La sicurezza fuori dalle sbarre si costruisce con solidarietà, cura, reciprocità e relazioni

Pressenza - Thursday, March 12, 2026
𝙄𝙇 𝘾𝙊𝙊𝙍𝘿𝙄𝙉𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙊 𝙏𝙍𝘼𝙉𝙎𝙁𝙀𝙈𝙈𝙄𝙉𝙄𝙎𝙏𝘼 𝘾𝙊𝙉𝙏𝙍𝙊 𝙄𝙇 𝘾𝘼𝙍𝘾𝙀𝙍𝙀 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙞𝙯𝙯𝙖 𝙪𝙣 𝙘𝙞𝙘𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙞𝙣𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙞 𝙚 𝙧𝙞𝙛𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙨𝙪𝙡𝙡’𝘼𝘽𝙊𝙇𝙄𝙕𝙄𝙊𝙉𝙄𝙎𝙈𝙊 𝙖𝙩𝙩𝙧𝙖𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙩𝙧𝙚 𝙇𝙄𝘽𝙍𝙄_
Il nostro posizionamento è chiaro: non riteniamo che l’inasprimento delle pene rappresenti una risposta efficace alla violenza di genere o alla questione della sicurezza. Il sistema penale, da solo, non libera. Interviene quando il danno è già accaduto e troppo spesso riproduce le stesse asimmetrie di potere che dovrebbe contrastare. Abbiamo bisogno di costruire una società in cui non ci sia più bisogno del carcere e della polizia. Non è una provocazione, ma un orizzonte politico: significa interrogare le condizioni materiali che rendono la punizione la risposta automatica al conflitto. La sicurezza non si costruisce con le sbarre, si costruisce con relazioni, responsabilizzazione, cura, solidarietà, reciprocità. Si costruisce investendo in casa, reddito, salute, educazione sessuale, servizi accessibili per tutt3. 𝘓𝑎 𝑝𝘳𝑜𝘴𝑝𝘦𝑡𝘵𝑖𝘷𝑎 𝑎𝘣𝑜𝘭𝑖𝘻𝑖𝘰𝑛𝘪𝑠𝘵𝑎 𝑛𝘰𝑛 𝑠𝘪𝑔𝘯𝑖𝘧𝑖𝘤𝑎 𝑎𝘧𝑓𝘢𝑡𝘵𝑜 𝑎𝘴𝑠𝘦𝑛𝘻𝑎, 𝘮𝑎 𝑝𝘳𝑒𝘴𝑒𝘯𝑧𝘢: è costruzione di infrastrutture sociali capaci di affrontare il danno senza tradurlo immediatamente in esclusione. 𝘚𝑒 𝑙𝘢 𝘨𝑖𝘶𝑠𝘵𝑖𝘻𝑖𝘢 𝘷𝑖𝘦𝑛𝘦 𝘳𝑖𝘥𝑜𝘵𝑡𝘢 𝘢𝑙𝘭𝑎 𝑝𝘶𝑛𝘪𝑧𝘪𝑜𝘯𝑒, rischia di diventare un meccanismo di contenimento. Se invece la pensiamo come 𝘵𝑟𝘢𝑠𝘧𝑜𝘳𝑚𝘢𝑧𝘪𝑜𝘯𝑒, dobbiamo avere il coraggio di ridurre il ricorso alle sbarre e di investire in alternative concrete. La questione che resta è questa: come possiamo chiedere a una persona di rispondere del danno commesso, mantenendo al contempo uno spazio per la trasformazione? E come possiamo costruire sicurezza senza fare della privazione della libertà la nostra risposta automatica? Su questa tensione, giuridica e politica insieme, il nostro transfemminismo sceglie di stare.  Per approfondire le riflessioni proponiamo tre libri e tre incontri con le autrici: Martedi 17 marzo “𝙐𝒏 𝒈𝙞𝒐𝙧𝒏𝙤 𝙩𝒓𝙚 𝙖𝒖𝙩𝒖𝙣𝒏𝙞. 𝑰𝙡 𝙩𝒆𝙢𝒑𝙤 𝙙𝒆𝙣𝒕𝙧𝒐 𝒊𝙡 𝙘𝒂𝙧𝒄𝙚𝒓𝙚” scritto dalle donne detenute alle Vallette durante un laboratorio di scrittura creativa durato 9 mesi. La vita in carcere, la famiglia, gli amori, le speranze, le disperazioni, la vergogna, il tempo, il futuro … sono tantissime le suggestioni proposte e sviluppate nei numerosi brani che le donne hanno prodotto mese per mese, 112 i testi che qui sono pubblicati. Ne nasce una narrazione corale potente. Potente e struggente, che disvela, a chi ancora vuole chiudere gli occhi, la totale inutilità del carcere e la sua aberrante crudeltà. Martedi 7 aprile ” 𝘿𝒐𝙣𝒏𝙚 𝙤𝒍𝙩𝒓𝙚 𝙞𝒍 𝒄𝙖𝒓𝙘𝒆𝙧𝒆. 𝙋𝒆𝙧𝒄𝙤𝒓𝙨𝒊 𝒅𝙞 𝙨𝒆𝙡𝒇 𝒆𝙢𝒑𝙤𝒘𝙚𝒓𝙢𝒆𝙣𝒕 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒆 𝒅𝙤𝒏𝙣𝒆 𝒅𝙚𝒕𝙚𝒏𝙪𝒕𝙚” il testo si propone come guida a una pratica critica e innovativa utile per chi abbia a cuore le doinne recluse, e voglia con loro percorrere una strada in controtendenza : valorazzazione di sè. scoperta della propria forza, messa in gioco delle risorse personali e sociali, contro e oltre deficit, colpa e limiti. martedi 21 aprile “𝑨𝙗𝒐𝙡𝒊𝙧𝒆 𝒍’𝒊𝙢𝒑𝙤𝒔𝙨𝒊𝙗𝒊𝙡𝒆. 𝙇𝒆 𝒇𝙤𝒓𝙢𝒆 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒂 𝒗𝙞𝒐𝙡𝒆𝙣𝒛𝙖, 𝒍𝙚 𝙥𝒓𝙖𝒕𝙞𝒄𝙝𝒆 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒂 𝒍𝙞𝒃𝙚𝒓𝙩𝒂̀” abolire le prigioni, i confini, le polizie sono gli ambiti da cui il libro parte per allargare il discorso a nuove sfide politiche e sociali. Contro queste dinamiche apparentemente incrollabili si può fare qualcosa, ma la risposta chiede un duplice sforzo, culturale e operativo: l’ammissione del privilegio e l’impegno per costruire istituzioni altre. L’abolizionismo che ci racconta Verdolini si fonda sulla speranza e propone trasformazioni radicali, che sono ormai i due orizzonti indispensabili per la sopravvivenza della democrazia.

Redazione Italia