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Sul disastro ferroviario a Cordoba
Nella serata di ieri due treni si sono scontrati nei pressi della stazione di Adamuz, vicino Cordoba, provocando 39 vittime (accertate fino ad ora) e oltre 150 feriti. Secondo la ricostruzione fornita da Adif, gestore infrastruttura spagnolo, l’incidente si è verificato attorno alle 19:39, quando un treno della compagnia Iryo in servizio tra Malaga e […] L'articolo Sul disastro ferroviario a Cordoba proviene da Ancora in Marcia!.
Nei CPR le violazioni non vanno in vacanza, anzi aumentano
Nel periodo natalizio, mentre l’attenzione pubblica si abbassa e anche l’intervento di monitoraggio è reso più difficile, nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio non ci sono feste e regali. Anzi, è proprio quando cala lo sguardo esterno che diventa più facile che avvengano le violazioni più gravi e che queste restino nascoste. I fatti dimostrano, effettivamente, quanto sia dura la realtà della detenzione ammnistrativa tra abusi, fragilità ignorate e nuove odiose strette sull’uso dei telefoni personali delle persone trattenute. Chi sicuramente non è andato in vacanza è la Rete “Mai più lager – NO ai CPR” che ha proseguito
Strage di Cutro: ONG e familiari chiedono verità e giustizia
Si sarebbe dovuto aprire domani, 14 gennaio, davanti al Tribunale di Crotone il processo penale sul naufragio avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, una delle stragi più gravi della storia recente italiana. In quel naufragio persero la vita almeno 94 persone, mentre il numero dei dispersi non è mai stato accertato. Solo 80 persone riuscirono a sopravvivere. Nel procedimento sono imputati sei ufficiali tra Guardia Costiera e Guardia di Finanza, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. A costituirsi parte civile sono Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans,
Omicidio del collega Alessandro
> Comunicato stampa: l’omicidio del collega Alessandro Ambrosi a Bologna > Centrale BOLOGNA – Siamo profondamente scossi dalla tragica notizia dell’assassinio del nostro collega Alessandro Ambrosi, capotreno di Trenitalia, avvenuto ieri sera nel parcheggio della stazione di Bologna Centrale. Alessandro si trovava in un’area riservata al personale quando è stato brutalmente aggredito e ucciso a coltellate. Mentre auspichiamo che l’autore del reato, pare già individuato dalle telecamere, venga assicurato alla giustizia al più presto, non possiamo tacere l’indignazione. Una sicurezza inesistente Condanniamo con forza, per l’ennesima volta, l’inaccettabile mancanza di sicurezza nei nostri luoghi di lavoro. È inammissibile che un ferroviere venga aggredito e addirittura ucciso in un luogo dove tutti i giorni transitano centinaia di colleghi. Contro l’ipocrisia delle istituzioni Abbiamo appreso del cordoglio espresso dalle autorità locali e nazionali. Tuttavia, per noi che siamo i colleghi di Alessandro, queste parole suonano vuote. Fino ad oggi, alle nostre numerose denunce sulla sicurezza del personale viaggiante, le istituzioni hanno risposto con indifferenza o, peggio, con avversione. Ricordiamo con amarezza come scioperi proclamati in seguito ad eventi tragici siano stati spesso ostacolati dal Ministero o dalla Commissione di Garanzia. Auspichiamo quindi che questa volta le parole della politica non rappresentino solo ipocrisia ma qualcosa di più. Solidarietà e lotta Riteniamo però soprattutto importante che tutti i ferrovieri si stringano in un abbraccio di condoglianze alla famiglia e agli amici di Alessandro. Invitiamo tutti i ferrovieri a riscoprire la solidarietà tra colleghi come forma di autotutela. È necessario far crescere il fronte del mutuo aiuto, pretendere il rispetto della nostra dignità e dei nostri diritti, e non indietreggiare davanti alle necessarie iniziative di lotta che questo tragico evento impone. L'articolo Omicidio del collega Alessandro proviene da Ancora in Marcia!.
Richiedenti asilo senza riscaldamento nel CAS di Vaccamozzi
Sessanta richiedenti asilo e un operatore sono senza riscaldamento dal 24 dicembre nel Centro di accoglienza straordinaria (CAS) di Vaccamozzi nel comune di Erbezzo, in provincia di Verona, a oltre 1.100 metri di altitudine. A denunciarlo è l’Osservatorio Migranti Verona, che il 4 gennaio ha inviato una lettera al prefetto di Verona segnalando una situazione definita «di estrema gravità» che nel momento in cui scriviamo non si è ancora risolta. Secondo quanto riportato, nelle settimane di Natale e Capodanno le temperature nella zona hanno raggiunto «punte minime di meno 5,3 gradi con previsioni di meno 6 gradi nella notte tra il 4 e il 5 gennaio». In queste condizioni, scrive l’Osservatorio, «il riscaldamento è una cosa seria, molto seria». La causa del disservizio sarebbe la mancanza di gasolio necessario al funzionamento dell’impianto. Una responsabilità che, secondo l’Osservatorio, ricade direttamente sulla Prefettura: «La fornitura del gasolio nel Cas demaniale di Erbezzo è competenza con costo a carico della Prefettura». Da qui la richiesta urgente: «Chiediamo immediatamente di rifornire di gasolio il Cas di Vaccamozzi e, nell’impossibilità, di trasferire immediatamente gli ospiti in centri di accoglienza degni di questo nome». La lettera non si limita solo a chiedere un intervento immediato, ma solleva interrogativi sulle responsabilità e sulle eventuali negligenze: «La Prefettura, i funzionari incaricati non ne erano a conoscenza? E dopo che lo hanno saputo perché non si sono attivati in modo urgente e indifferibile, prima di andare in ferie?». Secondo informazioni raccolte informalmente, la necessità di un nuovo rifornimento di gasolio sarebbe stata segnalata già a novembre. Il “CAS di Vaccamozzi” è situato in una ex base militare nel comune montano di Erbezzo, nel Parco Naturale Regionale della Lessinia. E’ definito il CAS più isolato del Veneto e, fin dalla sua apertura, l’Osservatorio Migranti Verona ha denunciato la gestione problematica, evidenziando l’isolamento della struttura tanto da chiederne la chiusura e il trasferimento di tutte le persone accolte. Una situazione che, secondo l’Osservatorio, non sarebbe un caso isolato. «Era già successo negli anni scorsi – e anche nell’ultimo recente autunno – che i riscaldamenti nel Cas di Vaccamozzi venissero accesi oltre un mese dopo quelli degli abitanti di Erbezzo», sempre per mancanza di gasolio. Una responsabilità che viene attribuita nuovamente alla Prefettura. Nel documento vengono richiamate anche le regole europee sulle condizioni di accoglienza: già nel 2016 le linee guida EASO (oggi EUAA) prevedevano che «in tutti gli spazi della struttura è disponibile un sistema di regolazione della temperatura adeguato», stabilito in base alle condizioni climatiche locali. L’Osservatorio denuncia da anni «l’inadeguatezza del Cas di Vaccamozzi», una struttura isolata che oggi ospita il doppio delle persone rispetto al passato. «Ora la Prefettura da tempo ne ha collocate il doppio in condizione logistica isolata ed inaccettabile». Particolarmente critica anche la gestione quotidiana del centro. Secondo quanto riportato, «a gestire la struttura c’è in presenza 24 ore su 24 un unico operatore della cooperativa Stella di Varese, un ex ospite, senza alcuna formazione professionale». Un contesto in cui il «clima relazionale è estremamente problematico» e in cui chi segnala problemi «si vede spesso minacciato di ritorsioni». La segnalazione del freddo sarebbe arrivata all’esterno solo la sera del 2 gennaio. Nel frattempo, racconta l’Osservatorio, agli ospiti veniva promesso che il problema sarebbe stato risolto di giorno in giorno. Dopo una telefonata ai funzionari, riferisce ancora la lettera, «come primo effetto c’è stata l’immediata attivazione dell’operatore della cooperativa che si è messo alla ricerca dell’ospite informatore». L’Osservatorio arriva a ipotizzare una discriminazione: «Abbiamo il sospetto che quanto è successo rappresenti un atto discriminatorio, possibile solo perché chi è ospitato a Vaccamozzi non è considerato una persona». Le persone accolte, si legge, hanno «profili giuridici fragili e quindi facilmente ricattabili», motivo per cui «l’accoglienza dovrebbe essere rigorosamente più rispettosa». Per questo la segnalazione è stata inviata anche al Garante regionale dei diritti della persona e al sindaco di Erbezzo, ricordando che «persone costrette al freddo certo non sono in condizioni sanitarie adeguate».
Il 2025 nei diritti difesi e conquistati
La sezione Sans-Papiers propone una raccolta di 24 articoli pubblicati nel corso del 2025, che restituiscono uno spaccato significativo del contenzioso e delle battaglie giuridiche nate attorno alle politiche migratorie e dell’asilo in Italia. Si tratta in larga parte di decisioni giurisprudenziali che hanno contribuito a sanare situazioni di grave negazione dei diritti fondamentali e a richiamare l’attenzione sulle persistenti violazioni nell’accesso ai diritti costituzionalmente garantiti e al titolo di soggiorno per le persone straniere. Il 2025 si inserisce nel solco di un impianto normativo sempre più restrittivo, costruito dal governo Meloni attraverso interventi stratificati e spesso emergenziali. Accanto al potenziamento del fallimentare sistema del “decreto flussi” 1 – presentato propagandisticamente come risposta alle esigenze del mercato del lavoro e alla carenza di manodopera -, si è infatti consolidata una linea di forte contrasto alla migrazione cd. irregolare, con il tentativo di estendere ulteriormente la detenzione amministrativa ai richiedenti asilo e l’inasprimento delle conseguenze giuridiche legate alla perdita o alla mancata acquisizione del titolo di soggiorno. Nel contempo, il governo ha perseguito con continuità il tentativo di ottenere una copertura politica a livello europeo per l’applicazione delle misure introdotte nel biennio precedente, dalla gestione delle procedure accelerate dei cosiddetti “Paesi sicuri” fino ai trattenimenti dei richiedenti asilo nel CPR in Albania. Parallelamente, ulteriori provvedimenti adottati con urgenza – a conferma della finalità propagandistica e di risposta a fenomeni sociali – hanno inciso in modo restrittivo sul ricongiungimento familiare, sul riconoscimento della cittadinanza italiana e l’accesso alle misure di protezione. Ne emerge un quadro complessivo dei diritti peggiorato e segnato da prassi amministrative frequentemente discriminatorie, da tempi dilatati, automatismi e compressioni delle garanzie, che hanno reso il ricorso al giudice uno strumento essenziale di tutela. Ancora una volta, le aule dei tribunali sono diventate uno spazio di resistenza, in cui i giudici hanno richiamato i principi del diritto costituzionale ed europeo, ponendo limiti – talvolta temporanei, ma significativi – ai piani governativi e riaffermando la centralità dei diritti fondamentali della persona. Le decisioni favorevoli ottenute da avvocatə e associazioni assumono quindi un valore che va oltre il singolo caso: rappresentano un argine allo svuotamento progressivo dello stato di diritto e un punto di riferimento concreto per chi opera sul campo. Accanto alla selezione di pronunce giurisprudenziali, la raccolta include anche schede, analisi e guide pensate per orientare professionistə, operatori e operatrici nonché persone direttamente coinvolte. Questo materiale è il risultato del lavoro di una rete ampia e competente e costituisce solo una parte dei contenuti che quotidianamente sono stati pubblicati, e che continuerete a trovare su Melting Pot anche nel corso del 2026. Giurisprudenza italiana/Guida legislativa ILLEGITTIMA LA NORMATIVA DELLA PROVINCIA DI TRENTO CHE RICHIEDE LA RESIDENZA DI 10 ANNI PER L’ACCESSO ALL’EDILIZIA PUBBLICA Corte Costituzionale, sentenza n. 1 del 3 gennaio 2025 3 Gennaio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa RITARDO INGIUSTIFICATO DI OLTRE UN ANNO NEL RILASCIO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO PER ASILO: RICONOSCIUTO UN RISARCIMENTO DEL DANNO DI 16.325 EURO Tribunale di Roma, sentenza del 13 dicembre 2024 Studio Legale Antartide (Roma) 15 Gennaio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa CITTADINANZA ITALIANA – LE ASSENZE DALL’ITALIA NON DEVONO RITENERSI CAUSE OSTATIVE SE SI È MANTENUTO IL REQUISITO DELLA RESIDENZA ANAGRAFICA ININTERROTTA T.A.R. per il Lazio, sentenza n. 2596 del 4 febbraio 2025 6 Febbraio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa LE ECCESSIVE VULNERABILITÀ NON POSSONO ESSERE DA OSTACOLO ALL’ACCOGLIENZA DEL RIFUGIATO NEL SERVIZIO CENTRALE SAI Il TAR Campania - Napoli fa chiarezza e ordina al Servizio Centrale di provvedere all'accoglienza Avv. Martina Stefanile (Napoli) 13 Febbraio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa ASSEGNO UNICO UNIVERSALE ANCHE ALLE PERSONE STRANIERE CON PERMESSO PER “ATTESA OCCUPAZIONE”: L’INPS OBBLIGATA A PAGARLO A TUTTI I RICHIEDENTI La Corte d’Appello di Trento conferma la decisione di primo grado ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione 21 Febbraio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa REGOLARIZZAZIONE 2020. VINTA AL CONSIGLIO DI STATO CLASS ACTION CONTRO I RITARDI DEL MINISTERO DELL’INTERNO E DELLA PREFETTURA DI ROMA Consiglio di Stato, sentenza n. 1596 del 24 febbraio 2025 Avv. Gennaro Santoro (Roma) 26 Febbraio 2025 Guida legislativa/Notizie CASO DICIOTTI. LA CASSAZIONE RICONOSCE LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI DEI MIGRANTI E IL RISARCIMENTO Il team di Legal Aid - Diritti in Movimento: «Importante vittoria per il diritto e la giustizia» Redazione 8 Marzo 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa CITTADINANZA E DISABILITÀ: È COSTITUZIONALMENTE ILLEGITTIMA LA PROVA DELLA CONOSCENZA DELLA LINGUA ITALIANA Corte Costituzionale, sentenza n. 75 del 7 marzo 2025 19 Marzo 2025 Decreti/Guida legislativa DIRITTO ALLA CITTADINANZA IURE SANGUINIS: DUBBI DI LEGITTIMITÀ SUL DL N. 36/2025 ALLA LUCE DEL DIRITTO EUROPEO Con l'avvocata Antonella Nediani analizziamo i punti più controversi di questo provvedimento 13 Maggio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa RIGETTO DELL’ISTANZA DI EMERSIONE DI LAVORO IRREGOLARE E REQUISITO REDDITUALE DEL DATORE DI LAVORO Consiglio di Stato, sentenza n. 220 del 14 gennaio 2025 Avv. Elena Vengu (Milano) 25 Febbraio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE. CONDANNATI MAECI E VIMINALE A RISARCIRE IL DANNO DA RITARDO DI 6.600 EURO Tribunale di Roma, sentenza del 20 maggio 2025 Avv. Gennaro Santoro (Roma) 17 Giugno 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa DIRITTO ALL’ACCOGLIENZA ANCHE SE LA DOMANDA DI ASILO AVVIENE DOPO 90 GIORNI DALL’INGRESSO T.A.R. per il Veneto, ordinanza n. 293 del 2 luglio 2025 Avv. Giovanni Barbariol (Padova) 7 Luglio 2025 Guida legislativa LA CORTE COSTITUZIONALE APRE A NUOVE BATTAGLIE CONTRO LA DETENZIONE AMMINISTRATIVA Avv.ti Salvatore Fachile e Gennaro Santoro Avv. Gennaro Santoro (Roma), Studio Legale Antartide (Roma) 4 Luglio 2025 Guida legislativa CPR, PRIMI EFFETTI POSITIVI DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA La rete "Mai più lager - No ai CPR" invita i legali a depositare istanze di revoca del trattenimento Redazione 8 Luglio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa IL PERMESSO DI SOGGIORNO VALE DALLA CONSEGNA, NON DALLA RICHIESTA: IL TAR ORDINA ALLA QUESTURA IL CAMBIO DELLA DATA DI SCADENZA T.A.R. per la Emilia Romagna, sentenza n. 783 del 30 giugno 2025 Avv. Massimo Cipolla (Ferrara), Riccardo Bottazzo 9 Luglio 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa RICHIEDENTI ASILO: CONDANNATA LA QUESTURA DI TORINO PER DISCRIMINAZIONE DIRETTA, INDIVIDUALE E COLLETTIVA ASGI: «Un'importante vittoria, la Questura dovrà anche strutturare un nuovo modello organizzativo» Redazione 12 Agosto 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa RESPINTI IN LIBIA DA NAVE MILITARE ITALIANA: RICONOSCIUTO RISARCIMENTO DI 15.000 EURO Corte d'Appello di Roma, sentenza n. 4611 del 21 luglio 2025 Studio Legale Antartide (Roma) 20 Agosto 2025 Giurisprudenza europea/Guida legislativa NESSUNO STATO PUÒ NEGARE I BISOGNI ESSENZIALI DEI RICHIEDENTI, NEANCHE IN CASO DI AFFLUSSO IMPREVISTO Corte di Giustizia UE, sentenza dell'1 agosto 2025 Redazione 29 Agosto 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa NESSUNA DISCRIMINAZIONE TRA CITTADINI ITALIANI “STATICI” E “MOBILI” IN TEMA DI PERMESSO FAMIT Tribunale di Trento, ordinanza del 26 luglio 2025 Avv. Giovanni Barbariol (Padova) 4 Settembre 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa IL CDS ANNULLA IL CAPITOLATO D’APPALTO DEI CPR: STANDARD SANITARI INADEGUATI La sentenza dopo il ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva Redazione 8 Ottobre 2025 Incontri informativi e formativi CITTADINANZA NEGATA: LE MODIFICHE ALL’ART. 14 L. 91/1992 PER I MINORI NATI ALL’ESTERO E NUOVE GERARCHIE DELLA CITTADINANZA Seminario formativo online, giovedì 20 novembre 2025 ore 15 -18 6 Novembre 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa CITTADINANZA: IL TAR ANNULLA IL DINIEGO E RICONOSCE LA PIENA VALIDITÀ DELLA RESIDENZA FITTIZIA T.A.R. per il Lazio, sentenza n. 20649 del 19 novembre 2025 Avv. Antonella Consolo (Roma) 21 Novembre 2025 Approfondimenti/Guida legislativa LA CORTE DI CASSAZIONE CONFERMA CHE IL D.L. N. 20/2023 NON HA ABROGATO LA PROTEZIONE COMPLEMENTARE E NON POTEVA FARLO Brevi note alla Sentenza n. 29593/2025 – Cass. civ., Sez. I, 10 novembre 2025 Studio legale Bacab (Milano) 25 Novembre 2025 Giurisprudenza italiana/Guida legislativa CLASS ACTION SULLA PROTEZIONE SPECIALE: IL TAR MARCHE CONDANNA I GRAVI RITARDI DI QUESTURA E COMMISSIONE T.A.R. per le Marche, sentenza n. 932 del 21 novembre 2025 27 Novembre 2025 1. Dossier sul Decreto flussi della campagna Ero Straniero: «Neanche “ritoccato” funziona» ↩︎
«Il diritto allo studio contro ogni frontiera»
Studiare, per migliaia di giovani provenienti da contesti di guerra e crisi, non è solo una scelta formativa ma «un atto di resistenza». È da questa consapevolezza che nasce il rapporto annuale 2024-2025 di Yalla Study Project 1, un progetto promosso dal Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, che documenta le attività annuali del servizio e le barriere sistemiche all’accesso all’istruzione universitaria in Italia per studenti e studentesse provenienti da Siria, Palestina, Libano, Africa subsahariana e Asia. Scarica il rapporto completo Nei contesti di conflitto la crisi educativa è devastante. In Siria oltre 2,4 milioni di bambini sono fuori dalla scuola e più di 7.000 edifici scolastici sono stati distrutti; in Palestina, nella Striscia di Gaza, «il 100% delle università è stato annientato dai bombardamenti» e più di 625.000 studenti hanno perso l’intero anno scolastico. In Libano, i rifugiati palestinesi restano esclusi dall’istruzione secondaria e universitaria a causa di «barriere strutturali, economiche e legali» che alimentano abbandono scolastico e lavoro minorile. Non a caso, ricorda il report, «meno del 6% dei rifugiati nel mondo ha accesso all’università». Il rapporto è il risultato di un anno di accompagnamento legale e sociale: oltre 200 richieste di supporto raccolte tra novembre 2024 e il 2025, 212 persone assistite, 62 casi seguiti legalmente e 16 ricorsi contro rigetti di visto giudicati illegittimi. Un lavoro che parte dal principio che «l’istruzione è un diritto inalienabile», sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, ma ancora oggi negato a intere generazioni. In questo quadro globale, l’Italia secondo Yalla Study appare marginale e miope. Le borse di studio MAECI – circa 5 milioni di euro l’anno per 480 posti – risultano fortemente squilibrate: solo 23 borse alla Siria, 12 alla Palestina e 127 all’intera Africa subsahariana, mentre Cina e India ne ricevono 60 ciascuna. Una sproporzione che il rapporto mette in relazione con le scelte di spesa pubblica: «le risorse destinate alle missioni militari all’estero superano di quattro volte quelle investite nella cooperazione educativa». Un capitolo centrale del report riguarda il sistema dei visti, definito «arbitrario e discriminatorio». I rigetti monitorati da Yalla Study si fondano spesso su «motivazioni standardizzate e prive di personalizzazione»: presunta insufficienza economica, dubbi sull’intenzione di rientro, incoerenza del percorso di studi o assenza di certificazioni linguistiche già valutate dalle università. Prassi che, secondo il dossier, violano la normativa vigente e trasformano il diritto allo studio in «un privilegio per pochi». Accanto alla denuncia, il rapporto racconta anche le risposte dal basso. In particolare, la mobilitazione della società civile italiana in sostegno agli studenti e alle studentesse palestinesi ha dato vita a reti di solidarietà, tutoraggio e accoglienza, capaci di trasformare l’indignazione in percorsi concreti di studio. Emblematico il caso di tre studentesse di Gaza ammesse all’Università di Siena: grazie a un ricorso promosso da Yalla Study, il TAR del Lazio ha imposto procedure consolari flessibili, riconoscendo che «in contesti di guerra le regole ordinarie non possono diventare ostacoli insormontabili». Il report si chiude con una serie di raccomandazioni: un osservatorio nazionale sui visti per studio, più borse di studio umanitarie, criteri economici contestualizzati, canali educativi permanenti per Palestina e Siria, e un maggiore coinvolgimento delle università. Perché, come ribadisce Yalla Study, «difendere il diritto allo studio significa difendere il diritto al futuro». 1. Scarica il rapporto completo ↩︎
Le stragi di Natale: naufragi invisibili nel Mediterraneo e nell’Atlantico
Un altro Natale segnato da morte, disperazione e cinismo sulle rotte migratorie verso l’Europa. Tra il Mediterraneo centrale e l’oceano Atlantico, almeno 128 persone hanno perso la vita negli ultimi giorni, in naufragi avvenuti lontano dagli sguardi, nel silenzio delle autorità impegnate nelle feste natalizie e nell’assenza di operazioni di ricerca e soccorso statali ed europee. Il caso più grave riguarda il Mediterraneo centrale. Secondo Alarm Phone, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre una barca con 117 persone a bordo, partita da Zuwara, in Libia, sarebbe affondata. L’allarme è stato lanciato il 20 dicembre, quando l’organizzazione è stata informata della scomparsa dell’imbarcazione e della perdita di contatto con il telefono satellitare. «Temiamo che nella notte del 19 dicembre si sia verificato un altro naufragio», scrive Alarm Phone. «Di fronte al silenzio e all’indifferenza delle autorità, chiediamo risposte. Le famiglie che cercano i loro cari scomparsi hanno diritto alla verità». Secondo le informazioni raccolte, l’unico sopravvissuto sarebbe stato trovato il 21 dicembre da pescatori tunisini, allo stremo delle forze, su una barca di legno. L’uomo avrebbe raccontato che, poche ore dopo la partenza, le condizioni meteo sono peggiorate drasticamente, con venti fino a 40 km orari e mare agitato. Il naufragio sarebbe avvenuto poco dopo. Il sopravvissuto sarebbe stato trasferito in un ospedale in Tunisia, ma Alarm Phone non è ancora riuscita a verificare ufficialmente la sua sorte. Nei giorni successivi, l’organizzazione ha contattato ripetutamente le guardie costiere italiana, libica e tunisina. «Ci è stato detto che non risultano soccorsi o intercettazioni e che le condizioni meteo rendevano “impossibile” uscire in mare», riferisce Alarm Phone. Dal 18 al 21 dicembre, inoltre, nessuna imbarcazione proveniente dalla Libia è arrivata a Lampedusa. Le ONG presenti nell’area non hanno potuto intervenire: la Sea-Watch 5 aveva già lasciato la zona, mentre ResQPeople non si trovava abbastanza a sud. Il 22 dicembre, l’aereo Seabird 3 di Sea-Watch ha effettuato una ricerca aerea senza individuare tracce del naufragio. Nello stesso periodo, un velivolo di Frontex – Osprey 4 – ha sorvolato la zona il 20 dicembre, due volte il 21 dicembre e nuovamente il 22 dicembre. «Cosa ha visto Frontex e perché queste informazioni non sono state rese pubbliche?», chiede Alarm Phone. «Perché non sono state avviate operazioni di ricerca e soccorso proattive una volta che l’imbarcazione è scomparsa?». Anche la società civile tunisina ha tentato di rintracciare il presunto sopravvissuto, senza ottenere risposte dalle istituzioni. «Questo silenzio riflette il restringimento dello spazio civico», denuncia l’organizzazione, ricordando casi precedenti in cui sopravvissuti a naufragi sono stati deportati nel deserto senza nemmeno ricevere cure mediche. Durissimo il commento di Mem.Med – Memoria Mediterranea, che parla di «un Natale mortale nell’ennesima strage nel Mediterraneo centrale». «Il regime di frontiera uccide altre 116 persone nell’ennesimo naufragio del 2025», scrive l’associazione che offre supporto ai familiari per la ricerca delle persone migranti disperse nel Mediterraneo e monitora le pratiche di frontiera. «Nessuna ricerca in atto per recuperare i corpi, nessuna notizia per denunciarne le cause. Pretendiamo risposte, esigiamo verità e giustizia per tutte le persone ancora disperse e per chi è ancora in mare, lontano dalle vostre tavole imbandite di indifferenza». Prima di quest’ultima strage, nel solo 2025, secondo i dati del Missing Migrants Project di OIM, 1.575 persone avevano già perso la vita nel cimitero Mediterraneo. Ma la scia di morte, come spesso avviene, non si ferma al Mediterraneo. Anche sulla rotta atlantica verso le isole Canarie si è consumata un’altra tragedia. Sempre secondo Alarm Phone e fonti dell’agenzia di stampa AFP, almeno 12 persone sono morte dopo il capovolgimento di un’imbarcazione al largo della città senegalese di Mbour. A bordo ci sarebbero state circa 100 persone: 32 o 33 i sopravvissuti, mentre altri secondo l’agenzia sarebbero riusciti a fuggire prima dell’arrivo delle autorità. «Questi naufragi, come tanti altri prima, non sono incidenti», conclude Alarm Phone. «È il risultato di una deliberata mancata assistenza, della violenza razzista alle frontiere e del rifiuto di garantire la libertà di movimento e il diritto alla vita». «Nessuna frontiera. Nessuna morte. Nessun silenzio».
CPR di Milano, prima condanna per un gestore
C’è una prima condanna contro un ente gestore del CPR a Milano, ma per Naga ODV e la rete Mai più Lager – No ai CPR il risultato lascia «molto amaro in bocca». L’ex direttore del Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli, Alessandro Forlenza, ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi e una multa di 2.000 euro per i reati di frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta. Anche la società Martinina S.r.l., che formalmente gestiva la struttura, ha patteggiato una sanzione di 30.000 euro e un’interdittiva dall’esercizio di impresa per un anno e otto mesi. Il procedimento giudiziario prosegue ora nei confronti della madre di Forlenza, amministratrice della Martinina, con una nuova udienza fissata per marzo. All’udienza di ieri il Naga ha partecipato come parte civile, in un processo avviato grazie a un lavoro di documentazione durato anni: immagini e video diffusi sui social dalla rete Mai più Lager – No ai CPR, testimonianze raccolte all’interno del centro e il dossier Al di là di quella porta, pubblicato nell’ottobre 2023, che aveva contribuito ad attirare l’attenzione della magistratura. Reportage e inchieste/CPR, Hotspot, CPA IL CPR DI VIA CORELLI A MILANO SOTTO INDAGINE DELLA PROCURA Indagati gli amministratori di Martinina srl, Consiglia Caruso e Alessandro Forlenza Nicoletta Alessio 2 Dicembre 2023 Si tratta della prima condanna pronunciata contro un gestore del CPR milanese, un fatto che le due associazioni definiscono «di alto valore simbolico». Ma è proprio il perimetro della decisione giudiziaria a sollevare le critiche più dure. «Il giudizio ha potuto cogliere solo gli aspetti amministrativi della vicenda», sottolineano Naga e Mai più Lager, «lasciando sullo sfondo le drammatiche conseguenze che quelle irregolarità hanno avuto sulla vita delle persone detenute». Secondo le associazioni, l’irregolarità dei documenti presentati per ottenere l’appalto e la mancata erogazione dei servizi promessi hanno prodotto «violazioni sistematiche di diritti fondamentali, dal diritto alla salute a quello alla difesa, fino alla libertà personale». Un piano che, almeno per ora, resta fuori dall’accertamento giudiziario. Particolarmente criticata è la scelta del Ministero dell’Interno di costituirsi parte civile nel processo. «È un’ammissione che ci risulta indigesta e persino beffarda», affermano le due realtà, «perché il gestore è stato selezionato dalla Prefettura di Milano, sulla base di documenti che oggi si assumono essere falsificati, e senza che vi fossero controlli adeguati quando i servizi non venivano erogati». Nel mirino delle critiche anche il Comune di Milano. Naga e Mai più Lager condannano la decisione del sindaco di non costituirsi parte civile, nonostante un ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale. «Sarebbe stato un segnale politico chiaro – scrivono – di contrarietà alla presenza, sul territorio cittadino, di un luogo teatro di violazioni di diritti fondamentali, anche di rango costituzionale». Per le organizzazioni, quanto emerso nel CPR di via Corelli non rappresenta un’eccezione, ma la regola. «Quello che sta venendo alla luce a Milano è ciò che accade in tutti i CPR d’Italia, fin dalla loro istituzione oltre 27 anni fa», denunciano. Anzi, proprio perché più esposto all’attenzione mediatica e al monitoraggio del centralino SOS CPR, il centro di via Corelli sarebbe uno di quelli dove la violenza riesce meno a rimanere invisibile. «Nei CPR del Sud Italia o in Albania – ricordano – il sequestro dei telefoni impedisce che escano immagini e testimonianze». A dimostrarlo, secondo NAGA e Mai più Lager, è anche l’avvicendamento di ben quattro gestori nello stesso centro milanese dal 2020 a oggi, oltre a un anno di commissariamento della Procura di Milano. «Nonostante i cambi di gestione, abbiamo denunciato sempre le stesse brutalità e gli stessi abusi», affermano, respingendo l’idea che il problema sia riconducibile al singolo operatore. La radice della violenza è strutturale: «La detenzione amministrativa è un’istituzione totalizzante fondata sull’inflizione di una violenza sistematica di Stato a danno di persone trasformate in capri espiatori della propaganda securitaria, colpevoli solo di non avere un documento che la legge, nei fatti, rende impossibile ottenere». Un monito che le due realtà sociali rilanciano mentre si avvicina l’entrata in vigore del Patto europeo su Migrazione e Asilo. «È importante ricordarlo ora – concludono – perché quel Patto rischia di fare della detenzione amministrativa e della deportazione in paesi terzi senza garanzie il principale strumento di gestione dei flussi migratori». Approfondimenti/CPR, Hotspot, CPA PATTO MIGRAZIONE E ASILO 2026, A CHE PUNTO SIAMO? Come l'Unione Europea sta riscrivendo il diritto d'asilo e normalizzando l'eccezione Dario Ruggieri 23 Dicembre 2025 Naga ODV e Mai più Lager – No ai CPR chiedono che la condanna non resti un episodio isolato, ma diventi l’occasione per mettere in discussione l’intero sistema dei CPR e il suo impatto sui diritti fondamentali delle persone migranti.
Condannato Maurizio Belpietro per diffamazione. Aveva definito le ONG “pirati”
Maurizio Belpietro dovrà risarcire a titolo di provvisionale con 10.000 euro Open Arms, Emergency e Sea-Watch, SOS Mediterranee, Louise Michel e Mediterranea e 7.000 per AOI Rete Nazionale, per aver definito “pirati” gli operatori delle ONG in prima pagina su Panorama. Lo ha stabilito giovedì 18 dicembre il Tribunale di Milano nell’ambito del procedimento per diffamazione a suo carico. Belpietro era accusato di omesso controllo, ex art. 57 c.p., per aver acconsentito a definire sulla copertina del settimanale Panorama, nel novembre 2022, che all’epoca dirigeva, “I NUOVI PIRATI” gli operatori umanitari delle ONG. Nel procedimento si sono costituite parte civile le ONG Open Arms, AOI – Rete Nazionale, Emergency e Sea-Watch, che avevano ritenuto titolo e immagine pubblicati “non veritieri e offensivi del lavoro umanitario svolto da chi, nel Mediterraneo Centrale, opera per soccorrere vite umane”. L’esito arriva dopo l’istruttoria dibattimentale di novembre, in cui i rappresentanti delle ONG coinvolte hanno portato la loro testimonianza e hanno spiegato il modus operandi del soccorso civile nel Mediterraneo e le basi giuridiche su cui si poggia, chiarendo di essere sempre stati assolti da accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina nelle sedi giudiziarie competenti. Nella stessa occasione erano stati ascoltati anche Maurizio Belpietro, Fausto Biloslavo, redattore della rivista, e l’Ammiraglio De Felice. La decisione delle ONG di procedere con l’esposto era stata presa poiché stanche di una propaganda denigratoria contro chi sceglie di agire al fine di salvare vite, “un’azione che non ha niente a che vedere con la pirateria ma è altresì un dovere morale e di legge. Un dovere che va tutelato e non denigrato né criminalizzato“, scrivono le organizzazioni che aggiungono: “Con il pronunciamento si ristabiliscono dei principi di civiltà: la solidarietà non è un reato e chi la diffama, chi offende, chi lancia accuse infondate, chi semina odio, va sanzionato e deve pagare un prezzo risarcendo le parti lese“. Non si tratta, del resto, di un caso isolato. Già in passato le Ong impegnate nella ricerca e soccorso hanno ottenuto importanti riconoscimenti in sede giudiziaria contro la disinformazione. Un precedente significativo è quello che ha visto protagonista l’organizzazione MV Louise Michel, che in aprile 2025 ha ottenuto una vittoria legale contro Quotidiano Nazionale per diversi articoli diffamatori. Notizie DISINFORMAZIONE SU ONG E MIGRAZIONE: UNA PRIMA VITTORIA LEGALE PER LA LOUISE MICHEL La causa contro Quotidiano Nazionale. In tutto 15 le testate giornalistiche italiane accusate di diffamazione Redazione 17 Aprile 2025