Dal Marocco alla frontiera

Progetto Melting Pot Europa - Monday, April 27, 2026

Marocco – Berkane, Beni Mellal, Settat, Casablanca, Marrakech, Oujda, Saïdia, Jerada, Dakhla, Taourirt, Laâyoune, Rabat, Nador, Aïn Beni Mathar, Touissit, Zaio e Tunisi.

Queste alcune delle città da cui sono partite, per riunirsi a Oujda 1, le famiglie afflitte dalla scomparsa o detenzione di una persona cara.

Luoghi che accomunano e collegano esperienze diverse, di vita ed esistenza, di persone che partono e persone che restano. Città che, se guardate nel loro insieme, sono in grado di tracciare le direttrici di una mappa fatta di spostamenti, dolori e speranze.

Reportage e inchieste

Harraga: sparizioni e detenzioni tra Marocco, Mediterraneo e zone di frontiera

Le famiglie esigono giustizia e verità

Federico Massaro 15 Dicembre 2025

«Finché ci sono spostamenti, ci sono scomparse, dolori, storie e molti sacrifici, molti sentimenti; come diciamo in tunisino: ‘solo chi cammina sulla brace ne sente il dolore‘»
(S., attivista tunisina, Oujda, Commemor’Action 2026)

Il 5, 6 e 7 febbraio l’Association Marocaine d’Aide aux Migrants en Situation Vulnérable (AMSV) ha organizzato ad Oujda, 3 giornate 2 di confronto, dibattito e sensibilizzazione “contro il regime di morte alle frontiere” per «esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e le loro famiglie» 3.

Le testimonianze al centro

La seconda giornata di mobilitazione ha visto l’organizzazione di un gruppo di condivisione/assemblea aperta con madri, padri, fratelli, sorelle e parenti delle persone scomparse o detenute. Un momento che ha dato la possibilità di esprimere le proprie difficoltà, esternalizzare le proprie sofferenze e apertamente condividerle, creando una rete di scambio di informazioni ed emozioni.

Questo spazio ha dimostrato come le famiglie possano mutualmente supportarsi, per trovare, nella condivisione e nella solidarietà, strumenti di conforto.

«Mi chiamo H., padre di un figlio scomparso il 29 giugno 2023.
A tutti i padri e a tutte le madri che hanno un figlio o una figlia vogliamo dire che non siamo soli in questa lotta.
Crediamo nel diritto di conoscere la verità e il destino dei nostri figli.
È un messaggio che nasce dalle nostre lacrime, per conoscere e seguire il loro destino».
(H., padre di un figlio scomparso, testimonianza, Oujda, Commemor’Action 2026)

La violenza delle pratiche di controllo e “gestione” della mobilità raggiunge, influenza e si riflette sui familiari che vivono nei territori di partenza. Una struttura securitaria che non solo esternalizza la propria frontiera ma che spinge al di là di essa il dolore, lasciando al di qua conseguenze e sofferenze psicologiche e sociali.

“Ma dobbiamo resistere 4.
Abbiamo dei figli che sono separati da noi fisicamente.
Sono sempre nei nostri cuori, sono sempre lì.
Riflettiamo, pensiamo a loro”. 
(H., padre di un figlio scomparso)

Una separazione che trova nel ricordo e nella memoria una modalità di far fronte al trauma della scomparsa. Le foto strette nelle mani dei familiari si fanno ancoraggio di un’esistenza che non è andata persa ma che continua, giornalmente, ad essere presente e viva.

Questi incontri intrecciano alla sfera più intima ed emotiva una più pratica e tecnica. L’AMSV si mobilita anche per orientare le famiglie lungo le tortuose procedure amministrative, giudiziarie e legali.

L’accompagnamento e la sensibilizzazione vanno così intervallandosi a pratiche di autocritica e autoconsapevolezza, ove l’associazione si pone in ascolto delle proposte, soluzioni e critiche mosse dalle stesse famiglie.

Momenti come questo edificano le fondamenta di uno spazio in cui poter vivere collettivamente le proprie emozioni e nella collettività trovare forza, supporto e confronto. Un’iniziativa che si dimostra essenziale per gettare basi di memoria e condanna che dal singolo si spostino al collettivo – per una piena conoscenza e giustizia per le sorti dei propri cari.

Tra le onde

«Il mare uccide una volta, ma l’attesa uccide mille volte» 5
(Imane ElBoustaoui, scrittrice e sorella di un ragazzo scomparso, testimonianza, Oujda, Commemor’Action 2026)

Queste le parole di Imane El Boustaoui, scrittrice e sorella di un ragazzo scomparso che, con voce ferma e decisa, chiude il discorso di presentazione del suo romanzo « Entre la vague et l’absence » 6.

Il termine francese “vague”, letteralmente “onda” in italiano, si presta qui a una duplice lettura: da un lato richiama la dimensione materiale del mare e delle sue onde; dall’altro, in senso più simbolico, evoca una condizione di indeterminatezza e incertezza.

La storia di Imane si è fatta spazio nelle 3 giornate di mobilitazione.

Notizie

Commémor’Action alle frontiere: contro il regime di morte che uccide e fa sparire

Una mobilitazione transnazionale da Oujda a Palermo

Federico Massaro 9 Febbraio 2026

Suo fratello, Mohammed, ha intrapreso quattro anni fa, insieme ad altre 41 persone, la rotta atlantica 7 e da allora non ha più avuto sue notizie.

«Permettetemi di parlarvi di Mohamed, mio fratello.
Prima di tentare la migrazione ha lavorato per anni in Libia ma, dopo che la situazione politica si è deteriorata, è tornato in Marocco.
Ha cercato lavoro ed è stato impiegato per otto anni in un’azienda a Casablanca. Ma con la pandemia di Covid-19 è stato licenziato, insieme ad altri dipendenti, con il pretesto della crisi.
Da quel momento, la vita di Mohamed è cambiata radicalmente.
È cambiato.
Non lo riconoscevamo più.
Quando tutte le porte si sono chiuse, non gli è rimasta che una sola opzione: tentare l’avventura, intraprendere un cammino sconosciuto e salire a bordo di un’imbarcazione della morte, in direzione delle isole Canarie.
Il nostro ultimo abbraccio è avvenuto sul molo, testimone silenzioso dell’ultimo addio».
(Imane ElBoustaoui, testimonianza)

Le vicende, racconta la scrittrice, l’hanno traghettata in un mare di incertezza: “nessuna notizia della sua morte, nessuna prova di sopravvivenza” 8. Quello stesso mare, nel romanzo più volte citato, diviene qui nemico, controparte e complice dell’oblio.

«Il mare è un elemento fondamentale nel romanzo. Se non ci fosse il mare, non ci sarebbero le sue vittime.
Il mare è un concorrente, un avversario, un nemico.
Il mare è colui che ha inflitto questa sofferenza».
(Imane ElBoustaoui, Conferenza di presentazione del romanzo “Entre la vague et l’absence”, Oujda, 6 febbraio 2026)

Il romanzo e le due storie raccolte al suo interno riflettono un dolore permanente, una condizione di sofferenza, di “disperazione” e di tristezza a cui la “speranza” va a contrapporsi 9.

«La speranza non è una forza nel senso tradizionale del termine.
È il contrario della sofferenza.
È una forma, tra le altre, di resistenza».
(Imane ElBoustaoui, Conferenza)

La scrittrice ci parla inoltre di “un’assenza dolorosa” che si trasforma e si declina in “un’attesa perpetua e permanente […] un’attesa che non è scritta nei report” 10.

L’attesa e un “silenzio assoluto” 11 si fanno, dunque, paradigmatici di una condizione multiforme contrassegnata dal dramma della scomparsa e della violenza della detenzione.

«Ciò che ho affrontato non è solo l’assenza, ma il silenzio.
Un silenzio che è più grave dell’assenza stessa.
[…] Ogni volta che siamo andate ai sit-in, alle manifestazioni, per chiedere verità e giustizia, abbiamo sempre trovato le porte chiuse».
(Imane ElBoustaoui, Conferenza)

Il libro « Entre la vague et l’absence » non racconta, dunque, di una perdita o di un’esperienza individuale ma anzi, prende queste ultime come punto di partenza, per narrare una condizione vissuta da numerose famiglie.

«La mia storia non è un racconto individuale.
È lo specchio di migliaia di sorelle la cui vita si è fermata al momento dell’addio, i cui progetti sono stati sospesi alla partenza dei propri fratelli.
In ‘Entre la vague et l’absence’ non ho scritto solo del dolore di Imane, né dei miei quattro anni di personale sofferenza e attesa.
Ho scritto di famiglie con storie diverse, ma unite dalla stessa ferita: la perdita di una persona cara.
Questo romanzo non è una denuncia intima ma una testimonianza umana, una voce collettiva di famiglie che si confrontano con molteplici forme d’assenza: di scomparse di cui non si conosce il destino, di detenute senza colpa private della libertà, di defunte a cui non si è potuto dire addio con dignità.
Il mio percorso di ricerca non si è mai fermato.
Ho ascoltato le testimonianze di giovani tornati nelle nostre città, portando con sé sconfitta e disillusione.
Le storie di Jawad e Omar, raccolte nel romanzo, non raccontano di loro come eroi ma come vittime di sogni spezzati lungo il cammino.

[…] ‘Entre la vague et l’absence’ non è stato scritto come una semplice storia, ma come un atto di documentazione, come una testimonianza.
L’ho scritto per condividere con il mondo questa ferita che sanguina ogni giorno, per affermare che esistono altre storie che non sono ancora state raccontate».
(Imane ElBoustaoui, testimonianza)

Copertina e contro copertina di “Entre la vague et l’absence”

Detenzioni e incarcerazioni in Algeria

Le testimonianze riportate nell’arco dei tre giorni a Oujda hanno dimostrato come l’incarcerazione su suolo algerino 12 sia una procedura che si ripercuote, ormai da anni, sulle vite delle persone in movimento.

Nel 2025, su un totale di 436 dossier trattati 13 dall’associazione, 107 sono i casi di detenzione, di cui 104 su suolo algerino e 3 sulla rotta balcanica 14.

Quando la famiglia riesce a mettersi in contatto con il proprio caro in Algeria, le informazioni, seppur veritiere, si fanno scarse e difficili da reperire.

Questo perché, laddove un primo contatto avvenga, la persona trattenuta è sempre soggetta al rischio di deportazione interna verso altri luoghi di detenzione, così facendo ogni legame tra informatorә e famiglia viene immediatamente reciso.

La comunicazione, tra famiglia e detenuti, si presenta, dunque, come non duratura e soggetta ad enormi rischi di estorsione. Intermediari e attività criminali promettono, in cambio di denaro, notizie e sostegno al di là del territorio marocchino. Una difficoltà in più con cui le famiglie si devono confrontare 15.

Diritto alla verità e giustizia

Donare visibilità alle rivendicazioni portate avanti dai familiari delle persone scomparse è necessario ed essenziale. Troppo spesso, infatti, gli sbarchi e i corpi in movimento vengono sovramediatizzati, a favore di un discorso volto alla sicurezza e alla securitizzazione, o invisibilizzati estromettendo le voci delle famiglie delle persone scomparse dal discorso politico e mediatico 16.

Rapporti e dossier

“Corpi, diritti e memorie in lotta”

Il nuovo rapporto di Memoria Mediterranea e Clinica Legale Diritti Umani di Palermo

Maria Giuliana Lo Piccolo 4 Gennaio 2026

Questo aspetto risulta essere perfettamente in linea con il Patto europeo in materia di migrazione e asilo che ha visto e sta vedendo un suo importante avanzamento prima e dopo le giornate di “CommemorAzione”.

Il piano entrerà in vigore nel giugno 2026 17 e , con l’ultima approvazione del mandato negoziale sul nuovo regolamento rimpatri 18, ha attualmente raggiunto la fase di negoziati interistituzionali con il Consiglio dell’Unione europea 19. Tralasciando le specificità 20 del Patto vediamo invece come quest’ultimo unisca e riassuma perfettamente le pratiche europee in ambito migratorio.

La persona, le storie e i vissuti vengono messi in secondo piano, volutamente trascurati, per far spazio ad un discorso ed una narrazione che tutela e sostiene l’impianto securitario e la violenza razziale.

Il paradigma della sicurezza, costruito discorsivamente e materialmente, trova così nell’oscurantismo delle rivendicazioni di giustizia e verità dei familiari delle persone scomparse, il perpetuarsi della sua condizione di colonialità e potere 21. Una struttura ramificata che sempre più tenta di controllare, oscurare e vittimizzare, tanto nel dibattito pubblico che in quello istituzionale, una presenza sin troppo scomoda per la propria agenda politica: le famiglie delle persone scomparse, decedute o detenute e gli harraga.

Dobbiamo pertanto guardare al diritto alla verità in quanto slegato da una visione compassionevole e pietistica, tanto della persona in movimento che dei suoi familiari. Un diritto che deve essere invece riconosciuto come reale strumento politico, in grado di unire diritto alla giustizia, diritto a vedersi riconosciuta la propria identità e il proprio nome, diritto al lutto e tutto ciò che a cui esso è interconnesso (accessibilità alle informazioni e alle pratiche di riconoscimento e identificazione dei corpi e possibilità di portare a termine riti funebri secondo il proprio culto o tradizione) 22.

Il sostegno e la connessione in rete tra famiglie e amicз delle persone scomparse o detenute, così come le associazioni che vi forniscono supporto 23, acquisiscono un significato politico ben preciso. Si contrappongono ad una struttura securitaria che criminalizza e tenta di controllare ogni spiraglio di solidarietà. Contro una politica europea che reifica la mobilità umana all’interno di confini che la vedono unicamente in quanto fenomeno da controllare o gestire.

Giornate come quelle organizzate a Oujda portano il nostro sguardo lontano dalla narrazione della vulnerabilità. Ci mostrano una comunità che, forte del sostegno e degli sforzi di un’associazione, trova una propria modalità di affrontare il dolore, di autosostenersi e dal basso organizzarsi.

  1. Città a nord-est del Marocco, capoluogo della regione dell’Oriental. ↩︎
  2. Le giornate, parte della mobilitazione transnazionale Commemor’Action, hanno visto l’alternarsi di momenti di denuncia a workshop artistici e attività teatrali e letterarie ↩︎
  3. Testo di appello alla Commémor’Action del 6 febbraio 2026, giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere ↩︎
  4. In francese il termine utilizzato è “s’accrocher”: letteralmente aggrapparsi, stringersi. ↩︎
  5. Le citazioni di Imane El Boustaoui provengono sia da testimonianze personali sia da interventi pubblici; ove necessario, il contesto è specificato tra parentesi ↩︎
  6. È possibile acquistare il romanzo contattando direttamente l’Association Marocaine d’Aide aux Migrants en Situation Vulnérable (Oujda, Marocco) ↩︎
  7. La rotta contrassegna tutti quegli spostamenti che partono dalle coste affacciate sull’oceano Atlantico del Marocco, della Mauritania, del Senegal, del Gambia e della Guinea in direzione delle isole Canarie. ↩︎
  8. Imane ElBoustaoui, testimonianza, Oujda, Commemor’Action 2026 ↩︎
  9. Imane ElBoustaoui, Conferenza di presentazione del romanzo “Entre la vague et l’absence”, Oujda, 6 febbraio 2026 ↩︎
  10. Ibid ↩︎
  11. Ibid ↩︎
  12. Legge 08-11 del 25 giugno 2008 «relative aux conditions d’entrée, de séjour et de circulation des étrangers en Algérie». Vedasi: Connivence sécuritaire entre l’Europe et le Maghreb, Orient XXI (gennaio 2017) ↩︎
  13. Migrants disparus : Ce qu’il faut retenir du rapport de l’AMSV, Enass (11 febbraio 2026) ↩︎
  14. « Tableau récapitulatif des statistiques, dossiers digitalisés reçu par l’association : disparus, détenus et décèdes, accompagnés, bloqués, libérés, suivi des dossiers organisés par région » in « Rapport annuel de l’association marocaine d’aides aux migrants en situation vulnérable du 1 janvier au 31 décembre 2025. Présenté pour la conférence de presse du jeudi 5 février 2026 » ↩︎
  15. L’AMSV, per compensare queste problematicità, ha creato dei gruppi su piattaforme di messaggistica e una linea telefonica dedicata. Ciò ha permesso di creare una rete tra famiglie residenti su differenti città, favorendo l’approfondimento delle ricerche, che si realizza tramite la condivisione di informazioni sull’identificazione dei propri carз. Sempre in quest’ottica sono state prodotte dall’AMSV 2 guide per il sostegno e l’accompagnamento pratico nei processi amministrativi e giudiziari. La prima guida assiste i familiari delle persone scomparse a livello amministrativo, fornendo una panoramica su quali documenti possedere, quali fornire e/o raccogliere. « Guide illustré de recherche d’un disparuoù détenu à la frontière » (AMSV, Oujda, settembre 2024); La seconda guida si concentra invece sull’accompagnamento e sull’assistenza, a livello legale e giudiziario delle famiglie delle persone in stato di arresto o detenzione in Algeria, Tunisia o Libia. Fornisce una panoramica sui documenti da possedere lungo la procedura di ricerca così come sui documenti richiesti per il ritorno in Marocco. « Droits aux familles à la vérité, dignité et justice. Guide illustré aux familleset des détenusaux parcours migratoires » (AMSV, Oujda, 2025) ↩︎
  16. L’abbiamo visto nella strage di Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023. Nella seguente data, presso la spiaggia in provincia di Crotone, persero la vita all’incirca 94 persone e circa una decina sono tuttora disperse. In tale contesto la sovramediatizzazione e la ricerca di giustizia è stata strumentalizzata in favore di una ricerca e denuncia di soggetti identificati come “scafisti”. A strage ormai avvenuta segue la creazione di un decreto-legge specifico, il 50/2023, che prevede l’inasprirsi delle pene nei confronti “dei cosiddetti scafisti”. Sorte diversa è toccata invece per la strage di Roccella Ionica. Nell’imbarcazione, che conteneva all’incirca 67 persone a bordo e naufragata tra il 16 e il 17 giugno 2024, hanno perso la vita almeno 35 persone mentre le restanti sono ancora dispersɜ. In questa occasione le autorità hanno calato un velo sulle morti e le scomparse, adoperando una vera e propria tattica di “dispersione” delle famiglie, dei sopravvissuti e dei corpi. Ciò ha comportato un’assenza in tema di copertura mediatica. Fonti: Corpi, Diritti e memorie in lotta, Report di monitoraggio e denuncia di MEM.MED Memoria Mediterranea e CLEDU di Palermo (2025) ↩︎
  17. Patto Migrazione e Asilo 2026, a che punto siamo? Come l’Unione Europea sta riscrivendo il diritto d’asilo e normalizzando l’eccezione, Melting Pot Europa (dicembre 2025) ↩︎
  18. Il documento di compromesso concordato dal Consiglio a dicembre fornisce dettagli sulle modifiche proposte ↩︎
  19. Il regolamento introduce un primo elenco di paesi considerati di “origine sicura”, (Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia), insieme alla possibilità di designare ed applicare il “concetto di paese terzo sicuro”. Ciò si traduce in una possibilità di “rimpatrio”, o meglio deportazione, di migranti verso un “paese terzo” con il quale le persone non hanno potenzialmente mai avuto un legame. Tutto ciò a favore di quella che viene definita come una più “rapida ed efficiente” esamina di domanda d’asilo. Il Parlamento europeo dà il via libera al Regolamento sulle deportazioni. Cosa è in gioco nelle fasi finali dei negoziati, Melting Pot Europa (marzo 2026) ↩︎
  20. Non esistono “Paesi sicuri”. E con le nuove regole UE su migrazione e asilo siamo tutti più in pericolo, Melting Pot Europa (febbraio 2026) ↩︎
  21. Quijano, A. (2000), Coloniality of Power, Eurocentrism, and Latin America, “Nepantla: Views from South”, 1 (3): 533 –580  ↩︎
  22. Non solo memoria: Il diritto alla verità come obbligo degli Statidiretta youtube, ASGI e Associazione Carta di Roma (3 marzo 2026) ↩︎
  23. Su suolo italiano MEM.MED (Memoria Mediterranea) si occupa di ricerca e identificazione delle persone disperse nel Mar Mediterraneo, fornendo supporto legale e psico-sociale alle famiglie che cercano verità e giustizia. L’associazione facilita le famiglie nell’accesso alle informazioni oltre fornire loro supporto legale gratuito nelle procedure di ricerca, identificazione e rimpatrio delle salme. ↩︎