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31 gennaio 2026: Torino è partigiana
Assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti a Torino del 17 gennaio 2026: un resoconto a caldo di Angelo Zaccaria (*) Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel
Torino, assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti
pubblichiamo il resoconto di  Angelo Zaccaria sul dibattito dell’assemblea di sabato scorso dove è stata decisa la convocazione di una manifestazione nazionale per il prossimo 31 gennaio in quel di Torino: Concentramento a Palazzo Nuovo alle ore 14.30_   Era… Redazione Italia
BLACK HISTORY MONTH TORINO 2026
Febbraio 2026 segnerà l’avvio della quinta edizione della rassegna culturale Black History Month Torino. L’evento, promosso dall’Associazione Donne dell’Africa Subsahariana e II Generazione, si svolgerà sul territorio della città metropolitana di Torino, coinvolgendo più di 25 luoghi storici di grande importanza in 6 comuni (Torino, Rivalta di Torino, Pino Torinese, Carmagnola, Settimo Torinese e Collegno) e dando vita a oltre 85 manifestazioni culturali, artistiche e sociali in 28 giorni.  Questa rassegna, erede di una tradizione storica e internazionale che risale al 1926, cercherà per la quarta volta nella nostra città di celebrare e diffondere la storia degli afrodiscendenti con l’obiettivo di instillare un senso di orgoglio e contrastare i discorsi razzisti che promuovono l’idea di una presunta inferiorità nei successi ottenuti dalla comunità nera.  Nel 2026, il Black History Month Torino si concentrerà su 3 temi principali: “colonialismo commerciale, donne e potere, protagonisti nell’arte e nello sport”.  I temi dell’edizione 2026  – Colonialismo commerciale  – Donne e potere  – Protagonisti nell’arte e nello sport La selezione di queste tematiche è il risultato di un’attenta valutazione del contesto socio-politico contemporaneo e del desiderio di portare all’attenzione e analizzare le dinamiche del nostro tempo e le relative criticità.  Colonialismo commerciale, ieri come oggi, si manifesta attraverso lo sfruttamento delle risorse, il controllo politico ed economico e la creazione di profonde disuguaglianze, con effetti anche culturali e identitari sulle popolazioni locali. La decolonizzazione economica mira a ridurre la dipendenza dalle potenze coloniali e dalle multinazionali, promuovendo giustizia, sovranità sulle risorse e uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle comunità. Tuttavia, questa transizione è ostacolata dalle strutture economiche esistenti e dalla dipendenza dei Paesi sfruttati, rendendo fondamentale diffondere educazione e consapevolezza attraverso momenti di confronto pubblico e rilettura critica degli equilibri economici globali, anche alla luce del ruolo delle nuove tecnologie. Donne e potere, le donne hanno storicamente avuto un accesso limitato al potere a causa di stereotipi di genere, discriminazioni e barriere sociali. Nonostante i progressi recenti, soprattutto nell’attivismo e nel terzo settore, continuano a incontrare difficoltà nell’accesso e nel mantenimento di ruoli decisionali. Per rafforzare l’empowerment femminile sono fondamentali educazione, mentorship e politiche di reale parità di genere. Il festival intende creare uno spazio di confronto coinvolgendo giovani donne afrodiscendenti in Europa e in Africa, che affrontano ostacoli aggiuntivi legati a dinamiche culturali, storiche e sociali, per valorizzarne le competenze e favorire l’accesso a opportunità professionali e istituzionali. Protagonisti nell’arte e nello sport, i giovani artisti e atleti afrodiscendenti svolgono un ruolo fondamentale come modelli positivi, capaci di ispirare le nuove generazioni e promuovere diversità e inclusione. Il festival valorizza la loro espressione creativa e sportiva in Italia e in Europa, dando spazio a linguaggi artistici e discipline diverse e alle loro testimonianze. L’arte africana, ricca di simbolismo, spiritualità e valore comunitario, ha avuto un forte impatto sulla cultura globale e merita maggiore riconoscimento. Nonostante le difficoltà legate a discriminazioni e mancanza di opportunità, il successo di questi protagonisti rafforza l’orgoglio e l’identità afrodiscendente. Anche quest’anno, il BHMT verrà proposto per l’intero mese di febbraio. L’edizione del 2026, proprio come le precedenti, sarà realizzata in collaborazione con una serie di enti e istituzioni torinesi e piemontesi. Inoltre, la rassegna è il risultato di un lavoro collettivo che vede il coinvolgimento diretto e attivo di numerose associazioni e fondazioni del territorio.  L’obiettivo è creare nuove connessioni con cittadinə, scuole e artistə. BHMTO aspira a coinvolgere la città in un evento rilevante non solo per celebrare la sua multiculturalità distintiva, ma anche come stimolo per promuovere e consolidare politiche dedicate alle minoranze etniche, alle comunità diasporiche, ai giovani afrodiscendenti e alle scuole, che rappresentano il principale ambito di intervento in questo contesto multiculturale.  Redazione Torino
La speranza della pace
I pensieri sempre connessi ad azioni e a speranze di pace espressi in questo discorso hanno preso forma attraverso la ricerca collettiva di una società di amiche e amici della nonviolenza[1]. La ricerca per la pace non è mai finita, passa di mano in mano, come l’agricoltura e l’esperienza artigianale, di anno in anno, di generazione in generazione. Una voce di pace risuonata più volte durante la presenza di pace che dal 24 febbraio 2022 si svolge a Torino, in piazza Carignano o in piazza Castello – oggi, 3 gennaio 2026, è la 201° settimana – per porre, in primo luogo a noi stessi, a tutte e a tutti, la domanda più ingegnosa, la domanda più coraggiosa: “Come possiamo liberarci definitivamente dalla guerra?”. Nella consapevolezza comune che non esiste una via d’uscita dalla guerra con la guerra: “La vittoria di coloro che difendono con le armi una causa giusta non è necessariamente una vittoria giusta” (Simone Weil). La pace attraverso la guerra è una via d’uscita che non conduce alla libertà e porta a scambiare la sostanza con l’apparenza della pace: “La vittoria anche se dei buoni non conduce mai alla pace” (Raymond Panikkar)[2]. 24 febbraio 2022, l’“inizio” della guerra in Ucraina; 8 ottobre 2023, l’“inizio” della guerra a Gaza; 3 gennaio 2026, l’“inizio” della pace o la continuazione sine die della guerra? Il periodo 2022-2025 è segnato da una lunga scia di guerra che attraversa il “secolo breve”, si prolunga nel “secolo nuovo” e di cui non si riesce a intravedere la fine. La guerra sembra destinata ad essere ancora a lungo l’orizzonte delle nostre vite che scorrono liete, serene, indifferenti. Ripercorrendo gli avvenimenti tragici della guerra in Ucraina che non accenna a finire e della guerra di Gaza solo apparentemente conclusasi, nonché delle guerre nascoste, quelle che non guadagnano né le prime pagine dei giornali né l’attenzione delle televisioni e dei social, lasciano sgomenti l’acquiescenza alla guerra e l’assuefazione all’autodistruzione dell’umanità. Le notizie di morte e di violenza sono diventate la nostra realtà e normalità. L’indifferenza ci addolora perché i conflitti nascono prima di tutto dentro noi stessi. Ma come si fa a lasciarsi scivolare addosso tanto orrore? A questa domanda, rifuggendo da ogni forma di arroganza, le amiche e gli amici della nonviolenza mitemente rispondono con Aldo Capitini: “Io non accetto”. Non accettiamo di stare ciechi davanti alla sofferenza perché come dice la Poeta: “La speranza è un dolore che non si arrende”[3]. La pace si costruisce attraverso la nonviolenza. Al politico che dice: “Prima il potere, poi la coscienza”, le amiche e gli amici della nonviolenza oppongono: “Prima la coscienza, poi il potere”[4]. La coscienza seria “è umile discepola, eppure sempre libera. Risponde in definitiva alla verità, non all’autorità”[5]. La nonviolenza è la critica più radicale che sia mai stata concepita contro il potere politico, economico, ideologico, religioso. Essa riflette la contraddizione tra “un oggi drammatico e un domani sperabile”, tra la realtà attuale, che è limitata, chiusa, insufficiente, e la prefigurazione di “una speranza”[6]. C’è speranza e speranza. Nell’idea nonviolenta di un “potere di tutti” è racchiusa la speranza che ci possiamo liberare dai “gruppi di condizionamento” in cui ci troviamo costretti: “lo Stato, l’Impresa, la Natura”[7]. Non è un atto di fede. Piuttosto il “potere di tutti” è la sfida dei persuasi della nonviolenza come “apertura all’esistenza, alla libertà, allo sviluppo di ogni essere”[8]. Una speranza razionale che può accomunare le persone di buona volontà che lavorano per la pace. Fino alla liberazione dalla guerra che “merita la maledizione del cielo e della terra”[9]. Immaginare un mondo senza guerra è il compito più ambizioso che ci possiamo dare. Come già insegnava Plutarco nei Precetti per governare, “l’attività politica deve possedere un solido e robusto fondamento ed essere una scelta giudiziosa e razionale”[10]. Nel mondo attuale in fiamme che più forti della paura siano la volontà e l’impegno di cambiarlo in meglio: “il «meglio» che libera dai vincoli e dall’oppressione dell’esistenza quotidiana, e si ha il presentimento di un mondo migliore, come dovrebbe essere”[11]. Il dominio della violenza non è incontrastato. Non viviamo a occhi spenti. Se viviamo per la pace, ogni istante è un dono.     [1] Ricordo con riconoscenza: Domenico Sereno Regis, Giuliano Martignetti, Nanni Salio, Giovanni Ciavarella, Margherita Granero. [2] Traggo le citazioni di Weil e Panikkar da E. Peyretti, Dov’è la vittoria. Piccola antologia sulla miseria e le fallacie del vincere, Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona, 2005, pp. 80-81 e 66. [3] Maria Letizia Del Zompo, La speranza, in Id., Passi. Versi di un incontro, Nulla die, 2 Piazza Armerina 2017. [4] A. Capitini, Internazionale della nonviolenza e rivoluzione permanente, “Azione nonviolenta”, aprile-maggio 1966, in Id., Scritti sulla nonviolenza, a cura di Luisa Schippa, Protagon, Perugia 1992, p. 401. [5] E. Peyretti, Dall’albero dei giorni. Soste quotidiane su fatti e segni, Introduzione di Goffredo Fofi, Sotto il Monte (BG), Servitium 1998, p. 60. [6] A. Capitini, Il potere di tutti, introduzione di N. Bobbio, prefazione di Pietro Pinna, La Nuova Italia, Firenze 1969, pp. 61-62 e 143-147. [7] A. Capitini, Il potere di tutti, cit., pp. 142-147. [8] Questa è la definizione di nonviolenza che Capitini sviluppa negli ultimi anni della sua vita, in particolare negli scritti su “Azione nonviolenta”. [9] E. Peyretti, Fino alla liberazione dalla guerra. Pensieri, azioni, speranze di pace, Edizioni MILLE, Torino 2025, p.15. [10] Plutarco, L’arte della politica, a cura di Carlo Carena, Einaudi, Torino 2024, p. 51. [11] B. Balsamo, Visione, Speranza, Promessa. Per pensare il futuro, Giuliano Landolfi Editore, Borgomanero (NO) 2026, p. 9.   Pietro Polito
sentient / L’altro lato della tristezza
V  ideogame || Books/Manga || HC/Screamo || Solo Project .sentient   L’altro lato della tristezza  Release: [January 9th 2026]  Tracklist 1.Catrame 2.Il Mare del Lutto 3.Fenomeno Ciclico B  enito Stavolone, aka Sentient, is a full-time and part-time musician based in Turin, Italy. His sound enclose the hardcore punk, post-hardcore, punk rock, and screamo. ... "Catrame" buy / STREAMING […]
Sei studenti minorenni agli arresti domiciliari
Ieri mattina le case di sei studenti del collettivo Einstein sono state perquisite, sequestrati i cellulari e comunicati gli arresti domiciliari per tutt3. Di cosa sono accusati lo apprendiamo dalla Stampa, come sempre molto ben informata sulle informazioni che provengono dalla Questura: “Sei minorenni ai domiciliari per gli scontri davanti all’Einstein e alle stazioni di Torino Sei ragazzi di 16 e 17 anni sono ai domiciliari con l’accusa di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale durante lo scontro avvenuto la mattina del 27 ottobre scorso all’esterno del liceo Einstein, durante un volantinaggio organizzato da Gioventù Nazionale Torino–sezione D’Annunzio. Disposta la misura cautelare nei confronti dei sei ragazzi anche per l’irruzione nella Città Metropolitana di Torino avvenuta il 14 novembre nella fase conclusiva del corteo promosso per il «No Meloni Day». Eseguite perquisizioni domiciliari anche per le occupazioni dei binari delle stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa lo scorso settembre in occasione della manifestazione a sostegno della Global Sumud Flotilla, e per l’assalto alla redazione de La Stampa” Di nuovo i tempi e i metodi di Questura e Procura ci inducono a varie riflessioni: Ma gli studenti dell’Einstein non erano vittime di una provocazione fascista subita mentre si stavano recando a scuola? Certo, avevano reagito, trovandosi però subito a dover fuggire di fronte ai manganelli che quella mattina stavano, bizzarramente, difendendo i provocatori e non il regolare e pacifico ingresso di una scuola. Di quel giorno noi siamo ancora in attesa di sapere come è stato gestito l’ordine pubblico Sarebbero coinvolti solo studenti dell’Einstein nelle varie manifestazioni e blocchi in favore della Palestina o durante la manifestazione degli studenti? Solo loro nelle vicende di “Città Metropolitana” e la Stampa? E se altri e altre individui fossero coinvolti come si coordinano indagini e procedimenti? Ci sembra che in questo caso si stia criminalizzando uno specifico collettivo ed alla fine un intero Liceo. Un po’ paradossale la tempistica in questo periodo di ferie in cui diventa difficile anche solo contattare avvocati e organizzare le difese. Sicuramente un regalino della questura rinchiudere in casa i giovani la sera prima di Capodanno. Le vendette istituzionali e i sistemi punitivi non sono mai dei buoni strumenti pedagogici  Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza agli/alle student3 coinvolt3 e alle loro famiglie Il comunicato degli studenti: https://www.instagram.com/p/DS43heFiCFD/?img_index=4&igsh=MXV2NGgzYzZydzhnYQ== Mamme in piazza per la libertà di dissenso
Solidarietà a student3 del Liceo “Einstein” Torino agli arresti domiciliari
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria solidarietà ai/alle sei student3 minorenni del Liceo “Einstein” di Torino, ai/alle quali nella mattinata di ieri, 30 dicembre 2025, nel corso di una perquisizione della Polizia nelle loro abitazioni, è stato notificato un fermo domiciliare cautelativo, che implica per loro anche l’impossibilità di rientrare a scuola. I capi di accusa, riportati nel dettaglio sul portale della Questura di Torino (clicca qui), sono di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale, avvenute a seguito del tentativo di opporsi, da parte delle/degli student3, al volantinaggio di Gioventù Nazionale davanti al loro istituto il 27 ottobre 2025 (clicca qui per la notizia); la misura cautelare sarebbe stata disposta anche per l’irruzione nei locali della Città Metropolitana di Torino in occasione del “No Meloni Day” del 14 novembre, nonché per l’occupazione dei binari delle due principali stazioni cittadine in occasione delle manifestazioni a sostegno della Global Sumud Flotilla e per l’irruzione nella redazione del quotidiano «La Stampa» il 28 novembre 2025. Come attivist3 e come docenti siamo sdegnat3 per l’odioso inasprimento della repressione, che in tutta Italia ha nelle ultime settimane colpito con una violenza inusitata e crescente le diverse componenti della società civile e che, soprattutto a partire dagli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre, sta denunciando il genocidio in corso a Gaza e lottando contro il riarmo e le tendenze belliciste dei nostri governi. Proprio sulle specificità del contesto torinese, a cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha dedicato una recente analisi (clicca qui), anche sul sito dell’Osservatorio repressione leggiamo: «Il contesto torinese è ulteriormente segnato dalle tensioni legate allo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto lo scorso 18 dicembre. Da circa due settimane, attiviste e attivisti sono impegnati in iniziative di protesta e resistenza contro lo sgombero, e le perquisizioni di oggi vengono lette come parte di una più ampia stretta repressiva» (https://www.osservatoriorepressione.info/torino-perquisizioni-e-misure-cautelari-contro-studenti-minorenni/). Il mondo della scuola, con le sue energie e le sue capacità trasformative, è nel mirino di un governo che non solo tenta di colpire la libertà di insegnamento (si vedano le recenti ispezioni in alcuni istituti che hanno ospitato il webinar di Francesca Albanese), ma che sta cercando di soffocare sul nascere un movimento studentesco che in questi mesi, sia nelle università sia nelle scuole superiori, ha coraggiosamente rialzato la testa prendendo parte attivamente alle manifestazioni e animando una impressionante serie di occupazioni che hanno attraversato tutta Italia nel corso dell’autunno. In questo caso la Questura ha alzato il tiro, scegliendo di colpire sei giovanissim3, impegnat3 nei collettivi studenteschi, con misure sproporzionate e discutibili rispetto ai fatti contestati. L’intento, evidentissimo, è quello di intimidire le giovani generazioni, con l’obiettivo di tacitarne la forza dirompente espressa negli ultimi mesi e di stroncare sul nascere l’entusiasmo e la vitalità di chi oggi muove i primi passi in una dimensione “politica”, portando nella prassi della militanza ciò a cui la scuola nelle sue ambizioni più alte e costituzionalmente sane cerca di formare le e i ragazz3: autonomia di pensiero, senso critico, comprensione del presente, esercizio dei diritti di cittadinanza. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Se questa non è militarizzazione: la scuola a servizio della sicurezza
Giovedì 18 dicembre, a Torino, nei pressi di Corso Regina Margherita 47, vengono chiuse due scuole in via precauzionale per motivi di ordine pubblico. L’avviso arriva alle scuole via mail alle 7.30 del mattino, senza alcun preavviso per studenti, studentesse, famiglie e personale scolastico, mentre all’esterno un ingente dispositivo di carabinieri, polizia, Digos e guardia di finanza è pronto a procedere allo sgombero del Centro Sociale Askatasuna. La motivazione addotta è quella dell’ordine pubblico. Una situazione analoga si era già verificata il mese scorso a Bologna, in occasione della partita Virtus–Maccabi Tel Aviv quando, in concomitanza con la manifestazione “Show Israel the Red Card”, era stata ordinata la chiusura anticipata di alcune scuole presenti nella zona indicata come “zona rossa”. In entrambi i casi la gestione dell’ordine pubblico – in via preventiva – ha comportato la sospensione di un servizio pubblico essenziale che in primo luogo lo Stato dovrebbe aver cura di garantire. Invece, la chiusura delle scuole avvenuta il 18 dicembre ha coinvolto non solo lavoratrici e lavoratori, ma anche studentesse e studenti colpendo centinaia di minori. Il ministro dell’Interno ha dichiarato sui social “non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese“, collegando lo sgombero alle proteste davanti alla sede Leonardo SpA e all’attacco alla redazione La Stampa, col chiaro intento di colpire ancora una volta il movimento contro la guerra e a sostegno della Palestina. Negare il diritto allo studio in nome della repressione e della sicurezza, militarizzare un quartiere con idranti e numerosi dispositivi repressivi, anche sotto gli occhi di bambine e bambini, significa agire violenza istituzionale e utilizzare la chiusura di un servizio pubblico come leva per disciplinare il conflitto. Come comunità educante invitiamo a riflettere su dove risieda realmente la violenza: in chi protesta contro la guerra e il riarmo o in chi organizza una mise en place repressiva che mette la sicurezza preventiva davanti ai diritti? Fulvia Difonte, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Askatasuna e il controllo violento della “violenza” – di Michele Lancione
Giovedì sera, al presidio di fronte ad Askatasuna, eravamo in tante persone. Pronte di fronte ai muri rossi di corso Regina Margherita 47; pronte a dire un primo no rispetto allo sgombero, alla chiusura, alla repressione. Davanti a noi, di lato, dietro: centinaia di forze cosiddette dell’ordine. Alcune in divisa, altre no. Con le [...]