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Casa: governo Meloni prigioniero della rendita!
Perché il ddl approvato in consiglio dei ministri il 30 aprile è pericoloso In questo disegno di legge che riscrive le disposizioni in materia di rilascio di immobili osserviamo una tutela assoluta dei proprietari di casa, con modifiche sostanziali al codice di procedura civile. Inoltre questo dispositivo, una volta approvato, […] L'articolo Casa: governo Meloni prigioniero della rendita! su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
BOLZANO: IL SETTIMO PRESIDIO IN SETTE SETTIMANE CHIEDE DI “RIAPRIRE I CENTRI DI ACCOGLIENZA E LAVORARE SU UN PIANO CASA”
“Riaprire tutti i centri di accoglienza che sono stati chiusi nella provincia di Bolzano” e i servizi ex Sprar, è la richiesta del settimo presidio che si è svolto martedì pomeriggio in piazza Municipio. Oltre ai lavoratori migranti rimasti fuori dai dormitori per i quali da settimane si chiede urgentemente un tetto, il tema si allarga al diritto all’abitare, data la gravissima crisi in atto in tutto il Sudtirolo. È necessario lavorare subito su un “piano casa, non tanto per comprarla” perché è diventato impossibile, ma “per l’affitto, dato che attualmente il 60-70 percento dello stipendio” viene speso per l’alloggio. “Case che sono sempre più piccole e sempre più destinate al turismo”: sono infatti 40 milioni i pernottamenti annuali in Alto Adige. Nonostante i presidi in corso da sette settimane, le soluzioni finora proposte dalle istituzioni locali sono superficiali e insufficienti, infatti con la chiusura dei dormitori invernali centinaia di lavoratori migranti si sono riversati sul capoluogo altoatesino, che è l’unico centro a disporre di servizi di bassa soglia. La prossima assemblea pubblica per il diritto all’abitare, insieme ai compagni e alle compagne di Abitare Bozen, si terrà mercoledì 20 maggio alle ore 20 presso lo Spazio 77 di via Dalmazia, 77 f. Gli aggiornamenti con Matteo, compagno di Bozen solidale. Ascolta o scarica
May 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Piano casa del Governo Meloni: l’ultimo regalo al mercato immobiliare
Il Piano Casa del governo Meloni è l’ultimo atto della lunga dismissione del patrimonio immobiliare pubblico italiano. Dopo la svendita di edifici storici e aree urbane, ora tocca all’ERP: alloggi popolari messi in vendita, fondi pubblici convogliati verso privati, grandi … Leggi tutto L'articolo Piano casa del Governo Meloni: l’ultimo regalo al mercato immobiliare sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
LA RENDITA MOLECOLARE
COME LE PIATTAFORME STANNO SMATERIALIZZANDO LA PROPRIETÀ E POLVERIZZANDO LA RESPONSABILITÀ C’è una frase nel materiale promozionale di Arrived — piattaforma statunitense di investimento immobiliare frazionato, sostenuta tra gli altri da Jeff Bezos — che vale la pena fermarsi a leggere con attenzione: niente telefonate a tarda notte. È una promessa rivolta agli investitori, e si riferisce agli inquilini. Questi ultimi, nella grammatica della piattaforma, sono la fonte del disturbo, l’elemento di frizione da eliminare. L’investimento perfetto è quello da cui la persona scompare. Arrived non è un caso isolato né una semplice curiosità americana. È il caso esemplare di una trasformazione strutturale che sta ridisegnando i rapporti tra capitale, abitazione e responsabilità. Capire cosa sta accadendo lì significa anticipare ciò che si sta già muovendo altrove. L’ARCHITETTURA DELLA PIATTAFORMA Il meccanismo è semplice nella forma, complesso nelle implicazioni. Arrived acquista immobili residenziali — abitazioni unifamiliari, case vacanze — e li fraziona in quote acquistabili da chiunque a partire da cento dollari. Gli investitori ricevono dividendi trimestrali proporzionali ai canoni di locazione e partecipano alla rivalutazione dell’immobile in caso di vendita. La piattaforma gestisce tutto il resto: ricerca dell’immobile, finanziamento, ristrutturazioni, rapporti con gli inquilini, manutenzione ordinaria e straordinaria. Alla fine del 2025, oltre 850.000 investitori avevano aderito alla piattaforma, investendo complessivamente più di 300 milioni di dollari in oltre 550 proprietà distribuite in 65 città americane. Nel novembre dello stesso anno, Arrived ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 27 milioni di dollari e il lancio di un mercato secondario: una piattaforma dove gli investitori possono scambiarsi tra loro quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di uscire rapidamente dalle posizioni o di ribilanciare il portafoglio. Il CEO Ryan Frazier ha descritto il modello come un “unbundling” del REIT — il fondo comune di investimento immobiliare — applicato ai singoli immobili, così che ciascun investitore possa scegliere le proprietà di proprio gradimento. Alcune case hanno più di mille investitori. La visione dichiarata è quella di un mercato azionario applicato al patrimonio immobiliare residenziale. COSA SI SMATERIALIZZA DAVVERO La narrativa ufficiale presenta tutto questo come “democratizzazione”. L’accesso al mattone, storicamente riservato a chi disponeva di capitale sufficiente per un mutuo o per un acquisto diretto, verrebbe aperto a chiunque abbia cento dollari e uno smartphone. È una storia che funziona perché contiene un dato vero: la proprietà immobiliare è stata a lungo uno strumento di accumulazione riservato alle classi medie e superiori. Ma la democratizzazione dell’investimento non è la stessa cosa della democratizzazione dell’abitare. Anzi, le due cose si muovono in direzioni opposte. Quando un immobile residenziale viene trasformato in strumento finanziario frazionato, accade qualcosa di preciso sul piano strutturale: la catena proprietaria si allunga e si opacizza fino a diventare irrintracciabile. Il proprietario formale non è più una persona fisica o una società identificabile, ma una costellazione dispersa di micro-investitori, ciascuno titolare di una quota infinitesimale, nessuno responsabile di nulla. La gestione è delegata alla piattaforma, che risponde agli investitori ma non agli inquilini. Questa architettura produce un effetto specifico: la responsabilità si dissolve. Non si riduce, non si distribuisce equamente: si dissolve. Chi abita la casa non ha più un interlocutore reale. Ha un’app, un numero di assistenza, un sistema di ticketing. Il rapporto tra chi abita e chi possiede, già asimmetrico nelle sue forme tradizionali, perde qui anche l’ultimo residuo di concretezza umana. LA RENDITA COME CATEGORIA ASTRATTA La finanziarizzazione dell’abitare non è un fenomeno nuovo. I fondi pensione, i fondi immobiliari e le grandi società di gestione patrimoniale hanno da decenni una presenza massiccia nel mercato residenziale. Ma il modello delle piattaforme di investimento frazionato rappresenta qualcosa di qualitativamente diverso: porta quella logica fino alla sua conseguenza più estrema, applicandola non alla scala istituzionale ma a quella molecolare. La rendita immobiliare esiste da quando esiste la proprietà privata. Ma nella sua forma tradizionale comportava almeno una relazione, per quanto squilibrata: tra un proprietario identificabile e un inquilino. Quella relazione poteva essere conflittuale, sfruttativa, ingiusta — e spesso lo era. Ma era pur sempre una relazione tra soggetti e, in quanto tale, produceva responsabilità, diritti, obblighi reciproci, talvolta perfino accordi. Il modello di Arrived elide quella relazione alla radice. La casa diventa un asset come un’azione in borsa. L’inquilino diventa un flusso di cassa. La rendita diventa una categoria puramente astratta, separata dal suo substrato umano. E l’investitore — il nuovo proprietario molecolare — può tranquillamente non sapere in quale città si trovi la casa in cui investe, chi la abiti, in quali condizioni. Questa astrazione non è un effetto collaterale del modello. È il suo prodotto principale, la sua promessa centrale. “Concentrati solo sui guadagni”, dice Arrived ai propri utenti. Tutto il resto — la manutenzione, le riparazioni, le persone — è rumore da cui proteggersi. L’IDEOLOGIA DELLA LIQUIDITÀ Il lancio del mercato secondario nell’autunno del 2025 introduce un elemento ulteriore di complessità. Gli investitori possono ora acquistare e vendere quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di bilanciare rapidamente il proprio portafoglio. Si tratta, nella sostanza, dell’applicazione della logica dei mercati finanziari alla casa intesa come luogo fisico abitato da persone reali. Le implicazioni sono serie. Un mercato azionario applicato agli immobili introduce volatilità là dove la stabilità è un bisogno primario. Se tutti gli investitori decidono di liquidare contemporaneamente le loro quote in un certo mercato — perché i rendimenti calano, perché un’altra piattaforma offre di più, perché un algoritmo segnala un’opportunità altrove — cosa accade agli inquilini? Chi gestisce le proprietà in fase di liquidazione di massa? Chi risponde delle manutenzioni sospese, dei contratti non rinnovati, degli sfratti strumentali? I critici del modello sottolineano come trasformare le abitazioni unifamiliari in prodotti d’investimento aggravi i problemi di accessibilità abitativa, aggiungendo domanda speculativa a mercati già compressi. Non si tratta di una preoccupazione teorica. Quando i capitali si spostano velocemente su scala geografica, attratti dai rendimenti più alti nelle aree “ad alta crescita”, i prezzi delle locazioni nelle aree target aumentano, le comunità si destabilizzano e le fasce di popolazione a reddito medio-basso vengono progressivamente espulse. DEMOCRATIZZARE IL PEGGIO C’è un paradosso al cuore della narrazione democratizzante. Arrived e piattaforme simili si presentano come strumenti di inclusione finanziaria: anche chi non ha i capitali per acquistare una casa può partecipare alla crescita del mercato immobiliare. È un argomento che ha una sua coerenza interna e intercetta una domanda reale, in un momento in cui la proprietà della casa è sempre più inaccessibile per le generazioni più giovani. Ma quello che viene “democratizzato” non è il diritto all’abitare. È la partecipazione alla rendita. E queste due cose non solo non coincidono: sono strutturalmente antagoniste. Più persone partecipano alla rendita come investitori, più la casa come bene d’uso si allontana da chi ne ha bisogno come inquilino. In altri termini, la piattaforma trasforma una quota sempre più ampia della popolazione in piccoli rentier, ciascuno con un interesse diretto alla massimizzazione del canone di locazione e alla valorizzazione del patrimonio. L’effetto politico di lungo periodo non è trascurabile. Chi possiede quote di immobili — anche minute, anche simboliche — tende a sviluppare un orientamento diverso rispetto alle politiche abitative, alla regolamentazione degli affitti, agli investimenti pubblici nell’edilizia. La molecolarizzazione della rendita è anche una molecolarizzazione del consenso a un certo ordine del mercato immobiliare. LA RESPONSABILITÀ COME CATEGORIA OBSOLETA Sul piano giuridico, il modello di Arrived solleva questioni che i sistemi normativi esistenti faticano a inquadrare. In molti ordinamenti, il rapporto di locazione presuppone l’esistenza di un locatore identificabile, con obblighi precisi: manutenzione dell’immobile, rispetto delle norme igienico-sanitarie, responsabilità per i danni. Quando la proprietà è frazionata tra migliaia di micro-investitori e la gestione è delegata a una piattaforma tecnologica con sede in un’altra giurisdizione, chi è il locatore? Chi risponde in caso di inadempimento? Chi può essere convenuto in giudizio? La piattaforma non è neutra: è un intermediario che esercita potere reale sulle condizioni abitative degli inquilini, selezionando le proprietà, fissando i canoni, decidendo le ristrutturazioni, gestendo le procedure di sfratto. Ma la sua posizione giuridica è costruita in modo da minimizzare la responsabilità verso gli abitanti e massimizzarla verso gli investitori. Questo squilibrio non è accidentale. È il prodotto di una precisa scelta di design, che riflette una precisa scelta politica: quella di trattare la casa come un asset finanziario e l’inquilino come un centro di costo da ottimizzare. COSA RIMANE DA FARE Esiste un’alternativa alla finanziarizzazione molecolare dell’abitare. Non è misteriosa né inedita: è l’investimento pubblico nell’edilizia residenziale, la costruzione di patrimonio abitativo sottratto alla logica del mercato, la regolamentazione stringente degli affitti e dei processi di cartolarizzazione immobiliare. Sono politiche che esistono, che hanno funzionato e che in molti contesti sono state smantellate nel corso degli ultimi decenni, precisamente per fare spazio al mercato che oggi si presenta come unica soluzione al problema che ha contribuito a creare. Quello che piattaforme come Arrived rendono evidente — involontariamente, per eccesso di franchezza — è la direzione di marcia di un sistema che ha deciso di trattare il bisogno fondamentale di un tetto come un’opportunità di rendita. La novità non è nella sostanza, che è vecchia quanto il capitalismo. La novità è nella forma: la velocità, la scala, la granularità con cui quella logica viene ora applicata. E soprattutto nella sua presentazione come progresso, come inclusione, come democratizzazione. Quando la promessa è “concentrati solo sui guadagni”, la domanda da fare è sempre la stessa: chi si concentra, invece, sulle persone? FONTI * https://www.nationalmortgageprofessional.com/news/bezos-backed-arrived-launches-real-estate-stock-market-platform * https://www.geekwire.com/2025/bezos-backed-real-estate-startup-arrived-raises-27m-launches-trading-platform/ * https://www.cnbc.com/2025/11/13/arrived-launches-trading-platform-for-shares-of-rental-homes.html * https://www.bisnow.com/national/news/capital-markets/arrived-raises-27m-launches-secondary-marketplace-127117 * https://jacobinitalia.it/con-amazon-tutti-micropadroni-di-casa/ * https://arrived.com Francesco Russo
May 12, 2026
Pressenza
Il patto del Comune con la BEI a tutela degli interessi economici: ecco perché
La Sindaca Funaro ha bollato come “fake news” quanto contenuto nell’Appello per rivedere l’incarico alla BEI di un piano di social housing a Firenze, promosso dal Laboratorio per la città. Comunico alla Sindaca che l’Appello è basato … Leggi tutto L'articolo Il patto del Comune con la BEI a tutela degli interessi economici: ecco perché sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il decreto Casa di maggio promette abitazioni e sfratti
Il decreto Primo maggio sulla casa è stato approvato! Il provvedimento annunciato con grandi proclami, ha finalmente visto la luce, ma non parla di intervento pubblico, se non nel risanamento di alloggi inabitabili perché lasciati colpevolmente all’incuria. In Italia sono anni che si presentano “Piani casa” e la situazione è sempre più grave. Nel 2023 il Governo annunciava provvedimenti per “ammodernare l’Italia” con la costruzione di nuove case con attenzione alla “qualità architettonica” e attraverso la riqualificazione dell’edilizia pubblica. Il MIT avviava una commissione tecnica per definire il fabbisogno ERP, quello dell’edilizia sociale e quale peso avrebbe potuto avere il recupero di immobili pubblici. Si metteva a fuoco la platea dei destinatari, mentre si studiava il modello di finanziamento che coinvolgesse anche capitali privati. Il risultato è stata la costruzione di altre case ,destinate al mercato privato che nessuno può abitare. Nel corso del 2024 viene approvato il Decreto Salva Casa (D.L 69/2024 convertito in L.105/2024) che con il problema della casa poco c’entra, di fatto è una sanatoria di difformità edilizie e abusi minori e consente di facilitare i cambi di destinazione. Il problema che riguarda la possibilità per molte famiglie di avere accesso a un’abitazione non viene affrontato. > Adesso il governo Meloni ha approvato il decreto legge “Disposizioni urgenti > per il Piano Casa” con il quale promette la costruzione di 100mila alloggi nei > prossimi dieci anni e la ristrutturazione di 60mila unità di edilizia popolare > per renderle abitabili. Il Governo prevede anche misure specifiche per la fascia di giovani con un reddito inferiore a 60mila euro, che non sono in grado di acquistare una casa. Per loro si è pensato allo strumento del rent to buy, paghi l’affitto oggi che viene accantonato come anticipo del prezzo finale con l’obbligo di acquistare la casa entro un termine stabilito. Incentivare ancora l’acquisto invece che privilegiare l’affitto e l’edilizia pubblica costringe un’intera generazione a vivere sotto la mannaia di un debito perenne. In realtà il Piano Casa Italia, annunciato come una novità, esiste come norma dal 30 dicembre 2025 quando è stata approvata la Legge di Bilancio 2026.che all’art.1 commi 783 e 784 definisce la strategia per l’edilizia residenziale pubblica e sociale. Per diventare operativa deve essere approvato il DPCM attuativo, il decreto che da via al piano, definendo la ripartizione delle risorse e le modalità operative. Doveva essere approvato a marzo, ma la data è slittata a data da destinarsi. L’apertura dei cantieri appare ancora lontana. Si parla di un investimento di 6 miliardi, che con l’unificazione prevista dalla legge di Bilancio 2026 delle risorse già stanziate con le Finanziarie precedenti potrebbe arrivare a 8 miliardi. Disponibili sono 970 milioni per i prossimi 4 anni, a cui si aggiungerebbero 1,1 miliardi dei Fondi Coesione destinati agli alloggi sostenibili.In pratica per questo programma straordinario di recupero del patrimonio di edilizia pubblica lasciato andare in malora, il finanziamento prevede poco più di 100 milioni all’anno fino al 2030. Briciole! > Nel Decreto non compare mai la parola “liste d’attesa” che sono quelle di chi > da anni ha fatto la domanda per avere una casa di edilizia popolare e appunto > “è in attesa” di riceverla. In Italia sono 250mila le famiglie che avrebbero i > requisiti per avere un alloggio e hanno presentata la domanda. Alcune andranno > in uno dei 60mila alloggi pubblici che si prevede di rendere abitabili. Per le > altre 190mila non è previsto nessun finanziamento pubblico per realizzare > nuove unità edilizie. Non c’è una parola neanche sui tanti senza fissa dimora, poveri che affollano le strade delle città e per i quali si usa con disprezzo la parola degrado. Il problema della casa non è solo un problema del nostro paese .In Europa oltre un milione di persone vive in strada o in rifugi pubblici e questo numero è in continuo aumento. In tutto il continente europeo i canoni per gli affitti negli ultimi 15 anni sono aumentati in media del 28% e i prezzi delle abitazioni del 53%. Ovunque i costi abitativi arrivano a superare il 40% del reddito disponibile. La difficoltà dell’accesso alla casa non riguarda solo la fascia più povera della popolazione. Eppure di case se ne costruiscono molte, tanto da determinare un eccesso di stock residenziale. Le case costruite però non sono fatte per essere abitate, piuttosto sono destinate alla locazione turistica a breve termine.. A fronte di questa situazione a dicembre scorso la Commissione europea ha presentato il piano per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili con l’obiettivo di aiutare gli Stati membri a realizzare alloggi più accessibili in tutta Europa. Anche se le politiche della casa sono di competenza nazionale l’Europa può intervenire con strumenti finanziari e con regolamenti che semplifichino le procedure. > La Commissione stima che, per colmare il divario nel prossimo decennio, > servano nell’UE circa 650.000 abitazioni all’anno oltre i livelli attuali, con > un fabbisogno di investimenti pari a circa 150 miliardi di euro all’anno. Ci sono grandi differenze fra i diversi paesi, sia nel fabbisogno che nelle politiche messe in campo per arginare la crisi. In Austria, specialmente a Vienna, esiste da decenni un modello di edilizia sociale che garantisce alloggi accessibili attraverso forti sovvenzioni pubbliche e una vasta offerta di case comunali. Il 70% dei viennesi vive in alloggi sovvenzionati o comunali, con affitti molto inferiori a quelli di mercato. Sono 220mila gli alloggi di proprietà pubblica. Anche in Francia l’edilizia pubblica rappresenta un vasto sistema per supportare le fasce deboli, con un forte sostegno economico da parte dello Stato. Paris Habitat è il più grande ente di edilizia pubblica in Europa. Gestisce circa 124.000 alloggi sociali situati all’interno e nell’area metropolitana di Parigi, fornendo alloggio a oltre 310.000 residenti. Non è così in Spagna, colpita da emergenza abitativa con alta speculazione. Il governo spagnolo ha appena approvato un piano da 7 miliardi di euro per la costruzione di nuove abitazioni pubbliche e vietando la vendita del patrimonio pubblico già esistente, che copre solo il 2% del totale delle abitazioni, una percentuale nettamente inferiore alla media europea Uno dei paesi in cui la situazione è più drammatica è l’Irlanda. Gli affitti negli ultimi dieci anni sono aumentati del 115% e a Dublino i senza tetto sono più di 12mila su una popolazione di 600mila abitanti. Eppure Dublino è una città con una ricchezza diffusa, che non consente però di affrontare il costo di un’abitazione. La situazione è stata determinata da scelte politiche che hanno incentivato gli investimenti di fondi immobiliari che guardano alla casa come strumenti per realizzare profitti sempre più alti. E le persone dormono in strada. Ad Amsterdam sono state fatte scelte diverse. Da 2017 è in vigore l’obbligo di destinare per ogni nuovo sviluppo residenziale il 40% delle case all’edilizia sociale, un altro 40% ad affitti a prezzi calmierati e il restante 20% al libero mercato. Questo ha fatto si che la città possieda una delle percentuali più alte in Europa di edilizia sociale. Nonostante il tentativo di affrontare il problema oltre 11mila persone vivono in strada o nei rifugi predisposti dall’amministrazione. La pressione del turismo è molto forte e crea una distorsione del mercato immobiliare, che non offre abitazioni a prezzi accessibili. Ovunque esiste una quota di edilizia pubblica, che tuttavia non è sufficiente a coprire il fabbisogno abitativo. In Italia alla radice del problema c’è la bassissima quota di edilizia pubblica e il divario tra le condizioni economiche della popolazione, dovute ai bassi salari e il costo delle case e degli affitti. La conseguenza dell’insostenibilità del costo del canone dell’affitto è l’aumento del numero degli sfratti per morosità in tutte le città italiane e in particolare nelle grandi aree urbane. > Il decreto annuncia che è stato predisposto un disegno di legge per consentire > gli sfratti più veloci accelerando le procedure per liberare gli immobili. > Buttare in mezzo alla strada altre famiglie non serve certo a risolvere il > problema della casa! Le più colpite sono le famiglie con figli e sono loro ad avere tassi di povertà assoluta molto alti. La casa è diventata un problema anche per famiglie che un reddito ce l’hanno e potrebbero pagarla, ma il mercato non offre alloggi in affitto a lungo termine per chi è residente: è il turismo che ha monopolizzato il mercato. L’affitto quindi dovrebbe essere il terreno da privilegiare da parte dell’intervento pubblico per ampliare l’offerta di locazioni a lungo termine e a prezzi accessibili. La difficoltà di poter avere una casa impedisce ai giovani di essere autonomi e li costringe a rinunciare a eventuali scelte di formazione e lavoro. Insieme alla precarietà lavorativa e l’assenza di servizi, la mancanza di una casa incide sulle loro vite fino a influenzare le scelte familiari e demografiche, Nonostante il problema abitativo richieda risposte immediate in grado di intercettare i bisogni attuali, continua il disinteresse delle politiche pubbliche di questo governo per questo settore, lasciato in mano alla ferocia dei fondi di investimento. È a loro che guarda il piano appena varato, ai loro interessi e per questo promette “semplificazione burocratica”. La reale intenzione è attrarre investimenti privati e saranno loro, insieme a Invimit e Cassa Depositi e Prestiti, a garantire alloggi a prezzi inferiori al mercato… Senz’altra definizione di cosa si intenda per mercato! La copertina è di BORGHY52 (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Il decreto Casa di maggio promette abitazioni e sfratti proviene da DINAMOpress.
May 4, 2026
DINAMOpress
Con Amazon tutti micropadroni di casa
Se la prima regola del capitalismo è «trasformalo in mercife», la seconda ormai è: «Mettilo su una piattaforma». Le tecnologie contemporanee consentono velocità, ampi spettri e risultati in rete che avrebbero lasciato a bocca aperta anche i più potenti magnati del passato. Aggiungete un contesto normativo tanto permissivo quanto corrosivo, e otterrete una distopia in cui tutto è in vendita e si può acquistare online. Oggi è possibile comprare una quota di un immobile in affitto tramite la piattaforma Arrived. L’iniziativa, sostenuta tra gli altri dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, attira gli investitori con la promessa di facili rendimenti, invitando i potenziali acquirenti a «ottenere un reddito passivo senza le complicazioni legate agli inquilini». Il fatto che l’inquilino venga dipinto come intrinseca «fonte di problemi» dovrebbe essere il primo campanello d’allarme. Per chi investe in Arrived, questa fonte di reddito astratta e passiva è un semplice «investimento», ma quella speculazione rappresenta la casa di qualcuno: un luogo in cui individui e famiglie vivono e senza il quale faticherebbero a sopravvivere. Non occorre riflettere a lungo o intensamente per capire perché eliminare qualsiasi legame umano tra proprietario e inquilino possa esacerbare un rapporto già teso, asimmetrico e basato sullo sfruttamento. LEGGI ANCHE… CASA I PADRONI DI CASA NOSTRA Redazione Jacobin Italia SFRUTTARE IL BISOGNO DI UN TETTO A partire da soli 100 dollari, con pochi clic del mouse e della tastiera, si può godere della gloria di essere un proprietario di casa senza tutte le complicazioni e le difficoltà di dover guardare negli occhi le famiglie di cui si possiede la casa e si controllano le condizioni di vita. «Niente telefonate a tarda notte – promette Arrived – I nostri esperti si occupano di manutenzione, rinnovi e tutto il resto, così tu puoi concentrarti solo sui guadagni». Che bello. Che goduria. È un percorso senza intoppi verso il mondo degli investimenti, che trasforma ogni sognatore con un centinaio di dollari in una specie di proprietario di casa, anche se solo in minima parte. L’investimento frazionato, in cui un investitore acquista una parte di un’azione o di una quota di un fondo, non è una novità, così come non lo è l’investimento immobiliare frazionato. Ma la trasformazione di entrambi in app rappresenta un ulteriore passo verso un mondo completamente nuovo. È un po’ come un’app di incontri folle, dove investitori da poltrona possono sfogliare un elenco di case con foto e rendimenti recenti inclusi. Oh, la casa artigianale con il rivestimento giallo sembra carina. E con un dividendo annualizzato dell’8,1% o superiore, non puoi assolutamente perdere! Metti mi piace. Scorrere le immagini delle case in vendita, disponibili per essere «finanziate», significa rendersi conto di quanto si possa essere lontani dal bisogno umano fondamentale di un tetto sopra la testa. Guardare le immagini da lontano, senza percepire l’esperienza di vivere in uno spazio, in una comunità, e sognare di trarne profitto, significa accettare un mondo in cui il profitto è il bene supremo. La piattaforma Arrived offre un mix sconcertante di peccati ben noti. Molti di noi hanno avuto un proprietario di casa, e molti ne hanno avuti di pessimi. Alcuni di noi hanno avuto proprietari di casa tramite una società di gestione immobiliare. E ampie porzioni di alloggi in affitto sono già di proprietà, in modo frammentato, di fondi pensione e altri investitori istituzionali. La novità di Arrived sta nel modo in cui frammenta la proprietà in innumerevoli piccole quote, disperdendole tra le grinfie di qualsiasi investitore privato che utilizzi l’app. I confini tra responsabilità e proprietà sono così sfumati che potrebbero anche non esistere. Tanto da far sembrare antiquato e superato il diritto di guardare il proprio proprietario di casa negli occhi e chiedergli di riparare un tubo o di sostituire un elettrodomestico. Trasformare gli alloggi in micro-beni non solo aggrava l’impunità, ma contribuisce a normalizzarla. E non solo nel settore immobiliare, ma ovunque si diffonda questo tipo di investimento frazionato basato su piattaforme. LEGGI ANCHE… CASA IL DIRITTO ALLA CASA VA A FONDO Chiara Davoli COSA POTREBBE ANDARE STORTO? L’argomento più ovvio a favore di una piattaforma di investimento frazionato per proprietari immobiliari è che incentiva gli investimenti nel settore immobiliare. Ma Arrived riconfeziona case esistenti, trasformandole in veicoli di investimento e intensificando la concorrenza su un’offerta limitata, facendo salire i prezzi. Esistono modi più efficaci, equi e umani per costruire e rendere accessibili le case su larga scala. Gli investimenti pubblici, attraverso il finanziamento e la costruzione di diverse tipologie abitative, attenuerebbero, o quantomeno ridurrebbero, la pressione speculativa e contribuirebbero a stabilizzare le comunità nel lungo periodo. Contribuirebbero inoltre a ridefinire le case come luoghi in cui vivere – e le persone che le abitano come vicini, come esseri umani, piuttosto che come semplici unità di profitto. La preoccupazione per la stabilità è fondata. La facile liquidità e la struttura basata su piattaforma di Arrived rischiano di innescare una dinamica in cui gli acquirenti puntano sulle aree «ad alta crescita», esacerbando potenzialmente le disuguaglianze geografiche e aumentando la volatilità del mercato immobiliare. Cosa succede ai prezzi quando tutti si precipitano sul mercato contemporaneamente? Cosa succede alle case quando tutti fuggono in massa? Sappiamo come va a finire. Non bene. Coloro che affermano di sostenere il libero mercato potrebbero storcere il naso di fronte a regolamentazioni che impongono limiti rigorosi alle transazioni, ma quelle stesse persone sembrano altrettanto entusiaste di «democratizzare» la partecipazione verso gli aspetti peggiori del sistema di locazione, diluendo di fatto la responsabilità e concentrando il potere nelle mani di pochi. In un altro momento storico, avremmo potuto riconoscere tutto ciò come tirannia, o addirittura come una forma di anarchia. È certamente una corsa al ribasso, in cui inquilini e quartieri sono destinati a soccombere. *David Moscrop è uno scrittore e commentatore politico. Conduce il podcast Open to Debate ed è l’autore di Too Dumb For Democracy? Why We Make Bad Political Decisions and How We Can Make Better Ones (Goose Lane Editions, 2019). Questo testo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione. DIAMOCI UN TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo Con Amazon tutti micropadroni di casa proviene da Jacobin Italia.
May 4, 2026
Jacobin Italia
Il decreto primo maggio del Governo Meloni è una scatola vuota
Servono salario, casa e interventi sui prezzi. 29 aprile presidio a Piazza Capranica, Roma, ore 15:00 Mentre il Governo Meloni prepara un nuovo decreto vuoto in occasione del Primo Maggio il Paese sprofonda nell’inflazione, con il caro carburanti in particolare che sta strangolando lavoratori e lavoratrici non ostante il taglio […] L'articolo Il decreto primo maggio del Governo Meloni è una scatola vuota su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Il bluff della Meloni in vista del 1° Maggio
Dopo la batosta del referendum, per il governo Meloni la strada sembra sempre più in salita. L’Istat ha confermato che il rapporto tra Pil e debito pubblico non rientra nel fatidico 3% e che pertanto non ci sarà nessuna possibilità di avviare a chiusura la procedura di infrazione contro l’Italia, […] L'articolo Il bluff della Meloni in vista del 1° Maggio su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano