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Stragi di Viareggio e Ponte Morandi. Quando la condanna è prevenzione
Le condanne ai manager privati e a pubblici funzionari per il crollo del Ponte Morandi a Genova, sono un atto di giustizia e anche di prevenzione. Dopo la sentenza definitiva verso Mauro Moretti per la Strage di Viareggio, quella in primo grado per Giovanni Castellucci ex AD delle Autostrade e […] L'articolo Stragi di Viareggio e Ponte Morandi. Quando la condanna è prevenzione su Contropiano.
July 17, 2026
Contropiano
Sul disastro di Viareggio
SU QUESTE PAGINE TROVA MOLTO SPAZIO LA CRITICA AL CARCERE PER LE CONDIZIONI DISUMANE DI DETENZIONE E PER IL FALLIMENTO DELLA FUNZIONE RIEDUCATIVA, MA ANCHE L’IDEA CHE I CAMBIAMENTI SOCIALI PROFONDI PASSINO PER IL DIRITTO PENALE. CON QUESTO SGUARDO OSPITIAMO UN INTERVENTO SULLA CONDANNA DELL’EX AMMINISTRATORE DELEGATO DEL GRUPPO FERROVIE DELLO STATO, MAURO MORETTI, PER IL DISASTRO DI VIAREGGIO DOVE MORIRONO 32 PERSONE E MOLTE RIMASERO FERITE. IN TANTI HANNO ESPRESSO SCONCERTO PER L’ESITO DEL PROCESSO: EMERGE L’IDEA CHE MORETTI SIA STATO TRASFORMATO IN UN CAPRO ESPIATORIO, CARICATO DI UNA RESPONSABILITÀ TROPPO LONTANA DAL FATTO MATERIALE. STANNO COSÌ LE COSE? SCRIVE STEFANO ZIRULIA, PROFESSORE DI DIRITTO PENALE: “NEL CASO DI VIAREGGIO, LA CASSAZIONE HA SVILUPPATO UN RAGIONAMENTO SOFISTICATO, E PER CERTI ASPETTI GARANTISTA: DA UN LATO HA RICONOSCIUTO CHE, NORMALMENTE, IL RISPETTO DELLE REGOLE SCRITTE ESENTA DA COLPA; DALL’ALTRO LATO – E PROPRIO QUI STA LA NOVITÀ – HA AFFERMATO CHE TALE ESENZIONE NON PUÒ ESSERE ILLIMITATA, E CHE PUÒ RESIDUARE UNA COLPA GENERICA OGNIQUALVOLTA ESISTANO SEGNALI CONCRETI TALI DA FAR RITENERE CHE LA REGOLA SCRITTA SIA DESTINATA A “FALLIRE”, CIOÈ SI RIVELI INSUFFICIENTE A GOVERNARE IL RISCHIO…” Foto Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- La condanna definitiva dell’ex amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, colpisce non tanto per la sua entità – se i benefici penitenziari risulteranno applicabili, è verosimile che la permanenza in carcere possa essere assai breve, inferiore all’anno – ma per ciò che rappresenta: una sentenza penale che raggiunge un colletto bianco, vertice di una grande società, cioè una categoria di imputati che, per molte ragioni – efficacie strategie difensive, prescrizione, complessità degli accertamenti, misure alternative – raramente varca davvero la soglia del carcere. In questi giorni, su social e quotidiani, in molti stanno esprimendo sconcerto per questo esito processuale, talvolta accompagnato da solidarietà nei confronti del manager condannato. In filigrana si legge l’idea che Moretti sia stato trasformato in un capro espiatorio, caricato di una responsabilità troppo lontana dal fatto materiale, troppo alta nella catena decisionale, troppo simbolica per essere davvero personale. È una reazione forse comprensibile sul piano umano e politico, ma che non coglie un aspetto fondamentale della vicenda processuale, riguardante le responsabilità dei vertici societari. La questione centrale riguarda il modo in cui la Corte di Cassazione, già nella condanna del 2021 per disastro ferroviario colposo, ora definitivamente confermata, ha ricostruito la colpa dell’amministratore delegato. Secondo i giudici, la responsabilità non derivava semplicemente dalla violazione di una regola cautelare codificata. Anzi: la normativa europea sull’interoperabilità ferroviaria consente la libera circolazione dei materiali nello spazio UE senza che ogni Stato debba ripetere controlli già effettuati altrove. Nel caso concreto, il vagone da cui ebbe origine il disastro era stato revisionato in Germania, dunque in linea di principio Ferrovie dello Stato non era tenuta a effettuare controlli ulteriori. Il nodo, tuttavia, era capire se il rispetto di quelle regole scritte bastasse a escludere la colpa dell’amministratore delegato. In diritto penale, la colpa può discendere sia dalla violazione di norme scritte (colpa specifica), sia dalla violazione di doveri di prudenza, diligenza e perizia ricavati dal caso concreto (colpa generica). Si tratta di un meccanismo da maneggiare con cautela, in quanto, se applicato con eccessiva disinvoltura, rischia di entrare in tensione con il principio di affidamento: chi rispetta le regole nello svolgimento di un’attività pericolosa deve poter confidare, almeno in linea generale, nella correttezza del proprio operato e nell’esenzione da responsabilità laddove si verifichino incidenti. Nel caso di Viareggio, la Cassazione ha sviluppato su queste problematiche un ragionamento sofisticato, e per certi aspetti garantista: da un lato ha riconosciuto che, normalmente, il rispetto delle regole scritte esenta da colpa; dall’altro lato – e proprio qui sta la novità – ha affermato che tale esenzione non può essere illimitata, e che può residuare una colpa generica ogniqualvolta esistano segnali concreti tali da far ritenere che la regola scritta sia destinata a “fallire”, cioè si riveli insufficiente a governare il rischio. Si tratta di un ragionamento logicamente rigoroso e conforme al principio costituzionale di colpevolezza. Si pensi, in uno scenario certamente più famigliare al vivere quotidiano, all’automobilista che procede in un centro abitato rispettando il limite dei 50 chilometri orari. Quel limite, di per sé, è la regola. Ma se l’automobilista passa accanto a bambini che imprudentemente giocano sul ciglio della strada, non potrà invocare il rispetto formale del limite qualora non rallenti ulteriormente e travolga un bambino corso dietro al pallone. La regola scritta resta importante, ma il contesto concreto può imporre una cautela maggiore. Nel caso di Viareggio, i giudici hanno individuato alcuni segnali di allarme, relative alle falle nel sistema dei controlli manutentivi sui materiali ferroviari, che, a loro avviso, avrebbero imposto ulteriori controlli sul convoglio. Non è questa la sede per stabilire se quella valutazione fattuale sia stata corretta: è una valutazione che appartiene ai giudici, maturata all’esito di un processo lungo e complesso. Il sotteso principio di diritto, però, regge, e potrebbe rappresentare un corretto equilibrio tra garanzie dell’imputato e tutela della vita e dell’integrità fisica in molti altri casi. Si pensi alla materia della sicurezza del lavoro e a quella della sicurezza ambientale. Chi guida società che svolgono attività potenzialmente pericolose non può sistematicamente trincerarsi dietro il rispetto formale delle regole, specialmente quando quelle regole risultano datate, incomplete o non aggiornate rispetto all’evoluzione scientifica e tecnologica. Se è vero che il diritto penale non può trasformare ogni evento tragico in colpa dei vertici, è altrettanto vero che non può nemmeno accettare che la complessità organizzativa diventi uno schermo assoluto, a maggiore ragione laddove si verifichino incidenti mortali. La sentenza sul caso di Viareggio, in quest’ottica, può essere letta oltre alle specificità del caso concreto, come un monito: il rispetto della regola codificata è essenziale, ma non sempre basta. Quando i segnali di allarme sono percepibili, la diligenza richiesta a chi decide ai vertici deve misurarsi non con la burocrazia minima dell’adempimento, ma con la responsabilità concreta di prevenire il disastro, anche a costo di rinunciare a margini di profitto. -------------------------------------------------------------------------------- Stefano Zirulia, professore associato di diritto penale, Università degli Studi di Milano -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sul disastro di Viareggio proviene da Comune-info.
July 2, 2026
Comune-info
STRAGE DI VIAREGGIO: PRIMA COMMEMORAZIONE DOPO LE CONDANNE DEFINITIVE PER I VERTICI DI FS E RFI
Lunedì 29 giugno 2026, in serata, 2mila persone a Viareggio hanno ricordato le 32 vittime e le decine di feriti del 29 giugno 2009, quando un treno carico di Gpl andò a fuoco. Una manifestazione, nonostante il maltempo, che ha portato un folto numero di persone dalla chiesina dei Pescatori al luogo della strage, con la lettura dei nomi delle vittime. Il convoglio di Viareggio, composto da 14 vagoni di Gpl, finì a forte velocità contro un ostacolo, causando il rovesciamento su un fianco di una delle cisterne, con un devastante incendio che avvolse i binari e le abitazioni adiacenti. Non una tragedia, ma un disastro provocato dai tagli e dai risparmi, come accertato pochi giorni fa in Cassazione, con le condanne definitive per alcuni responsabili, tra cui l’ex ad di Rfi e Fs, Mauro Moretti. “Moretti era l’uomo che decideva tutto: non si muove foglia che Moretti non voglia”, ha ricordato ai nostri microfoni Riccardo Antonini, ferroviere che venne licenziato proprio per essersi schierato incondizionatamente dalla parte dei famigliari delle vittime. Già nel 2009 Moretti aveva dichiarato di voler allontanare Antonini, proprio a causa delle sue denunce sulla mancanza di sicurezza: questo nonostante Antonini fosse un dipendente di Rfi e non della holding che era guidata da Moretti.  Le sentenze non sarebbero arrivate “senza mobilitazione popolare, collettiva organizzata”. Antonini ricorda le responsabilità di Moretti nella “politica di abbandono della sicurezza tutto puntato sull’alta velocità disprezzando i treni pendolari e i treni merci“, le sue “gravissime responsabilità “risiedono nell’aver “sviluppato concretamente, coerentemente una politica dedicata al risparmio, una politica che ha fortemente penalizzato la sicurezza e la salute dei ferrovieri”. “In quegli anni la mancanza di sicurezza è costata la vita a 56 lavoratori”, ha aggiunto Antonini Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Riccardo Antonini, ferroviere licenziato per essersi schierato al fianco delle famiglie delle vittime e parte dell’Assemblea 29 giugno, comitato che ha sempre sostenuto la battaglia dei famigliari delle vittime della strage. Ascolta o scarica
June 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Strage di Viareggio: sentenza definitiva, 5 anni di carcere a Mauro Moretti ma l’assassino è il profitto
Dopo 17 anni da quel lontano 29 giugno 2009 quando a  Viareggio morirono  32 persone bruciate vive nelle loro case, arriva la verità “giuridica”, perché quella storica è arrivata molto prima. Moretti viene condannato a 5 anni (insieme ad altri 11 imputati) in quanto allora amministratore delegato delle Ferrovie. Così anche un tribunale, e i tribunali non sono mai teneri … con le vittime, dice quello che da 17 angosciosi anni dicono i familiari delle 32 vittime: le stragi nascono prima di tutto nelle eleganti sale dei Consigli di Amministrazione delle società pubbliche e private, dove con un tratto di penna si cancellano le spese “inutili” come la manutenzione e la sicurezza  dei lavoratori e dei cittadini. La strage, insomma, è frutto della ricerca del massimo profitto. Brevemente ricordiamo ciò che mancava (e manca tuttora visto che gli incidenti e le stragi – come quella di Brandizzo – ce lo dicono) al treno che attraversava Viareggio quella notte: un giunto arrugginito riverniciato invece che sostituito; alta velocità anche nei centri urbani del trasporto di materiali pericolosi; i macchinisti non disponevano di “alert” antincendio; nessuna carrozza “scudo”, ecc. ecc. Se la strage costò “solo” 32 vittime e un centinaio di feriti lo si deve solo ed esclusivamente alla prontezza dei due macchinisti e della capostazione di Viareggio: ai lavoratori, insomma. Mauro Moretti: ex dirigente della CGIL Trasporti, fa carriera in varie società legate a Ferrovie fino ad essere nominato amministratore delegato diventando il   super- manager che “risanerà “ i bilanci di Ferrovie dello Stato tagliando i servizi; l’uomo che  definì la strage “uno spiacevolissimo incidente”; che non ha mai chiesto scusa. Mauro Moretti, che diventerà  nel 2014 (già indagato per la strage) amministratore delegato di Leonardo SpA, allora Finmeccanica e che, giudicato dalla società poco “presentabile” riceverà comunque una buona uscita di 9.262.000 euro (tolti dalle nostre tasche) ; che il presidente della repubblica Mattarella, quello che ad ogni morte sul lavoro piange lacrime … da coccodrillo, nominerà  “Cavaliere del Lavoro”  nel 2010…… e ci fermiamo qui! Non è un caso isolato: è di ieri la notizia che il Ministro dei Trasporti (???) Salvini licenzia il l’amministratore delegato di Ferrovie e lo sostituisce con Giampiero Strisciuglio… indagato per la strage di Brandizzo, costato la vita a 5 operai travolti e maciullati da un treno. Alle volgari parole dell’avvocata di Moretti (“stasera fanno un concerto per festeggiare”) risponde Daniela Rombi, presidente dell’Associazione Il Mondo che Vorrei che riunisce i familiari delle 32 vittime, alla cui testarda e coraggiosa battaglia si deve  questo risultato : “il concerto si fa non per festeggiare ma per RICORDARE, perché mia figlia (Emanuela Menichetti, 21anni, ustionata sul 90% del corpo, morta dopo 42 giorni di agonia) STASERA NON TORNERA’ A CASA”. E noi, vittime dell’amianto che non abbiamo invece mai avuto “uno straccio di giustizia” (coloro che hanno avuto giustizia nei tribunali contro il killer che ancor oggi fa vittime sono per il 90% militari… gli operai non contano),  come Daniela Rombi definisce la sentenza, siamo al fianco dei familiari delle 32 vittime, condividiamo con loro il  “sollievo” perché finalmente anche  nelle carte di un tribunale sta scritto qual è il vero assassino: la società del profitto che uccide uomini e natura. Onore a chi non si è mai arreso, onore a chi lotta non solo per sé ma soprattutto per gli altri. Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Redazione Italia
June 30, 2026
Pressenza
Strage Viareggio: per i ferrovieri ogni fischio del treno è un pensiero alle vittime
> Dopo le condanne si apre una fase nuova, salvare la memoria e imparare dal > passato per migliorare il futuro. VIAREGGIO, 28 giugno 2026 – A 17 anni da quel tragico 29 giugno, con il percorso giudiziario ormai concluso, invitiamo ancora una volta, come ogni anno, i macchinisti a fischiare con il loro treno in arrivo, in partenza e in transito nella stazione di Viareggio, dalla mezzanotte del 28 e per tutta la giornata del 29, per far testimoniare la vicinianza di tutti i ferroveri. Questo semplice gesto è il contributo che i lavoratori  vogliono offrire alla città di Viareggio, ai sopravvissuti, ai familiari delle vittime e a tutti coloro che hanno a cuore l’importanza della memoria storica della strage . Il tempo lenisce i dolori ma non deve cancellare la storia: con i nostri fischi  vogliamo “far sentire” che i ferrovieri ci sono e non dimenticano. Un modo semplice e spontaneo per richiamare anche alla riflessione e alla consapevolezza dell’impegno necessario per impedire che fatti analoghi accadano in futuro. Pur se se convinti che ci sono poche possibilità di equivoco sulla natura e sul significato dei fischi del 29 giugno a Viareggio, le Autorità locali sono tuttavia comunque ufficialmente informate dell’iniziativa ad evitare che i lunghi e numerosi fischi dei treni possano essere indebitamente interpretati come segnali di allarme. > Il fischio del treno… Un saluto da brividi > > “…brividi è dire poco, > > altro che il Suono del Silenzio > > altro che Campane a Lutto… > > Lacrime”. L'articolo Strage Viareggio: per i ferrovieri ogni fischio del treno è un pensiero alle vittime proviene da Ancora in Marcia!.
June 27, 2026
Ancora in Marcia!
STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO. SENTENZA STORICA IN CASSAZIONE, È LA PRIMA VOLTA CHE UN VERTICE DI FS VA IN CARCERE
Definitive le condanne per la strage alla stazione di Viareggio del giugno 2009, con un convoglio di Gpl deragliato nel centro della Versilia e un bilancio catastrofico: 32 morti e 25 feriti. La Cassazione ha rigettato i ricorsi confermando i 5 anni per Mauro Moretti, ex vertice delle Ferrovie dello Stato, e per gli altri dieci imputati, tra dirigenti e alti funzionari. Lo stesso Moretti, ex ad di Fs e Rfi, si è costituito. Tra pochi giorni saranno 17 anni dalla strage ferroviaria in provincia di Lucca, avvenuta il 29 giugno 2009, quando un treno carico di Gpl andò a fuoco entrando nella stazione toscana. Il convoglio, con 14 vagoni carichi di cisterne di gasl liquefatto deragliò nei pressi della stazione ferroviaria toscana, sbattendo a forte velocità contro un ostacolo e causando il rovesciamento su un fianco di una delle cisterne, con un conseguente e devastante incendio che avvolse i binari e le abitazioni affacciate sulla linea ferroviaria. Dopo quasi 17 anni di iter giudiziario, nella serata di giovedì 25 giugno la notizia delle condanne definitive per la strage. Rigettando i ricorsi, l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti va ora in carcere. “è una sentenza storica nonostante le condanne minime, perchè per la prima volta sono stati condannati i vertici di Ferrovie dello Stato e non le ultime ruote del carro”, sottolinea Daniela Rombi, presidente dell’Associazione il Mondo che vorrei e madre di Emanuela una delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio. Qui l’intervista completa. Ascolta o scarica.
June 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Festa solidale alla Casa delle Donne di Viareggio
Ieri 28 maggio l’annuale festa del tesseramento della Casa ha brillato come una perla nell’incipiente estate, un fiore dai molti petali colorati e profumati. Nel fresco giardino della Casa all’interno della pineta tutto era allestito con cura e grazia, tante donne ma anche uomini sensibili e consapevoli perché l’umanità cammina insieme e i valori portati avanti dalle donne sono un dono per tutti. Primo petalo, la sapiente introduzione della Presidente Ersilia Raffaelli che sempre sottolinea il parallelo tra violenza patriarcale e bellica. Interviene poi un medico del MeVV, medici volontari della Versilia, presenza preziosa per gli emarginati soprattutto in campo dentistico. È quindi la volta di Martina Luisi, PCRF Italia, diramazione dell’omonima palestinese, la principale ONG umanitaria in Palestina per le cure mediche, essenzialmente pediatriche, che in questi anni ha dovuto molto occuparsi degli aiuti alimentari divenuti la priorità quotidiana. Altra caratteristica è che PCRF non ha propri presidi sanitari come MSF e Emergency, ma lavora negli ospedali pubblici palestinesi, e non è iscritta nei registri israeliani: è a tutti gli effetti  solo palestinese. Martina ha parlato anche dell’inserimento delle famiglie palestinesi qui in seguito a ricoveri dei loro bambini. Il padre, prof. Luisi, noto cardiochirurgo pediatrico in pensione e presidente PCRF Italia, ha fatto un’interessante considerazione, sulla quale non siamo abituati a riflettere: sia che tu faccia o non faccia, ne persegue un danno, finché Israele è lì. Perché i beni e servizi portati in Palestina vengono fagocitati da Israele. Ciò non significa non fare, ovviamente, ma essere consapevoli del meccanismo. Si presentano ora I petali più belli, le due famiglie palestinesi che hanno cucinato la nostra cena, con vivaci frugoletti che corrono ovunque e una deliziosa preadolescente dall’incredibile voce, soprano in erba. Facciamo la fila per ricevere il piatto con cibo buonissimo, cuscus con verdure, riso speziato con mandorle tostate e tzatziki profumato alla menta, poi un morbidissimo dolce. Infine un intrattenimento inatteso e sorprendente, undici giovani donne che nel 2013 hanno costituito a Carrara il coro femminile “Le Malerbe”, nome che evoca le erbe selvatiche e resistenti che crescono in un territorio devastato dalle cave di marmo, in memoria delle donne in rivolta di piazza delle Erbe nel 1944. Loro repertorio canti popolari, di lavoro e politici di varie tradizioni, e collage fra gli stessi, in più lingue, compreso farsi e arabo. Coro a cappella a più voci, mimando anche effetti strumentali. Ci spelliamo le mani dagli applausi e dopo “Il disertore ” cantato in francese e italiano terminiamo insieme a gran voce con “Sebben che siamo donne”, rivisto in “Ebbene siamo donne”. Loro rifiutano compensi, tutto in solidarietà,  per il PCRF e le famiglie palestinesi. Davvero una grande giornata. Redazione Toscana
May 29, 2026
Pressenza
BRESCIA: “LE NOSTRE VITE O I LORO PROFITTI”, TESTIMONIANZE E PROSPETTIVE DI LOTTA PER FERMARE LE STRAGI SUL LAVORO. SABATO 24 MAGGIO INCONTRO A SAN POLO
“Ogni giorno sul posto di lavoro muoiono lavoratori e lavoratrici. Una strage infinita con una media quotidiana di 4 vittime; emblema del sistema capitalista che in nome del profitto sacrifica la vita e la sicurezza della classe lavoratrice”. Inizia così il comunicato che invita a partecipare all’incontro “O le nostre vite o i loro profitti” di sabato 24 Maggio, ore 16, alla Casa delle Associazioni di via Cimabue 16 nel quartiere San Polo a Brescia. Organizzano l’appuntamento Laboratorio Politico Antonio Gramsci, Fronte della Gioventù Comunista, Fronte Comunista e Unione di Lotta per il Partito Comunista. Tra le persone che interverranno c’è Maruska Ambrosini, mamma di Mirko Serpelloni, ragazzo di 27 anni morto sul lavoro a Manerbio nel 2023, un caso di omicidio sul lavoro cui processo entrerà presto nel vivo;  un’altra donna che porta avanti una battaglia di verità e giustizia e che sarà presente all’incontro è Monica Michelin, mamma di Mattia Battistetti morto a 23 anni a Montebelluna in provincia di Treviso, nel 2000; infine ci saranno anche i familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio, in provincia di Lucca, dove è avvenuto il disastro ferroviario del 2009 e che da ormai oltre 15 anni portano avanti una lotta di verità e di giustizia. Il processo, diversi gradi di giudizio, è arrivato in Cassazione; in questo caso tra gli imputati e condannati ci sono alcune delle figure apicali dello Stato, all’epoca massimi dirigenti delle Ferrovie. Le macabre statistiche delle morti di e sul lavoro riportano “1.421 vittime nel 2024” il che conferma “un fenomeno sistemico e strutturale”, che coinvolge sempre più anche le generazioni più giovani all’interno dei progetti dell’alternanza scuola-lavoro. Per questo all’iniziativa di sabato “si ragionerà su quale iniziative di lotta portare avanti a partire dalle preziose testimonianze”, come spiega a Radio Onda d’Urto Alessandro Scattolo, del Laboratorio Politico Antonio Gramsci. Ascolta o scarica      
May 22, 2025
Radio Onda d`Urto