ISRAELE: QUASI 10.000 PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI A RISCHIO IMPICCAGIONE. LA KNESSET APPROVA L’APARTHEID DELLA FORCA.
Il Parlamento israeliano approva definitivamente la legge che introduce la pena
di morte per atti di ‘terrorismo’ – cioè…qualsiasi cosa – specificatamente
contro i palestinesi. L’impiccagione potrà avvenire senza nessun appello
aggiuntivo, davanti agli stessi tribunali israeliani, dove già oggi il tasso di
condanne degli imputati palestinesi supera il…99 per cento.
Brindano in aula i partiti dei coloni sionisti e fascisti, autori della
proposta, votata pure da Netanyahu e passata con 62 sì su 120 deputati in
totale. Tra i contrari il deputato comunista israeliano, Ofer Cassif, già ospite
di Radio Onda d’Urto, che avverte: “Deve essere chiaro fin da ora: Israele ha
promulgato una legge sul genocidio”.
Su Radio Onda d’Urto la traduzione in italiano dell’intervento del deputato
comunista israeliano, Ofer Cassif. Ascolta o scarica
Secondo il testo della Knesset, ora legge, è passibile di condanna a morte ‘chi
causa intenzionalmente la morte di una persona nell’ambito di un atto di
terrorismo’, ma solo se nello specifico vi sia ‘l’intento di negare l’esistenza
dello Stato di Israele’; un punto volto esplicitamente a circoscrivere l’accusa
solo contro i palestinesi, lasciando invece fuori i coloni sionisti di estrema
destra (più volte autori di atti terroristici anche dentro Israele, come
nell’omicidio del premier Rabin nel 1995) e certificando lo stato di apartheid
che contraddistingue la politica israeliana nei confronti della popolazione
nativa, cioè i palestinesi stessi. Su questo, diverse associazioni palestinesi e
israeliane annunciano ricorso alla Corte suprema.
Commentando la decisione della Knesset, “Red Ribbons” – la campagna
internazionale per la liberazione dei quasi 10.000 prigionieri politici
palestinesi – denuncia come “la minaccia della pena di morte contro i
prigionieri palestinesi non è solo una questione politica, ma una questione di
vita o di morte. Dietro ogni prigioniero c’è un essere umano, una famiglia in
attesa, una storia che merita di continuare. Approvare leggi che consentono
l’esecuzione significa oltrepassare un limite pericoloso, un limite che priva la
giustizia della sua essenza stessa e la sostituisce con un danno irreversibile.
Nessun sistema dovrebbe avere il potere di togliere una vita ingiustamente. In
questo giorno, ci viene ricordato che il silenzio può costare vite umane.
Dobbiamo farci sentire, far sentire la nostra voce e dobbiamo chiedere
giustizia. Ogni vita conta. Ogni voce conta. Giustizia deve significare
protezione, dignità e umanità, non esecuzione”.
Secondo Amnesty International, inoltre, la nuova legge crea inoltre
esplicitamente due sistemi legali per l’uso della pena di morte nella
Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est illegalmente annessa, e per
quello in Israele. I tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno
autorizzati a imporre la pena di morte nei confronti dei palestinesi condannati
per omicidi intenzionali in atti definiti di terrorismo ai sensi delle
discriminatorie leggi anti-terrorismo israeliane. Solo in circostanze speciali,
non specificate dalle leggi, i tribunali potranno emettere una condanna diversa
dalla pena di morte, ma solo all’ergastolo. Il ministro della Difesa sarà
autorizzato a stabilire se gli imputati della Cisgiordania dovranno essere
processati da tribunali civili o militari. I condannati a morte non potranno
chiedere clemenza: in questo senso, la legge israeliana sulla pena di morte è
una delle più estreme al mondo.
Più nello specifico Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle
campagne di Amnesty International, sottolinea come “autorizzando i tribunali
militari, che hanno un tasso di condanne degli imputati palestinesi del 99 per
cento e che sono noti per non rispettare la garanzie sui processi equi, a
imporre di fatto obbligatoriamente la pena di morte e ordinando che la condanna
sia eseguita entro soli 90 giorni dalla decisione finale, Israele si sta dando
carta bianca per mettere a morte palestinesi privandoli contemporaneamente delle
più elementari garanzie processuali”, ha sottolineato Guevara-Rosas.
Nel secondo sistema legale applicabile in Israele e a Gerusalemme Est
illegalmente annessa, la possibilità che i tribunali civili emettano condanne a
morte sarà ampliata fino a riguardare qualsiasi persona condannata per omicidio
intenzionale “con l’obiettivo di negare l’esistenza dello stato di Israele”.
Questo requisito ideologico usato a scopi pratici significa che la legge è stata
redatta per essere applicata unicamente contro i palestinesi.
“Nonostante qualche emendamento rispetto alle precedenti versioni, ogni condanna
a morte imposta attraverso questa legge costituirà una violazione del diritto
alla vita e, quando imposta contro le persone palestinesi del Territorio
occupato, potrà essere un crimine di guerra. La comunità internazionale deve
esercitare ogni pressione sulle autorità israeliane perché annullino
immediatamente questa legge, aboliscano completamente la pena di morte e
smantellino tutte le leggi e le prassi che contribuiscono a mantenere in piedi
il sistema di apartheid contro le persone palestinesi”, ha concluso
Guevara-Rosas.
Su Radio Onda d’Urto l’avvocato e saggista Ugo Giannangeli, da anni impegnato
nella solidarietà internazionale con la Palestina. Ascolta o scarica