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A cena con “Firenze alienata”. Vieni anche tu il 5 febbraio?
Da qualche settimana è uscito l’ebook Firenze alienata. Svendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare, edito da perUnaltracittà: un atlante sistematico della svendita della città che mette a sistema e aggiorna numerosi articoli usciti su “La Città invisibile”, … Leggi tutto L'articolo A cena con “Firenze alienata”. Vieni anche tu il 5 febbraio? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Premio Giornalisti Nell’Erba clAImate
È entrato nel vivo il percorso verso #GNE2026, la XVII edizione del Premio Internazionale di Giornalismo Ambientale “Paola Bolaffio”, che nel 2026 porterà al centro del dibattito pubblico uno dei temi più attuali e complessi del nostro tempo: Intelligenza Artificiale e Cambiamento Climatico. Le iscrizioni sono aperte e c’è ancora tempo per partecipare: il Premio è un invito rivolto a giornaliste e giornalisti, giovani e giovanissimi, ma anche a scuole, classi e gruppi creativi, per raccontare con sguardo critico e consapevole il rapporto tra innovazione tecnologica e sostenibilità. Il tema: ClAImate ClAImate – Intelligenza Artificiale e Cambiamento Climatico è il titolo di questa nuova edizione. Un binomio che intreccia urgenze ambientali e prospettive tecnologiche, sollevando interrogativi etici, sociali e ambientali sul ruolo dell’IA nella costruzione di un futuro sostenibile. Abbiamo scelto di dedicare questa edizione all’Intelligenza Artificiale perché il futuro della sostenibilità passa anche dal futuro della conoscenza. Il giornalismo ambientale è chiamato a raccontare come l’innovazione possa diventare alleata della transizione ecologica, ma anche a vigilare sui rischi di nuove disuguaglianze, opacità e distorsioni informative. AI e clima: opportunità e sfide L’intelligenza artificiale rappresenta una nuova frontiera nella lotta ai cambiamenti climatici. Le sue applicazioni stanno trasformando: la modellazione climatica, migliorando la previsione di eventi estremi e la gestione del rischio; l’ottimizzazione energetica, dall’efficienza delle reti intelligenti alla riduzione delle emissioni nei trasporti e nell’industria; la protezione della biodiversità, grazie a sistemi automatici di monitoraggio e analisi dei dati ambientali; l’uso di fonti rinnovabili e sistemi di accumulo per alimentare i data center; la comunicazione scientifica, attraverso strumenti di analisi linguistica e supporto alla divulgazione. Allo stesso tempo, però, l’IA solleva questioni cruciali: l’elevato consumo energetico dei modelli, le emissioni di CO₂, l’uso intensivo di risorse come l’acqua, la produzione di chip digitali, la concentrazione del potere tecnologico e il rischio di disinformazione automatizzata. L’innovazione non va demonizzata, ma compresa, raccontata e utilizzata in modo critico e responsabile. Ed è qui che il giornalismo ha un ruolo centrale. Chi può partecipare Il Premio è aperto a singoli e gruppi e classi, suddivisi in quattro fasce d’età: dai 3 agli 11 anni dagli 11 ai 14 anni dai 14 ai 19 anni dai 19 ai 29 anni Sono previste diverse sezioni: A) giornalismo tradizionale (articoli, interviste, reportage); B) graphic e data journalism (infografiche, storytelling digitale); C) bufala (notizie costruite con informazioni inventate, per imparare a riconoscere la disinformazione); D) creativa (opere artistiche, comunicazione visiva e narrativa); E) social (notizie vestite con i panni dei principali canali di comunicazione) Per questa edizione non è prevista alcuna quota di iscrizione: basta compilare il form online. Le modalità di partecipazione per ciascuna fascia d’età sono indicate nel regolamento disponibile online. Come partecipare Sul sito di Giornalisti Nell’Erba, nella sezione dedicata al premio sono disponibili: il form di iscrizione il regolamento il tema dell’edizione La partecipazione è gratuita. C’è ancora tempo: aspettiamo i vostri lavori. L’adesione è vincolata ad una iscrizione da effettuarsi entro il termine del 27 febbraio 2026 mentre dovrete inviare i vostri eleborati entro il 27 marzo 2027. Giuria e Partner Orgoglio di Giornalisti Nell’Erba è la sua giuria, composta da giornalisti, giornaliste, scienziati, scienziate, divulgatori e divulgatrici del settore ambientale. Quest’anno, oltre alla partnership con Frascati Scienza, l’edizione XVII è patrocinata dal Coordinamento FREE, associazione che promuove lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. La premiazione La cerimonia di premiazione, nel corso della quale saranno resi noti i nomi dei vincitori, si terrà l’8 maggio 2026 a Frascati presso le Mura del Valadier. Giornalisti Nell'Erba
Lo prendo come un primo volume
ROSA MORDENTI HA LAVORATO PER UNDICI ANNI NEL SETTIMANALE CARTA, DI CUI MARCO CALABRIA È STATO TRA I FONDATORI. HA SCRITTO QUESTO TESTO DOPO AVER LETTO GRIDARE, FARE, PENSARE MONDI NUOVI (ED. ELÈUTHERA), IL LIBRO CHE RACCOGLIE ARTICOLI, INTERVISTE, REPORTAGE, BREVI SAGGI DI MARCO CALABRIA. IL LEGAME DI AMICIZIA CON MARCO E CON COMUNE DIVENTA UNA MAGNIFICA LENTE DI INGRANDIMENTO PER RICONOSCERE IN QUEL LIBRO TRACCE DI UN GIORNALISMO DIVERSO, NEL QUALE IL RACCONTARE È PRIMA DI TUTTO UN GESTO PROFONDAMENTE POLITICO Marco Calabria in un seminario con studenti e studentesse dell’Università di Macerata (Dipartimento di studi umanistici) su giornalismo e guerra (ottobre 2019): al centro del suo intervento, il racconto dei giorni trascorsi nel gennaio 1994 a Sarajevo durante il noto assedio in cui morirono 12.000 persone -------------------------------------------------------------------------------- È andato in ristampa a poche settimane dalla pubblicazione, questo piccolo libro che raccoglie alcuni degli scritti di Marco Calabria curati con amore da Gianluca Carmosino; l’ennesima prova di come, nel corso della sua vita, Marco abbia saputo costruire intorno a sé una comunità partecipe di amici, compagni, collaboratori, lettori. Lo prendo come un primo volume, in attesa degli altri: perché di Marco c’è ancora tantissimo da leggere e che merita di essere stampato, ristampato e letto. Raúl Zibechi, nella prefazione, suggerisce l’idea di Marco come di un artigiano, uno che lavorava alle parole con il gesto semplice e lento di un falegname. Lento sì, anzi verrebbe da dire lentissimo, perché disinteressato al flusso del tempo che scorre («Devo rispondere a una mail urgentissima da due settimane»). Semplice mai, nemmeno nella scrittura. Ma la cura e il gusto della parola necessaria gli venivano dal suo essere giornalista e poeta insieme, anzi dal suo esserlo insieme anche al disprezzo, in ognuna delle due attitudini al racconto, delle forme facili e ipocrite. Artigiano della parola, dunque, cioè giornalista e poeta; poi c’era il resto. Il resto è stato tutto quello che Marco ha fatto per tenere vivi prima Carta e poi Comune-info. Tra le cose che restano di Marco c’è il fatto che per tutta la sua vita ha voluto raccontare come atto politico; perciò ha costruito giornali, riviste, siti, case piccole ma libere e comode per i suoi “racconti di movimento” e per i nostri. È per questo che di Carta si è assunto il ruolo di presidente – un ruolo che gli ha comportato solo rotture di palle, guai molto seri, soprattutto tantissima fatica. Di Carta, Marco ha negli anni curato la pubblicità (anomala e cioè etica – frutto della sua ricerca maniacale, come della tigna e della tessitura di relazioni profonde) e ha diretto l’amministrazione, i rapporti con i soci e i lavoratori. Si è portato sulle spalle molti pesi e molte responsabilità. Lo ha fatto con generosità e dedizione. Ha pagato prezzi altissimi da solo. (So che si è sentito solo e pensavo che avrei avuto il tempo per poterne parlare con lui una sera, dopo cento telefonate per trovare il giorno e l’ora e il luogo, bevendo infine qualche bicchiere fumando mille sigarette mangiando qualcosa di buono senza cipolla). Qualcuno ha detto che bisognerebbe far leggere le interviste e i reportages di Marco nelle scuole di giornalismo, ed è assolutamente vero. Le interviste di Marco sono sempre molto belle. Era sempre lui a scegliere il suo interlocutore, a costruire un dialogo che veniva dalla conoscenza profonda e dalla curiosità e dallo studio: per questo richiedevano moltissimo tempo di preparazione meticolosa. Ma è nei reportages che Marco sapeva portare i suoi lettori con sé in luoghi lontanissimi e amati e meravigliosi, ed è lì che con maggiore potenza e nostalgia sento risuonare la sua voce. Tra i saggi brevi segnalerei Senza dominio, che era anche il nome di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo progetto collettivo nato da un pezzo della redazione subito dopo la fine dolorosa di Carta. Ricordo molto bene quel momento della nostra amicizia e del nostro collettivo. Ci incontravamo nelle case e non più in redazione. Affrontavamo, ognuno a modo suo, la fine del giornale e gli scontri che sempre accompagnano le crisi; gli ultimi mesi erano stati faticosi, in più eravamo tutti senza un soldo ma avevamo i debiti del giornale da ripagare. Eravamo spersi e avevamo bisogno di progetti concreti. Provavamo a rilanciare oltre il pessimismo delle nostre intelligenze. Marco ci propose questo suo breve saggio (lo trovate a pag. 21), che comincia così: “Si potrebbe pensare di restar fermi, come fa il viandante esausto quando si accovaccia accanto al muro a secco in attesa che la tormenta si calmi. Bisogna muoversi, invece, di continuo. Occorre riprendere un cammino impervio, lastricato di domande e privo di certezze. Quel che probabilmente ci serve, per tentare di dare nuova linfa e restituire dignità alla nostra immaginazione, è qualcosa che non esiste. E concludeva: Abbiamo bisogno di leggerezza. Vivere senza dominio non significa reprimere un istinto. Avete mai fatto caso ai bambini quando cominciano a giocare senza sapere di farlo?“. Adesso il pensiero di Marco mi sembra molto chiaro, in quel momento – era il dicembre 2012 – invece mi disorientò. Forse ero stanca di cammini impervi e la mia immaginazione non era all’altezza. Gli dissi che quello che aveva scritto era bellissimo, perché lo era, poi basta. Credo di averlo nuovamente molto deluso. Invece quella era una proposta di lavoro e da quel ragionamento immaginifico poi è nata Comune; sono felice che Gianluca e Riccardo abbiano saputo comprendere il sogno di Marco e abbiano ripreso con lui il cammino impervio dei viandanti, insieme sulla stessa strada. -------------------------------------------------------------------------------- Rosa Mordenti ha lavorato per 11 anni per il settimanale Carta. È autrice, con altri, di Guida alla Roma ribelle (Voland) e Al centro di una città antichissima (Edizioni Alegre). -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Lo prendo come un primo volume proviene da Comune-info.
Solvay ripete “abbiamo tutto sotto controllo”, ma il ‘caso alessandrino’ fa scalpore
Le annotazioni di Rete Ambientalista – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza dirama alla replica di Solvay e alle risposte dei suoi ‘sostenitori’ alessandrini dopo che le notizie sull’inchiesta di Greenpeace hanno reso i dati sulla diffusione di Pfas dallo stabilimento di Spinetta Marengo una verità di dominio pubblico.   Solvay riesce a controllare pressoché tutto. Tutto il potere politico, dall’insabbiamento del disegno di legge Crucioli al patteggiamento con gli enti locali (Comune, ecc.). Riesce a compiere impunemente il delitto perfetto con la Giustizia italiana (Alessandria). Riesce a congelare i blandi regolamenti europei. Riesce, anzichè chiudere le produzioni, a convincere qualche ambientalista conciliatore che sta conciliando ambiente e salute con i profitti. Ma non riesce a zittire gli avversari con telefonate intimidatorie e lettere anonime (Balza). Nè riesce a controllare tutti i grilli parlanti del sistema dell’informazione. Infatti, dopo i nostri 1.300 articoli di questi anni in merito al disastro ecosanitario (www.rete-ambientalista.it) sono esplosi i titoli dei giornali e TV, più cubitali del nostro ‘Solvay di Spinetta Marengo scarica il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati’: “Il report di Greenpeace ‘Respirare Pfas’ lancia l’allarme”… “Troppi veleni nell’aria, l’allarme di Greenpeace”… “Aria avvelenata”… “Da sola Solvay più della metà dell’inquinamento italiano”… “L’aria più inquinata in Italia è in provincia di Alessandria”… “I più inquinati”… “Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo nel mirino del report Greenpeace”… “L’epicentro dei Pfas”… “L’incubo Pfas spaventa i cittadini”… “Spinetta Marengo e l’incubo Pfas: le emissioni della fabbrica fanno paura”… “Numeri impressionanti a Spinetta”… “C’è paura dopo il report sui veleni”… “Paura nell’aria già colpita dall’amianto”… “Le voci degli abitanti: ‘Stop alle lavorazioni’”… “L’ultimatum di tutti i comitati ‘Ora l’impianto va fermato’”. Invero, Umberto Eco li avrebbe commentati ribadendo di nuovo “Nulla di nuovo fra Tanaro e Bormida” E, con la puntualità di un orologio belga, la multinazionale Solvay Syensqo ha prontamente reagito a condizionare l’opinione pubblica invitandola ad un rinfresco enogastronomico (evento “Fabbriche aperte”) e a leggersi le rassicurazioni di “autorevoli” personaggi. Fra tutti, spiccano Federico Riboldi, l’assessore imbonitore della Regione Piemonte (storica complice di Solvay) che si era inventato una cosiddetta task force (https://www.rete-ambientalista.it/2024/11/02/brutta-aria-in-politica/) adibita ad annegare in un mare di informazioni tecniche tutti i drammatici dati ambientali e sanitari pur usciti dalla mafia di Arpa e Asl, da nove indagini epidemiologiche nella Fraschetta, a tacere i referti delle Università di Liegi e Aquisgrana, e Luigi Castello, primario di medicina interna dell’ospedale di Alessandria. La “task force al rallentatore” è stata da Riboldi articolata in “commissione tecnica” e “commissione clinica”, cioè polverizzata in una pletora ininfluente di fedeli funzionari provinciali e regionali, nonché di eterogenei dirigenti sanitari per successive diagnosi e terapie a lungo termine, e Luigi Castello è stato nominato coordinatore della commissione clinica. Come da curriculum, Castello non si era mai allarmato della situazione sanitaria di Alessandria e dei suoi cancerogeni, e dunque ora, anche dopo il report di Greenpeace, “ci tiene a non fare allarmismi”. Come potrebbe fare altrimenti? A noi, francamente, la tempestiva e minimizzante presa di posizione del dottor Luigi Castello appare scientificamente scandalosa, e l’abbiamo trasmessa a chi è più competente di noi: è rimasto basito. Perciò lo sfidiamo a sostenerla in un confronto pubblico (che possiamo organizzare) con un suo collega che in ambito nazionale e internazionale la pensa ben diversamente da lui. Convincente al pari di Castello, cioè per nulla, è arrivata la replica di Solvay, con la credibilità di una multinazionale straniera che, a tacere l’altra maledetta ventina di tossicocancerogeni, ha negato che la popolazione italiana è stata esposta per decenni ai Pfas acclaratamente cancerogeni – inquinanti eterni come il Pfoa utilizzato ad Alessandria fino a 12 tonnellate l’anno per almeno trent’anni, acclaratamente associato ad effetti avversi all’apparato endocrino, cardiocircolatorio e al fegato, nonché allo sviluppo di tumori e nel caso dei bambini, esposti già durante la gravidanza, a malformazioni neurologiche. Che credibilità può ancora essere attribuita a chi dichiara di avere già dismesso Pfoa e Adv, e in fase di dismissione il C6o4, mentre l’autorità ambientale locale non solo continua a trovarli – come emerge dalla campagna rilevamenti delle acque sotterranee del 2025 – ma li trova anche oltre la presunta barriera millantata dall’azienda per trattenerli. Tantè che il micro biomonitoraggio sulla popolazione residente vicino al polo chimico, condotto al rallentatore dalla complice Regione Piemonte, ha dimostrato che TUTTE le persone analizzate hanno questi tossici cancerogeni nel sangue, che i giovani sono particolarmente esposti e che dei tre Pfas sopra citati quello più trovato nel corpo delle persone sia l’Adv: un Pfas come il C6o4 inventato in Italia che l’azienda ha prodotto per trent’anni senza che nessuno ne sapesse alcunché. Che credibilità sbugiardarsi sui numeri. Secondo la matematica belga di Solvay, l’azienda avrebbe “ridotto del 90% le emissioni dei fluorurati negli ultimi cinque anni”. Secondo i dati Ispra elaborati da Greenpeace, invece, le emissioni sono passate da punte enormi dell’85% annue alle enormi del 55%. E tra il 2007 il 2023, secondo i dati del registro europeo ripresi da Greenpeace, lo stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo ha emesso 2.828 tonnellate l’anno: da solo! il 75% di tutte le sostanze fluorurate rilasciate nell’atmosfera in Italia. Cioè Solvay, da sola! attualmente emette più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!! Come consegue questo record? Gran parte delle emissioni atmosferiche comunicate al Registro europeo per l’emissione e il trasporto di inquinanti (E-Prtr) non sono contemplate nell’autorizzazione approvata dalle autorità locali. Inoltre, come emerge da documenti inediti, la maggior parte di queste emissioni sono sparate -su polmoni suolo acque- da camini che non hanno filtri dedicati all’abbattimento: dei 26 camini che emettono sostanze fluorurate solo 15 sono dotati di filtri per l’abbattimento, 11 ne sono privi; il 59 per cento delle emissioni di Pfas dell’intero stabilimento derivino da camini totalmente privi di impianti di depurazione. Che credibilità, infine, può avere un inquinatore seriale che al momento del rinnovo dell’autorizzazione integrata (AIA) si era opposto alla pubblicazione dei dati? E che ora, dopo che il Tar gli ha dato torto, vincola, complice la Provincia, la loro divulgazione al segreto industriale: li può visionare solo Legambiente… confidenzialmente, a patto che non li usi pubblicamente. Una bella faccia “tosta”, se sappiamo che, per lo stesso tipo di contaminazione, lo Stato del New Jersey nel 2021 ha fatto causa alla consociata americana dell’azienda chiedendo tutte le informazioni ambientali e gli studi tossicologici. E in soli quattro anni è stata pattuita una piena bonifica dello stabilimento e un’ammenda di quasi 400 milioni di dollari. Da parte sua, il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante (PD), aveva già anticipato il brindisi in onore del proprio conterraneo… con una querela per diffamazione a mezzo stampa (diffamazione aggravata, fino a tre anni di reclusione), avendolo “Tale Lino Balza” (sic) accusato dal punto di vista etico, politico e morale di non essersi impegnato a salvaguardia della salute dei suoi concittadini con comportamenti adeguati a far fronte alla gravissima situazione ambientale e sanitaria della Solvay di Spinetta Marengo: 1°) non ha emesso ordinanza sindacale e urgente di fermata delle produzioni inquinanti dentro e fuori il Comune, come imporrebbe quanto meno il principio di precauzione al sindaco massima autorità sanitaria locale, e 2°) ha addirittura patteggiato con Solvay l’uscita del Comune quale parte civile dal procedimento penale, facendo da consapevole apripista assolutorio per le altre parti civili istituzionali. Questa pergamena dell’Ordine dei Giornalisti attesta che in questa vicenda Lino Balza, contribuendo al dibattito pubblico e alla vigilanza democratica, abbia onorato il diritto alla libertà di informazione non solo come cittadino, ma ancora una volta anche come modestissimo iscritto all’albo dei giornalisti dal 1985, e nella storica veste di militante ecopacifista del ‘Movimento di lotta per la salute Maccacaro’: “Insomma, in oltre 40 anni nessuno si è mai azzardato ad accusarmi di diffusione di notizie false o diffamatorie, semmai in altrettanti anni sono stato appieno tutelato dalla magistratura per lo stillicidio di pesanti rappresaglie della multinazionale chimica (licenziamento compreso) da me subite per aver diffuso-denunciato notizie vere e gravissime. La Giustizia mi ha sempre dato ragione come parte lesa in 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione”. Redazione Piemonte Orientale
CRISI DEI GIORNALI (E NON SOLO): FOCUS SU VICENDA DEL GRUPPO GEDI E DI AGENZIA DIRE
Il gruppo Exor, holding controllata dalla famiglia Agnelli, ha confermato recentemente la decisione di vendere il gruppo Gedi, di cui fanno parte le testate La Repubblica e La Stampa e le emittenti Radio Capital e Radio Deejay. Questa decisione mette a rischio il futuro di molti professionisti, lavoratori e giornalisti del gruppo Gedi. Per mettere a fuoco e comprendere meglio la crisi che interessa il mondo della stampa e del giornalismo abbiamo realizzato una trasmissione specificatamente dedicata alla vicenda dei lavoratori del gruppo Gedi e alla lunga vertenza all’interno dell’Agenzia Dire. Con gli ospiti abbiamo commentato anche la situazione complessiva del settore dell’informazione e del giornalismo in Italia. Nella trasmissione sentiremo gli interventi di Marino Bisso, giornalista di Repubblica ed esponente della Rete No Bavaglio, che commenta anche la vicenda che riguarda da vicino i giornalisti e le giornaliste di Repubblica; il contributo di Alessandra Fabretti, del Comitato di Redazione di Dire con cui abbiamo fatto il punto sulla lunga vertenza di lavoratori e lavoratrici dell’Agenzia Dire; infine Vincenzo Vita, già membro della Commissione di vigilanza Rai ed ex vice-presidente della Commissione Cultura al Senato. Tutte le interviste sono all’interno della trasmissione dedicata Ascolta o scarica.
La notizia siamo noi: a scuola di Giornalismo Nonviolento
Oggi sabato 13 dicembre presso le Baracche Verdi a Firenze all’Isolotto si è svolto il laboratorio Giornalismo Nonviolento nell’ambito del ciclo Pillole di Nonviolenza organizzato dalla Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti”. L’incontro era condotto da Olivier Turquet, coordinatore della Redazione Italiana di Pressenza e basato sul libro Giornalismo Nonviolento, opera collettiva internazionale della redazione dell’Agenzia attraverso  informazioni teoriche e esercitazioni pratiche. Iniziando con l’apparente leggerezza di un gioco innocente, ha messo subito sui binari giusti il suo uditorio: fare attenzione, prestare il giusto ascolto a ciò che si sta facendo è il primo requisito per un buon giornalista. Si è partiti con un brain storming attorno ai concetti di nonviolenza e giornalismo in cui ognuno dei partecipanti ha potuto esprimere le proprie parole chiave. Analizzando le parole emerse nel primo caso son venuti fuori gli atteggiamenti, le ideologie, le attività e le finalità della nonviolenza; nel secondo termini che definiscono l’oggetto/azione del giornalismo, le intenzioni e l’etica. Il Giornalismo nonviolento è una pratica che mette al centro l’informazione dal basso, cerca di dare voce ai movimenti e alle istanze sociali che difficilmente hanno spazio nel giornalismo tradizionale, condizionato dalla propaganda dei poteri forti, dalla “notiziabilità”, rispetto alle problematiche e agli avvenimenti della maggioranza dei cittadini. L’iniziativa risponde a un’esigenza molto attuale e critica di saper leggere dentro le notizia che ci vengono date e che ci vengono omesse, le informazioni volutamente “deformate” per la dimostrazione di una tesi di parte, spesso politica. Redazione Toscana
UNIMONDO – ATLANTE DELLE GUERRE SI RINNOVA: NASCE IL NUOVO SITO
Lanciato ufficialmente il nuovo sito di Unimondo – Atlante delle guerre, nato dalla fusione delle due redazioni che lavorano da decenni sui temi della pace, dello sviluppo umano sostenibile, dei diritti umani e dell’ambiente. Unimondo.org è una testata giornalistica online che offre un’informazione qualificata e diffonde un’informazione plurale e quotidiana dando voce alle molteplici realtà della società civile italiana e internazionale. “Un sito che non rincorre l’urgenza, ma pratica l’importanza”, come ha raccontato ai nostri microfoni il giornalista e direttore responsabile di Unimondo – Atlante delle guerre, Raffaele Crocco. Ascolta o scarica
Nel 38° anniversario della “Intifada delle pietre”…
Alla ricorrenza dell’8 dicembre 1987 l’esercito israeliano ha compiuto una vasta operazione di rastrellamenti che hanno toccato tutte le province della Cisgiordania. Secondo i rapporti pubblicati dai corrispondenti locali dell’agenzia Wafa, sono stati arrestati più di 122 attivisti e militanti. Il più grave attacco è stato contro l’università di Bei Zeit, occupata dalle truppe dall’alba di oggi, con irruzione negli uffici, arresto di personale di guardia, insegnanti e studenti. Anche l’università palestinese di Gerusalemme ad Abu Diss è stata invasa dalle truppe israeliane in assetto dii guerra. Genocidio a Gaza – Duri bombardamenti aerei e dell’artiglieria su Shejaie e Beit Lahia. Non sono cessati gli attacchi dei carri armati nella zona di Khan Younis e Rafah nel sud. In tutta la linea di demarcazione sono entrati in funzione giganteschi bulldozer per spianare a terra gli edifici ed impedire così il ritorno degli abitanti palestinesi. Negli attacchi sono state usate bombe incendiarie contro popolazione civile. È un crimine di guerra. La protezione civile palestinese ha faticato a spegnere gli incendi che si sono sviluppati nelle case già diroccate. È sempre più chiaro il disegno dei generali israeliani: la deportazione forzata dei nativi per colonizzare Gaza. Contro la zona costiera, affollata dai profughi nelle tende, sono stati utilizzati i droni con il lancio di missili mirati, per colpire i gruppi di persone. Alla cieca. Ieri è stata decimata una famiglia: una donna e i suoi 3 figli sono stati uccisi davanti alla loro tenda allagata, mentre tentavano di far fronte alla furia della natura. Il rapporto giornaliero del ministero della salute informa dell’arrivo negli ospedali dei corpi di 15 persone uccise, nella giornata di ieri. È la pace dei cimiteri. Libano – Israele torna ai duri bombardamenti in sud Libano. 6 raids ieri su Jebel Safi. La prepotenza di Tel Aviv è arrivata a bombardare in località a 20 km a nord di Nabatie, cioè nella profondità del territorio libanese. Stati Uniti e Ue ai quali il nuovo governo libanese ha consegnato le sorti del paese, invece di bloccare la mano assassina di Israele, hanno annunciato piani per aiutare l’esercito libanese a disarmare Hezbollah. Yemen – Nuovi sviluppi militari in Yemen. Il Consiglio Meridionale di Transizione ha preso il controllo di due regioni orientali e occupato la capitale provvisoria Aden. Il capo di governo filo saudita è scappato venerdì a Riad, riportando il paese alla situazione del 1990, prima della riunificazione dei due Yemen. Il Consiglio controlla adesso i giacimenti petroliferi e manca soltanto la dichiarazione formale di secessione. È un passo che segna la sconfitta dell’Arabia Saudita che aveva alimentato con la sua interferenza militare la guerra civile yemenita, che dura da oltre 10 anni. Gli sviluppi recenti potrebbero riportare, anche se in condizioni nuove, l’esperienza della Repubblica democratica del Sud Yemen, guidata allora da un movimento di sinistra. Sudan – Le milizie di Pronto Intervento hanno preso il controllo dei complessi petroliferi della provincia di Kordofan. Le società cinesi che lo gestivano si sono ritirate e l’esercito ha abbandonato la regione. È uno sviluppo sicuramente determinante a cambiare le carte nell’eventualità di futuri negoziati. Tali sviluppi spiegano in parte il silenzio delle cancellerie europee sul dramma sudanese. Come a Gaza, stanno collocandosi dalla parte sbagliata della storia. Hanno sostenuto in segreto le milizie, fornendo armi tramite triangolazioni neanche tanto camuffate. Il tutto nel nome di combattere l’influenza economica della Cina e l’espansionismo militare di Mosca. Libertà di informazione – L’esperienza dei tre giornalisti embedded ha svelato il trucco di Israele. Il Comitato per la protezione dei giornalisti, dopo aver esaminato le esperienze di tre giornalisti stranieri a cui è stato permesso di entrare nella Striscia di Gaza nell’ambito di tour organizzati dall’esercito israeliano, ha affermato che i tour coordinati hanno limitato gli spostamenti dei giornalisti, li hanno deliberatamente indirizzati verso prospettive di notizie preparate in precedenza e hanno imposto una revisione del contenuto delle notizie prima della pubblicazione. Una delle giornaliste, Tarnopolsky (AFP), ha confermato che non hanno potuto muoversi liberamente, avvicinarsi ai civili o documentare in modo indipendente, aggiungendo: “A ciascuno di noi è stato permesso di condurre una breve intervista supervisionata con il portavoce dell’esercito israeliano”. Ha poi aggiunto: “Tutto era stato organizzato in anticipo. Non abbiamo visto nessuno e non abbiamo potuto documentare nulla. Questo non era giornalismo; era una commedia”.   > [Anbamed] NL 1934 – 09 dicembre 2025 ANBAMED
Caso “La Stampa” | Il prezzo di stare dalla parte giusta – di Cristina Roncari
Sabato sera. Cena. La Tv gira per conto suo. Arrivano le parole: “Ignobile, vile, grave, irresponsabile, anni di piombo”. Guardo le immagini: ragazzi entrano nella sede del quotidiano La Stampa e come si direbbe oggi in linguaggio antagonista “ lo sanzionano”. Mi colpiscono volti scoperti. Santa ingenuità. Con un governo di estrema destra e [...]