Tag - gaza e cisgiordania

Libertà per Abu Safiya e tutti i palestinesi illegalmente prigionieri di Israele
Inequivocabile condanna all’uso eccessivo delle misure detenzione amministrativa è stata espressa il 19 luglio nella dichiarazione congiunta rilasciata da 12 missioni diplomatiche. Il testo è firmato dalle rappresentanze di Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unitoe dell’Unione Europea. Si nota l’assenza dell’Italia. Subito dopo la divulgazione della notizia, l’account X del Consolato inglese in Israele è stato bloccato. Nella dichiarazione, in cui è esplicitamente affermato “Attualmente più di 9.000 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui migliaia senza accusa né processo“, è espressa preoccupazione per le condizioni di detenzione di Abu Safiya. Ricordiamo che, durante la recente visita dei suoi avvocati, il dottor Hussam Abu Safieh ha riferito: “Sono stato picchiato di nuovo dalle guardie carcerarie, dopo la precedente visita, riportando una ferita a un dito, perdendo del sangue. Fate tutto il possibile per farmi uscire di qui. Sono detenuto in isolamento nel carcere sotterraneo di “Rakeft”, in condizioni di detenzione disumane”. Per chiedere il rilascio del dr. Abu Safiya vengono svolte numerose iniziative:   venerdì 17 luglio la Rete internazionale ebraica anti-sionista ha organizzato un presidio davanti all’ambasciata israeliana a Londra e Michele Serra ha lanciato un appello dalla sua rubrica “L’Amaca”. Inoltre si può firmare la petizione di Amnesty International. Dall’avvio della campagna Digiuno per Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed, sono trascorsi un anno intero, due mesi e 6 giorni e oggi, martedì 21 luglio 2026, alla giornata di digiuno aderiscono i seguenti digiunatori: clicca per leggere i nominativi. Ieri Al-Najdah ha iniziato la distribuzione delle rette nella città di Gaza e nel nord della Striscia. È stato stampato un opuscolo di disegni spedito da due affidatari, Alessandra e Filippo, per il compleanno della bimba adottata a distanza. L’opuscolo è stato distribuito a tutti i bimbi e le bimbe insieme a una scatola di matite colorate, per applicarsi in un momento di evasione e educazione artistica. La settimana scorsa nel centro della Striscia di Gaza e dall’11 luglio a Khan Younis aveva distribuito le quote di sostegno assegnate alle famiglie dei bambini adottati tramite Anbamed e ACM. Genocidio a Gaza Stamattina, l’esercito israeliano ha ucciso una coppia e i loro quattro figli minori (di 12, 11, 9 e 5 anni), bombardando la loro abitazione con un drone a Gaza City. Nell’attacco sono morti tutti e sei i membri della famiglia Al Masri: Firas (padre) e Salsabil (madre), entrambi trentatreenni; Amira (5 anni), Salma (9), Ferial (11) e Naim (12). Secondo fonti mediche, otto palestinesi sono stati uccisi e oltre venti feriti dalle forze di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza durante la giornata di ieri, lunedì. Gli attacchi hanno interessato diverse aree, dal nord al sud della Striscia. Una fonte dell’ospedale Al-Shifa ha riferito che tre palestinesi, tra cui due donne, sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano sul campo profughi di Jabalia. In precedenza, un raid aereo israeliano aveva colpito un veicolo nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud di Gaza, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre. I feriti sono stati inizialmente trasportati all’ospedale da campo britannico, per poi essere trasferiti in altri ospedali a causa dell’elevato numero di vittime. Nostri contatti hanno riferito che un attacco in via Al-Jalaa a Gaza City ha causato diversi feriti. Hanno osservato che, secondo le équipe mediche dell’ospedale Al-Saraya della Mezzaluna Rossa Palestinese e dell’ospedale Al-Shifa, i bambini e le donne sono stati i più colpiti dall’attacco. L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa ha riferito che un uomo palestinese è stato ucciso quando un drone israeliano ha colpito una bicicletta in via Salah al-Din, nel centro di Gaza. Un altro raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo civile in via Al-Jalaa, una delle arterie più trafficate della città, provocando diversi feriti. Il veicolo è stato completamente avvolto dalle fiamme. Le ambulanze che si sono precipitate sul posto per trasportare i feriti, sono state prese di mira da un secondo attacco. È la tecnica del doppio attacco per uccidere anche soccorritori. A Gaza non c’è nessun Cessate il fuoco. Cisgiordania All’alba di oggi, martedì, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ariha (Gerico), in Palestina. Ieri, diverse aree della Cisgiordania sono state teatro di una serie di movimenti militari israeliani e attacchi da parte dei coloni, in un contesto di crescente tensione per la sicurezza in diverse città e villaggi palestinesi. Nella città di al-Bireh, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione e si sono schierate in diversi quartieri della città. Nel villaggio di Kisan, a est di Betlemme, le forze di occupazione hanno condotto un’incursione, perquisendo diverse abitazioni e arrestando cinque palestinesi, tra cui due bambini. Nei pressi del villaggio di Al-Lubban ash-Sharqiya, a sud di Nablus, nostri contatti ci hanno riferito che i coloni hanno intercettato un camion per il trasporto di acque reflue e ne hanno arrestato l’autista. Durante gli scontri che ne sono seguiti, prima dell’arrivo delle forze di occupazione israeliane, sono stati fermati anche più di dieci giovani. Le fonti hanno indicato che l’esercito israeliano ha trattenuto diversi di questi giovani per ore dopo il suo intervento nella zona. Nessuno degli aggressori coloni ebrei israeliani è stato fermato. Le forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah, hanno compiuto rastrellamenti perquisendo diverse abitazioni e sequestrando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Questi sviluppi si sono verificati nel contesto delle continue incursioni israeliane nelle città e nei villaggi della Cisgiordania, unitamente alle crescenti denunce palestinesi di attacchi da parte dei coloni contro i nativi e le loro proprietà, incursioni che stanno ulteriormente esacerbando le tensioni in tutta la Palestina occupata. Libano Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato l’avvio di “operazioni pilota” in tre città del Libano, in attuazione degli accordi raggiunti tra Beirut e Tel Aviv mediato da Washington. Le città interessate sono Frun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya, ma non sono tutte sotto occupazione militare degli invasori. L’attuazione dell’accordo è inoltre legata all’assunzione da parte dell’esercito libanese della piena responsabilità della sicurezza in tali aree, nonché al disarmo dei gruppi armati, un chiaro riferimento a Hezbollah. Tuttavia, l’accordo annunciato non include una tempistica specifica per il completamento del ritiro israeliano. L’esercito israeliano ha dichiarato che il ritiro comincerà quando sarà neutralizzato il pericolo. L’esercito israeliano insieme a quello libanese e a militari Usa sorveglierà le operazioni future in queste tre zone. “agiremo con fermezza contro qualsiasi violazione”. Infatti, Israele non ha cessato gli attacchi con artiglieri e con droni contro diverse città e villaggi libanesi, oltre al proseguimento delle demolizioni di case a Kafr Tebnit. Nella provincia di Sour (Tiro), droni israeliani hanno bombardato la cittadina di Al-Mansouri e sulla capitale Beirut è stato registrato il volo di ricognizione di droni israeliani. La poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994, un cui verso recita “questo popolo ha sette anime, ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”, nel 1977 è stato interpretato da Demetrio Stratos con Giulio Stocchi e Gaetano Liguori. ANBAMED
July 21, 2026
Pressenza
Palestina, la terra invisibile
I mutilatini di Gaza Un giovane palestinese di 21 anni è stato assassinato e altri due sono rimasti feriti ieri, sabato, in un raid effettuato da un drone israeliano su un veicolo civile in Al-Rashid Street, a ovest del campo profughi di Nuseirat. Il drone ha preso di mira il veicolo civile con diversi missili, poi ha inseguito, e colpito a mitragliate, le persone a bordo mentre cercavano di allontanarsi verso la riva del mare. Nella Striscia di Gaza meridionale, l’ospedale Nasser ha annunciato la morte di un palestinese, deceduto a causa delle ferite riportate in un precedente raid israeliano contro le tende degli sfollati nella zona di Al-Mawasi. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco. Sabato, associazioni della società civile di Gaza hanno organizzato un evento in onore dei bambini che hanno perso un arto a causa della guerra, con l’obiettivo di risollevare il loro morale e richiamare l’attenzione sulla loro difficile situazione umanitaria. Sono stati lanciati appelli per la fornitura di cure mediche, protesi e per garantire loro la possibilità di viaggiare per ricevere ulteriori cure all’estero. Uno degli organizzatori dell’evento, svoltosi nel campo profughi di Bureij, ha sottolineato la necessità di sostenere i piccoli e di fornire loro assistenza psicologica, morale e materiale, data quella che ha definito la grave carenza della comunità internazionale e delle organizzazioni internazionali nel soddisfare i loro bisogni medici. Un altro partecipante ha rivolto un messaggio alla comunità internazionale, esortandola a prestare maggiore attenzione ai feriti, in particolare agli amputati, sottolineando che i loro bisogni primari includono cure mediche, possibilità di viaggiare e la fornitura di protesi. Una madre di un bambino che ha perse le due gambe, ha affermato che “nonostante le ferite, rimaniamo determinati e ambiziosi, impegnandoci a continuare a vivere e a realizzare i sogni dei nostri bambini”. Ha considerato il riconoscimento ricevuto in questo evento come un messaggio che dimostra che c’è ancora qualcuno che si ricorda di loro e si preoccupa della loro causa, il che dà loro il sostegno morale per perseverare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi 42.000 persone a Gaza hanno subito lesioni permanenti a causa della guerra. Un quarto dei feriti è un bambino. L’UNRWA ha pubblicato un rapporto secondo il quale, “Gaza ha ora la più grande popolazione di bambini amputati nella storia moderna”. Con il sistema sanitario al collasso durante la guerra, coloro che hanno subito gravi lesioni faticano ad accedere alle cure e alla riabilitazione necessarie per ricostruire le proprie vite. La democrazia dell’apartheid Oggi, domenica, sette palestinesi sono rimasti feriti, contusi e soffocati in seguito ad un attacco effettuato dai coloni ebrei israeliani in Cisgiordania contro il villaggio di Huwwara a Masafer Yatta, a sud di Hebron. I feriti sono un anziano, 4 donne e 2 bambini che si trovavano nel loro terreno agricolo adiacente la loro casa. Terreno e casa fanno gola ai colonialisti che se ne vogliono impossessare cacciando gli abitanti nativi. L’esercito di occupazione israeliano è intervenuto ed ha arrestato non gli aggressori ma i tre uomini palestinesi aggrediti sulla loro terra. È la democrazia del’Apartheid. Anche l’amministrazione militare israeliana della Cisgiordania si adopera alacremente nel furto di terre palestinesi. Nel 2026, sono state emesse 49 ordinanze militari che limitano l’accesso dei proprietari palestinesi ai loro appezzamenti. Con questi ordini sono stati sottratti di fatto ai palestinesi 2093 donum. La distribuzione geografica di questi terreni dimostra la loro contiguità a colonie ebraiche. Una sottrazione di terreni palestinesi che servirà all’allargamento di queste colonie oppure per la costruzione di strade di collegamento segregazioniste con il territorio israeliano. Il garbuglio elettorale Le elezioni politiche palestinesi sono condizionate dalle decisioni del governo di Tel Aviv in merito al voto a Gerusalemme est occupata. Nel 2019, Abbas ha rinviato le elezioni con il pretesto della mancata partecipazione degli elettori palestinesi di Gerusalemme, impedita dal governo israeliano. Analisti palestinesi e arabi sostengono che le pressioni internazionali (Usa e UE) per il rinnovamento dell’ANP e per addomesticarla sono tali che questa volta il presidente palestinese non avrà la possibilità di rinviare le elezioni con quel pretesto. Infatti egli si è limitato a indire le sole elezioni legislative e ha escluso quelle presidenziali. Malgrado la modifica unilaterale della legge elettorale e le norme di esclusione ivi previste, tutte le organizzazioni palestinesi hanno deciso di partecipare al voto. Al-Fatah è divisa in tre tronconi e non sembra vi siano possibilità di unificarli in un’unica lista. La stampa israeliana rincara la dose della discordia e parla di una legge elettorale, approvata con un decreto di Abbas, che tra le righe chiude le porte alla candidatura di Marwan Barghouti. “Si prevede la presenza fisica del candidato alla presentazione della domanda”, ma il Mandela palestinese è dietro le sbarre in un carcere israeliano. Abu Safiya sia liberato Mentre prosegue l’occupazione del Sud del Libano e la guerra contro l’Iran, il mondo si attiva per la liberazione di Abu Safiya. Oggi pomeriggio, il webinar di Doctors Against Genocide affronterà la campagna per la liberazione del dr Abu Safiya e come svilupparla per aumentare le pressioni sul governo Netanyahu e smuovere le diplomazie inette. Questo il link a Zoom per partecipare Iscrizione al Webinar – Zoom domenica a mezzogiorno L’associazione IJAN (International Jewish Anti-zionist Network) di Londra ha organizzato il 10 luglio un presidio davanti all’ambasciata israeliana, per chiedere la liberazione del dr. Abu Safiya. Amnesty International ha dichiarato che le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente il pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto arbitrariamente, alla luce delle informazioni riferite dal suo avvocato dopo una visita in carcere, secondo le quali la sua vita è in imminente pericolo a causa delle torture e dei maltrattamenti cui è stato sottoposto durante la detenzione. Per firmare la petizione: Il medico palestinese Hussam Abu Safiya è in grave pericolo di vita – Amnesty International Italia Il 15 luglio: l’Ora della Solidarietà Globale. Un’ora a mezzogiorno (ora locale), ovunque voi siate, per chiedere la liberazione di tutti gli ostaggi palestinesi, a partire dagli operatori sanitari. Appello in solidarietà con il dr Hussam abu Safiya da Doctors Against Genocide.         ANBAMED
July 12, 2026
Pressenza
Fu Cong: Israele deve smettere. Il rapporto di B’Tselem sull’infanticidio in Cisgiordania
Il rappresentante della Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dichiarato: “Il cessate il fuoco a Gaza non è ancora entrato in vigore e ogni giorno vengono uccisi dei bambini. Israele deve cessare immediatamente il fuoco a Gaza e rispettare il diritto internazionale. L’attività di insediamento in Cisgiordania deve cessare e non può esserci soluzione senza la creazione di uno Stato palestinese”. Al 260° giorno dalla proclamazione dell’accordo per la cessazione dei combattimenti nella Striscia di Gaza, * le violazioni israeliane sono sono state 3.465 * 1.045 persone sono state uccise a causa delle violazioni israeliane e degli attacchi in corso * 3.380 persone sono state ferite a seguito degli attacchi israeliani * 113 persone sono state arrestate e sono tuttora detenute * sono entrati solo 55.539 dei previsti 156.000 camion, con un tasso di conformità di appena il 36% * per i trasferimenti all’estero di malati necessitanti cure, su 21.800 che, in base all’accordo, avrebbero dovuto attraversare il confine al valico di Rafah, l’occupazione israeliana ha permesso il passaggio di soli 8.016 viaggiatori,  con un tasso di conformità di appena il 36%. In un rapporto pubblicato ieri, l’associazione per i diritti umani israeliana B’Tselem riferisce: > Israele ha ucciso 54 bambini e adolescenti in Cisgiordania lo scorso anno, il > numero più alto dal 1967. > > Israele ha ucciso 1.086 palestinesi in Cisgiordania, tra cui 241 bambini e > adolescenti dall’ottobre 2023. > > L’uccisione senza precedenti di bambini e adolescenti palestinesi in > Cisgiordania è il risultato di una più ampia politica israeliana che consente > di uccidere impunemente. > > Le forze israeliane hanno impedito e ostacolato l’accesso delle squadre > mediche ai palestinesi in circa un quarto dei casi in cui bambini e > adolescenti sono stati uccisi mentre erano feriti. > > Le autorità israeliane stanno trattenendo i corpi di 18 dei 54 bambini e > adolescenti uccisi durante il 2025. Nostri contatti a Gaza hanno riferito che ieri sono arrivati negli ospedali di Gaza 8 morti, tra cui due bambini e oltre 40 feriti, vittime dei raid aerei israeliani sulla Striscia. Un bambino è morto in seguito al bombardamento di terreni e tende di sfollati da parte di aerei da guerra israeliani nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Un aereo da guerra israeliano ha effettuato un raid aereo nei pressi della zona di Al-Sudaniyya, a nord-ovest di Gaza City. Due morti e diversi feriti in un bombardamento israeliano contro un gruppo di palestinesi vicino all’incrocio di Al-Nas ad Al-Mawasi, Khan Younis. In un altro bombardamento è stato ucciso Salim al-Ashqar. È stato colpito dal fuoco israeliano nella città di al-Qarara, a nord-ovest di Khan Younis. Il corteo funebre per la martire tredicenne Eileen al-Farra si è svolto presso il complesso medico Nasser a Khan Younis. È morta a causa delle ferite riportate dopo essere stata colpita da una scheggia di un proiettile israeliano all’interno della sua tenda vicino alla rotonda di Abu Hamid, nel centro della città. I bombardamenti di artiglieria, a intermittenza, hanno preso di mira le aree orientali di al-Qarara, a nord-est di Khan Younis. I nomi dei tre martiri uccisi nel raid aereo israeliano che ha colpito Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, sono: Ali Fayez Asbitan, Hassan Salman al-Hanajra e il bambino di 8 anni Malik Wael Abu Shawish. In Cisgiordania i soldati israeliani di occupazione hanno una licenza di uccidere con una completa impunità. Un ragazzo di 15 anni, Amir Ahmad Jaber, è stato colpito a morte dalle pallottole israeliane durante l’invasione delle truppe nel quartiere Umm Al-Sharayet, nella città di el-Bira. Come al solito i criminali ufficiali dell’esercito di occupazione hanno impedito i soccorsi, fino all’accertamento del decesso. Nel Libano meridionale stamattina l’esercito israeliano ha condotto una massiccia operazione di bombardamento nella città di Haddatha. Aerei da guerra israeliani hanno lanciato un attacco aereo nell’area compresa tra le città di Qantara e Deir Siryan. L’esercito israeliano ha effettuato vaste operazioni di demolizione in diverse zone del Libano meridionale. I media di Tel Aviv continuano a parlare dei tre villaggi “zone sperimentali” dalle quali l’esercito di occupazione si sarebbe ritirato per lasciare entrare l’esercito libanese e provvedere al disarmo di Hezbollah. È falso. Le tre cittadine indicate non sono occupate dall’esercito israeliano. Il ministro della guerra israeliano, Katz, ha ripetutamente sottolineato che l’esercito israeliano non si ritirerà dal Libano e l’accordo di Washington è chiaro su questo punto: “Rimarremo lì fino al disarmo dell’ultimo fucile nelle mani di Hezbollah. Non solo, ma abbiamo allargato la ‘linea gialla’, che rappresenterà una striscia di sicurezza per noi”. Non si placa il dibattito politico in Libano, dopo la firma dell’accordo vergogna a Washington. Un deputato del movimento Amal è arrivato a definire la firma di quell’accordo un tradimento della sovranità del Paese ed una sottomissione alla tutela Usa e israeliana. Nel secondo giorno di relativa calma, la guerra in Iran prosegue per il momento soltanto a livello di comunicati. A Doha si dovrebbero riunire delegazioni di Teheran e Washington, ma le comunicazioni delle due parti non coincidono. La propaganda di Trump parla di negoziato sul nucleare iraniano, invece da Teheran dicono che si tratterebbe di un incontro tecnico sull’applicazione delle clausole sulla fine delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane e sul congelamento dei fondi iraniani. Il traffico nello Stretto di Hormuz continua, anche se si è leggermente attenuato: 18 navi lo hanno attraversato di fronte alle 28 prima dell’ultima fiammata di bombe e missili. A Muscat si stanno tenendo trattative tra l’Oman e l’Iran per il regolamento del traffico marittimo nello Stretto, dopo la fine del periodo sperimentale di 60 giorni previsto dall’accordo quadro Iran-USA. Un’ulteriore polemica è nata tra Teheran e Parigi, dopo le dichiarazioni di Macron sul ruolo francese nello sminamento dello Stretto. Il vice ministro degli esteri iraniano ha rilasciato una dichiarazione di fuoco: “La presenza di unità militari europee nella regione è un’altra dichiarazione di guerra. Non serve versare altra benzina sul fuoco. Lo sminamento dello Stretto è soltanto competenza nostra”. ANBAMED
June 30, 2026
Pressenza
Chiesta l’espulsione dell’Associazione Medica Israeliana dall’Associazione Medica Mondiale
La rivista medica The Lancet ha pubblicato la notizia che all’assemblea generale dell’Associazione Medica Mondiale (WMA) che si terrà a ottobre verrà presentata una mozione per l’espulsione dell’Associazione Medica Israeliana (IMA). La richiesta è sostenuta dai firmatari della petizione, che ritengono l’IMA non più ammissibile nell’associazione mondiale a causa della sua mancata condanna del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi e il collasso del sistema sanitario di Gaza verrà presentata. Tra le nefandezze della sanità israeliana ricordiamo che: * 100 medici israeliani avevano pubblicato una lettera chiedendo all’esercito israeliano di bombardare e distruggere l’ospedale Shifa a Gaza! * i medici israeliani hanno preso parte attiva al genocidio! * i medici israeliani hanno fortemente incoraggiato i bombardamenti e la distruzione degli ospedali di Gaza, nonché l’uccisione di massa di migliaia di pazienti! * i medici israeliani hanno torturato gli ostaggi palestinesi a Sde Teiman, hanno mandato dei tirocinanti a condurre esperimenti su di loro, li hanno operati senza anestesia e hanno negato loro medicine e cure! A Londra gli attivisti sostenitori della Palestina hanno interrotto un’asta per la vendita di immobili negli insediamenti ebraici in Cisgiordania e Gerusalemme. Circa un migliaio di persone hanno partecipato a proteste fuori da una mostra allestita all’interno di una sinagoga nel nord-ovest di Londra volta a promuovere proprietà negli insediamenti costruiti su territori palestinesi occupati. La polizia ha arrestato 14 persone durante le manifestazioni. Amnesty International e circa 100 parlamentari britannici avevano precedentemente chiesto la cancellazione della mostra, sostenendo che violasse il diritto internazionale. In un nuovo rapporto, l’organizzazione benefica britannica Oxfam ha accusato gli uomini più ricchi del mondo e le compagnie energetiche globali di aver tratto enormi profitti finanziari, stimati in circa 300 milioni di dollari al giorno, dallo scoppio delle aggressioni di Stati Uniti e Israele contro Iran, alla fine di febbraio. L’organizzazione ha inoltre messo in guardia, in occasione del vertice del G7 a Evian, in Francia, contro il crescente divario di disuguaglianza sociale a livello globale. Dichiarazioni bellicose si aggiungono alle divergenze nelle due narrazioni statunitense e iraniana sul contenuto dell’accordo per la pace tra USA e Iran. Tutt’e due le parti si dichiarano vincenti. Il vice Usa, Vance, ha detto in un’intervista tv: “Molti dettagli relativi all’accordo necessitano ancora di chiarimenti. Vedremo se Teheran sarà disposta a fare delle concessioni. Altrimenti riprendiamo da capo”. L’esercito iraniano ha dichiarato che avrebbe sostenuto qualsiasi accordo a tutela degli interessi dell’Iran e che il rispetto degli impegni da parte del nemico richiede una dimostrazione di forza. Di fatto è già operativo lo sblocco dei porti iraniani e le prime navi petroliere attraversano lo stretto, sotto la guida delle motovedette iraniane, per evitare le mine. La stampa di Teheran sottolinea questo aspetto come una vittoria dei negoziatori iraniani. Da parte sua, il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, è un punto non negoziabile del memorandum d’intesa. In Libano continua l’offensiva militare israeliana. Gli attacchi su Sour e Nabatyieh trovano una forte resistenza che la stessa stampa di Tel Aviv riconosce come una trappola per i soldati occupanti: “I nostri soldati sono sotto l’attacco dei droni di Hezbollah e gli insediamenti del nord non sono immuni da lanci di missili”, si lamentano occupando e invadendo. Il criminale Netanyahu vuole sottrarsi alla tutela di Trump: “L’accordo con l’Iran è stato fatto da Trump, ed è stata una sua decisione. Noi abbiamo i nostri interessi. Rimarremo nella zona cuscinetto di sicurezza in Libano”, ha dichiarato in conferenza stampa. È la politica di espansionismo nel nome del vittimismo, tipica degli israeliani di ogni governo. La presidenza libanese ha dichiarato che il presidente Aoun, in una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano, Araqchi, ha sottolineato che la stabilità, la sicurezza e la sovranità del Libano sono una priorità nazionale. Hezbollah ha annunciato di aver colpito con razzi e mortai una forza israeliana nei pressi del valico di Kfar Tebnit. Il Ministero della Salute libanese ha comunicato che il numero delle vittime dell’aggressione israeliana contro il Libano, iniziata il 2 marzo, è salito a 3.798 deceduti e 11.781 feriti. Il Centro di informazione per i diritti umani a Gerusalemme ha dichiarato in un comunicato che 397 coloni ebrei israeliani hanno fatto irruzione nella moschea di Al-Aqsa durante le incursioni mattutine e serali, mentre il governatorato di Gerusalemme ha affermato che gli intrusi hanno compiuto rituali talmudici durante l’incursione. L’intrusione è stata protetta dalle forze di occupazione. Nello stesso tempo, le forze di occupazione hanno arrestato il custode della moschea, Hamza El-Nebaly, senza motivo apparente e non si conosce la sua sorte a 24 ore dall’accaduto. Nella cittadina di Selwan, a sud della moschea di al-Aqsa, le forze di occupazione hanno confiscato un terreno della chiesa armena. Il terreno è stato circondato da filo spinato e custodito da un posto di blocco. Le forze di occupazione e i coloni hanno installato case mobili nell’area di Jabal al-Rahma vicino alla colonia di Tel Rumeida, “Ramat Yishai”, costruite su terre e proprietà dei cittadini palestinesi nella città di El-Khalil (Hebron), per espandere la colonizzazione ebraica nel centro della città. Il movimento coloniale intende estendere il controllo su più terre nell’area, utilizzando diversi mezzi. Vaste aree del centro della città, infatti, sono soggette a confische o sono soggette a rigide misure di sicurezza, per allontanare i cittadini palestinesi da esse. Va ricordato che l’anno scorso i coloni, protetti dai soldati di occupazione, hanno installato due case mobili nella stessa area vicino alla Moschea Al-Rayyan nel centro della città. A Gaza l’infermiere Mohammed al-Habil e suo figlio Musa sono stati uccisi da un missile israeliano mentre si trovavano sul tetto della loro casa a raccogliere acqua nella zona di Abu Iskandar, nel quartiere di Sheikh Radwan, nel nord di Gaza. Ieri sera fonti degli ospedali di Gaza hanno confermato ad Anbamed che cinque palestinesi, tra cui due bambini e una donna, sono stati uccisi dai colpi israeliani. Israele non colpisce i bambini gazawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese. ANBAMED
June 16, 2026
Pressenza
Non restiamo a guardare…
Essere bambini a Gaza Il lavoro minorile a Gaza sta cancellando i sogni dei bambini di ricevere un’istruzione e costruirsi un futuro e soprattutto toglie loro la dimensione del gioco e del divertimento, con effetti psicologici non indifferenti. Il 12 giugno era la “Giornata mondiale contro il lavoro minorile”, istituita dall’Organizzazione internazionale del lavoro nel 2002. Come in tutte le invasioni straniere e le guerre di genocidio a pagare il prezzo più alto sono i bambini. La stampa palestinese racconta storie che strappano il cuore. Come quella di Malek, 10 anni, che ha trasformato una carrozzella per disabili in un carretto per il trasporto della spesa dal mercato alle tende degli acquirenti. “Sognavo di fare il medico dentista, ma il progetto è stato rinviato a causa di questa maledetta guerra. Guadagno 15 shekel (5 dollari) al giorno, lavorando da mattina a sera, per garantire qualcosa da mangiare alla mamma e ai tre fratellini piccoli”. Nour (13 anni) sognava di diventare dottoressa, “per curare i malati”. L’aggressione israeliana l’ha costretta invece ad abbandonare gli studi e passare le sue giornate dietro un lenzuolo dove ha esposte le sue mercanzie in un mercatino improvvisato a Deir Balah, dove è stata costretta a sfollare insieme alla sua famiglia. La guerra ha privato lei e tutti gli altri bambini di Gaza del diritto all’istruzione e al gioco, e sono diventati la fascia di popolazione più colpita dalle sue ripercussioni senza precedenti. La guerra genocidaria israeliana a Gaza ha causato 64.616 orfani e orfane, molti tra di loro di tutt’e due i genitori, addossando su molti di loro la responsabilità di accudire i fratelli e sorelle minori, costretti a diventare adulti prima del tempo. La storia di Sarah Rajab, una bambina di Gaza e di una famiglia annientata Israele non colpisce i bambini gazawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese. Genocidio a Gaza Una fonte dell’ospedale Al-Awda ci ha informato che un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani contro il campo profughi di Al-Bureij, nella Striscia di Gaza centrale. L’ospedale Nasser ha informato in un comunicato che due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Una persona ferita è giunta all’ospedale Al-Ma’madani dopo che le forze israeliane hanno preso di mira un gruppo di civili nel quartiere di Al-Tuffah, a est di Gaza City. Veicoli militari israeliani hanno oltrepassato la “linea gialla” presso la rotonda di Bani Suheila, a est di Khan Younis, e hanno sparato contro le persone accampate nelle tende di plastica e listelli di legno. Secondo le statistiche del ministero della sanità di Gaza il numero delle vittime dell’invasione israeliana, fino a mezzogiorno di ieri 13 giugno, è stato di 2.993 uccisi e 173.230 feriti. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco. Pulizia etnica in Cisgiordania Le aggressioni dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione palestinese autoctona sono sempre più feroci e mirano alla deportazione coercitiva. Un gruppo consistente di loro ha appiccato, ieri, un vasto incendio vicino all’impianto di depurazione delle acque reflue occidentale, a ovest di Deir Sharaf, sulla strada Nablus-Tulkarm. Obiettivo è quello di rendere la vita difficile alla popolazione di due città tra le più abitate in Cisgiordania. Sabato sera, un altro gruppo di coloni ha bruciato terreni e quattro veicoli e danneggiato diverse case nel villaggio di Jit, a est di Qalqilya. Un altro attacco è stato messo in campo ad est di Ramallah. Nella provincia di Betlemme, i coloni hanno rubato i tubi di irrigazione in vaste aree agricole palestinesi. Sono azioni studiate a tavolino con governo e esercito, perché i soldati hanno sempre accompagnato le orde di coloni per proteggerli in caso di resistenza dei palestinesi con lancio di pietre. Oltre agli attacchi dei coloni vanno registrate anche le irruzioni dei soldati nelle città e villaggi palestinesi occupati. Nella giornata di ieri, sabato, Wafa ha elencato 29 incursioni militari contro civili disarmati, con distruzioni nelle città e nelle proprietà private, confische di terreni e ordine di demolizione case. Era il Paese dei cedri Mentre le trattative in Pakistan tra Washington e Teheran annunciano che l’accordo comprende il ritiro dell’esercito di occupazione israeliano dal Libano, i criminali generali di Tel Aviv dichiarano che è fondamentale per le operazioni in corso la conquista di Nabatyieh. L’esercito libanese ha evacuato le sue posizioni nella cittadina di Kafr Tebnit e si è ritirato da Nabatyieh verso nord. Le forze della resistenza hanno compiuto in zona 22 operazioni, che hanno costretto gli invasori a retrocedere dai loro piani. La stampa israeliana parla di molte perdite nella battaglia per la conquista di Kafr Tebnit, che si è conclusa con il ritiro dal campo di battaglia. La vendetta degli occupanti non si è fatta attendere con i bombardamenti intensi contro la popolazione civile su tutti i villaggi della zona limitrofe. In un solo bombardamento ci sono stati 5 civili uccisi e 11 feriti, secondo il ministero della sanità. Il rapporto del ministero della sanità di Beirut informa che il totale delle vittime dell’aggressione israeliana ha raggiunto 3.756 uccisi e 11.632 feriti. Guerra in Iran L’accordo è imminente. Trump dice che avverrà entro la giornata di oggi a Ginevra, ma da Teheran frenano. La mediazione di Islamabad ha escogitato la firma elettronica in una cerimonia digitale e distanza. I 14 punti che ha citato il ministro degli esteri iraniano Araqchi ci sono tutti, ma bisogna guardare i termini usati nel testo da firmare. Il primo risultato sarà la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco dei porti iraniani. Il presidente Pezeshkian ha dichiarato che il suo paese “ha resistito all’aggressione statunitense-sionista ed ha vinto. Diffenderemo la nostra indipendenza e i nostri diritti”. Canta vittoria anche Trump: “Se non applicano i punti dell’accordo, torneremo a mezzi più efficaci”, ha tuonato per galvanizzare i suoi fans. Nell’angolo è rimasto il criminale di guerra ricercato, Netanyahu. E nelle diplomazie mediorientali molti temono una sua pazzia, che metta in pericolo tutta la regione. I suoi ministri estremisti rivendicano che Beirut sia bombardata subito, per scompaginare il piano dell’alleato Trump. Premio ai giornalisti di Gaza L’Associazione mondiale dei giornali e degli editori di notizie ha annunciato che assegnerà il premio Golden Pen of Freedom 2026 a fotografi e videomaker gazawi che collaboravano con le tre principali agenzie di stampa mondiali. Questo prestigioso premio internazionale riconosce coloro che hanno documentato le fasi della guerra genocidaria in corso da parte di Israele, rischiando la propria vita per trasmettere la verità al mondo, visto il sistematico divieto imposto dall’occupazione ai giornalisti stranieri. La cerimonia di premiazione si terrà lunedì prossimo a Marsiglia, a margine del 77° Congresso Mondiale dei Media. I giornalisti palestinesi che rappresenteranno i loro colleghi sul campo sono: i fotografi Mohammed Salem, Fatima Shubeir e Mohammed Al-Baba. Sono stati scelti per ritirare il premio a nome di tutti i loro colleghi di Gaza. Palestina Anima Mundi Il 19 giugno, più di cento piazze italiane, in solidarietà con la Palestina e con il diritto del suo popolo alla libertà e indipendenza, si incontreranno in un collegamento online con Francesca Albanese, per la presentazione del suo ultimo libro La luce del risveglio. Una nuova rete sta nascendo, che si batte per una per una pace giusta e per la fine dell’occupazione israeliana. Le associazioni interessate a farne parte possono contattare il comitato organizzatore al seguente indirizzo di posta elettronica: presidiopalestinaca@gmail.com ANBAMED
June 14, 2026
Pressenza
Cisgiordania, Gaza e Libano: persecuzioni, attacchi e omicidi continuano, incessantemente
Ieri, lunedì 1° giugno 2026, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nell’Università di Al-Quds ad Abu Dis, a sud-est di Gerusalemme occupata, terrorizzando studenti e personale. Diversi veicoli militari sono entrati nel campus universitario, dove soldati pesantemente armati sono scesi, hanno fermato alcuni studenti e condotto interrogatori sul posto prima di ritirarsi. Nel post pubblicato da Palestine International Broadcast nella stessa giornata è riferito: > Le forze di occupazione israeliane hanno assaltato oggi l’istituto educativo > sovrano dell’Università Al-Quds ad Abu Dis. > Hanno interrogato gli studenti nel campus. > Qual era il messaggio? Umiliazione. Intimidazione. Il messaggio è chiaro: > nessuno spazio palestinese, nemmeno un’università, è off limits per chi > occupa. Nei giorni precedenti l’International Middle East Media Center segnalava che recentemente in Cisgiordania dei gruppi di coloni israeliani si accaniscono sui bimbi e ragazzi palestinesi mentre si recano a scuola. Domenica scorsa, la Commissione ministeriale legislativa israeliana ha approvato una bozza di legge relativa alla chiamata alla preghiera (Adhan), presentata dal partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere Ebraico) guidato dal ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir. La bozza di legge stabilisce che non è consentito installare o utilizzare impianti audio in nessuna moschea senza un’apposita autorizzazione, la cui concessione dipenderà dall’intensità del “rumore” e dalla vicinanza della moschea alle zone residenziali. La bozza di legge autorizza inoltre gli agenti di polizia a imporre l’immediata interruzione dell’Adhan e a confiscare gli altoparlanti. In una testimonianza che documenta alcune delle scene più orribili di brutalità sistematica dei tempi moderni, il chirurgo britannico Nick Maynard, professore all’Università di Oxford, ha rivelato dettagli strazianti di ciò a cui ha assistito durante il suo lavoro di volontariato negli ospedali della Striscia di Gaza. In una lunga intervista con il giornalista americano Tucker Carlson (video sotto), Maynard ha parlato di una politica deliberata volta a colpire bambini affamati e personale medico, nel silenzio e nella complicità dei governi e dei media occidentali. Le atrocità non si limitarono all’uccisione di bambini da parte di cecchini israeliani, ma si estesero alla distruzione delle infrastrutture sanitarie attraverso l’eliminazione sistematica del personale medico. Maynard ha rivelato l’esecuzione di un giovane chirurgo plastico e di sua madre, a cui furono legate le mani e sparato alla testa e parla del rapimento di un gran numero di medici e del loro trasferimento nelle prigioni israeliane, dove furono sottoposti alle più efferate forme di tortura. La Protezione Civile nella Striscia di Gaza si è trasformata in un’istituzione morente a causa dei bombardamenti israeliani che la prendono di mira, distruggendo circa il 90% dei suoi veicoli e delle sue attrezzature, in un contesto di forte aumento della domanda di servizi a seguito dell’intensificarsi dei ripetuti e sistematici attacchi israeliani contro i civili e della propagazione degli incendi nei sovraffollati campi per sfollati. Dal cessate il fuoco, gli attacchi israeliani hanno provocato circa un migliaio di uccisi, mentre circa 700.000 sfollati vivono all’interno del governatorato di Khan Yunis e Rafah, trasformando questa stretta area geografica in una delle zone più densamente popolate al mondo in condizioni catastrofiche. Nella mattinata di oggi, 2 giugno, nella Striscia di Gaza centrale un giovane è stato ucciso e un altro ferito quando le forze israeliane hanno preso di mira una bicicletta; un palestinese ucciso e un altro ferito stamattina in un attacco aereo israeliano a Zawaydeh e un bambino palestinese è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco sparati da un drone israeliano a sud-est del campo profughi di Bureij. Cannoniere navali israeliane hanno sparato diversi colpi al largo di Gaza City, per costringere i pescatori a ritornare indietro. L’esercito israeliano ha inoltre condotto operazioni di demolizione nelle aree nord-orientali di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Le forze di occupazione israeliane hanno incendiato decine di case e proprietà appartenenti a cittadini nelle zone orientali del campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Elicotteri Apache hanno lanciato bombe incendiarie, per creare la terra bruciata e costringere la popolazione alla deportazione. Intanto a New York in un dibattito surreale sull’aggressione israeliana contro il Libano il rappresentante francese ha affermato che l’avanzata verso Beirut dell’esercito israeliano è “un errore strategico”. Al centro dell’attenzione vi è sempre Israele e gli interessi dell’occidente capitalistico, non i morti e i diritti delle popolazioni sottoposte ai bombardamenti. Oggi e domani si terranno le trattative tra gli ambasciatori libanese e israeliano a Washington. Una trattativa umiliante per il presidente Aoun e il governo Salam. Trump ha annunciato una nuova falsa tregua e, dopo una telefonata al criminale di guerra ricercato, Netanyahu, ha annunciato che “Israele e Hezbollah hanno raggiunto un accordo per la fine delle ostilità”. Falso. Un accordo che si trova soltanto nella sua testa non nella realtà. Washington e Tel Aviv pretendono la fine delle operazioni di Hezbollah contro gli insediamenti israeliani, in cambio di bloccare l’offensiva contro la capitale Beirut. Nessun cessate il fuoco nel sud e nessun ritiro. Condizioni che certamente il presidente del parlamento libanese Berri, che ha mediato nelle trattative con Hezbollah, aveva respinto. Gli attacchi militari israeliani sono continuati anche stamattina malgrado le farneticazioni del presidente col ciuffo. Caccia israeliani hanno colpito, all’alba, la cittadina di Tabnine. Minacce di deportazione per la popolazione di Sour (Tiro) e Saida (Sidone). ANBAMED
June 2, 2026
Pressenza
A Gaza, in Cisgiordania e in Libano la guerra continua… quotidianamente
Nella notte tra l’11 e il 12 maggio l’esercito israeliano ha distrutto con la dinamite diverse abitazioni, già diroccate, ad est di Gaza città. Bombardamenti all’alba di oggi su Khan Younis e Rafah. Secondo i nostri contatti a Gaza, sono stati uccisi stamattina, in due attacchi diversi, 4 civili tra i quali un bambino di 7 anni. Il rapporto del ministero della sanità informa che ieri sono stati uccisi 3 civili e feriti altri 16, secondo i dati forniti dagli ospedali. Un giovane, Ayman Rafiq Muhammad al-Hashlamoun, di 30 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane in Cisgiordania durante un raid nel campo profughi di Qalandia, a nord di Gerusalemme occupata. Le truppe israeliane hanno fatto irruzione nell’istituto di formazione professionale di fronte al campo, lanciando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili veri. Questo ha provocato il ferimento di al-Hashlamoun alla testa. I soccorritori palestinesi non sono riusciti a raggiungerlo in tempo e il giovane è stato dichiarato morto. Inoltre la Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che nell’intervento è stata prestata assistenza a un ragazzo di 15 anni ferito da un proiettile di gomma. Poi il corpo del ragazzo ucciso è stato sequestrato dalle truppe israeliane che in seguito, durante il raid al perimetro dell’istituto, hanno sparato proiettili veri contro i giornalisti e compiuto un rastrellamento di diversi giovani all’interno del campo. Nella serata di lunedì 11 maggio inoltre le forze di occupazione israeliane hanno iniziato la demolizione di decine di strutture industriali e commerciali nella zona di Al-Mushtal, ad Al-Eizariya, a sud-est di Gerusalemme occupata. La devastazione riguarda 50 strutture delle quali 20 sono state distrutte e le operazioni di demolizione con i bulldozer proseguono. I proprietari sono stati avvisati soltanto verbalmente. Loro hanno fatto ricorso e l’udienza è stata fissata per metà maggio, ma l’esercito ha anticipato le demolizioni, rendendo vacua la falsa procedura giudiziaria israeliana. Un vero e proprio apartheid giuridico. L’operazione mira a usare i terreni dei palestinesi per il progetto coloniale denominato E1, un mega insediamento ebraico che cancellerà ogni collegamento diretto tra nord e sud della Cisgiordania. Distruggere l’economia palestinese per costringere la popolazione alla deportazione. Dalla mezzanotte dell’11 maggio l’esercito di occupazione israeliano ha effettuato circa 40 raid contro villaggi nel Libano meridionale, in concomitanza con il proseguimento dei bombardamenti di artiglieria e delle operazioni di demolizione e bombardamento di abitazioni nelle città meridionali. Il portavoce militare israeliano ha lanciato ieri minacce alla popolazione di 9 villaggi libanesi di abbandonare le case e allontanarsi di almeno un km. Un’ora dopo è stato scatenato l’inferno. L’esercito israeliano ha preso di mira un salone per le cerimonie. Le squadre della Protezione Civile, accompagnate dall’esercito libanese, sono riuscite a recuperare i corpi dei due uccisi, Rida Ali Jaber e suo figlio Mahdi di 7 anni, caduti per il raid aereo nella città di Kfar Tibnit. Il governo libanese ha annunciato di aver preparato un dossier sui crimini di guerra compiuti da Israele, da presentare al consiglio di sicurezza e alla corte penale internazionale. Entro questa settimana si dovrebbe tenere l’incontro a Washington tra le due delegazioni libanese e israeliana, per il cessate il fuoco. Non è stata ancora fissata la data. Netanyahu ha già informato che le operazioni militari in Libano cesseranno soltanto dopo il disarmo di Hezbollah. Obiettivo che non è stato raggiunto dalle aggressioni israeliane in 40 anni e che Tel Aviv vuole addossare al governo libanese, per innescare una guerra civile libanese. L’empasse israeliana riguarda anche l’alto costo che viene pagato per mantenere le proprie truppe in Libano. La resistenza libanese ha continuato a prendere di mira le truppe degli invasori, con droni e razzi di artiglieria, causando morti e feriti, che l’esercito di Tel Aviv non rende note se non dopo un certo periodo di tempo. UNA GIORNATA ‘SPECIALE’ PER I GIORNALISTI Ieri, 11 maggio, era il 4° anniversario dell’assassinio mirato della giornalista palestinese e cittadina statunitense Shireen Abu Aqileh da parte dell’esercito israeliano. Un assassinio impunito. L’indagine sul suo assassinio langue nei meandri della giustizia USA, sebbene le inchieste giornalistiche abbiano individuato il nome dell’esecutore dell’ordine di assassinio, un cecchino delle truppe scelte, Alon Scagio, che ha sparato con un fucile di precisione con cannocchiali dopo aver individuato la giubba della giornalista con la scritta Press e l’ha colpita al collo. Nello stesso giorno a Bruxelles si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Shireen Abu Aqileh 2026 “Per il coraggio e l’impegno delle giornaliste” promosso dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e l’Unione Internazionale della Stampa Francofona (UPF). Il riconoscimento è stato assegnato a Zareefa Abou Qoura, una giornalista palestinese che ha ampiamente trattato l’impatto della guerra sul popolo palestinese. Ha raccontato la vita quotidiana degli abitanti di Gaza, come gli attacchi ai centri di distribuzione alimentare, e ha svolto inchieste sulle torture inflitte ai medici palestinesi nei centri di detenzione israeliani e sull’uso di cani poliziotto come armi contro i civili. Inoltre, il più alto riconoscimento professionale internazionale per un fotoreporter, il prestigioso Premio Pulitzer per la fotografia di cronaca, è stato conferito al palestinese Saher al-Gharra, collaboratore per il New York Times [autore della fotografia in testa a questo articolo] che ha immortalato i dettagli di due anni di devastante invasione israeliana nella Striscia di Gaza trasformando la sofferenza umana in testimonianze visive che hanno scosso le coscienze del mondo. ANBAMED
May 12, 2026
Pressenza