
ISRAELE: QUASI 10.000 PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI A RISCHIO IMPICCAGIONE. LA KNESSET APPROVA L’APARTHEID DELLA FORCA.
Radio Onda d`Urto - Tuesday, March 31, 2026Il Parlamento israeliano approva definitivamente la legge che introduce la pena di morte per atti di ‘terrorismo’ – cioè…qualsiasi cosa – specificatamente contro i palestinesi. L’impiccagione potrà avvenire senza nessun appello aggiuntivo, davanti agli stessi tribunali israeliani, dove già oggi il tasso di condanne degli imputati palestinesi supera il…99 per cento.
Brindano in aula i partiti dei coloni sionisti e fascisti, autori della proposta, votata pure da Netanyahu e passata con 62 sì su 120 deputati in totale. Tra i contrari il deputato comunista israeliano, Ofer Cassif, già ospite di Radio Onda d’Urto e che, commentando la votazione, avverte: “Deve essere chiaro fin da ora: Israele ha promulgato una legge sul genocidio”.
Secondo il testo, infatti, è passibile di condanna a morte ‘chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell’ambito di un atto di terrorismo’, ma solo se nello specifico vi sia ‘l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele’; un punto volto esplicitamente a circoscrivere l’accusa solo contro i palestinesi, lasciando invece fuori i coloni sionisti di estrema destra (più volte autori di atti terroristici anche dentro Israele, come nell’omicidio del premier Rabin nel 1995) e certificando lo stato di apartheid che contraddistingue la politica israeliana nei confronti della popolazione nativa, cioè i palestinesi stessi. Su questo, diverse associazioni palestinesi e israeliane annunciano ricorso alla Corte suprema.
Commentando la decisione della Knesset, “Red Ribbons” – la campagna internazionale per la liberazione dei quasi 10.000 prigionieri politici palestinesi – denuncia come “la minaccia della pena di morte contro i prigionieri palestinesi non è solo una questione politica, ma una questione di vita o di morte. Dietro ogni prigioniero c’è un essere umano, una famiglia in attesa, una storia che merita di continuare. Approvare leggi che consentono l’esecuzione significa oltrepassare un limite pericoloso, un limite che priva la giustizia della sua essenza stessa e la sostituisce con un danno irreversibile. Nessun sistema dovrebbe avere il potere di togliere una vita ingiustamente. In questo giorno, ci viene ricordato che il silenzio può costare vite umane. Dobbiamo farci sentire, far sentire la nostra voce e dobbiamo chiedere giustizia. Ogni vita conta. Ogni voce conta. Giustizia deve significare protezione, dignità e umanità, non esecuzione”.
Secondo Amnesty International, inoltre, la nuova legge crea inoltre esplicitamente due sistemi legali per l’uso della pena di morte nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est illegalmente annessa, e per quello in Israele. I tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno autorizzati a imporre la pena di morte nei confronti dei palestinesi condannati per omicidi intenzionali in atti definiti di terrorismo ai sensi delle discriminatorie leggi anti-terrorismo israeliane. Solo in circostanze speciali, non specificate dalle leggi, i tribunali potranno emettere una condanna diversa dalla pena di morte, ma solo all’ergastolo. Il ministro della Difesa sarà autorizzato a stabilire se gli imputati della Cisgiordania dovranno essere processati da tribunali civili o militari. I condannati a morte non potranno chiedere clemenza: in questo senso, la legge israeliana sulla pena di morte è una delle più estreme al mondo.
Più nello specifico Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International, sottolinea come “autorizzando i tribunali militari, che hanno un tasso di condanne degli imputati palestinesi del 99 per cento e che sono noti per non rispettare la garanzie sui processi equi, a imporre di fatto obbligatoriamente la pena di morte e ordinando che la condanna sia eseguita entro soli 90 giorni dalla decisione finale, Israele si sta dando carta bianca per mettere a morte palestinesi privandoli contemporaneamente delle più elementari garanzie processuali”, ha sottolineato Guevara-Rosas.
Nel secondo sistema legale applicabile in Israele e a Gerusalemme Est illegalmente annessa, la possibilità che i tribunali civili emettano condanne a morte sarà ampliata fino a riguardare qualsiasi persona condannata per omicidio intenzionale “con l’obiettivo di negare l’esistenza dello stato di Israele”. Questo requisito ideologico usato a scopi pratici significa che la legge è stata redatta per essere applicata unicamente contro i palestinesi.
“Nonostante qualche emendamento rispetto alle precedenti versioni, ogni condanna a morte imposta attraverso questa legge costituirà una violazione del diritto alla vita e, quando imposta contro le persone palestinesi del Territorio occupato, potrà essere un crimine di guerra. La comunità internazionale deve esercitare ogni pressione sulle autorità israeliane perché annullino immediatamente questa legge, aboliscano completamente la pena di morte e smantellino tutte le leggi e le prassi che contribuiscono a mantenere in piedi il sistema di apartheid contro le persone palestinesi”, ha concluso Guevara-Rosas.
Su Radio Onda d’Urto l’avvocato e saggista Ugo Giannangeli, da anni impegnato nella solidarietà internazionale con la Palestina. Ascolta o scarica
