«Silenzio stampa» – l’inchiesta sullo squadrismo sionista a Roma
L’inchiesta descrive in dettaglio le continue minimizzazioni da parte degli
organi stampa e istituzionali delle violenze perpetrate ai danni di militanti e
attiviste antifasciste e antifascisti in contesti di manifestazioni di protesta
contro il genocidio perpetrato a Gaza dall’esercito israeliano o in generale in
solidarietà con la causa palestinese. Negli ultimi due anni infatti le
intimidazioni e le violenze verso chi esprime solidarietà con il popolo
palestinese si sono fatte sempre più frequenti. Questo fenomeno, presente in
tutto il mondo, si è verificato con particolare intensità nella città di Roma,
soprattutto nel quadrante sud orientale della capitale. Il documentario ha
l’obiettivo di far luce su quanto accaduto, per non lasciare queste violenze
sotto silenzio. Pubblichiamo inoltre un’intervista esclusiva fatta al collettivo
Restiamo umani, autore del documentario «Silenzio stampa». Di seguito il video
integrale della docu-inchiesta realizzata da Restiamo umani e l’intervista di
DinamoPress al collettivo promotere del progetto.
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Perché avete sentito la necessità di realizzare questo documentario?
Abbiamo sentito la necessità di realizzare questo documentario innanzitutto
perché nessuno/a lo aveva ancora fatto al posto nostro. Lo spazio che le
aggressioni di matrice sionista hanno trovato nella narrazione pubblica è sempre
stato troppo poco e anche per questo abbiamo pensato che invece fosse necessario
porre fine a questo silenzio. Noi siamo ragazzi e ragazze che, come tanti e
tante altre/i, negli ultimi anni hanno attraversato e animato le mobilitazioni
per la Palestina e ci siamo presto accorti/e che attorno a questa questione si
respira, soprattutto nella città di Roma, un clima intimidatorio, che abbiamo
sentito l’esigenza di raccontare.
L’impunità di cui godono questi soggetti si manifesta in modo sistematico su tre
livelli differenti. Il primo è quello istituzionale e politico: esponenti di
diversi schieramenti hanno scelto la via del silenzio o, in alcuni casi, hanno
offerto una sponda esplicita agli aggressori. Pensiamo alle dichiarazioni di
Salvini sui fatti del 25 aprile, o a quelle di Lollobrigida dopo l’aggressione
davanti al Liceo Caravillani; interventi che hanno di fatto legittimato la
violenza, arrivando addirittura ad invertire le responsabilità tra aggrediti ed
aggressori.
Come si è manifestata “l’impunità” di cui godono i soggetti autori delle
aggressioni?
L’impunità di cui godono questi soggetti si manifesta in modo sistematico su tre
livelli differenti. Il primo è quello istituzionale e politico: esponenti di
diversi schieramenti hanno scelto la via del silenzio o, in alcuni casi, hanno
offerto una sponda esplicita agli aggressori. Pensiamo alle dichiarazioni di
Salvini sui fatti del 25 aprile, o a quelle di Lollobrigida dopo l’aggressione
davanti al Liceo Caravillani; interventi che hanno di fatto legittimato la
violenza, arrivando addirittura ad invertire le responsabilità tra aggrediti ed
aggressori.
Il secondo livello è quello dei media generalisti, che hanno taciuto o ribaltato
la dinamica degli eventi, operando sulle cronache cittadine la stessa
mistificazione che applicano al racconto del genocidio in Palestina. Infine, c’è
un piano di agibilità pratica e fisica sul campo: la condotta delle forze
dell’ordine, infatti, in diverse occasioni ha permesso a queste frange radicali
di muoversi e colpire, molto spesso senza subire alcuna conseguenza giudiziaria
e senza essere nemmeno identificate.
Se i media “mainstream” hanno depistato e coperto le aggressioni di matrice
fascio-sionista, quale deve essere il ruolo della stampa indipendente di fronte
a quanto accaduto?
Il ruolo della stampa indipendente e della contro-informazione deve essere non
solo quello di denunciare l’omissione dei grandi media, ma anche quello di
spezzare l’unilateralità del racconto pubblico e smontarne i meccanismi di
funzionamento. Come diciamo proprio nei minuti finali della nostra inchiesta,
infatti, il compito diventa quello di portare le prove dove si vorrebbe imporre
il silenzio e di dare voce a una verità che i fatti non permettono più di
ignorare.
Se l’informazione generalista tende a derubricare queste forme di violenza
politica ad anonimi scontri fra facinorosi e, come avviene ancora più spesso, ad
invertire i ruoli tra aggrediti e aggressori, il giornalismo indipendente deve
riuscire ad imporre un principio di realtà attraverso un lavoro d’inchiesta
rigoroso, basato sulle testimonianze e sui riscontri oggettivi, per dimostrare
che non siamo di fronte a episodi isolati ma a una strategia precisa.
Inoltre crediamo che la forza del giornalismo indipendente risieda anche nel
fatto che la realtà documentata sul campo è dotata di una forza intrinseca:
quando si ricostruiscono i fatti con rigore, la verità diventa così solida e
dirompente da riuscire a bucare la narrazione ufficiale. Il fine ultimo della
contro-informazione deve essere proprio quello di trasformare la verità dei
fatti, storpiata dal discorso dominante, in una consapevolezza diffusa e in un
senso comune non più manipolabile.
La copertina è a cura di Restiamo umani
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