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[2026-04-11] La terra pane e rose dà - Ortaggi Resistenti @ campetto Pigneto Team
LA TERRA PANE E ROSE DÀ - ORTAGGI RESISTENTI campetto Pigneto Team - via ettore giovenale 74 (sabato, 11 aprile 11:00) GIORNI DI LIBERAZIONE Programma di avvicinamento al 25 Aprile del Pigneto a cura di Quell@ del 25 Aprile Sabato 11 aprile - dalle 11:00 alle 15:00 LA TERRA PANE E ROSE DÀ – Ortaggi Resistenti Un brunch di resistenza alimentare APS ASD Pigneto Team – Via Ettore Giovenale 67, Roma Le scelte alimentari sono atti politici quotidiani. Scegliere cosa e come mangiare è un gesto concreto di autodeterminazione. In questo brunch vogliamo costruire un luogo di confronto e pratica per acquisire consapevolezza critica sul cibo e sul sistema che lo produce e distribuisce. Parleremo di: — consumo consapevole e responsabilità — biodiversità e qualità del cibo — condizioni di lavoro e filiere — alternative alla grande distribuzione organizzata Lo faremo insieme a due esperienze diverse ma convergenti nella resistenza:  Azienda Agricola 2Soli Realtà familiare biologica in Sabina (Fara Sabina – Rieti), parte del movimento Genuino Clandestino e del collettivo Terra/Terra.  Centro di Giornalismo Permanente Condividerà una restituzione del proprio lavoro di inchiesta sulle criticità della GDO e sui suoi impatti su ambiente, lavoro ed ecosistemi.  Durante l’incontro sarà servito un brunch con prodotti genuini e resistenti.  L’evento fa parte del calendario di iniziative del quartiere Pigneto verso il 25 aprile.
April 8, 2026
Gancio de Roma
Cuba: usare il cibo per fare pressione sul Paese viola i diritti umani
L’uso del cibo come forma di pressione nei confronti di un altro Paese è una flagrante violazione dei diritti umani della popolazione; così afferma il Consiglio per i diritti umani dell’ONU, approvando  nella sua 61° sessione una risoluzione presentata da Cuba. Viene condannato l’uso del cibo come arma di coercizione politica o economica e si invitano gli Stati ad astenersi dall’applicare misure unilaterali che mettono in pericolo la sicurezza alimentare di altri Paesi. Presentando la risoluzione, Cuba ha denunciato nuovamente il disumano e illegale blocco degli Stati Uniti, che colpisce gravemente il diritto al cibo di tutto il popolo cubano. Il Consiglio per i diritti umani ha approvato all’unanimità anche la risoluzione proposta da Cuba sui diritti culturali. L’iniziativa cubana riafferma la cultura come componente essenziale dello sviluppo umano e fattore importante per l’inclusione sociale. Il testo riconosce il diritto delle persone con disabilità a partecipare pienamente alla vita culturale. La cultura getta ponti, va oltre i confini e promuove il dialogo tra i popoli. (Cubadebate) Adesso vedremo se qualcuno dei governi occidentali, sempre pronti ad agitare la bandiera del rispetto dei diritti umani, commenterà questa risoluzione. Se fosse stata presentata da Zelensky, o da qualche membro del suo circo, sicuramente tutti i giornali avrebbero aperto con questa notizia. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 2, 2026
Pressenza
Il cibo recuperato non è per pochi. È per tutti
DA QUASI DIECI ANNI L’ASSOCIAZIONE REFOODGEES ROMA SI È MESSA IN TESTA L’IDEA CHE IL CIBO RECUPERATO NON SIA DI SECONDA QUALITÀ E MENO ANCORA QUALCOSA DESTINATO A PERSONE DI “SERIE B”. IL RECUPERO DELLE ECCEDENZE ALIMENTARI, DICONO CONVINTI, È OVVIAMENTE UNA PRATICA VIRTUOSA PERCHÉ RIDUCE LO SPRECO, TUTTAVIA È PRIMA DI TUTTO UNA MERAVIGLIOSA OCCASIONE PER COSTRUIRE RELAZIONI SOCIALI, PER RIBELLARSI FACENDO. ABBIAMO INCONTRATO VIOLA DE ANDRADE PIROLI DI REFOODGEES La povertà alimentare è al centro del progetto Solidarietà Circolare. Quali soluzioni sono emerse per affrontare il fenomeno in modo strutturale? ReFoodGees nasce nel 2017 come associazione impegnata nel contrasto all’esclusione sociale. Il tema della povertà alimentare è emerso progressivamente nel corso delle nostre attività, perché il principio che guida il nostro lavoro è innanzitutto la lotta allo spreco alimentare. Recuperiamo cibo che altrimenti verrebbe buttato e lo redistribuiamo gratuitamente. Tra le persone che lo ritirano ci sono anche molte famiglie in difficoltà economica, ma il nostro approccio si distingue da quello dell’assistenza alimentare tradizionale: fin dall’inizio abbiamo cercato di uscire dalla logica del “cibo per poveri”. Il cibo recuperato è cibo per tutti: lo mangiamo noi volontari, lo mangiano le nostre famiglie e lo mangiano le persone che vengono a ritirarlo. È un’idea di circolarità: chi oggi usufruisce del servizio domani può diventare volontario, e chi recupera il cibo spesso è anche tra coloro che lo consumano. Questo approccio contribuisce anche a superare uno stigma ancora molto diffuso: l’idea che il cibo recuperato sia di seconda qualità e destinato a persone di “seconda categoria”. In realtà si tratta di cibo buono, che mangiamo tutti. In alcuni progetti, come Alimenta la solidarietà, abbiamo lavorato insieme a organizzazioni che si occupano direttamente di povertà alimentare, come Nonna Roma. In quel caso i beneficiari erano persone già seguite da queste realtà, mentre ReFoodGees si è concentrata soprattutto sul recupero del cibo e sulla costruzione di reti solidali. Affrontare la povertà alimentare significa confrontarsi con una sfida multidimensionale. Dal vostro osservatorio, quali sono i nodi cruciali che istituzioni e società civile non possono trascurare? Uno degli aspetti più trascurati riguarda la qualità dell’alimentazione. Molti interventi contro la povertà alimentare si basano sulla distribuzione di pacchi con prodotti a lunga conservazione. È comprensibile, perché sono più facili da gestire. Tuttavia questo modello rischia di trascurare un punto fondamentale: quando le famiglie hanno meno risorse economiche, la prima cosa che smettono di comprare sono frutta e verdura. Di conseguenza l’alimentazione diventa progressivamente più povera dal punto di vista nutrizionale e più ricca di prodotti ultraprocessati. Per questo, nel nostro lavoro abbiamo scelto di puntare molto sul recupero e sulla redistribuzione di prodotti freschi, in particolare frutta e verdura. È un elemento che rappresenta un valore aggiunto rispetto a molte forme tradizionali di distribuzione alimentare. Lo abbiamo visto anche concretamente: all’Emporio di via Togliatti, per esempio, quando le persone hanno capito che il mercoledì arrivava il fresco recuperato da ReFoodGees, l’afflusso è aumentato sensibilmente. Molti si mettevano in fila proprio quel giorno, perché sapevano che avrebbero trovato frutta e verdura. Questo dimostra quanto sia forte il bisogno di accesso a cibo sano e di qualità. Il caso di Roma si inserisce in un quadro più ampio. Quali esperienze virtuose, in Italia o all’estero, possono essere di ispirazione? Più che a un singolo modello, guardiamo a un cambio di prospettiva: passare dall’assistenza alla circolarità del cibo. Il recupero delle eccedenze alimentari è già di per sé una pratica virtuosa: riduce lo spreco e allo stesso tempo produce un beneficio sociale. Ma il vero salto di qualità avviene quando questa pratica diventa occasione per costruire relazioni e comunità. Quando il cibo recuperato non viene percepito come uno scarto o come “cibo per poveri”, ma come una risorsa condivisa, cambia anche il modo in cui le persone si avvicinano a queste iniziative. Si supera la logica dell’assistenza e si costruisce un sistema più inclusivo e partecipato. Accanto alla distribuzione di generi alimentari avete promosso anche iniziative di sostegno scolastico. In cosa è consistita questa esperienza? Nel tempo ci siamo accorti che le situazioni di vulnerabilità che incontravamo non riguardavano soltanto il cibo. Durante alcune attività abbiamo iniziato a distribuire anche materiale scolastico, cioè zaini, quaderni, penne e altri strumenti, alle famiglie con bambini che vivevano difficoltà economiche. L’idea è nata ascoltando direttamente i bisogni delle persone che incontravamo: per molte famiglie l’inizio dell’anno scolastico rappresenta una spesa significativa. Questa esperienza ci ha ricordato che la povertà è sempre multidimensionale: alimentazione, istruzione, accesso ai servizi e opportunità sociali sono aspetti strettamente collegati. Per questo gli interventi più efficaci sono quelli capaci di tenere insieme queste diverse dimensioni. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO DOSSIER: > Rosolare con solidarietà. Dossier [progetto Solidarietà circolare] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il cibo recuperato non è per pochi. È per tutti proviene da Comune-info.
March 13, 2026
Comune-info
Rosolare con solidarietà. Dossier
-------------------------------------------------------------------------------- Quando si parla di povertà, raramente si mette al centro la povertà alimentare: non solo la mancanza di cibo, ma l’impossibilità di accedere a un’alimentazione sana. Eppure il diritto a un cibo buono, che sia nutrimento e non semplice riempitivo, è parte integrante della dignità delle persone. Il problema, è evidente, non riguarda solo la produzione, ma anche la distribuzione e la logistica: lungo la filiera si concentrano infatti disuguaglianze e sprechi, con pesanti ricadute sociali e ambientali. Tuttavia, ovunque nel mondo ci sono esperienze che, fra non poche difficoltà, dimostrano che è possibile percorrere strade diverse, tra agricoltura contadina, filiere corte, sovranità alimentare, contrasto agli sprechi… Questo dossier raccoglie approfondimenti, interviste, racconti ma si nutre anche dell’esperienza maturata in alcuni quartieri di Roma dove le eccedenze alimentari sono trasformate in aiuto a chi vive situazioni di disagio economico -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Refoodgees tra i partner del progetto “Alimenta la solidarietà” -------------------------------------------------------------------------------- “Nel mondo gli affamati sono tanti quanto i grassi. Gli affamati mangiano spazzatura nelle discariche, i grassi mangiano spazzatura da McDonald’s“ (Eduardo Galeano) -------------------------------------------------------------------------------- L’olio ai poveri e i Radicali liberi [Barbara Bonomi] Il contrasto alla povertà alimentare non è uno slogan ma un’urgenza -------------------------------------------------------------------------------- Il cibo non è uguale per tutti [D. Bernaschi D. Marino F. Felici] La povertà alimentare non è mai solo una questione di reddito -------------------------------------------------------------------------------- Un passo verso il diritto al cibo [S. Fiordaliso e F.B. Felici] Il Consiglio del Cibo di Roma e il contrasto alla povertà alimentare -------------------------------------------------------------------------------- Prima di sederci a tavola [R.C.] Lo spreco alimentare come aiuto ai nuclei familiari in difficoltà -------------------------------------------------------------------------------- Abbiamo fatto la pasta fresca [Roxane Escalettes] Educare al cibo nelle periferie. Una chiacchierata con Mauro Secondi -------------------------------------------------------------------------------- Prendi uno e paghi tre [Silvia Ribeiro] I catastrofici danni sociali e ambientali dei colossi transnazionali del cibo -------------------------------------------------------------------------------- Il cibo è un’arma [Manlio Masucci] Un film racconta la storia di Vandana Shiva e le lotte dei contadini -------------------------------------------------------------------------------- I semi del profitto [Francesco Paniè] Un pugno di aziende ha preso il governo della biodiversità. Un libro -------------------------------------------------------------------------------- Sogno d’un sugo di mezzaestate [Don Pasta] Trattato anticapitalista sulla passata di pomodoro per la parmigiana -------------------------------------------------------------------------------- Tutti a tavola [Territori Educativi] Scuole, cibo e convivialità comunitaria. Inchiesta -------------------------------------------------------------------------------- Pesaro Trieste, 453 chilometri [Gabriele Montaccini] “Fornelli resistenti” e i viaggi per accogliere i migranti della Rotta Balcanica -------------------------------------------------------------------------------- Il gusto del pane [Rosaria Gasparro] Il pane è già un mondo ed è anche un modo da cui imparare a vivere -------------------------------------------------------------------------------- Noi alimentiamo il mondo [Via Campesina] Ovunque sono i contadini a proteggere il sistema alimentare e agricolo -------------------------------------------------------------------------------- . Questo dossier è stato curato dalla redazione di Comune e nell’ambito del progetto Solidarietà circolare promosso da Slow Food Roma, Nonna Roma e ReFoodGees (finanziato dal bando “Alimenta la solidarietà” della Regione Lazio), tramite il quale in alcuni quartieri di Roma lo spreco e le eccedenze alimentari vengono trasformati in aiuto concreto ai nuclei familiari che hanno difficoltà a mettere un piatto in tavola. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rosolare con solidarietà. Dossier proviene da Comune-info.
March 5, 2026
Comune-info
Rivolte indigene
L’INASPETTATO ACCAMPAMENTO DURATO UN MESE DI 600 PERSONE DI 14 POPOLAZIONI INDIGENE DELL’AMAZZONIA, DAVANTI AL PORTO DI CARGILL, A SANTAREM, IN BRASILE, HA COSTRETTO IL GOVERNO LULA A REVOCARE IL DECRETO CHE PREVEDE DI DRAGARE IL FIUME TAPAJÓS. IN REALTÀ LA PRIVATIZZAZIONE DEI FIUMI TAPAJÓS, MADEIRA E TOCANTINS CONTINUA. CHI HA OCCUPATO QUEL PORTO CONTESTA LA TRASFORMAZIONE DELL’AMAZZONIA IN UNA PIATTAFORMA LOGISTICA AL SERVIZIO DI MULTINAZIONALI, CINA ED UE. “PENSO CHE DA QUESTA STRAORDINARIA LOTTA POSSIAMO TRARRE ALCUNE CONCLUSIONI – SCRIVE RAÚL ZIBECHI – LA PRIMA È CHE AVVIENE SOTTO UN GOVERNO PROGRESSISTA… CHI CREDE CHE POSSANO FARE QUALCOSA DI DIVERSO DA CIÒ CHE VUOLE IL GRANDE CAPITALE, SI SBAGLIA… UNA VOLTA CHE SAPPIAMO CHE NÉ LA DESTRA NÉ LA SINISTRA FARANNO NULLA PER SALVARE L’UMANITÀ DALLA CATASTROFE, TOCCA AI POPOLI CHE STANNO METTENDO IL CORPO E IL SANGUE A DIFENDERE LA VITA E LA NATURA…” Foto: @Tukuma_pataxo per APIB / Articulação dos Povos Indígenas do Brasil -------------------------------------------------------------------------------- Sono trascorsi più di trenta giorni dall’accampamento di circa 600 persone provenienti da 14 popolazioni indigene dell’Amazzonia, davanti al porto di Cargill, a Santarem. Chiedono al governo di Lula di revocare il decreto 12.600 che prevede di dragare il fiume e che trasformerà le acque del fiume Tapajós in una via fluviale privatizzata per il trasporto di soia e altri cereali*. Anche se il governo si è ritirato giorni fa dal dragaggio, continua a privatizzare i fiumi Tapajós, Madeira e Tocantins come parte del Programma Nazionale di Privatizzazione, il che significa che la gestione e la manutenzione di queste strade, che totalizzano 280 chilometri solo nel Tapajós, vengono trasferite a grandi multinazionali legate all’agroalimentare. Ciò comporta la costruzione di nuovi porti privati che trasformeranno l’area in un corridoio fluviale senza consultare le persone che vivono nel fiume e con esso. Le monocolture di soia e mais stanno distruggendo l’Amazzonia, deforestando la foresta e avvelenando le acque e l’ambiente con l’abuso di pesticidi. Ciò che sta accadendo a uno dei principali affluenti dell’Amazzonia, il Tapajós, è semplicemente incredibile: treni composti da un massimo di 35 chiatte trasportano grano verso la Cina e l’Europa; su quel fiume sono stati costruiti o sono in progetto 41 porti, dove l’anno scorso sono circolate più di 15 milioni di tonnellate. L’inquinamento da mercurio derivante dall’estrazione mineraria, sia legale che illegale, e la rimozione del fondo del fiume rappresentano le perdine più importanti per le popolazioni. Secondo Rafael Zilio, nel concepire un fiume come mera “idrovia”, “lo Stato e le grandi corporazioni del settore minerario e dell’agroalimentare perpetuano la devastazione ambientale in Amazzonia”. Nell’ultimo mese sono state bloccate anche la strada per l’aeroporto e lo stesso aeroporto di Santarém per alcune ore. Silvia Adoue ricorda che “i munduruku non hanno aspettato la demarcazione del loro territorio da parte dello Stato”, come popolo hanno proceduto “all’autodemarcazione in alleanza con le comunità di pescatori”, il che insegna la capacità di “articolazione tra popoli con prospettive di mondo diverse”. Questa è una piccola e incompleta sintesi di una resistenza per la vita che dura da molti anni. Penso che da questa straordinaria lotta possiamo trarre alcune conclusioni. La prima è che avviene sotto un governo progressista, quando il segretario della Presidenza è Guilherme Boulos ed è ministro dei Popoli Indigeni Sonia Guajajara, entrambi del “radicale” Partito del Socialismo e della Libertà (PSOL). Chi crede che possano fare qualcosa di diverso da ciò che vuole il grande capitale, si sbaglia. Perché sono i migliori rappresentanti delle ambizioni delle multinazionali, di fronte al silenzio vergognoso del movimento sindacale e del Movimento dei Senza Terra (MST), il cui obiettivo principale è la rielezione di Lula. La seconda è che il capitalismo vuole, e sta attuando, la completa privatizzazione della natura per accumulare sempre più capitale. Trasformare i grandi fiumi amazzonici in strade fluviali piene di infrastrutture, è garanzia della loro distruzione e dell’annientamento dei popoli che abitano le rive. L’accumulazione di capitale non ha limiti, se non quello che possono fare i popoli e i movimenti per frenarla. Mentre quelli che sono in alto, di sinistra o di destra e persino i “radicali”, sostengono l’agroalimentare, fanno sfoggio di un discorso “corretto” in cui si permettono di mentire e persino di sostenere le richieste dei popoli originari. Boulos stesso si era impegnato a fare delle consultazioni prima dell’inizio dei lavori, cosa che non ha mai fatto. La lotta è molto iniqua. Cargill fattura 154 miliardi di dollari ogni anno, ha il sostegno dello stato e del governo brasiliano, mentre i villaggi sono relativamente piccoli (i munduruku sono 13 mila persone), e non hanno altro che il sostegno di altri popoli simili, come è diventato evidente in questi giorni. La terza riguarda la decisione di difendere la vita e la dignità dei popoli. Il rapporto di Sumauma sottolinea che questi popoli sono in “prima linea di resistenza all’agrocapitalismo globale”. Anche se sono pochi, sono determinati e fermi e non si tireranno indietro. Una donna munduruku ha detto: “I bianchi vedono il fiume come merce, per noi è vita”. È proprio quello che dicono i popoli originari di tutte le geografie, da Wall Mapu fino alla Mesoamerica. Questa resistenza alle avversità dovrebbe essere fonte di apprendimento per tutti. Una volta che sappiamo che né la destra né la sinistra faranno nulla per salvare l’umanità dalla catastrofe, è il turno dei popoli che stanno mettendo il corpo e il sangue a difendere la vita e la natura. -------------------------------------------------------------------------------- *Informazioni raccolte da Silvia Adoue, Desinformémos 5/02/2026; Rafael Zilio, Desinformémos 11/02/2026; Guilherme Guerreiro Neto, Sumauma, 12/02/2026, e dal collettivo Aldea Urbana (https://www.youtube.com/live/vs-bSMviJw). -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MONICA DI SISTO: > Il fiume non è un corridoio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rivolte indigene proviene da Comune-info.
February 24, 2026
Comune-info
Pomodori? Meglio le produzioni locali!
di Valeria Balboni   Pomodori senza sapore: perché? La vera origine del ciliegino   Perché i pomodori che troviamo oggi in commercio, nei supermercati, non hanno il sapore che avevano un tempo? È una domanda che si pongono tutti coloro che amano questa verdura, ma la risposta non è semplice… A volte possiamo trovare pomodori davvero buoni nelle bancarelle dei
January 31, 2026
La Bottega del Barbieri
[Ponte Radio] Musica e Cibo, ascolti ed appetiti
Questo ultimo ponte radio del ciclo dedicato al cibo è stato soprattutto una trasmissione musicale con brani scelti in seguito a spunti sorti ascoltando le puntate delle scorse settimane e per via della nostra golosità e malizia. Due ore, quindi, di intrattenimento e antologia punteggiate da consigli di cucina provenienti da diversi luoghi geografici ed esistenziali con anche una ricetta cannibale dal 1200. A cura di radio bizarre, ristoradio international, cotti e stracotti, notripforcats ed altrz. all’interno della quale troverete: -Tiella patate e cozze TC: 00:26:54 -Zuppa pasica puttanesca di stagione TC: 00:41:03 -Açorda Portoghese e documentario Agroecologia em Movimento TC: 01:00:34 -Taralli vegan facilissimi TC: 1:21:46 -Tortone Vegan Antimilitarista TC:01:28:21 -Gran timballo di cojoncelli et budelli TC 1:41:31
January 30, 2026
Radio Onda Rossa
Musica e Cibo, ascolti ed appetiti.
Questo ultimo ponte radio del ciclo dedicato al cibo è stato soprattutto una trasmissione musicale con brani scelti in seguito a spunti sorti ascoltando i le puntate delle scorse settimane e per via della nostra golosità e malizia. Due ore, quindi, di intrattenimento e antologia punteggiate da consigli di cucina provenienti da diversi luoghi geografici ed esistenziali con anche una ricetta cannibale dal 1200. A cura di radio bizarre, ristoradio international, cotti e stracotti, notripforcats ed altrz Qui l’audio della trasmissione intera https://archive.org/details/ponteradioRBO_30gen2026_cibo all’interno della quale troverete: -Tiella patate e cozze TC: 00:26:54 -Zuppa pasica puttanesca di stagione TC: 00:41:03 -Açorda Portoghese e documentario Agroecologia em Movimento TC: 01:00:34 -Taralli vegan facilissimi TC: 1:21:46 -Tortone Vegan Antimilitarista TC:01:28:21 -Gran timballo di cojoncelli et budelli TC 1:41:31
January 30, 2026
Radio Blackout - Podcast
[Ponte Radio] Cibo aumentato
In questa puntata di ponte radio a conduzione Wombat proponiamo quattro contributi: * Compagno del comitato movimento sem terra Italia ci parla dell’accordo Mercosur e le sue implicazioni * Un compagno di Firenze ci racconta il suo lavoro di tesi dal titolo “Un’industria senza fabbrica? Indagine sul lavoro nella ristorazione nel centro storico di Firenze” e delle recenti lotte sindacali dei Sudd Cobas dell lavorator della ristorazione * “La banana aumentata”: versione radiofonica dello spettacolo del teatro contadino libertario a proposito dei nuovi OGM * una compagna del neonato coordinamento Seeds4Palestina ci racconta e delle strategie del progetto genocidiario/ecocidiario messo in campo da Israele da decenni  
January 23, 2026
Radio Onda Rossa
[Ponte Radio] Napoli tra cibo e fame
Puntata divisa in due spezzoni: nella prima parte proviamo a raccontare il rapporto tra la città di Napoli e il cibo, attraverso canzoni e episodi significativi. Nella seconda parte, spazio agli amici di Radio Plaza con un approfondimento sui nuovi OGM.  
January 18, 2026
Radio Onda Rossa