
Chiesta l’espulsione dell’Associazione Medica Israeliana dall’Associazione Medica Mondiale
Pressenza - Tuesday, June 16, 2026La rivista medica The Lancet ha pubblicato la notizia che all’assemblea generale dell’Associazione Medica Mondiale (WMA) che si terrà a ottobre verrà presentata una mozione per l’espulsione dell’Associazione Medica Israeliana (IMA). La richiesta è sostenuta dai firmatari della petizione, che ritengono l’IMA non più ammissibile nell’associazione mondiale a causa della sua mancata condanna del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi e il collasso del sistema sanitario di Gaza verrà presentata.
Tra le nefandezze della sanità israeliana ricordiamo che:
- 100 medici israeliani avevano pubblicato una lettera chiedendo all’esercito israeliano di bombardare e distruggere l’ospedale Shifa a Gaza!
- i medici israeliani hanno preso parte attiva al genocidio!
- i medici israeliani hanno fortemente incoraggiato i bombardamenti e la distruzione degli ospedali di Gaza, nonché l’uccisione di massa di migliaia di pazienti!
- i medici israeliani hanno torturato gli ostaggi palestinesi a Sde Teiman, hanno mandato dei tirocinanti a condurre esperimenti su di loro, li hanno operati senza anestesia e hanno negato loro medicine e cure!
A Londra gli attivisti sostenitori della Palestina hanno interrotto un’asta per la vendita di immobili negli insediamenti ebraici in Cisgiordania e Gerusalemme. Circa un migliaio di persone hanno partecipato a proteste fuori da una mostra allestita all’interno di una sinagoga nel nord-ovest di Londra volta a promuovere proprietà negli insediamenti costruiti su territori palestinesi occupati. La polizia ha arrestato 14 persone durante le manifestazioni. Amnesty International e circa 100 parlamentari britannici avevano precedentemente chiesto la cancellazione della mostra, sostenendo che violasse il diritto internazionale.
In un nuovo rapporto, l’organizzazione benefica britannica Oxfam ha accusato gli uomini più ricchi del mondo e le compagnie energetiche globali di aver tratto enormi profitti finanziari, stimati in circa 300 milioni di dollari al giorno, dallo scoppio delle aggressioni di Stati Uniti e Israele contro Iran, alla fine di febbraio. L’organizzazione ha inoltre messo in guardia, in occasione del vertice del G7 a Evian, in Francia, contro il crescente divario di disuguaglianza sociale a livello globale.
Dichiarazioni bellicose si aggiungono alle divergenze nelle due narrazioni statunitense e iraniana sul contenuto dell’accordo per la pace tra USA e Iran. Tutt’e due le parti si dichiarano vincenti.
Il vice Usa, Vance, ha detto in un’intervista tv: “Molti dettagli relativi all’accordo necessitano ancora di chiarimenti. Vedremo se Teheran sarà disposta a fare delle concessioni. Altrimenti riprendiamo da capo”.
L’esercito iraniano ha dichiarato che avrebbe sostenuto qualsiasi accordo a tutela degli interessi dell’Iran e che il rispetto degli impegni da parte del nemico richiede una dimostrazione di forza.
Di fatto è già operativo lo sblocco dei porti iraniani e le prime navi petroliere attraversano lo stretto, sotto la guida delle motovedette iraniane, per evitare le mine. La stampa di Teheran sottolinea questo aspetto come una vittoria dei negoziatori iraniani.
Da parte sua, il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, è un punto non negoziabile del memorandum d’intesa.
In Libano continua l’offensiva militare israeliana.
Gli attacchi su Sour e Nabatyieh trovano una forte resistenza che la stessa stampa di Tel Aviv riconosce come una trappola per i soldati occupanti: “I nostri soldati sono sotto l’attacco dei droni di Hezbollah e gli insediamenti del nord non sono immuni da lanci di missili”, si lamentano occupando e invadendo.
Il criminale Netanyahu vuole sottrarsi alla tutela di Trump: “L’accordo con l’Iran è stato fatto da Trump, ed è stata una sua decisione. Noi abbiamo i nostri interessi. Rimarremo nella zona cuscinetto di sicurezza in Libano”, ha dichiarato in conferenza stampa. È la politica di espansionismo nel nome del vittimismo, tipica degli israeliani di ogni governo.
La presidenza libanese ha dichiarato che il presidente Aoun, in una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano, Araqchi, ha sottolineato che la stabilità, la sicurezza e la sovranità del Libano sono una priorità nazionale. Hezbollah ha annunciato di aver colpito con razzi e mortai una forza israeliana nei pressi del valico di Kfar Tebnit.
Il Ministero della Salute libanese ha comunicato che il numero delle vittime dell’aggressione israeliana contro il Libano, iniziata il 2 marzo, è salito a 3.798 deceduti e 11.781 feriti.
Il Centro di informazione per i diritti umani a Gerusalemme ha dichiarato in un comunicato che 397 coloni ebrei israeliani hanno fatto irruzione nella moschea di Al-Aqsa durante le incursioni mattutine e serali, mentre il governatorato di Gerusalemme ha affermato che gli intrusi hanno compiuto rituali talmudici durante l’incursione. L’intrusione è stata protetta dalle forze di occupazione.
Nello stesso tempo, le forze di occupazione hanno arrestato il custode della moschea, Hamza El-Nebaly, senza motivo apparente e non si conosce la sua sorte a 24 ore dall’accaduto.
Nella cittadina di Selwan, a sud della moschea di al-Aqsa, le forze di occupazione hanno confiscato un terreno della chiesa armena. Il terreno è stato circondato da filo spinato e custodito da un posto di blocco.
Le forze di occupazione e i coloni hanno installato case mobili nell’area di Jabal al-Rahma vicino alla colonia di Tel Rumeida, “Ramat Yishai”, costruite su terre e proprietà dei cittadini palestinesi nella città di El-Khalil (Hebron), per espandere la colonizzazione ebraica nel centro della città. Il movimento coloniale intende estendere il controllo su più terre nell’area, utilizzando diversi mezzi. Vaste aree del centro della città, infatti, sono soggette a confische o sono soggette a rigide misure di sicurezza, per allontanare i cittadini palestinesi da esse. Va ricordato che l’anno scorso i coloni, protetti dai soldati di occupazione, hanno installato due case mobili nella stessa area vicino alla Moschea Al-Rayyan nel centro della città.
A Gaza l’infermiere Mohammed al-Habil e suo figlio Musa sono stati uccisi da un missile israeliano mentre si trovavano sul tetto della loro casa a raccogliere acqua nella zona di Abu Iskandar, nel quartiere di Sheikh Radwan, nel nord di Gaza. Ieri sera fonti degli ospedali di Gaza hanno confermato ad Anbamed che cinque palestinesi, tra cui due bambini e una donna, sono stati uccisi dai colpi israeliani.
Israele non colpisce i bambini gazawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese.
A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco.
THE LANCET / 13 giugno 2026 – Richiesta di sospensione dell’IMA (Associazione Medica Israeliana) dalla WMA (Associazione Medica Mondiale) a causa della sua posizione su Gaza. Le organizzazioni sanitarie chiedono il boicottaggio dell’Associazione Medica Israeliana (IMA) per quelle che definiscono violazioni dell’etica medica e del diritto internazionale umanitario nella guerra a Gaza. Il Movimento Sanitario Popolare (PHM), Artsen voor Gaza (Medici per Gaza) e il Consiglio Consultivo Sanitario della Voce Ebraica per la Pace chiedono la sospensione dell’IMA dall’Associazione Medica Mondiale (WMA) per non aver preso posizione contro il genocidio dei palestinesi, la distruzione delle infrastrutture sanitarie e le torture e gli omicidi di operatori sanitari a Gaza. L’IMA ha dichiarato a The Lancet: “Le accuse contro l’IMA sono, nella peggiore delle ipotesi, menzogne, e nella migliore, affermazioni fortemente contestate presentate come fatti. Ancor più grave, le richieste dei firmatari di espellere l’IMA dalla WMA sembrano confondere il governo di un Paese con la sua associazione medica, un precedente estremamente pericoloso. Infine, la petizione ignora qualsiasi ruolo di Hamas nella distruzione del sistema sanitario di Gaza, come la loro strategia deliberata di nascondersi sotto e dentro gli ospedali e di utilizzare gli ospedali come centri di comando militari e depositi di munizioni, in violazione dell’articolo 19 della Quarta Convenzione di Ginevra”. L’IMA aggiunge che essa e “i suoi membri hanno chiarito in numerose occasioni di sostenere l’etica medica universale”. L’IMA ha rilasciato dichiarazioni in cui chiedeva il rispetto della neutralità medica e del diritto internazionale umanitario, la consegna sicura degli aiuti umanitari ai civili a Gaza e un trattamento umano dei prigionieri e dei detenuti negli ospedali. Ad agosto, ha espresso “profonda preoccupazione” per un attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis. La rivista The Lancet non ha individuato alcuna dichiarazione in cui l’IMA abbia condannato pubblicamente gli attacchi israeliani al sistema sanitario di Gaza, criticato la condotta israeliana nella guerra, chiesto un cessate il fuoco o risposto ai rapporti delle Nazioni Unite sul genocidio contro i palestinesi. La petizione di PHM chiede che la sospensione dell’IMA venga inserita all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale della WMA a ottobre. L’appello ha raccolto oltre 1150 firme tra professionisti e organizzazioni sanitarie. L’IMA afferma che la sua espulsione dalla WMA “non promuoverebbe la pace, l’assistenza sanitaria o i diritti umani. Al contrario, danneggerebbe la collaborazione scientifica, indebolirebbe il dialogo medico internazionale e creerebbe un precedente in base al quale le campagne di pressione politica potrebbero essere utilizzate per isolare i professionisti sanitari sulla base della nazionalità”. La WMA ha dichiarato a The Lancet: “La WMA attribuisce grande valore all’inclusione e ritiene che il coinvolgimento dei suoi 117 membri, associazioni mediche nazionali, sia vitale per promuovere la salute e l’etica medica a livello globale. Preservare il dialogo e la cooperazione tra i medici a livello internazionale è essenziale in un mondo frammentato da conflitti e crisi umanitarie in escalation. Le nostre ferme dichiarazioni chiedono la protezione dell’assistenza sanitaria nelle zone di conflitto, tra cui Gaza, Libano, Ucraina, Sudan, Siria, Iran e Myanmar, sono ancora più incisive perché riuniamo la nostra variegata professione per discutere e sviluppare le nostre politiche”. Il comunicato prosegue affermando che “l’IMA, uno dei nostri membri fondatori e un forte sostenitore dell’etica e delle politiche della WMA, ha partecipato allo sviluppo delle nostre dichiarazioni su Gaza e si è rivolta al governo israeliano in diverse occasioni, esprimendo le preoccupazioni condivise dalla professione medica. La WMA si oppone all’esclusione di qualsiasi suo membro per le azioni del proprio governo: agire in tal modo ridurrebbe la nostra capacità di denunciare le ingiustizie e rischierebbe di limitare il dialogo tra i medici in questo momento critico, in cui è fondamentale raggiungere un consenso a sostegno della nostra etica medica”. Derek Summerfield, docente clinico senior onorario al King’s College di Londra, firmatario della petizione PHM, ha affermato che l’IMA “ha violato ogni regola della WMA”. Juliette Mattijsen, co-coordinatrice di PHM Europa e medico nei Paesi Bassi, afferma che l’IMA “non sta rispettando il suo giuramento medico, ovvero quello di difendere i professionisti sanitari e i colleghi che vengono uccisi e detenuti”. Leslie London, professoressa emerita di sanità pubblica all’Università di Città del Capo e membro di PHM Sudafrica, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA ha “colluso con il trattamento indicibile riservato ai palestinesi durante questa guerra. Non ha mai riconosciuto le prove del deliberato attacco alle strutture sanitarie e agli operatori sanitari a Gaza, né le condizioni crudeli, disumane e degradanti in cui i detenuti palestinesi sono rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Mentre i gazawi venivano affamati e privati dell’accesso all’acqua e alle forniture mediche, l’IMA è rimasta in silenzio”. Solo quando la British Medical Association ha sospeso i suoi rapporti con l’IMA a causa della crisi di Gaza nel giugno 2025, l’IMA “ha lanciato alcuni deboli appelli affinché le forniture mediche venissero consentite”, afferma London.
Nell’ottobre del 2025, l’Associazione medica sudafricana ha sospeso i rapporti con l’IMA e ha chiesto la sospensione dell’IMA dalla WMA a causa della “condotta dell’IMA nel contesto dell’etica medica internazionale e degli obblighi umanitari” nella crisi di Gaza.