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Ridurre le temperature delle città fino a 4 gradi è possibile, con riforestazione e depavimentazione
Le città italiane sono sempre più esposte all’isola di calore urbana, ma con differenze molto marcate. Quasi tutti i capoluoghi superano i 40 °C in estate: Milano 43,1 °C, Torino 43,0 °C, Napoli 42,7 °C, Bologna 42,7 °C, Cagliari 42,9 °C, la città costiera con la temperatura urbana più alta. Le aree rurali sono più fresche, con differenze in media di 5,6 °C, che a Napoli arrivano a 9,4 °C. Nelle zone urbane cemento e asfalto, suolo naturale e vegetazione scarsi, superfici impermeabilizzate trattengono calore. Ridurre le temperature delle città fino a 4 gradi è possibile. Lo dimostrano le simulazioni del progetto MIRIFICUS nelle aree di Roma e Firenze, dove l’introduzione di pavimentazioni che non trattengono calore, la realizzazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuovi alberi, producono un calo netto delle temperature nelle ore più calde della giornata. A Settecamini, nella Capitale, e nell’area Mercafir/Piazza Artom del capoluogo toscano, la differenza tra la situazione attuale e quella simulata supera i 4 °C tra le ore 9 e le ore 15. Su base giornaliera, la riduzione si mantiene stabile intorno ai 2–2,2 °C, mostrando che l’effetto non è momentaneo ma continuo. Sono questi i principali risultati del Progetto MIRIFICUS (Monitoraggio degli Intervento di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti), che vede coinvolti l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e l’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE) in qualità di coordinatore, con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il progetto mostra che contrastare le isole di calore non rappresenta solo una necessità ambientale, ma un’opportunità concreta per rendere le città più fresche e più vivibili attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e una pianificazione urbana che tenga conto dei dati. A Roma, dove la temperatura superficiale estiva dell’area urbana raggiunge in media 43,7 °C, il raffrescamento con l’intervento simulato è evidente già dal mattino. A Firenze, che registra una media urbana superiore ai di 44,°C, il calo è superiore ai 4 °C nelle ore centrali confermando che nelle zone più cementificate è possibile migliorare il microclima. Un altro elemento decisivo è la forma dei quartieri. MIRIFICUS ha analizzato la struttura urbana come un “DNA climatico” delle città, mostrando come disposizione degli edifici, altezza e materiali usati influenzino direttamente la distribuzione del caldo. A Firenze, le zone con edifici compatti di media altezza raggiungono i 44,6 °C, mentre nelle aree con boschi urbani le temperature si riducono a 35,9 °C, un raffrescamento naturale di quasi 9 °C. A Roma, i quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole arrivano a 57,2 °C. Infine, la piattaforma webGIS del progetto permette di consultare i dati di ogni comune italiano e di osservare come cambiano le temperature in relazione al consumo di suolo e alla presenza di aree verdi. “I risultati di MIRIFICUS, ha sottolineato Michele Munafò, responsabile del Progetto per ISPRA, ci dicono una cosa molto semplice: possiamo ridurre il caldo nelle città e sappiamo come farlo. Le simulazioni di Roma e Firenze mostrano che gli interventi adottati nei due casi studio riducono le temperature fino a 4 gradi. È una prova concreta che le soluzioni esistono e svolgono più funzioni contemporaneamente: riducono, oltre alla temperatura, gli impatti dei cambiamento climatici, i rischi per salute, benessere e qualità urbana. I dati indicano la strada da seguire, gli interventi corretti le scelte per rendere le città più vivibili e migliorarne la qualità della vita.” E Marco Morabito, CNR-IBE, coordinatore del Progetto, ha aggiunto: “MIRIFICUS dimostra come i dati satellitari possano trasformarsi in strumenti operativi a supporto delle Pubbliche Amministrazioni, per contrastare gli effetti del caldo e rafforzare la resilienza nelle città, permettono di intervenire in modo mirato sulla struttura dei quartieri. Inoltre, la piattaforma webGIS del progetto permette a ogni Comune di consultare i dati e simulare il rapporto tra temperature superficiali, consumo di suolo o aree verdi, di capire dove intervenire e con quali priorità. Con il rilascio della piattaforma e di una Web App basata su Google Earth Engine, accessibili gratuitamente, decisori pubblici, cittadini e tecnici dispongono di mappe interattive, indicatori di stress termico e simulazioni ex ante ed ex post, un supporto scientifico per la pianificazione degli interventi di forestazione urbana e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici”. Come sostiene Legambiente: “Gli alberi in città non sono solo un elemento decorativo. Le foreste urbane sono vere e proprie infrastrutture verdi che rendono le città più vivibili e capaci di affrontare la crisi climatica. Non si tratta soltanto di parchi. Le foreste urbane comprendono alberature stradali, giardini, gruppi di alberi e aree verdi urbane e periurbane che, insieme, formano una rete ecologica continua. Questa rete migliora la qualità dell’aria, abbassa le temperature estive e contribuisce a gestire l’acqua piovana, riducendo il rischio di allagamenti. Oltre ai benefici ambientali, il verde urbano ha un impatto diretto sulla salute e sul benessere delle persone. La presenza di alberi riduce lo stress, favorisce la socialità e rende gli spazi pubblici più accoglienti e sicuri. Per questo oggi le foreste urbane sono riconosciute come Nature-Based Solutions, soluzioni basate sulla natura fondamentali per città più sane e resilienti. Ma mettere a dimora nuovi alberi funziona solo se lo si fa con criterio: servono pianificazione, competenze tecniche e gestione nel tempo. L’<<albero giusto nel posto giusto>> fa davvero la differenza”. La Regione Emilia-Romagna, nell’ambito dell’interessante progetto “Mettiamo radici per il futuro”, che ha l’obiettivo di estendere la superficie boschiva della regione, da qualche anno mette a disposizione alberi gratuitamente (la prossima distribuzione riprenderà il 1 ottobre 2026 e durerà fino al 15 aprile 2027, con i 21 vivai accreditati in tutta la regione, pronti a consegnare gratuitamente a cittadini, scuole, associazioni ed enti pubblici che ne facciano richiesta le piante di “Mettiamo radici per il futuro”).  Dall’inizio della campagna (1° ottobre 2020) fino al 15 aprile 2026 sono stati distribuiti gratuitamente 3.338.165 alberi tramite i vivai privati, accreditati nell’ambito del Bando distribuzione gratuita piante forestali. A questi nuovi alberi ne vanno aggiunti altri 118.081 dei bandi forestazione urbana promossi dalla Regione e rivolti a Comuni e imprese: https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/radiciperilfuturoer/progetto.   Qui per approfondire il Progetto MIRIFICUS: https://mirificus.isprambiente.it/home/Homepage.html.  Giovanni Caprio
September 3, 2026
Pressenza
Il patrimonio culturale come terreno di conflitto e riconciliazione
L’edizione cartacea di Heritage in Transition. Interpreting Memory, Communities, and Conflict pubblicato da CNR edizioni sarà disponibile dal 20 settembre 2026. La presentazione del libro spiega: > Dai processi di peacebuilding nei Balcani occidentali alla memoria contesa > della guerra civile spagnola, dagli ecomusei urbani al patrimonio costruito > sotterraneo: quattordici capitoli indagano il patrimonio culturale non come > eredità da conservare, ma come processo continuamente rimodellato da pratiche > sociali, memoria collettiva e interpretazione partecipativa.Settimo titolo > della collana Heritage and Community Identity di CNR edizioni, il volume nasce > dal ciclo di seminari Il patrimonio culturale in transizione promosso > congiuntamente dall’Istituto di ricerca su innovazione, diritto internazionale > e sostenibilità (CNR-IRIDIS, già CNR-IRISS), dall’Istituto di studi sul > Mediterraneo (CNR-ISMed) e dall’Istituto di scienze del patrimonio culturale > (CNR-ISPC), con il sostegno dell’Azione COST CA18110 Underground Built > Heritage as Catalyser for Community Valorisation, cui gran parte dei > contributi fa riferimento. > > Ai seminari è seguita una fase di rielaborazione e confronto sistematico tra > gli autori. > > Il volume muove da una constatazione: il patrimonio culturale viene invocato > come fonte di continuità proprio dalle comunità più frammentate, ma decidere > cosa conservare, come interpretarlo e per chi non è mai un’operazione > neutrale. L’esclusione più profonda non riguarda i processi decisionali, bensì > l’interpretazione: comunità che possono essere estromesse dal significato del > proprio patrimonio anche quando ne restano formalmente custodi. > > Da qui l’attenzione del libro alle memorie diasporiche e migranti – narrazioni > orali, riti, pratiche quotidiane che i curatori leggono come archivi > dell’incontro, dove la memoria si produce per traduzione e reinterpretazione > anziché per conservazione – e la messa a fuoco di un’ambivalenza che i > quattordici casi documentano senza risolverla: lo stesso patrimonio che può > sostenere il riconoscimento reciproco può altrettanto bene irrigidire le > divisioni. Comprendere a quali condizioni prevalga l’uno o l’altro esito è la > domanda che attraversa il volume. Il volume, scritto in lingua inglese e di 320 pagine a colori, si articola in quattro sezioni * inquadramento della partecipazione e dell’interpretazione del patrimonio; * pratiche inclusive e interculturali; * patrimonio, conflitto e memoria; * politiche, sviluppo e metodologie; è curato da: – Immacolata Caruso, politologa, già prima ricercatrice CNR-ISMed; – Giuseppe Pace, urbanista, primo ricercatore CNR-IRIDIS e professore presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa; – Gianmarco Pisa, operatore civile di pace, esperto di studi sulla pace e trasformazione dei conflitti, IPRI-CCP; e raccoglie i contributi di Donatella Biagi, Massimo Carcione, Gemma Teresa Colesanti, Ghislaine El Abid, Szilvia Fábián, Luisa Fatigati, Vana Filipovski, Idamaria Fusco, Claudio Gnessi, Carmen Granito, Giuseppe Maino, Valentina Noviello, Mariarosaria Rescigno, Valentina Russo, Montserrat Soto e Paola Vona. Si rivolge a ricercatori, professionisti e amministrazioni impegnati nell’interpretazione e nella gestione del patrimonio tangibile e intangibile. Heritage in Transition. Interpreting Memory, Communities, and Conflict è anche liberamente consultabile online all’indirizzo https://doi.org/10.19257/iriss06 Redazione Italia
August 25, 2026
Pressenza
Dipendenti del CNR vogliono fermare PaSwing: no alla complicità con il governo israeliano!
Lo scorso 25 giugno 62 dipendenti di 21 istituti del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha inviato una lettera alla dott.ssa Alessandra Sanson, direttrice dell’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (ISSMC) per chiedere di fermare PaSwing, un progetto nato nel 2024 tra l’ISSMC di Faenza e il Ministero della Difesa dello Stato di Israele. Finanziato con 250.ooo €, ha come finalità quella di sviluppare ceramiche trasparenti utili per blindare mezzi terrestri e per proteggere sensori elettro-ottici e sistemi di puntamento. Dunque, ricercatori e ricercatrici sarebbero impiegate nello sviluppo di tecnologie a favore di uno Stato colpevole di pratiche genocidarie nella striscia di Gaza e che continua a perpetrare violenze in tutti i territori occupati della Palestina. Già il 15 maggio, anniversario della Nakba, era stata stilata una lettera che venne letta davanti ai cancelli dell’ISSMC di Faenza, in occasione dell’open day dell’Istituto. Come risposta i dirigenti si appellarono alla neutralità della scienza e della tecnologia aggiungendo che, in ogni caso, non avrebbero avuto il potere di sciogliere un accordo internazionale dipendente esclusivamente dalla direzione centrale del CNR. La rete “La ricerca che non va in guerra” – rete che sostiene attivamente la protesta – ci tiene invece a ribadire che scienza e tecnologia non sono neutre e che nell’indirizzare la ricerca è dovere di tutte e tutti non solo rispettare l’articolo 11 della Costituzione ma spendere anche le proprie energie per la salute pubblica e il bene comune. Come ha raccontato a L’Espresso Marco Cervino, ricercatore e referente dell’iniziativa, uno dei problemi fondamentali è la mancanza di trasparenza, ossia l’impossibilità per i dipendenti del CNR di monitorare se i risultati del proprio lavoro vengano utilizzati a fini bellici. D’altronde, anche nel caso del progetto PaSwing, è stato necessario un accesso agli atti per comprendere pienamente tutte le implicazioni militari del progetto. Una tale situazione impedisce inoltre l’istituzione di canali formali per l’obiezione di coscienza, uno strumento fondamentale per chi crede fermamente nella pace ma che non può essere utilizzato se chi opera viene tenuto all’oscuro delle conseguenze ultime del proprio lavoro. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università siamo sempre vicini a chi non si piega alle logiche della guerra e ribadiamo con forza la nostra convinzione: il progresso della scienza può essere solo quello che migliora la condizione delle persone, la loro salute e l’ambiente in cui vivono. Qualsiasi forma di conoscenza che semina morte e distruzione non merita di essere né finanziata né sostenuta. Fonti: https://lespresso.it/c/attualita/2026/7/31/stop-ricerca-guerra-cnr-progetto-faenza/63767; https://www.pressenza.com/it/2026/06/la-scienza-e-davvero-neutra-il-dissenso-etico-dei-ricercatori-cnr-unisce-litalia-da-nord-a-sud/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
MACCHINE CHE EDUCANO-TENTATIVI DI APPROCCIO DEI SERVIZI SEGRETI- OBIEZIONE DI COSCIENZA ANTIMILITARISTA IN UNIVERSITA’@2
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
July 7, 2026
Radio Blackout