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l’11 agosto 2026 diventa una data storica in Libano: la pena di morte viene abolita
CONGRATULAZIONI agli abolizionisti di tutto il mondo. l’11 agosto 2026 rimarrà nella storia come una grande giornata per il Libano, che ha appena abolito la pena di morte, offrendo un modello pionieristico nella regione. Dopo 22 anni di moratoria di fatto sulle esecuzioni, Il Libano è riuscito a conquistare il suo posto tra i 113 Paesi al mondo che hanno abolito la pena di morte per tutti i reati, diventando il 114° Paese sulla mappa mondiale dell’abolizione della pena capitale. Il Libano è diventato il primo Paese abolizionista in Medio Oriente e il secondo nel mondo arabo (dopo Gibuti), aprendo così la strada ad altri Paesi, specialmente quelli in moratoria da decenni, per fare lo stesso e abolire definitivamente la pena di morte. Questa splendida vittoria non sarebbe stata possibile senza il lancio, nel 1997, della prima campagna nonviolenta a livello nazionale nella storia del Paese, celebrata come inedita, visionaria, spettacolare e coraggiosa nelle sue battaglie. È stata fondata dai pionieri dell’abolizione della pena di morte in Libano, Ogarit Younan e Walid Slaybi, due pensatori e attivisti nonviolenti che lavoravano insieme dal 1983. Purtroppo, Slaybi è scomparso tre anni fa, prima di aver potuto testimoniare i frutti del suo inspiratore percorso abolizionista. Congratulazioni al Libano e a tutti i militanti che hanno portato avanti questa causa per anni, al Movimento per i Diritti del Popolo che ha coordinato la campagna per molti anni, alla Coalizione Libanese Contro la Pena di Morte che raggruppa 84 partiti e associazioni, e in particolare ai membri di questa coalizione che hanno continuato ad agire a favore dell’abolizione. Congratulazioni anche a tutti i nostri partner in tutto il mondo, a livello regionale e globale, a maggior ragione dato che siamo membri della Coalizione Mondiale contro la pena di morte (WCADP) fin dalla sua fondazione nel 2002, e membri partecipanti a tutti i Congressi mondiali, dal primo congresso a Strasburgo nel 2001 fino al più recente, organizzato a Parigi nel 2026. Questo è stato il frutto di una collaborazione con l’organizzazione francese ECPM, con la quale abbiamo sviluppato diversi progetti dal 2000 e che ha contribuito concretamente a rafforzare l’azione abolizionista in Libano. Per quanto riguarda il disegno di legge votato in Parlamento l’11 agosto, era stato presentato al parlamento da Ogarit Younan il 7 ottobre 2025 a nome della LACR, firmato da sette deputati di diverse correnti politiche: Michel Moussa, Paula Yacoubian, Georges Okaiss, Faysal Saegh, Oussama Saad, Elias Hankach e Halima Kaakour. Inizialmente, è stato sostenuto dal Consiglio dei Ministri con una decisione ufficiale il 20 novembre 2025: è stata la prima volta in Libano che un governo ha inserito al proprio ordine del giorno un disegno di legge sull’abolizione della pena di morte. Successivamente, è stato approvato dalla Commissione parlamentare per i diritti umani il 23 febbraio 2026, poi approvato dalla Commissione parlamentare per l’amministrazione e la giustizia il 2 giugno 2026, poi approvato dalle commissioni parlamentari congiunte il 9 luglio 2026, e infine approvato con emendamenti proposti dalle diverse commissioni e votato dall’Assemblea Generale del Parlamento Libanese l’11 agosto 2026. Su questa legge Younan precisa che: «La cosa più importante era non toccare il primo articolo del nostro disegno di legge, che stabilisce che la pena di morte è abolita in tutti i testi giuridici libanesi una volta per tutte. Questo era l’essenziale, mentre altri articoli della legge votata richiedono assolutamente di essere rivisti in seguito, poiché i “lavori forzati” e l'”ergastolo” dovevano essere aboliti dalla legge e sostituiti con pene alternative umane». Durante i dibattiti della sessione plenaria del parlamento che ha approvato la legge sull’abolizione della pena di morte, molti deputati hanno espresso la loro gratitudine per il ruolo pionieristico e perseverante di Ogarit Younan, autrice del disegno di legge e hanno reso omaggio al compianto Walid Slaybi, riprendendo alcuni dei suoi discorsi e argomenti tratti dai suoi libri sulla pena di morte. Dopo l’adozione della legge, ci sono stati applausi nell’emiciclo del parlamento. Successivamente, Younan ha invitato i 7 deputati a radunarsi all’aperto davanti alla sede del parlamento, dove ha aperto uno striscione che teneva nascosto nella sua borsetta, sul quale la LACR aveva scritto, in arabo e in inglese: siamo nel 2026 – il Libano ha abolito la pena di morte. E, sebbene qualsiasi manifestazione sia vietata in quel luogo e gli agenti di sicurezza abbiano fatto di tutto per impedire questo raduno simbolico e persino lo scatto di foto, ha insistito per celebrare questo momento storico con una foto ricordo dalle scalinate del parlamento. In un comunicato stampa a seguito di questo successo, Younan ha dichiarato che «ciò che è accaduto l’11 agosto non è solo l’adozione di una nuova legge, ma è un impegno chiaro e fermo ad abolire il potere di uccidere per legge e  per autorità politica, perché la pena di morte uccide e non possiamo accettare di essere cittadini in uno “Stato di forche”; lottiamo per uno Stato civile, che governi proteggendo la vita, agendo sulle cause del crimine, garantendo i diritti delle vittime e riabilitando i colpevoli. Questo è il cuore della nostra lotta e abbiamo dedicato anni a instillare questa cultura nonviolenta nella società… Congratulazioni al Libano per la giustizia che ha riconosciuto che non ucciderà più in nome della pena di morte». L’abolizione della pena di morte è un traguardo straordinario nella storia di qualsiasi Paese; come sottolinea la LACR, sarebbe stato auspicabile che questo passo avanti fosse stato raggiunto in condizioni migliori in Libano, mentre il Paese si trova in una crisi caotica e soprattutto in una guerra in cui migliaia di persone sono state uccise e intere regioni devastate da Israele dallo scorso marzo. Articolo dell’Associazione Libanese per i Diritti Civili – LACR Fondata nel 2003 da Walid Slaybi e Ogarit Younan, è l’associazione leader della Campagna Nazionale per l’Abolizione della Pena di Morte in Libano. info@houkoukmadania.org / 03-111445 / https://www.facebook.com/LACROrg Ogarit Younan
August 15, 2026
Pressenza
La conquista dell’abolizione della pena di morte in Libano
Oggi, 11 agosto 2026, ufficializzando la moratoria sulle esecuzioni che era in vigore dal 17 gennaio 2004, il parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte, sostituendola con l’ergastolo ai lavori forzati. Secondo la direzione delle carceri libanesi, alla fine di gennaio 2026 i prigionieri in attesa dell’esecuzione erano 85. “Il voto del parlamento libanese è una vittoria di enorme importanza, che ha trasformato una precaria sospensione delle esecuzioni nella protezione giuridica del diritto alla vita. La giustizia deve essere fondata sui diritti umani – ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord – Ci aspettiamo che le autorità libanesi commutino tutte le condanne a morte, ratifichino il Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che ha per obiettivo l’abolizione della pena capitale, e che portino avanti ulteriori riforme per rafforzare un sistema giudiziario basato sulla dignità, sull’equità e sul rispetto per i diritti umani”. Amnesty International sottolinea che l’adozione della legge abolizionista, proposta da sette deputati il 7 ottobre 2025, è anche frutto delle iniziative delle organizzazioni della società civile quali l’Associazione libanese per i diritti civili, la Campagna nazionale per l’abolizione della pena di morte in Libano e l’Associazione Giustizia e Perdono. Il 7 ottobre 2025, sette membri del Parlamento hanno presentato il progetto di legge alla Commissione parlamentare per i diritti umani. Dopo aver richiesto il parere del governo, il 20 novembre 2025 il Consiglio dei ministri ha espresso parere favorevole. Prima che dalla plenaria del Parlamento l’11 agosto 2026, il progetto di legge è stato approvato dalla Commissione parlamentare per i diritti umani il 23 febbraio 2026 e successivamente adottato il 2 giugno dalla Commissione parlamentare per la giustizia e il 9 luglio dalla Commissione mista. La legge entrerà in vigore dopo che sarà firmata dal Presidente dello Stato e verrà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Ai sensi del diritto internazionale in materia di diritti umani, per rendere irreversibile l’abolizione della pena capitale le autorità libanesi devono ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici. In totale gli stati che per legge o per prassi non ricorrono più alla pena capitale sono 145, a fronte dei 54 che la mantengono. Amnesty International
August 11, 2026
Pressenza
L’unica questione su cui gli israeliani possono unirsi: la pena di morte per i palestinesi
Dopo aver approvato due leggi sulla pena di morte in sei settimane, Israele sta investendo centinaia di milioni di dollari per tentare di giustiziare palestinesi in diretta televisiva. Il sostegno unanime a queste leggi dimostra che la società israeliana può unirsi attorno al motto “morte ai palestinesi”. Il 30 marzo, […] L'articolo L’unica questione su cui gli israeliani possono unirsi: la pena di morte per i palestinesi su Contropiano.
June 17, 2026
Contropiano
Boia di Stato in Usa e Iran
Quattro articoli ripresi dal Foglio di Collegamento 333 del «Comitato Paul Rougeau contro la pena di morte». A seguire l’indice completo e i link.   Il caso di Rocky Myers: un’ingiustizia di violenza razziale Nuove rivelazioni sui legami tra l’avvocato difensore John Mays e il Ku Klux Klan riaprono il dibattito sulla condanna di Rocky Myers, afroamericano condannato alla pena
Pena di morte: Amnesty International denuncia il più alto numero di esecuzioni degli ultimi 44 anni
Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo, diffuso oggi, nel 2025 le esecuzioni hanno raggiunto il numero più alto dal 1981: 2707 persone sono state messe a morte in 17 stati. Questo allarmante record registrato nel rapporto è da imputare a pochi governi determinati a imporre il proprio potere con il terrore. Le autorità iraniane, le maggiori responsabili dell’impennata di esecuzioni, hanno messo a morte almeno 2159 persone, oltre il doppio del 2024. In Arabia Saudita le esecuzioni sono salite ad almeno 356, grazie soprattutto all’aumentato uso della pena di morte per reati di droga. In Kuwait le esecuzioni sono triplicate (da sei a 17), in Egitto quasi raddoppiate (da 13 a 23) e lo stesso è accaduto a Singapore (da nove a 17) e negli Usa (da 25 a 47). Complessivamente, nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024. Il totale dell’anno scorso non tiene conto delle migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene continuino ad aver luogo in Cina, lo stato che resta pertanto in testa alla classifica mondiale della pena di morte. “Questo allarmante aumento nell’uso della pena di morte si deve a un piccolo, isolato gruppo di stati intenzionati a ricorrere alle esecuzioni a ogni costo nonostante la costante tendenza globale verso l’abolizione. Dall’Arabia Saudita alla Cina, dalla Corea del Nord all’Iran, dal Kuwait a Singapore, dagli Usa allo Yemen, questa vergognosa minoranza sta usando la pena di morte per instillare paura, stroncare il dissenso e mostrare la forza delle istituzioni dello stato nei confronti delle persone svantaggiate e delle comunità marginalizzate”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. Il ritorno di politiche altamente punitive nella “guerra alla droga” è stato il principale responsabile dell’aumento dell’uso della pena di morte: il 46 per cento delle esecuzioni note ad Amnesty International ha riguardato reati di droga, come in Arabia Saudita (240), Iran (998), Kuwait (2) e Singapore (15). I parlamenti di Algeria, Kuwait e Maldive hanno adottato norme per ampliare l’uso della pena di morte ai reati di droga. Il governo del Burkina Faso ha fatto propria una proposta di legge per il ripristino della pena di morte per reati quali “alto tradimento”, “terrorismo” e “atti di spionaggio”, mentre in Ciad è stata istituita una commissione che dovrà esaminare questioni relative alla pena di morte, inclusa la sua reintroduzione. A eseguire condanne a morte è rimasta una manciata di stati  A fronte dell’aumento delle esecuzioni, queste sono rimaste appannaggio di un’isolata minoranza di stati: Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Iran, Iraq, Somalia, Usa, Vietnam e Yemen sono gli stessi dieci stati che hanno eseguito condanne a morte consecutivamente negli ultimi cinque anni e che hanno esibito un costante disprezzo per le garanzie stabilite dagli standard e dalle norme del diritto internazionale dei diritti umani. Quattro stati hanno ripreso a eseguire condanne a morte (Emirati Arabi Uniti, Giappone, Sud Sudan e Taiwan); insieme ad Afghanistan, Kuwait e Singapore, risultano 17 gli stati in cui nel 2025 vi sono state esecuzioni. Progressi sono stati registrati ovunque nel mondo, a conferma che la speranza è più forte della paura. Non ci sono state esecuzioni né condanne a morte in Europa e in Asia Centrale. Per il diciassettesimo anno consecutivo gli Usa sono stati gli unici nelle Americhe a eseguire condanne a morte, quasi la metà delle quali in Florida. Nell’Africa subsahariana ci sono state esecuzioni solo in Somalia e in Sud Sudan, nell’Asia meridionale solo in Afghanistan, nell’Asia sudoccidentale solo a Singapore e in Vietnam. Nella regione del Pacifico Tonga è rimasto l’unico stato a mantenere la pena di morte. > “È il momento che gli stati che eseguono condanne a morte si allineino al > resto del mondo e facciano di questa orribile pratica un ricordo del passato. > La pena di morte non ci dà maggiore sicurezza. Al contrario, è un > irreversibile affronto all’umanità guidato dalla paura e che mostra un > profondo disprezzo per il diritto internazionale dei diritti umani”, ha > sottolineato Callamard. La fiamma dell’abolizione resta sempre accesa Quando, nel 1977, Amnesty International avviò la sua campagna contro la pena di morte, solo 16 stati l’avevano abolita. Oggi quel numero è salito a 113, oltre la metà del mondo. Addirittura, più di due terzi degli stati è abolizionista per legge o per prassi. Di fronte a un contesto di comportamenti predatori, di paura e di odio, alcuni stati hanno preso l’iniziativa per dimostrare che, con una pressione continua e con determinazione, l’abolizione globale è a portata di mano. Il Vietnam ha abolito la pena di morte per otto reati (tra i quali trasporto di droga, corruzione e appropriazione indebita), il Gambia l’ha abolita per omicidio, tradimento e altri reati contro lo stato. Con una decisione storica, la governatrice dell’Alabama (Usa) ha commutato la condanna a morte di Rocky Myers, il primo nero del braccio della morte statale verso il quale è stata esercitata clemenza. In Libano e in Nigeria sono state presentate proposte di legge abolizioniste e la Corte costituzionale del Kirghizistan ha dichiarato incostituzionali i tentativi di reintrodurre la pena di morte. “Mentre nel mondo i diritti umani sono sotto attacco, milioni di persone continuano ogni anno a lottare contro la pena di morte con una potente dimostrazione di umanità condivisa. L’abolizione sarà possibile se ci mostreremo forti contro un gruppo di pochi e isolati stati. Dobbiamo tenere accesa la fiamma dell’abolizione fino a quando il mondo non sarà del tutto libero dall’ombra del cappio”, ha concluso Callamard. Amnesty International
May 18, 2026
Pressenza
Furundulla 320 – Epidemie…
…netanyhantavirus  di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse…) Epidemie non debellate: netanyhantavirus  Intevista di Monica Maggioni a Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency nella Striscia: raiplay.it /video Gaza-invasa-dai-topi-attaccano-anche-i-neonati   Il bianco muove… Le dichiarazioni del nostro amico Mahamoud Idrissa, presidente della
Israele. Voto unanime sulla pena di morte ai palestinesi. Non esiste un’opposizione israeliana
Pubblichiamo questo contributo di Alessandro Ferretti, fisico dell’Università di Torino, apparso sul suo blog. Per correttezza di cronaca, tra i 27 parlamentari israeliani non presenti alla votazione ci sono anche quelli di Hadash, la formazione di Ofer Cassif citata dall’autore dell’articolo. La scelta istituzionale di essere presenti o meno alla […] L'articolo Israele. Voto unanime sulla pena di morte ai palestinesi. Non esiste un’opposizione israeliana su Contropiano.
May 13, 2026
Contropiano
Il cappio che normalizza la coscienza collettiva!
Non si è trattato di una scena fugace, né di un dettaglio insignificante da ignorare nel mare di notizie. Una torta di compleanno (del nazifascista Itamar Ben-Gvir ministro del governo genocidario di Israele) a forma di cappio, presentata durante una festa privata, non è solo di cattivo gusto o un […] L'articolo Il cappio che normalizza la coscienza collettiva! su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
Iran, l’appello ignorato: giovane giustiziato dopo la richiesta di aiuto alla comunità internazionale
La condanna a morte di Naser Bakrzadeh, che nei giorni scorsi aveva lanciato un messaggio dal carcere alla comunità internazionale chiedendo un intervento per fermare la sua esecuzione e dichiarando di essere stato condannato a morte solo perché curdo e sunnita, e di Yaqoub Karimpour, precedentemente condannati per “spionaggio a favore di Israele”, è stata eseguita segretamente nella prigione centrale di Urmia. Secondo un rapporto pubblicato dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw, all’alba di oggi, sabato 2 maggio 2026, Naser Bakrzadeh, 26 anni, e Yaqoub Karimpour sono stati impiccati nella prigione centrale di Urmia. L’agenzia di stampa governativa “Mehr” ha confermato ufficialmente l’esecuzione delle condanne. Naser Bakrzadeh, prigioniero politico di 26 anni originario di Urmia, era stato sottoposto a gravi torture per estorcere confessioni forzate ed era stato condannato a morte dal Tribunale Rivoluzionario con l’accusa di “spionaggio a favore di Israele”. La sua condanna era stata confermata per la terza volta dalla Corte Suprema in un processo accelerato durato solo dieci giorni. Yaqoub Karimpour, laureato in diritto, originario di Miandoab, di etnia turca e praticante della religione Yarsan, era stato arrestato durante la guerra di dodici giorni tra Iran e Israele. Era stato condannato a morte dalla Prima Sezione del Tribunale Rivoluzionario di Urmia con l’accusa di “corruzione sulla terra” attraverso “spionaggio a favore di Israele”. Per esercitare pressione su di lui, le autorità di sicurezza avevano arrestato anche sua moglie, Saboura Lotfi. L’organizzazione per i diritti umani Hengaw ha definito queste esecuzioni come omicidi di Stato e una totale violazione degli standard internazionali di un processo equo. Le condanne sono state eseguite nonostante i fascicoli fossero pieni di ambiguità legali e le confessioni fossero state ottenute sotto tortura. Hengaw ha inoltre espresso profonda preoccupazione per la situazione di Mihrab Abdollahzadeh, trasferito contemporaneamente ai due detenuti in una località sconosciuta. Si sottolinea l’urgenza e la necessità di una seria reazione della comunità internazionale alla nuova ondata di esecuzioni politiche in Iran. La prosecuzione di queste esecuzioni, in un contesto di tensioni regionali, indica l’uso della pena di morte da parte della Repubblica Islamica come strumento per creare paura e intimidazione tra i cittadini. È tempo che il mondo, politici, associazioni e organizzazioni per i diritti umani, così come i cittadini allarghi lo sguardo. Guerra, occupazione, dittatura, ingiustizia e genocidio non riguardano un solo luogo. Ucraina, Afghanistan e molte altre guerre come anche la questione curda sono cadute nell’oblio. Oggi si parla della guerra tra America, Israele e Iran, ma troppo spesso si ignora la sorte dei giovani in Iran, che vengono incarcerati, uccisi o impiccati, così come la fame che colpisce bambini, donne e anziani. È necessario superare visioni parziali e condannare tutte le violazioni dei diritti umani, ovunque avvengano. Occorre scendere in piazza anche contro la dittatura in Iran, sostenere le madri che perdono i loro figli a causa dell’ingiustizia e risvegliare una coscienza collettiva su tutte queste questioni. È necessario intervenire contro tutte le forme di genocidio: è ora di togliere i paraocchi e ampliare la propria visione. Le ultime parole e l’appello di Naser nel carcere della morte: “Mi chiamo Naser Bakrzadeh, sono un prigioniero politico curdo condannato a morte per impiccagione; state ascoltando la mia voce dalla prigione centrale di Urmia — forse questa sarà la mia ultima voce. L’impiccagione non è qualcosa con cui una persona possa convivere facilmente; questa condanna non ha distrutto solo la mia vita, ma anche quella della mia famiglia, gettando un’ombra di paura e ingiustizia su tutti noi. Ho 26 anni, sono figlio di Mullah Mansur e fratello di due sorelle più giovani. A 23 anni, quando ero nel pieno dei miei sogni e delle mie speranze per la vita, sono stato arrestato, in un paese dove la voce del dissenso può portare alla condanna a morte. Vi chiedo di non restare indifferenti; oggi è il mio turno, ma se il silenzio continua, domani potrebbe essere il turno di chiunque altro. L’impiccagione non è solo la fine della vita di una persona; è il segno di un regime che, invece di ascoltare le voci, le soffoca e le riduce al silenzio.” Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
May 2, 2026
Pressenza