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Torino, 17-18 aprile 2026, Convegno e Assemblea Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
IL TRAUMA DELLA GUERRA TRA STORIA, ECONOMIA, DIRITTO ED EDUCAZIONE DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE AD OGGI CONVEGNO NAZIONALE, TORINO 17 APRILE 2026 FABBRICA DELLE “E”- CORSO TRAPANI 91/B ASSEMBLEA NAZIONALE, TORINO 18 APRILE 2026  CASA DELLE DONNE, VIA VANCHIGLIA 3 (IN CENTRO VICINO A PIAZZA VITTORIO) ORE 9.00-18.00 Dopo l’esperienza positiva degli ultimi due anni (clicca qui per il 2024 e qui per il 2025), l’Associazione ” Scuola e Società“, (soggetto accreditato alla formazione Decreto MIUR 5.7.2013 Elenco Enti Accreditati/Qualificati 23.11.2016) ha organizzato, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, a Torino per il 17 aprile 2026 un Convegno nazionale in presenza e online sul processo di militarizzazione dei luoghi della formazione e sul trauma rappresentato dalla guerra, nella quale ci troviamo sempre più coinvolti e coinvolte. Si cercherà, infatti, di analizzare da un punto di vista storico, economico, giuridico e pedagogico tutte le implicazioni negative che un orizzonte di guerra porta con sé, anche e soprattutto, in vista di una massiccia ripresa in tutta Europa della leva obbligatoria. Il corso, aperto a tutta la cittadinanza e gratuito, rientra nell’ambito della Formazione docente; tutto il personale scolastico è esonerato per tutta la giornata dal servizio, ai sensi del CCNL vigente. Per iscrizione del personale a tempo indeterminato Codice SOFIA 104005 (clicca qui per aprire la piattaforma SOFIA, accedi con SPID e cerca il corso con il codice 104005). Al convegno si potrà partecipare anche da remoto su piattaforma ZOOM per chi è residente fuori dalla provincia di Torino. Per iscrizioni del personale a tempo determinato o in alternativa a SOFIA scrivere a: info.scuola.societa@gmail.com. Il link per il collegamento sarà inviato alle/agli iscritte/i alla mail comunicata all’atto dell’iscrizione. Prenotazioni fino ad esaurimento posti. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da tempo abbiamo attenzionato la questione del ritorno della leva in Europa e in Italia e pensiamo che la questione della militarizzazione delle scuole e delle università sia legata a doppio filo con l’obiettivo strategico dei guerrafondai europei: riportare i/le nostri/e giovani al servizio militare obbligatorio. Siamo di fronte ad un apparato estremamente compatto, intelligente, capace e proprio per questo le modalità con cui cercano di arrivare al loro obiettivo non sono né stupide né semplici; a questo proposito è estremamente istruttivo studiare ciò che si sta muovendo in Europa (dai paesi scandinavi a quelli baltici passando per Germania e Polonia) perché saranno queste le modalità che verranno messe in atto anche nel nostro Paese. Per questo ci mettiamo a disposizione per costruire momenti di incontro, formazione, scambio (preferibilmente in presenza) nelle vostre città in cui presentare ciò che sta succedendo in Europa perché altri Paesi sono il laboratorio di quanto accadrà anche da noi in merito alla leva che non sarà proposta né nei termini classici né come i guerrafondai nostrani la stanno presentando. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole contribuire alla circolazione delle analisi e delle informazioni e mettersi a disposizione delle organizzazioni studentesche e giovanili affinché esse stesse, nella loro autonomia, sviluppino percorsi di lotta su un tema che diventerà sempre più centrale nei prossimi mesi. PROGRAMMA 17 APRILE MATTINO (8:30-13:00) 8.30 Accoglienza e registrazione dei partecipanti Introduce Natale Alfonso, Responsabile dell’Associazione Scuola e Società Coordina Roberta Leoni, Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Presentazione del volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra La diserzione nella Prima Guerra Mondiale Bruna Bianchi, Università Ca’ Foscari, Venezia Guerra alla guerra. La Resistenza internazionale ai fascismi Carlo Greppi, storico e scrittore Pausa caffè Il cronico trauma della guerra Maurizio Bonati, Già responsabile Dipartimento Salute Pubblica, Istituto Mario Negri, Milano Testimonianze da Gaza don Nandino Capovilla, Campagna Ponti e non muri, Pax Christi POMERIGGIO (14.30-18.00) Introduce e coordina Michele Lucivero Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Il ritorno della leva in Europa e in Italia Serena Tusini, Docente, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Economia di guerra e diritto alla pace Francesco Schettino, Università della Campania L. Vanvitelli Diritto internazionale e guerra Luigi Daniele, Università degli Studi del Molise Previsto intervento di rappresentanti di associazioni studentesche e dibattito PROGRAMMA 18 APRILE 2026 Assemblea Nazionale Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per il rinnovo delle cariche e bilancio del secondo anno associativo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Il nuovo Piano Regolatore di Torino…
… all’epoca della transizione urbana. di Luca Graziano Pianificare la città nell’epoca della transizione urbana Ogni città, prima o poi, è costretta a interrogarsi sulla propria forma futura. Non si tratta soltanto di aggiornare norme tecniche o di ridisegnare cartografie amministrative. In gioco c’è qualcosa di più sostanziale: il modo in cui una comunità organizza lo spazio in cui vive,
La sicurezza fuori dalle sbarre si costruisce con solidarietà, cura, reciprocità e relazioni
> 𝙄𝙇 𝘾𝙊𝙊𝙍𝘿𝙄𝙉𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙊 𝙏𝙍𝘼𝙉𝙎𝙁𝙀𝙈𝙈𝙄𝙉𝙄𝙎𝙏𝘼 𝘾𝙊𝙉𝙏𝙍𝙊 > 𝙄𝙇 𝘾𝘼𝙍𝘾𝙀𝙍𝙀 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙞𝙯𝙯𝙖 𝙪𝙣 𝙘𝙞𝙘𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙞𝙣𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙞 > 𝙚 𝙧𝙞𝙛𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙨𝙪𝙡𝙡’𝘼𝘽𝙊𝙇𝙄𝙕𝙄𝙊𝙉𝙄𝙎𝙈𝙊 > 𝙖𝙩𝙩𝙧𝙖𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙩𝙧𝙚 𝙇𝙄𝘽𝙍𝙄_ Il nostro posizionamento è chiaro: non riteniamo che l’inasprimento delle pene rappresenti una risposta efficace alla violenza di genere o alla questione della sicurezza. Il sistema penale, da solo, non libera. Interviene quando il danno è già accaduto e troppo spesso riproduce le stesse asimmetrie di potere che dovrebbe contrastare. Abbiamo bisogno di costruire una società in cui non ci sia più bisogno del carcere e della polizia. Non è una provocazione, ma un orizzonte politico: significa interrogare le condizioni materiali che rendono la punizione la risposta automatica al conflitto. La sicurezza non si costruisce con le sbarre, si costruisce con relazioni, responsabilizzazione, cura, solidarietà, reciprocità. Si costruisce investendo in casa, reddito, salute, educazione sessuale, servizi accessibili per tutt3. 𝘓𝑎 𝑝𝘳𝑜𝘴𝑝𝘦𝑡𝘵𝑖𝘷𝑎 𝑎𝘣𝑜𝘭𝑖𝘻𝑖𝘰𝑛𝘪𝑠𝘵𝑎 𝑛𝘰𝑛 𝑠𝘪𝑔𝘯𝑖𝘧𝑖𝘤𝑎 𝑎𝘧𝑓𝘢𝑡𝘵𝑜 𝑎𝘴𝑠𝘦𝑛𝘻𝑎, 𝘮𝑎 𝑝𝘳𝑒𝘴𝑒𝘯𝑧𝘢: è costruzione di infrastrutture sociali capaci di affrontare il danno senza tradurlo immediatamente in esclusione. 𝘚𝑒 𝑙𝘢 𝘨𝑖𝘶𝑠𝘵𝑖𝘻𝑖𝘢 𝘷𝑖𝘦𝑛𝘦 𝘳𝑖𝘥𝑜𝘵𝑡𝘢 𝘢𝑙𝘭𝑎 𝑝𝘶𝑛𝘪𝑧𝘪𝑜𝘯𝑒, rischia di diventare un meccanismo di contenimento. Se invece la pensiamo come 𝘵𝑟𝘢𝑠𝘧𝑜𝘳𝑚𝘢𝑧𝘪𝑜𝘯𝑒, dobbiamo avere il coraggio di ridurre il ricorso alle sbarre e di investire in alternative concrete. La questione che resta è questa: come possiamo chiedere a una persona di rispondere del danno commesso, mantenendo al contempo uno spazio per la trasformazione? E come possiamo costruire sicurezza senza fare della privazione della libertà la nostra risposta automatica? Su questa tensione, giuridica e politica insieme, il nostro transfemminismo sceglie di stare.  Per approfondire le riflessioni proponiamo tre libri e tre incontri con le autrici: Martedi 17 marzo “𝙐𝒏 𝒈𝙞𝒐𝙧𝒏𝙤 𝙩𝒓𝙚 𝙖𝒖𝙩𝒖𝙣𝒏𝙞. 𝑰𝙡 𝙩𝒆𝙢𝒑𝙤 𝙙𝒆𝙣𝒕𝙧𝒐 𝒊𝙡 𝙘𝒂𝙧𝒄𝙚𝒓𝙚” scritto dalle donne detenute alle Vallette durante un laboratorio di scrittura creativa durato 9 mesi. La vita in carcere, la famiglia, gli amori, le speranze, le disperazioni, la vergogna, il tempo, il futuro … sono tantissime le suggestioni proposte e sviluppate nei numerosi brani che le donne hanno prodotto mese per mese, 112 i testi che qui sono pubblicati. Ne nasce una narrazione corale potente. Potente e struggente, che disvela, a chi ancora vuole chiudere gli occhi, la totale inutilità del carcere e la sua aberrante crudeltà. Martedi 7 aprile ” 𝘿𝒐𝙣𝒏𝙚 𝙤𝒍𝙩𝒓𝙚 𝙞𝒍 𝒄𝙖𝒓𝙘𝒆𝙧𝒆. 𝙋𝒆𝙧𝒄𝙤𝒓𝙨𝒊 𝒅𝙞 𝙨𝒆𝙡𝒇 𝒆𝙢𝒑𝙤𝒘𝙚𝒓𝙢𝒆𝙣𝒕 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒆 𝒅𝙤𝒏𝙣𝒆 𝒅𝙚𝒕𝙚𝒏𝙪𝒕𝙚” il testo si propone come guida a una pratica critica e innovativa utile per chi abbia a cuore le doinne recluse, e voglia con loro percorrere una strada in controtendenza : valorazzazione di sè. scoperta della propria forza, messa in gioco delle risorse personali e sociali, contro e oltre deficit, colpa e limiti. martedi 21 aprile “𝑨𝙗𝒐𝙡𝒊𝙧𝒆 𝒍’𝒊𝙢𝒑𝙤𝒔𝙨𝒊𝙗𝒊𝙡𝒆. 𝙇𝒆 𝒇𝙤𝒓𝙢𝒆 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒂 𝒗𝙞𝒐𝙡𝒆𝙣𝒛𝙖, 𝒍𝙚 𝙥𝒓𝙖𝒕𝙞𝒄𝙝𝒆 𝒅𝙚𝒍𝙡𝒂 𝒍𝙞𝒃𝙚𝒓𝙩𝒂̀” abolire le prigioni, i confini, le polizie sono gli ambiti da cui il libro parte per allargare il discorso a nuove sfide politiche e sociali. Contro queste dinamiche apparentemente incrollabili si può fare qualcosa, ma la risposta chiede un duplice sforzo, culturale e operativo: l’ammissione del privilegio e l’impegno per costruire istituzioni altre. L’abolizionismo che ci racconta Verdolini si fonda sulla speranza e propone trasformazioni radicali, che sono ormai i due orizzonti indispensabili per la sopravvivenza della democrazia. Redazione Italia
March 12, 2026
Pressenza
Antimafiaduemila: Guerra e pace: Antonio Mazzeo al Liceo Cottini di Torino
DI FRANCO PLATAROTI SU ANTIMAFIADUEMILA DELL’8 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Franco Plataroti, pubblicato su Antimafiaduemila l’8 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione ad una iniziativa con Antonio Mazzeo. Antonio Mazzeo è una figura nota del panorama antimilitarista, pacifista nazionale, uomo impegnato sui temi della pace, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alla criminalità mafiosa; collabora con “il manifesto” e altre testate giornalistiche – tra le quali “Il Fatto Quotidiano” -, è tra i promotori dell’“Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università”… continua a leggere su www.antimafiaduemial.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Formazione degli ITS e militarizzazione: analisi della situazione a Torino
Sono un’insegnante di un istituto superiore di Torino le cui classi quinte sono state recentemente coinvolte dal consueto incontro con i formatori degli ITS (gli Istituti Tecnologici Superiori o ITS Academy, istituiti con la legge 99/2022). Le perplessità relative all’opportunità dell’ingresso di questi soggetti all’interno delle scuole sono di varia natura, a partire dalla strategia comunicativa dei formatori, che tendono a svilire il lavoro delle e dei docenti (soprattutto liceali), esprimendo posizioni dichiaratamente antintellettualistiche nel sottolineare quanto le tipiche lezioni che si svolgono nelle nostre aule siano tendenzialmente noiose e inutili sia perchè spesso frontali, sia perché è prevalente un approccio teorico e non pratico, troppo ancorato alle conoscenze e troppo poco attento alle competenze (per questo dibattito l’ovvio rimando è al recente e dibattutissimo documentario D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre). Fatta questa premessa, da cui è chiarissima la matrice ideologica da cui gli ITS sono nati, dobbiamo però tornare al tema della militarizzazione delle scuole e dunque sottolineare come l’offerta formativa proposta comprenda, tra le diverse «aree tecnologiche considerate strategiche nell’ambito delle politiche di sviluppo industriale e tecnologico e di riconversione ecologica» (https://www.mim.gov.it/web/guest/cosa-sono), anche il settore della meccatronica e dell’aerospazio, che oggi come non mai è fondamentale per la sperimentazione e implementazione di nuove tecnologie legate indirettamente o direttamente all’industria bellica. L’aerospazio d’altronde, soprattutto in una città come Torino, in cui questo settore è cresciuto in maniera esponenziale anche a seguito del declino dell’automotive, rappresenta oggi uno degli ambiti produttivi in cui risultano centrali gli interessi di grandi aziende come Leonardo e Thales Alenia Space, di cui troviamo importanti esponenti proprio nel Comitato tecnico-scientifico degli ITS. Al netto di intrecci già ampiamente dimostrati e studiati e limitandoci all’ambito scolastico, ciò che qui denunciamo è che per “militarizzazione” non si intende soltanto il pur gravissimo ingresso di personale in divisa nelle aule scolastiche e universitarie, ma anche la penetrazione a 360 gradi degli interessi e della propaganda dell’industria bellica tra le e gli student3, che in un momento decisivo e potenzialmente fragile della loro esistenza vengono esposti a un messaggio seducente, che nel caso degli ITS fa balenare loro la possibilità di ottenere in tempi relativamente brevi un titolo di studio per il quale non sono previsti oneri (i corsi sono gratuiti) e spendibile in breve tempo sul mercato del lavoro. La militarizzazione della scuola penetra nelle nostre aule anche attraverso il canto delle sirene/pescecani di guerra che oggi “regalano” formazione in cambio di un impiego sicuro, in un ambito del quale ci facciamo carico di segnalare, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, le gravissime implicazioni etiche e politiche. Il volantino consegnato alle e agli student3 e qui riprodotto rappresenta in modo più che evidente la strategia seduttiva messa in campo dalla propaganda bellica: vi compare infatti una bella e giovane donna sotto il cui sguardo compare la scritta “abbiamo una luce diversa negli occhi”. Nostro è dunque il compito, oggi più che mai imprescindibile, di svelare l’intreccio tra un settore produttivo apparentemente innocente e una guerra che di settimana in settimana si estende a macchia d’olio con la complicità del nostro governo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Una nuova pronuncia in difesa di Mohamed Shahin
Il 23 gennaio scorso la vicenda che vede coinvolto l’imam di Torino Mohamed Shahin ha visto un nuovo sviluppo significativo: la Corte d’Appello ha rifiutato la richiesta di espulsione ribadendo l’assenza di “concreti elementi per ritenere realmente sussistente la situazione di pericolosità, esposta nel provvedimento di trattenimento del questore, e quindi l’adeguatezza del trattenimento” 1. Come mettevamo in evidenza nell’articolo datato 16 dicembre 2026, la vicenda si è trovata a lungo al centro del dibattito pubblico. Giurisprudenza italiana/Notizie/CPR, Hotspot, CPA MOHAMED SHAHIN LIBERO: SMONTATA LA TESI DEL VIMINALE SULLA “PERICOLOSITÀ SOCIALE” Corte d'Appello di Torino, ordinanza del 15 dicembre 2025 Redazione 16 Dicembre 2025 Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin è un cittadino egiziano residente in Italia da oltre vent’anni e titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, nonché imam della moschea Al Omar Ibn Al Khattab di Torino. Da sempre impegnato per l’impegno nel dialogo inter-religioso, da oltre due anni aveva preso parte in prima persona alle mobilitazioni in sostegno al popolo palestinese. La sua partecipazione a un blocco stradale durante una manifestazione a sostegno della Palestina in data 9 ottobre, infatti, era stato il presupposto per la richiesta della deputata Augusta Montaruli, Fratelli d’Italia, di espulsione di Shahin, facendo riferimento ad alcune frasi pronunciate pubblicamente durante un’iniziativa di denuncia del genocidio in corso in Palestina. Le frasi in questione, però, erano già state archiviate dalla procura lo scorso 16 ottobre con il fascicolo originato da una segnalazione della Digos, dal momento che i PM non avevano trovato elementi sufficienti a ipotizzare una violazione del codice penale, e quindi gli estremi di reato, né un’istigazione a delinquere. Nonostante questa evidenza, il decreto di espulsione ha raggiunto Mohamed Shahin in data 24 novembre, quando il cittadino è stato condotto in Questura e ha visto revocato il suo permesso di soggiorno di lunga durata. In quest’occasione, è stato notificato un decreto di espulsione dall’Italia giustificato “per motivi di ordine pubblico e di sicurezza per lo stato”, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del Testo unico sull’immigrazione ed è stato accompagnato in Tribunale, dove il giudice ha convalidato l’iter con decreto del Ministero dell’Interno. In quest’occasione, i legali hanno formalizzato una richiesta di protezione internazionale, ritenendo infatti che rientrare in Egitto potesse configurare seri rischi di incolumità per Shahin, in quanto oppositore politico. In merito, si sottolinea la decisione di disporre la reclusione nel Cpr (Centro di Permanenza per i Rimpatri) di Caltanissetta, in Sicilia, seguendo la strategia già ben nota dell’allontanamento della persona oggetto della misura dalle reti sociali in cui questa è inserita. Inoltre, il Cpr che è preso qua in considerazione era già stato segnalato dalla Rete Siciliana contro il Confinamento, la quale si è espressa a più riprese a proposito dei gravi episodi verificatisi in questa sede. Il trattenimento in attesa di espulsione si è prolungato fino al 15 dicembre, data in cui la Corte d’Appello di Torino ha disposto il suo rilascio immediato. Il ricorso contro il trattenimento disposto dai legali è stato vinto e il cittadino è stato autorizzato a rientrare nella città di Torino. La decisione è arrivata al termine del procedimento di riesame del trattenimento, affermando la mancanza di alcuna concreta e attuale pericolosità sociale e disponendo così la cessazione immediata della misura. È stato quindi confermato quanto evidenziato a suo tempo dalla Procura di Torino, la quale non aveva riconosciuto nessun pericolo in questa persona, dal momento che sul fascicolo di archiviazione del caso veniva scritto a chiare lettere che la frase pronunciata da Shahin rappresentava un’ “espressione di pensiero che non integra estremi di reato”. La vicenda, tuttavia, non era per questo ancora del tutto conclusa, dal momento che il procedimento di espulsione restava formalmente in vigore, oggetto di ulteriori ricorsi. Il 31 dicembre, la Corte d’Appello del Tribunale di Caltanissetta ha confermato la mancanza di presupposti per l’allontanamento immediato di Mohamed Shahin dal territorio italiano, rendendo così inefficace la decisione precedentemente presa dal Tar del Lazio che aveva invece confermato il decreto di espulsione. La decisione è stata raggiunta dalla nuova pronuncia della Corte d’Appello in data 23 gennaio, secondo la quale la richiesta di espulsione è stata rifiutata. In ultima battuta, almeno per quanto concerne il rischio di trattenimento in Cpr, il 1° di marzo arriva la notizia che la Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero contro la Corte d’Appello di Torino. Come noto, a difesa di Mohamed Shahin si sono espresse molteplici voci della società civile tramite una petizione, una raccolta fondi, un appello di accademici, numerose manifestazioni di solidarietà partite da Torino e poi sparse in tutta Italia raggiungendo l’Europa e un comitato cittadino ad hoc. In merito alla sua vicenda è stato evidenziato il carattere simbolico della misura: mentre i recenti Decreti Sicurezza offrono sempre più una rilettura del diritto come orientato alla neutralizzazione del conflitto sociale e alla criminalizzazione di condotte di protesta collettiva, quello che appare particolarmente preoccupante è l’utilizzo di strumenti amministrativi per colpire l’esercizio della libertà di opinione. Il sistema stesso dei Cpr, ancora una volta, mostra un disegno più ampio in cui nessuna vicenda giudiziaria è isolata, ma è, piuttosto, tassello di un sistema penale e amministrativo che punisce e respinge. Nel caso di Shahin, del resto, la richiesta di protezione internazionale che ha presentato a seguito della revoca del permesso di soggiorno è stata rigettata come risposta a un procedimento di esame fortemente accelerato. Su questa ha pesato la classificazione dell’Egitto come “Paese di origine sicuro”, senza riservare la giusta attenzione ai rischi in cui l’imam incorrerebbe qualora fosse espulso verso il Paese di cui sopra. Come afferma l’associazione A Buon Diritto, nella vicenda qui analizzata a preoccupare è “l’utilizzo dello strumento del decreto d’espulsione e del trattenimento in Cpr, una procedura amministrativa che non prevede le garanzie di difesa del procedimento penale. L’applicazione di tale misura altamente restrittiva si basa peraltro su un sospetto riguardante una condotta che non configura una fattispecie penalmente rilevante e su alcune dichiarazioni poi rettificate” 2. Il comitato cittadino Free Mohamed Shahin nel suo comunicato del 23 gennaio evidenzia la gravità delle dichiarazioni del Ministro Nordio il quale, in seguito al pronunciamento, avrebbe affermato di voler avviare “un’attività istruttoria al fine di verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti”. Esortando a non “abbassare la guardia”, il comitato invita a continuare a seguire la vicenda, in merito alla quale la solidarietà e la mobilitazione dal basso sono state significative. 1. La corte d’appello ribadisce il no all’espulsione dell’imam Shahin – RaiNews (21 gennaio 2026) ↩︎ 2. La società civile chiede all’Italia di fermare l’espulsione di Mohamed Shahin verso l’Egitto, A Buon Diritto (3 dicembre 2026) ↩︎
Basta silenzio. Restiamo umani
Ormai da qualche mese un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino si trova accomunato dal malessere, dall’incredulità, dallo sconcerto e dall’orrore per la violenza che la popolazione civile palestinese continua a subire nonostante il 17 novembre scorso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia adottato il piano americano per Gaza che, di fatto, non ha però fermato né il genocidio dei Gazawi né le dinamiche oppressive e colonialiste in Cisgiordania. I lavoratori stanno vivendo sulla loro pelle un ulteriore disagio, rappresentato dall’implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana e sempre meno attenta alla vita dei palestinesi. Nei mesi scorsi hanno sottoposto queste tematiche all’attenzione delle RSU di Sito, allo scopo di sensibilizzare altri lavoratori, allo scopo di fare massa critica e di contribuire a rendere più rilevante la forza dei movimenti d’opposizione alla politica di Israele e alle lobby che la sostengono. In più occasioni come Lavoratori dipendenti Leonardo hanno subito la condanna del mondo civile, sia in contesti privati, sia nella loro stessa realtà lavorativa, dove sono arrivate manifestazioni di protesta e si sono anche verificati episodi di dileggio, insulti e di danneggiamento a mezzi privati di lavoratori. Hanno ascoltato con attenzione le parole del loro Amministratore Delegato, che si è esposto pubblicamente in alcuni interventi chiarificatori a difesa dei dipendenti e delle politiche aziendali, citando come fondamento la Legge 185 del 1990, legge che, secondo lui, affrancherebbe Leonardo da qualsiasi ombra di complicità con la politica criminale di Israele. Studiando e vagliando le fonti pubblicamente accessibili, hanno però appreso che in realtà sono molte le omissioni circa il reale coinvolgimento di Israele nelle strategie industriali Europee, Nazionali e di Leonardo stessa; in effetti le possibilità di aggirare le leggi vigenti sono piuttosto consistenti e all’ordine del giorno. In questo contesto, unitamente ai gruppi di lavoratori di Caselle, Nerviano e Grottaglie, vogliono far presenti le seguenti principali criticità: totale, immotivato, silenzio sulla questione palestinese all’interno delle sedi di lavoro; totale assenza, a questo proposito, di incontri informativi, assemblee sindacali o iniziative solidali all’interno delle stesse; totale omissione della questione etico-morale sulle continue collaborazioni con uno Stato platealmente riconosciuto come criminale dalla Corte internazionale dei diritti umani; totale mancanza di informazione (per quanto chiaramente contemplata dai vincoli sul need-to-know) su chi siano gli attori coinvolti all’interno delle forniture dei loro prodotti e non solo sul destinatario finale; netta propensione a convertire tutti i settori strategici ad esclusiva finalità militare, accantonando così la possibilità di convogliare studi e tecnologie verso un ambito civile, proprio in un’epoca dove il nostro pianeta assiste a drammatici cambiamenti ambientali. Alla luce dei molti documenti pubblici, consultabili anche online, che riportano gli accordi associativi tra Leonardo e Paesi o soggetti riconosciuti come criminali, c’è un’ulteriore punto, molto importante per gli stessi lavoratori, legato ai rischi relativi alla loro posizione legale. Per tali motivi, chiedono a gran voce che queste criticità vengano affrontate quanto prima, con serietà e autorevolezza attraverso il dialogo, attraverso assemblee indette dalle R.S.U. di Sito, attraverso incontri costruttivi e azioni concrete che possano favorire una reale comprensione reciproca e il superamento delle problematiche in modo efficace e condiviso, promuovendo soluzioni finalmente durature. LaResistenzaèlanostraforza,laGiustiziailnostroobiettivo. Torino, 12/02/2026 Gruppo Lavoratori Leonardo Torino Redazione Torino
March 2, 2026
Pressenza
Meloni-Ue: più bianchi e meno diritti
Articoli di Maurizio Alfano, Andrea Ceredani, Marco Bellandi Giuffrida e della redazione Diogene. A seguire un podcast di Lunaria.   La profilazione razziale. La militarizzazione delle politiche migratorie. di Maurizio Alfano I fenomeni migratori in Europa, come in Italia, sempre più rappresentati come una minaccia per autoctoni e vecchi residenti, sono attraversati, da alcuni anni, da un’analisi politico-istituzionale che non
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri
Furundulla 308 – I devastatori di Torino…
…e quelli di Washington di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) facinorosi… open: agnelli-elkann-eredita-export-inchiesta altreconomia l’incredibile-richiesta-di-affidamento-da-parte-di-j.elkann E dopo Torino?… in Bottega  In “bottega” cfr Askatasuna è libertà, Askatasuna il giorno dopo, Torino è partigiana, un imam e una nonna, Askatasuna bene comune
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri
El Salvador: sognare un viaggio, un viaggio da sogno
Sabato 21 febbraio, a Torino (Centro SABIR, Via Dego 6 – Circoscrizione 1 Centro-Crocetta), presentazione del viaggio solidale nel paese centroamericano promosso dall’associazione culturale Lisangà. Ingresso libero. C’è un momento in cui un viaggio nasce. Non quando si compra un biglietto, ma quando prende forma un desiderio di incontro, di ascolto, di partecipazione. Dopo il viaggio zero, Lisangà continua a raccontare e
February 18, 2026
La Bottega del Barbieri