CPR di Milano, prima condanna per un gestoreC’è una prima condanna contro un ente gestore del CPR a Milano, ma per Naga ODV
e la rete Mai più Lager – No ai CPR il risultato lascia «molto amaro in bocca».
L’ex direttore del Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli,
Alessandro Forlenza, ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi e una multa
di 2.000 euro per i reati di frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta.
Anche la società Martinina S.r.l., che formalmente gestiva la struttura, ha
patteggiato una sanzione di 30.000 euro e un’interdittiva dall’esercizio di
impresa per un anno e otto mesi.
Il procedimento giudiziario prosegue ora nei confronti della madre di Forlenza,
amministratrice della Martinina, con una nuova udienza fissata per marzo.
All’udienza di ieri il Naga ha partecipato come parte civile, in un processo
avviato grazie a un lavoro di documentazione durato anni: immagini e video
diffusi sui social dalla rete Mai più Lager – No ai CPR, testimonianze raccolte
all’interno del centro e il dossier Al di là di quella porta, pubblicato
nell’ottobre 2023, che aveva contribuito ad attirare l’attenzione della
magistratura.
Reportage e inchieste/CPR, Hotspot, CPA
IL CPR DI VIA CORELLI A MILANO SOTTO INDAGINE DELLA PROCURA
Indagati gli amministratori di Martinina srl, Consiglia Caruso e Alessandro
Forlenza
Nicoletta Alessio
2 Dicembre 2023
Si tratta della prima condanna pronunciata contro un gestore del CPR milanese,
un fatto che le due associazioni definiscono «di alto valore simbolico». Ma è
proprio il perimetro della decisione giudiziaria a sollevare le critiche più
dure. «Il giudizio ha potuto cogliere solo gli aspetti amministrativi della
vicenda», sottolineano Naga e Mai più Lager, «lasciando sullo sfondo le
drammatiche conseguenze che quelle irregolarità hanno avuto sulla vita delle
persone detenute».
Secondo le associazioni, l’irregolarità dei documenti presentati per ottenere
l’appalto e la mancata erogazione dei servizi promessi hanno prodotto
«violazioni sistematiche di diritti fondamentali, dal diritto alla salute a
quello alla difesa, fino alla libertà personale». Un piano che, almeno per ora,
resta fuori dall’accertamento giudiziario.
Particolarmente criticata è la scelta del Ministero dell’Interno di costituirsi
parte civile nel processo. «È un’ammissione che ci risulta indigesta e persino
beffarda», affermano le due realtà, «perché il gestore è stato selezionato dalla
Prefettura di Milano, sulla base di documenti che oggi si assumono essere
falsificati, e senza che vi fossero controlli adeguati quando i servizi non
venivano erogati».
Nel mirino delle critiche anche il Comune di Milano. Naga e Mai più Lager
condannano la decisione del sindaco di non costituirsi parte civile, nonostante
un ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale. «Sarebbe stato un segnale
politico chiaro – scrivono – di contrarietà alla presenza, sul territorio
cittadino, di un luogo teatro di violazioni di diritti fondamentali, anche di
rango costituzionale».
Per le organizzazioni, quanto emerso nel CPR di via Corelli non rappresenta
un’eccezione, ma la regola. «Quello che sta venendo alla luce a Milano è ciò che
accade in tutti i CPR d’Italia, fin dalla loro istituzione oltre 27 anni fa»,
denunciano. Anzi, proprio perché più esposto all’attenzione mediatica e al
monitoraggio del centralino SOS CPR, il centro di via Corelli sarebbe uno di
quelli dove la violenza riesce meno a rimanere invisibile. «Nei CPR del Sud
Italia o in Albania – ricordano – il sequestro dei telefoni impedisce che escano
immagini e testimonianze».
A dimostrarlo, secondo NAGA e Mai più Lager, è anche l’avvicendamento di ben
quattro gestori nello stesso centro milanese dal 2020 a oggi, oltre a un anno di
commissariamento della Procura di Milano. «Nonostante i cambi di gestione,
abbiamo denunciato sempre le stesse brutalità e gli stessi abusi», affermano,
respingendo l’idea che il problema sia riconducibile al singolo operatore.
La radice della violenza è strutturale: «La detenzione amministrativa è
un’istituzione totalizzante fondata sull’inflizione di una violenza sistematica
di Stato a danno di persone trasformate in capri espiatori della propaganda
securitaria, colpevoli solo di non avere un documento che la legge, nei fatti,
rende impossibile ottenere».
Un monito che le due realtà sociali rilanciano mentre si avvicina l’entrata in
vigore del Patto europeo su Migrazione e Asilo. «È importante ricordarlo ora –
concludono – perché quel Patto rischia di fare della detenzione amministrativa e
della deportazione in paesi terzi senza garanzie il principale strumento di
gestione dei flussi migratori».
Approfondimenti/CPR, Hotspot, CPA
PATTO MIGRAZIONE E ASILO 2026, A CHE PUNTO SIAMO?
Come l'Unione Europea sta riscrivendo il diritto d'asilo e normalizzando
l'eccezione
Dario Ruggieri
23 Dicembre 2025
Naga ODV e Mai più Lager – No ai CPR chiedono che la condanna non resti un
episodio isolato, ma diventi l’occasione per mettere in discussione l’intero
sistema dei CPR e il suo impatto sui diritti fondamentali delle persone
migranti.