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E quando gli invisibili
di Mauro Armanino Tra frontiere, stanze senza finestre e vite cancellate dal potere, gli invisibili continuano a costruire mondi alternativi: quando prenderanno coscienza della propria forza, la storia cambierà finalmente …
“Fin nel Morrocco”: esercizio di pieno e vuoto, uguale e diverso
Settimo giorno – Essaouira Scendendo verso l’Atlantico la terra si distende nel verde della pianura mentre il cielo ritrova, tra nubi residue, il suo azzurro. Il portaoggetti del pullman è stipato di giacconi ormai inutili e speriamo nella clemenza del tempo per questo nostro penultimo giorno di viaggio prima di raggiungere nuovamente Casablanca. Già pregustiamo, dopo tanto mangiare di carni, il pesce cotto alla brace sulla spiaggia di Essaouira, l’antica Mogador. Intanto attraversiamo la foresta di cedri il cui legno vedremo lavorato tra i banchi del mercato. E lo sguardo si apre dal verde della vegetazione ai tetti della città e, finalmente, sull’azzurro del mare. E di mare sa anche il pasto del pranzo consumato alle cinque del pomeriggio dopo aver acquistato il pesce al mercato e avere atteso per l’ultimo turno della brace. Per smaltire spigole, gamberi, saraghi, calamari, tonno, accompagnati dalla tipica insalatina di pomodori e cipolla, ci concediamo un ultimo, forse, giro tra le botteghe e le bancarelle del grandissimo mercato dentro le mura. È sempre una girandola di colori e forme che invita a desiderare di portarsi via tutto, così come è esposto, ma bisogna pur fare i conti con l’esiguo spazio ormai rimasto nelle valigie e il vuoto lasciato nel portafoglio. Le ultime contrattazioni sperano di esaurire, facendo buoni affari, i diram rimasti e pieno e vuoto si rincorrono ancora. Non può essere ora di cena troppo presto e, rompendo il digiuno alcolico, troviamo un locale dove servono birra, vino e cocktail accompagnati da musica dal vivo e successivo djset in terrazza. Possiamo scatenarci nel ballo insieme a tutte le lingue e gli sguardi del mondo! Tornando verso il riad, nonostante quasi tutti i locali siano ormai chiusi, troviamo lo spazio e il tempo per un pasto veloce a mezzanotte: gustiamo lentamente una shawara col kebab prima di sprofondare nel sonno. Ottavo giorno – ritorno a Casablanca Essaouira ci saluta con la pioggia del mattino ma ci concede una tregua per un’ultima passeggiata sulle terrazze della fortezza affacciata sull’oceano e la sua spuma di onde alte. Ci aspettano alcune ore di viaggio per tornare a Casablanca e alla nostra ultima notte in Marocco. Viaggiamo sotto un cielo plumbeo che conferma la necessità, percepita all’inizio del viaggio, di scardinare preconcetti e aspettative su quest’Africa così ricca di paesaggi diversi con tutti i suoi colori. Fa freddo in Africa e il vento sferza la costa, come ovunque sull’Atlantico, facendo delle sue spiagge la California africana per gli amanti del windsurf. Si fa più biondo il fieno sulle spighe come gialle sono le piccole margherite che schiacciano l’occhio dai bordi della strada alle sorelle del mio Sud nel vecchio continente mentre qui noi siciliani siamo chiamati fratelli. Eppure molti di quelli con i quali la conversazione, in una lingua mista di italiano, inglese e francese, è andata oltre il saluto, ci parlano di famiglia che in Italia sta al Nord: Modena, Brescia, Milano. È la grande famiglia allargata quella di cui parlano, fratelli e sorelle, cugini e parenti più lontani. Anche stavolta un’altra Africa di diverse migrazioni. Diversa rotta porta la pancia delle navi stipate di auto cariche sui tetti da Tunisi a Trapani e altre sono le imbarcazioni che dalle spiagge libiche tentano il disperato approdo a Lampedusa. I poveri sono diversamente poveri. Fantasmi le ombre scure che spariscono nella notte alla stazione centrale di Palermo con i sacchetti di porzioni di cibo distribuiti da volontari e invadente presenza i mendicanti di Essaouira con i loro stracci lerci tra i passi dei turisti o immobili per la questua agli angoli delle strade. Diversi ed uguali come i senzatetto sotto i portici di ogni grande città. Intanto, prima di entrare in autostrada, attraversiamo più piccoli insediamenti urbani dalle costruzioni basse che si sviluppano lungo la via principale, come in tutti i paesi di provincia attraversati da auto di passaggio mentre il paesaggio mantiene il suo sguardo di pianura. Greggi sparse guidate da più o meno giovani pastori dagli abiti lunghi e il capo coperto come il San Giuseppe delle statuine di un presepe si spostano nelle distese di campi da foraggio e di erbe selvatiche. E poi di nuovo il nuovo, o forse solo più consueto, paesaggio di Casablanca, città moderna con il suo traffico e i fumi di smog nell’aria nonostante il vento dell’Atlantico che anche qui si gonfia di onde da lontano. Domani si vola a casa. Maria La Bianca
April 13, 2026
Pressenza
“Fin nel Morrocco, e l’isola de’ Sardi” (Dante, Inferno XXVI, 104)
Scoprendo un’altra Africa – Primo giorno La campagna marocchina che da Casablanca ci accompagna a Rabat è un paesaggio consueto di arbusti e cespugli fioriti, oltre la diversa nomenclatura, lungo il ciglio della strada e di pietraie di terra rossa. Anche i minareti che si stagliano tra i tetti degli agglomerati urbani poco distanti confondono l’abitudine ai campanili delle chiese nostrane. Quello che richiede all’occhio un esercizio di meraviglia è l’assenza di ostacoli fino al confine col cielo di pianura che in questo primo giorno di viaggio si offre netto allo sguardo. E così salutiamo la grande metropoli industriale, la spianata della moschea monumentale interdetta al nostro passo, i quartieri alti di ville murate e più rudimentali muri che nascondono i tetti popolari fioriti di parabole e biancheria stesa sulle grate alle finestre in assenza di balconi. E non sembra ancora Africa o forse è solo un’altra Africa, come del resto ovunque in questo smisurato continente a giocare tra l’immaginario e I’immagine, l’aspettativa e l’attesa di questo giorno di sabato con il suo carico di umanità. Sempre verde ti accoglie la capitale Rabat e anche qui tutto è grande: i due stadi di calcio, il vecchio e il nuovo, il secondo costruito per i mondiali che verranno, qui, nel 2030. E poi le concessionarie delle grandi case automobilistiche, svincoli e rotonde attrezzate per i giochi dei bambini. Grandi i parcheggi per i pullman. Grande il cimitero ebraico. Lunga la strada che conduce alla porta centrale del palazzo reale. Grande l’ombra del verde sui giardini botanici. Poi la casba recupera tutto il suo sapore mediterraneo nell’intonaco bianco su per le scale e nelle file ordinate delle palme e delle sue sorellastre sintetiche, a mimetizzare i ripetitori.  Nei vassoi offerti per il tè la menta riproduce i suoi profumi affacciata sull’oceano. Fuori da Rabat, in direzione di Meknes, il rosso della terra è appena un’intuizione sotto il manto verde dell’erba e ancora fanno ombra le chiome di un bosco lussureggiante alle scampagnate familiari nel pomeriggio del sabato. E si distende, allontanandosi dal mare, la terra. Più avanti, appena il tempo di assecondare la sonnolenza del dopo pranzo, e il paesaggio si fa più morbido, in un susseguirsi di linee curve e diverso verde, ora più scuro a tratti, ora più chiaro, di terra coltivata e macchie improvvise di giallo a fare l’occhiolino al sole e ad il suo oro. Giovani ulivi, alberi da frutto, fitto di margherite a bordo strada. Rari casolari di campagna, bocca sdentata nel sorriso brillante dei colori. E sempre azzurro, il cielo di questo mite aprile allontana il grigio ticchettio sulla tettoia di plastica dei giorni passati a casa mia dove la primavera gioca a nascondino e non si fa trovare. Arriverà in questo nord d’Africa il deserto che già minaccia, oltre la sua stagione prolungata delle piogge, il sud d’Europa. Nomi i continenti e senza confini il mutare inarrestabile delle stagioni nel suo clima di fuoco. Poi, già da lontano le case di Meknes cambiano il paesaggio. Meknes: rossa dentro, verde fuori, divisa in due anche tra vecchio e nuovo nei secoli della sua costruzione. Altro è il calore della casa che ci accoglie a cena, calore buono di cucina e pasto condiviso in abbondanza. Per noi ha cucinato Adjira con i sapori e i profumi della terra, lavoro alacre delle mani a incocciare il dono del grano e inchino alla pietanza sul fuoco, a terra. Zucca, patate, verza e ancora ceci, fave, fagioli sapientemente dosati con l’agrodolce della cipolla addolcito dall’uvetta, inumiditi nel brodo dove la carne ha cotto lentamente. È il cous cous marocchino delle sette verdure che troneggia al centro della tavola dove ci ritroviamo a ringraziare per questa giornata con tutto quello che ci ha donato. Ora ancora strada, ormai nel buio, per raggiungere Fes e il sonno ristoratore. Fes…ta di mani operose e voci, fumi, sapori.  Capo, Ballarò, Vucciria…suk! – Secondo giorno Fes ci accoglie in una fresca mattina che ci tiene un po’ coperti nelle sue viuzze all’ombra in direzione della conceria. Ed eccola, uscendo al sole, anticipata dalle pelli stese sulle mura. Arrivati in cima ad un discreto numero di scale ringraziamo del dono fatto all’entrata. L’odore è insopportabile e ci dà sollievo il mazzetto di menta sotto il naso. Ci affacciamo su un susseguirsi di vasche di pietra e diversi ordini di tetti dove le pelli vengono trattate e messe ad asciugare. L’odore così pungente è dovuto al guano di piccione, uno degli ingredienti della concia giunto dai tetti della città forniti di piccionaie. Qui si cucina tajine di piccione e i suoi escrementi vengono venduti a 20 euro al sacco.  A prescindere da qualunque considerazione ecologista e di scelta etico-alimentare, si tratta di economia circolare dalla tavola al negozio. Saliamo poi su una collina e dalla terrazza di un albergo a cinque stelle ci affacciamo sui trecentoquarantasette quartieri della città divisa in tre: la nuova, quella del quartiere andaluso e tra le due la vecchia, dentro le mura con le sue quattordici porte e le diecimila stradine e fuori con il quartiere ebraico e i giardini. Ora il sole alto ci invita a spogliarci delle giacche e di tutti i pensieri che non siano questo stare qui, ora, esposti ai suoi raggi. Un attimo di pausa prima di riprendere la strada per visitare una fabbrica artigianale dove lavorano centoventi mastri ceramisti. Oggi è giorno di turni di riposo in alternativa al canonico venerdì ma possiamo ugualmente vederli all’opera, con le mani sull’argilla al tornio, a seguire attentamente il disegno con una punta finissima di pennello e colore e infine seduti per terra a colpi precisi di scalpello per le trentacinque diverse forme di piccoli pezzi da mosaico. Ancora strada e ci lasciamo inghiottire dal suk e i suoi fumi di carne sulla griglia, piccole cucine e improvvisati tavolini condivisi per un pasto veloce dove non manca mai un bicchiere di tè alla menta e boccioli di gelsomino. Un po’ come a casa, alla mia tavola, gusto un piccolo lemmo di macco di fave chiacchierando con una giovane ingegnera marocchina nata a Bergamo e, almeno per il momento, residente a Parigi, dove lavora. Giro girotondo, quanto è bello il mondo! Un manipolo irriducibile di noi rinuncia al tempo del riposo per una veloce camminata nelle stradine strette che con tutto il loro carico di vita sulla testa ci portano finalmente ad un Hammam con milleduecento anni di storia e, con l’ennesimo bicchiere di tè alla menta in mano, attendiamo di concederci più che un riposo. “Dalle Alpi alle piramidi” Da Efram a Merzouga – Terzo giorno Da Fes, scendendo a sud verso il deserto, si sale in montagna e cambia il paesaggio, con i tetti a spiovere delle case e i boschi, curatissimi nel sottobosco. Più avanti passeremo da Efram, piccola città a ridosso della foresta delle scimmie ed il suo piccolo lago. I marocchini ricchi, a cui non piace il mare, vengono qui in estate, nelle ville o in appartamenti in affitto, dice la guida, quando si sciolgono le nevi più in alto e arriva l’acqua alle sorgenti. In inverno si viene a sciare. Terra dell’Atlante e di uno dei quattro gruppi etnici in cui si sono divisi i berberi, diversi per lingua, arrivati qui dall’Egitto.   Il paesaggio, prima di Efram, ai bordi della strada si fa a tratti più brullo di terra e pietra e l’occhio, cercando il verde dei boschi sulla linea ondulata dell’orizzonte, si imbatte nei tetti rossi dell’università privata “Dei fratelli”, anche questa per i ricchi che da qui, una volta laureati, vedranno riconosciuto il loro titolo in tutto il mondo. A sinistra comincia la recinzione del palazzo reale: in ogni città il re del Marocco ha una sua dimora e così anche qui, in questa piccola Svizzera.  Un leone di pietra ci accoglie all’ingresso di Efram, in questa Africa la montagna ci è sorella per altezza raggiungendo la stessa di Piano Battaglia. Altra cosa la catena innevata che si confonde con il cielo bianco oltre l’altopiano di vegetazione bassissima che stiamo attraversando, preludio del deserto che raggiungeremo alla sua porta ancora tra qualche ora di viaggio dopo la sosta del pranzo. Adesso cambiano i colori. Il verde, che aveva spadroneggiato, cede il posto a tutte le tonalità della terra rossa, ramata, ocra, vicina ai colori della nostra Lampedusa che qui sembra rivendicare la sua maternità africana, così diversa dalle sue sorelle sicule di origine vulcanica. Anche la temperatura si fa via via più calda. Greggi di pecore si mimetizzano col paesaggio grazie al loro vello scuro. La terra è tonda ma qui è anche piatta, ai piedi delle montagne in un crescendo di alture curvilinee assecondate dell’asfalto che la attraversa arrampicandosi fiancheggiata da pareti di roccia e terra asciutta, spaccata. Anche qui squarci di verde di conifere piantumate in epoche diverse, cura dell’uomo al respiro della terra. Chissà in quale respiro trovano ristoro gli uomini e le donne che popolano questi luoghi in abitazioni basse, chiare, essenziali, dello stesso colore asciutto della terra, accompagnando i loro giorni al seguito delle greggi! Lungo la strada a noi si accompagna sulla destra un corso d’acqua che ci regala il verde di un anticipo di oasi e i merli di un caravanserraglio mentre improvvisamente, a sinistra, si stende, nel rosso estremo della terra, uno specchio azzurro di lago. E ancora terra e tetti d’argilla cruda e palme. Donne sull’uscio del defunto in visita alla casa nell’abito tradizionale nero. Ragazzi in divisa all’uscita di scuola. E poi, alle spalle il rilievo violaceo e finalmente, davanti, in fondo a tutto, le prime dune. E infinito vuoto di sabbia piatta recintata di canne perché il vento non la porti sulla strada. Un tutto pieno di emozioni.   Maria La Bianca
April 7, 2026
Pressenza
Puntata del 03/02/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
February 5, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 03/02/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
February 5, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 03/02/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
February 5, 2026
Radio Blackout - Info
I portuali non lavorano per la guerra, 6 febbraio giornata di lotta internazionale
Con la conferenza online del 27 gennaio, le 5 organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori portuali, l’Enedep di Grecia, il Lab dei Paesi Baschi, la Liman-Is della Turchia, l’ODT del Marocco e l’USB Lavoro Privato in Italia hanno confermato la giornata di lotta dei portuali del 6 febbraio con lo slogan […] L'articolo I portuali non lavorano per la guerra, 6 febbraio giornata di lotta internazionale su Contropiano.
February 1, 2026
Contropiano
[2026-01-22] Marocco GenZ212 @ Zazie nel metrò
MAROCCO GENZ212 Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (giovedì, 22 gennaio 19:00) MAROCCO GENZ212 Le proteste che recentemente hanno investito il Marocco raccontano un paese segnato da profonde fratture sociali e politiche, disuguaglianze strutturali, repressione e rivendicazioni di giustizia sociale: dalle piazze alle periferie, le mobilitazioni contro il caro vita e l’erosione dei diritti reclamano più scuole e ospedali, non nuovi stadi per i Mondiali. Questa iniziativa nasce per raccontare e ascoltare le voci di una costellazione sociale composita — fatta di soggettività diverse, spesso colpite in modo differente dalle stesse politiche — che mettono in discussione il modello di sviluppo, le priorità del potere, come i mega-eventi sportivi, e l’autoritarismo che continua a strutturare lo Stato marocchino. NE PARLIAMO CON: ANNAFLAVIA MERLUZZI (GIORNALISTA) E ALCUN3 ATTIVIST3 DEL MOVIMENTO GENZ212 IN COLLEGAMENTO DA RABAT. GIOVEDÌ 22 GENNAIO ORE 19.00 ZAZIE NEL METRÒ VIA E. GIOVENALE 16 ROMAEST - PIGNETO
January 17, 2026
Gancio de Roma
#Marocco arricchisce il suo arsenale bellico made in #Israel #áfrica Industrie di sistemi militari dello Stato ebraico fanno affari d'oro con Rabat. Sistemi missilistici di ultima generazioni pronti per colpire i "ribelli" #saharawi Missili terra-aria made in Israel per le forze armate del Marocco. Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI-https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/01/marocco-arricchisce-il-suo-arsenale.html
January 10, 2026
Antonio Mazzeo
#Marocco arricchisce il suo arsenale bellico made in #Israel #áfrica Industrie di sistemi militari dello Stato ebraico fanno affari d'oro con Rabat. Sistemi missilistici di ultima generazioni pronti per colpire i "ribelli" #saharawi Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI,,Valore presunto della commessa 540 milioni di dollari. https://www.africa-express.info/2026/01/09/marocco-arricchisce-il-suo-arsenale-bellico-made-in-israel/
January 9, 2026
Antonio Mazzeo