin, a sud-ovest di Gaza City, uccidendo due palestinesi e ferendone diversi altri, che sono stati trasportati all’ospedale al-Shifa. Intanto, lunedì 3 agosto Justin Brady, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei territori palestinesi, ha avvertito che Gaza sta affrontando un’emergenza alimentare che rischia di raggiungere la Fase 5 dell’Indice Internazionale di Sicurezza Alimentare (FISI), la fase che dichiara ufficialmente la carestia. Ha sottolineato che il 67% della popolazione della Striscia di Gaza soffre di insicurezza alimentare, mentre il 10% è sull’orlo della carestia. Durante una conferenza stampa a Ramallah, dove ha presentato i risultati dell’ultima valutazione della situazione alimentare nella Striscia di Gaza, Brady ha affermato che lo studio si basa su un lavoro tecnico che ha coinvolto oltre 60 esperti di 20 diverse organizzazioni. Ha incluso una valutazione scientifica del contesto circostante, insieme a indagini sul campo specificamente incentrate sulla sicurezza alimentare. Ha descritto i risultati come basati su una rigorosa metodologia scientifica. CISGIORDANIA – Fonti locali hanno riferito che gruppi organizzati di coloni, sotto la protezione dei soldati israeliani, hanno attaccato la città di Beita e appiccato il fuoco a terreni di proprietà palestinese nella zona di “Al-Hara’iq”, bruciando diversi alberi. In un altro attacco, i coloni hanno lanciato pietre e sparato proiettili contro veicoli palestinesi sulla strada di circonvallazione vicino al villaggio di Burin, a sud di Nablus, mettendo in pericolo la vita dei residenti palestinesi. I dati di fonte palestinese indicano un’escalation quantitativa e qualitativa nella portata delle violazioni israeliane in Cisgiordania, in particolare quelle perpetrate dai coloni, nell’ambito di un sistema unitario volto a smantellare la capacità dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre. Intanto tre rapporti ufficiali e un quarto rapporto di un ente per la difesa dei diritti umani, pubblicati dalla Commissione per la Resistenza al Muro, dal Ministero dei Beni Religiosi, dal Governatorato di Gerusalemme e dal Centro di Informazione Palestinese (un’organizzazione non governativa), documentano l’intera gamma delle violazioni, tra cui uccisioni, sfollamenti, molestie, distruzioni, espansione degli insediamenti e attacchi a luoghi sacri. Secondo il Centro d’Informazione Palestinese, nel mese di luglio 16 palestinesi sono stati uccisi e altri 237 feriti da colpi d’arma da fuoco e attacchi perpetrati dai coloni e dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Un rapporto del Governatorato di Gerusalemme ha indicato che tre palestinesi sono stati uccisi in città, mentre 15 sono rimasti feriti e 115 sono stati arrestati. Sono stati emessi diciassette ordini di espulsione, 11 dei quali vietavano ai palestinesi l’accesso al complesso della moschea di Al-Aqsa, mentre i restanti vietavano loro l’accesso ad altre zone di Gerusalemme. Secondo la Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, l’esercito israeliano e i coloni hanno compiuto 2˙256 attacchi contro cittadini palestinesi, le loro terre e le loro proprietà nel corso dell’ultimo mese, “a testimonianza della persistenza della violenza coloniale come politica sistematica quotidiana volta a colpire la presenza palestinese e la sua capacità di rimanere sulla propria terra”. ITALIA / BOLOGNA – È nato il gruppo PD Bologna per Gaza, costituito “per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale” e che, divulgando le notizie online, raccoglie informazioni su “i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”. Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah, a cui ANBAMED ha trasferito le donazioni raccolte da gennaio a maggio: 39˙291 € e cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione, di cui presto fornirà la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano), scusandosi per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. ANBAMED
August 4, 2026
Pressenza
Libertà per Abu Safiya e tutti i palestinesi illegalmente prigionieri di Israele
Inequivocabile condanna all’uso eccessivo delle misure detenzione amministrativa è stata espressa il 19 luglio nella dichiarazione congiunta rilasciata da 12 missioni diplomatiche. Il testo è firmato dalle rappresentanze di Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unitoe dell’Unione Europea. Si nota l’assenza dell’Italia. Subito dopo la divulgazione della notizia, l’account X del Consolato inglese in Israele è stato bloccato. Nella dichiarazione, in cui è esplicitamente affermato “Attualmente più di 9.000 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui migliaia senza accusa né processo“, è espressa preoccupazione per le condizioni di detenzione di Abu Safiya. Ricordiamo che, durante la recente visita dei suoi avvocati, il dottor Hussam Abu Safieh ha riferito: “Sono stato picchiato di nuovo dalle guardie carcerarie, dopo la precedente visita, riportando una ferita a un dito, perdendo del sangue. Fate tutto il possibile per farmi uscire di qui. Sono detenuto in isolamento nel carcere sotterraneo di “Rakeft”, in condizioni di detenzione disumane”. Per chiedere il rilascio del dr. Abu Safiya vengono svolte numerose iniziative:   venerdì 17 luglio la Rete internazionale ebraica anti-sionista ha organizzato un presidio davanti all’ambasciata israeliana a Londra e Michele Serra ha lanciato un appello dalla sua rubrica “L’Amaca”. Inoltre si può firmare la petizione di Amnesty International. Dall’avvio della campagna Digiuno per Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed, sono trascorsi un anno intero, due mesi e 6 giorni e oggi, martedì 21 luglio 2026, alla giornata di digiuno aderiscono i seguenti digiunatori: clicca per leggere i nominativi. Ieri Al-Najdah ha iniziato la distribuzione delle rette nella città di Gaza e nel nord della Striscia. È stato stampato un opuscolo di disegni spedito da due affidatari, Alessandra e Filippo, per il compleanno della bimba adottata a distanza. L’opuscolo è stato distribuito a tutti i bimbi e le bimbe insieme a una scatola di matite colorate, per applicarsi in un momento di evasione e educazione artistica. La settimana scorsa nel centro della Striscia di Gaza e dall’11 luglio a Khan Younis aveva distribuito le quote di sostegno assegnate alle famiglie dei bambini adottati tramite Anbamed e ACM. Genocidio a Gaza Stamattina, l’esercito israeliano ha ucciso una coppia e i loro quattro figli minori (di 12, 11, 9 e 5 anni), bombardando la loro abitazione con un drone a Gaza City. Nell’attacco sono morti tutti e sei i membri della famiglia Al Masri: Firas (padre) e Salsabil (madre), entrambi trentatreenni; Amira (5 anni), Salma (9), Ferial (11) e Naim (12). Secondo fonti mediche, otto palestinesi sono stati uccisi e oltre venti feriti dalle forze di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza durante la giornata di ieri, lunedì. Gli attacchi hanno interessato diverse aree, dal nord al sud della Striscia. Una fonte dell’ospedale Al-Shifa ha riferito che tre palestinesi, tra cui due donne, sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano sul campo profughi di Jabalia. In precedenza, un raid aereo israeliano aveva colpito un veicolo nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud di Gaza, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre. I feriti sono stati inizialmente trasportati all’ospedale da campo britannico, per poi essere trasferiti in altri ospedali a causa dell’elevato numero di vittime. Nostri contatti hanno riferito che un attacco in via Al-Jalaa a Gaza City ha causato diversi feriti. Hanno osservato che, secondo le équipe mediche dell’ospedale Al-Saraya della Mezzaluna Rossa Palestinese e dell’ospedale Al-Shifa, i bambini e le donne sono stati i più colpiti dall’attacco. L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa ha riferito che un uomo palestinese è stato ucciso quando un drone israeliano ha colpito una bicicletta in via Salah al-Din, nel centro di Gaza. Un altro raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo civile in via Al-Jalaa, una delle arterie più trafficate della città, provocando diversi feriti. Il veicolo è stato completamente avvolto dalle fiamme. Le ambulanze che si sono precipitate sul posto per trasportare i feriti, sono state prese di mira da un secondo attacco. È la tecnica del doppio attacco per uccidere anche soccorritori. A Gaza non c’è nessun Cessate il fuoco. Cisgiordania All’alba di oggi, martedì, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ariha (Gerico), in Palestina. Ieri, diverse aree della Cisgiordania sono state teatro di una serie di movimenti militari israeliani e attacchi da parte dei coloni, in un contesto di crescente tensione per la sicurezza in diverse città e villaggi palestinesi. Nella città di al-Bireh, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione e si sono schierate in diversi quartieri della città. Nel villaggio di Kisan, a est di Betlemme, le forze di occupazione hanno condotto un’incursione, perquisendo diverse abitazioni e arrestando cinque palestinesi, tra cui due bambini. Nei pressi del villaggio di Al-Lubban ash-Sharqiya, a sud di Nablus, nostri contatti ci hanno riferito che i coloni hanno intercettato un camion per il trasporto di acque reflue e ne hanno arrestato l’autista. Durante gli scontri che ne sono seguiti, prima dell’arrivo delle forze di occupazione israeliane, sono stati fermati anche più di dieci giovani. Le fonti hanno indicato che l’esercito israeliano ha trattenuto diversi di questi giovani per ore dopo il suo intervento nella zona. Nessuno degli aggressori coloni ebrei israeliani è stato fermato. Le forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah, hanno compiuto rastrellamenti perquisendo diverse abitazioni e sequestrando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Questi sviluppi si sono verificati nel contesto delle continue incursioni israeliane nelle città e nei villaggi della Cisgiordania, unitamente alle crescenti denunce palestinesi di attacchi da parte dei coloni contro i nativi e le loro proprietà, incursioni che stanno ulteriormente esacerbando le tensioni in tutta la Palestina occupata. Libano Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato l’avvio di “operazioni pilota” in tre città del Libano, in attuazione degli accordi raggiunti tra Beirut e Tel Aviv mediato da Washington. Le città interessate sono Frun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya, ma non sono tutte sotto occupazione militare degli invasori. L’attuazione dell’accordo è inoltre legata all’assunzione da parte dell’esercito libanese della piena responsabilità della sicurezza in tali aree, nonché al disarmo dei gruppi armati, un chiaro riferimento a Hezbollah. Tuttavia, l’accordo annunciato non include una tempistica specifica per il completamento del ritiro israeliano. L’esercito israeliano ha dichiarato che il ritiro comincerà quando sarà neutralizzato il pericolo. L’esercito israeliano insieme a quello libanese e a militari Usa sorveglierà le operazioni future in queste tre zone. “agiremo con fermezza contro qualsiasi violazione”. Infatti, Israele non ha cessato gli attacchi con artiglieri e con droni contro diverse città e villaggi libanesi, oltre al proseguimento delle demolizioni di case a Kafr Tebnit. Nella provincia di Sour (Tiro), droni israeliani hanno bombardato la cittadina di Al-Mansouri e sulla capitale Beirut è stato registrato il volo di ricognizione di droni israeliani. La poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994, un cui verso recita “questo popolo ha sette anime, ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”, nel 1977 è stato interpretato da Demetrio Stratos con Giulio Stocchi e Gaetano Liguori. ANBAMED
July 21, 2026
Pressenza
Palestina, la terra invisibile
I mutilatini di Gaza Un giovane palestinese di 21 anni è stato assassinato e altri due sono rimasti feriti ieri, sabato, in un raid effettuato da un drone israeliano su un veicolo civile in Al-Rashid Street, a ovest del campo profughi di Nuseirat. Il drone ha preso di mira il veicolo civile con diversi missili, poi ha inseguito, e colpito a mitragliate, le persone a bordo mentre cercavano di allontanarsi verso la riva del mare. Nella Striscia di Gaza meridionale, l’ospedale Nasser ha annunciato la morte di un palestinese, deceduto a causa delle ferite riportate in un precedente raid israeliano contro le tende degli sfollati nella zona di Al-Mawasi. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco. Sabato, associazioni della società civile di Gaza hanno organizzato un evento in onore dei bambini che hanno perso un arto a causa della guerra, con l’obiettivo di risollevare il loro morale e richiamare l’attenzione sulla loro difficile situazione umanitaria. Sono stati lanciati appelli per la fornitura di cure mediche, protesi e per garantire loro la possibilità di viaggiare per ricevere ulteriori cure all’estero. Uno degli organizzatori dell’evento, svoltosi nel campo profughi di Bureij, ha sottolineato la necessità di sostenere i piccoli e di fornire loro assistenza psicologica, morale e materiale, data quella che ha definito la grave carenza della comunità internazionale e delle organizzazioni internazionali nel soddisfare i loro bisogni medici. Un altro partecipante ha rivolto un messaggio alla comunità internazionale, esortandola a prestare maggiore attenzione ai feriti, in particolare agli amputati, sottolineando che i loro bisogni primari includono cure mediche, possibilità di viaggiare e la fornitura di protesi. Una madre di un bambino che ha perse le due gambe, ha affermato che “nonostante le ferite, rimaniamo determinati e ambiziosi, impegnandoci a continuare a vivere e a realizzare i sogni dei nostri bambini”. Ha considerato il riconoscimento ricevuto in questo evento come un messaggio che dimostra che c’è ancora qualcuno che si ricorda di loro e si preoccupa della loro causa, il che dà loro il sostegno morale per perseverare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi 42.000 persone a Gaza hanno subito lesioni permanenti a causa della guerra. Un quarto dei feriti è un bambino. L’UNRWA ha pubblicato un rapporto secondo il quale, “Gaza ha ora la più grande popolazione di bambini amputati nella storia moderna”. Con il sistema sanitario al collasso durante la guerra, coloro che hanno subito gravi lesioni faticano ad accedere alle cure e alla riabilitazione necessarie per ricostruire le proprie vite. La democrazia dell’apartheid Oggi, domenica, sette palestinesi sono rimasti feriti, contusi e soffocati in seguito ad un attacco effettuato dai coloni ebrei israeliani in Cisgiordania contro il villaggio di Huwwara a Masafer Yatta, a sud di Hebron. I feriti sono un anziano, 4 donne e 2 bambini che si trovavano nel loro terreno agricolo adiacente la loro casa. Terreno e casa fanno gola ai colonialisti che se ne vogliono impossessare cacciando gli abitanti nativi. L’esercito di occupazione israeliano è intervenuto ed ha arrestato non gli aggressori ma i tre uomini palestinesi aggrediti sulla loro terra. È la democrazia del’Apartheid. Anche l’amministrazione militare israeliana della Cisgiordania si adopera alacremente nel furto di terre palestinesi. Nel 2026, sono state emesse 49 ordinanze militari che limitano l’accesso dei proprietari palestinesi ai loro appezzamenti. Con questi ordini sono stati sottratti di fatto ai palestinesi 2093 donum. La distribuzione geografica di questi terreni dimostra la loro contiguità a colonie ebraiche. Una sottrazione di terreni palestinesi che servirà all’allargamento di queste colonie oppure per la costruzione di strade di collegamento segregazioniste con il territorio israeliano. Il garbuglio elettorale Le elezioni politiche palestinesi sono condizionate dalle decisioni del governo di Tel Aviv in merito al voto a Gerusalemme est occupata. Nel 2019, Abbas ha rinviato le elezioni con il pretesto della mancata partecipazione degli elettori palestinesi di Gerusalemme, impedita dal governo israeliano. Analisti palestinesi e arabi sostengono che le pressioni internazionali (Usa e UE) per il rinnovamento dell’ANP e per addomesticarla sono tali che questa volta il presidente palestinese non avrà la possibilità di rinviare le elezioni con quel pretesto. Infatti egli si è limitato a indire le sole elezioni legislative e ha escluso quelle presidenziali. Malgrado la modifica unilaterale della legge elettorale e le norme di esclusione ivi previste, tutte le organizzazioni palestinesi hanno deciso di partecipare al voto. Al-Fatah è divisa in tre tronconi e non sembra vi siano possibilità di unificarli in un’unica lista. La stampa israeliana rincara la dose della discordia e parla di una legge elettorale, approvata con un decreto di Abbas, che tra le righe chiude le porte alla candidatura di Marwan Barghouti. “Si prevede la presenza fisica del candidato alla presentazione della domanda”, ma il Mandela palestinese è dietro le sbarre in un carcere israeliano. Abu Safiya sia liberato Mentre prosegue l’occupazione del Sud del Libano e la guerra contro l’Iran, il mondo si attiva per la liberazione di Abu Safiya. Oggi pomeriggio, il webinar di Doctors Against Genocide affronterà la campagna per la liberazione del dr Abu Safiya e come svilupparla per aumentare le pressioni sul governo Netanyahu e smuovere le diplomazie inette. Questo il link a Zoom per partecipare Iscrizione al Webinar – Zoom domenica a mezzogiorno L’associazione IJAN (International Jewish Anti-zionist Network) di Londra ha organizzato il 10 luglio un presidio davanti all’ambasciata israeliana, per chiedere la liberazione del dr. Abu Safiya. Amnesty International ha dichiarato che le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente il pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto arbitrariamente, alla luce delle informazioni riferite dal suo avvocato dopo una visita in carcere, secondo le quali la sua vita è in imminente pericolo a causa delle torture e dei maltrattamenti cui è stato sottoposto durante la detenzione. Per firmare la petizione: Il medico palestinese Hussam Abu Safiya è in grave pericolo di vita – Amnesty International Italia Il 15 luglio: l’Ora della Solidarietà Globale. Un’ora a mezzogiorno (ora locale), ovunque voi siate, per chiedere la liberazione di tutti gli ostaggi palestinesi, a partire dagli operatori sanitari. Appello in solidarietà con il dr Hussam abu Safiya da Doctors Against Genocide.         ANBAMED
July 12, 2026
Pressenza
Fu Cong: Israele deve smettere. Il rapporto di B’Tselem sull’infanticidio in Cisgiordania
Il rappresentante della Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dichiarato: “Il cessate il fuoco a Gaza non è ancora entrato in vigore e ogni giorno vengono uccisi dei bambini. Israele deve cessare immediatamente il fuoco a Gaza e rispettare il diritto internazionale. L’attività di insediamento in Cisgiordania deve cessare e non può esserci soluzione senza la creazione di uno Stato palestinese”. Al 260° giorno dalla proclamazione dell’accordo per la cessazione dei combattimenti nella Striscia di Gaza, * le violazioni israeliane sono sono state 3.465 * 1.045 persone sono state uccise a causa delle violazioni israeliane e degli attacchi in corso * 3.380 persone sono state ferite a seguito degli attacchi israeliani * 113 persone sono state arrestate e sono tuttora detenute * sono entrati solo 55.539 dei previsti 156.000 camion, con un tasso di conformità di appena il 36% * per i trasferimenti all’estero di malati necessitanti cure, su 21.800 che, in base all’accordo, avrebbero dovuto attraversare il confine al valico di Rafah, l’occupazione israeliana ha permesso il passaggio di soli 8.016 viaggiatori,  con un tasso di conformità di appena il 36%. In un rapporto pubblicato ieri, l’associazione per i diritti umani israeliana B’Tselem riferisce: > Israele ha ucciso 54 bambini e adolescenti in Cisgiordania lo scorso anno, il > numero più alto dal 1967. > > Israele ha ucciso 1.086 palestinesi in Cisgiordania, tra cui 241 bambini e > adolescenti dall’ottobre 2023. > > L’uccisione senza precedenti di bambini e adolescenti palestinesi in > Cisgiordania è il risultato di una più ampia politica israeliana che consente > di uccidere impunemente. > > Le forze israeliane hanno impedito e ostacolato l’accesso delle squadre > mediche ai palestinesi in circa un quarto dei casi in cui bambini e > adolescenti sono stati uccisi mentre erano feriti. > > Le autorità israeliane stanno trattenendo i corpi di 18 dei 54 bambini e > adolescenti uccisi durante il 2025. Nostri contatti a Gaza hanno riferito che ieri sono arrivati negli ospedali di Gaza 8 morti, tra cui due bambini e oltre 40 feriti, vittime dei raid aerei israeliani sulla Striscia. Un bambino è morto in seguito al bombardamento di terreni e tende di sfollati da parte di aerei da guerra israeliani nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Un aereo da guerra israeliano ha effettuato un raid aereo nei pressi della zona di Al-Sudaniyya, a nord-ovest di Gaza City. Due morti e diversi feriti in un bombardamento israeliano contro un gruppo di palestinesi vicino all’incrocio di Al-Nas ad Al-Mawasi, Khan Younis. In un altro bombardamento è stato ucciso Salim al-Ashqar. È stato colpito dal fuoco israeliano nella città di al-Qarara, a nord-ovest di Khan Younis. Il corteo funebre per la martire tredicenne Eileen al-Farra si è svolto presso il complesso medico Nasser a Khan Younis. È morta a causa delle ferite riportate dopo essere stata colpita da una scheggia di un proiettile israeliano all’interno della sua tenda vicino alla rotonda di Abu Hamid, nel centro della città. I bombardamenti di artiglieria, a intermittenza, hanno preso di mira le aree orientali di al-Qarara, a nord-est di Khan Younis. I nomi dei tre martiri uccisi nel raid aereo israeliano che ha colpito Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, sono: Ali Fayez Asbitan, Hassan Salman al-Hanajra e il bambino di 8 anni Malik Wael Abu Shawish. In Cisgiordania i soldati israeliani di occupazione hanno una licenza di uccidere con una completa impunità. Un ragazzo di 15 anni, Amir Ahmad Jaber, è stato colpito a morte dalle pallottole israeliane durante l’invasione delle truppe nel quartiere Umm Al-Sharayet, nella città di el-Bira. Come al solito i criminali ufficiali dell’esercito di occupazione hanno impedito i soccorsi, fino all’accertamento del decesso. Nel Libano meridionale stamattina l’esercito israeliano ha condotto una massiccia operazione di bombardamento nella città di Haddatha. Aerei da guerra israeliani hanno lanciato un attacco aereo nell’area compresa tra le città di Qantara e Deir Siryan. L’esercito israeliano ha effettuato vaste operazioni di demolizione in diverse zone del Libano meridionale. I media di Tel Aviv continuano a parlare dei tre villaggi “zone sperimentali” dalle quali l’esercito di occupazione si sarebbe ritirato per lasciare entrare l’esercito libanese e provvedere al disarmo di Hezbollah. È falso. Le tre cittadine indicate non sono occupate dall’esercito israeliano. Il ministro della guerra israeliano, Katz, ha ripetutamente sottolineato che l’esercito israeliano non si ritirerà dal Libano e l’accordo di Washington è chiaro su questo punto: “Rimarremo lì fino al disarmo dell’ultimo fucile nelle mani di Hezbollah. Non solo, ma abbiamo allargato la ‘linea gialla’, che rappresenterà una striscia di sicurezza per noi”. Non si placa il dibattito politico in Libano, dopo la firma dell’accordo vergogna a Washington. Un deputato del movimento Amal è arrivato a definire la firma di quell’accordo un tradimento della sovranità del Paese ed una sottomissione alla tutela Usa e israeliana. Nel secondo giorno di relativa calma, la guerra in Iran prosegue per il momento soltanto a livello di comunicati. A Doha si dovrebbero riunire delegazioni di Teheran e Washington, ma le comunicazioni delle due parti non coincidono. La propaganda di Trump parla di negoziato sul nucleare iraniano, invece da Teheran dicono che si tratterebbe di un incontro tecnico sull’applicazione delle clausole sulla fine delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane e sul congelamento dei fondi iraniani. Il traffico nello Stretto di Hormuz continua, anche se si è leggermente attenuato: 18 navi lo hanno attraversato di fronte alle 28 prima dell’ultima fiammata di bombe e missili. A Muscat si stanno tenendo trattative tra l’Oman e l’Iran per il regolamento del traffico marittimo nello Stretto, dopo la fine del periodo sperimentale di 60 giorni previsto dall’accordo quadro Iran-USA. Un’ulteriore polemica è nata tra Teheran e Parigi, dopo le dichiarazioni di Macron sul ruolo francese nello sminamento dello Stretto. Il vice ministro degli esteri iraniano ha rilasciato una dichiarazione di fuoco: “La presenza di unità militari europee nella regione è un’altra dichiarazione di guerra. Non serve versare altra benzina sul fuoco. Lo sminamento dello Stretto è soltanto competenza nostra”. ANBAMED
June 30, 2026
Pressenza
Chiesta l’espulsione dell’Associazione Medica Israeliana dall’Associazione Medica Mondiale
La rivista medica The Lancet ha pubblicato la notizia che all’assemblea generale dell’Associazione Medica Mondiale (WMA) che si terrà a ottobre verrà presentata una mozione per l’espulsione dell’Associazione Medica Israeliana (IMA). La richiesta è sostenuta dai firmatari della petizione, che ritengono l’IMA non più ammissibile nell’associazione mondiale a causa della sua mancata condanna del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi e il collasso del sistema sanitario di Gaza verrà presentata. Tra le nefandezze della sanità israeliana ricordiamo che: * 100 medici israeliani avevano pubblicato una lettera chiedendo all’esercito israeliano di bombardare e distruggere l’ospedale Shifa a Gaza! * i medici israeliani hanno preso parte attiva al genocidio! * i medici israeliani hanno fortemente incoraggiato i bombardamenti e la distruzione degli ospedali di Gaza, nonché l’uccisione di massa di migliaia di pazienti! * i medici israeliani hanno torturato gli ostaggi palestinesi a Sde Teiman, hanno mandato dei tirocinanti a condurre esperimenti su di loro, li hanno operati senza anestesia e hanno negato loro medicine e cure! A Londra gli attivisti sostenitori della Palestina hanno interrotto un’asta per la vendita di immobili negli insediamenti ebraici in Cisgiordania e Gerusalemme. Circa un migliaio di persone hanno partecipato a proteste fuori da una mostra allestita all’interno di una sinagoga nel nord-ovest di Londra volta a promuovere proprietà negli insediamenti costruiti su territori palestinesi occupati. La polizia ha arrestato 14 persone durante le manifestazioni. Amnesty International e circa 100 parlamentari britannici avevano precedentemente chiesto la cancellazione della mostra, sostenendo che violasse il diritto internazionale. In un nuovo rapporto, l’organizzazione benefica britannica Oxfam ha accusato gli uomini più ricchi del mondo e le compagnie energetiche globali di aver tratto enormi profitti finanziari, stimati in circa 300 milioni di dollari al giorno, dallo scoppio delle aggressioni di Stati Uniti e Israele contro Iran, alla fine di febbraio. L’organizzazione ha inoltre messo in guardia, in occasione del vertice del G7 a Evian, in Francia, contro il crescente divario di disuguaglianza sociale a livello globale. Dichiarazioni bellicose si aggiungono alle divergenze nelle due narrazioni statunitense e iraniana sul contenuto dell’accordo per la pace tra USA e Iran. Tutt’e due le parti si dichiarano vincenti. Il vice Usa, Vance, ha detto in un’intervista tv: “Molti dettagli relativi all’accordo necessitano ancora di chiarimenti. Vedremo se Teheran sarà disposta a fare delle concessioni. Altrimenti riprendiamo da capo”. L’esercito iraniano ha dichiarato che avrebbe sostenuto qualsiasi accordo a tutela degli interessi dell’Iran e che il rispetto degli impegni da parte del nemico richiede una dimostrazione di forza. Di fatto è già operativo lo sblocco dei porti iraniani e le prime navi petroliere attraversano lo stretto, sotto la guida delle motovedette iraniane, per evitare le mine. La stampa di Teheran sottolinea questo aspetto come una vittoria dei negoziatori iraniani. Da parte sua, il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, è un punto non negoziabile del memorandum d’intesa. In Libano continua l’offensiva militare israeliana. Gli attacchi su Sour e Nabatyieh trovano una forte resistenza che la stessa stampa di Tel Aviv riconosce come una trappola per i soldati occupanti: “I nostri soldati sono sotto l’attacco dei droni di Hezbollah e gli insediamenti del nord non sono immuni da lanci di missili”, si lamentano occupando e invadendo. Il criminale Netanyahu vuole sottrarsi alla tutela di Trump: “L’accordo con l’Iran è stato fatto da Trump, ed è stata una sua decisione. Noi abbiamo i nostri interessi. Rimarremo nella zona cuscinetto di sicurezza in Libano”, ha dichiarato in conferenza stampa. È la politica di espansionismo nel nome del vittimismo, tipica degli israeliani di ogni governo. La presidenza libanese ha dichiarato che il presidente Aoun, in una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano, Araqchi, ha sottolineato che la stabilità, la sicurezza e la sovranità del Libano sono una priorità nazionale. Hezbollah ha annunciato di aver colpito con razzi e mortai una forza israeliana nei pressi del valico di Kfar Tebnit. Il Ministero della Salute libanese ha comunicato che il numero delle vittime dell’aggressione israeliana contro il Libano, iniziata il 2 marzo, è salito a 3.798 deceduti e 11.781 feriti. Il Centro di informazione per i diritti umani a Gerusalemme ha dichiarato in un comunicato che 397 coloni ebrei israeliani hanno fatto irruzione nella moschea di Al-Aqsa durante le incursioni mattutine e serali, mentre il governatorato di Gerusalemme ha affermato che gli intrusi hanno compiuto rituali talmudici durante l’incursione. L’intrusione è stata protetta dalle forze di occupazione. Nello stesso tempo, le forze di occupazione hanno arrestato il custode della moschea, Hamza El-Nebaly, senza motivo apparente e non si conosce la sua sorte a 24 ore dall’accaduto. Nella cittadina di Selwan, a sud della moschea di al-Aqsa, le forze di occupazione hanno confiscato un terreno della chiesa armena. Il terreno è stato circondato da filo spinato e custodito da un posto di blocco. Le forze di occupazione e i coloni hanno installato case mobili nell’area di Jabal al-Rahma vicino alla colonia di Tel Rumeida, “Ramat Yishai”, costruite su terre e proprietà dei cittadini palestinesi nella città di El-Khalil (Hebron), per espandere la colonizzazione ebraica nel centro della città. Il movimento coloniale intende estendere il controllo su più terre nell’area, utilizzando diversi mezzi. Vaste aree del centro della città, infatti, sono soggette a confische o sono soggette a rigide misure di sicurezza, per allontanare i cittadini palestinesi da esse. Va ricordato che l’anno scorso i coloni, protetti dai soldati di occupazione, hanno installato due case mobili nella stessa area vicino alla Moschea Al-Rayyan nel centro della città. A Gaza l’infermiere Mohammed al-Habil e suo figlio Musa sono stati uccisi da un missile israeliano mentre si trovavano sul tetto della loro casa a raccogliere acqua nella zona di Abu Iskandar, nel quartiere di Sheikh Radwan, nel nord di Gaza. Ieri sera fonti degli ospedali di Gaza hanno confermato ad Anbamed che cinque palestinesi, tra cui due bambini e una donna, sono stati uccisi dai colpi israeliani. Israele non colpisce i bambini gazawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese. ANBAMED
June 16, 2026
Pressenza
Non restiamo a guardare…
Essere bambini a Gaza Il lavoro minorile a Gaza sta cancellando i sogni dei bambini di ricevere un’istruzione e costruirsi un futuro e soprattutto toglie loro la dimensione del gioco e del divertimento, con effetti psicologici non indifferenti. Il 12 giugno era la “Giornata mondiale contro il lavoro minorile”, istituita dall’Organizzazione internazionale del lavoro nel 2002. Come in tutte le invasioni straniere e le guerre di genocidio a pagare il prezzo più alto sono i bambini. La stampa palestinese racconta storie che strappano il cuore. Come quella di Malek, 10 anni, che ha trasformato una carrozzella per disabili in un carretto per il trasporto della spesa dal mercato alle tende degli acquirenti. “Sognavo di fare il medico dentista, ma il progetto è stato rinviato a causa di questa maledetta guerra. Guadagno 15 shekel (5 dollari) al giorno, lavorando da mattina a sera, per garantire qualcosa da mangiare alla mamma e ai tre fratellini piccoli”. Nour (13 anni) sognava di diventare dottoressa, “per curare i malati”. L’aggressione israeliana l’ha costretta invece ad abbandonare gli studi e passare le sue giornate dietro un lenzuolo dove ha esposte le sue mercanzie in un mercatino improvvisato a Deir Balah, dove è stata costretta a sfollare insieme alla sua famiglia. La guerra ha privato lei e tutti gli altri bambini di Gaza del diritto all’istruzione e al gioco, e sono diventati la fascia di popolazione più colpita dalle sue ripercussioni senza precedenti. La guerra genocidaria israeliana a Gaza ha causato 64.616 orfani e orfane, molti tra di loro di tutt’e due i genitori, addossando su molti di loro la responsabilità di accudire i fratelli e sorelle minori, costretti a diventare adulti prima del tempo. La storia di Sarah Rajab, una bambina di Gaza e di una famiglia annientata Israele non colpisce i bambini gazawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese. Genocidio a Gaza Una fonte dell’ospedale Al-Awda ci ha informato che un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani contro il campo profughi di Al-Bureij, nella Striscia di Gaza centrale. L’ospedale Nasser ha informato in un comunicato che due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Una persona ferita è giunta all’ospedale Al-Ma’madani dopo che le forze israeliane hanno preso di mira un gruppo di civili nel quartiere di Al-Tuffah, a est di Gaza City. Veicoli militari israeliani hanno oltrepassato la “linea gialla” presso la rotonda di Bani Suheila, a est di Khan Younis, e hanno sparato contro le persone accampate nelle tende di plastica e listelli di legno. Secondo le statistiche del ministero della sanità di Gaza il numero delle vittime dell’invasione israeliana, fino a mezzogiorno di ieri 13 giugno, è stato di 2.993 uccisi e 173.230 feriti. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco. Pulizia etnica in Cisgiordania Le aggressioni dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione palestinese autoctona sono sempre più feroci e mirano alla deportazione coercitiva. Un gruppo consistente di loro ha appiccato, ieri, un vasto incendio vicino all’impianto di depurazione delle acque reflue occidentale, a ovest di Deir Sharaf, sulla strada Nablus-Tulkarm. Obiettivo è quello di rendere la vita difficile alla popolazione di due città tra le più abitate in Cisgiordania. Sabato sera, un altro gruppo di coloni ha bruciato terreni e quattro veicoli e danneggiato diverse case nel villaggio di Jit, a est di Qalqilya. Un altro attacco è stato messo in campo ad est di Ramallah. Nella provincia di Betlemme, i coloni hanno rubato i tubi di irrigazione in vaste aree agricole palestinesi. Sono azioni studiate a tavolino con governo e esercito, perché i soldati hanno sempre accompagnato le orde di coloni per proteggerli in caso di resistenza dei palestinesi con lancio di pietre. Oltre agli attacchi dei coloni vanno registrate anche le irruzioni dei soldati nelle città e villaggi palestinesi occupati. Nella giornata di ieri, sabato, Wafa ha elencato 29 incursioni militari contro civili disarmati, con distruzioni nelle città e nelle proprietà private, confische di terreni e ordine di demolizione case. Era il Paese dei cedri Mentre le trattative in Pakistan tra Washington e Teheran annunciano che l’accordo comprende il ritiro dell’esercito di occupazione israeliano dal Libano, i criminali generali di Tel Aviv dichiarano che è fondamentale per le operazioni in corso la conquista di Nabatyieh. L’esercito libanese ha evacuato le sue posizioni nella cittadina di Kafr Tebnit e si è ritirato da Nabatyieh verso nord. Le forze della resistenza hanno compiuto in zona 22 operazioni, che hanno costretto gli invasori a retrocedere dai loro piani. La stampa israeliana parla di molte perdite nella battaglia per la conquista di Kafr Tebnit, che si è conclusa con il ritiro dal campo di battaglia. La vendetta degli occupanti non si è fatta attendere con i bombardamenti intensi contro la popolazione civile su tutti i villaggi della zona limitrofe. In un solo bombardamento ci sono stati 5 civili uccisi e 11 feriti, secondo il ministero della sanità. Il rapporto del ministero della sanità di Beirut informa che il totale delle vittime dell’aggressione israeliana ha raggiunto 3.756 uccisi e 11.632 feriti. Guerra in Iran L’accordo è imminente. Trump dice che avverrà entro la giornata di oggi a Ginevra, ma da Teheran frenano. La mediazione di Islamabad ha escogitato la firma elettronica in una cerimonia digitale e distanza. I 14 punti che ha citato il ministro degli esteri iraniano Araqchi ci sono tutti, ma bisogna guardare i termini usati nel testo da firmare. Il primo risultato sarà la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco dei porti iraniani. Il presidente Pezeshkian ha dichiarato che il suo paese “ha resistito all’aggressione statunitense-sionista ed ha vinto. Diffenderemo la nostra indipendenza e i nostri diritti”. Canta vittoria anche Trump: “Se non applicano i punti dell’accordo, torneremo a mezzi più efficaci”, ha tuonato per galvanizzare i suoi fans. Nell’angolo è rimasto il criminale di guerra ricercato, Netanyahu. E nelle diplomazie mediorientali molti temono una sua pazzia, che metta in pericolo tutta la regione. I suoi ministri estremisti rivendicano che Beirut sia bombardata subito, per scompaginare il piano dell’alleato Trump. Premio ai giornalisti di Gaza L’Associazione mondiale dei giornali e degli editori di notizie ha annunciato che assegnerà il premio Golden Pen of Freedom 2026 a fotografi e videomaker gazawi che collaboravano con le tre principali agenzie di stampa mondiali. Questo prestigioso premio internazionale riconosce coloro che hanno documentato le fasi della guerra genocidaria in corso da parte di Israele, rischiando la propria vita per trasmettere la verità al mondo, visto il sistematico divieto imposto dall’occupazione ai giornalisti stranieri. La cerimonia di premiazione si terrà lunedì prossimo a Marsiglia, a margine del 77° Congresso Mondiale dei Media. I giornalisti palestinesi che rappresenteranno i loro colleghi sul campo sono: i fotografi Mohammed Salem, Fatima Shubeir e Mohammed Al-Baba. Sono stati scelti per ritirare il premio a nome di tutti i loro colleghi di Gaza. Palestina Anima Mundi Il 19 giugno, più di cento piazze italiane, in solidarietà con la Palestina e con il diritto del suo popolo alla libertà e indipendenza, si incontreranno in un collegamento online con Francesca Albanese, per la presentazione del suo ultimo libro La luce del risveglio. Una nuova rete sta nascendo, che si batte per una per una pace giusta e per la fine dell’occupazione israeliana. Le associazioni interessate a farne parte possono contattare il comitato organizzatore al seguente indirizzo di posta elettronica: presidiopalestinaca@gmail.com ANBAMED
June 14, 2026
Pressenza
Cisgiordania, Gaza e Libano: persecuzioni, attacchi e omicidi continuano, incessantemente
Ieri, lunedì 1° giugno 2026, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nell’Università di Al-Quds ad Abu Dis, a sud-est di Gerusalemme occupata, terrorizzando studenti e personale. Diversi veicoli militari sono entrati nel campus universitario, dove soldati pesantemente armati sono scesi, hanno fermato alcuni studenti e condotto interrogatori sul posto prima di ritirarsi. Nel post pubblicato da Palestine International Broadcast nella stessa giornata è riferito: > Le forze di occupazione israeliane hanno assaltato oggi l’istituto educativo > sovrano dell’Università Al-Quds ad Abu Dis. > Hanno interrogato gli studenti nel campus. > Qual era il messaggio? Umiliazione. Intimidazione. Il messaggio è chiaro: > nessuno spazio palestinese, nemmeno un’università, è off limits per chi > occupa. Nei giorni precedenti l’International Middle East Media Center segnalava che recentemente in Cisgiordania dei gruppi di coloni israeliani si accaniscono sui bimbi e ragazzi palestinesi mentre si recano a scuola. Domenica scorsa, la Commissione ministeriale legislativa israeliana ha approvato una bozza di legge relativa alla chiamata alla preghiera (Adhan), presentata dal partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere Ebraico) guidato dal ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir. La bozza di legge stabilisce che non è consentito installare o utilizzare impianti audio in nessuna moschea senza un’apposita autorizzazione, la cui concessione dipenderà dall’intensità del “rumore” e dalla vicinanza della moschea alle zone residenziali. La bozza di legge autorizza inoltre gli agenti di polizia a imporre l’immediata interruzione dell’Adhan e a confiscare gli altoparlanti. In una testimonianza che documenta alcune delle scene più orribili di brutalità sistematica dei tempi moderni, il chirurgo britannico Nick Maynard, professore all’Università di Oxford, ha rivelato dettagli strazianti di ciò a cui ha assistito durante il suo lavoro di volontariato negli ospedali della Striscia di Gaza. In una lunga intervista con il giornalista americano Tucker Carlson (video sotto), Maynard ha parlato di una politica deliberata volta a colpire bambini affamati e personale medico, nel silenzio e nella complicità dei governi e dei media occidentali. Le atrocità non si limitarono all’uccisione di bambini da parte di cecchini israeliani, ma si estesero alla distruzione delle infrastrutture sanitarie attraverso l’eliminazione sistematica del personale medico. Maynard ha rivelato l’esecuzione di un giovane chirurgo plastico e di sua madre, a cui furono legate le mani e sparato alla testa e parla del rapimento di un gran numero di medici e del loro trasferimento nelle prigioni israeliane, dove furono sottoposti alle più efferate forme di tortura. La Protezione Civile nella Striscia di Gaza si è trasformata in un’istituzione morente a causa dei bombardamenti israeliani che la prendono di mira, distruggendo circa il 90% dei suoi veicoli e delle sue attrezzature, in un contesto di forte aumento della domanda di servizi a seguito dell’intensificarsi dei ripetuti e sistematici attacchi israeliani contro i civili e della propagazione degli incendi nei sovraffollati campi per sfollati. Dal cessate il fuoco, gli attacchi israeliani hanno provocato circa un migliaio di uccisi, mentre circa 700.000 sfollati vivono all’interno del governatorato di Khan Yunis e Rafah, trasformando questa stretta area geografica in una delle zone più densamente popolate al mondo in condizioni catastrofiche. Nella mattinata di oggi, 2 giugno, nella Striscia di Gaza centrale un giovane è stato ucciso e un altro ferito quando le forze israeliane hanno preso di mira una bicicletta; un palestinese ucciso e un altro ferito stamattina in un attacco aereo israeliano a Zawaydeh e un bambino palestinese è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco sparati da un drone israeliano a sud-est del campo profughi di Bureij. Cannoniere navali israeliane hanno sparato diversi colpi al largo di Gaza City, per costringere i pescatori a ritornare indietro. L’esercito israeliano ha inoltre condotto operazioni di demolizione nelle aree nord-orientali di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Le forze di occupazione israeliane hanno incendiato decine di case e proprietà appartenenti a cittadini nelle zone orientali del campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Elicotteri Apache hanno lanciato bombe incendiarie, per creare la terra bruciata e costringere la popolazione alla deportazione. Intanto a New York in un dibattito surreale sull’aggressione israeliana contro il Libano il rappresentante francese ha affermato che l’avanzata verso Beirut dell’esercito israeliano è “un errore strategico”. Al centro dell’attenzione vi è sempre Israele e gli interessi dell’occidente capitalistico, non i morti e i diritti delle popolazioni sottoposte ai bombardamenti. Oggi e domani si terranno le trattative tra gli ambasciatori libanese e israeliano a Washington. Una trattativa umiliante per il presidente Aoun e il governo Salam. Trump ha annunciato una nuova falsa tregua e, dopo una telefonata al criminale di guerra ricercato, Netanyahu, ha annunciato che “Israele e Hezbollah hanno raggiunto un accordo per la fine delle ostilità”. Falso. Un accordo che si trova soltanto nella sua testa non nella realtà. Washington e Tel Aviv pretendono la fine delle operazioni di Hezbollah contro gli insediamenti israeliani, in cambio di bloccare l’offensiva contro la capitale Beirut. Nessun cessate il fuoco nel sud e nessun ritiro. Condizioni che certamente il presidente del parlamento libanese Berri, che ha mediato nelle trattative con Hezbollah, aveva respinto. Gli attacchi militari israeliani sono continuati anche stamattina malgrado le farneticazioni del presidente col ciuffo. Caccia israeliani hanno colpito, all’alba, la cittadina di Tabnine. Minacce di deportazione per la popolazione di Sour (Tiro) e Saida (Sidone). ANBAMED
June 2, 2026
Pressenza