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L’incubo della guerra nella ‘notte degli Oscar’
Mentre a Hollywood le star del cinema sfilavano sul red carpet della spettacolare assegnazione dei premi… in Europa e Medio Oriente era già mattina e il raid degli eserciti USA-Israele su una città iraniana veniva trasmesso in diretta dai media di tutto il mondo. Contemporaneamente a Casale Monferrato si svolgeva la prima di numerose visite didattiche alla mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE progettata dalla CARITAS DIOCESIANA PIACENZA-BOBBIO insieme alle sedi AMNESTY INTERNATIONAL ed EMERGENCY di Piacenza che, a cura dei praticanti la settimanale MEZZORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE insieme all’Associazione EDUCATIONAL FORUM di Casale Monferrato, in collaborazione con Cooperativa sociale CRESCEREINSIEME di Acqui Terme e con sostegno della Fondazione SOCIAL di Alessandria e con patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO, è in esposizione nel Salone Tartara di Casale Monferrato fino al 29 marzo 2026. Casualmente… il vincitore della ‘notte degli Oscar‘ è stato il film intitotlato One Battle After Another (Una battaglia dopo l’altra). Premiato con 6 statuine dorate è interpretato da Leonardo Di Caprio, che impersona il protagonista principale dell’immaginaria storia ambientata nell’America del presente, un personaggio ‘di fantasia’ a sua volta ispirato a quello del romanzo Vineland di Thomas Pynchon in cui è rappresentata la generazione di ribelli figli dei fiori vissuta negli Stati Uniti nella seconda metà del XX secolo. Invece, sebbene a produrre La voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab) sia stato anche Brad Pitt, che nel 2020 aveva consegnato il prestigioso premio dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences a Di Caprio, all’evento hollywoodiano trasmesso in mondovisione quest’anno non ha potuto partecipare l’attore Motaz Malhees, a cui il governo USA ha negato il visa perché è un attore palestinese che ha ‘dato voce’ alle vittime dell’assedio della Striscia di Gaza e, in specifico, ha raccontato una storia vera, quella dell’uccisione di Hind Rajab, anche raffigurata in un disegno della collezione HeART of Gaza a Casale Monferrato esposta alla chiesa dell’Addolorata fino al 15 marzo scorso. Casualmente… nella stessa giornata, lunedì 16 marzo, le cronache riferivano di “un’altra famiglia palestinese uccisa dall’IDF”: > A Tammun, in Cisgiordania, padre, madre e due dei quattro figli sono morti in > un attacco da parte della forze israeliane che hanno sparato contro la > macchina su cui viaggiava la famiglia. Altri due ragazzini si sono salvati, > rimanendo feriti. Un episodio purtroppo non isolato: poco più di due anni fa > il caso della piccola Hind Rajab e dei suoi familiari, che commosse il mondo > anche grazie a un film presentato a Venezia … … due bimbi piccoli, di 5 e 7 > anni, e i loro genitori, di 35 e 37, sono stati colpiti a morte con spari alla > testa e al volto, a un checkpoint … … l’ultimo caso di incriminazione per > omicidio a carico delle forze di Tel Aviv risale al 2019. Da quella data, > certifica l’ONU, sono state uccise più di 1.400 persone, tra cui oltre 320 > bambini. > > Roberto Paglialonga / VATICAN NEWS, 16.03.2026, 14:21 E nella stessa giornata i media di tutto il mondo trasmettevano ‘in diretta’ le immagini del raid delle forze armate di Israele & USA sulla città iraniana Shahin Shah. Non casualmente invece proprio in questa giornata alcuni studenti di Casale Monferrato che si ‘avventuravano’ negli allestimenti della mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE hanno osservato le rappresentazioni della devastazione e si sono immedesimati nei propri coetanei che vivono in città assediate, bombardate e affamate dalla guerra. All’inizio della loro esplorazione nella realtà del ‘mondo in guerra’, la guida aveva spiegato loro che la rassegna che lo mostra con la collezione di materiali documentali che lo descrivono e di immagini che lo raffigurano è stata realizzata in collaborazione con i loro ‘colleghi’ del corso di grafica dell’ENDOFAP Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza. Poi il suggestivo ‘viaggio’ nell’allestimento li ha coinvolti anche con le immagini, le parole, i suoni e le musiche di un impressionante cartone animato della collezione PALESTINA ANIMADA, il cortometraggio Memory of the Land che l’artista palestinese Samira Badran ha realizzato nel 2017 (da cui è estrapolata l’immagine di copertina di questa pagina), e della canzone, composta e interpretata da Vinicio Capossela e illustrata con disegni in gesso bianco su carta nera di Stefano Ricci assemblati a cura di Ahmed Ben Nessib, che ‘recita’ la celebre poesia – intitolata La crociata dei bambini del 1939 e il cui testo descrive la fuga di un gruppo di orfani dalla Polonia invasa dall’esercito nazista – scritta da Bertold Brecht nel 1941, l’anno in cui il poeta tedesco dal 1933 iscritto nella “Lista nera” del regime, venne accolto in esilio negli Stati Uniti. La mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è rivolta a tutti, adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, in particolare ad educatori e insegnanti insieme ai propri allievi e studenti. A Casale Monferrato è proposta nell’ambito del programma PACIF I CARE – COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI pianificato dal gruppo praticante la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE. “L’iniziativa è stata attuata per fornire ai grandi alcuni strumenti con cui affrontare responsabilmente il dialogo sulla guerra tra loro e con i cuccioli d’uomo, un argomento molto problematico perché impone a tutti di confrontarsi con tante questioni complicate e, soprattutto, drammatiche – spiegano gli organizzatori del programma PACIF I CARE – Molteplici informazioni e conoscenze che soccorrono gli adulti a rispondere a tanto assillanti domande di bambini e ragazzi del mondo d’oggi, una generazione che sta crescendo in un mondo dilaniato dalla violenza delle conflittualità che degenerano in scontri ferali e letali e devastato dagli ‘effetti collaterali’ dei conflitti armatisono stati forniti dagli esperti intervenuti nel ciclo di conferenze svolte da ottobre a dicembre scorsi (di cui sono disponibili le registrazioni pubblicate su YouTube a cura di LISISTRATA NEL XXI SECOLO) su vari argomenti inerenti alle cause, alle implicazioni e alle conseguenze delle guerre e, negli orizzonti delle prospettive della convivenza pacifica tra popoli e nazioni, sulle azioni e agli interventi che favoriscono la cessazione dei conflitti armati e bellici”. Alla presentazione della mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA è intervenuta Stefania Landini, referente del gruppo volontari per EMERGENCY di Alessandria e all’inaugurazione dell’esposizione i referenti di quattro comunità religiose di Casale Monferrato, le cristiane cattolica e ortodossa, la musulmana e la buddista, hanno focalizzato l’attenzione sulle valenze della rassegna in relazione alle attuali necessità di attività divulgative ed educative che diffondono la cultura della pace e consolidano le basi della convivenza pacifica tra le persone e le nazioni. Presentata a Piacenza nel 2023, la rassegna poi è stata esposta in molte altre città. Nel 2024 ad Acqui Terme è stata proposta a cura della Cooperativa sociale CRESCEREINSIEME cui è affidata la gestione del progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) della Provincia di Alessandria e che nel 2026 collabora alla sua esposizione a Casale Monferrato, dove l’iniziativa coinvolge numerosi volontari, che accompagneranno i visitatori nel percorso espositivo e, a tal fine, si sono impegnati nella propria formazione come guide dell’itinerario e conduttori di attività ludo-didattiche, è coordinata dal gruppo praticante la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE insieme all’Associazione EDUCATIONAL FORUM e viene realizzata con il sostegno della Fondazione SOCIAL e con il patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO, inoltre promossa con la collaborazione del CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA, della sede a Casale Monferrato della società cooperativa EQUAZIONE Onlus, del gruppo di volontari EMERGENCY di Alessandria e della circoscrizione Piemonte -Valle d’Aosta di AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA. La mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è allestita nel Salone Tartara sito all’interno dell’area ex Mercato Pavia (piazza Castello / SP31), dove sarà aperta al pubblico a ingresso libero dal 15 fino al 29 MARZO 2026. La sua visita ha durata di circa 1h 30’ e viene svolta a gruppi, ciascuno formato da non più di 30 persone. Le giornate da lunedì a venerdì 16-20 e 23-27 MARZO sono dedicate alle visite didattiche e su prenotazione. Nelle giornate di sabato e domenica 15 / 21-22 / 28-29 MARZO si svolgono tre turni di visite guidate: uno al mattino, con inizio alle 10:30, e due al pomeriggio, con inizio alle 14:30 e alle 17:00, per la cui partecipazione la prenotazione non è obbligatoria, però suggerita: chi non ne abbia fatto richiesta se possibile verrà aggregato al gruppo anticipatamente formato. INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : mezzoraperlapace@gmail.com e 346 5507721 Maddalena Brunasti
March 20, 2026
Pressenza
Basta argomenti “ex auctoritate” per giustificare la Riforma Nordio
Il Fronte del Sì al Referendum del 22-23 marzo 2026 ha riabilitato tutti i grandi nomi possibili per giustificare La Riforma Nordio. Fin da subito ovviamente, per attaccare il correntismo come qualcosa da bandire, ha ripreso la retorica contro le “toghe rosse” di Berlusconi, salvo poi fargli notare che il correntismo oggi riguarda solo il 23% dei magistrati iscritti all’ANM e che la maggioranza di loro sono aderenti a correnti di centro-destra. Allora si sono spostati sulle degenerazioni del correntismo che avrebbe creato un sistema scellerato e fuori controllo di spartizione delle poltrone; salvo poi fargli notare che la magistratura italiana ha dimostrato di essere in grado di fare pulizia al suo interno e di riuscire a fare argine da sola al problema. Il Fronte del Sì ha corretto il tiro dicendo che comunque la riforma ha l’obiettivo di togliere potere alle correnti della magistratura in generale nel Consiglio Superiore della Magistratura con il metodo del sorteggio. E’ a quel punto che molti magistrati – tra cui Nicola Gratteri e Nino Di Matteo -, da sempre fuori dal correntismo e favorevoli al sorteggio, alzano la voce e dicono, schierandosi per il NO, che questo sorteggio, in qualunque caso, è truccato poichè i membri laici verrebbero sorteggiati da una lista – senza un quantitativo preciso di nomi – scelta precedentemente dal Parlamento e dal governo. Inoltre gli si fa notare che questa Riforma, oltre a non parlare minimamente del fenomeno del correntismo, ha come fine proprio rendere dipendente la magistratura da ogni governo in carica. A tal proposito, il Fronte del Sì ha iniziato a ripetere che la riforma Nordio sarebbe in realtà ciò che “voleva Falcone”, perché favorevole alla separazione delle carriere, a tutti coloro che hanno riportato come argomentazioni per il NO a questa riforma proprio le citazioni e le teorie di Giovanni Falcone contro la subordinazione della magistratura alla politica. Il Fronte del Sì – nella figura del Ministro Nordio – ha riabilitato anche il grande giurista e partigiano socialista e antifascista Giuliano Vassalli come “padre spirituale” della Riforma Nordio, in quanto necessario completamento di un processo penale che deve svolgersi davanti a un “giudice terzo” con accusa e difesa poste su un piano di parità: in sostanza sarebbe l’istituzionalizzazione finale del sistema accusatorio, modello su cui si fonda il nostro sistema di giustizia pensato proprio da Vassalli. Il Fronte del Sì ha iniziato a ripetere che la separazione delle carriere della riforma Nordio sarebbe in realtà ciò che “voleva Giacomo Matteotti contro l’unitarietà dei magistrati voluta dal fascismo”. Quando però gli si è fatto notare che l’unitarietà dei magistrati in Italia risale al Regno d’Italia e che sotto il fascismo era stata minata proprio dal governo fascista stesso, il Fronte del Sì si è messo in pace con la storia preferendo non ribattere. I liberali più arditi del Fronte del Sì hanno addirittura citato il grande padre costituente Piero Calamandrei, sostenendo – a partire da un estratto del suo Elogio dei Giudici scritto da un avvocato (1959) – che anche lui avrebbe voluto la Riforma Nordio per la “separazione delle carriere”. Queste affermazioni ricorrono continuamente, quasi fosse diventata un argomento definitivo: se l’avessero voluta loro, allora non ci sarebbe più nulla da discutere. Allora ammettiamolo, è vero: Vassalli, Falcone, Matteotti e Calamandrei erano sostenitori o di una “separazione delle carriere” o di una “separazione delle funzioni” in modo molto diverso tra loro, ma lo erano con cognizione di causa ed avevano tutto il diritto di sostenerlo. Il problema non è essere contro o favorevole alla “separazione delle carriere”: quella è un’opinione legittima. Il problema si pone al massimo su come si vuole attuare la “separazione delle carriere”. Bisogna sottolineare che questo referendum ha un quesito unico e che il votante non ha la possibilità di sostenere una o più parti della riforma e di rigettarne altre: il cittadino votante ha la possibilità di prendere il pacchetto completo delle modifiche o rigettarlo in toto. In questa Riforma sono molti gli elementi che non convincono, ma soprattutto la modalità in cui sono stati pensati il sorteggio e la separazione delle carriere, oltre ad una divisione inusuale del CSM e l’introduzione inusuale di un terzo organo disciplinare (l’Alta Corte). Anche volendo essere d’accordo con la separazione delle carriere o delle funzioni, laddove la riforma è un unicum che prevede altri elementi deprecabili, il cittadino ha il diritto di rifiutare la riforma in toto e non votare a favore solo per un elemento potenzialmente condivisibile. Stando a questi presupposti mi domando: quando Falcone, Vassalli, Matteotti, Calamandrei avrebbero mai scritto o detto di essere favorevoli al sorteggio dei magistrati? Non si trova traccia da nessuna parte. Nessun discorso, nessuna intervista, nessun documento ufficiale. E ancora quando si sarebbero mai espressi a favore di un giudice speciale come l’Alta Corte prevista nella riforma? Anche qui: nulla. Non esiste alcun testo in cui sostengono che sarebbe opportuno creare un organo del genere, né tantomeno che nei suoi collegi i magistrati debbano avere solo una rappresentanza e non una maggioranza. Non lo hanno mai scritto, mai detto, mai proposto, ma anzi possiamo dire il contrario. Vassalli, da giurista finissimo e garantista qual era, ha lavorato su norme fondamentali come il Codice Penale e il Codice di Procedura Penale, ma non ha mai sostenuto – né apertamente né tra le righe – i meccanismi previsti oggi dalla Riforma Nordio, ma anzi da Presidente della Consulta nel 2000, con la Sentenza 37/2000, ribadì che la separazione delle carriere doveva essere introdotta con legge ordinaria dello Stato senza toccare la Costituzione. Giuliano Vassalli Il grande socialista, giurista e penalista, ucciso dalla squadracce fasciste Giacomo Matteotti, nel suo articolo Il pubblico ministero è parte, sosteneva con particolare vigore che il pubblico ministero (1) va decisamente considerato nella sostanza come “parte”, questa intesa come colui che può far valere o contro il quale è fatta valere la pretesa penale. La tesi era sostenuta in aperto dissenso con l’opposta annotazione recata in proposito nella Relazione al Re – ancora oggi tralaticiamente ripetuta -, per la quale quella del pubblico ministero sarebbe, viceversa, una posizione “più nobile e imparziale al di sopra delle parti”. Invero, «La divisione dei poteri su cui si fondano i moderni regimi costituzionali e la divisione delle funzioni, fra le quali anche la “funzione persecutiva” assegnata “agli organi esecutivi dello Stato”, permettono codesto apparente assurdo di uno Stato che è giudice e parte nel tempo stesso; fino a quando almeno sembreranno sufficienti quelle garanzie d’indipendenza di cui sono circondati gli organi di giustizia … organi sempre più autonomi». Il pensiero di Matteotti sulla figura del pubblico ministero, pur senza volere trarne conclusioni sopra le righe, apre scenari inediti e di attuale modernità in tema di disciplinamento dei diversi organi statuali di giustizia, il pubblico ministero e il giudice, parlando di disciplinamento delle diverse funzioni. Parlando di separazioni delle “funzioni” e non delle carriere, Matteotti, nel suo ruolo di giurista e studioso di procedura penale, criticò con fermezza l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, vedendola come un presidio essenziale dello Stato di diritto contro l’arbitrio del potere esecutivo. Matteotti criticò aspramente il tentativo del regime fascista di assoggettare l’ordine giudiziario al controllo del governo, difendendo l’indipendenza dei giudici come garanzia per i cittadini. Nel suo pensiero, emergeva una visione del processo penale come strumento nomofilattico (di garanzia dell’esatta osservanza della legge), criticando eccezioni come l’Alta Corte di giustizia, che riteneva di carattere meramente politico e non giurisdizionale. Le riflessioni di Matteotti (1917-1919) anticipavano moderni scenari sulla disciplina degli organi di giustizia, fermo restando il suo fermo rifiuto di qualsiasi interferenza politica nella magistratura. Giacomo Matteotti Che dire di Falcone, il quale parlava di efficienza della giustizia, di coordinamento tra procure, di modernizzazione degli strumenti investigativi, di collaborazioni internazionali, concentrato sul funzionamento concreto del sistema, non sulla creazione di organi speciali né sul sorteggio dei componenti del CSM. L’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha dichiarato a La Repubblica in merito al presunto sostegno di questa separazione delle carriere da parte del grande pm: “Falcone si sta rivoltando nella tomba” – ha detto – “lo sport più diffuso è quello di attribuire a Falcone dopo la sua morte idee che non lo avevano nemmeno sfiorato”. A confermare questo inciso è stato Alfredo Morvillo, cognato del grande pm antimafia: “Giovanni (Falcone, ndr) era contrario alla separazione delle carriere. Semmai era un sostenitore della cosiddetta separazione delle funzioni o quantomeno della necessità di una specializzazione per l’ufficio del pubblico ministero”. Si tratta di una differenza abissale rispetto all’attuale Riforma Nordio(2). Giovanni Falcone Sulla stessa linea, anni addietro, era stato proprio il padre costituente Piero Calamandrei a esprimersi nei suoi Scritti e discorsi politici: “Il pubblico ministero è un magistrato che ha l’obbligo di cercare la verità, non la vittoria; ed è per questo che egli deve essere pronto a chiedere l’assoluzione quando si accorge che l’imputato è innocente.” Secondo Calamandrei un PM con una carriera separata e gerarchizzata verrebbe valutato in base alle “vittorie” (condanne), perdendo questa funzione di garanzia. Per Calamandrei, il PM non è un semplice “avvocato dell’accusa” o un organo di polizia, bensì un “promotore della giustizia” con l’obbligo di cercare la verità, anche a favore dell’imputato. Questa è cultura della giurisdizione: solo chi è cresciuto professionalmente con la mentalità del giudice può avere l’umiltà intellettuale di chiedere un’assoluzione. Nel dibattito sull’articolo 112 (poi approvato), Calamandrei sostenne fermamente l’obbligatorietà dell’azione penale come garanzia di uguaglianza, vietando al PM di sospenderla o ritardarla arbitrariamente. Nel discorso inaugurale dell’anno accademico dell’Università di Siena, tenuto il 13 novembre 1921, Piero Calamandrei, allora docente di “diritto giudiziario”, individuava quattro “tortuose vie …che la politica segue per far sentire il suo influsso sull’amministrazione della giustizia” mettendo in pericolo la separazione dei poteri, in particolare fra giustizia e politica “che di quella separazione costituisce il cuore pulsante”. In un suo discorso alla Costituente, Calamandrei disse: “La magistratura deve essere un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Questa indipendenza è la condizione suprema perché la giustizia non diventi strumento di fazione o di vendetta politica.” Ad accompagnare questa convinzione, una sua famosa citazione: “Quando per la porta del tribunale entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.” La posizione di Calamandrei e di gran parte dei padri e delle madri costituenti fu contraria alla proposta di far dipendere il PM dal potere esecutivo (Governo), per evitare la politicizzazione dell’azione penale. Calamandrei si oppose alla separazione delle carriere tra giudici e PM, sostenendo che entrambi dovessero far parte dello stesso ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (come poi sancito dall’art. 104 della Costituzione). In sintesi, per Calamandrei il PM è un magistrato a tutti gli effetti, inamovibile e indipendente, distinguendosi dai giudicanti non per appartenenza a un corpo diverso, ma solo per la diversità di funzioni: ciò che sostiene in Elogio dei Giudici scritto da un avvocato del 1959. Piero Calamandrei Di fronte a tutto questo, perché allora il Fronte del Sì continua a tirare in ballo i loro nomi? Pensa che i cittadini siano così ignoranti a tal punto da dagli in pasto delle mezze verità, senza contestualizzazione, su questi illustri uomini di cultura istituzionale e politica? Evidentemente sì. Le argomentazioni ex auctoritate – come ha scritto Gustavo Zagrebelsky nell’introduzione alla guida al Referendum di Marco Travaglio – sono proprio funzionali a questo: dare in pasto mezze verità dando l’illusione ai cittadini di essere informati, dando l’illusione di sapere senza conoscere niente. Far passare il messaggio che “lo volevano loro (n.d.a: Falcone, Matteotti, Calamandrei, Vassalli)” significa chiudere la discussione prima ancora che inizi, come se bastasse evocare alcune figure importantissime della storia della giustizia italiana per mettere il timbro di legittimità di questa riforma pasticciata. Attribuire le volontà contorte della Riforma Nordio a Falcone, Vassalli, Matteotti e Calamandrei non è solo storicamente falso, ma una scorciatoia retorica, una fallacia logica, un enorme sofisma laddove la falsificazione dell’argomentazione è intenzionale. Il Fronte del Sì e la destra sono in malafede quando usano queste strategie di comunicazione distorta: sono un tentativo di mettere un’aura di autorevolezza su qualcosa che dovrebbe essere discusso apertamente e laicamente. Il pensiero di Falcone, Vassalli, Matteotti e Calamandrei va letto, non reinventato. E soprattutto non usato come slogan per sostenere posizioni che non hanno mai espresso. La Riforma Nordio va discussa nel merito senza pregiudizi e non giustificata ex auctoritate. Si sta parlando di questa riforma con le sue scelte precise: il sorteggio, l’Alta Corte, la nuova composizione degli organi disciplinari, il diverso equilibrio tra politica e magistratura di cui la “separazione delle carriere” – positiva o negativa che sia – è solo lo sfondo dei contenuti di questa riforma… e nemmeno così troppo trasparente. Per concludere è interessante che la destra oggi non citi Paolo Borsellino, grande magistrato antimafia nonchè fondatore e membro di Magistratura Indipendente – corrente di destra moderata e conservatrice dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) – , il quale invece era un oppositore convinto della separazione delle carriere. Nel suo libro Oltre il muro dell’omertà. Scritti su verità, giustizia e impegno civile (Edizione Bur, maggio 2022, con presentazione di Manfredi Borsellino) Borsellino affermava: “Le ricorrenti tentazioni del potere politico, quali ne siano le motivazioni, di mortificare obiettivamente i magistrati del pm, prefigurandone il distacco dall’ordine giudiziario, anche attraverso il primo passo della definitiva separazione delle carriere non incoraggiano certo i ‘giudici’, che tali tutti sentono di essere, a indirizzare verso gli uffici di Procura le loro aspirazioni”. Come ha dichiarato suo fratello, Slavatore Borsellino: “Il timore di Paolo Borsellini era che venisse alterata l’indipendenza della magistratura: pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l’inflluenza del potere politico”. Ai votanti l’ardua sentenza…   (1) Nel sistema processuale penale e nell’esercizio dei poteri assegnatigli in particolare dagli artt. 1 e 179 cod. proc. pen. del 1913. (2) In una intervista che rilasciò a Mario Pirani de La Repubblica il 3 ottobre 1991, in cui si parlava della riforma Vassalli e del nuovo Codice di Procedura Penale, Giovanni Falcone dichiarò: “Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo”.   Altre fonti: https://www.giustiziainsieme.it/articolo/3393-la-magistratura-e-lindipendenza-in-memoria-di-giacomo-matteotti-introduzione-paola-filippi https://www.giustiziainsieme.it/it/diritto-e-societa/3264-indipendenza-dei-giudici-e-riforme-della-giustizia-ai-tempi-dellomicidio-matteotti-uno-sguardo-alle-pagine-di-cento-anni-fa-della-rivista-la-magistratura-simone-pitto Lorenzo Poli
March 20, 2026
Pressenza
Teatro Sala Umberto. “Improvvisamente l’estate scorsa”, coercizione nei legami di sangue
Va in questi giorni in scena al Teatro Sala Umberto di Roma un vero e proprio thriller sui rapporti familiari. “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams. È un’attenta disamina di una famiglia disturbata e al di fuori del tempo, attraverso il linguaggio subliminale dell’inconscio – ricordi e traumi si sovrappongono attraverso simboli che rimandano al meccanismo dei sogni. I suoi personaggi, schiavi della paura, delle convenzioni e degli errori che in ogni epoca vengono compiuti sono insieme vittime e carnefici. Al centro della storia l’inquietante mistero della morte improvvisa del giovane Sebastian, spirito gentile e poeta. La disgrazia viene narrata da due donne che danno voce alla vicenda dalle loro diverse angolazioni: una è la madre di Sebastian, l’altra è la cugina, con cui il giovane aveva trascorso l’ultima estate della sua vita. Uno psichiatra ha il compito di scoprire la verità. La madre di Sebastian nel tentativo di difendere la reputazione della famiglia, usa qualsiasi mezzo per far tacere la nipote, unica testimone della morte di suo figlio. Spinti da interessi personali più che da un reale desiderio di giustizia, si aggiungono altri parenti a complicare ulteriormente la vicenda. Dalla biografia dell’autore si estrae l’originalità e la profondità di “Improvvisamente l’estate scorsa”: Tennessee Williams fu schernito dal padre per la sua sensibilità e per le sue relazioni con diversi uomini. Si laureò nel 1938 all’University of Iova e nello stesso anno la sorella autistica fu internata in un ospedale psichiatrico. Tennessee Wiliams non perdonò mai sua madre per aver acconsentito nel 1943 a farla lobotomizzare, si sentì in colpa per non essere intervenuto in tempo e per un lungo periodo fu ossessionato dall’idea che la stessa sorte toccasse a lui. Fu perseguitato da frequenti attacchi di ansia. Tale sofferenza psicologica non poteva che essere tradotta nella costruzione di questa tragedia psicoanalitica, dove il bravo cast sa far risaltare le note vibranti dell’assurdo e del dolore. Le figure umane risaltano stilizzate da una penna incisiva e simbolica. Bravi gli attori, movimentata la scena che realizza sul palco un quadro familiare che fu una sfida senza sconti all’America puritana, una storia senza tempo e latitudine. Teatro Sala Umberto, Via della Mercede 50, Roma Dal 17 al 22 marzo 2026 “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams. Traduzione di Monica Capuani Opera presentata per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee. Con Elena Callegari, Ion Donà, Leda Kreider, Laura Marinoni, Edoardo Ribatto Regia di Stefano Cordella Produzione LAC Lugano Arte e Cultura In coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano Bruna Alasia
March 20, 2026
Pressenza
Il ‘quarto potere’ nel mondo reale e nella realtà virtuale
Proseguendo sulle iniziative intraprese iniziata nel 2025 in accordo con gli istituti scolastici di Casale Monferrato con l’organizzazione del corso “Scuola e giornalismo” svolto con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e valido per il riconoscimento per il PCTO degli studenti, e ritenendo attualmente opportuna, fondamentale e necessaria la divulgazione di una stampa libera e indipendente, l’Associazione Nuove Frontiere Ets, coinvolge la cittadinanza a un incontro pubblico sul tema “Il coraggio dell’inchiesta – La forza della stampa libera“. L’iniziativa è in programma venerdì 20 marzo prossimo alle 18:30, con svolgimento a Casale Monferrato nella sala del torrione del Castello Paleologo. Interverrà la giornalista Marialuisa Di Simone, dal 2005 inviata di “Mi manda Rai Tre”, che recentemente a Casale Monferrato ha realizzato un reportage sul ‘caso Ginepro‘, ovvero sul processo che il 10 febbraio scorso è cominciato a venire dibattuto al Tribunale a Vercelli, in cui gli imprenditori monferrini Giorgio e Andrea Ginepro, rispettivamente di 85 e 60 anni e soci accomandatario e accomandante dello studio di amministrazioni immobiliari sono accusati di 90 reati, accertati dal marzo 2023, precisamente di appropriazione indebita e truffa in concorso e sostituzione di persona a danno di 22 condomìni e numerosi condòmini.  Nell’occasione, l’Associazione Nuove Frontiere Ets presenterà il progetto della edizione online del bimensile “Nuove Frontiere News”, in cartaceo stampato e diffuso dal novembre 2017 e sulle cui pagine nell’agosto 2021 è pubblicato il testo di Pier Augusto Mesturini che, osserva “Il logo di Nuove Frontiere è frutto di un celebre disegno d’epoca che raffigura in primo piano la Difesa e sullo sfondo la Torre Civica…” e denuncia “L’orrenda vista dei due cannoni ai due lati del monumento alla Difesa! Nulla a che fare con la storia!”: > … si tratta dei due famosi cannoni, dalle travagliate vicissitudini che > ottennero finalmente collocazione nel 2010, dall’Amministrazione Demezzi, ai > lati del Monumento ai Caduti dei giardini pubblici, li giacquero fino al 2016 > quando l’Amministrazione Palazzetti con un blitz con relative contestazioni, > li “depositò” a Fossano. Ora l’Amministrazione Riboldi li ha riportati a > Casale, e fin qui tutto bene, in qualche modo tutto nella norma, se nonché > invece di essere collocati a lato del Monumento dei Caduti, sono stati > scaricati e collocati ai lati del Monumento alla Difesa… Vicenda tipicamente > casalese, che ha creato stupore, sorrisi e orrore agli amanti o anche > semplicemente conoscenti di storia! > > Mi domando, ma di chi è stata la genialata di collocarli nell’attuale > posizione? Cosa c’entra il Monumento della Difesa alla cui base è scolpita la > scritta “Casale ai suoi difensori nelle giornate del marzo 1849” opera dello > scultore Francesco Porzio inaugurata nel 1897 affiancata da due cannoni della > seconda guerra mondiale? > > Che direbbero gli esperti pedagogici in relazione ai giardini antistanti la > Difesa (ora dovremo chiamarla: Difesa con cannoni), area giochi per bambini e > non solo, quale stimolo culturale può derivare dall’esporre così platealmente > delle armi alla vista delle giovani generazione quando si predica che la > guerra è il male assoluto?       Maddalena Brunasti
March 20, 2026
Pressenza
Cuba fra menzogne e propaganda
Osservate bene l’immagine sotto il titolo dell’articolo: questa è solo una parte dell’enorme galassia di piattaforme web, televisioni, radio, pagine social ecc. create e finanziate direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti per diffondere nell’isola ed all’estero ogni tipo di menzogna e falsità contro Cuba e la sua rivoluzione. Il principale ente finanziatore di questo apparato è l’USAID, il paravento utilizzato dall’impero del male per mascherare i propri interventi nei Paesi stranieri, ma spesso i finanziamenti arrivano direttamente dal Dipartimento di Stato. In questo panorama di guerra mediatica uno in particolare, El Toque, è quello che si incarica di danneggiare maggiormente l’economia dell’isola; si tratta di un presunto sito di analisi economiche, ovviamente con base a Miami, dove ha sede la peggiore mafia anticubana, che ogni giorno, a sua discrezione, stabilisce il valore di cambio del peso cubano (CUP) nel mercato nero dell’isola, valore che non ha nulla a che vedere con il cambio ufficiale. Per fare un esempio fino allo scorso anno il cambio ufficiale era di 140/150 CUP per un euro e poco meno per un dollaro, quindi lo straniero che intendeva cambiare ad esempio 100 euro a Cuba si recava in una banca o in una Cadeca (casa de cambio) e riceveva 14.000 CUP; contemporaneamente però nelle strade si trovavano persone con le tasche gonfie di pesos cubani che offrivano un cambio molto, molto più alto, attorno ai 300/350 CUP per un euro/dollaro e quindi 30/35.000 CUP. Personalmente mi sono sempre rifiutato di cambiare euro nelle strade, perché questo significa inflazionare ulteriormente il già scarso valore della moneta cubana, ma questo scrupolo sono ben pochi a farselo e la maggioranza delle mie conoscenze mi ha sempre dato dello stupido; è possibile che io sia stupido, ma di sicuro non sarò mai complice. Quel valore di cambio al mercato nero lo stabilisce El Toque, obbedendo agli ordini dei finanziatori nordamericani, con il chiaro intento di deprezzare la moneta nazionale.  Vista la situazione il governo cubano, nel tentativo di estirpare questo chiarissimo disegno criminale, ha elevato il valore di cambio ufficiale portandolo attorno ai 530/540 CUP per un dollaro/euro, così da spazzare via qualunque tipo  di contrattazione illegale. Qualcuno vuole provare a indovinare cosa è accaduto? In meno di dodici ore El Toque ha pubblicato i nuovi importi da applicare al mercato nero, che in questo momento rasentano i 600 CUP per un dollaro/euro e non cessano di salire. Nella situazione del Paese non era cambiato nulla perché un vero portale di analisi economiche potesse esprimere valutazioni differenti da quelle del giorno prima; è quindi del tutto evidente che il compito di El Toque è unicamente quello di distruggere l’economia interna cubana. Un portale straniero che si arroga il diritto di stabilire quale debba essere il valore di cambio illegale della moneta di un’altra nazione: questo è El Toque. Occorre però porsi una domanda: El Toque può scrivere quello che vuole, ma se non ci fossero i cambiavalute illegali nelle strade rimarrebbe solo uno dei tanti portali anticubani. Dove vanno quindi questi cambiavalute illegali a riempirsi di pesos da offrire agli stranieri se lo stipendio di un lavoratore qui non supera i 10.000 CUP? E’ fin troppo evidente che si tratti di un traffico organizzato, diretto e finanziato da chi ha come unico scopo quello di causare il default economico del Paese, e chi sono gli unici a volere questo? Sempre loro, quelli che si trovano a 90 miglia a nord dell’Avana…. Tutti gli altri siti web ed organi di (dis)informazione di cui sopra hanno lo scopo di diffondere ogni sorta di falsità contro Cuba, alcune della quali risultano persino patetiche tali sono le assurdità che propinano e quindi dubito che abbiano molto seguito. L’ultima in ordine di tempo di questa montagna di menzogne è quella secondo la quale gli aiuti umanitari provenienti dal Messico giunti all’Avana circa una settimana fa sarebbero stati venduti dal governo cubano per ingrassare le tasche non si sa bene di quali e quanti politici…. Ve li mostro io, eccoli qui: Héctor, il “fratello” cubano che mi ospita, sua moglie e sua figlia ricevono regolarmente gli aiuti alimentari che vengono prontamente distribuiti dal governo alla popolazione tramite la “libreta” o “canasta basica”. Cos’è la libreta, o canasta basica? Nel mondo occidentale abituato alla mentalità capitalista questo è un concetto praticamente sconosciuto, mentre nella società socialista cubana è il fondamento della vita civile della nazione: lo Stato si fa carico di fornire ad ogni suo cittadino, qualunque sia il suo reddito, un’abitazione e una fornitura di alimenti di base secondo la composizione di ciascun nucleo familiare, per garantirne la sussistenza; senza dimenticare che a Cuba l’istruzione è universale e gratuita fino alla laurea ed egualmente universale e gratuita è la sanità. E’ sempre stato così dal giorno del trionfo della rivoluzione; la solidarietà sociale di questo straordinario popolo esprime così la propria umanità. Chi ha qualche anno sulle spalle come me ricorderà (perché lo abbiamo studiato, non perché lo abbiamo vissuto) che anche in Italia esisteva qualcosa di simile, anche se non uguale, la famosa tessera annonaria istituita in piena Seconda Guerra Mondiale. Il sistema cubano di assegnazione delle abitazioni, della sussistenza alimentare e delle prestazioni sanitarie purtroppo negli ultimi anni ha subito gravi ridimensionamenti a causa del bloqueo, ma se andate a leggero quello che diffondono gli scrivani sotto dettatura che formano l’esercito mediatico dei servi dell’impero troverete scritto che no, il bloqueo non esiste, che è una invenzione del “regime” cubano, che la responsabilità della situazione dell’isola è da attribuire all’incapacità del governo di guidare il Paese, o che il sistema socialista è una sventura per il popolo cubano, che dovrebbe invece gettarsi fra le braccia amorevoli del capitalismo. Fortunatamente il 98% del popolo cubano sa benissimo come stanno realmente le cose, perché le vede e le vive, mentre il rimanente 2% sono i soliti “gusanos”, persone di scarse se non nulle conoscenze, molto facilmente manipolabili e quindi servi sciocchi dell’impero. Alcuni sono addirittura nostalgici della dittatura di Batista, quando L’Avana era la casa dei divertimenti di ricchi gangster e mafiosi newyorkesi e il Paese era spartito fra ricche oligarchie e grandi aziende nordamericane, mentre il popolo era solo carne da lavoro. Spessissimo qui mi capita di sentir ripetere una frase del Che pronunciata all’Università Alma Mater dell’Avana di fronte agli studenti e poi divenuta famosa: “No se puede confiar en el imperialismo ní tantito así, nada!”, ossia “Non ci si può fidare dell’imperialismo nemmeno un pochino, per niente!” Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
Europa, dicono le organizzazioni sociali e ambientaliste: “Le politiche climatiche sono la difesa dalla crisi energetica”
In vista del Consiglio europeo Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia si rivolgono al governo italiano affinchè l’Europa, a causa della guerra in Medio oriente non favorisca le energie fossili attraverso la deregolamentazione e lasciando così margine a gas e petrolio che creano insicurezza e instabilità e accrescono una crisi climatica che accresce povertà e diseguaglianze_ SEGUE COMUNICATO Il Governo italiano, invece di chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere la deregolamentazione ambientale, dovrebbe difendere davvero l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi. Colpire l’ETS (Emission Trading Scheme) o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’UE non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi.  Al contrario, i soldi dell’ETS vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica: questo l’appello di numerose organizzazioni ambientaliste italiane (Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia) ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europa che si riuniscono domani e dopodomani a Bruxelles. L’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al GNL dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia. Ed è proprio dall’ETS che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli, come ha dimostrato un rapporto della think tank indipendente sul clima Ecco[1] : dei 18 miliardi generati dal meccanismo “chi inquina paga” della UE, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche. Eppure, le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’UE, e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil & Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo ETS.  Eppure, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna. Le rinnovabili sono l’unica strada affinché l’Europa possa diventare indipendente e immune da shock esterni provocati da crisi e guerre, spesso causata dalla stessa corsa scriteriata ai combustibili fossili e al nucleare, pericoloso, estremamente costoso e comunque con tempi lunghissimi”. Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa. Secondo le ONG, anche la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni. Per le ONG ambientali e sociali occorre garantire che la “semplificazione” normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello UE. Essenziale, anche per la sicurezza energetica, accelerare l’uscita dell’Europa dai combustibili fossili. L’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili, l’efficienza, la gestione della domanda e l’integrazione della rete sono le uniche vie credibili verso la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi. Ciò deve andare di pari passo con la stabilità normativa e delle regole di mercato, compreso un prezzo del carbonio forte e prevedibile. Occorre infine riconoscere il costo economico dell’inazione sulla vita delle persone, su natura, clima e salute: i 12 miliardi di euro che tutti gli attuali “pacchetti omnibus” sostengono di risparmiare sono irrisori rispetto ai costi dei danni climatici, che graveranno sui bilanci pubblici e su cittadini e imprese. Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio. [1] QUANTI SONO E COME VENGONO USATI I PROVENTI DELL’ETS HTTPS://ECCOCLIMATE.ORG/IT/PROVENTI-ETS-IN-ITALIA-UTILIZZATO-SOLO-IL-9-DELLE-RISORSE/ IN ITALIA – ECCO Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
Milano: operazione repressiva sul 22 settembre
Undici persone colpite da misure cautelari per l’azione alla Stazione Centrale nel giorno del primo sciopero generale per la Palestina. A Milano è in corso una dura azione repressiva legata al tentativo di occupazione della Stazione Centrale durante la manifestazione “Blocchiamo tutto” del 22 settembre, contro il genocidio in Palestina e a sostegno della Global Sumud Flotilla. A sei mesi dai fatti, si contano decine di persone indagate e numerosi procedimenti giudiziari. Al momento risultano colpiti da misure di vario tipo 11 militanti del CSA Lambretta e di Gaza FREEstyle. L’operazione si inserisce nella più ampia deriva autoritaria nella gestione dell’ordine pubblico e arriva a ridosso della manifestazione nazionale del 28 marzo e della nuova partenza della Global Sumud Flotilla, a cui le realtà milanesi partecipano attivamente[g.p.] DI SEGUITO IL COMUNICATO DEL CSA LAMBRETTA In questo momento a Milano è in corso un’operazione repressiva di polizia che coinvolge decine di persone, alcune delle quali appartenenti al CSA Lambretta e a Gaza FREEstyle. Ad ora si tratta di nuovi procedimenti giudiziari verso 11 compagn* (di cui diverse misure cautelari) in riferimento allo sciopero generale – contro il Genocidio del popolo Palestinese e al fianco della Global Sumud Flottilla – per Gaza del 22 settembre, conclusosi con il tentativo di occupare Stazione Centrale: un’azione di massa, non certo riconducibile a un singolo gruppo politico o, come alcuni giornali hanno suggerito, etnico. > È STATA L’AZIONE DI UN CORPO COLLETTIVO, NEL CONTESTO DI RIVOLTA SOCIALE CHE > HA ATTRAVERSATO L’ITALIA: “BLOCCHIAMO TUTTO” ERANO LE SUE PAROLE D’ORDINE In quelle settimane di mobilitazione, milioni di persone sono scese in piazza in decine di città italiane ed europee per chiedere la fine della guerra genocida di Israele nella Striscia di Gaza e denunciare le responsabilità politiche che l’hanno resa possibile (e continuano a farlo). Le complicità del nostro governo, dell’Unione Europea, del Nord Globale: continuiamo ad avere rapporti diplomatici ed economici con Israele, ma soprattutto continuiamo a vendere loro armi. Secondo i dati diffusi dalle principali organizzazioni umanitarie internazionali, dal 7 ottobre sono state uccise decine di migliaia di persone palestinesi, una percentuale enorme delle quali bambini e bambine. Più dell’80% delle città è stato completamente raso al suolo. Senza dimenticare la distruzione di un intero ecosistema. La popolazione di Gaza continua a vivere sotto assedio anche adesso, nonostante la “Tregua”, amministrata dal Board Of Peace per conservare i profitti e le conquiste di Israele e i suoi alleati. Le infrastrutture civili sono distrutte, gli ospedali ridotti a nulla o al collasso: una crisi senza precedenti. In questo contesto, la mobilitazione sociale è diventata uno degli strumenti principali attraverso cui una parte crescente della società civile prova a opporsi a quella che molte organizzazioni internazionali definiscono una punizione collettiva su larga scala. I provvedimenti e le misure cautelari che oggi colpiscono attivist* e militanti a Milano non sono un episodio isolato: negli ultimi mesi centinaia di persone in tutta Italia e numerose realtà sono state raggiunte da denunce, arresti, DASPO urbani e altre limitazioni della libertà personale per aver partecipato a cortei, blocchi, scioperi e azioni di disobbedienza civile legate alla solidarietà con la popolazione palestinese. Un’escalation repressiva che riflette una tendenza più ampia: negli ultimi anni l’utilizzo di strumenti amministrativi e giudiziari contro le mobilitazioni sociali è aumentato in modo significativo, trasformando spesso il dissenso politico in questione di sicurezza nazionale, ovvero in difesa dello status quo. Il governo Meloni attacca sistematicamente le realtà sociali organizzate – forte dell’approvazione dei decreti sicurezza – per limitarne l’agibilità politica e silenziarne la capacità di costruire conflitto e proposte. Non si tratta soltanto di colpire singoli episodi di protesta, ma di intervenire su quei luoghi collettivi che negli anni hanno costruito spazi liberati, pratiche vive di cittadinanza. Non è casuale, inoltre, il tempismo di questa operazione. Arriva pochi giorni prima della grande mobilitazione nazionale “No Kings” che stiamo costruendo insieme a decine di realtà sociali e politiche e che porterà migliaia di persone in piazza il 27 e il 28 marzo a Roma. Due giornate di iniziative contro la guerra, il riarmo e le gerarchie di potere che continuano a produrre conflitti e disuguaglianze. E arriva anche a poche settimane dalla partenza di una nuova missione della Global Sumud Flotilla, un’iniziativa internazionale che punta ancora una volta a rompere l’isolamento della Striscia di Gaza e a portare aiuti umanitari alla popolazione civile, sfidando un blocco che dura ormai da oltre quindici anni. > COME CSA LAMBRETTA E GAZA FREESTYLE SIAMO IMPEGNATI IN QUESTI MESI ED IN > QUESTE SETTIMANE PER DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLA NUOVA MISSIONE IN PARTENZA Nonostante gli ostacoli e le difficoltà che inevitabilmente deriveranno da queste misure repressive, il nostro impegno non si ferma. Al contrario, si rafforza. Perché la storia dei movimenti sociali insegna che ogni tentativo di criminalizzare il dissenso nasce dalla paura che quel dissenso possa diventare contagioso, capace di mettere in discussione l’ordine delle cose. Viviamo in un tempo segnato da crisi economiche ricorrenti, guerre sempre più tecnologiche e diffuse, crescita vertiginosa delle spese militari e concentrazione del potere nelle mani di élite sempre più ristrette. L’industria militare ha ottenuto profitti record negli ultimi anni negli ultimi anni, mentre intere fasce della popolazione continuano a subire precarietà, impoverimento e tagli ai servizi essenziali. In questo scenario, le prime a pagare il prezzo delle scelte politiche e militari sono sempre le persone comuni: è la cancellazione di ogni possibilità di presente e di futuro. Per questo continuiamo a pensare che sia necessario immaginare e costruire un mondo diverso, in cui la vita e la dignità delle persone tornino a essere centrali e in cui l’economia dal basso del benessere sociale sostituisca l’economia di guerra e di occupazione. Una società fondata sull’etica dell’empatia e della libertà, non dell’autorità e della ricchezza. Ogni volta che si prova a zittire una piazza si finisce soltanto per riempirne un’altra: ci vediamo là, dove siamo sempre stat*. PER SOSTENERE LE SPESE LEGALI: INTESTAZIONE: “MUTUO SOCCORSO MILANO APS” C/O BANCA ETICA CAUSALE: SPESE LEGALI   CODICE IBAN NUMERO IT92F0501801600000016973398 PUBBLICATO ANCHE SU GLOBAL POJECT Redazione Italia
March 18, 2026
Pressenza
Give Peace a Screen – Terza Edizione – 20-22 marzo 2026
Centro Studi Sereno Regis via Garibaldi 13 – Torino 20 prime nazionali, 63 cortometraggi selezionati, 56 nazioni partecipanti. Proiezioni in 2 sale, sala Poli e sala Magosso in via Garibaldi 13 a Torino, venerdì 20 marzo, dalle ore 18 alle ore 23.30, sabato 21 marzo dalle 14 alle 23.30 e domenica 22 marzo, dalle ore 14 alle ore 22.30. Cerimonia di premiazione dei film vincitori, domenica alle ore 21. Programma completo e possibilità di pre-acquisto di biglietti e abbonamenti su https://www.givepeaceascreen.org Parte così l’edizione 2026 del Give Peace a Screen short film festival, il festival dedicato ai cortometraggi che parlano di pace. Ispirato alla nota canzone di John Lennon, l’organizzazione è a cura del Centro Studi Sereno Regis di Torino. Questa terza edizione del festival si avvale del patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte ed è sostenuta dal Convitto Umberto I, dalla Fondazione Pistoletto-Cittadellarte di Biella, dall’associazione Djanet, dall’associazione Sinestesia, promotrice dello Psicologia FIlm Festival e dall’azienda vitivinicola Pertinace di Treiso (CN), che segue  il festival fin dai primi passi. Il Give Peace A Screen è dedicato ai giovani e si rivolge soprattutto ai giovani: nella terza edizione due scuole superiori del territorio, il Convitto Nazionale Umberto I e l’IIS Bodoni Paravia, e il DAMS dell’Università di Torino formano le giurie che assegnano i premi in palio: Premio gli occhiali di Gandhi, premio al miglior film, istituito dal Centro Studi Sereno Regis in associazione con il Convitto Nazionale Umberto I di Torino. Come dice il nome, si assegna ai film che rappresentano meglio la visione gandhiana della vita. Premio Pace Preventiva, premio istituito da Michelangelo Pistoletto e sostenuto dalla Fondazione Cittadellarte di Biella. Si assegna, come dice il titolo, ai film che illustrano la possibilità di azioni di prevenzione dei conflitti. Premio Adonella Marena, in memoria della grande filmmaker ambientalista e antispecista torinese, istituito dall’associazione Djanet e assegnato ai film che meglio rappresentano la soluzione nonviolenta dei conflitti che coinvolgono la Natura. Premio Armonia Mentis, dedicato ai film che meglio rappresentano la ricerca della pace interiore, istituito dalla associazione Sinestesia. Premio Pertinace, istituito dalla omonima azienda vitivinicola, assegnato alla miglior regia. «I film sono superfici specchianti, per dirla con Michelangelo Pistoletto, promotore di uno dei nostri premi: ci permettono di guardare dentro di noi. I film sono dialogo tra culture, sono voci che insegnano a fare la pace, se li si osserva con partecipazione», sostiene Dario Cambiano, coordinatore del festival. Il Give Peace A Screen è un festival di cinema tematico, dedicato a un principio – agire all’interno dei conflitti attraverso la ricerca di soluzioni nonviolente – che si declina attraverso il lavoro di narrazione di registȝ, documentaristȝi e attivistȝi, con opere di fiction e reportage sulla realtà. Dedicato agli altrettanto numerosi, continui, coraggiosi tentativi di risolvere i conflitti senza usare la violenza e la sopraffazione. In quest’ottica “dare uno schermo alla pace”, significa fare da cassa di risonanza alle storie, raccontate da giovani registi e registe, di chi nel mondo non ha voce, di chi nonostante la violenza subita, i diritti negati, porta avanti processi di autodeterminazione, di libertà, di indipendenza e di lotta per i diritti civili attraverso pratiche nonviolente. L’arte è sempre strumento di libertà. La mission del GPAS è fare del cinema un momento di incontro e riflessione sulle urgenze sociali, ambientali e politiche delle comunità del mondo. Per questo motivo si è cercato di rendere chiari ai registi e al pubblico gli obiettivi: la nonviolenza non è semplice denuncia dei conflitti, è – anche – la tecnica per risolverli rinunciando a ogni forma di violenza. Sottolineare questo aspetto, ribadirlo nel regolamento stesso del GPAS, vuole essere di stimolo ai giovani registi e spettatori per riflettere sul superamento creativo dei conflitti che vedono e che vivono. Centro Sereno Regis
March 18, 2026
Pressenza
“Dalla terra al mare”. Evento di raccolta fondi a sostegno della missione via mare della Global Sumud Flotilla in partenza a metà aprile
Giovedì 20 marzo 2026, ore 19 BASE Milano – Ground Hall – Entrance A Via Bergognone 34, Milano Ingresso libero  Talk con la partecipazione di attiviste della Global Sumud Flotilla e Global Movement to Gaza e di Lorenzo Baldi, regista documentarista. Proiezione in anteprima del documentario “Dalla terra al mare”, che esplora la vicenda intima dei partecipanti alla missione della Global Sumud Flotilla 2025 e il Global Uprising che la Flotilla ha acceso e che continua a moltiplicarsi contro la guerra, il colonialismo e lo sfruttamento in tutto il mondo. A seguire dj set di musica elettronica con una selezione di tracce di producer palestinesi, arabi e vicin* alle lotte di liberazione in tutto il mondo. Link per la raccolta fondi https://chuffed.org/fundraiser/global-movement-to-gaza-italia-fee439 Nota sull’anteprima del documentario: Il film è in anteprima, nel senso che non è ancora finalizzato. Non solo necessita di varie rifiniture, ma è aperto a cambiare in base a: -nuovi eventi legati alla Flotilla -il tipo di distribuzione che riuscirà ad avere (in spazi sociali, in sala, in festival, in eventi appositi) Un progetto aperto anche a seconda delle collaborazioni che riusciremo a intrecciare nelle altre missioni e sul piano post-produttivo e distributivo. Questa proiezione non è pensata per la critica cinematografica o per un pubblico di appassionati di documentari (a cui al contrario si cercherà di arrivare nelle sedi e con una versione più opportuna), ma per un pubblico ampio interessato alla Flotilla e alla questione palestinese.   Global Movement to Gaza
March 18, 2026
Pressenza
Giuliano Vassalli non è il “padre spirituale” della Riforma Nordio
Il governo Meloni e più in generale il fronte del SI’ in questi mesi hanno cercato di arruolare post-mortem il grande giurista e partigiano Giuliano Vassalli come garante della Riforma costituzionale Nordio. La riforma, che separa le carriere di giudici e pubblici ministeri, viene descritta dal Fronte del Sì come il necessario completamento di un processo penale che deve svolgersi davanti a un giudice terzo con accusa e difesa poste su un piano di parità: in sostanza sarebbe l’istituzionalizzazione finale del sistema accusatorio, modello su cui si fonda l’impianto del nostro sistema di giustizia. Il Ministro Nordio addirittura cita Vassalli come “padre spirituale” della Riforma, ma la storia smentisce la propaganda e dice l’esatto contrario. Giuliano Vassalli (Perugia, 25 aprile 1915 – Roma, 21 ottobre 2009) è stato un grande partigiano, antifascista, storico militante socialista, illustre giurista e politico italiano, nonchè presidente della Corte Costituzionale dall’11 novembre 1999 al 13 febbraio 2000 ed è considerato il Padre del Codice di Procedura Penale di stampo accusatorio del 1988, in quanto da lui formulato in veste di Ministro della Giustizia (1987-1991). Nel secondo dopoguerra si afferma come uno dei più autorevoli politici italiani. E’ dal 1974, subito dopo la battaglia comune con i Radicali per il divorzio, che Giuliano Vassalli propose al Partito Socialista la sua bozza complessiva per “una giustizia giusta” – così la titolò – che, oltre la separazione delle carriere dei magistrati prevedeva anche la responsabilità civile/penale dei magistrati. Dal 29 luglio 1987 al 2 febbraio 1991 è stato Ministro di Grazia e Giustizia nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Durante il suo mandato presenta il disegno di legge delega per la Riforma del Codice di Procedura Penale che segue i precedenti progetti rimasti al palo a causa dello scioglimento anticipato della legislatura o di difficoltà di ordine politico. Il modello fondamentale su cui si formerà il nuovo codice è quello accusatorio, contrapposto a quello inquisitorio, modello invece appartenente al Codice Rocco risalente al ventennio fascista. Il processo si risolve in un “actus trium personarum”, nel quale è il pubblico ministero (PM) che indaga ed esercita l’azione penale, l’imputato che si difende ed il giudice che decide, in base a prove selezionate dalle parti ed acquisite in contraddittorio. È ribadita la presunzione di non colpevolezza, già contenuta nella Costituzione, e non è prevista la custodia cautelare dell’imputato, durante il processo, se non in casi eccezionali per la necessità di non disperdere la prova. Il nuovo codice, redatto da una commissione presieduta da Giandomenico Pisapia, venne approvato nel 1988 ed entrò in vigore nel 1989 (codice che tuttavia sarà sottoposto nel tempo a pesanti modificazioni). Sempre nel 1987 presenta un disegno di legge di riforma parziale del Codice di Procedura Civile, che sarà approvato, con numerose integrazioni, nel 1990. Nello stesso anno insedia una commissione di docenti universitari, presieduta da Antonio Pagliaro, con il mandato di mettere a punto un disegno di legge delega di riforma del codice penale (la commissione terminerà i suoi lavori presentando una proposta, alla quale seguiranno ulteriori progetti redatti da successive commissioni). Vassalli sosteneva convintamente che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri fosse la naturale e necessaria conseguenza per il corretto funzionamento del nuovo processo, ritenendo che senza una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, il sistema accusatorio non potesse funzionare appieno. Vassalli Vassalli fu chiarissimo ed esplicito sulla separazione delle carriere, partendo dagli orientamenti in tal senso di Giacomo Matteotti. Riteneva la separazione delle carriere indispensabile per garantire la terzietà del giudice e l’equilibrio tra accusa e difesa, principi ispiratori della sua riforma che ha superato il precedente modello inquisitorio. Vassalli sosteneva che l’unificazione delle carriere fosse un retaggio inquisitorio incompatibile con il nuovo sistema e che il sistema accusatorio non potesse funzionare pienamente senza la netta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti (PM), operazione rimasta incompiuta. In sintesi, per Vassalli, la separazione non era una mossa politica, ma un’esigenza tecnica e di garanzia per un processo più giusto e credibile. Pensiero che si può condividere o meno, ma pur sempre rimane il pensiero di un grande giurista che ha fatto la storia della giurisdizione in Italia. E’ proprio per queste sue posizione che il pensiero di Vassalli è oggi centrale nel dibattito sulla riforma costituzionale del Ministro Nordio, il quale riabilita il grande giurista come “padre spirituale” della sua riforma sulla separazione delle carriere in Italia, promuovendola come completamento della riforma del processo penale di Vassalli. L’1 marzo 2026 è uscito un importante articolo su La Repubblica scritto da Benedetta Tobagi e dal Professor Mitja Gialuz, ordinario di Diritto processuale penale, sulle menzogne che circolano da mesi nel dibattito pubblico per cercare di attribuire la paternità della modifica costituzionale Nordio-Meloni al defunto giurista. Spesso sui social sono girate immagini con due citazioni risalenti presumibilmente a Vassalli e citate in un’intervista avvenuta il 19 febbraio 1987 e destinata – in forma più ristretta – alla pubblicazione sul Financial Times (FT) dal titolo “La legge delega ed il nuovo processo penale. L’Ordinamento giudiziario in Italia oggi”. Le citazioni affermano: «parlare di sistema accusatorio laddove il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice … che continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli… essere colleghi eccetera, è uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio»; «Senza separazione delle carriere, la mia riforma di codice di procedura penale non funzionerà». Verificando sul sito dell’archivio storico del FT questa intervista, però, non sembra esistere. Tobagi e Gialuz sono andati a verificare nell’archivio del quotidiano americano, ma non hanno trovato nessuna intervista. Solo un articolo senza firma su altri temi, con appena due battute di Vassalli alla fine (che non riguardano la separazione delle carriere). Ad esistere c’è solo il dattiloscritto della sbobinatura di una conversazione avvenuta tra l’intervistatore Torquil Dick Erickson e Vassalli, fornita dall’intervistatore a Panorama nel luglio 2024 e ripubblicata recentemente dalla rivista in un articolo. Nel dattiloscritto si trovano solo tre righe in cui si parla, in termini generali, di separazione delle carriere, ma non c’è nulla che possa far pensare che Vassalli avrebbe gradito questa modifica costituzionale, oltre a non esserci un testo rivisto da Vassalli o proveniente dalle sue carte. Nell’articolo su La Repubblica e nell’articolo a firma del solo Prof Gialuz – pubblicato su Sistema Penale -si richiama chiaramente l’orientamento di Vassalli a una più netta separazione di funzioni tra giudici e pm, ma si sottolinea – a partire da fonti e testimonianze reali, anche attraverso le autorevoli voci di Enzo Cheli e Giorgio Lattanzi – l’enorme distanza di Vassalli, per quanto ha detto e scritto nella sua vita, da una modifica costituzionale come quella in discussione(che fa ben più che semplicemente separare le carriere). Sembra che il Fronte del Sì preferisca decontestualizzare le affermazioni di un convinto difensore della Costituzione per giustificare la sua mutilazione. Vassalli infatti si espresse in modo categorico contro le “modifiche di sistema” della Costituzione che stravolgessero l’impianto dei padri e delle madri costituenti. In un’intervista del 2007, dichiarò: “Io sono per il mantenimento il più possibile della Costituzione”. Vassalli, pur essendo favorevole alla separazione delle carriere, si espresse sempre contrario ad una riforma costituzionale in tal senso. Per Vassalli, la separazione delle carriere non richiedeva alcuna revisione della Legge Fondamentale e fu proprio lui, da Presidente della Consulta – attraverso la Sentenza 37/2000 -, a sancire che la Costituzione è già compatibile con la separazione, attuabile tramite semplice legge ordinaria. Vassalli non ha mai avallato lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura o di eleggere i membri tramite questo sorteggio – pilastri dell’attuale proposta di Nordio – che Vassalli avrebbe invece considerato estranei al nostro impianto democratico. Per lui, infatti, l’indipendenza della magistratura era un pilastro non negoziabile. Non esiste alcun testo in cui Vassalli sostiene che sarebbe opportuno creare un organo del genere, né tantomeno che nei suoi collegi i magistrati debbano avere solo una rappresentanza e non una maggioranza. Non lo ha mai scritto, mai detto, mai proposto. Non si trova nessun discorso, nessuna intervista, nessun documento ufficiale in cui lui si sarebbe espresso a favore di un organo speciale come l’Alta Corte disciplinare prevista nella riforma Nordio.Vassalli, da giurista finissimo e garantista qual era non ha mai sostenuto – né apertamente né tra le righe – i meccanismi previsti oggi dalla riforma. Evocare una delle più importanti figure della storia della giustizia italiana per mettere il timbro di legittimità su una riforma, oltre ad essere storicamente falso, è una scorciatoia retorica, un tentativo di mettere un’aura di autorevolezza su qualcosa che dovrebbe essere discusso apertamente e laicamente. Il suo pensiero va letto, non reinventato. E soprattutto non usato come slogan per sostenere posizioni che non ha mai espresso. Come ha dichiarato Democrazia Atea: “Citare Vassalli per cambiare 7 articoli della Carta non è un omaggio, è una distorsione storica. Non serve mutilare 7 articoli della Costituzione per attuarla. Chi usa il nome di Vassalli per giustificare questo attacco alla Costituzione compie un’operazione di puro sciacallaggio intellettuale.”   Per maggiori approfondimenti: https://shopdata.giuffre.it/media/estratti/ESTRATTO_024217256.pdf https://www.sistemapenale.it/it/opinioni/gialuz-giuliano-vassalli-e-la-riforma- costituzionale-della-magistratura http://www.osservatoriosullalegalita.org/26/acom/03/01violacost.htm La presunta intervista di Giuliano Vassalli al Financial Times, 19 febbraio 1987 https://www.panorama.it/attualita/politica/vassalli-intervista-separazione- carriere-giustizia Oliviero Mazza, “La separazione delle carriere e il processo accusatorio”  https://dirittodidifesa.eu/la-separazione-delle-carriere-e-il-processo-accusatorio-in-una-conversazione-con-giuliano-vassalli-di-oliviero-mazza/ Lorenzo Poli
March 18, 2026
Pressenza