Il volo. Reportage “Come in mare così in cielo”
Come in mare così in cielo è il racconto di una settimana a Lampedusa insieme
all’equipaggio dell’Albatross, l’aereo di monitoraggio di SOS Méditerranée.
Questo reportage prova ad esplorare cosa significhi sorvegliare una frontiera
dall’alto, a raccontare come l’assenza di soccorso si manifesti nelle rotte
tracciate sui monitor, nelle parole dell’equipaggio – ostinato e talvolta
impotente – che vola e sorveglia, nei corpi visti e non raggiunti.
Narra la violenza strutturale che colpisce le persone in movimento nel central
Med, tra respingimenti, complicità istituzionali e pratiche di Stati che negano
sicurezza e diritti fondamentali.
Come in mare così in cielo vuole aprire una riflessione sulle contraddizioni
etiche e politiche del Mediterraneo centrale, questa volta osservato da un cielo
che è diviso, frammentato e sorvegliato tanto quanto il mare.
PH: @ Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEE
IL VOLO
In molti cercano di raccontare il Mediterraneo Centrale e le frontiere di mare:
ricercatori, attivisti, operatori sociali e umanitari a bordo di navi di
soccorso o presenti sui moli, ad attendere gli approdi. Io ne faccio parte.
Provo a descrivere cosa siano le frontiere liquide, gli arrivi, cosa accada
quando qualcuno, dopo anni di tentativi, riesce finalmente a scalfire il muro di
questa fortezza e a penetrarne l’interno. Cerco di capire e di raccontare chi
siano le persone che attraversano, al di là dei numeri. Lo faccio portando anche
quello che sono. Abito un Mediterraneo che mi abita, da sempre: in questo spazio
blu naviga, galleggia o affonda anche qualcosa di me 1.
L’idea di raccontare cosa si veda dal cielo è nata a maggio di questo 2026 e si
è concretizzata velocemente: a giugno ero già a conoscenza del fatto che avrei
potuto affiancare la crew di Albatross la prima settimana di agosto.
Le ONG che dispongono di aerei che volano sul Mediterraneo centrale sono tre;
tra queste, due hanno anche una flotta navale. Si tratta di Sea Watch e Sos
Méditerranée. La prima e Pilotes Volontaires lo fanno da diversi anni; l’ultima
in ordine di tempo è SOS Méd che ha iniziato la sua attività in cielo a novembre
2025.
Il resoconto che segue, nasce dai miei scambi con l’equipaggio di Albatross,
l’aereo di monitoraggio gestito da Sos Méditerranée insieme a Humanitarian Pilot
Initiative, che ha base a Lampedusa e sorvola il central Med. Trova origine da
un tempo condiviso con l’equipaggio di terra e cielo e, ancora una volta,
dall’incrocio di sguardi e parole, dal ricamo generato dal tempo, dall’ascolto e
dall’osservazione.
RITORNARE SULL’ISOLA
Gli aerei che perlustrano il Mediterraneo centrale sono sottomessi alle stesse
leggi e agli stessi decreti delle navi che fanno soccorso.
Lampedusa è la loro base di decollo e atterraggio. L’ultima volta che sono stata
su questo lembo di terra, è stato qualche mese fa, durante la rotation 10 con
Nadir della ONG ResqShip. In questi mesi che sono trascorsi, ho ascoltato storie
di donne provenienti da Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Mali. Racconti che non
mi hanno spostata dal Mediterraneo centrale, solo portata molto più a sud, alle
frontiere esterne dell’Europa, proprio quelle che con accordi coi Paesi terzi e
finanziamenti a sedicenti guardie costiere sono efficacissime nel trattenere le
persone e respingerle fino a farle scomparire. Le testimonianze che ho raccolto
mi hanno affinato lo sguardo e appesantito la coscienza.
Atterro di notte a Lampedusa. L’isola è spazzata da uno scirocco che rende
l’aria umida e rovente; si appiccica addosso come un pensiero insistente e
fastidioso. Dura da settimane. Irrespirabile. A tratti si sente l’odore
dell’elicriso e di salsedine. Odore di Mediterraneo.
Arrivo cosciente che per l’ennesima volta la situazione è cambiata. Gli approdi
sono diminuiti e non so più chi abbia accesso ai moli tra le associazioni e le
ONG con cui ho sempre fatto accoglienza. Alcuni cambiamenti sono stati dettati
dall’arrivo del papa in visita. Questioni di sicurezza e d’ordine, pare. Era il
mese di luglio 2026, proprio poco tempo dopo l’approvazione del Patto europeo su
migrazione e asilo. Ennesima vergogna dell’UE.
Arrivo sull’isola qualche giorno dopo quello che è descritto come l’assalto dei
migranti marocchini all’Europa: “Da giovedì scorso, si sono registrati circa
50.000 ingressi e almeno 84 persone morte nel tentativo di raggiungere Ceuta e
Melilla, altra enclave spagnola sulla stessa costa”. I social trasmettono video
corti di migliaia di persone che escono dall’acqua e arrivano in spiaggia,
pullulano di commenti in cui si descrive l’assalto di un’orda di esseri umani. I
politici si vomitano addosso responsabilità e si coprono di accuse. Italia e
Spagna arrivano a chiudere le proprie frontiere nello spazio Schengen. Ripicche
alla corte dei grandi 2. Pochi i commenti sensati e nessuno che riconosca a
queste persone il coraggio di aver nuotato per ore per arrivare in un’Europa che
sta in Africa. Un’Europa che si dichiara invasa in una terra non sua.
PH: @ Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEE
VOLARE. FORSE.
Arrivo a Lampedusa per sorvolare il Mediterraneo centrale e, all’inizio, sono
banalmente preoccupata da questioni tecniche: quante ore di volo, come si
resiste in uno spazio così piccolo, il caldo, i movimenti. Per questo scopro con
presuntuoso disappunto che gli aerei della flotta civile che pattugliano il
cielo possono avere problemi tecnici. Se il mio desiderio di volare è un
imperativo, capisco in fretta che devo cominciare ad usare il condizionale:
dovrei volare, ma nulla dipende da me e dalla mia volontà.
All’indomani del mio arrivo, ho il primo appuntamento coi membri dell’equipaggio
di Albatross. Sono sette, l’unico uomo è il pilota. I primi scambi con la capo
missione li ho avuti via messaggio qualche giorno prima del mio ennesimo ritorno
sull’isola.
Incontro, in un appartamento in paese, sette persone che condividono senza sosta
il loro tempo e spazio; vivono e lavorano insieme, alternando un mese di
attività e uno di stand by. Mi raccontano che, nei momenti in cui sono in off,
lasciano l’isola, per respirare e “staccarsi” da un quotidiano in cui non si
contano le ore e in cui la fine dell’attività non si chiude col volo, perché
quando si atterra si scrivono rapporti, si studiano e analizzano i dati. E poi,
dopo circa cento ore di volo, l’aereo deve andare in mantenance e fare uno stop
di controllo.
Nella squadra sono tutte donne, pilota a parte: una capo missione, due TACCO 3
che si alternano, una responsabile della logistica e della raccolta dati, una
responsabile media e del monitoraggio, il pilota e una persona di supporto a
terra. Sono colpita da questo equipaggio giovane, tecnicamente altamente
preparato e competente, i cui membri hanno alle spalle, spesso, anni di
navigazioni e soccorso in mare, lunghi periodi di attività con persone migranti
in luoghi di frontiera, moltissime ore di volo. Il loro lavoro è un atto
politico: sento la loro ostinazione ad esserci in un cielo che è uno spazio
diviso, sorvegliato, giuridicamente frammentato.
Perchè questo piccolo aereo si sia unito agli altri della flotta civile, me lo
spiegano i membri della crew: perché esiste uno spazio vuoto di osservazione e
interventi e che proprio lì, gli aerei civili – Albatross, Seabird, Colibri –
documentano ciò che altrimenti rimane ignorato. Nel 2025 la situazione si è
progressivamente inasprita: la guardia costiera libica ha attaccato l’Ocean
Viking in acque internazionali. Poche settimane dopo, colpi d’arma da fuoco
contro la Sea-Watch 5. Catalogarli come incidenti isolati è riduttivo. Parlano,
piuttosto, di un sistema sempre più consolidato: respingimenti, soccorsi negati,
violenza.
Per questo SOS Méditerranée ha deciso di “ingrandire il suo campo d’azione” e si
è lanciata con il progetto di sorvegliare e osservare anche il cielo. Le
attività dell’Albatross sono cominciate a novembre 2025, in un’alternanza tra
attività e tempo in off. Un volo medio dura tra le cinque e le sette ore. Ci
sono giorni di doppio volo, mattina e pomeriggio: l’equipaggio in questo caso
supera anche le dieci ore in aria nell’arco di 24 ore.
La flotta aerea civile, come accade anche in mare, cerca di organizzarsi in modo
tale da essere costantemente presente in cielo. Per questo, le diverse
organizzazioni comunicano tra di loro per assicurarsi che ci sia sempre almeno
un aereo operativo.
La capo missione, Mila 4, sottolinea che esiste una forma di cooperazione
naturale con le altre ONG e che talvolta questo accade anche con Frontex: «Una
volta ci ha chiesto per quanto tempo potevamo restare in volo per sorvegliare un
target» mi spiega.
I piloti, esperti e competenti, sono invece volontari messi a disposizione da
un’associazione svizzera, Humanitarian Pilot Initiative, che è stata la prima a
svolgere azione di monitoraggio del Mediterraneo Centrale.
Nei giorni che seguono il mio arrivo, condivido tempo prezioso coi membri di
questo equipaggio che ha appena ripreso la sua attività. Li percepisco febbrili
in questa loro ripresa. La prima immagine a rimanermi impressa è quella di un
terrazzo assolato su cui saliamo per assistere al primo volo: l’Albatross ci
passa sopra la testa. Ne percepisco il suono del motore, ma non riesco a vederlo
sopra la mia testa. Quando alzo lo sguardo si è già allontanato all’orizzonte
per perlustrare. E’ il primo volo dopo il periodo di pausa: un rodaggio
necessario prima di iniziare l’attività vera e propria.
1. Haraway, D. (1988), “Situated Knowledges: The Science Question in Feminism
and the Privilege of Partial Perspective”, in Feminist Studies, vol. 14, n.
3, pp. 575-599 (p. 581) ↩︎
2. ‘Controlli alle frontiere con l’Italia’, arriva la ritorsione di Madrid –
Ansa.it, 7 agosto 2026 ↩︎
3. TACtical COordinator (coordinatore tattico). È, in volo, il membro
dell’equipaggio responsabile di coordinare le attività della parte
dell’equipaggio addetta alla conduzione tattica dell’aereo e dei suoi
sistemi – nelle missioni di pattugliamento marittimo, controlla le attività
di tutti gli operatori. Analizza le informazioni ricevute durante il volo e
mette in atto le strategie disposte dal comandante ai comandi ↩︎
4. Questo è un nome di finzione, come quello degli altri membri dell’equipaggio
↩︎