
«Qui ogni giorno la gente vuole suicidarsi»
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, March 10, 2026«Siamo 20 persone e siamo nella peggiore condizione perché il trattamento qui è pessimo. Per favore, aiutateci. Non possiamo sopportare qui: ogni giorno la gente vuole suicidarsi».
Così inizia la denuncia contenuta in un comunicato stampa firmato da Assemblea No CPR Macomer e LasciateCIEntrare, che riporta le testimonianze di 16 internati del CPR di Macomer. Le parole raccontano una realtà di sofferenza estrema e rappresentano un grido d’aiuto rivolto alla società tutta:
«Oggi sembra un anno [i giorni scorrono tanto lenti da sembrare lunghi come un anno]. Anche il nostro stato psicologico è pessimo. Anche il cibo non è buono e qui non tutto è buono, ci sono otto persone gravemente malate e non c’è personale medico. Hanno bisogno di cure il prima possibile. C’è molto razzismo: persone che non hanno fatto nulla di male sono qui nelle loro condizioni peggiori. Sono state portate qui direttamente dal mare. Non hanno fatto nulla di male. Non c’è personale medico, c’è molto razzismo. Vogliamo cambiare questo centro. Vogliamo andare in un altro centro. Per favore e grazie mille».
Il comunicato denuncia condizioni gravissime: cibo insufficiente, tutela sanitaria e giuridica carente, deprivazione, disorientamento e disperazione fino all’autolesionismo. Alcune delle otto persone in condizione medica urgente potrebbero mostrare segni di autolesionismo o patologie trascurate, probabilmente aggravate dalle pratiche del centro.
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Redazione
18 Febbraio 2026
Emergono anche gravi criticità nella gestione: persone trattenute senza diritto, ostacolo agli accertamenti medici e informazioni carenti sullo status giuridico degli internati.
Come scrivono gli stessi detenuti: «Vogliamo andare in un altro centro», «Vogliamo cambiare questo centro», frasi che tradiscono l’inconsapevolezza della propria condizione, amplificata dal pressappochismo dei gestori e delle forze dell’ordine.
Le testimonianze raccolte dalle organizzazioni firmatarie confermano un contesto di privazione dei diritti, violenza e indifferenza. Recentemente, un giovane tunisino ha ingerito delle batterie ed è stato trasportato al Pronto Soccorso.
Lunedì scorso, gli avvocati che dovevano incontrare gli internati hanno visto le visite improvvisamente annullate a causa di “problemi” con due persone trattenute.
Le condizioni sanitarie sono drammatiche: da settimane mancano cerotti, garze, bende e disinfettanti. Un internato ha raccontato di essere stato medicato con acqua e nastro isolante dopo un infortunio alla mano.
Il personale infermieristico è sottoposto a turni massacranti, spesso saltando quelli di assistenza, con stipendi arretrati fino a due mesi. Il medico del CPR si presenta solo mezz’ora al giorno e la psicologa non effettua colloqui. Contattare la direttrice per far valere i propri diritti risulta estremamente difficile.
In un contesto segnato da indifferenza, insulti razzisti e stereotipi che dipingono i reclusi come criminali pericolosi, il comunicato offre una testimonianza diretta di violenza psicologica sistematica. Persone trattenute senza aver commesso alcun reato reclamano il diritto alla propria umanità, chiedendo di essere ascoltate.
Le organizzazioni firmatarie concludono con un appello chiaro: «Tutti i CPR devono essere chiusi! Cominciamo da Macomer».