Tag - lotta per la casa

Oggi in Spagna domani in Italia
Cosa abbiamo visto a Madrid e perché ci ha ispirato; che differenze ci sono tra Spagna e Italia nella lotta per la casa; che passaggi possiamo fare per allargare il fronte e estendere la protesta e la consapevolezza inquilina. Ne parleremo domani con Autodifesa Abitativa allo Spazio sociale 100celleaperte,. collegandoci anche con la Spagna e con la European Action Coalition for the Right to Housing and to the City che ci racconterà la nuova campagna per il #rentstrike2029!
October 13, 2026
Radio Onda Rossa
Maricarmen: Continuate a lottare!
Un uomo di 37 anni si è tolto la vita dopo aver ricevuto lo sfratto, a Grosseto un anno fa. Era accaduto pochi giorni prima a Sesto San Giovanni, dove un anziano si era lanciato dal balcone durante lo sfratto. Non sono casi isolati, succede alle persone lasciate sole che, con la perdita della casa, vedono il precipizio della loro vita. Causa della morte: sfratto!  > Maricarmen Abascal, il simbolo della lotta spagnola per il diritto alla casa, > non si è suicidata, ma anche per  lei  la causa della morte è la stessa: > sfratto! Una sentenza aveva riconosciuto alla società d’investimento Urbagestión, proprietaria dell’immobile, il diritto a sfrattare l’inquilina che aveva sempre pagato il canone di affitto fino a quando non lo avevano aumentato a 1.650 euro al mese, più dell’intera pensione di 1.350 euro su cui poteva contare. In Spagna si registrano circa 50 sfratti al giorno, quasi sempre per morosità. I canoni di affitto sono raddoppiati negli ultimi dieci anni e tutto il paese è colpito da una crisi della casa conseguenza del processo di finanziarizzazione del settore, che ha trasformato l’abitazione in un asset finanziario speculativo. Non è successo solo in Spagna. L’Unione europea sta cercando di affrontare la drammatica carenza di alloggi a costi sostenibili che riguarda l’intera Europa, anche se la competenza del settore resta degli Stati membri e delle amministrazioni locali. Finalmente consapevole della gravità del problema, a inizio settembre la Commissione ha presentato un piano di azione, l’Affordable Housing Act per far fronte proprio alla crisi alloggiativa. La proposta definisce i criteri per identificare le zone di stress abitativo su cui intervenire, facendo riferimento al rapporto fra il prezzo medio delle case e il reddito della famiglia. Consente alle amministrazioni locali di individuare misure che limitino gli affitti brevi, mentre promuove piani per aumentare l’offerta per l’edilizia sociale, la cui definizione non è chiara. Parla poi di incrementare le costruzioni di case, anche attraverso il recupero di quanto sottoutilizzato. Dunque secondo la Commissione europea le case non si trovano e costano troppo perché non ce ne sono abbastanza. > Sappiamo che non è così, le case ci sono ma non sono accessibili per chi vive > del suo salario.. Negli ultimi 10 anni in Europa sono state costruite circa 1,5 milioni di nuove abitazioni all’anno, per un totale stimato superiore a 14-15 milioni di case. Nello stesso periodo la popolazione dell’Unione Europea è aumentata di circa 8 milioni di persone, passando da 444 milioni a circa 452 milioni di abitanti ed è avvenuto grazie all’immigrazione. L’Europa ci dice che servirebbero almeno 10 milioni di abitazioni in più per coprire la domanda attuale e calmierare i prezzi di affitti e compravendite, ma non specifica che tipo di case dovrebbero essere costruite. > Di edilizia pubblica non si parla più, si pensa invece al social housing ma > che cosa sia esattamente nessuno lo sa. Di fatto si affida ai privati la > soluzione della crisi abitativa, mentre si continua a dismettere il patrimonio > pubblico. Solo a Vienna la pianificazione pubblica sostenuta da finanziamenti costanti nel tempo fa si che circa il 60% della popolazione viva in case popolari o a prezzo calmierato. In Spagna attualmente, le case popolari rappresentano solo l’1,5% degli alloggi, rispetto alla media europea del 9%. In Italia solo il 3% delle abitazioni fa parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, una percentuale che la inserisce agli ultimi posti della classifica europea. Il governo Sánchez di fronte alla grande mobilitazione scoppiata a seguito dello sfratto di una signora di 87 anni, costretta ad abbandonare l’appartamento in cui viveva da 70 anni, ha portato in parlamento due proposte di legge che prevedevano maggiori tutele contro gli sfratti, proroghe dei contratti di affitto fino al 2030 e interventi per limitare gli affitti temporanei e turistici. > Il Parlamento ha respinto queste misure e Sánchez, dopo essersi dimesso e aver > convocato nuove elezioni, ha ripresentato i due decreti al Consiglio dei > Ministri che li ha approvati, attaccando duramente nel suo discorso i “fondi > avvoltoio” responsabili della crisi e della violenza degli sfratti. In Italia al contrario il Governo ha pensato  di introdurre procedure più rapide per la liberazione degli immobili, con una nuova legge sugli sfratti, collegata al decreto sicurezza 2026. Sgomberi immediati, dunque, con l’intervento della polizia giudiziaria, senza attendere la conclusione del processo penale. Per gli immobili occupati abusivamente e istituito un nuovo reato che prevede la reclusione fino a sette anni. In questi giorni sono stati pubblicati dal Ministero dell’Interno i dati relativi agli sfratti del 2025. Sono 61.856 le richieste di esecuzione presentate agli Uffici Giudiziari, 37.122 i provvedimenti esecutivi rilasciati e 18.292 quelli eseguiti con l’intervento della forza pubblica. La principale causa resta la morosità incolpevole: persone che non possono pagare il canone perché i loro redditi non tengono il passo con il costo della vita. Servono politiche pubbliche per la casa, servono investimenti pubblici per offrire case in affitto a canoni commisurati ai redditi delle famiglie, bisogna frenare la rendita immobiliare produttrice dell’attuale miseria urbana e del saccheggio delle città. Per non morire più di sfratti: Continuiamo a lottare! la copertina è di Franklin Vásquez Soliz, tratta da WikiCommons Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo Maricarmen: Continuate a lottare! proviene da DINAMOpress.
October 13, 2026
DINAMOpress
Porto Fluviale: una storia di parte, dalla stessa parte
Quando cominci una lotta non sai come finisce. Parti da un bisogno, da un’urgenza e decidi che, piuttosto che affrontare in solitudine un lento stillicidio di difficoltà insormontabili, proverai a scommettere su una collettività che imbocca una strada nuova, mai battuta e che però ti convince, ti sembra davvero quella giusta. A Roma l’emergenza abitativa esiste da sempre. Una capitale cialtrona e impreparata ha permesso ai palazzinari, Re di Roma, di accaparrarsi sconfinate distese di terreni a due lire per cementificare male e vendere a caro prezzo, accumulando enormi ricchezze. Per anni contro questa ricchezza economica e poi politica come mediatica si sono battute davvero solo le enormi mobilitazioni proletarie: qui il femminile è d’obbligo per rendere merito allo straordinario protagonismo delle donne nella lotta per la casa di questa città. > Negli anni d’oro sono stati occupati decine di palazzi, interi quartieri, > migliaia persone che collettivamente hanno agito piuttosto che subito le > trasformazioni in atto sopra le loro teste e sulla loro pelle. Dopo aver occupato Acrobax, nel 2002, abbiamo cominciato a percepirci non più come studenti universitari (il nucleo originario proveniva dall’esperienza del coordinamento dei collettivi di Roma 3). Abbiamo cominciato a sentirci piuttosto soggetti sociali. Sicuramente non operai o proletari ma cmq un soggetto sociale sfruttato, precarizzato. Colpevolizzate perchè trovavavamo solo lavori precari, di merda, tanto di merda che magari, come successo ad Antonio, sul lavoro ci morivi pure. Colpevolizzate se eravamo più povere dei nostri genitori che alla nostra età già avevano messo su famiglia e acceso il mutuo. Mentre ancora dovevamo bene capire cosa fosse la precarietà e come potersi organizzare nella frammentazione della classe che portava con sé, ci cominciavano a percepire come nuovo soggetto sociale, the class in the making, e ci sentivamo in diritto di dire la nostra. Per esempio di dire che l’immenso patrimonio pubblico dismesso e inutilizzato della città non poteva essere tutto svenduto alla grande rendita per monetizzare due spicci che ci facessero stare dentro i parametri di Maastricht. Di dire che invece c’era tanto bisogno e anche tanta competenza diffusa ed energia creativa nella città per reinventare quel patrimonio, senza consumare ulteriore suolo, reinventando l’abitare. Il precariato non distrugge, trasforma. Come Laboratorio del precariato metropolitano Acrobax cominciamo quindi a rivendicare non solo l’occupazione dello spazio sociale ma anche quella abitativa. Non senza mille discussioni, tra gli altri con il nostro Antonio che ne sapeva più di noi, decidemmo come Acrobax di entrare a far parte dello storico Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Per un anno in realtà non abbiamo quasi parlato nelle assemblee di coordinamento del lunedì. Lì c’erano occupazioni con decine e a volte centinaia di famiglie, compagni e compagne che vivevano spesso da anni in occupazione e tutte le settimane si stringevano intorno al quel cerchio. Occupanti di casa che si erano organizzati per mettersi un tetto sulla testa e insieme avanzavano, nella vertenza sociale per rivendicare il diritto alla casa popolare per sé e per tutt* dedicandosi a tantissime occupazioni in giro per Roma e sempre pronti a supportare chi voleva unirsi. Dall’autorganizzazione si tirano fuori i turni di picchetto o di pulizie cosi come proposte di legge o di delibera. Noi acrobat*, tutte e tutti di età universitaria, scappati di casa, senza prole ma con molti cani (d’altronde abitavamo all’ex-cinodromo) ci abbiamo messo tanto tempo a entrare in sintonia con il Coordinamento. Ma quando l’addomesticamento reciproco è riuscito, quando le diversità si sono annusate e riconosciute nello stesso bisogno, quando abbiamo cominciato a camminare domandando insieme, si è realizzata un’alchimia potentissima e ne è venuto fuori un ciclo di lotte meraviglioso che non meritava altro che concludersi con una meravigliosa vittoria. La ex.caserma di Porto Fluviale nel giorno dell’occupazione, foto Loa Actobax Ormai è il 2003, ci ritroviamo di notte, via Ostiense, due che fanno il palo. La finzione di una coppia che passeggia (il compagno che ovviamente si allarga nell’intimità e gli devi pure sbroccare). Intanto un gruppo scavalca un altissimo cancello. L’edificio visto dall’interno non è come ce lo eravamo immaginato da fuori. Dentro ci smistavano i vagoni merci dell’esercito direttamente dalla ferrovia che passa lì accanto e praticamente era un unico immenso edificio attraversato da rotaie, con soffitti altissimi e completamente senza pareti, più un’altra palazzina ma troppo piccola per tutti. Riflettiamo a lungo in coordinamento sull’abitabilità e praticabilità di quel posto. Ma la nuova lista di persone che hanno urgenza di casa e scelgono di occupare è lunga e da tanto tempo aspetta. Appuntamento per tutt* nel piazzale dell’ex-cinodromo. Occupiamo. > Un edificio del ministero della difesa e lo facciamo proprio il 2 giugno. Da > allora occupazione di Porto Fluviale diventerà il fulcro di una rivendicazione > semplice quanto mai attuale “Guerra per Nessuno e Reddito per tutt*”: la > battaglia mai abbandonata per il welfare contro il warfare. Venti anni fa, voi che oggi prendete finalmente casa a Porto Fluviale, costruivate le baracche per vivere dentro la ex-caserma occupata. Non si può nemmeno immaginare quanto lavoro c’è stato per passare da quelle baracche all’autocostruzione di decine e decine di veri appartamenti. Quanta passione per rendere quella grigia caserma un luogo meraviglioso con i murales di Blu, con la sala da tè, la circo e la ciclofficina. Il recupero del palazzo è stato frutto di un’idea e di un lavoro di anni, un lavoro e un’idea che nascono prima di Porto Fluviale e che continuano oltre, in decine e decine di altri spazi occupati e liberati della città. Anni spesi a sognare e rivendicare l’autorecupero degli immobili abbandonati. Quello che la rendita privata preferisce lasciare al degrado in attesa della più redditizia occasione, è invece una materia prima preziosa per chi crede che la città debba essere di chi la abita. Altro che scrocconi e scansafatiche. Che ne sanno quelli che benpensano di quanta fatica c’è stata in questi lunghi anni. Che ne sanno di quanto la fatica condivisa rende magici i momenti di festa strappati a caro prezzo. Quante meravigliose serate con cibi e musica da tutto il mondo. Un portone chiuso a difendere le persone e le famiglie in occupazione da sgomberi o vili attacchi ma sempre aperto a chiunque si volesse affacciarsi, a chiunque avesse un progetto un’idea e cercasse uno spazio e una comunità per realizzarla. Dentro quel portone, in quel meraviglioso cortile, abbiamo visto le nostre figlie e i nostri figli crescere insieme, nelle case occupate come nelle piazze. Poi nelle scuole e nelle prime generazioni di small reds. Davanti ad Acrobax, la mattina della occupazione di Porto Fluviale, foto Loa Acrobax A Porto Fluviale è nato il gruppo inchiesta. Un gruppo di lavoro che metteva al centro gli e le occupanti con un percorso migratorio alle spalle, un enorme cerchio intorno al quale elaborare soggettivamente e politicamente il proprio vissuto, portarlo nell’attualità di un paese che accelerava verso idee e politiche securitarie con un pacchetto sicurezza dopo l’altro. Abbiamo camminato insieme lungo il percorso di soggettivazione e autorganizzazione che facevamo le une affianco agli altri riconoscendo che la precarietà delle nostre vite ci accomunava anche se con forme e intensità diverse. Abbiamo fatto centinaia di manifestazioni di ogni forma e colore, dal Campidoglio che era praticamente assediato ogni giovedì fino ai tappeti rossi delle feste del cinema. Ci siamo arrampicate e accampati dappertutto sulle impalcature della Regione Lazio e persino sul Colosseo per giorni, settimane. Nel cammino abbiamo incontrato mille realtà cittadine, nazionali e internazionali. I forum per il diritto all’abitare a Barcellona, a Marsiglia, a Parigi al forum sociale dei quartieri popolari mentre le banlieues ribollivano e la gentrificazione avanzava espellendo i ceti popolari dai quartieri consolidati. Abbiamo subito denunce e arresti, alcuni ancora in corso. Abbiamo aiutato nuove generazioni di occupanti a riappropriarsi di casa e a costruire altre meravigliose esperienze di lotta e di vita. Alcune di quelle occupazioni sono state poi sgomberate, altre resistono da decenni senza che quella politica che oggi si loda e si sbroda sappia trovare sbocchi per recuperare il patrimonio immobilare e garantire il diritto alla casa. Voi di Porto c’eravate 20 anni fa quando le lame fasciste uccisero Renato e ci siete sempre state in tutti questi lunghi anni che solo pochi giorni fa abbiamo ricordato con Venti di Renoize. Siamo ancora sopraffatti dalla forza e dalla bellezza che le nostre vite resistenti possono scatenare quando si uniscono nel ricordo di un fratello ammazzato, nella voglia di continuare il suo e il nostro sogno di un mondo giusto e solidale. Siamo ancora avvolte dal caldo abbraccio di quel meraviglioso pezzo di città che sa stringersi contro le ingiustizie e farsi forte per non cedere alla sopraffazione e continuare invece ad avanzare. Non c’è lotta possibile senza mutualismo e solidarietà. Per respirare abbiamo imparato a cospirare. Passare sabato scorso sotto Porto Fluviale con un bellissimo corteo antifascista e festeggiare così la vittoria è stato uno dei preziosi momenti di questi densissimi giorni del ventennale di Renoize. Non ringraziate nessun altro se non voi stesse per questa vittoria, vostra e della città tutta, per questo pezzo di storia e di futuro possibile che avete costruito giorno dopo giorno tra mille avversità e che oggi rappresenta una strada da praticare per le nuove generazioni. Perché ci siamo sempre detti che “la lotta paga” ma non sempre era semplice continuare a crederci, oggi possiamo ricominciare a farlo. Con immenso amore e gratitudine per questi anni insieme, lunga vita a Porto Fluviale. Le Acrobate e gli Acrobati Foto di copertina, il cortile interno di Porto Fluviale nel giorno dell’occupazione, foto Loa Acrobax Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. 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September 17, 2026
DINAMOpress
[2026-07-30] Da qui non se ne va nessunə! ACCORRETE TUTT3! @ Spin Time Labs
DA QUI NON SE NE VA NESSUNƏ! ACCORRETE TUTT3! Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (giovedì, 30 luglio 17:00) Da ora siamo un presidio permanente. Ore 17 fuori Spin Time Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo di Spin Time, a quanto pare circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato evacuato autonomamente e in piena sicurezza nel giro di pochi minuti, consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie. Al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio. Nonostante questo, gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie, per ragioni di sicurezza che però nessuno ci ha ancora chiarito. A quest'ora non ci è stato ancora comunicato in quale condizione si trovi lo stabile: restiamo in attesa di risposte ufficiali. Apprendiamo da Ansa che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato una presunta inagibilità del palazzo della quale non ci sono evidenze. Di fatto, centinaia di persone sono in strada dalla notte scorsa. Molte sono uscite di casa scalze o in pigiama e si stanno alternando sulle brandine messe a disposizione dalla Protezione Civile a partire dalle 6 di stamattina. Nonostante per oggi siano previste temperature da bollino rosso. Ora è il momento di stringersi attorno a Spin Time con la stessa solidarietà che abbiamo conosciuto in passato: dal distacco della corrente nel 2019 all’agorà dello scorso gennaio. Convochiamo quindi un’assemblea pubblica cittadina oggi alle ore 17. Nel frattempo, siamo qui in presidio permanente e abbiamo bisogno subito della solidarietà di tutt3.
July 30, 2026
Gancio de Roma
TREVISO: CARICHE DI POLIZIA PER SFRATTARE 5 FAMIGLIE. I TRE IMMOBILI COMPRATI DA UN FONDO SPECULATIVO
Cariche della polizia per sfrattare 5 famiglie di lavoratori e lavoratrici con oltre dieci minori a carico questa mattina, martedì 16 giugno, in via Pisa a Treviso. La polizia in tenuta antisommossa ha caricato inquilini e attivisti del centro sociale Django e dell’Associazione Caminantes, che avevano raggiunto lo stabile per sostenere le famiglie sotto sgombero. Il bilancio è di due feriti tra i solidali. Una delle famiglie si trova ancora dentro lo stabile e non ha intenzione di abbandonare la propria casa. Le altre sono state buttate fuori di casa. Assenti i servizi sociali del Comune di Treviso nonostante la presenza di diversi minori. Attiviste e attivisti hanno lanciato un’assemblea pubblica per stasera sotto i palazzi dove sono avvenuti gli sgomberi. Lavoratori e lavoratrici, insieme alle loro famiglie, non hanno ricevuto l’avviso di sfratto per morosità incolpevole o per finita locazione. Fino al 2022, infatti, gli immobili di via Pisa erano di proprietà di un’impresa che è stata indagata per mafia. I tre condomini, dunque, sono stati messi all’asta e sono stati acquistati, per un 1.8 milioni di euro, dal fondo Dora RE Srl, riconducibile a “un’azienda fantasma con sede ad Amsterdam”, denuncia l’Associazione Caminantes. Non solo, Dora RE Srl è legata a Dora Spv e a Banca Finint, dietro la quale c’è l’imprenditore veneto Enrico Marchi, proprietario dell’aeroporto di Treviso e dei giornali dell’ex gruppo Gedi. Su Radio Onda d’Urto è intervenuta Gaia Righetto, attivista dell’Associazione Caminantes di Treviso. Ascolta o scarica.  
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Il solito ed inconsistente Piano casa
Puntata dedicata al piano casa del governo Meloni. Nella prima parte della puntata abbiamo provato a capire qualcosa del Piano Casa, annunciato ad inizio anno con grande entusiasmo dal governo Meloni e presentato 2 settimane fa come soluzione al “disagio abitativo”. Pochi soldi, poche soluzioni e solita retorica degli sgomberi. Nella seconda parte, un commento da un compagno di Un Altro Piano per Torino sul percorso del PRG torinese e su come si legherà con il nuovo piano casa.
Il solito ed inconsistente Piano casa
Puntata dedicata al piano casa del governo Meloni. Nella prima parte della puntata abbiamo provato a capire qualcosa del Piano Casa, annunciato ad inizio anno con grande entusiasmo dal governo Meloni e presentato 2 settimane fa come soluzione al “disagio abitativo”. Pochi soldi, poche soluzioni e solita retorica degli sgomberi. Nella seconda parte, un commento da un compagno di Un Altro Piano per Torino sul percorso del PRG torinese e su come si legherà con il nuovo piano casa. Questa la play list della puntata…se avete gradito…. 01 – Boy eats drum machine – Booomboxxx 02 – Hanni El Khatib – Gonna Die Alone 03 – Il muro del canto – Palazzinari 04 – Gus Gus – Barry 05 – Gus Gus – Cold Breath ’79 06 – Stephen Malkmus – Shadowbanned 07 – Agathe & Fine – Green Grass 08 – Gus Gus – Polyesterday 09 – Gus Gus – Believe 10 – Rhabdomantic Orchestra – Cadenas y Amanecer 11 – Reverend Beat Man and Izobel Garcia – Love Me Two Times 12 – Roky Erickson & the Aliens – If You Have Ghosts 13 – Sleater Kinney – The Last Song 14 – Yeah Yeah Yeah – Rich 15 – Yeah Yeah Yeah – Y Control 16 – Jeff Buckley – Eternal Life