Il sistema Mayotte e il diritto dell’eccezione

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, July 14, 2026

La sospensione sistematica e violenta del diritto – con il pretesto di costituire eccezione – si istituzionalizza fino a diventare norma ordinaria, facendo di Mayotte il laboratorio delle necropolitiche europee o forse lo specchio d’Europa più sincero che ci sia. 

Dipartimento francese dal 2011, negli anni Mayotte è diventata un vero e proprio regime derogatorio del diritto francese che, come sempre in questi casi, finisce per nuocere a tutta la società dell’isola. Le politiche securitarie e razziste rivolte contro i cittadini di Paesi terzi che vi arrivano producono effetti che si irradiano a cascata su tutta la popolazione: interi quartieri in lamiera, ospedali al collasso, scuole sovraffollate, un’amministrazione inaccessibile. E poi la violenza giovanile, fenomeno che i media e le istituzioni descrivono come emergenza criminale, ma che rappresenta invece una delle risposte di una generazione a cui il sistema ha negato ogni altra forma di esistenza.

Il regime derogatorio di Mayotte

In continuità storica con i regimi di eccezione che Mayotte ha conosciuto nel periodo coloniale, le deroghe oggi basate sull’articolo 73 della Costituzione francese – la cui ratio degli adattamenti legislativi nei dipartimenti d’oltremare dovrebbe essere quella di appianare le disuguaglianze tra i vari territori francesi – hanno introdotto sull’isola limitazioni che non hanno equivalenti altrove. 

Tra queste, la più eclatante e di dubbia costituzionalità 1, è la sospensione del droit du sol. Dal 2018, infatti, Mayotte è l’unico dipartimento di Francia in cui un bambino nato da genitori stranieri non acquisisce automaticamente la nazionalità francese alla maggiore età. Peraltro, se fino al 2025 – per l’ottenimento della cittadinanza – solo uno dei genitori doveva essere in regola con il soggiorno al momento della nascita del figlio, dal 6 maggio 2026 sono entrate in vigore condizioni ulteriori: la necessità di soggiorno regolare di almeno un anno viene estesa a entrambi i genitori e a questi ultimi viene richiesta la presentazione di un passaporto biometrico.

A fronte dello scopo dichiarato di rendere Mayotte una meta “meno attrattiva per i flussi migratori” 2, l’effetto concreto è quello di istituzionalizzare la precarietà esistenziale di più della metà della popolazione totale residente sull’isola 3. Nasci e cresci a Mayotte, sei madrelingua francese, studi nelle scuole dell’isola e alla maggiore età divieni espellibile dall’unico posto che conosci. Dopo, il vuoto: “stranieri” nella loro isola, invisibili all’amministrazione, esistenti solo come problema di ordine pubblico. 

La loi de programmation pour la refondation de Mayotte, entrata in vigore l’11 agosto 2025 con il pretesto di favorire la ricostruzione dell’isola a seguito degli effetti devastanti del ciclone Chido, contribuisce a erodere ulteriormente i diritti dei cittadini stranieri. La legge ostacola infatti l’accesso alla regolarizzazione e impedisce il rinnovo di un permesso di soggiorno già ottenuto, imponendo l’obbligo di presentare un visa de long séjour 4 non solo per chi richiede per la prima volta un permesso per motivi familiari e per i genitori di bambini francesi, ma anche per chi è già in regola al momento del rinnovo. 

Le misure restrittive non si limitano a questo.

Il rilascio della carta di soggiorno per motivi familiari viene subordinato a una residenza sull’isola di sette anni, purché in luoghi ritenuti idonei secondo gli standard della Prefettura. Tuttavia, una larga parte della popolazione soprattutto comoriana abita in quartieri in lamiera, cosiddetti “banga”, ciclicamente sgomberati e distrutti su disposizione prefettizia.

La riforma di cui sopra introduce inoltre la possibilità di revocare il permesso di soggiorno al genitore di un minore ritenuto una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica: misura che, inevitabilmente, si presta a strumentalizzazioni arbitrarie da parte dell’autorità.

Infine, per lasciare l’isola e raggiungere gli altri territori francesi non è sufficiente essere in possesso di un permesso di soggiorno, ma viene richiesto un apposito titolo di viaggio, complicando ulteriormente l’esercizio del diritto di circolazione sullo stesso territorio nazionale.

Dalla condizione di irregolarità alla macchina delle deportazioni 

Vivere in condizioni di irregolarità si presenta dunque come l’unica opzione per gran parte della popolazione dell’isola, relegata a un’eterna lotta contro la Police aux Frontières e la sopravvivenza in una società apertamente ostile verso i cosiddetti étrangers. 

Ulteriore questione è poi l’accesso al diritto alla salute. Mayotte è l’unico dipartimento francese in cui non trova applicazione l’Aide Médicale d’État, l’istituto francese che garantisce una copertura sanitaria di base alle persone straniere in condizioni di irregolarità.

I controlli della PAF sono stati inaspriti e resi più capillari dalla stessa legge che nel 2018 introdusse le limitazioni al droit du sol. La legge del 10 settembre 2018 “per un’immigrazione controllata, un diritto d’asilo effettivo e un’integrazione riuscita” 5, definendo “zona di frontiera” l’intero territorio di Mayotte, consente controlli d’identità senza ragione individuale sospetta in ogni zona dell’isola. Nonostante la dubbia costituzionalità di tale misura, il Conseil constitutionnel è intervenuto con una sola riserva, confermando la disposizione ma con delle avvertenze 6. Quartieri altamente militarizzati e arresti arbitrari costituiscono dunque scene di vita quotidiana. 

Queste politiche securitarie culminano nel dispositivo della detenzione amministrativa.

Secondo i dati raccolti nell’ultimo rapporto della Cimade 7, nel 2025 le persone detenute in un CRA 8 in Francia continentale sono state 16.467, a fronte delle 26.520 a Mayotte. Tra queste, 3.074 erano minori – nonostante le reiterate condanne da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo 9. Delle 26.520 persone detenute, 21.624 sono state rimpatriate: numeri senza equivalenti nel resto di Francia e d’Europa, che delineano una macchina della deportazione dall’attività incessante e difficile da fermare, a volte anche per chi soggiorna regolarmente. Il rapporto denuncia, infatti, la detenzione di 187 persone in regola con il soggiorno, alle quali era stata notificata un’OQTF prima del collocamento in CRA, con la successiva deportazione verso le Comore per alcune di esse.

Non mancano poi casi di minori registrati come maggiorenni, oppure minori comoriani abbinati amministrativamente a cittadini comoriani adulti presenti al momento del fermo – spesso perfetti estranei – così da simulare un nucleo familiare lecitamente detenibile e deportabile. Pratica per la quale la Francia è stata condannata dalla CEDU 10.

Inoltre, soprattutto a causa dell’irregolarità prodotta dalla citata legge del 2025, vengono espulsi anche genitori di minori francesi. A giudizio dell’autorità giudiziaria il mantenimento dell’unità familiare potrà avvenire nel Paese di origine del genitore allontanato. 

La deportazione diventa così un’esperienza comune a molti residenti dell’isola, una sorta di incidente di percorso che li costringe a rientrare a Mayotte dai propri legami familiari e alla propria vita attraverso vie illegali. Un meccanismo circolare: le persone fermate per strada sono spesso gli stessi giovani nati qui, lasciati soli – spesso i genitori sono già stati deportati – a sopravvivere in un’isola ostile sotto lo spettro permanente dell’espulsione. 

Le vie di ricorso avverso l’espulsione esistono, ma sono spesso inefficaci. A Mayotte, la sospensione di una misura di allontanamento disposta dalla Prefettura è possibile solo attraverso il deposito di un référé liberté presso il tribunale amministrativo, l’unico strumento con effetto sospensivo sui decreti di espulsione. Eppure, il rapporto della Cimade documenta diversi casi in cui l’allontanamento è stato eseguito in pendenza del ricorso. E per chi riesce a contestare l’espulsione, l’udienza si rivela spesso una farsa: giudici collegati in videochiamata dalla Réunion, avvocati assenti, persone chiamate a difendersi da sole in una lingua che non sempre padroneggiano.

Il “sistema” asilo

Per chi proviene dall’Africa continentale si apre invece un altro labirinto: quello del diritto d’asilo.

L’accesso alla formalizzazione della domanda di protezione internazionale negli uffici della Prefettura è condizionato all’ottenimento di un appuntamento presso l’associazione Solidarité Mayotte, lo sportello SPADA 11 dell’isola, rilasciato solo dopo un lungo tempo di attesa. Di fatto, dalla manifestazione della volontà di richiedere protezione alla formalizzazione della stessa presso gli uffici della Prefettura passa circa un anno. In questo limbo le persone non hanno accesso ad alcun diritto fondamentale, non essendo ancora riconosciute formalmente come richiedenti asilo. In ogni caso, anche una volta ottenuto il permesso provvisorio, le criticità non si arrestano.

Le norme nazionali esonerano esplicitamente Mayotte dal prevedere un sistema di Allocation pour demandeur d’asile (ADA), ovvero l’erogazione di assegni alimentari a richiedenti asilo con o privi di accoglienza. 

Il rilascio di buoni alimentari è formalmente previsto per coloro che risultano registrati presso l’Ofpra 12 – sebbene i suoi uffici non siano più stati riaperti dopo Chido 13 – e quindi siano riconosciuti richiedenti asilo. Tuttavia, stando alle testimonianze raccolte durante i nostri due mesi di campo, la distribuzione di questi buoni, gestita da associazioni finanziate dallo Stato, risulta nella pratica ben più che sporadica.

Il nuovo decreto n° 2026-463 del 9 giugno 2026, modificando il CESEDA 14, crea specificatamente per Mayotte un dispositivo di aiuti materiali sotto forma di buoni alimentari gestiti dall’OFII 15. Interessante notare come il decreto istituzionalizzi un ulteriore regime differenziato in un rapporto uno a sette: mentre in Francia continentale l’ADA ammonta a circa 204 euro mensili per un adulto solo, a Mayotte i buoni alimentari previsti si fermano a 30 euro al mese.

In termini di alloggio, non esistono strutture integrate nel dispositivo nazionale di accoglienza, ma solo, talvolta, sporadici posti in accoglienza d’urgenza gestiti dalle associazioni finanziate dalla Prefettura. Le persone, quindi, vivono in larga parte in un campo informale, periodicamente sgomberato e reinsediato altrove. Ad oggi, il campo si trova nei pressi del villaggio di Tsountsou I, dove più di 1200 persone vivono ammassate tra le mangrovie, con l’alta marea che periodicamente inonda le abitazioni. Tra loro, più di un centinaio di bambini che non hanno accesso ad alcuna forma di scolarizzazione.

Al nostro arrivo Mayotte ci era stata presentata come un laboratorio, un caso limite confinato ai margini della cartina. Tuttavia, quello che osserviamo è un luogo dove le politiche europee si possono mostrare senza gli addolcimenti retorici che altrove ne dissimulano la violenza. Le ore passate davanti alla Prefettura, in Tribunale, al campo di Tsountsou I e nei banga non raccontano un esperimento isolato, bensì la stessa logica securitaria che il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo ufficialmente consacra.

Mayotte è l’Europa, l’Europa è Mayotte.

Reportage e inchieste

Mayotte, Francia, Oceano Indiano, Fortezza Europa

L'introduzione al reportage

7 Luglio 2026
  1. La questione di legittimità costituzionale è stata respinta dal Conseil constitutionnel che, nella sua decisione del maggio 2025, ha riconosciuto che “La popolazione di Mayotte comprende un’elevata proporzione di persone di nazionalità straniera, molte delle quali in situazione irregolare, nonché un numero consistente di bambini nati da genitori stranieri”, concludendo che queste “caratteristiche e costrizioni particolari” giustificano un adattamento delle regole sulla nazionalità. Cfr. Mayotte : entrée en vigueur du durcissement de l’acquisition de la nationalité française pour les enfants nés dans l’archipel – InfoMigrants ↩︎
  2. Loi du 12 mai 2025 visant à renforcer les conditions d’accès à la nationalité française à Mayotte ↩︎
  3. La popolazione residente straniera rappresenta infatti più della metà della popolazione totale. Cfr. Mayotte : le recensement exceptionnel débute ↩︎
  4. Si tratta di un documento notoriamente difficile da ottenere, in particolare per i cittadini comoriani, la cui immigrazione circolare è stata ostacolata nel 1995 dal visto Balladur ↩︎
  5. Loi n° 2018-778 ↩︎
  6. Nella Décision n° 2022-1025 QPC del 25 novembre 2022, il Conseil constitutionnel specifica che la misura in questione “non potrebbe attuarsi se non fondandosi su criteri che escludano, nel pieno rispetto dei principi e delle norme di valore costituzionale, qualsiasi discriminazione di qualsiasi natura” ↩︎
  7. Rapport commun sur les centres de rétention administrative : Chiffres clés, bilan et analyse de la situation des personnes enfermées dans les centres et locaux de rétention administrative (CRA et LRA) ↩︎
  8. Centre de Rétention Administrative ↩︎
  9. La loi del 26 gennaio 2024 ha formalmente vietato la detenzione amministrativa per i minori, tuttavia prevedendo un’entrata in vigore differita a gennaio 2027 per il solo territorio di Mayotte ↩︎
  10. Cfr. Corte EDU, Moustahi c. Francia, 25 giugno 2020 ↩︎
  11. In Francia, le SPADA – Structures de Premier Accueil des Demandeurs d’Asile – sono strutture di primo accesso dedicate ai richiedenti asilo, istituite con lo scopo dichiarato di fornire informazione, orientamento e accompagnamento sociale e amministrativo nelle fasi iniziali della procedura di protezione internazionale ↩︎
  12. Office français de protection des réfugiés et apatrides ↩︎
  13. Suite au passage du cyclone Chido à Mayotte, l’antenne de l’Ofpra à Mamoudzou est temporairement fermée ↩︎
  14. Code de l’entrée et du séjour des étrangers et du droit d’asile ↩︎
  15. Office français de l’immigration et de l’intégration ↩︎